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Lazio, Champions vicino casa

ROMA La Champions resta l'obiettivo dichiarato della Lazio. nessun passo indietro. Anzi. Ora più che mai la squadra di Inzaghi proverà a recuperare il terreno perduto. Napoli e Juventus hanno fatto scivolare Immobile e compagni all'ottavo posto, ma niente paura. Due ko preventivabili. Adesso però il calendario torna ad essere amico. La Lazio ricomincia la sua corsa al quarto posto da Frosinone. Una chance enorme da sfruttare visto che i gialloblù sono in piena emergenza formazione. Inzaghi dovrà essere bravo a sfruttare l'energia positiva della Coppa Italia per tornare a correre anche in campionato. Gli ottimo segnali visti con la Juventus e confermati anche a San Siro devono essere il carburante per bruciare tutti sullo scatto. «La squadra con i successi prende sempre più autostima. Veniamo da un buon momento, da una qualificazione meritata, nonostante il rigore subìto all'ultimo. Abbiamo calciato bene dagli undici metri, Strakosha è stato bravissimo. La Juve e l'Inter sono già il passato, dobbiamo ricominciare a fare punti in campionato già da Frosinone» sottolinea il tecnico biancoceleste. 
GRUPPO UNITOLa sua esultanza sulla tribuna di San Siro è diventata un cult tra i tifosi laziali. Da giorni sui social il suo video viene mandato in loop. Simone è un totem a cui tutti si aggrappano nei momenti più difficile della stagione. Lo fanno i tifosi così come i giocatori. «Era per i ragazzi e per i tifosi. Nessuna rivincita da parte mia. I ragazzi erano stati bravissimi con la Juve e i tifosi ci avevano trascinato all'Olimpico. La stessa cosa è successo giovedì a Milano, i tifosi hanno sofferto con l'Inter. Ora però pensiamo a fare bene al campionato» spiega. Fondamentale il gruppo in questo momento. Non è un caso che Inzaghi nelle scorse settimane abbia lavorato molto sulla testa dei suoi ragazzi: «Il gruppo deve essere la forza nostra. Un giocatore ci può far vincere una partita. Ci fa piacere essere l'unica italiana ancora su tre fronti. Ci sono sempre scelte da fare, a volte sono difficili, non possono accontentare tutti. Le faccio sempre con coerenza e lucidità». 
PENSIERO STUPENDONel girone d'andata la squadra di Baroni rappresentò un trampolino di lancio per la Lazio che vinse quattro sfide di fila. Inzaghi sogna di ricalcare lo stesso cammino. Servirà la stessa mentalità vista contro Juventus e Inter. «La classifica non l'abbiamo guardata dopo le prime due dell'andata, ora dobbiamo fare lo stesso e cercare di fare i punti. Io posso incidere sui risultati della Lazio, non sulle altre squadre. Pensiamo a noi stessi, serve continuità di prestazioni come negli ultimi quindici giorni» sottolinea Inzaghi. Di sicuro ci sarà turnover. Il tecnico biancoceleste sa che febbraio è un mese senza sosta e non può permettersi di giocare con i soliti 12/13 giocatori. Dovrà allargare la sua rosa. E lo farà già da oggi schierando quella formazione che aveva ipotizzati inizialmente per la gara contro l'Inter. Immobile dunque farà coppia con Caicedo. Subito aggregato al gruppo anche Romulo. L'italo-brasiliano si è già allenato con la squadra e il tecnico vuole fargli respirare l'aria del nuovo spogliatoio. Ci sarà molto bisogno di lui. Nessun problema di idoneità visto che sono valide le visite effettuate con il Genoa. Ieri cena a Formello, stamattina alle 11 la partenza per Frosinone.

Il Messaggero

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Lazio, occasione doppia

ROMA Ultimamente ogni qual volta la Lazio si gioca una coppa c'è sempre l'Inter di mezzo. Era successo lo scorso anno in campionato per l'accesso in Champions e si ripeterà questa sera a San Siro per centrare la semifinale del trofeo nazionale. Una tripla chance per i biancocelesti che vogliono andare avanti con coppa Italia, riscattarsi dopo i due ko in campionato contro Napoli e Juve e battere finalmente una big. Servirà una grande prova sulla falsa riga di quella offerta contro i bianconeri. Inzaghi sono giorni che parla alla squadra e batte su un unico concetto: la personalità. E' questa, secondo lui, la chiave per crescere. Non ha tutti i torti ma il problema sono i giocatori a disposizione. Stasera farà un piccolo turn over. Fondamentale per far tirare il fiato a qualcuno e soprattutto dare i giusti stimoli a chi finora ha trovato meno spazio.
IL DIKTATNon sono più ammessi mal di pancia. D'altronde per raggiungere gli obiettivi si deve remare tutti dalla stessa parte, gli isterismi portano solo confusione e spaccano lo spogliatoio. L'unione, invece, è sempre stato il segreto di Inzaghi per colmare il gap con le altre. Come detto di fronte ci saranno i nerazzurri di Spalletti, tanti i conti in sospeso con la Lazio. Alla Pinetina non tira certo una buona aria. Il tecnico di Certaldo è in una fase di difficoltà, l'ombra di Conte comincia ad aleggiare con molta insistenza. Il calciomercato agita le due squadre che prima del fischio d'inizio conosceranno che ne sarà di loro. Inzaghi ha preferito non fare la classica conferenza stampa delle vigilia. Chissà se avrà voluto evitare domande sul mercato. Ha parlato, come da contratto di Coppa Italia, alla Rai: «Servirà una grande Lazio, ma soprattutto una buona dose di personalità. Per il momento dobbiamo lasciarci alle spalle il campionato e pensare alla Coppa Italia, un trofeo a cui teniamo molto». Come detto ci sarà qualche cambio. In difesa torna Acerbi, che sarà affiancato da Wallace e Radu. A centrocampo non sarà risparmiato Milinkovic che è squalificato per la trasferta di lunedì a Frosinone. In regia sempre Leiva con Berisha al posto di Parolo. Sugli esterni torna Marusic a destra, a sinistra spazio a Durmisi. In avanti il duo Caicedo-Immobile. Niente modulo fantasia visto che Correa e Luis Alberto partiranno dalla panchina. Una scelta dettata dalla fisicità dell'Inter e soprattutto sulla possibilità dei supplementari. Servirà personalità. Chi vince troverà il Milan di Gattuso.
LO SCUDETTO DEL 1915Intanto ieri, da via Allegri a Roma sono arrivate buone notizie per quanto riguarda lo scudetto del 1915. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina ha proposto, nel corso del consiglio federale l'istituzione di una commissione che analizzi, con un approccio storico e scientifico, le diverse richieste arrivate alla Federcalcio riguardo l'assegnazione di scudetti relativi a stagioni sportive del secolo scorso. Il numero uno della Federcalcio ha inoltre ottenuto la delega per dare incarico al vice presidente della Fondazione Museo del calcio, Matteo Marani di coordinare la commissione composta da ricercatori e professori universitari i cui nomi saranno resi noti a breve.

Il Messaggero

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Con l’Inter per la semifinale e per sfatare il tabù

Un applauso e un ringraziamento a tutti per quei 75 minuti in cui la Lazio ha dominato la Juventus. Niente rimproveri duro ma qualche puntualizzazione necessaria: le partite durano 90 minuti. Soprattutto se di fronte ha squadra “cattive” come quella di Allegri. Simone Inzaghi ha parlato al gruppo. Il quarto d’ora finale rischia di lasciare qualche segno sulla pelle dei biancocelesti, ecco perché il tecnico in questi giorni ha continuato a lavorare sulla testa dei suoi. Bisogna guardare l’ora abbondante in cui Immobile e compagni hanno dimostrato di poter lottare con le prime del campionato. Nonostante l’ottavo posto la Champions resta l’obiettivo principale del campionato. Domani però c’è subito una grande occasione da sfruttare grazie alla Coppa Italia, altro obiettivo della società. Una doppia chance. Eh già perché battere l’Inter a San Siro nei quarti del trofeo nazionale vorrebbe dire guadagnare la semifinale, sfatare finalmente quel fastidioso tabù legato alle grandi e vendicare il ko dello scorso anno che costò la Champions. I nerazzurri non attraversano certo un periodo di tranquillità e possono essere vulnerabili: l’ombra di Conte aleggia già sulla testa di Spalletti . Chiaro che la Lazio dovrà giocarsela con lo stesso approccio visto domenica sera. 
PAROLO A RIPOSO
Inzaghi sta studiano le mosse. Torna Acerbi dopo lo stop in campionato, così come Marusic anche se il montenegrino è alle prese con una leggera sofferenza articolare. Di sicuro non riposerà Milinkovic che è squalificato per il match di lunedì a Frosinone. Nelle ultime ore il tecnico laziale sta riflettendo su che modulo utilizzare. Quello tutto fantasia con Luis Alberto e Correa ha dimostrato di essere quello vincente. Lo spagnolo ha più libertà di movimento partendo da mezzala e l’argentino, invece, non è ancora così tanto “conosciuto” dai difensori avversari. Il problema è legato alla panchina corta. Inzaghi non ha un rincalzo per Correa da inserire a gara in corso. Perché le gare ad eliminazione diretta vanno preparate tenendo sempre conto degli eventuali supplementari. Serve il giusto equilibrio delle forze. Allora sta prendendo sempre più piede l’ipotesi di tornare nuovamente all’antico. Il classico 3-5-2 con Correa al fianco di immobile anche lui non al meglio della condizione. Ma occhio anche all’ipotesi delle due punte di ruolo: Immobile-Caicedo. A centrocampo Marusic tornerà a destra, Durmisi, invece, è in vantaggio su Lulic per la fascia opposta, in mezzo Milinkovic, Leiva e Berisha. Il kosovaro potrebbe avere quella chance importante che chiede da tempo. Con ogni probabilità dovrebbe rimanere a riposo Parolo che contro i bianconeri ha giocato addirittura da esterno destro. Ancora una volta sarà fondamentale l’approccio. Il Messaggero

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Il piano B è D. Anderson: “Aspetto una chiamata da Tare…”

ROMA Ha il cellulare col prefisso ancora olandese attaccato all'orecchio. Djavan Anderson è a Salerno, ma pronto a muoversi al primo squillo come un fulmine in direzione Formello: «Ho sentito Tare, mi ha detto che fra oggi o domani saprò il mio destino. Aspetto sereno ci spiega ma certo che il mio sogno è quello di tornare subito alla Lazio e giocare per la squadra per cui ho firmato. Inzaghi mi stima e mi ha detto in Germania che ci saremmo rivisti a gennaio o giugno». Dall'approdo di mister Gregucci sta trovando comunque anche in Campania più spazio: «Ora sto bene a Salerno, deciderà il destino se resterò. Intanto mi sto abituando pure a giocare sulla trequarti, anche se io mi sento al top da quinto o come terzino. Purtroppo qui l'infortunio alla seconda giornata mi ha condizionato». Ieri sera Djavan Anderson era in costante contatto con l'agente Castriota per sapere se Tare a Milano era riuscito a piazzare Basta, restio a trasferirsi a Bologna. Intanto è già uscito Caceres (un tecnicismo possibile ora, nonostante la scadenza, il prestito a 600mila euro alla Juve), ma deve essere doppia la cessione. E oltretutto Anderson deve giocarsela con alcuni nomi last minute: il vecchio pallino Romulo, 31enne esterno del Genoa. Sarebbe clamoroso se da Salerno arrivasse l'argentino Casasola.
MURGIA ALLA SPAL«Valutiamo idee a destra sopratutto all'estero», tuona però Tare. Così spunta Florent Hadergjonaj, 24enne svizzero di origini kosovare, già con 20 presenze nell'Huddersfield in Premier, valutato circa 7 milioni. Corrisponderebbe in parte al famoso profilo per giugno. Il colpo anticipato sarebbe connesso ad almeno 8 milioni ricavati da Badelj (Lucci ha trovato un altro club oltre lo Zenit), anche se Tare smentisce la cessione. Così come l'interesse per il 28enne Serdar Aziz, centrale in rotta col Galatasaray: in Turchia danno per fatto a 4 milioni un affare comunque svincolato da Caicedo, al quale la Lazio ha chiuso la porta sino a giugno. Guarda caso, quando al suo posto dovrebbe arrivare a Roma Wesley dal Bruges (due posti da extracomunitario liberi). Murgia alla Spal in prestito per sei mesi: a fine stagione si ridiscuterà l'eventuale proroga di un altro anno con la permanenza in A dei ferraresi. Rifiutata dai cinesi del Dalian Yifang una maxi offerta per Immobile di 60 milioni. 

Il Messaggero

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Lazio, così fa male: la Juve passa in rimonta

ROMA La Juventus è una squadra cannibale e Allegri, grazie ad una panchina top, il migliore allenatore della serie A. I bianconeri soffrono da morire per tutta la partita ma bastano due cambi del tecnico livornese per ribaltare la gara e vincerla. I biancocelesti per 75 minuti tengono aperto il campionato, alla Juve però ne bastano 15 per chiuderlo di nuovo. Undici punti di distacco dal Napoli alla ventunesima e record dell'Inter della stagione 2006/2007 eguagliato. Domina la Lazio ma vince la Juve. I biancocelesti giocano una partita splendida, peccato per l'enorme ingenuità di Lulic che fa infrangere il sogno di sconfiggere gli imbattibili. Una maglietta tirata trascina la Lazio all'ottavo posto. Un risultato quasi bugiardo, ai punti avrebbe meritato Inzaghi. Esulta invece Allegri bravissimo a cambiare in corsa la partita. Facile con certi uomini verrebbe da dire. Determinante Cancelo: gol e rigore procurato (anche se sulla partenza dell'azione, scatta da posizione di fuorigioco).
SOGNO ACCAREZZATOInzaghi tra infortuni e squalifiche è costretto a schierare una difesa d'emergenza. Anche a centrocampo Parolo è dirottato esterno di destra. Ma la chiave è Correa che svaria su tutto il fronte offensivo. Il modulo fantasia riscuote successo e applausi. Nei primi 20 minuti i biancocelesti chiudono la Juventus dentro la propria area. L'argentino ha una chance da lontano (attento Szczesny), Wallace se ne divora una enorme di testa tutto solo in area. Miracolo del portiere bianconero su Parolo. Il tecnico della Lazio aveva chiesto una squadra cuore e testa, immediatamente esaudito dai suoi. Atteggiamento decisamente diverso rispetto a quello visto a Napoli. Biancocelesti propositivi e rabbiosi sul pallone. Juve in difficoltà soprattutto dal punto di vista del gioco. Gli uomini di Allegri fanno fatica ad impostare la manovra e a costruire occasioni pulite da gol. Ronaldo è guardato a vista da Bastos. Il portoghese si lamenta spesso con i compagni che salgono poco e restano schiacciati nella loro metà campo. L'assenza di Mandzukic in questo si fa sentire parecchio. Allegri urla dalla panchina chiedendo cattiveria agonistica. La sensazione è che i campioni d'Italia siano scesi in campo un po' troppo svagati. Allegri deve anche rinunciare a Bonucci, incaricato di impostare in gioco da dietro, che si procura un brutto infortunio alla caviglia. 
POLEMICA MERCATOLa curva Nord canta senza sosta, applaude e per qualche minuto fa anche polemica con il presidente Lotito: «Basta con l'alibi delle cessioni, per la coppa servono campioni» recita uno striscione accompagnato dal classico coro «caccia li sordi». A quattro giorni dalla chiusura del mercato i tifosi chiedono interventi sul mercato per rafforzare la squadra e lottare alla pari con le altre per il quarto posto. Nella ripresa la Juventus alza il baricentro creando qualche pericolo in più alla Lazio che però si difende con ordine nonostante l'emergenza dietro. I biancocelesti giocano a testa alta. E così capita che la fortuna aiuti gli audaci, decisiva la deviazione di Emre Can nell'azione del vantaggio. Bellissimo l'abbraccio dei laziali davanti alla porta bianconera. Così come l'urlo di gioia di Inzaghi. Cuore e carattere. Micidiale nelle ripartenze, Immobile si divora il colpo del ko. Una squadra sontuosa capace di mettere sotto la Juve sotto tutti i punti di vista. Allegri però è bravo a cambiare la gara: dentro Bernardeschi e Cancelo. Il primo brucia la fascia sinistra, il secondo pareggi sfruttando una respinta corta di Strakosha. Il portoghese è il jolly pescato da Allegri. È sempre lui a procurarsi il rigore trasformato da Ronaldo. Un altro passo importante verso lo scudetto. Alla Lazio restano gli applausi per una grandissima partita. 

Il Messaggero

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Inzaghi e Lotito a colloquio venerdì: rafforzata posizione del tecnico

 Spunta il retroscena in casa Lazio: stando a quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, Lotito ed Inzaghi si sarebbero incontrati per un lungo colloquio finalizzato a chiarire i rapporti ed i (divergenti) punti di vista. Le tensioni sarebbero nate dopo la trasferta di Napoli: nel confronto tra il patron e l’allenatore biancoceleste, anche un’analisi su Correa e sull’organico. 

SU CORREA – Lotito, in particolare, avrebbe chiesto ad Inzaghi il perché dello scarso impiego di Correa, e perché non si potesse cercare un’alternativa al classico 3-5-2. Nonostante il chiarimento, riporta il quotidiano, Simone avrebbe dimostrato ancora una volta di avere carattere e soprattutto di credere nelle proprie idee: allenare 28-29 giocatori e dare spazio a tutti non è semplice.lazionews.eu

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CR7 Factor: dove arriva Ronaldo c’è sempre aria da tutto esaurito

Cristiano muove le folle. Dove arriva lui, in pratica, c’è sempre il tutto esaurito. Impossibile perdersi l’occasione di vedere dal vivo almeno una volta nella vita il migliore del mondo. E questo pensiero non riguarda soltanto i tanti fans juventini sparsi nella penisola, ma anche tanti «avversari », invogliati ad andare a sostenere la propria squadra del cuore nel giorno dello sbraco di Ronaldo. Un «CR7 Factor» vero e proprio, confermato dai numeri delle presenze negli stadi, dalle richieste di biglietti che si moltiplicano, dai prezzi che, di conseguenza, si impennano. Perché anche il cassiere vuole far festa, mica soltanto i tifosi.

SBARCO CAPITALE – Domani il fenomeno sbarca nella capitale, per la sua prima volta all’Olimpico con la maglia bianconera. Non la prima in assoluto, visto che c’è già stato tre volte per affrontare la Roma in Champions League e poi, con il Manchester United, vi ha giocato e perso la finale di Champions del 2009 contro il Barcellona di Messi. Sarà la prima volta, invece, ospite della Lazio. La corsa al biglietto dura ormai da giorni, alcuni settori come curve e distinti sono già esauriti e si prevedono circa 60 mila spettatori. «Il fatto che sia la prima partita di Ronaldo a Roma fa sì che attiri anche persone dal sud Italia» riflette Marco Canigiani, responsabile marketing del club biancoceleste corrieredellosport.it

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Lazio, il mercato non c’è

ROMA Presunzione di coerenza. A pochi giorni dal gong di mercato non c'è nessuna accelerazione. Poco importa cos'ha detto il campo a destra, rientrerà l'emergenza e toccherà poi a Inzaghi pelare la patata. Perché non può aver bisogno d'aiuto chi ha gestito male la rosa più larga. Questa è una prospettiva. Perché è vero che l'allenatore ancora una volta ha utilizzato sempre gli stessi e, Acerbi e Correa a parte, con le scelte ha bocciato di fatto il mercato estivo. Ma siamo sicuri che di per sé non fosse già sbagliato? Intanto nessuno vuole correggerlo. Lotito e Tare puntano il dito contro il mister, reo di aver sminuito i nuovi acquisti. Durmisi ha totalizzato appena un'ora di gioco, Berisha 74', Badelj 561'. In effetti solo pochi mesi fa la Lazio aveva rinforzato la panchina in mediana e a sinistra, il problema è che già allora mancavano i titolari sull'altra fascia. Sono stati spesi quasi 20 milioni per Berisha, Durmisi e Badelj (considerando anche stipendio e commissioni) senza risolvere i problemi prioritari: un difensore centrale e soprattutto un esterno a destra, considerato che Marusic era stato male durante tutta la preparazione estiva. Non solo, più del centrocampo aveva bisogno l'attacco di un altro bomber al posto di Caicedo, invece si è deciso di sciogliere solo un nodo: Proto al posto di Vargic come secondo, tra l'altro nemmeno nel girone di Europa League pienamente considerato. Acerbi e Correa erano due innesti forzati e scontati, uno al posto di de Vrij e l'altro di Felipe emigrati. 
ERRORIMancano pochi giorni. E sale la rabbia per l'immobilismo biancoceleste in questa sessione di riparazione. Tutti credevano si lavorasse per colmare le lacune, invece si pensa e pure male – solo alle uscite. Non è una questione di possibilità economiche, Lotito e Tare sono convinti di non avere punti deboli e di aver già costruito una rosa top per la Champions. L'unico tentennamento, prima della sfida col Torino, lo aveva avuto il diesse per Marusic, ostacolato nella crescita dai continui acciacchi fisici. Così l'albanese aveva pensato di correre ai ripari, ma senza spese folli: rimane l'idea del rientro di Djavan Anderson in prestito da Salerno. Però bisogna prima liberarsi di Caceres, uno che alla Lazio, ovunque a destra, dovrebbe essere stratitolare. Qui sì che la colpa è totalmente d'Inzaghi, che non considera più Murgia con un piede fuori (in prestito alla Spal) se, come sembra, alla fine gli scontenti Berisha e Badelj dovessero restare.
Solita abbondanza a centrocampo, coperta sempre più corta in difesa. Inzaghi dovrà inventarsi una formazione dietro domenica (Acerbi squalificato, per Luiz Felipe confermata la lesione di primo grado), per fortuna potrà contare su Radu e Lulic. 
I BIGLIETTIPolverizzati ieri un giorno gli 800 biglietti per Frosinone, superate invece le 50mila presenze con la Juve: «Assurdo però che la metà saranno tifosi bianconeri tuonano gli Irriducibili e guai a chi dice che risvuotare lo stadio sia la soluzione per far muovere la società sul mercato. Anche noi siamo avvelenati. Non vogliamo Ronaldo o Messi, ma un segnale. E non possono certo essere le cessioni per quattro spicci di giocatori scarsi a bloccare le entrate. Ci sarebbero circa 20 milioni da spendere, perché non viene fatto nulla? Perché non si vuole andare in Champions o perché si sa che tanto al quarto posto non ci fanno arrivare? Capisco Lotito, ma ce lo dica e combattiamo insieme il sistema. Intanto mi sogno una squadra che va dagli arbitri a protestare per bene, poi ci penseremo noi dagli spalti». Buu ad altri torti. 

Il Messaggero

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Arbitri-Lazio: i tifosi voglio essere difesi, ma Lotito non c’è

Il mondo Lazio si sente defraudato. I tifosi biancocelesti denunciato i torti arbitrali. I social sono pieni di proteste. Seppur non eclatanti come nella passata stagione, i fischietti e la Var anche quest’anno qualche errore contro lo hanno commesso. Diciamolo subito, ridurre Napoli-Lazio all’espulzione di Acerbi è folle. Il rosso al difensore laziale è eccessivo. Due non falli e due gialli. Nel club serpeggia in maniera forte un malcontento per alcune situazioni. Già, ma di questo non c’è traccia. Resta un sms di Tare, inviato mentre era a Dubai, dopo la sfida con il Torino. Un messaggino riportato dal capo della comunicazione e nulla più. Si parla di un Lotito che avrebbe protestato con Irrati nel primo tempo della sfida con i granata ma è lo stesso presidente a smentirlo. Dice di essersi limitato ad uno sguardo. Che di certo non poteva essere ad occhi dolci. A lamentarsi resta solo Inzaghi che ad ogni conferenza intona lo stesso ritornello. Ha perso la voce a furia di dirlo e il solo effetto che ha avuto è che adesso l’Italia pallonara lo considera un “piangina”. Che l’allenatore la butti lì ci può stare ma non deve essere un leit motiv o addirittura una via di fuga dalla realtà. Davanti alle telecamere deve andarci il presidente della Lazio. Deve essere lui ad alzare la voce. Deve essere lui a protestare davanti alle telecamere. Deve trovare il pertugio per far ritornare la Lazio visibile. Una sorta di operazione simpatia seppur trattando temi scomodi come la Var e le “decisioni chirurgiche”. Altri lo fanno già da tempo. Inutile far strisciare la protesta se poi resta bassa e non alza quel polverone che i tifosi chiedono a gran voce da tempo. E per loro poco importa se poi quelle urla risuoneranno forte anche nei corridoi di via Allegri. I tifosi vogliono essere difesi e invece si sentono terribilmente soli nella protesta. Il Messaggero

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Lazio, con le ‘big’ la solita storia

NAPOLI Il 2019 della Lazio in campionato si apre in maniera pessima. La sconfitta per 2-1 contro il Napoli è un passo indietro sotto molti punti di vista. In primis sicuramente da quello della classifica: quinto posto a meno uno dalla Roma che ha scavalcato i biancocelesti, con Atalanta e Sampdoria distanti rispettivamente 1 e 2 punti e con il Milan, di scena oggi a Genova, che vincendo può prendersi il quarto posto. Male anche sotto l'aspetto del gioco: squadra lenta, prevedibile e senza cattiveria. Il tutto con un Napoli costretto a rinunciare a Insigne, Koulibaly e Allan. I biancocelesti durano neanche 20 minuti, poi crollano nella maniera peggiore. Il San Paolo resta maledetto e il tabù contro le big diventa sempre più preoccupante. In questo modo la Champions diventa una vetta troppo alta da scalare. Il Napoli, invece, dimostra di essere squadra quadrata e in grado di sopperire ad assenze importanti. Ancelotti impartisce una severa lezione ad Inzaghi. 

QUANTI ERRORIIl tecnico biancoceleste, come annunciato, torna al passato con Luis Alberto dietro Immobile e Correa in panchina. Meno fantasia e più sostanza a centrocampo per contrastare un Napoli, rimaneggiato sì ma sempre molto pericoloso. Ancelotti si affida ad una difesa sperimentale, molto simile a quella schierata a Cagliari anche se in quell'occasione Koulibaly e Ghoulam. A destra c'è Malcuit terzino che spinge molto e per questo usato per tenere basso Lukaku schierato dal primo minuto per la squalifica di Marusic. E in più Hysaj non sta rendendo come nella passata stagione. Mossa azzeccatissima: il franco-marocchino scende in continuo facendo fare continue figuracce al belga. Le due squadre giocano a viso aperto. Prima è Milinkovic, di testa, ad impegnare Meret, poi è Milik a strappare gli applausi con un sinistro al volo che si stampa sulla traversa. Nell'occasione Radu si perde completamente la marcatura del polacco. Il Napoli alza il ritmo e la Lazio va in sofferenza. Gli azzurri sono maestri nel palleggio prendono sempre d'infilata i biancocelesti. Ci vuole un miracolo di Strakosha per strozzare l'urlo di gioia di Milik che di testa aveva anticipato ancora una volta Radu. La difesa non tiene e ci si mette anche la sfortuna: Luiz Felipe si arrende e al suo posto entra Bastos. Se a destra la Lazio sbanda a sinistra fa anche peggio, Callejon fa come vuole nell'occasione del gol, il primo in questa stagione per lo spagnolo. Radu e Lukaku da mani nei capelli. Passano un paio di minuti e Milik, su punizione, disegna un arcobaleno alla sinistra di Strakosha. Otto centri nelle ultime otto gare giocate tra coppa e campionato. 

LAMPO IMMOBILENella ripresa Inzaghi prova la mossa della disperazione togliendo un pessimo Lukaku e inserisce Correa. Nel nuovo schieramento Parolo fa l'esterno di destra. L'assetto produce qualche piccola scossa, l'argentino regala a Immobile la palla del 2-1. L'attaccante torna al gol in campionato dopo più di un mese. Un lampo non certo sufficiente per spaventare il Napoli. Gli uomini di Ancelotti non si scompongono e disegnano calcio in mezzo al campo: Fabian Ruiz centra la traversa (alla fine saranno 4 totali) e Milik costringe ancora Strakosha agli straordinari. La sensazione è che ogni qual volta il Napoli attacchi lo spazio crei clamorose occasioni da gol. I biancocelesti restano anche in 10 per l'espulsione di Acerbi per doppio giallo, troppo fiscale forse il primo rifilatogli da Rocchi. Rosso che ferma il suo record di presenze consecutive a 149. Quello che più salta all'occhio è l'atteggiamento della Lazio, troppo rinunciatario. Per la Champions serve decisamente altro.

Il Messaggero