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Festa Lazio, 119 anni di passione: la festa a Piazza della Libertà (VIDEO)

La festa di tutti i tifosi della Lazio. Piazza della Libertà, come ogni 9 gennaio, si è colorata di biancoceleste. La Lazio compie 119 anni e come sempre il cuore della passione si sposta nel quartiere Prati, lì dove il bersagliere Luigi Bigiarelli nel 1900 fondò quella che originariamente si chiamava Società Podistica Lazio.

UN LUOGO SIMBOLO – Qui, in questo spazio circondato da palazzi eclettici alla fine di Ponte Margherita, dove un tempo i ragazzi si ritrovavano dopo una nuotata nelle acque del Tevere, su una panchina nacque la Lazio. Luigi Bigiarelli insieme a otto soci scelse nome e colori sociali, il bianco e il celeste della Grecia olimpica. Fu sempre lui a scegliere come emblema l'aquila simbolo della Roma imperiale, con il motto "Concordia parvae res crescunt", "nell'armonia crescono anche le piccole cose" con cui ancora oggi si caricano i giocatori della Lazio Hockey su prato prima di ogni partita. Quel 9 gennaio è iniziata la storia di tutta la polisportiva Lazio che conta 45 sezioni agonistiche, 17 attività associate, e ha festeggiato nove campioni olimpici (Baldo, Gabriotti, Gionta, Arena, Ghira, Ognio, Guerrini, Lucarelli, Pampa).

C'E' ANCHE LOTITO – Qui batte il cuore della passione del tifo laziale. Ai festeggiamenti, che si sono chiusi come da tradizione con uno spettacolo di fuochi d'artificio, ha partecipato anche Claudio Lotito. Un segnale preciso della volontà di tramandare i valori della società, di far sì che l'aquila sia sempre più simbolo di fierezza e insieme di libertà. Il simbolo di una squadra orgogliosa del proprio destino, del proprio percorso e degli obiettivi raggiunti.

RITO COLLETTIVO – Le celebrazioni si sono aperte l'8 gennaio con una mostra organizzata in via Vittoria Colonna che comprende una vasta esposizione di maglie storiche e memorabilia che vanno dagli anni '60 ad oggi e una selezione di foto storiche risalenti al periodo 1930-1974. Ma il clou rimane, come ogni anno, l'appuntamento di piazza della Libertà dove nel giorno del centenario della società è stata scoperta una targa "in onore della più antica polisportiva romana". Sotto quella targa, ogni anno si ripete il rito collettivo che celebra il senso profondo della lazialità.

corrieredellosport.it

 

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Lazio, a destra c’è il capitano

ROMA Mancava alla prima giornata d'andata, adesso si sdoppia Lulic sulla fascia. Pronti, via, c'è lui di nuovo catapultato a destra. Inzaghi non perde nemmeno un attimo di tempo, alla ripresa pensa già al Napoli in campo. Dopo l'espulsione rimediata col Torino, sarà squalificato Marusic, potrebbe toccare proprio a Senad. Caceres nemmeno c'era ieri a Formello, Tare gli ha dato il cartellino in mano. Presenti invece Basta (fra Bologna e Udinese) e Patric, anche loro in uscita. Ignorati dal tecnico, che teme però soprattutto per il 20 gennaio di non aver nessun altro rinforzo in entrata. L'indizio del primo giorno d'allenamento del 2019 non è certo dei migliori, certifica le pessime aspettative di mercato d'Inzaghi. Per carità, male che vada arriverà Djavan Anderson come rincalzo su quella fascia, ma di certo così non verrà fatto alcun salto di qualità. Bisogna aspettare e sperare, intanto però Simone si rimbocca le maniche. Lulic non ha mai gradito giocare a destra, ma quest'anno si è già sacrificato con l'Apollon a Cipro per la causa. Chissà che le prime prove ufficiali non vengano già fatte sabato col Novara (Coppa Italia), dove dovrebbe toccare a Durmisi (subito riabilitato insieme a Berisha) a sinistra. Nel caso in cui poi dovesse essere confermato Lulic a destra, col Napoli potrebbe invece scendere Lukaku sulla banda opposta. A meno che, come d'incanto, la Lazio non dovesse accelerare per Zappacosta. 
COLPOE' tutto in divenire, ma a Formello rimangono con le bocche cucite. Tare lavora sul filo, il manager Lucci ha spianato la strada, le notizie vengono confermate dall'Inghilterra: il Chelsea avrebbe già aperto al prestito con diritto di riscatto a 15 milioni per l'ex terzino del Torino, adesso attende l'affondo della Lazio. Anche Zappacosta vuol capire se il club capitolino ha intenzione di portare a termine il colpo. Rimane lui in pole rispetto agli altri sogni Darmian del Manchester e Hysaj del Napoli. Lotito ha sondato anche Jacopo Sala della Samp con Ferrero, l'agente Savini ha offerto Castagne. Occhio tuttavia anche ad altri nomi non ancora usciti, ci sarebbe in ballo pure uno scambio con Patric. Tare si muove in gran segreto, teme qualunque contrattempo. Per esempio, per la fuga di notizie, un affare a parametro zero per giugno pare già essere saltato. 
SMENTITANon fa parte del modus operandi biancoceleste, eppure arriva addirittura la smentita ufficiale sul possibile acquisto del baby attaccante, dato per fatto in Premier da media e bookmakers: «In riferimento alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa, secondo cui la Lazio avrebbe trovato un accordo con Bobby Adekanye, la società smentisce tale circostanza e comunica di non aver sottoscritto alcun contratto, né tantomeno di aver avviato trattative per il suo tesseramento». Pare che, alla base del comunicato, ci sia un litigio con l'agente Miguella, lo stesso di Malcolm accostato nelle ultime ore alla Lazio a Barcellona. Tare aveva additato anche questo rumor come bufala, l'addio a Adekanye per il futuro invece è una roba seria. Più grave però nel presente non intervenire sulla fascia destra. 

Il Messaggero

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Durmisi confessa: “È da due anni che gioco con un infortunio alla schiena. Lo sapevano tutti, ma è colpa mia”

Un personaggio in cerca d’autore, uno degli acquisti nell’ultima estate che al giro di boa lascia ancora perplessi. Riza Durmisi si è visto poco o niente in 8 presenze stagionali e 438 minuti. Dall’arrivo come vice Lulic sulla corsia mancina, al fondo delle gerarchie di Inzaghi dopo il rientro di Lukaku. L’ex Betis Siviglia ha trovato spazio in Europa League ma non ha avuto tempo di farsi notare, perché gli infortuni continuano a tormentare la carriera del classe ’94.

Ha chiuso nuovamente ai box il 2018 per un guaio muscolare al quadricipite della coscia destra, ha saltato le ultime gare con Bologna e Torino perché è volato in Spagna per curare una patologia che non gli dà pace da tempo: «Sono stato da uno specialista a Siviglia per risolvere una volta per tutte i problemi – ha raccontato Durmisi – per questo non sono stato convocato. E spero di aver trovato finalmente una soluzione per l’infortunio alla schiena che mi tormenta da due anni».

Le ripetute soste in infermeria, che finora hanno condizionato il suo rendimento alla Lazio, sono legate a un autentico calvario che Durmisi ha raccontato in questi giorni di vacanza in Danimarca durante la pausa della Serie A: «Nel 2016 sono caduto davanti casa mia – ha raccontato il laterale ai danesi di BackStage – mi è stato detto di aver preso troppi antidolorifici e fatto troppe infiltrazioni. Avrei dovuto fare qualcosa e fermarmi, ma volevo mettermi in luce appena arrivato in Liga».

Un fatto accaduto quando il danese vestiva la maglia del Betis Siviglia, per colpa di un infortunio alla schiena che Riza si porta dietro sin dai tempi del Brondy: nell’ultima stagione spagnola, il terzino ha continuato a giocarci su grazie agli antidolorifici prima di ogni gara, pur di non perdere il Mondiale in Russia con la sua Danimarca. Una delusione enorme, alla fine non è stato neanche convocato: «Il 2018 è stato il mio peggior anno in carriera», il 24enne non ha dubbi. Perseguitato dalla sfortuna anche in biancoceleste dove, oltre a diversi stop muscolari conseguenza dell’infortunio alla schiena, Durmisi ha subìto la lussazione del gomito con il Marsiglia lo scorso ottobre rimanendo un mese ai box. Passo dopo passo, sta archiviando queste annate sciagurate e le cause fisiche che le hanno determinate: «Non ho più fatto infiltrazioni e sto meglio, adesso dovremo vedere quando sarò al massimo della condizione.

Lo saprò non appena tornerò a lavorare ma, se tutto andrà come credo, non ho paura di dire che il 2019 sarà il mio anno: alla Lazio ho ricominciato a giocare, ma non ancora abbastanza». Per la Lazio, Durmisi è un punto interrogativo da sciogliere, quando il danese riuscirà a mettere una pietra sopra ai propri tormenti. Il Tempo | G. Baldinacci 

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Di necessità virtù: in attesa di Zappacosta, per la fascia pronto il rientro di D. Anderson

Solito motto: di necessità, virtù. Si pesca quasi in casa a Formello, può rientrare da Salerno il primo rinforzo: Djavan Anderson è il cavallo di ritorno. Nemmeno sei mesi di rodaggio in Campania. Dopo le prove al pianoforte ad Auronzo, Inzaghi può riammetterlo nella sua orchestra. Il terzino 23enne olandese (di origini giamaicane) non ha trovato molto spazio (appena 6 presenze per un totale di 355’) alla Salernitana, vuole rilanciarsi alla Lazio sulla fascia. In realtà, si tratta di una mossa per tamponare l’emergenza a destra. Caceres è ai dettagli col Parma (un anno e mezzo di contratto), c’è anche Basta (Bologna in pole) in uscita, ma Lotito non ha intenzione di fare grossi investimenti senza una terza vendita. Così Anderson è stato bloccato in caso di necessità: a Dubai il ds Tare ha parlato con il suo agente Ezio Castriota e, guarda caso, ha congelato il suo trasferimento al Foggia. Djavan aspetta e spera di ripercorrere la strada di Luiz Felipe. Un anno fa a Bari si era laureato fra i quattro migliori difensori della serie B, a Salerno non è mai emerso, ma come esterno nel 3-5-1-1 d’Inzaghi potrebbe essere un valore aggiunto. Caratteristiche diverse rispetto a quelle di Marusic: 1.74 centimetri per 70 chili, rapido e resistente, duttile e abile nel dribbling. Certo che il suo nome non farebbe strappare i capelli ai tifosi, ma ormai a gennaio ci sono abituati.

SOGNI
Eppure servirebbe, eccome, uno sforzo per la Champions. Anche se la Lazio è convinta di aver allestito la giusta rosa in estate, confida nel ritorno di Marusic ai suoi livelli e fa dei calcoli in termini di numeri. Se anche Patric (Spagna o Inghilterra) partirà, allora si potrà pensare a un innesto di maggior qualità. Il sogno rimane Zappacosta, si sta lavorando tramite l’agente Lucci col Chelsea a un prestito con obbligo di riscatto a 15 milioni. Dall’Inghilterra arrivano segnali d’apertura, ma la Lazio ci va molto cauta. Anche perché alla fine potrebbe essere “costretta” a dirottare un eventuale tesoretto per un altro centrale di difesa. Tare ha confabulato con l’agente Mendes negli Emirati, sul mercato come quest’estate c’è pure Wallace e si è fatto sotto il Wolverhampton nelle ultime ore. Affare comunque complicato perché Lotito pretende almeno 8 milioni (gli stessi sborsati) per cederlo.

RITORNI
Non svenderà nessuno, la Lazio, sopratutto i propri pezzi pregiati. Nuovi timidi sondaggi prima di un’eventuale offerta del Milan per Milinkovic, il presidente chiude alla cessione adesso a priori. Il serbo così come Luis Alberto (il Siviglia rimane in agguato) rimarranno a Roma almeno sino a fine stagione, poi potrà partire il nuovo tormentone. Ne è ricominciato invece un altro sul web come in ogni sessione: il ritorno di Candreva (vecchio pupillo d’Inzaghi) in prestito dall’Inter sino a fine stagione. Dall’entourage dell’ex biancoceleste e dalle stesse società arrivano ovviamente solo smentite. Dunque, a Formello può tornare solo Anderson, ma è difficile gioire. E’ Djavan, mica Felipe.ilmessaggero

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Irrati senza fine, Lotito valuta il ricorso contro multa e diffida

Massimiliano Irrati ha usato la mano pesante nei confronti della Lazio e, a distanza di diversi giorni, fa discutere il referto finito nelle mani del Giudice Sportivo. Lo scambio di battute acceso tra il presidente laziale e il fischietto toscano, nel corso dell’intervello, davanti la porta dello spogliatoio di Irrati, che sul suo taccuino ha sottolineato i “modi irriguardosi”, ha portato una multa più diffida. Come riporta l’edizione odierna del Corriere dello SportClaudio Lotito ha deciso così di fare ricorso per questione d’onore, morale e di necessità: la diffida, sommata ad altri provvedimenti simili, può portare ad una squalifica con il rischio di perdere le cariche istituzionali in caso di ulteriore pesante sanzione. Carte dunque in mano agli avvocati per combattere un ulteriore sgarbo.

lazionews24.com

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Lazio, la verità al giro di boa

ROMA Un quarto posto da conservare, e Lotito con Inzaghi può ben sperare. Da quando Simone siede in panchina, la Lazio al termine della stagione ha sempre confermato la posizione ottenuta alla fine del girone d'andata. Esclusa la parentesi in cui il tecnico nell'aprile del 2016 subentrò in corsa a Stefano Pioli, il trend si è ripetuto in più di un'occasione. Il quinto posto, maturato al giro di boa negli ultimi due campionati, è stato bissato anche a maggio. Piazzamenti positivi, non utili per accedere alla Champions League, che però certificano la costanza di Inzaghi. Adesso con la quarta posizione in classifica a 32 punti, uno in più del Milan e due in più della Roma, Inzaghi guarda con fiducia al 2019. Anche perché quello ottenuto nel girone d'andata appena concluso è il secondo miglior piazzamento nell'era Lotito. Solo Vladimir Petkovic nella stagione 2012/2013 riuscì a fare meglio, arrivando terzo a metà campionato. Un traguardo inaspettato che non fu premiato durante il mercato di riparazione. Rocchi, Matuzalem, Carrizo, Scaloni, Zauri e Sculli, ormai ai margini del progetto, lasciarono Formello, mentre arrivarono gli svincolati Pereirinha e Saah. Partita dopo partita, la Lazio scivolò fino al settimo posto, ma trionfò in coppa Italia contro la Roma nella finale del 26 maggio. 

BILANCIO POSITIVOCon Lotito presidente in cinque occasioni la Lazio ha terminato la stagione peggiorando la posizione ottenuta nel girone d'andata, in tre l'ha mantenuta e in sei l'ha migliorata. Molti dei campionati conclusi in crescendo sono stati propiziati da importanti o intelligenti sessioni di mercato. Nel gennaio 2007 (anno post Calciopoli) alla Lazio arrivò Jimenez, oltre al cartellino di Foggia nell'affare Oddo al Milan. Un anno dopo alla corte di Delio Rossi sbarcarono Radu, Dabo e Bianchi. Nello stesso mese del 2010 fu il turno di altri quattro rinforzi: Dias, Biava e Floccari, fondamentali per risalire la china. Nel mercato invernale del 2012 e del 2015, invece, la società per puntellare la rosa puntò rispettivamente su Candreva e Mauricio. Insomma, quando gli investimenti o le idee, a seconda delle situazioni, possono fare la differenza. E se già Inzaghi può essere considerato una garanzia di successo, l'arrivo un difensore e di un esterno destro, entrambi di livello conclamato, non potranno che facilitare la strada verso la tanto agognata Champions. 
 

Il Messaggero

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Lazio in sosta sulla corsia d’emergenza: l’obiettivo è Zappacosta

ROMA La Lazio vuole mettere le ali. Per volare più sicura verso la Champions, ma soprattutto per rendere più competitiva la fascia destra. Il vero tallone d'Achille della squadra di Inzaghi. Il mercato apre i battenti e, al momento, i nomi principali su cui si lavora sono quelli di Zappacosta e Darmian. Due giocatori affidabili, esperti, che conoscono bene il campionato e che il tecnico laziale accoglierebbe a braccia aperte. Uno o l'altro alzerebbe di parecchio l'asticella, senza contare che entrambi, viste le loro situazioni con Chelsea e Manchester United, scalpitano per rientrare in Italia, visto che giocano col contagocce. Lotito sembra si sia convinto ad affondare il colpo, ma prima è necessario vendere. 
LE MOSSESotto traccia, e non essendo granché convinta sul da farsi, la società si sta muovendo da tempo, ma prima è necessario alleggerire l'organico. «Lavoreremo più in uscita per trovare soluzioni per chi non trova spazio, poi se ci saranno cessioni non previste, allora interverremo in entrata», le parole del direttore sportivo Igli Tare ai microfoni di Sky. I calciatori che lasceranno la Lazio sono Basta, Caceres, Murgia e Rossi. I primi due a titolo definitivo, mentre i due giovani andranno via in prestito. Al serbo è stata proposta la Salernitana per sei mesi, ma ci sono alcune proposte in serie A che l'esterno vuole ascoltare, mentre per Caceres la strada sarebbe già tracciata. Il nazionale uruguiano, che ha rotto con l'ambiente e forse pure con l'allenatore, vorrebbe andare al Parma e sta cercando di trovare una soluzione con la Lazio per lasciarlo andare. Per l'attaccante Rossi, Lotito è in parola col Pescara e già in settimana potrebbe esserci il trasferimento. Per Murgia, invece, c'è la concreta possibilità di andare al Genoa in prestito. E nella varie idee si era pensato di effettuare una scambio con Romulo, ex Verona, ma non appare praticabile al momento. Per il giovane centrocampista laziale si è fatta avanti pure la Spal, ma alla fine dovrebbe comunque approdare al Genoa. L'uscita dei quattro non dà certezza di un nuovo arrivo, ma se dovesse andar via un altro esterno, allora a quel punto l'innesto di uno nuovo sarebbe scontato. Il primo, e forse unico indiziato, è Patric. Per lo spagnolo è arrivata qualche timida proposta dalla Spagna e qualcosa pure dalla serie A. Per il biancoceleste non è un gran momento, gioca poco e ha rotto con tifosi, i quali non gli hanno perdonato quel suo gesto durante la gara casalinga con la Sampdoria. Il fattore ambientale potrebbe incidere nella sia scelta di lasciare la capitale, anche se non appare convinto. Di sicuro Inzaghi, a prescindere da questa situazione, un esterno lo vorrebbe ugualmente e gli piacerebbe tanto avere uno tra Darmian e Zappacosta. Per quest'ultimo qualche contatto indiretto è stato avviato, se non altro perché il suo manager è Alessandro Lucci, lo stesso con cui la Lazio ha chiuso gli affari Correa e Badelj. Il suo ingaggio, almeno rispetto a quello di Darmian, appare più accessibile, 2 milioni circa contro i quasi 3 milioni del calciatore dello United. Su entrambi gli esterni c'è parecchio movimento, la Lazio non è la sola ad essere interessata. Allo stato attuale però è la società più convinta e che, rispetto alle altre, si è mossa con un buon anticipo. Non solo il presente, ma anche il futuro. E' ormai a un passo l'ingaggio per cinque anni di Bobby Adekanye dal Liverpool. Un esterno offensivo, classe '99, nigeriano ma di passaporto olandese che la Lazio si sta assicurando per il prossimo anno. Un colpo in prospettiva, anche se c'è una minima possibilità che arrivi già a gennaio.

Il Messaggero

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Mercato Lazio, esterno cercasi

OMA A caccia di un esterno. La Lazio fa sul serio e prepara l'assalto a uno tra Darmian e Zappacosta. Qualche contatto c'è stato, ma non ancora decisivo e importante. Non del tutto smaltite le scorie per il post gara col Torino per la direzione di Irrati, la società biancoceleste va avanti e pensa all'immediato futuro. Nonostante le buone risposte di Marusic, la fascia destra continua a scricchiolare, più che altro per mancanza di alternative credibili e Inzaghi chiede di correre ai ripari. Per la Champions è bagarre, in più le dirette concorrenti Milan e Roma appaiono agguerrite sul fronte acquisti e non fare nulla per la Lazio può essere un rischio. Il presidente Lotito e il direttore sportivo Tare hanno garantito all'allenatore che qualcosa si tenterà di fare. Appena il dirigente albanese rientrerà in Italia dopo le vacanze di fine anno, farà il punto della situazione con il tecnico e si decideranno le mosse da attuare. Economicamente parlando, la società biancoceleste è messa piuttosto bene, grazie alle diverse plusvalenze effettuate nelle due ultime sessioni estive, ma nonostante questo, l'imperativo è prima vendere e poi acquistare. In uscita ci sono Basta, Caceres e i due giovani Murgia e Rossi, a rischiare è anche Patric, visto che sarebbe arrivata qualche proposta dalla Spagna. Ai primi due potrebbe essere garantita la rescissione, salvo trovare un accordo per gli stipendi fino a giugno. Murgia e Rossi andranno via in prestito. 
LA STRATEGIAContestualmente, la Lazio lavora sui due esterni. A Inzaghi piacerebbe molto Darmian perché può ricoprire diversi ruoli, ma non disdegna affatto Zappacosta. Su quest'ultimo, poi, c'è una bella corsia preferenziale che porta a Lucci, il manager col quale Tare l'estate scorsa ha chiuso Badelj e Correa. Zappacosta e Darmian non vedono l'ora di rientrare in Italia. Per il primo, che Sarri vede poco al Chelsea, è possibile lavorare su un prestito, fissando un diritto di riscatto a circa 10-12 milioni di euro. Sarebbe un buon affare, anche se poi bisognerà discutere dello stipendio che attualmente si aggira sui 2,2 milioni di euro. Su Darmian ci sono possibilità e per certi versi è un'operazione che si può concludere velocemente vista la scadenza contrattuale di giugno. Il problema è l'ingaggio, oltre i 2,5 milioni netti. Per entrambi, nonostante ci sia tanta concorrenza (pare pure della Roma oltre all'Inter), Tare ci proverà. Nel frattempo la Lazio si potrebbe cautelare col rientro di Diavan Anderson dalla Salernitana. Un'altra pista porta a Donati del Mainz, mentre ce ne sarebbe un'altra via Salisburgo per Lainer, ma è piuttosto costosa, meno credibile quella di Luis Filipe. Di sicuro quanto accaduto sabato scorso all'Olimpico, qualcosa ha smosso, anche sul mercato. 

Il Messaggero

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Lazio, pari e rabbia ma rimane quarta

ROMA È stata una partita difficile, complicata e non certo gestita al meglio da Irrati. Succede un po' di tutto nel pari per 1-1 tra Lazio e Torino. Un punto che conferma i biancocelesti soli al quarto posto (complice il ko della Sampdoria contro la Juventus) ma lascia anche tanto amaro in bocca. E' destino che con i granata non sia mai una gara normale. Inzaghi chiude il 2018 in Champions, Mazzarri conserva la sua imbattibilità in trasferta. Come detto è stata una gara sporca e caratterizzata da tanto nervosismo, lo confermano gli 8 ammoniti e i due espulsi. Uno per parte: Marusic e Meite. Il laziale entra nei due azioni incriminate del macth. Prima subisce un netto fallo da rigore in avvio di partita non rilevato dal fischietto di Pistoia. Ingenuo il montenegrino che invece di protestare chiede il calcio d'angolo. Da questo punto di vista c'è ancora molto da migliorare. Non è reato far sentire in modo civile il proprio dissenso. Sul finire della prima frazione è altrettanto ingenuo nell'appoggiarsi su Belotti. Irrati stavolta non ha dubbi. La sensazione è che il rigore concesso sia decisamente generoso. Forti in questo caso le proteste dei laziali e del tecnico Inzaghi mentre le squadre rientrano nel tunnel. Chissà che le lamentele dei giorni scorsi del presidente Cairo non abbiano sortito gli effetti sperati. 
AMICO DE SILVESTRIEpisodio che ha finito per innervosire una gara già non bella di suo. Tanti falli e una gestione mai uniforme. Secondo il metro usato per assegnare il rigore al Toro potevano starcene altri due per la Lazio. Nello strano sabato dell'Olimpico c'è anche spazio per De Silvestri. L'ex biancoceleste coglie una traversa, un palo e si divora un clamoroso gol a porta vuota. I suoi ex compagni ringraziano e poco dopo trovano il pari con il ritrovato Milinkovic. Una bomba da fuori area che s'infila sotto l'incrocio alla sinistra di Sirigu. Il serbo è tornato a giocare sui suoi livelli e si è visto. Determinante nei duelli aerei e in quelli corpo a corpo. Bene anche in fase di rifinitura. Migliore in campo. E non è un caso che la Lazio abbia cambiato marcia quando Inzaghi ha deciso di mandare in campo Leiva, inizialmente escluso. Con i brasiliano i biancocelesti hanno maggiore sicurezza dal punto di vista psicologico. Il play è una garanzia nella gestione della palla e nei recuperi. Nervoso e poco lucido Immobile. Il Torino sta diventando la sua bestia nera. Lo scorso anno fu espulso all'andata nella gara degli orrori di Giacomelli e si stiro in quella di ritorno non consentendogli di lottare per vincere da solo il titolo di capocannoniere diviso a fine stagione con Icardi. Stavolta ha un guizzo nel primo tempo, poi, servito al bacio da Correa si divora il gol del sorpasso. Il bomber di Torre Annunziata non segna da quattro giornate. Ultima rete, il rigore realizzato contro la Sampdoria l'8 dicembre.
IL FUTUROIl nuovo assetto fantasia ha restituito gioco e brillantezza ad una squadra che si era intristita. Alla fine, per quanto visto nei novanta minuti, il pari è il risultato più giusto. La squadra di Mazzarri prosegue nella striscia di imbattibilità esterna (ottavo pareggio in dieci partite). La Lazio si deve accontentare del punto, che gli garantisce comunque di chiudere il suo 2018 al quarto posto. Chi si accontenta gode.

Il Messaggero

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La difesa è Felipe: la porta resta chiusa dopo 2 mesi

BOLOGNA Chiusa per il Boxing Day. La difesa della Lazio non fa regali al Dall'Ara. Porta inviolata e concentrazione alta nel terzetto schierato da Simone Inzaghi. Luiz Felipe, Acerbi e Radu (che festeggia l'onomastico con la vittoria) controllano senza problemi gli attacchi dei rossoblù. Stavolta non ci sono black-out o cali di attenzione. Anzi, è proprio Luiz Felipe a spianare la strada per il successo biancoceleste. Un colpo di testa sugli sviluppi di un angolo di Luis Alberto che vale il momentaneo 1-0. Poi la spizzata vincente per il raddoppio di Lulic nella ripresa. «È un giorno da ricordare per sempre, ho segnato il primo gol in Serie A e ho fatto anche l'assist – spiega entusiasta il brasiliano classe '97 -, ma i tre punti sono ancora più importanti». 
IL GRUPPOInsomma, il gruppo prima degli interessi personali, ma la dedica è per la fidanzata Beatrice che «è in un momento particolare. Il gol è per lei e per Diego, che sta per nascere». Un Santo Stefano tutto da festeggiare per l'ex Salernitana che, dopo la rete, non sapeva «bene come esultare». Insomma, «un momento felice», vissuto intensamente, senza dimenticare l'obiettivo stagionale, il quarto posto. «Così possiamo arrivare lontano – assicura Luiz Felipe – Non era facile fare il risultato, loro erano tutti dietro e con due attaccanti molto fisici». La testa è già al prossimo match contro il Torino, in programma il 29 dicembre all'Olimpico: «Non sarà facile, però giocheremo davanti al nostro pubblico. Bisogna fare una grande partita per restare in alto, la prepareremo bene in questi giorni. Dobbiamo continuare così senza subire reti», avverte il numero 27 laziale. 
DAL TARDINIL'ultima volta era successo nella vittoria per 2-0 al Tardini di Parma, lo scorso 21 ottobre. Più di due mesi con la porta battuta, anche nelle vittorie. Fermare Belotti non sarà un compito semplice, ma Luiz può contare sull'aiuto di Immobile, ex compagno di squadra del Gallo: «Domani chiederò consiglio a Ciro per sapere come fermarlo (ride, ndr)». 
LULIC 300Intanto, esulta anche capitan Senad Lulic, che festeggia 300 presenze con la maglia della Lazio: «Questo gol vale la vittoria e ci serve per proseguire la striscia positiva – dichiara il bosniaco -. Segnare è bello, ma l'obiettivo ora è ottenere il terzo successo su tre contro il Toro per chiudere l'anno al meglio». 

Il Messaggero