Categorie
RASSEGNA STAMPA

Simone contro Pippo, un Santo Stefano in famiglia

ROMA – Natale a casa Inzaghi, anzi Santo Stefano al Dall’Ara, perché davanti all’albero nel salotto di San Nicolò, a sei chilometri da Piacenza e quattro da Rottofreno, papà Giancarlo e mamma Marina stasera si ritroveranno soli come due fidanzatini. Atmosfera romantica, niente figli e nipoti. Domani Pippo porterà il Bologna in ritiro, Simone si metterà in viaggio con la Lazio dalla stazione Termini. Il primo Boxing Day del campionato italiano ha prodotto novità e partorito, figlio del calendario, un evento storico. Mai visti due fratelli in panchina a togliersi punti vitali, uno in corsa per la Champions e l’altro per salvarsi e con l’incubo esonero da allontanare. Mica solo una festa. Roba da sentirsi male, ancora peggio per i genitori. E’ piena di confronti la storia del calcio, anche tra i due ex centravanti di Piacenza, accoppiati in azzurro dal ct Zoff nel marzo Duemila, un paio di mesi prima che si giocassero lo scudetto. Pippo lo perse con la Juve sotto il diluvio di Perugia mentre Simone lo stava festeggiando negli spogliatoi dell’Olimpico con la Lazio. Ora è un’altra storia, non ci sono precedenti. L’unico non fa testo, categoria Allievi, torneo Arco di Trento. Era il 16 marzo 2013 e la Lazio di Simone riuscì a battere il Milan di Pippo, 2-0 con doppietta di Tounkara. All’epoca papà Giancarlo poteva solo sperare e augurarsi di rivederli, uno contro l’altro, in Serie A. Sono passati cinque anni. Quando erano bambini, li aveva tirati su a pane e calcio. «Ero vicepresidente del San Nicolò, avevo giocato nella Libertas, fermandomi presto. A 16 anni, il mio allenatore mi disse. “Devo darti un consiglio… Meglio se cambi sport”. La passione, però, è rimasta. E l’ho trasmessa a Filippo e Simone. Li portavo allo stadio a vedere il Piacenza. Pippo aveva 9 anni e Simone 6, venivano anche con la neve, li imbacuccavo e li portavo al Garilli. Il loro idolo era Cornacchini, ha giocato con il Milan, oggi ancora allena. Lo aspettavano per le foto, quel Piacenza era in C1. Ai miei figli non ho mai fatto un regalo che non fosse un pallone. Volevano solo il pallone. Giocavano a casa e dai nonni. Spaccavano vasi e vetri, si divertivano in cortile o in mansarda».

Ci racconta il torneo dei bar a Ferriere. 
«Pippo una volta mi disse. “Non gioco più con la squadra della tabaccheria, ma con quella dei bar. Mi pagano due pizze”. Lui pretendeva che nei tornei ci fosse Simone nella sua squadra. Capitò a Pertuso. Avevano 15 e 12 anni. Vincevano con i più grandi. Si trovarono con Gianni Scaglia, il mio amico e inseparabile compagno d’avventure a funghi, giocava nel Ferriere in terza categoria».

Il Santo Stefano degli Inzaghi al Dall’Ara. Chi lo avrebbe mai detto? 
«Assolutamente no, era impensabile. E’ bellissimo, credo non sia mai successo nel nostro campionato. Resterà un ricordo indimenticabile per tutta la vita. Quando vedo scendere in campo Lazio e Bologna, con loro due in panchina, mi viene un’emozione fortissima. Di solito mi tappo nella mia camera. Serrande abbassate, buio totale, un bicchere di bargnolino. In completa solitudine, faccio un tifo infernale. Mia moglie li vede attraverso un altro televisore, al piano di sopra».

Mercoledì come si fa? Cuore diviso? 
«Tifare assolutamente no. E come faccio? Sarà dura. Non so cosa pensare. Per Simone e la Lazio sarebbe una vittoria importante dopo aver ripreso il quarto posto, per Pippo e il Bologna vincere sarebbe stra-importante. Per questo motivo non volevo andare allo stadio. Vi dico una cosa. Io e mia moglie Marina saremo al Dall’Ara. Mi ha convinto Filippo. “Papà, dovete venire per forza, può essere l’unica volta che capita. E poi vi fermate a cena”. Simone non potrà trattenersi a Bologna. Ripartirà subito per Roma con la Lazio, sabato c’è un altro turno di campionato».

Certo stasera vigilia di Natale senza Pippo e Simone a tavola nella vostra casa di San Nicolò. 
«E’ un po’ strano, è il primo Natale della nostra vita che non facciamo tutti insieme in famiglia. Mi dispiace, ma non si può farne a meno, devono lavorare, meglio e giusto così. Io e Marina non avremo nessuno a casa, ma la prossima settimana scenderemo a Roma, non mancano le occasioni per stare insieme. E poi la famiglia si riunirà allo stadio. Angela, la fidanzata di Pippo, non perde una partita del Bologna. E’ sempre al Dall’Ara. Forse dovrebbero salire anche Gaia, la moglie di Simone, e Lorenzo. Capodanno? Andranno tutti alle Maldive. Filippo e Simone partiranno insieme, stesso volo, villaggi diversi».

corrieredellosport.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

‘The Guardian’, la Top 100 dei calciatori più forti al mondo: c’è anche Immobile

Il noto quotidiano britannico ‘The Guardian’ ha stilato la Top 100 dei calciatori più forti del mondo. Tanta Serie A, il Real Madrid la squadra con più giocatori presenti. C’è anche la Lazio, rappresentata al 73° posto da Ciro Immobile. Comanda la classifica il Pallone d’Oro Modric.laziopress.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio all’attacco per riprendersi la zona Champions

Prima la cena, poi fa pure l’albero di Natale, Inzaghi. Adesso manca solo il regalo, i tre punti col Cagliari. Prove di 4-3-2-1 a Formello, c’è tanta fantasia così dietro Immobile. Ci sono Milinkovic, Luis Alberto e Correa contemporaneamente in campo. Simone adesso pensa a qualunque soluzione, rimane in piedi anche il solito 3-5-2 con qualche altra variazione. Luis Alberto mezzala e Caicedo a dare fisicità e sponde è un’altra opzione. L’importante per il tecnico è avanzare il raggio d’azione per ritrovare soprattutto il gol perduto. Inzaghi vuole dare alla Lazio maggior peso offensivo per non lasciare Ciro sotto porta da solo. Mercoledì sera, alla cena, Lotito ha invocato maggiore cattiveria, ha strigliato Immobile, Parolo e Acerbi di fronte a tutta la sala. Secondo il presidente, si è imborghesita la squadra, per questo ha perso anche contro l’Atalanta. Serve più grinta per rispolverare la vecchia filosofia: gli errori in difesa ci sono sempre stati, ma nelle ultime due stagioni con un centro in più dell’avversario venivano superati. La Lazio domani dovrà votarsi all’attacco: la Champions sta aspettando, ma non è ammesso un altro passo falso.SOLUZIONI
La buona notizia è un’apparente serenità di gruppo ritrovata. E’ mister Inzaghi ad avere ancora la mente agitata. Non può più aggrapparsi solo alla sorte e alla sfortuna, adesso è il momento di tornare a costruirsela in panchina. C’è però chi spiffera ci sia la “vecchia guardia” dietro questa nuova idea: fuori il maldestro Wallace in difesa, dentro solo due (Acerbi e Radu) centrali, Marusic e Lulic arretrano come veri terzini. In assenza del mercato e del gioco sulle fasce, bisogna sfondare di più in zona centrale. Oggi anche Leiva effettuerà l’ultimo provino e dirà a Inzaghi se ce la farà dal primo minuto. Ieri nel 4-3-2-1 provato Badelj in regia, ma col brasiliano potrebbe modificarsi nuovamente la strategia. Stavolta sarà comunque fondamentale l’apporto di un rigenerato Luis Alberto: ovunque girerà, dovrà lanciare Immobile come un tempo.

L’IDEA
Obiettivo ridare libertà a Luis Alberto e sprigionare il suo antico genio. Solo così può ritrovare le goleade, la Lazio. Solo 5 reti nelle ultime 5 gare, Immobile promette il ritorno sull’altare: «Ora conta tornare a vincere e mi auguro che la cena di Natale porti bene per il Cagliari e per il resto del campionato. Abbiamo fatto vedere quanto siamo uniti e in armonia. Il Tucu e Luis Alberto insieme fanno una bella coppia». Ciro mercoledì sera l’aveva invocata, ma occhio che a gennaio non venga già divisa. L’entourage dello spagnolo smentisce una dipartita verso Siviglia, ma da giorni si rincorrono voci di un possibile scambio con Muriel (e un conguaglio a favore della Lazio) in uscita dall’Andalusia. D’altronde la Lazio ha urgente bisogno di aumentare il bottino realizzativo sotto porta. E, se fosse concreta e convincente la nuova soluzione tattica (4-3-2-1), sulla fascia destra la coperta così non sarebbe nemmeno più corta. Forse, sotto l’albero di Natale, c’è pure un regalo per la società.ilmessaggero/laziopress

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Cagliari, Cragno: «All’Olimpico per vincere, non abbiamo paura»

CAGLIARI «Anno della consacrazione? Spero che lo sia, ma non spetta a me giudicarlo». Tiene i piedi per terra Alessio Cragno, che ama volare solo in campo. Le big fanno la fila da tempo per il ragazzo di Fiesole e c'è qualcuno che già lo vorrebbe titolare in Nazionale. Timido davanti a microfoni e telecamere, esplosivo tra i pali, Cragno sarà uno dei protagonisti di Lazio-Cagliari, in programma sabato alle 12,30.
Cragno, come vi presenterete all'Olimpico?
«Carichi, motivati, stiamo lavorando bene. La Lazio non vive un buon momento ma dobbiamo concentrarci su noi stessi. Sono convinto che mettendo la massima concentrazione unita all'impegno che non è mai mancato possiamo fare punti anche a Roma».
Bottino pieno?
«Perché no, abbiamo dimostrato di potercela giocare con chiunque e a prescindere da chi affrontiamo scendiamo in campo sempre per il massimo risultato. Poi ci sono gli avversari e sicuramente la Lazio ha grandi giocatori. Tra i biancocelesti dovremo tenere d'occhio in particolare Ciro Immobile, senza nulla togliere agli altri. Basta lasciare a Ciro una mezza occasione che ti segna. Immobile, come Icardi e Higuain è un giocatore che ha il gol nel dna: si trovano sempre nel punto giusto, istinto oltre che bravura. Loro sono quelli che mi hanno fatto più penare negli ultimi anni».
Passiamo a lei. Fa parte del gruppetto di possibili eredi di Buffon: quale altro portiere le piace in serie A?
«Perin, Sirigu, Donnarumma… sono tutti ottimi portieri: la scuola italiana rimane tra le migliori al mondo. E penso anche ai più giovani che crescono bene, come Meret e Audero. Poi ci sono anche gli stranieri. Quest'anno ho scambiato la maglia con Szczsny, ma la scambierei volentieri anche con Handanovic e Reina: sono tutti colleghi che stimo».
E con Donnarumma che rapporto c'è?
«Ottimo. Lo conosco dai tempi dell'Under 21 e adesso l'ho ritrovato nella Nazionale maggiore. Abbiamo un bel feeling, scherziamo e parliamo di tutto. Non esiste nessun tipo di dualismo con Gigio».
A quali portieri si è ispirato Cragno?
«Ho avuto la fortuna di vivere il periodo d'oro di due icone come Buffon e Casillas, adesso, invece, studio Oblak e De Gea. Ma se devo essere sincero da piccolo adoravo René Higuita. La personalità e le pazzie del colombiano rimarranno uniche: ricorda el escorpion? Ecco..».
Tanto mito da ispirare una carriera…?
«Devo ammettere che a fine allenamento mi piace intrattenermi a battere le punizioni e i rigori. I risultati non sono buoni al momento, ma chissà in futuro… D'altronde mi sono ritrovato tra i pali per caso. Magari se quel giorno non fosse mancato il portiere titolare a quest'ora sarei attaccante. A me piacciono le emozioni forti, come i gol. Se scambierei una parata decisiva con una rete decisiva? Perché no, basta che poi si vinca».
Quanto si sente legato al Cagliari e al presidente Giulini in particolare?
«Tantissimo. Mi trovo in una società seria, ambiziosa, che ha voglia di migliorarsi e dove sono stati fatti investimenti importanti: in futuro riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni. Il presidente ha grandi progetti, gli devo tanto. Mi ha preso lui, sono stato il suo primo acquisto, mi ha dato la grande possibilità di misurarmi giovanissimo con una piazza importante e con la serie A. Giulini ha creduto in me, continua a farlo: non posso che essergli grato».

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Uno tra Darmian, Donati e Lainer per dare l’attesa svolta a destra

ROMA Correre ai ripari. A destra e, forse, non solo. La Lazio non va, non riesce più ad essere brillante e costante come un tempo. I quattro pareggi e le tre sconfitte nelle ultime sette gare, sono lì a testimoniarlo. In diversi reparti ci sono difficoltà, ma al momento è la fascia destra il vero tallone d'Achille della Lazio di Inzaghi. In quel settore la squadra non riesce proprio ad emergere ed essere pericolosa come capitava nella passata stagione. Ci sono giocatori in avanti con l'età e fuori dal progetto come Basta, o che danno la sensazione di avere la testa altrove come Caceres. Altri che invece, pur giocando con continuità, stanno evidenziando limiti tecnici e tattici (Patric) oppure che hanno problemi fisici e, inevitabilmente, hanno subito un'involuzione (Marusic). 
LE MOSSEIl direttore sportivo Tare, nonostante non sia convintissimo che andare sul mercato sia la panacea, ha aperto a questa possibilità. Gennaio è ormai alle porte, Basta e Caceres, due calciatori in scadenza, sono sulla porta d'uscita. Li seguiranno Murgia e Rossi. Quest'ultimi due saranno ceduti in prestito, mentre nel caso del serbo e dell'uruguaiano si potrebbe anche arrivare alla rescissione del contratto. Una soluzione, questa, che consentirebbe allaa Lazio di libererarsi di stipendi ingombranti e avere, così, spazio per agire. Inzaghi l'estate scorsa aveva sognato Lazzari, ma appare una trattativa irrealizzabile. Il tecnico vorrebbe comunque un esterno di peso. Uno che non ha bisogno di ambientarsi. Al tecnico piace molto Darmian dello United che, anche ora che non c'è Mourinho, non vede l'ora di tornare in Italia. Alla Lazio l'ex Toro verrebbe di corsa, anche con l'idea di rivedere al ribasso il suo ingaggio. Nel mirino ci sono anche Donati del Mainz, già monitorato due anni fa, e Lainer del Salisburgo. Da non sottovalutare la pista che porta a Djavan Anderson, olandese, del '95, di proprietà della Lazio, ora in prestito alla Salernitana. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, una crisi di gioco e idee

ROMA Altro che passeggera, adesso è crisi vera. Troppo un mese e mezzo senza vincere, troppe sette partite senza esultare: un filotto così nero non si vedeva da dicembre 2009 con Ballardini (allora erano nove) prima del suo esonero. Inzaghi, dopo le parole di Lotito e Tare, non può certo sentirsi in bilico, eppure in panchina traspare già il suo crollo psichico. Inerme a Bergamo sino al primo doppio cambio (Lukaku-Luis Alberto), disperato nella mossa 4-2-3-1 con Caicedo, spaesato e in un altro mondo nelle dichiarazioni dopo il novantesimo. Non sa più dove mettere mano, Simone, non corregge nessun errore, così per l'undicesima volta consecutiva (eguagliato il suo record negativo) la Lazio subisce gol al cuore. Anzi, stavolta fa peggio: l'infarto difensivo su Gosens e Zapata (Wallace-Acerbi-Radu) arriva addirittura dopo nemmeno un minuto, come non succedeva da oltre quattro anni (16 febbraio 2014, Catania-Lazio 3-1) con Izco. E' desolante l'approccio di una squadra che dovrebbe reagire subito, invece sprofonda nella depressione al primo colpo. Lo fa da inizio anno: 7 volte su 16 in svantaggio, la Lazio non ha mai vinto, 4 volte ha perso, 3 pareggiato. A differenza dell'ultimo biennio, adesso è deleterio il primo tempo: se queste prime sedici giornate si fossero esaurite dopo 45', la classifica biancoceleste avrebbe appena 16 punti, 2 in più di Bologna e Spal e 3 del Chievo ultimo. 
LIMITIIl quinto posto (comunque lo stesso della passata stagione, in questo frangente) è a serio rischio. In una manciata di punti adesso ci sono 7 squadre col fiato sul collo. Un altro passo falso e in classifica si rischia il tracollo. Il problema è che la Lazio non solo non riesce più a difendersi, ma non passa nemmeno all'attacco. Nella classifica cannonieri Immobile rimane (10 centri) in alto, ma non può bastare da solo. Al contrario, una sua giornata no come a Bergamo e la porta si sbircia col binocolo. Così aumentano a 17 le reti fatte in meno dell'anno scorso. Quando segnavano tanto anche e sopratutto Milinkovic e Luis Alberto. Forse gira tutto intorno a questo nodo: senza di loro e Leiva (out da 10 partite) è impossibile ritrovare gli sprint Champions e il gioco. Perché, per quanto ne dica la società, sono evidenti i limiti degli altri componenti della rosa. E senza la spina dorsale dei big è impensabile ripetere il salto. Specie quando poi ti si mette di traverso, nel peggior momento, pure il fato. Perché, dopo la Samp, anche con l'Atalanta poteva esserci un altro epilogo. Invece il Var annulla il gol di Acerbi per un fuorigioco di qualche millimetro. 
PRESSIONEDopo 12 occasioni e otto tiri, un centro in extremis avrebbe potuto risollevare il morale biancoceleste. Dover però aggrappare le proprie sorti a un lancio lungo disperato diventa triste. La Lazio non ha più idee, non ritrova le trame né le fasce dell'antico 3-5-2. Mancano cross, triangoli, azioni. E non sono mai cattive le conclusioni. Sono 17.5 a partita: i biancocelesti tirano quasi come Juve e Napoli, ma non sono mai cinici. Così si spiegano i 5 gol realizzati nelle ultime 5 giornate, certamente meno dei 6 incassati. Diventano addirittura 6 e 10, aggiungendoci pure le ultime due gare di Coppa. Il paradosso è che Lotito aveva ordinato il ritiro dopo tre pareggi consecutivi (Sassuolo, Milan e Chievo) e il ko di Cipro. I risultati sono peggiori: un 2 a 2 con la Samp e due sconfitte con Eintracht e Atalanta. Perché questa squadra non regge nemmeno la pressione e forse va considerato un boomerang persino quella soluzione. Inzaghi non aiuta dal punto di vista tattico e nemmeno nascondendo la prestazione che tutti hanno visto. Strakosha avrà pure fatto una sola parata (e quasi un autogol coi piedi), ma l'Atalanta è sbucata troppe volte davanti alla porta e, in due occasioni, Acerbi e Radu l'hanno salvata. Oggi bisognerà cominciare a pensare al Cagliari già come ultima spiaggia. Ieri Inzaghi, Peruzzi, Lulic, Leiva e Cataldi erano alla chiesa Cristo Re per l'ultimo saluto a Pulici. Sulla bara c'era la maglia di questa Lazio, dentro va ritrovato il suo eterno spirito.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

La Lazio non si salva(r)

BERGAMO Alla Lazio basta un minuto, il primo, per perdere la gara e due, quelli in pieno recupero per accarezzare il sogno pareggio. I biancocelesti perdono a Bergamo per 1-0 e il rumore della caduta è un tonfo sordo. Uno di quelli che fanno allargare le braccia perché di buono non c'è quasi nulla nella gara di ieri. Nemmeno un pizzico di fortuna. E pensare che Acerbi all'ultimo tuffo era salito in cielo aggrappandosi alla stella del miracolo. Niente da fare perché il Var lo annulla per il fuorigioco. Millimetrico. Minuti interminabili quelli in attesa della decisione, tre, 215 secondi. Esultano i nerazzurri, disperati i laziali che avevano recuperato una partita brutta e complicata. Sette gare senza successi e la corsa all'Europa che si fa sempre più complicata. L'Atalanta è a meno uno (24) così come Roma e Sassuolo. Inzaghi ora deve sperare in una mano dal fratello Pippo che stasera affronta il Milan, quarto con un punto di vantaggio (26). 
ZERO IDEEL'inizio è da incubo: al primo affondo l'Atalanta è già in vantaggio. Acerbi e Radu sono da mani nei capelli sul cross senza pretese di Gomez e così Zapata può esultare senza troppi sforzi. E pensare che sull'orologio non è scoccato nemmeno il primo minuto. Inzaghi aveva chiesto un approccio deciso e invece la Lazio sbanda in continuazione. Wallace sulla destra si fa saltare con una facilità incredibile da chiunque transiti da quelle parti. Inzaghi urla dalla panchina e i suoi alzano il baricentro per cercare di tenere l'Atalanta nella propria metà campo. Ci riesce a tratti perché i biancocelesti corrono poco e male. E soprattutto sbagliano l'appoggio al compagno. Immobile, come al solito, corre a tutto campo ed è l'unico a rendersi pericoloso. A centrocampo la Lazio soffre il palleggio e la qualità dei ragazzi di Gasperini, bravissimi con la palla tra i piedi. Gomez e Ilicic sono imprendibili. I biancocelesti ci provano con i lanci lunghi ma l'Atalanta si chiude bene e riparte in velocità. 
TUTTI IN AVANTIPaura per Strakosha ad inizio ripresa: resta a terra dopo un calcio al volto di Zapata. Per fortuna il tutto si risolve con uno spavento. La Lazio gioca di più, la strigliata nello spogliatoio qualche effetto ha sortito. Un copione visto e rivisto. Inzaghi dovrà lavorare molto di più sull'approccio alle partite. Non è certo questa la via per la Champions. Il problema è che anche quando riesce a giocare con più concentrazione non conclude mai l'azione. O meglio la precisione dei tiri lascia molto a desiderare. Milinkovic sembra più conclusioni da rugbista. Inzaghi prova a cambiare mettendo dentro Luis Alberto per avere più palleggio e Lukaku per la velocità: deludono entrambi. I biancocelesti non riescono ad approfittare nemmeno del momento di confusione dei nerazzurri che, avendo speso molto, per larghi tratti del secondo tempo sbagliano parecchio. Alla Lazio mancano le idee di gioco e quelle poche che ci sono sempre le stesse. Il tecnico laziale allora schiera contemporaneamente Immobile, Correa, Luis Alberto e Caicedo. Ma la Lazio non fa gol nemmeno così. Ci era riuscito Acerbi, un difensore. Ma il Var dice no. Un incubo. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Immobile più il Tucu: attacco per la Champions

ROMA Si cambia in attacco, non il modulo. Nella giornata più triste per l'addio a Pulici, Inzaghi scende in campo e sceglie la formazione da schierare per la delicata e difficile gara di questa sera con l'Atalanta. La conferma più bella e attesa è quella del Tucu che per la terza volta in campionato (la settima in totale su ventitré gare giocate) partirà titolare alle spalle di Immobile. Il duo che si è ben comportato tecnicamente a Udine e Verona, oggi avrà un'altra chance di mettersi in mostra e soprattutto di aiutare la Lazio a ritrovare una vittoria che manca da più di un mese. Un altro bell'esame per il giovane trequartista argentino che stasera a Bergamo dovrà tirar fuori tutto il suo talento per mettere il centravanti laziale nelle migliori condizioni di andare in rete. Il modulo sarà lo stesso di sempre, il 3-5-1-1. Accanto il Tucu non avrà Luis Alberto come giovedì sera in Europa League, quindi avrà maggiori responsabilità. Per lo spagnolo, che ben si è comportato con l'Eintracht Francoforte, ma anche per Caicedo, ci sarà una possibilità di entrare a partita in corso. In cabina di regia, vista l'ennesima defezione di Leiva per infortunio (tornerà a disposizione per la sfida col Cagliari), si muoverà Badelj, con al fianco Parolo e Milinkovic. 
LEIVA ANCORA OUT
Da quest'ultimo ci si attende una prestazione di livello, anche per esaltare la doppietta che realizzò un anno esatto fa proprio a Bergamo con l'Atalanta. Sulle fasce laterali rientra Marusic che agirà, come sempre, sulla destra, mentre dalla parte opposta ci sarà capitan Lulic che toccherà le 298 presenze con la Lazio. In difesa fiducia a Wallace, al solito Acerbi e Radu. I tre dovranno contrastare Ilicic, Zapata e il Papu Gome, un terzetto offensivo che fa venire i brividi. Nella capitale, oltre a Leiva, resta pure Berisha alle prese con un fastidio muscolare. 
Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Mago e Tucu insieme, l’esperimento ha funzionato

ROMA La coppia fantasia non brilla, ma funziona. La Lazio perde la partita e l'inedito duo d'attacco Luis Alberto-Correa, tutto sommato, convince. E' la nota lieta della serata amara e fredda. E non è un caso che il gol laziale nasca da un'invenzione dei trequartisti biancocelesti. I due ci mettono un po' ad ingranare. Partono lenti e un po' spaesati, considerato che lì davanti non hanno alcun riferimento fisso in attacco e probabilmente non sono abituati a giocare in questo modo. All'inizio improvvisano un po', ma col passare dei minuti si adattano alla situazione e la qualità esce fuori. Entrambi si alternano come falso nueve, con lo spagnolo che per la prima mezzora è più vicino alla porta rispetto al compagno, quando in realtà, per caratteristiche e impostazione fisica, sarebbe stato meglio il contrario. Ma l'ex Liverpool non sfigura, tanto che spesso fa a spallate con i due centraloni tedeschi, mettendoli pure in difficoltà. La nota positiva, infatti, al di là della tecnica, considerato il momento delicato della squadra, è che prima Luis Alberto e Correa hanno mostrato carattere e gran senso d'adattamento. Una bella risposta da parte dei due giocatori. La partita non era facile, non solo perché l'Eintracht sembrava giocasse in casa e perché nel corso delle qualificazioni ha dimostrato di essere superiore, ma per come Inzaghi ha schierato la squadra. 
LA MOSSAI due giocavano in una posizione del tutto nuova, avendo come compagni di reparto non Leiva, Parolo o Milinkovic, ma ragazzi come Cataldie Murgia che, per evidenti motivi fisici, non hanno ritmo e gamba, quindi avere palloni giocabili, non era affatto semplice. Spesso, soprattutto per questa difficoltà, sia Correa che Luis Alberto arretravano il raggio d'azione per impostare l'azione offensiva. E diverse volte ci sono riusciti molto bene, diventando dei veri e propri leader della Lazio. Il più pronto, da questo punto di vista, è stato lo spagnolo nel primo tempo per gran parte del secondo, contrastava in ogni zona del campo. Un bel segnale per Bergamo e non solo. La momentanea rete del vantaggio della Lazio nasce proprio dalla caparbietà del numero diciotto biancoceleste che lotta a centrocampo con Fernandes, conquistando di carattere il pallone e duettando proprio con Correa. L'argentino, a quel punto, scatta in area, in attesa del suggerimento di Luis Alberto che arriva puntuale, tanto che per l'ex del Siviglia entrare in area e battere Roennow in diagonale è stato un gioco da ragazzi. Un gol molto bello che non poteva non essere propiziato da due che col pallone ci sanno fare. Una rete inaspettata, anche perché dietro la squadra soffriva e ballava un po' troppo, tanto è vero che la gara poi ha preso una brutta piega. Quasi scontato, vista la situazione. Resta la prova confortante dei due fantasisti che hanno strappato un po' di sorrisi ai pochissimi laziali presenti all'Olimpico. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, la mossa di Inzaghi: il Mago e Correa

Poteri fantastici e dove ritrovarli. Senza altri riferimenti, basta mettere Luis Alberto e Correa insieme davanti. Adesso le prova davvero tutte, Inzaghi. A parte il premio vittoria di 570mila euro, d’altronde l’ultima sfida del girone europeo col Francoforte non vale niente, ma dopo la figuraccia con l’Apollon e gli ultimi 4 pari in campionato conta comunque l’impegno per la gente. E conta anche per il tecnico, che deve cominciare a trovare delle alternative. Anche Caicedo con la Samp ha tradito, ormai non bastano più solo i gol d’Immobile per il risultato. Così forse, chi dopo di lui ha visto di più la porta, merita una vera prova da vice. Correa vice-Ciro, ma guai a vedere lo stesso approccio di Cipro: «Ricordo ancora il mio primo gol a Udine con la maglia della Lazio – giura Joaquin – perché avevo tanta voglia di segnarlo. Oltretutto ho regalato la vittoria alla squadra, una vittoria che adesso vogliamo ritrovare il prima possibile dopo l’ultima gara con la Samp. Società, squadra e tifosi, siamo uniti e siamo tutti sulla stessa strada». A livello d’orgoglio e morale, passerà domani pure dall’Europa prima di lunedì a Bergamo con l’Atalanta. Inzaghi con l’Eintracht farà le prove generali per stimolare ancora la grinta, al momento per lui il modulo non si cambia. Nel 3-5-2, testati ieri Bastos, Luiz Felipe e Acerbi al centro come a Nicosia. Così come in mediana Caceres, Murgia, Cataldi, Berisha. Lulic al posto di Durmisi (ieri non s’è allenato) potrebbe essere l’unica vera novità. 
LA CRITICA
Torna sulla trequarti e magari a moltiplicare in campo i pani, Luis Alberto. Torna quel mago che, solo in 65’ col Milan e nella punizione del penalty di sabato sera, è riapparso. Dopo altre pesanti critiche, Milinkovic è da due giorni a riposo ufficialmente per una contusione, ma allo spagnolo non è stato riservato un trattamento migliore. La verità è che senza i loro gol e le loro giocate dove si può arrivare? Sinora niente torti arbitrali, sono solo riemersi i soliti limiti, nonostante in estate in teoria erano stati colmati. Non abbastanza, non tutti: «Qui della Ferrari non ci sta nemmeno la scocca, a gennaio serve subito qualche pezzo di ricambio perché ormai è più evidente che questa macchina non gira come prima», l’ultimo messaggio recapitato a Lotito anche dalla Curva.

Ilmessaggero.it