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Intervenire sul mercato: ecco l’obbligo di gennaio

ROMA Uno sforzo in più per la Champions. Per lottare alla pari e scacciare ogni alibi. Gennaio è ormai dietro l'angolo, le concorrenti si muovono, e il mercato più che un'occasione, ogni giorno e partita che passa, diventa una necessità. L'ambiente biancoceleste spinge e soffia come non mai in questa direzione. La Lazio è senza dubbio una squadra volenterosa, mai doma, ma con qualche difetto da correggere. Inzaghi deve lavorare ancora, e molto, sulla concentrazione e sull'atteggiamento. L'organico è di livello, la classifica e la distanza dalle altre lo conferma, ma le attuali e dirette concorrenti, come Milan e Roma, senza dimenticare Inter e Napoli, nel marcato di riparazione correggeranno qualcosa. E la Lazio non può stare a guardare. Non farlo o, peggio ancora, non pensarci neppure, potrebbe essere un serio rischio. 
OCCASIONE CERCASICi sono reparti che hanno difficoltà oggettiva. La fascia destra è sotto gli occhi di tutti, e non solo da adesso. Che Marusic avesse qualche problema fisico si sapeva da un po', e non parliamo certo dell'ultimo problema muscolare, come si intuiva che Patric da solo non potesse fare il titolare per diverse partite. Lo spagnolo non si risparmia mai, è uno dei pochi che quando finisce di giocare ogni gara è esausto e questo è lodevole, ma non basta solo questo per essere competitivi per il quarto posto. Inzaghi desidererebbe giocatori pronti, esperti, preferibilmente italiani perché non hanno bisogno di adattarsi. Per questo i nomi di Darmian e Zappacosta, al di là delle loro posizioni attuali e contrattuali, sarebbero perfetti. Il primo, nonostante sia al Manchester United, spinge da mesi per tornare in Italia. Sarebbe perfino disposto a rivedere il suo alto ingaggio per avere un'opportunità. A Inzaghi piacerebbe tanto, visto che può ricoprire diversi ruoli. Un'altra occasione porta in Francia, precisamente al Lione dove c'è Rafael col contratto in scadenza. Senza dimenticare Leiner del Salisburgo. Serve la mossa giusta a gennaio, soprattutto per non avere rimpianti a maggio. La Champions è ancora alla portata, ma stavolta più che mai, è necessario correre ai ripari.

Il Messaggero

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Lazio, ora Milinkovic è sotto tiro

ROMA – È troppo diverso da prima per sembrare Sergej Milinkovic. Prova a fare quello che gli riusciva. I suoi lanci dischiudevano orizzonti. I suoi gol bucavano le porte, per la Lazio erano una proiezione d’infinito in quanto a traguardi. Il Sergente, il Milinkovic di oggi, è stato degradato anche dai tifosi laziali. Lo striscione offensivo srotolato sabato sera su Corso Francia, dopo Lazio-Samp, di cui non riportiamo la frase per la pesantezza dell’insulto, ha segnato la rottura. Milinkovic è nel mirino della Curva da dieci giorni. Il primo attacco era stato lanciato dopo il match di Verona: «I nostri striscioni di inizio anno (“Finti talenti solo a caccia di contanti”, ndr) erano preventivi e futuribili. Sembra che ci facciano un favore a giocare. Sergej contro il Chievo ha avuto un atteggiamento indisponente, come se lo facesse apposta», queste parole erano state espresse dagli ultras all’inizio della scorsa settimana. Alla Nord non è bastato l’impegno di sabato sera, se ne sono infischiati dei chilometri percorsi da Sergej (12), delle volte in cui è andato a duello, è rimasta negli occhi solo l’occasionissima sprecata di testa (incornata sbilenca a porta spalancata). Non è l’unico dettaglio che li ha fatti infuriare.

corrieredellosport.it

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Immobile, il trascinatore solitario che non molla mai

ROMA Trascinatore in campo, leader nello spogliatoio. Ciro Immobile è l'orgoglio della Lazio. La gara con la Sampdoria è solo l'ultima delle prestazioni da incorniciare dell'attaccante biancoceleste. Del resto i numeri parlano chiaro: 10 gol in campionato. Gli stessi di Pjatek, sorpresa del Genoa, e di Cristiano Ronaldo, stella della Juventus. Ciro non ha mai deluso le aspettative, anche quando la squadra non ha girato. Ne sanno qualcosa le difese di Napoli e Roma, fulminate dal bomber di Torre Annunziata. 
LOTTATOREImmobile non indossa la fascia da capitano (cucita sul braccio di Lulic), ma è come se la portasse: protesta con gli arbitri, si dispera per un gol sbagliato, si fa sentire con i compagni e si danna l'anima per condurli alla vittoria. Contro i blucerchiati non ci è riuscito per una manciata secondi. Dopo aver realizzato con grande freddezza il calcio di rigore al 95' è arrivato il pareggio di Saponara in extremis. Quel «minuto e mezzo di follia finale», come lo ha definito Inzaghi, è stata una grande delusione, che Immobile ha sfogato subito in campo, richiamando i compagni per l'errore commesso. Già a Verona aveva predicato nel deserto del Bentegodi, firmando poi il definitivo 1-1. 
SICUREZZANella crisi di risultati della Lazio, Ciro è una certezza a cui Inzaghi si aggrappa per guarire dalla pareggite. Quantità e qualità al servizio della squadra. Un moto perpetuo dal primo all'ultimo minuto. Immobile, mal supportato dal centrocampo sabato sera, non ha aspettato il pallone in area. Anzi, si è abbassato per partecipare alla manovra. Ha guidato il pressing, ha attaccato lo spazio e si è defilato sulla fascia per poi puntare il centro. In più di un'occasione è successo contro la formazione di Giampaolo: Ciro si è accentrato, partendo largo dalla sinistra. Una variante tattica per sorprendere i difensori avversari. Un escamotage a cui Inzaghi è dovuto ricorrere per sopperire alla mancata intesa con Caicedo. Insomma, Immobile ha fatto suo il motto del «non mollare mai», dimostrando di poter essere pericoloso su tutto il fronte offensivo. Un messaggio forte e chiaro al ct dell'Italia, Roberto Mancini, che l'altro ieri era in tribuna all'Olimpico, mentre Inzaghi dalla panchina non smetteva di applaudire il suo numero 17. 

Il Messaggero

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L’involuzione è questione di testa

ROMA Il gol di Saponara ha avuto l'effetto di un diretto destro al volto quando la guardia è ormai bassa e lo sguardo rivolto solo al gong. Una botta tremenda. Soprattutto perché la Lazio aveva dato ampi segnali di ripresa. Il ritiro voluto dal presidente Lotito aveva sortito gli effetti sperati. I biancocelesti hanno fatto vedere segnali incoraggiati. La voglia di vincere nonostante le difficoltà. Ma il problema più grande è nella testa. Inspiegabile, altrimenti, l'aver subito un gol a pochi secondi dalla fine e con la palla nelle mani di Strakosha. Una follia. Forse la peggiore ma non certo l'unica. Un problema che già lo scorso anno si era palesata cancellando in appena sette minuti in due partite la semifinale di Europa League e la qualificazione in Champions. Il dato allarmante è che in questa stagione sono già otto i black out in 20 giornate tra coppa e campionato. 
ANSIA DA PRESTAZIONEPronti via ed è il Napoli a ribaltare il risultato alla prima giornata, poi c'è stato il derby con la Roma perso 3-1 con i biancocelesti che non sono proprio scesi in campo. Il tonfo in casa dell'Eintracht per 4-1, il ko contro l'Inter per 3-0 (anche qui Lazio assente ingiustificata). E ancora i tre pareggi con Milan, Chievo, Sampdoria e in mezzo la clamorosa sconfitta con l'Apollon in Europa. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la testa. Ora però sembra essersi trasformata in una vera e propria sindrome. Un solo punto fatto con le big, rispetto ai sette dello scorso anno. Ma c'è di più perché in nove occasioni i biancocelesti hanno subito gol pochi minuti dopo aver segnato. E soprattutto incassa almeno una rete da nove giornate consecutive, l'ultimo clean sheet risale al successo in casa del Parma per 2-0 del 21 ottobre scorso. Un dato (18 gol) che deve far riflettere ma non allarmare visto che l'anno scorso ne aveva presi due in meno (16). Non è cambiata la fragilità difensiva, la sensazione è che ogni volta che una squadra avversaria attacca nella giusta maniera faccia gol. Basti pensare che nelle ultime quattro le rivali sono sempre passate in vantaggio. La cosa su cui bisogna riflette maggiormente sono i 16 gol in meno realizzati. Manca terribilmente l'apporto di Milinkovic e Luis Alberto entrambi con due marcature in meno rispetto alla passata stagione. Si deve ritrovare il feeling perso, quello che aveva permesso ai biancocelesti di incantare l'Italia conquistando 35 punti (11 vittoria, pari e 2 ko), 10 in più rispetto ad oggi (7 successi, 4 sconfitte e 4 pareggi). 
BUCO A DESTRANormale che ogni stagione non possa mai essere uguale all'altra e che ripetersi sia sempre difficile. Ma proprio per questo ci si sarebbe aspettati qualcosa in più da Inzaghi che continua ad insistere su un modulo, il 3-5-2, che convince sempre meno. Non è un caso che nelle ultime tre gare il pari sia arrivato con il 4-3-2-1. La panchina è più lunga ma il tecnico non sempre fidarsi del tutto: solo Acerbi è stato schierato sempre titolare. Correa 2 sole volte su 14, sorprendono gli appena 75 minuti di Berisha e i 60 di Durmisi mai dal primo minuto. Anche la società avrebbe potuto fare qualcosa in più: sulla destra c'è una lacuna evidente. Basta, Patric, Marusic, Wallace e Bastos non garantiscono la qualità richiesta a questo livello. Tempo per correre ai ripari c'è ancora, vietato mollare adesso.

Il Messaggero

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Lazio in analisi: è videoterapia

Videoterapia per il trattamento delle amnesie tecnico-tattiche e per risolvere i disturbi di rendimento. Trattamento intensivo a Formello, è stato programmato da Inzaghi e dal suo staff per i giorni di ritiro. La videoterapia è scattatata martedì nel dopocena. La seratina è stata organizzata così: la Lazio, al completo, ha assistito a Samp-Spal, match di Coppa Italia valido per i sedicesimi, vinto 2-1 dai blucerchiati, prossimi sfidanti all’Olimpico (in campionato). E ieri mattina tutti in palestra, davanti al video, per un’ora intera. La prima parte del programma di allenamento è stata dedicata al “replay”. I biancocelesti hanno rivisto i tratti salienti del match con il Chievo, sotto la lente quel primo tempo inguardabile. Poi tutti in campo, per la prima delle due sedute di lavoro attivo. La full immersion proseguirà oggi e domani, l’appuntamento è fissato alle 10.30 davanti alla tv. La videoterapia è utile per far sì che i giocatori, davanti all’evidenza, si rendano conto di ciò che hanno e non hanno fatto nelle ultime due partite (è compresa la caduta ingloriosa di Nicosia). L’analisi video delle prossime 48 ore riguarderà aspetti tattici di squadra, movimenti difensivi e d’attacco, si studierà in modo approfondito la Sampdoria. Giocando e rigiocando, tra campionato ed Europa, non c’è molto tempo per curare alcuni dettagli. Il ritiro sarà sfruttato anche in questo senso.

LE PROVE DIFENSIVE – I video non bastano, serve la pratica. E Inzaghi ha predisposto allenamenti tattici, difensivi e offensivi. Ieri mattina hanno lavorato i difensori più gli esterni di centrocampo e i registi, nel pomeriggio è stato il turno degli attaccanti. Quaranta minuti di prove difensive, tutte incentrate sulla linea a tre. Erano fermi Marusic (out per Samp ed Eintracht) e Leiva (in campo nel pomeriggio). Caceres si è alternato con Patric sulla fascia destra, Badelj e Cataldierano i registi. Le prove offensive sono scattate intorno alle 16. Luis Alberto era in coppia con Immobile, Correa e Caicedo formavano l’altro tandem. Inzaghi ha adottato terapie multiple, di gruppo e individuali. Ha cercato le parole giuste per rimotivare il gruppo, per ricaricarlo, per stimolarlo.Corrieredellosport.it

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Inzaghi per ora non è in discussioni, dicembre decisivo: De Biasi aspetta…

Il tecnico Inzaghi al momento non è in discussione, il presidente Lotito in ogni caso si aspetta una reazione nelle prossime due gare contro Sampdoria e Atalanta. Se dovesse percepire che la squadra non riesce più a seguire il tecnico, l’unica via d’uscita sarebbe un cambio in panchina, con Tare che potrebbe sfruttare gli ottimi rapporti con De Biasi, ex ct dell’Albania.

Ma è presto per pensarci, la testa della squadra è alla sfida di sabato all’Olimpico; intanto arrivano buone notizie per Inzaghi proprio dal campo, dove si è rivisto Lucas Leiva: il brasiliano ha svolto tutta la seduta pomeridiana, compresa la partitella, e si candida per un posto da titolare. Out Marusic, Luis Alberto ieri è stato provato al fianco di Immobile. Infine la Coppa Italia: la Lazio affronterà agli ottavi (13 gennaio al Roma) il Novara che ha battuto 3-2 il Pisa. Leggo

 

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Lazio, il processo è a porte chiuse

ROMA Chiuse le porte di Formello, si spalancherà un portone sabato in campo. E' questo l'obiettivo del ritiro dichiarato. Così il centro sportivo si trasforma in un luogo spirituale per ritrovare l'animo laziale. A confessare tutta la squadra da martedì ormai ci pensano Inzaghi, Peruzzi e Tare. Sono iniziati pure i colloqui personali, bisogna eliminare sul nascere tutte le fazioni, è fondamentale ritrovare certi campioni. Nessuno può e deve approfittare di questa situazione per far uscire personalismi o spargere altre parole infiammabili nell'aria. 
Anzi, a gettare acqua sul fuoco ci pensa Peruzzi, direttore dell'area tecnica, ma come sempre anche Angelo custode di una ciurma che non vuole finire in avaria. Lui non è uno che abbandona così la nave, dunque tutte le riflessioni d'addio sono rinviate: «Ho sempre firmato un contratto per un anno. Così sta bene pure a Lotito. Anche lui è giusto che decida a giugno se ho fatto bene o se è il caso di darmi un calcio e mandarmi via». Dei litigi ci sono stati, ma al momento sembrano essere rientrati. E' stato Peruzzi a comunicare il ritiro sul pullman di ritorno da Verona ai giocatori: «E' normale che preferissero stare a casa a dormire con le proprie famiglie, ma poi tutti hanno capito che non era una punizione, ma un modo per ricompattarci. Non siamo in una crisi nera, abbiamo una buona classifica e possiamo ancora fare meglio». 
CATTIVERIAL'allarme è scattato col Milan, ma ancora non era assordante. Già allora però Lotito aveva iniziato a lamentarsi dei cambi, dell'assenza di cattiveria e della gestione del gruppo. Inzaghi era finito sotto processo, con tanto di vis-a-vis sabato scorso a Formello. Il presidente pensava di dare una scossa a lui e alla squadra. Invece le pressioni hanno avuto un effetto boomerang e hanno portato a un pari assurdo col Chievo. Due giorni prima erano state le riserve a crollare a Cipro, a Verona invece pure i big riposati hanno fallito senza nessun apparente motivo. Ieri mattina è stato analizzato tutto il primo tempo horror nelle sessioni video, prima della doppia seduta, insieme proprio alla gara di Coppa. Già, proprio prima dell'Europa League, Peruzzi era stato scavalcato da qualche giocatore che si era rivolto direttamente a Tare per giocare. Basta, tutti devono tornare a remare dalla stessa parte, per la Lazio questo è il momento di rigiocarsi tutte le sue carte. Il filotto giusto contro Samp, Atalanta, Cagliari, Bologna e Torino permetterebbe non solo di riprendersi il quarto posto, ma di puntare persino l'Inter se già domani non dovesse mantenere il passo. 
DIFESABasta anche black out (16 gol subiti in 14 giornate) in difesa, che Inzaghi non sembra voler cambiare in corsa. Ieri si è concentrato sulla retroguardia, sono iniziate le prove col solito 3-5-2. Inzaghi ha riparlato molto anche con Milinkovic e Luis Alberto. Le critiche adesso li stanno inghiottendo, ma senza di loro il tecnico ritiene impossibile lottare per la Champions. In questo dicembre lui e la Lazio si giocano tanto, è fondamentale ritrovare quindi subito un successo che manca dall'8 novembre. Anche perché altrimenti il ritiro potrebbe non avere più un breve termine, conoscendo il presidente.

Il Messaggero

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Caos Lazio, Parolo: «Ognuno ha fatto come gli pare, ora resettiamo»

ROMA Tutti per nessuno, nessuno per tutti. Se non c'è anarchia totale, dentro lo spogliatoio della Lazio, poco ci manca. Il gruppo granitico e compatto dell'anno scorso è un lontano ricordo. Il ritiro imposto da società e tecnico, oltre ai recenti e deludenti risultati, nasce da questo. Un gruppo scollato, diviso in gruppetti, con gli anziani e leader da una parte, quasi inascoltati, i più giovani da un'altra, più concentrati a vivere sui social che sul campo, e qualche nuovo giocatore arrivato dall'ultimo mercato quasi isolato e ancora non inserito del tutto. E le responsabilità di questo, in parte, sono anche dell'allenatore che, forse, ha lasciato correre un po' troppo. E sin dal ritiro, dove qualcosa già non andava. Qualche lamentela di troppo che però non viene fatta direttamente ad Inzaghi. 
MARCO NE HA PER TUTTIUn chiacchiericcio fastidioso e continuo. E l'allenatore nel faccia a faccia avuto due giorni fa con i giocatori ha parlato anche di questo, ma senza fare nomi, pure se, forse, sono facilmente individuabili con la recente prestazione in Europa League. Una squadra solo sulla carta, ma non nel vero senso della parola. I risultati ottenuti fino ad ora, con il quinto posto a un solo punto dal Milan, cinque dall'Inter terza e più quattro sulla Roma, con la qualificazione al turno successivo in Europa League con due turni d'anticipo e senza la qualità di due pedine come Milinkovic e Luis Alberto (il suo è un caso davvero singolare), sono quasi un miracolo, con la superficialità attuale che regna incontrastata all'interno dello spogliatoio laziale. Da tempo i leader cercano di farsi ascoltare e di trovare una soluzione, ma fino ad ora ogni dialogo è caduto nel vuoto, almeno fino all'altro giorno, quando Parolo e Lulic hanno preso la parola dopo Inzaghi, Tare e Peruzzi. Il centrocampista biancoceleste è stato il più duro, ma allo stesso tempo il più sincero e accorato. «Dobbiamo darci una regolata e una mano tutti insieme, resettare, non pensare più a quanto fatto l'anno scorso, ripartire da zero ma conservare quella rabbia, tornare ad essere umili e aiutarci l'un l'altro dentro e fuori dal campo perché fin qui ognuno ha fatto un po' come gli pare, se ci riusciamo bene altrimenti butteremo tutto e renderemo inutile anche la passata stagione con tutto quello che ci è successo», la sintesi del pensiero del giocatore. 
LA CENA DELLA DISCORDIAParole spietate e pronunciate in un silenzio assordate, ma che nascono da un'amarezza di fondo. Già perché il punto di non ritorno, e che fa ben capire cosa si respira all'interno della squadra, c'è stato due settimane fa, quando Parolo, Radu e Lulic hanno organizzato la cena per la squadra. Un modo per stare insieme tra giocatori e le rispettive famiglie. Un appuntamento organizzato all'ultimo, pochi giorni prima, ma alla fine, al ristorante vicino Formello, non si è presentata mezza squadra. Uno sgarbo che non è stato preso bene dai leader e ha aperto gli occhi anche all'allenatore e ai dirigenti. Pare che l'unico assente giustificato fosse Immobile. Qualcuno si è scusato il giorno dopo, ma è una ferita ancora aperta che si cercherà di rimarginare in questi giorni, dove sono banditi i cellulari e soprattutto la partecipazione ai social, con qualche giocatore che esagera. Il leitmotiv è parlare, chiarirsi e ritrovare la compattezza per lottare per la Champions, l'obiettivo più importante. Qualcosa già è scattato, anche perché l'imperativo è tornare tutti per uno, uno per tutti.

Il Messaggero

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Lazio, senti Reja: «Servono uomini veri che si diano una mano»

ROMA Non chiamatelo ritiro punitivo, questo è preventivo. Ma ha comunque un carattere distintivo: è il settimo dell'era Lotito. Dal 2004 a oggi, il presidente è ricorso in diverse situazioni a questo espediente per ritrovare il sereno e in campo il risultato: sei vittorie e un pareggio, nelle partite immediatamente successive, dice il dato. Storico lo 0-2 al Cagliari del 21 marzo 2010 da cui nacque la splendida avventura di Reja sulla panchina biancoceleste, subentrato al posto di Ballardini da 5 gare. Dopo la prima vittoria sul Parma e un pari con la Fiorentina, arrivarono tre ko. Pesantissimo quello in casa col Bari (0-2), che spinse la Lazio con un piede in B e costrinse Lotito a spedirla a Norcia. Lì il vecchio zio Edy e la squadra strinsero un famigerato «Patto» per centrare la salvezza: «Io inizialmente non ero d'accordo, ma alla fine ero appena arrivato e fu il modo migliore per conoscere i miei nuovi ragazzi e unirci»
In quale maniera, Reja?
«Mi ricordo che facemmo una cena per il compleanno di Zarate e quello fu il momento esatto in cui ci ritrovammo». 
Cosa scattò nella mente dei giocatori?
«Doveva arrivare prima una maga, poi un mental coach e io mi rifiutai. Parlai coi senatori e con Brocchi e gli dissi: Se avete gli attributi, adesso tirateli fuori. Mica sarete dei bambini che avete bisogno dei tutori?' Da lì, ci fu un ricompattamento e volammo a vincere in Sardegna». 
Secondo lei la situazione è simile adesso a livello psicologico?
«Non credo. In fondo la Lazio viene da tre pareggi, ma forse Lotito ha fiutato un allarme per l'atteggiamento e ha prevenuto un'altra caduta». 
Possibile si sia rotto qualcosa all'interno dello spogliatoio?
«Ho visto la Lazio, non va bene da qualche mese e non so perché. Ci sono giocatori come Milinkovic, Luis Alberto, Leiva stesso che era un fenomeno l'anno scorso, che stanno giocando al di sotto del loro possibilità».
In caso di sconfitta sabato, il ritiro potrebbe proseguire a oltranza…
«La Samp può mettere in difficoltà, ma la Lazio è forte e deve vincere».
E' libero e qualcuno vede già la sua ombra su Inzaghi.
«Onestamente a un ritorno alla Lazio non direi mai di no. Ho lasciato un pezzo di cuore e potremmo ricostituire la coppia Reja-Bollini (ndc, scherza e ride), ma senza patti di Norcia…».

Il Messaggero

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Peruzzi, l’angelo custode sta pensando all’addio

ROMA In estate era stato molto chiaro: firmo il rinnovo ma se verranno meno determinate condizioni mi faccio da parte. Angelo Peruzzi lo ha messo nero su bianco nelle tre ore di colloquio che ha avuto con Lotito e Tare. Un solo anno. Passo dopo passo perché lui è abituato a non andare mai oltre. Figura ingombrante sì, ma solo per la sua corporatura. Più volte decisivo nel corso dei suoi due anni a Roma nel fare da raccordo tra lo spogliatoio e la società. Già, semplice raccordo e non certo una presenza scomoda. Insomma non vuole imporre i diktat ma essere un consigliere perché sa benissimo come funziona uno spogliatoio. Finora ha bene o male avuto mano libera nel farlo. Rapporti sereni con la dirigenza tranne in estate quando restò molto male quando il ds Tare prese Proto come portiere senza chiedergli il minimo parere. Lui avrebbe preso Sirigu. Acqua passata. La figura di Peruzzi era stata una mossa voluta dal presidente per delimitare i ruoli di competenza dei vari dirigenti
SGUARDO AL PASSATOOra è altro che si sta facendo strada nella testa dell'Angelo custode. Il clima di frizione tra tecnico e presidente non sta giovando neanche a lui che è un po' finito ai margini di quel progetto. A lui il compito di comunicare la decisione di andare in ritiro. Questa la sua ultima apparizione. Qualche intromissione di troppo lo ha limitato nella sua azione. Anche il fatto che più di un giocatore lo abbia scavalcato non gli è piaciuto. Ora il club manager potrebbe pensare di lasciare il suo compito a fine anno. Qualcuno dice già a gennaio, ma è una ipotesi molto remota. Possibile per lui un ruolo in Federazione. E' abituato a rispettare le parole date e lo farà anche se non sente più quel feeling. La cosa si vocifera già da qualche tempo dalle parti di Formello e Lotito starebbe già pensando ad una alternativa per non rimanere scoperto in un ruolo che ritiene molto importante. In passato, in ballottaggio con Peruzzi, ci fu Ledesma. L'argentino però si è eclissato dal mondo Lazio. Un nome che sta prendendo sempre più quota è quello dell'ex capitano Mauri. Ha l'avallo di qualche ex compagno, conosce bene l'ambiente e si muove benissimo. Lui, però, per ora preferisce non commentare.

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