Categorie
RASSEGNA STAMPA

Quando il ritiro fa bene: dal ‘patto di Norcia’ al 26 maggio. E Inzaghi iniziò proprio così

La Lazio va in ritiro e medita sui propri errori. È il secondo nell’era Inzaghi, il settimo nell’era Lotito. Non tutti i mali vengono per nuocere, la storia scrive che alla Lazio fa bene andare in ritiro: sei vittorie e un pareggio nelle successive gare

Il primo a Norcia con Rossi, dopo la pesante sconfitta con il Siena, è stato una manna per vincere il derby contro la Roma nell’aprile 2009. Nel novembre 2009 la squadra guidata da Ballardini è rimasta dieci giorni in ritiro a Norcia, fino alla sfida contro il Napoli poi finita 0-0. Sul baratro della Serie B, nel marzo 2010 celebre è rimasto il «Patto di Norcia» stretto da Reja e la squadra per centrare la salvezza. Il sorriso dopo la tempesta è stato lo 0-2 al Cagliari. L’unico ritiro non punitivo, anzi mistico, a Norcia è stato alla vigilia della storica finale di Coppa Italia contro la Roma. Ha funzionato, la Lazio ha trionfato il 26 maggio 2013. Nella stagione 2015/16, la Lazio di Pioli è stata due volte in ritiro a Formello: a settembre, dopo la manita del Napoli, seguito dal successo sul Genoa per 2-0; a novembre dopo il pareggio con il Palermo, ha portato alla vittoria in Europa League sul Dnipro.

Nell’ultimo ritiro a Norcia, nell’aprile 2016, è nata l’avventura di Inzaghi alla Lazio. La sconfitta nel derby con la Roma fu fatale al tecnico della Fiorentina, Simone ha riportato la squadra al successo con il Palermo. Da oggi pomeriggio in ritiro a Formello fino alla gara contro la Sampdoria di sabato sera, Inzaghi metterà tutti in discussione. Da domani ritroverà in gruppo Leiva, da valutare le condizioni di Luis Alberto e Marusic fermi per nuovi guai muscolari. il Tempo / Laziopress

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Alta tensione Lazio: Lotito e Inzaghi, chiaritevi

ROMA – Dalla tensione alla concentrazione. Sette giorni di smembramenti e “sbranamenti”. La sfuriata di Lotito a Formello, storia di sabato. Il confronto Inzaghi-Tare-Peruzzi-squadra di ieri mattina, lungo due ore. Faccia a faccia, riunioni, confronti, discussioni. E oggi scatterà il ritiro. «Non è punitivo», dice la società. E’ per parlare, per lavorare, per ritrovare spirito e smalto. Durerà fino a Lazio-Samp, un premio non è. L’appuntamento è fissato nel pomeriggio odierno a Formello. Inzaghi lo farà passare come un ritiro utile alla squadra per ripartire, non come un provvedimento disciplinare. L’annuncio della decisione presa dalla società era stato dato dal club manager Peruzzi domenica sul pullman, dopo la figuraccia del Bentegodi, seguita alla figuraccia di Nicosia. La comunicazione aveva sollevato qualche malumore nel gruppo, c’è chi ha mostrato subito disappunto. La squadra si sente stressata. Non ha giustificazioni visto ciò che ha fatto o che non ha fatto. Il ritiro, per giunta, è più corto rispetto a quanto sarebbe potuto essere. Domenica e ieri la squadra è rientrata a casa. Si giocherà di sabato, dunque venerdì sarà vigilia. I giorni in più di clausura saranno tre (oggi, domani e dopodomani). Niente di drammatico. 

L’ORDINE – Dal lunedì post-Milan al lunedì post-Verona: è stata una settimana movimentata, agitata, tempestosa, da tutti contro tutti. Ecco perché, anziché sbranarsi, è bene fare “mea culpa" è bene riflettere, concentrarsi su ciò che manca, su ciò che va fatto. Non è più tollerabile una Lazio senza gambe e senz’anima. E’ il messaggio, un ordine, che la società ha inviato ieri mattina ai giocatori. 

corrieredellosport.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, un flop che fa discutere: squadra in ritiro?

VERONA Un altro passo indietro verso la Champions League. Terzo pareggio consecutivo per la Lazio che esce dal Bentegodi con un punto piccolo piccolo. Finisce 1-1 contro il Chievo. I biancocelesti non vincono in campionato dal 4 novembre. Risultato: i ragazzi di Inzaghi scivolano al quinto posto in classifica scavalcati dal Milan e ora più che guardare avanti devono cominciare a guardarsi le spalle. Una gara brutta e senza mordente quella giocata dalla Lazio e pensare, parola di Inzaghi, che a questa partita ci stavano pensando addirittura da martedì. E non regge nemmeno la scusa dell'Europa League visto che la maggior parte dei titolari erano rimasti a casa. Duello vinto dal collega Di Carlo che ha saputo motivare il Chievo e restituirgli la giusta cattiveria dopo l'esperienza traumatica di Ventura. Qualche domanda in casa Lazio sarebbe giusto porsela. 
LENTA E PREVEDIBILEInzaghi si affida a Correa per supportare Immobile in avanti. In difesa Wallace preferito a Luiz Felipe. L'approccio è molto simile a quello visto giovedì in Europa League: Lazio lenta e senza troppe idee. Quello che sorprende ancor di più in negativo è che, nonostante i campo ci siano i titolari, gli errori in fase d'impostazione siano gli stessi. Poche idee e confuse. Un assist per il Chievo alla disperata ricerca di punti. Gli uomini di Di Carlo pressano su ogni pallone rendendosi pericolosi e portandosi addirittura in vantaggio con una percussione centrale di Birsa e concretizzata dal solito Pellissier, il suo ottavo centro ai biancocelesti in 23 gare. Una rete che sottolinea ancor di più la fragilità difensiva della squadra di Inzaghi. Il Chievo spinge molto sulla sua destra dove Lulic e Radu fanno molta fatica a contenere Hetemaj e Meggiorini. E non è la prima volta che succede. Pensare che quello dovrebbe essere il lato più forte. In avanti la Lazio non riesce a fare gioco. Correa e Immobile non trovano il giusto feeling, il risultato è che l'attaccante corre a destra e sinistra senza essere mai servito a dovere.
I TIFOSI CONTESTANOLa sensazione è che, con l'argentino in campo, si debbano trovare alternative al solito modo di attaccare. Correa è meno portato a fare da sponda e più utile in percussione, ecco perché spesso si defila sulla destra per provare ad entrare in area. Inzaghi urla in continua ma senza sortire effetto. Decima volta, tra coppa e campionato, che la Lazio chiude il primo tempo senza fare gol e soprattutto l'ottava che prende gol. Atteggiamento che non piace ai tifosi presenti al Bentegodi che invitano i giocatori a tirare fuori gli attributi. Inzaghi cambia modulo e per la terza volta di fila passa alla difesa a quattro: 4-3-1-2. La mossa ha il pregio di dare maggiore peso all'attacco laziale tant'è che Immobile firma il pareggio su assist di Correa. Per un quarto d'ora o poco più si vede maggior carattere e voglia nel giocare: dopo la rete del pari Ciro coglie anche un palo. Peccato che tutto duri troppo poco. Il Chievo ritrova le misure e mette di nuovo sotto i biancocelesti: decisivo Patric a salvare sulla linea. Fa impressione vedere come la Lazio, che deve ribaltare il risultato, chiude la partita in affanno e in difesa. Bisogna cominciare a guardarsi negli occhi e chiarire qualsiasi problema adesso. Domani è già troppo tardi. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

L’altra Lazio non funziona

Brutta e senz'anima. La Lazio perde in casa dell'Apollon Limassol per 2-0 e dice così addio alla possibilità di arrivare prima nel girone (l'Eintracht passeggia 4-0 col Marsiglia). Colpisce il modo in cui i biancocelesti giocano. Troppi errori in fase d'impostazione e praticamente nessuna idea di gioco. Nemmeno i singoli riescono ad incidere in qualche modo. Il risultato è che l'Apollon centra la prima vittoria del girone e soprattutto il primo successo contro una squadra italiana. Un ko che deve far riflettere parecchio: non è questa la strada per diventare grandi. Inzaghi rivoluziona la sua squadra un po' per necessità (molti hanno bisogno di tirare il fiato) e un po' per virtù (valutare chi gioca meno). Unico superstite Acerbi che taglia il traguardo delle 140 gare consecutive: «Zero alibi, sconfitta meritata», dirà dopo il fischio finale. Fascia da capitano a Cataldi che torna ad indossarla quasi 4 anni dopo l'ultima volta: «Emozionato per la fascia, ci dispiace per i tifosi», il suo pensiero al 90'. Normale che il risultato sia a metà perché la Lazio gira su ritmi bassi. Colpa anche di un campo reso molto pesante dal nubifragio abbattutosi prima della gara. Pioggia talmente abbondante che i tremila tifosi si spostano tutti nell'unico settore coperto. L'approccio dei biancocelesti non è dei migliori tanto che chiudono il primo tempo sotto di una rete. Luiz Felipe, in collaborazione con Proto, regala a Faupala una cartolina da conservare: gol in rovesciata. Il suo primo in Europa. Marcatura e riflessi dei laziali da rivedere. In avanti i biancocelesti fanno poco e niente, la sensazione è che manchi il raccordo tra i reparti. La ripresa segue lo stesso copione del primo tempo con la Lazio che commette tanti errori tecnici in fase di possesso palla. L'unico pericolo lo porta Cataldi con una punizione. La differenza di livello delle due squadre è palese eppure a guardare la gara non sembra affatto. Qualche buono spunto di Correa ma per il resto la Lazio gioca una partita da dimenticare. È vero che il solo primato del girone non poteva essere uno stimolo sufficiente ma in ogni caso è anche con queste partite che si allenano la fame e la rabbia delle grandi. Non è possibile che il solo fatto di aver già passato il girone crei appagamento. A maggior ragione che in campo ci è andato che trova meno spazio. Bocciato Murgia: nell'ora in cui resta in campo ci si accorge di lui solo per il giallo che rimedia. Inzaghi non riesce ad imprimere la giusta motivazione e nel corso della gara prova a sperimentare: per larghi tratti gioca anche con la difesa a quattro. Tutto inutile perché sono proprio le motivazioni a mancare. Debutto con i grandi per il baby Armini, primo millennial del club. I ciprioti giocano sugli errori dei biancocelesti e così nel finale raddoppiano pure con un gol da calcetto di Markovic.
INZAGHI: «PERSO MERITATAMENTE»
Serata da dimenticare e in fretta. «Abbiamo commesso qualche errore, però l'Apollon ha vinto meritatamente», ammette Inzaghi. Domenica in casa del Chievo c'è un quarto posto da difendere.

il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Inzaghi-Lotito, luna di fiele

OMA Il quarto posto e la qualificazione ai sedicesimi d'Europa League sono dalla sua parte, ma dopo 2 anni e 7 mesi il rapporto con Lotito è sempre più traballante. Inzaghi ha le sue idee ferme, alla società cominciano a stare strette. Ora riecheggiano più che mai le urla estive del presidente contro il tecnico, adesso è peggio perché rimane in silenzio. Nessun confronto al momento con Simone, con lui ci ha parlato Tare. I cambi contro il Milan non sono andati giù ancora una volta. O perché sbagliati (Milinkovic-Luis Alberto) o perché tardivi (l'ingresso di Caicedo). Il pari casalingo (l'ultimo risaliva al 6 maggio con l'Atalanta), acciuffato in extremis contro il Milan, per la società è una colpa d'Inzaghi. Non è un merito che 13 punti da quando lui è in panchina siano stati conquistati nei minuti di recupero. E nemmeno che a segnare sia stato Correa (terzo gol in 11 gare da subentrato, come nessuno in Europa) da lui spedito in campo: uno così in forma avrebbe potuto giocare dall'inizio. Invece Inzaghi continua (Acerbi a parte) sempre a centellinare o utilizzare almeno con un anno di ritardo il mercato. E' successo anche con Luis Alberto e Caicedo, Tare è infastidito persino perché il talento del baby Pedro Neto (in mostra con l'Under 19 portoghese) non viene coltivato, alimentando fra i tifosi il sospetto e precludendo anche sull'esterno eventuali alternative di modulo. 
LA TENSIONENon è stato inserito nella lista Uefa, così come Lukaku e Patric, aspettando gennaio. Col turnover domani Inzaghi dovrà comunque pensare a conquistare nel girone il primato, poi si concentrerà sul Chievo. E' presto e folle considerarlo in bilico, ma dal campionato passerà comunque il suo futuro. Senza Champions, stavolta Simone potrebbe dire addio a fine stagione, nonostante sia già il secondo allenatore (8 in 14 anni) più longevo di questa gestione. La società è convinta di aver costruito la giusta rosa, stavolta non perdonerà più dell'anno scorso a Inzaghi l'eventuale disfatta. Perché il malumore nei suoi confronti si era palesato già dopo la prima giornata con il video rubato di Lotito a Cortina e le dichiarazioni di Tare: «Bisognerebbe subito parlare di obiettivi perché noi puntiamo al quarto posto». 
IL TERZO ANNOUna frecciata all'allenatore, che nelle conferenze aveva sempre sottolineato il gap di mercato con le altre concorrenti, fornendo a se stesso e ai suoi ragazzi alibi preventivi in caso di sconfitte con le grandi. Forse per questo a maggio scorso, prima di Ancelotti, Inzaghi e il suo staff avevano pensato già di trasferirsi a Napoli. Quel colloquio segreto con De Laurentiis del suo figlioccio, Lotito non l'ha mai digerito. Così come l' occhio strizzato alla Juve in caso di divorzio da Allegri. Lunedì in consiglio federale Figc, il presidente biancoceleste si vantava di aver multato Inzaghi per il comportamento avuto nei confronti di Banti. Una punizione-esempio da dare a tutti i tesserati, che aveva invocato il numero uno della Lega Miccichè, prima che ieri arrivasse la sanzione da 5mila euro e la diffida del giudice sportivo. Lotito è convinto che negli ultimi due anni l' ex mister della Primavera non abbia fatto nessun miracolo, anzi gli imputa pure il mancato ingresso in Champions. Eppure il fatto conclamato rimane che nessun tecnico nella sua era si era mai confermato a questi livelli al secondo anno. Il cattivo presagio però è che a parte Delio Rossi nessun tecnico è arrivato al quarto dal 2004. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Correa aggiusta la mira: in gol ogni 136 minuti, meglio di Immobile

Lotito ha fatto 13. La prodezza di Correa al 94’, contro il Milan, ha confermato la Lazio al quarto posto, un piazzamento che a fine campionato varrebbe i milioni della Champions. E quel destro di controbalzo dell’argentino è stato il 13° gol decisivo segnato nei minuti di recupero, in campionato, da quando la Lazio è nelle mani dell’attuale presidente. Una serie cominciata nell’aprile 2005, con un colpo di testa di Siviglia per un 1-1 a Cagliari al 91’; proseguita con i gol vinci-derby di Behrami (2008, 3-2 al 92’) e Klose (2011, 2-1 al 93’); passata attraverso un 2013-14 con ben 5 reti fondamentali dopo il 90’, quelle di Cana in casa Samp (1-1), Candreva contro Parma (3-2) e Torino (3-3), Mauri al Verona (3-3) e Biglia al Bologna (1-0); un 2016/17 col rigore al Bologna di Immobile (1-1 al 97’) e il primo gol di Luis Alberto (2-2 al 91’ sul campo del Genoa); e le reti, nello scorso campionato, di Caicedo (2-1 in casa Samp al 91’) e ancora Immobile (il clamoroso tacco del 2-2 a Cagliari al 95’), prima di arrivare a Correa. Senza dimenticare altre prodezze salva-Lazio (il rigore parato da Strakosha a Dybala, al 97’, per blindare il 2-1 dell’anno scorso allo Stadium) e i gol extra-campionato: per dirne uno, nel dicembre 2012, l’inzuccata di Ciani al 95’ per un 1-1 col Siena, in un incontro poi vinto ai rigori, all’esordio in quella Coppa Italia chiusa in trionfo con l’1-0 nel derby. Senza il francese, non ci sarebbe stato il 26 maggio di Lulic. Ciani, per chi ne avesse perso le tracce, ha giocato fino a ottobre col Los Angeles Galaxy insieme a Ibrahimovic. Lotito l’aveva acquistato nel 2012 per 1,9 milioni. Con la Lazio fece solo un altro gol, curiosamente per un 1-1 col Milan (ma a San Siro), lo stesso risultato di domenica scorsa. Correa, bonus compresi, è costato esattamente 10 volte di più. Ma sta dimostrando di valerli, quei 19 milioni, perché in media segna più di Immobile. Sì, avete letto bene: lui fa un gol ogni 136’ (Europa compresa ne ha segnati 4), Ciro uno ogni 156’. Eppure il Tucu ha giocato solo una partita, in A, dal primo minuto. A Udine. Segnando una rete decisiva, naturalmente…

Il Corriere della Sera

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Zeman: “Nel mio cuore più Lazio che Roma”. Ma poi ritratta…

Aggiornamento – Zeman ritratta: «Non ho mai detto che il mio cuore batte più per la Lazio che per la Roma. Non l’ho detto perché non lo posso dire. Ho detto che mi sono trovato bene nell’ambiente romano e che la Roma mi ha sempre attirato di più perché aveva più pubblico, stop. Ho amici laziali e romanisti, non li rinnego, quindi non si tratta nemmeno dell’opposto. Io ho sempre detto che faccio calcio per la gente, dove c’è più gente mi trovo meglio»

ROMA «Il mio cuore batte più per la Lazio che per la Roma». A rivelarlo, dalla Repubblica Ceca, è Zdenek Zeman, che ha poi ricordato il momento del suo addio ai biancocelesti: «Ho pianto quando stavo per andare via. I tifosi stavano firmando un petizione per non farmi partire – ha rivelato l'ex tecnico -. Ero molto giovane. Non è stato così invece quando ho lasciato la Roma». Intanto in casa biancoceleste è tutto pronto la cena di Natale, in programma mercoledì 19 dicembre a Spazio Novecento all'Eur. Un appuntamento fisso ormai, non privo di sorprese. Oltre alla mascotte Olympia, sempre presente, la guest star della serata sarà Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti reduce dal travolgente Love Tour 2019. Mentre Simone Inzaghi aspetta qualche rinforzo sotto l'albero, la società è pronta a regalare alle giovanili una nuova casa. Saltato l'accordo con il Green Club Prato Lauro, la Lazio avrebbe già individuato un'altra area per le squadre dall'Under 15 in giù.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, anima e Correa: “Spero di trovare più spazio”

ROMA Un punto buono per l'Europa League e due buttati per la Champions. Correa salva la Lazio nel momento più buio suo e della squadra. Un destro in pieno recupero che regala ai biancocelesti l'1-1 contro il Milan. La sensazione, però, è che la squadra di Inzaghi abbia buttato via un'altra occasione per scavare un solco. Primo pari contro una big dopo quattro sconfitte. Un bottino troppo magro. La Lazio resta sola al quarto posto in classifica, ma quanta fatica. Alla fine il punto è addirittura preziosissimo perché i rossoneri, seppur senza 6 titolari, stavano portando a casa una vittoria che avrebbe significato il sorpasso. Tiro di Kessie e deviazione decisiva di Sfortuna Wallace. Inzaghi protagonista nel bene e nel male: rischia il botto con il cambio di Luis Alberto per un Correa apatico ma che per fortuna si fa perdonare in pieno recupero. Sbraita contro Banti (non fischia un rigore a Parolo) che lo caccia ma lui fa resistenza: «Non me ne vado», ripete al fischietto di Livorno mentre continua a dare indicazioni ai suoi. Ribolle conscio di aver rischiato troppo. Al di là di tutto la Lazio continua a palesare limiti di personalità e mancanza di rabbia. Molto meglio il Milan da questo punto di vista che, seppur rimaneggiato, stava conquistando tre punti d'oro. 
ERRORIInzaghi e Gattuso urlano in continuazione. Corrono su e giù scavalcando continuamente il limite dell'area tecnica. Entrerebbero in campo se potessero. Sentono tantissimo la partita e non potrebbe essere altrimenti per due che si sentono ancora calciatori. La Lazio sfrutta le corsie esterne affidandosi alla corsa di Lulic da un lato e Marusic dall'altro. Luis Alberto accende il gioco con giocate di classe. Finalmente. I biancocelesti creano almeno tre palle gol nel primo quarto d'ora ma mancano di precisione al momento decisivo. Il Milan gioca con rabbia. Gattuso imposta tutto su contropiede e carattere. Suso e Calhanoglu svariano sulla trequarti e Cutrone lì davanti fa continuo movimento. La difesa laziale sbanda in un paio di occasioni regalando ai rossoneri le due occasioni più pericolose della gara: Strakosha è fenomenale a deviare in tuffo un tiro di Calhanoglu. La partita è vivace e ricca di capovolgimenti di fronte. Le due squadre giocano a viso aperto e senza timori reverenziali. Parolo gioca più da incursore tanto che sui suoi piedi capitano due occasioni d'oro. La Lazio sembra avere meno cattiveria e dunque non capitalizza quello che crea. Il paradosso è che è il Milan ad andare più vicino al gol nonostante abbia fatto la metà dei biancocelesti. Immobile lì davanti è un pericolo costante e costringe la difesa del Milan agli straordinari per contenerlo. 
PROTESTELe urla d'Inzaghi diventano di rabbia contro Banti ad inizio ripresa reo di non aver concesso un rigore per una trattenuta in area di Kessie su Parolo che protesta vivacemente contro il fischietto di Livorno. Irrati al Var non interviene. Reazione di carattere della Lazio che chiude il Milan nella propria area. Immobile prima e ancora Parolo sfiorano il gol. Il tecnico continua il suo duello con Banti che non vende un altro fallo di mano, stavolta al limite dell'area. La gara non si sblocca e così cambia le pedine: dentro Lukaku e Correa per Milinovic e Luis Alberto. Lo spagnolo tra i migliori in campo. L'altro è Donnarumma che fa due miracoli: uno su Immobile e l'altro su Wallace. Il brasiliano è sfortunatissimo nel deviare in porta il tiro di Kessie. Pesano le scelte d'Inzaghi che rende la squadra più prevedibile. E così è costretto a mandare dentro Caicedo passando alla difesa a quattro. Correa, però, rimette tutto a posto salvando tecnico e compagni. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Immobile e Cutrone: la sfida vale doppio

ROMA Attento Ciro, tu sei un campione. Mica vorrai davvero farti soffiare il posto da Cutrone. Mancini ora pensa persino al baby di Milanello, come se il problema del gol fosse legato a Immobile col Portogallo. Anche con gli Stati Uniti la Nazionale ha sciupato ben 18 tiri e faticato, ha trovato la rete in extremis con Politano. Ma adesso tutti gli attaccanti italiani sentono di poter avere la loro occasione, così ci crede pure Cutrone. Lui cercherà d'approfittare soprattutto della squalifica d'Higuain per convincere il ct. Sinora Patrick ha segnato 5 reti (3 in Europa League) e sfornato un assist, ma è stato decisivo partendo dalla panchina. Da titolare dovrà mantenere la stessa media realizzativa. Comunque ben inferiore a quella del centravanti biancoceleste, che con la maglia della Lazio ha collezionato 75 reti in due anni e mezzo. Nove dall'inizio di questa stagione, una in Europa dove ha pure mandato in porta i compagni con quattro cioccolatini. Perché Ciro gioca per tutta la squadra, è una voce fuori dal coro solo nell'Italia. 
LA MANOÈ tornato prima a Formello, Immobile. Ha saltato l'amichevole con gli Stati Uniti per essere al top dopodomani. Sinora i suoi centri d'autore contro Napoli e Roma non sono serviti a nulla, adesso Ciro vuole invertire la cabala. La Lazio deve tornare a vincere contro una grande per volare in Champions, il Milan è l'antagonista più accreditata per il quarto posto. L'anno scorso i biancocelesti avrebbero meritato il successo, ma proprio Cutrone rovinò ogni piano al ritorno. A San Siro l'avranno considerata una mano de Dios, a Roma rimane un terribile errore d'Irrati (domenica al Var, dirigerà Banti) e ancor di più di Rocchi, che quel 28 gennaio non vide al replay il tocco malandrino e convalidò il gol. Quella sfida la vinse Cutrone perché Immobile era infortunato. All'andata all'Olimpico, invece, Ciro si era scatenato. Tripletta e pallone a casa nel 4 a 1 alla terza giornata, penultima vittoria biancoceleste (dopo solo l'impresa allo Stadium) contro una big. Cutrone venne invece sostituito dopo 55' da Calhanoglu in quella partita, ma dopodomani partirà un'altra sfida azzurra nella sfida. 
AMARCORDNon ha mai avuto troppa simpatia per quei colori. Immobile vede rossonero all'Olimpico e s'illumina. San Ciro l'anno scorso fece spuntare il sole dopo il diluvio universale. Tanti saluti al Milan pigliatutto. Voleva anche lui e non c'è mai riuscito ad averlo. Anzi nella sua ultima presenza si è preso precisamente tre gol e un assist per Luis Alberto. Tre gol a Donnarumma, immobile davanti a Immobile. Le sue bimbe hanno ancora quel pallone a casa, al suo ritorno lunedì gliel'hanno mostrato per ricordargli che lui per il gol c'è nato. Lo guardi bene, scorre ancora il ricordo nella sua pelle: un rigore perfetto, una frustata aerea, una zampata dopo la sponda. La difesa del Milan allora si aprì come il Mar Rosso e Immobile cavalcò l'onda. Sotto porta Ciro era e rimane il miglior serfista italiano, ma a segnare alla Lazio Cutrone non dovrà di nuovo prenderci la mano. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Luiz Felipe: il Milan e quel rigore da vendicare

Dal Milan al Milan, per Luiz Felipe domenica pomeriggio sarà una partita speciale. Nell’ottobre 2017 proprio contro i rossoneri (4-1) arrivò per il brasiliano l’esordio in Serie A. E’ quello il momento in cui lentamente, ma con caparbietà, ha iniziato a scalare le gerarchie all’interno della squadra di Simone Inzaghi. Come ricorda l’edizione odierna del Corriere dello Sport, l’unica macchia di questo stupendo percorso riguarda proprio un match contro il Milan: nella semifinale di ritorno in Coppa Italia il centrale verdeoro sbagliò il calcio di rigore decisivo che procurò l’eliminazione dei biancocelesti. Quell’errore dovrà essere uno stimolo, perchè Lazio-Milan del 25 novembre potrebbe valere un posto in Champions League. lazionews24