Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, un Diavolo di opportunità

ROMA Crocevia Champions. Il Milan è una partita chiave per la stagione della Lazio. Al di là della soddisfazione di vincere finalmente uno scontro diretto dopo i quattro persi, battere i rossoneri significherebbe fare un salto in avanti importante in classifica e mettere ancora più in difficoltà una concorrente per l'Europa che conta. Un'occasione ghiotta. Da non sottovalutare, soprattutto per le non buone condizioni, tra infortuni e squalifiche, in cui è attualmente la squadra di Gattuso. Non c'è da fidarsi, ma allo stesso tempo è uno stimolo forte per i biancocelesti e una bella responsabilità per Inzaghi. Il tecnico avverte la pressione che c'è su questa gara e più di altre volte cerca di preparare la sfida, provando a trasmettere la giusta carica e voglia al gruppo. E la squadra, da questo punto di vista, sembra aver capito la situazione e recepito il messaggio. 
PREMIO O PAURA? 
Tanta intensità, ritmo e voglia di mettersi in mostra, anche per far vedere al proprio allenatore di aver capito il momento. Tra i più delicati della stagione, visto che, un successo sul Milan, potrebbe rappresentare un bel trampolino di lancio per la Lazio e il sogno Champions. Un allenamento che ogni allenatore vorrebbe vedere e talmente è rimasto impressionato che dopo due ore di lavoro, ha sospeso la partitella e rimandato tutti a casa. L'aveva detto prima di cominciare e così è stato. Un premio per quanto fatto vedere in campo. O, considerato quanto hanno spinto sul terreno di gioco, potrebbe anche essere stato un pizzico di timore per prevenire qualche infortunio, considerato quanto è accaduto a Lieva la settimana scorsa, ad esempio. Tra quelli che hanno più impressionato Luis Alberto. Lo spagnolo ha brillato per condizione, ritmo e guizzi da funambolo, con tanto di due bei gol, candidandosi sempre più a titolare. E tutto questo un po' stona con quanto dichiarato ieri da Pablo Blanco, coordinatore del settore giovanile del Siviglia e amico del giocatore, sulle condizioni del trequartista e sulla possibilità che Luis stesso stia pensando addirittura di operarsi per i problemi alla pubalgia. E sarebbe clamoroso. Ma Formello non dicono nulla, anzi aspettano la gara col Milan per vedere il miglior Luis Alberto della stagione. 
NON TUTTE ROSE E FIORIIl Milan è un appuntamento importante e, da quello che si vede sul campo, i biancocelesti pare abbiano capito la lezione. Ma non tutto è positivo. Già perché Leiva continua a preoccupare. Oggi ci saranno altri controlli per monitorare la situazione, ma la verità è che il brasiliano continua ad avvertire fastidio nella zona dell'adduttore, tanto che lo staff sanitario è molto cauto. La forte sensazione è che medici e giocatore non vorrebbero rischiare, tanto che la presenza del regista è più no che si. Il suo posto potrebbe essere preso da Badelj, al momento il favorito su Cataldi. Oggi comunque se ne saprà di più. Situazione non tanto distante su Caicedo. L'attaccante era pronto a rientrare, doveva farlo ieri pomeriggio, ma anche lui nella mattinata ha avuto di nuovo qualche piccolo fastidio, tanto da lavorare coi fisioterapisti per più di un'ora. Si valuterà pure lui, ma nessuno, soprattutto nel caso di Leiva, vuole rischiare ancora. Nessun problema invece per Milinkovic-Savic. Il serbo è pronto e con Luis Alberto sogna la gara perfetta, quella del riscatto.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Il Mago e il Diavolo in corpo

ROMA C'è il Milan, Luis Alberto scalpita. Crede molto nei segni, lo spagnolo e l'arrivo dei rossoneri potrebbe essere l'occasione giusta. Per se stesso e per la Lazio. Tornare Re e aiutare la sua squadra a vincere finalmente uno scontro diretto. Sogna la partita perfetta. La gara dove tornare a fare magie, ritrovare il sorriso e rinascere una volta per tutte. E mettersi così dietro le spalle un periodo negativo, fatto di picchi verso il basso e poche soddisfazioni. Due gol, qualche assist, ma niente di più. Fino adesso ha tentato in tutte le maniere di trovare la serata giusta, ma non c'è stato niente da fare. Tanti errori, spesso dando la sensazione di girovagare per il campo senza avere la minima idea di quello che stava facendo. Un po' come è accaduto nel derby, forse la prestazione più deludente fino ad ora. Ma il Milan gli evoca bei ricordi. L'anno scorso, quando ci fu la sfida con i rossoneri all'Olimpico, lo spagnolo si esaltò a tal punto da venir incoronato tra i migliori della serata e di tutta la giornata, nonostante la tripletta di Immobile. Da lì fu un crescendo. Fu quella col Milan in casa, vinta dalla Lazio per 4-1, che consacrò il trequartista come una delle più belle sorprese della serie A. 
PLAYSTATIONIn quella gara della stagione scorsa, l'intero ambiente laziale, ma in primis lo spagnolo, si rese conto della sua forza e prese talmente consapevolezza nei suoi mezzi da trasformarsi in uno dei principali trascinatori della squadra. In campo e fuori. Chi lo chiamava Lupo Alberto si dovette ricredere alla svelta. L'esatto contrario di quello che sta avvenendo in questi primi tre mesi di campionato, tanto da essere irriconoscibile non solo dai tifosi, ma perfino dagli stessi Inzaghi e Tare, quest'ultimo l'unico che ci ha creduto sin dall'inizio. E proprio il direttore sportivo, in diverse circostanze ha tentato di capire il problema, senza ancora aver trovato una soluzione. Lui, il numero dieci della Lazio, qualche timido segnale col Sassuolo l'ha dato, ma è ancora troppo poco. Ma grazie a quei minuti giocati a Reggio Emilia e a quanto sta facendo vedere in campo, col Milan può avere una chance importante. L'ennesima da sfruttare. E lo spagnolo, un po' per gioco, un po' per scaramanzia, oltre agli allenamenti, si è rimesso sotto con la playstation, una delle sue passioni, ma senza esagerare come Dembelè. Spesso le sue giocate improvvise e istintive dell'anno passato, nascevano proprio da lì, dalla console di casa. E pare che fece lo stesso prima della gara col Milan. E chissà che non ne nasca qualcosa di buono, visto che ha già portato bene. 
IL SIVIGLIA C'E'Si pensava che qualche suo malumore estivo, contatto a parte, fosse nato per il mancato ritorno a Siviglia. Lui l'ha smentito, ma proprio ieri dalla città andalusa, uno dei capi scout del club biancorosso, Alejandro Jimenez, ha ammesso di seguire il giocatore. «Non lo molliamo, ma dipende dalle richieste economiche della Lazio», ha detto il dirigete. Lotito non ha alcuna intenzione di lasciarlo partire anzi, da Formello ci sarebbero addirittura l'intenzione di ritoccare il suo stipendio. Un ulteriore stimolo e segno di fiducia, anche per non avere più alibi. Non resta che un suo cenno sul campo, guizzi e magie di una volta per tornare a rivedere il vero Luis e non certo il vecchio Lupo. Dall'infermeria, infine, Caicedo e Milinkovic sono pienamente recuperati e pronti per domenica. Si attendono risposte da Leiva, ma anche qui la fiducia non manca. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Luis Alberto e Milinkovic a colloquio con Tare dopo Sassuolo-Lazio

 

Milinkovic-Savic e Luis Alberto, i due giocatori più discussi da inizio stagione in casa Lazio. Dalla prima di campionato ad oggi, ci sono stati solo lampi dei due, che non sono mai riusciti a trovare la continuità tanto agognata. Intanto la Lazio ha continuato la sua corsa verso la Champions, mantenendo un cmamino costante al netto delle sconfitte contro le 'big'. La società però vuole di più, così come l'ambiente in general e il tecnico. Per questo, dopo il pareggio contro il Sassuolo, c'è stato un nuovo confronto con il DS Tare, che ha avuto un colloquio con loro. Alla base della 'chiacchierata', le motivazioni dei calciatori: Tare monitora da tempo la situazione e si vuole assicurare che ci sia sempre l'atteggiamento giusto, la concentrazione necessaria e la voglia di essere parti integranti del progetto biancoceleste. In attesa di risposte concrete dal campo, la Lazio si fa sentire.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Inzaghi vuol sentirsi grande: il Milan per sfatare il tabù

ROMA Ultima chiamata. È l'esame più importante. Di quelli che è vietato sbagliare. C'è il Milan, l'ennesima occasione da cogliere al volo e non gettare via come accade spesso con le grandi. Battere i rossoneri serve per fare un salto deciso in classifica, per dare un segnale forte per la Champions, ma soprattutto per cominciare a sfatare la sindrome che ha la Lazio di Inzaghi con le big. Un disastro vero e proprio, considerato che su 26 partite, il tecnico laziale ne ha perse 18. Una sciagura. Unica nel suo genere e assai particolare, trattandosi del tecnico di Piacenza. Già perché da quando Simone guida la panchina biancoceleste pochi hanno i suoi risultati. Il tecnico ha raggiunto diversi record, come quello dei punti conquistati in un solo girone in ben due circostanze, facendo perfino meglio di se stesso, o dei gol segnati, addirittura molti di più di quelli realizzati dalla formazione di Eriksson e l'anno scorso tra le squadre più prolifiche in tutta Europa dietro solo a Psg, ManCity e Barça. Ma quando ci sono le grandi del campionato italiano di mezzo sono guai seri. 
SIMONE FANALINOIn questi quasi quattro anni di Lazio, Inzaghi, Supercoppa a parte, ha tagliato diversi e importanti traguardi a livello personale, facendo meglio dei suoi predecessori, e questo è innegabile, ma è altrettanto vero che il suo personale rendimento con Juventus, Napoli, Inter, Roma e Milan è disastroso. La sua media-punti con le big è di 0,4, nettamente la più bassa rispetto agli ultimi quattro allenatori che si sono avvicendati sulla panchina laziale, come Reja, Pioli e Petkovic. Il più bravo di tutti è l'attuale ct della Svizzera, con 1,1 di media, anche se le partite non sono poi così tante, visto che nella capitale è rimasto un anno e mezzo, ma fa riflettere che subito dietro ci sia un allenatore come Reja, con una media-punti di 1,07, più del doppio di quello che ha racimolato Inzaghi. E questo potrebbe anche essere d'ispirazione per l'allenatore biancoceleste, considerato che il vecchio Edy più che proporre gioco amava aspettare, fare le barricate e poi ripartire. Un concetto che, forse, andava bene con le big, decisamente meno con tutte le altre. Inzaghi, chiunque abbia davanti, gioca sempre a viso aperto, facendolo in maniera organizzata e questo modo di proporsi ha permesso alla Lazio di crescere tanto, vedi le due vittorie ottenute con la Juventus. I disastrosi numeri con le big, però, necessitano qualche modifica. 
SCOSSA MENTALEI dati con le big italiane sono incontrovertibili. Sembra quasi che la Lazio soffra di un complesso d'inferiorità: audace e intrepida con le piccole, spaventata e inerme con le grandi. Un vero e proprio blocco mentale. Ed è un peccato considerato il rendimento e la possibilità di raggiungere almeno un paio di possibili pareggi con le grandi, vedi le sfide di Napoli e Roma. La sensazione è che a questa Lazio per spiccare il volo in modo definitivo, serva un risultato importante con una delle grandi. E il Milan arriva al momento giusto, con una rosa falcidiata da infortuni e squalifiche. L'occasione è da prendere al volo, anche perché sarà l'ultima sfida di rilievo. Poi Inzaghi dovrà cercare il più possibile di sfruttare il calendario fino alla fine dell'anno e vedere cosa succede negli scontri diretti tra le altre big. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

In azzurro non morde ma in serie A solo Icardi come Immobile

In Nazionale è a secco da 14 mesi. Ma in serie A nessuno ha segnato più di Immobile da quando è arrivato alla Lazio: 60 gol. C’è un centravanti letale come lui, Icardi, arrivato alla stessa quota. Gli altri sono tutti dietro: Mertens ne ha fatti 53, Dzeko 47, Higuain 45, Belotti 40, Dybala e Quagliarella 35, Insigne 33.

Un’avventura cominciata dopo un quarto d’ora, contro l’Atalanta, poco più di 2 anni fa, con un destro appena toccato da Sportiello, e arrivata all’ennesima cifra tonda, 60 reti appunto, con la doppietta alla Spal del 4 novembre. Sembra una squadra lontanissima, quella che giocò il 21 agosto 2016 a Bergamo, dando un’occhiata agli 11 titolari: Marchetti, Hoedt, De Vrij, Biglia e Kishna giocano altrove, Lombardi è alla Lazio ma non si vede, restano solo Basta, Lukaku, Parolo e Milinkovic. Ciro ha segnato a 22 squadre diverse, in campionato. Calando un poker, un tris e 14 doppiette. Il poker alla Spal, la sua vittima preferita di questi 27 mesi con 6 gol. Al Cagliari ne ha fatti 5; a Genoa, Sampdoria, Sassuolo, Udinese e Verona 4. E alle big? Tre gol al Milan, il suo prossimo avversario: la tripletta che decise il 4-1 dell’anno scorso all’Olimpico. Due alla Roma, ma in due derby persi. Due alla Juventus: quelli serviti, ottobre 2017, ad espugnare Torino dopo 15 anni per la Lazio e, in assoluto, dopo 2 campionati. Uno al Napoli: la prodezza di tre mesi fa, prima della rimonta di Milik e Insigne. Nessuno all’Inter, una delle due sole squadre che non ha colpito in biancoceleste (l’altra è il Frosinone). Gli scontri diretti con Icardi gli sono andati sempre male: Immobile ha fatto solo un punto in 5 partite, lo 0-0 a San Siro del dicembre 2017 (quando avrebbe potuto tirare un rigore, ma la Var glielo tolse), mentre l’argentino ha segnato 5 gol, con due doppiette più il rigore che innescò il dolorosissimo 3-2 costato la Champions League a maggio. Il duello con Maurito è sul filo del gol: 24 a 23 per l’interista nel 2016-17, un titolo di capocannoniere smezzato con 29 reti nel 2017-18, e in questo campionato per ora siamo 8-7 per Ciro che in due stagioni e rotti ha giocato di più, 81 partite a 77, e segnato 14 rigori contro 11. Il suo unico passaggio a vuoto: 7 partite senza segnare nel novembre-dicembre 2016, per il resto non sono state mai più di 3. Sul campo del Sassuolo, domenica 11, si è fermato al palo. Il Milan è avvertito. In attesa di ritrovare l’Inter di Icardi, a marzo, e provare a sfatare quel tabù.

Il Corriere della Sera

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Inzaghi si affida ai ‘giovani vecchi’ per sfatare il tabù

ROMA Titolari d'annata. Senad Lulic, Stefan Radu e Marco Parolo. Rispettivamente, il Boss, il capitano e il maratoneta, chiamato a mettere spesso la faccia per commentare pesanti sconfitte. Punti di riferimento per lo spogliatoio. Pedine imprescindibili nello scacchiere di Simone Inzaghi. Senatori pronti a mettere in campo esperienza, qualità e quantità al servizio della Lazio. A loro si affiderà ancora il tecnico, che domani pomeriggio inizierà a preparare la gara con il Milan, in programma domenica prossima all'Olimpico. Sarà l'occasione per cancellare lo zero dalla casella delle partite vinte contro le grandi. L'opportunità per consolidare il quarto posto contro una diretta concorrente alla Champions League, l'obiettivo stagionale. Insomma, Inzaghi si aggrappa allo zoccolo duro di quel gruppo di calciatori, che non smette di elogiare in pubblico. 
ESPERIENZA E QUALITÀDel resto il tecnico per compattare la squadra, dopo la delusione dello scorso campionato, è stato aiutato anche e soprattutto dai veterani. Personalità spiccate a cui non servono i gradi per trasmettere la loro leadership. Radu, fresco di rinnovo fino al 2021, è il capitano senza fascia con più di 10 anni e quattro trofei in biancoceleste. Il romeno 32enne sembra vivere una seconda giovinezza. Impiegato come difensore mancino nel 3-5-2, figura sempre tra migliori, dando sicurezza all'intero reparto. Affidabilità che Inzaghi riscontra anche a centrocampo. Lulic sulla fascia sinistra è inamovibile. Il bosniaco, eroe della coppa Italia del 26 maggio 2013, è prezioso in entrambe le fasi. Spinge e ripiega, attacca e copre, pressa e raddoppia. Un jolly di 32 anni in attesa di rinnovo, a cui il mister ha cucito sul braccio i galloni da capitano. 
IL MILAN NEL MIRINONel mezzo spazio alla corsa di Parolo. Il mediano classe '85 è il 18esimo giocatore nella classifica dei chilometri percorsi in Serie A, il primo tra i biancocelesti. Una mezzala tutta cuore, polmoni e inserimenti, talvolta vincenti (finora 3 gol in campionato). Un bottino da aumentare già contro i rossoneri, una delle vittime preferite di Marco sia con il Parma che con la Lazio. L'ultima volta nel 2015 fu doppietta, finì 3-1 per i biancocelesti che indossavano la maglia bandiera, la stessa con cui scenderanno in campo domenica. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Non solo i due tenori: la difesa della Lazio latita in zona gol

Rispetto alla stagione scorsa il reparto arretrato ha messo a segno appena 2 reti. Inzaghi chiede aiuto anche agli esterni E in amichevole Rossi ne fa 5
Sette gol per tenere il ritmo. A una settimana dallo scontro in chiave Champions con il Milan, Simone Inzaghi riceve segnali positivi dai biancocelesti rimasti a Formello durante la sosta. Contro la Cavese ( formazione laziale di Eccellenza), ruba la scena Alessandro Rossi: 5 gol per l’ex bomber della Primavera, ancora a zero minuti in stagione. Le altre due reti portano invece le firme di Wallace e Basta. Ecco, tra i fattori che rendono questa Lazio meno prolifica rispetto a quella dello scorso anno, spicca anche quello legato ai gol di difensori ed esterni.
Non di sole polveri bagnate di Milinkovic e Luis Alberto, insomma, si alimenta la differenza tra le 26 reti realizzate finora e le 41 messe a segno nello stesso periodo del 2017/ 18 ( senza contare i tre centri contro la Juve in Supercoppa). Partiamo dai difensori: tra campionato ed Europa League, per il momento sono andati in gol solamente Acerbi ( con l’Udinese) e Wallace (in casa del Marsiglia). Appena due realizzazioni contro le 5 di un anno fa, quando arrivarono due reti da parte di de Vrij ( Napoli e Sassuolo) e ben tre firmate da Bastos. Per l’angolano — che segnò a Genoa, Cagliari e Benevento — i due inizi di stagione non potrebbero essere più agli antipodi: da 860 minuti, il suo impiego è sceso ad appena 194.
Ma il discorso relativo ai difensori può essere allargato anche agli esterni: solo Marusic a Marsiglia ha trovato la via del gol. Dodici mesi fa, lo stesso montenegrino aveva già toccato quota tre. E con Lulic il computo arrivava a quattro. Al termine della scorsa stagione, difensori e laterali avrebbero portato in dote a Inzaghi 22 reti. Oltre al contributo di Milinkovic e Luis Alberto, il tecnico spera di ritrovare anche questo prezioso tesoretto.

la Repubblica

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Caicedo, niente stiramento: il panterone punta il diavolo

Caicedo prenota il Milan. Niente stiramento. Si sapeva, direte. Sono arrivate ulteriori conferme dopo i controlli di ieri. Il Panterone è sotto terapia da giorni, lunedì ha iniziato a lavorare in acqua, nelle prossime ore si capirà quando tornerà in campo, successivamente si unirà ai compagni. Sono i passi che saranno seguiti. Inzaghi, salvo complicazioni, lo avrà a disposizione per il big match della ripresa. Caicedo ha saltato Marsiglia e Sassuolo, si candida al rientro post-pausa. S’è laureato titolare, il posto accanto a Ciro tornerà suo. Luis Alberto e Correa sono costretti ad inseguire, vivendo storie diverse. La Lazio s’è ritrovata ieri pomeriggio a Formello: in campo Wallace, Acerbi, Luiz Felipe, Basta, Durmisi, Leiva, Patric, Lukaku, Cataldi, Lulic, Jordao, Parolo, Luis Alberto, Correa e Rossi. Fermo Radu, non ci sarebbero allarmi. Ieri ha effettuato dei controlli, sembra di routine. Assenti i nazionali.  
 
Il programma. Inzaghi e il suo staff hanno fatto svolgere questo programma di lavoro: riscaldamento, lavoro propriocettivo, allunghi di 50 metri, partitella finale a campo ridotto. S’è lavorato per 90 minuti. La tabella di marcia della prima settimana di pausa prevede un allenamento al giorno (oggi appuntamento alle 15.30), niente doppie sedute. La squadra faticherà fino a sabato: si è organizzata un’amichevole contro la Cavese, formazione di Eccellenza, è il club di Cave (Lazio). La domenica sarà di riposo, si riprenderà con i ritmi consueti nella settimana che porterà al Milan. Inzaghi conta sul rientro di Caicedo e spera di ritrovare Leiva e Lulic in condizione. Il brasiliano ha giocato senza benzina col Sassuolo, il capitano era alle prese con un affaticamento ad un polpaccio, l’ha tormentato per giorni e l’ha fiaccato. Con Leiva e Lulic a pieno regime è un’altra Lazio, senza sono guai. A Reggio Emilia s’è giocato sottoritmo. Il regista arrancava, l’esterno sinistro era frenato. Lazio-Milan si dovrà giocare ad alta velocità e ad alta aggressività.  

 

Corriere dello Sport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Milinkovic è a Roma: ha accusato fastidi ai flessori, ora punta il Milan

Milinkovic è tornato a Roma. Il 'Sergente' ha fatto rientro nella Capitale dal ritiro della nazionale serba dopo aver accusato un fastidio ai flessori, secondo quanto riporta oggi il Corriere dello Sport. Niente infiammazione al tendine del ginocchio dunque, Sergej rimarrà a riposo almeno fino a venerdì, poi inizierà il lavoro a parte con l'obiettivo di tornare a disposizione per la gara contro il Milan del 25 novembre, al rientro dalla sosta. Le sue condizioni verranno valutate girono per giorno, ma filtra cauto ottimismo e la sua presenza per il big match non è – ad oggi – fortemente in discussione. 

 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Caceres vuole partire a gennaio, a breve vertice a Formello per decidere il suo futuro

ROMA – Addio anticipato. Martin Caceres pensa di lasciare la Lazio a gennaio, prematuramente. Presto ci sarà un vertice, si deciderà il da farsi. Caceres è arrivato nel gennaio scorso, non ha neppure compiuto un anno di Lazio. Ha un contratto fino al 2019 con opzione di rinnovo fino al 2020 (scatterebbe automaticamente in base alla percentuale delle presenze). Caceres pensa all’addio, si sentirebbe poco e mal utilizzato, di contro la Lazio può ribattere lamentandosi per le sue prestazioni. Caceres ha deluso. La partenza può avvenire a gennaio, se sarà definita si dovrà ragionare sulla possibilità di rimpiazzarlo subito oppure a giugno. Ad oggi l’indirizzo è “niente mercato”, è suffragato dai precedenti.

Corrieredellosport.it