Categorie
RASSEGNA STAMPA

Svolta Lukaku: il belga è pronto a rinnovare fino al 2023

 

Svolta nella discussione contrattuale fra la Lazio e Jordan Lukaku. L'esterno belga è pronto a mettere la firma sul nuovo contratto, che lo legherà al club biancoceleste fino al 2023. Dopo un'estate travagliata, fra mercato e infortuni, Lukaku ha finalmente trovato l'accordo con Lotito. Il Correre dello Sport parla di circa un milione a stagione per i prossimi 4 anni. 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, il problema è la fascia destra: spunta Darmian

ROMA Più spinta e varietà di gioco. E poi un pizzico d'imprevedibilità in più non guasta mai. Le correnti alla Lazio non vanno di pari passo. Se a sinistra va tutto bene, non si può dire la stessa cosa a destra. Qualche correzione per essere più tranquilli e competitivi per la Champions, probabilmente, è necessaria. Un giocatore che dia più esperienza, forza e competizione interna. E in giro uomini così non mancano, come il giovane Lazzari della Spal, ma anche Lainer del Salisburgo o occasioni pazzesche come Darmian del Manchester United e Rafael del Lione. Nonostante quel che si pensi e non sia brillante come l'anno scorso, la Lazio è solida, forte e convince. Ma sulla fascia destra qualcosa si deve fare.
QUESTIONE IRRISOLTAIn quella zona, a volte, è come se la squadra, fosse frenata e non abbia la stessa sicurezza che c'è dall'altra parte. Con Lulic, Durmisi e il rientrante Lukaku (che ha ancora bisogno di trovare la migliore condizione), Inzaghi ha quasi l'imbarazzo della scelta. A destra non è così. Il titolare è Marusic, ma il montenegrino ha un piccolo e costante fastidio alla schiena che spesso lo condiziona. Patric si sta mettendo in evidenza per sacrificio e volontà, ma saltare l'uomo non è proprio la sua caratteristica. L'altro in organico è Basta, ma è diventato più un numero che un giocatore, visto che può essere a disposizione solo in Europa League. Ci sarebbe Caceres, ma se l'allenatore l'ha utilizzato in quella zona solo una volta, un motivo ci sarà (l'uruguayano, non convocato domenica, ha chiesto di rivedere la sua posizione in vista del mercato di gennaio). Non è un caso infatti che il 60% della manovra offensiva biancoceleste, per non parlare dei 25 gol messi a segno fino ad ora, partono principalmente dalla sinistra. Storicamente, Lotito a gennaio fa poco o nulla, a meno che non sia di vitale importanza. E, probabilmente, questo è il caso giusto. Inzaghi spinge in quella direzione. Lui e Tare sono in sintonia, anche se con un esterno di fascia destra in più, il tecnico sarebbe più soddisfatto. 
PALLINO FISSOA Simone piace molto Lazzari, tanto che in estate aveva caldeggiato il suo acquisto. Il patron laziale ci aveva provato, ma la Spal aveva sparato alto e sarà così anche tra due mesi. Si tenterà, magari con l'inserimento di Basta e Murgia (che comunque andranno via a gennaio) più soldi, ma non sarà facile. C'è la carta Lainer, l'esterno del Salisburgo che l'anno scorso fu primo per assist in Europa League, amico di Berisha, che piace ai dirigenti laziali, ma anche qui le richieste sono alte, sui 15 milioni di euro. La grande occasione però porta a Matteo Darmian, un jolly in difesa e a centrocampo, che sia Conte in nazionale che Ventura al Torino utilizzavano spesso come esterno nel 3-5-2. L'ideale per Inzaghi. L'ex azzurro è al Manchester United, in scadenza nel 2019 con un opzione di un altro anno (guadagna 1,8 a stagione), ma non è così inarrivabile come si pensa. Nonostante giochi una squadra importante come i Red Devils, Mourinho l'ha utilizzato una sola volta e poi niente. Lui non è contento di questa situazione, vuole tornare in Italia e potrebbe essere una bella chance. In più il suo procuratore è Tinti, che ha un passato burrascoso con Lotito, ma è altrettanto vero che ha un rapporto speciale con Inzaghi, visto che è stato il suo storico agente. Da cosa nasce cosa. Lui si che sarebbe un acquisto azzeccato per la Champions.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Segnali da Luis Alberto, parte la sfida a Correa

ROMA Una piccola scossa. Una scintilla beneaugurante dopo diverse ombre e parecchia inconsistenza. Al Mapei Stadium di Reggio Emilia, si intravede di nuovo il Mago. Ritorna titolare dopo quasi un mese, Luis Alberto e tira fuori le unghie e pure un po' di carattere. Contro ogni pronostico e logica, visto il comportamento in campo dei suoi compagni di reparto, vedi Correa, ma anche Caicedo, pur infortunato, Inzaghi dà fiducia allo spagnolo e il trequartista, rispetto alle ultime prove abuliche e prive di sostanza, alza la testa e sfodera una prestazione confortante. Qualche tocco dei suoi, un po' di dribbling vincenti e un tiro a botta sicura da cui poi è nato il gol di Parolo. Quasi niente in confronto da quello che ci si aspetta dal dieci laziale, ma è abbastanza per capire che il giocatore ha imboccato la strada giusta per riprendersi la scena e soprattutto la Lazio. 
LA CURA FUNZIONAL'avvio di stagione, nonostante i due gol con Frosinone e Apollon più l'assist a Udine per Acerbi, era davvero troppo poco per Luis Alberto. Uno abituato a spadroneggiare in campo, a regalare magie e gol, era diventato quasi un lusso, opaco, insicuro, a tratti insolente e poco reattivo, tanto da andare giù di testa e perdere il posto da titolare. Un saliscendi preoccupante, con l'allenatore e i dirigenti che le hanno tentate tutte, fino ad assecondarlo con l'arrivo di un fisioterapista di Liverpool che lo sta seguendo come un'ombra più Campillo, il suo fidato amico e mental-coach personale. Qualche terapia personale e tanto, ma tanto allenamento quotidiano. Cosi intenso e forte da convincere Inzaghi a sorprendere tutti e buttarlo sin dall'inizio col Sassuolo. E la risposta è stata buona, soprattutto dal punto di vista fisico, con Luis Alberto che, finalmente, correva con logica, faceva pressing e giocava con intensità. Ora il prossimo step è ritrovare gamba e ritmo. L'obiettivo è il Milan. Il sogno è ripetere la stessa magica gara che fece l'anno scorso proprio coi rossoneri. E rinascere una volta per tutte. Con il vero Luis, competere per la Champions sarà più facile. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, piccoli passi verso la Champions

ROMA Uno a uno e palla al commento. Nessun passo indietro secondo leader Leiva: «Piuttosto un punto davvero importante». Perché la Lazio mantiene saldo il quarto posto, dopo il ko del Milan addirittura in solitario. Dunque guai a buttare il pareggio col Sassuolo. Tra l'altro il primo della stagione e forse anche un punto di maturazione. Ai ragazzi d'Inzaghi si era sempre contestato di non aver l'X factor, di saper solo vincere o perdere, senza vie di mezzo. E' vero, a Reggio Emilia, la squadra è passata in vantaggio e per la seconda volta dopo la prima giornata col Napoli non è tornata a casa in trionfo, ma va comunque considerato un successo. Sia per la classifica, sia perché in gare così l'anno scorso la Lazio avrebbe senz'altro perso. La nota negativa rimane il contraccolpo psicologico subito alla rete di Ferrari, libero ancora una volta su un calcio da fermo su un black out della difesa. Corresponsabilità di Strakosha (la non uscita), Luiz Felipe (scala la marcatura senza un motivo) e Lulic (salta a vuoto dietro), su questo da domani bisognerà ricominciare a lavorare a Formello. Pur senza dieci nazionali (Milinkovic ha un problema al ginocchio: salterà la sfida con il Montenegro), che ieri hanno raggiunto i rispettivi ritiri. 
NAZIONALEA Coverciano, Immobile. Sfortunato, ma comunque l'uomo più pericoloso a Reggio Emilia con 4 tiri e 2 occasioni create. Purtroppo stavolta fermato dal palo, ma ora ci riproverà sotto rete col Mancio: «Il mister mi conosce e mi stima, sono pronto. Il rapporto con Mancini è ottimo. L'importante è tornare a segnare, il ct con questa convocazione mi ha mostrato ancora una volta la sua stima .Crediamo nella possibilità di agganciare il primo posto nella Nations League». L'Italia affronterà prima il Portogallo nella nuova competizione intercontinentale, poi gli Stati Uniti il 20 novembre in amichevole. E' rimasto a casa Acerbi, ma anche Parolo, nonostante in una settimana abbia realizzato il terzo centro: «Stimo Marco come giocatore e come uomo, ma non entro nelle scelte di Mancini», assicura l'ex ct Conte alla premiazione Panchina d'Oro, dove Inzaghi si classifica secondo dietro Allegri.
INFERMERIATutta la Serie A applaude Simone per l'ultima stagione, ma oggi la sua Lazio ha un altro copione. Per esempio fatica molto di più a reagire e nell'inamovibile 3-5-2 continua ad avere problemi sulle fasce. Patric stavolta non sostituisce alla grande come contro la Spal Marusic, è troppo affaticato Lulic. Questa pausa servirà per recuperare completamente le energie. Fra domani e dopodomani verranno invece valutate le condizioni di Caicedo, ai box a poche ore dalla sfida col Marsiglia: gli esami certificheranno o meno lo stiramento, così si capirà se potrà tornare il 25 novembre col Milan (assente Higuain) l'ecuadoregno. In ogni caso finalmente a Reggio Emilia si è rivisto anche un barlume di Luis Alberto: a sorpresa Inzaghi gli ha ridato fiducia, nel primo tempo lui l'ha ripagata col tiro nel gol di Parolo respintogli sotto porta. Ci ha messo il giusto spirito stavolta, chissà se tornerà ad essere se stesso in toto dopo la sosta. 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Milinkovic, un sergente che ha perso i gradi

REGGIO EMILIA Ma che fine ha fatto Milinkovic? O meglio cosa succede a Sergej? Se a inizio anno si poteva parlare di fastidiose voci di mercato e di una preparazione ritardata per via dei mondiali, adesso diventa difficile trovare una spiegazione alla sua assenza in campo. Lo scorso anno al Mapei fu devastante, ieri irritante. Meglio nel primo tempo dove ha usato il fisico per emergere. Nella ripresa si è totalmente eclissato togliendo alla Lazio peso e qualità. Non è concepibile. E soprattutto non si può spiegare semplicemente con una diversa interpretazione del ruolo. Va bene che Inzaghi gli chieda di coprire di più rispetto alla passata stagione ma non certo di nascondersi. Punta, suola, tacco e palla persa. Ormai è uno stanco ritornello. Così non va. Il centrocampista ha carattere e tecnica da far invidia a tanti. Non a caso in estate molte big d'Europa lo hanno corteggiato. Che sia diventato prigioniero del suo edonismo? Un quesito che va risolto il più in fretta possibile perché la Lazio ha bisogno del suo sergente. 
SERVONO I FATTISergej passa più tempo a parlare e a lamentarsi che a caricarsi i suoi compagni sulle spalle. Nelle difficoltà deve essere lui a fare la differenza; deve essere lui a suonare la carica trascinandosi dietro i compagni. Invece sembra quasi che nei momenti in cui i biancocelesti chiedono aiuto lui si unisca al coro anziché fare il soccorritore. Questo non significa che tutte le colpe siano le sue ma che il suo appannamento grava sulla Lazio. Inzaghi in conferenza gli fa una carezza con le parole ma sa benissimo anche lui quanto stia mancando il talento del serbo. Manca tanto anche ad Immobile che lì davanti combatte da solo. Un tempo poteva contare su Milinkovic e Luis Alberto, ora deve cavarsela da sé. Il tecnico laziale non ha tante alternative in quel ruolo: Berisha è stato rallentato da un lungo infortunio, di Murgia si son perse le tracce e il mago spagnolo sempre alle prese con crisi d'identità. Per andare in Champions c'è bisogno di campioni e Milinkovic deve ricordarsi in fretta di esserlo.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, un punto e un passo indietro

REGGIO EMILIA Un punticino che tiene lì la Lazio ma che non le consente di fare quel passo in più che aveva chiesto a gran voce Inzaghi. Contro il Sassuolo finisce 1-1. Il primo pareggio dei biancocelesti in campionato coincide anche con una delle più opache gare giocate da Immobile e compagni contro una squadra che le è sotto in classifica. Una involuzione rispetto a quanto visto nelle ultime gare che non può essere spiegata soltanto con la stanchezza accumulata in coppa. Un abisso rispetto alla gara dello scorso anno. Si poteva e si doveva fare qualcosa in più perché adesso dietro la concorrenza è più fitta. Oltre che in avanti ora è bene guardarsi anche alle spalle. 
DELUSIONEInzaghi mette in campo a tutti i costi i titolari. Compreso Leiva a meno di un mese dall'infortunio. Un recupero lampo. Il tecnico biancoceleste non vedeva l'ora di riaverlo e per questo, in accordo con lui, ha anticipato i tempi. Il Sassuolo corre tanto coprendo bene gli spazi. De Zerbi cambia modulo all'ultimo affidandosi ad un 3-4-2-1. La prima occasione è proprio degli emiliani con Sensi che di testa manda di pochissimo fuori. Il brivido sveglia i biancocelesti che alzano il pressing raccogliendo subito i frutti: tap-in di Parolo che raccoglie una corta respinta di Ferrari su tiro di Luis Alberto. Il difensore si riscatta poco dopo pareggiando di testa. Nell'occasione sbagliano Luiz Felipe e Lulic. Ancora una volta un calo di tensione subito dopo la rete del vantaggio. In avanti Immobile si sbatte in continuo ma non viene quasi mai servito a dovere e così fa tutto da solo come nell'azione del palo. Urla in continuazione ai suoi compagni chiedendogli di accompagnarlo o di salire di più. La Lazio imposta la gara sul contropiede ma fa una fatica enorme a giostrare la palla. Il Sassuolo scende compatto e attacca sempre sulla corsia sinistra dove Luiz Felipe e Patric non sembrano irresistibili. 
POCHE IDEENella ripresa Inzaghi toglie Luis Alberto per Correa, lo spagnolo inizia decisamente meglio rispetto alle ultime apparizioni ma poi finisce per sparire presto dalla partita. Chiama palla ci prova invano. Peccato perché nel primo quarto d'ora ha fatto vedere di nuovo cose buone, anche il gol è merito suo. Però serve di più per vincere la concorrenza lì davanti. L'argentino entra con il piglio giusto e ha subito una chance ma anche lui si eclissa in fretta. La Lazio sembra avere meno cattiveria quando ha la palla tra i piedi. La sensazione è che ci sia un po' di confusione nella manovra e che l'iniziativa sia più a livello individuale che espressione della coralità. Sul gioco incide molto l'assenza di Milinkovic. Il serbo nel secondo tempo sparisce letteralmente dal campo, facendo venir meno alla Lazio qualità e fisicità. Inzaghi si sbraccia dalla panchina perché i suoi non riescono più ad incidere. Stavolta neanche i cambi sortiscono gli effetti sperati. Finisce con il Sassuolo in avanti e i biancocelesti in confusione. Il pareggio ci può stare contro una squadra difficile da affrontare ma quello che colpisce è la mancanza di idee e brillantezza. Non è questa la strada giusta per andare in Champions. La sosta dovrà servire a riordinare i pensieri.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

11 anni senza Gabriele Sandri

«11 novembre 2007- 11 novembre 2018. Undici anni senza te» una semplice scritta su uno sfondo nero. Un pugno nello stomaco. Papà Giorgio lo scrive su facebook e immediatamente la sua bacheca si riempie di commenti e ricordi. Domani i mille tifosi che seguiranno al Lazio a Reggio Emilia si fermeranno all'autogrill di Badia al Pino dove fu ucciso dall'agente Spaccarotella. Una sciarpa, un fiore, una lettera o semplicemente un pensiero. La curva Nord oltre a far sveltolara la solita bandiera con il volto di Gabriele vicino a quello dell'aquila ha preparato uno striscione. Brividi. E tanti. Perché nessuno deve dimenticare. 

La Fondazione Gabriele Sandri, in occasione dell'anniversario della sua morte, ha deciso di promuovere – come di consueto – un'iniziativa speciale, un vero e proprio atto d'amore. L'11 novembre 2018, infatti, presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù verrà organizzata una raccolta sangue in ricordo di Gabriele: "Se hai cuore, dona". Ecco il messaggio pubblicato sulla pagina Facebook della fondazione: "Undici anni fa Gabriele ha lasciato questa terra, da 11 anni questa iniziativa ci riempie di orgoglio. Invitiamo tutti coloro che potranno a recarsi domenica prossima presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma al Gianicolo. Se hai cuore dona…anche oltre l'11 novembre".

Ilmessaggero.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, la Coppa una formalità

ROMA Missione compiuta e con due turni d'anticipo. Seppur con un brivido finale. La Lazio batte 2-1 il Marsiglia e complice il contemporaneo successo l'Eintracht in casa dell'Apollon stacca il pass per i sedicesimi proprio a braccetto con i tedeschi. In palio resta il primato del girone. Pur non brillando i biancocelesti non falliscono il loro obiettivo. Sintomo che la rovinosa caduta di Francoforte qualcosa ha insegnato. D'altronde sono proprio le gare a livello europeo a regalare esperienza e consapevolezza. Si può e si deve migliorare ma la strada è quella giusta. Anche lo scorso anno la Lazio si qualificò in anticipo ma c'è da dire che l'attuale girone è molto più difficile. La gestione dei cambi premia Inzaghi che batte per la seconda volta Garcia. Amaro ritorno a Roma per il francese a rischio esonero. Il Marsiglia è in caduta libera, quarta sconfitta di fila tra coppa e campionato.
OK IL CAMBIO È GIUSTOInzaghi deve rinunciare a Caicedo, l'ecuadoregno ha accusato un problema muscolare all'adduttore nella mattinata di ieri. Nulla di grave, solo uno stop a livello precauzionale. Domenica in casa del Sassuolo ci sarà. In avanti Immobile costretto agli straordinari. Sempre sul pezzo il bomber laziale, non segna ma confeziona due assist. L'inizio non è dei migliori con Strakosha costretto al miracolo su Sakai lasciato colpevolmente solo in area. Il ritmo non è vertiginoso, il Marsiglia è in crisi e si vede: dieci gol subiti in 4 gare tra coppa e campionato. Con il passare del tempo la Lazio prende campo e coraggio. Correa s'infila spesso nello spazio ma spalla a spalla perde quasi sempre il duello con i difensori francesi. Il gol arriva grazie ad Immobile che gira una palla in area su cui si avventa Parolo di testa. Uno due letale ad inizio ripresa. E' ancora Ciro a vestirsi da assist man: filtrante per Correa che dal vertice destro infila Pelé. Primo gol all'Olimpico per l'argentino. 
TESTA AL CAMPIONATOIl 2-0 fa rilassare la Lazio. Troppo. E così riemergere il solito blackout: Parolo regala palla a Sanson che serve Thauvin che non perdona. Sesta gara di fila in Europa League in cui la Lazio segna e poi subisce gol e soprattutto 15 dei 19 incassati sono arrivati nella ripresa. Furibondo Inzaghi in panchina per l'ennesima distrazione dei suoi. Quello dei cali di tensioni improvvisi è un problema che non si riesce a risolvere. Il miracolo di Strakosha finale ne è l'esempio. Una fotocopia di quanto accaduto a Empoli. Al di là di tutto, quello di ieri è un successo importante perché regala una qualificazione fondamentale a questo punto della stagione in cui bisogna difendere il quarto posto in classifica. Le prossime due gare Inzaghi potrà gestire al meglio i cambi facendo riposare qualcuno. Soprattutto nella sfida di ritorno con l'Eintracht che capita a cavallo tra la gara in casa con la Sampdoria e la trasferta di Bergamo. Ora priorità al campionato. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, ecco il match point

ROMA Una vittoria sul Marsiglia e amen. Andate in pace a staccare il biglietto per i sedicesimi: «E' un primo match point», confessa Inzaghi. E in effetti, nonostante la sconfitta a Francoforte con l'Eintracht capolista (9 punti), la Lazio stasera potrebbe qualificarsi con due turni d'anticipo con la contemporanea sconfitta o il pari del Limassol, fermo a quota uno come la squadra di Garcia nel girone H: «Non possiamo sbagliare, dobbiamo vincere a tutti i costi tuona Rudi, di ritorno all'Olimpico a quasi tre anni dall'esonero giallorosso perché non vogliamo che la nostra avventura europea finisca qui». Eppure, all'ultima finalista della competizione, l'Italia non porta certo fortuna: appena un successo (1-0 con l'Inter ai quarti di Coppa Uefa) in nove confronti e soprattutto la finale di Coppa dei Campioni persa a Bari nel 1991. La Lazio ha invece vinto cinque gare interne (su nove) contro formazioni francesi. La più recente col Nizza, l'uno a zero dell'ultima edizione. 
QUOTA 100Inoltre c'è pure un altro sprone: con due reti, i biancocelesti festeggerebbero le 100 marcature (come soltanto altre tre squadre) nella fase a gironi. Tutte le strade portano insomma a un altro trionfo biancoceleste a Roma, ma Inzaghi predica prudenza: «Non mi fido assolutamente di questo Marsiglia in crisi. E' ferito ed è venuto per vincere». Stavolta nessun accenno al divario sul mercato perché l'ultima trasferta d'Oltralpe non lo ha certo rimarcato: «Sappiamo che l'Olympique è una grande squadra precisa Simone – e dovremo ripetere la partita del Vélodrome sotto il punto di vista dello spirito e dell'approccio. Loro vengono da tre sconfitte contro di noi, PSG e Montpellier, ma lunedì insieme ai miei collaboratori ho visto il ko per 3-0. Nel primo tempo meritavano addirittura il vantaggio». Strootman sarà confermato, ma ora sembra avere un altro dente avvelenato: «Il prossimo anno spero di giocare contro la Roma». Stasera ci sarà pure il gioiello Thauvin (cercato in passato da Tare e assente all'andata) da tenere sopratutto sott'occhio in campo. 
FORMAZIONENiente dunque turn over totale. In difesa spazio a Luiz Felipe e Wallace, ma Acerbi non si muove dal centro, figuriamoci con un simile ritorno: «Thauvin mancava nella sfida d'andata, darà ancora più forza a una squadra votata all'attacco». E per questo vulnerabile in difesa. Lo si è visto al Velodrome, dove Caicedo ha già trafitto Mandanda e ora guida da prima punta Correa. Sulla linea mediana tornerà a destra il mattatore francese Marusic dal primo minuto, ballottaggio a sinistra fra Caceres (favorito) e Durmisi per il posto di capitan Lulic, in infermeria con Leiva e Badelj, ma soltanto sino a domenica: «Tutti e tre possono tornare per la sfida al Sassuolo».
IN REGIADopo la Spal, resterà Cataldi in regia, ma scalpita pure Berisha per l'esordio dal primo minuto al posto di uno fra Milinkovic e Parolo. Sugli spalti massimo sostegno del pubblico, mancheranno invece i tifosi ospiti. Trasferta vietata ai francesi dopo gli scontri, ma le autorità rimangono in allerta per possibili fedeli partiti comunque senza i biglietti. Forse nella Capitale alla ricerca della chiesa al centro del villaggio, li frena Garcia: «Non l'ho ancora detto in Francia». Magari per scaramanzia. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

E’ il momento di Felipe: Caicedo ha trasformato i fischi in applausi, ora il ritorno in nazionale?

ROMA Protegge la palla, serve la Lazio. Il soldato Caicedo è rinato con questa maglia e ora lo richiamano all'ordine pure in patria: «Ho parlato con Felipe al telefono per convincerlo. Non so se qui lo stimano tanto come all'estero, dove tutti hanno un grande rispetto per lui. Per me svela il ct Hernan Bolillo Gomez è un riferimento per tutto il calcio ecuadoregno. L'ambizione massima per un giocatore è onorare i colori della propria Nazionale e lui vuole tornare a indossarli». Caicedo aveva abbandonato l'Ecuador più di un anno fa, a settembre 2017, dopo la mancata qualificazione ai mondiali in Russia e l'esonero di Quinteros. Pare in realtà che il suo addio fosse legato comunque a motivi extracalcistici, ecco perché il ritorno al momento non trova in Sudamerica troppi scettici. Oggi verrà diramata da Gomez la lista delle convocazioni, a questo punto dovrebbe esserci anche il suo nome. Adesso tutti lo vogliono, tutti lo ricercano. Questo sorprendente inizio di stagione biancoceleste sta facendo ricredere non solo a Roma tanta gente. Prima Felipe è diventato funzionale, oggi è addirittura fondamentale. Lo si è visto domenica con la Spal: abile nelle sponde, continuo nel pressing. A Marsiglia anche nella manovra di disturbo su Strootman e nella ricezione dell'assist d'Immobile per trafiggere Mandanda. Per carità, Caicedo sotto porta sbaglia ancora tanto, ma con tutto il lavoro sporco che fa è impossibile non perdonarlo. 
RIVINCITACon l'Inter era sparito insieme ai suoi compagni, con la Spal Felipao è tornato a sostenerli: regista sulla trequarti e autore di assist. E' galvanizzato, ha lo spirito giusto e lo trasmette a tutta la Lazio. Ci mette testa, cuore e massimo impegno. Ormai non sorprende più nemmeno il suo delicato graffio. Perché Caicedo è pure tecnico: spettacolare il filtrante per Immobile, dopo una meravigliosa personale azione, condita da tunnel e protezione assoluta del pallone. Non molto tempo fa i tifosi lo fischiavano, adesso lo eleggono addirittura migliore in campo. Il ds Tare gongola ancora una volta per averci visto lungo e per aver predetto una nuova esplosione inaspettata nel momento del bisogno. 
STRATEGIANon vuole uscire più, l'ecuadoregno, ma pure stavolta dovrà vincere un ballottaggio. Correa è nettamente in vantaggio per un posto, ma lo era anche alla vigilia della sfida con la Spal. Ieri a Formello Inzaghi ha ricominciato a fare pretattica sul loro duello. Sinora il tecnico ha sempre preferito Felipao dall'inizio rispetto all'argentino e non ha mai sbagliato un colpo. Perché il Tucu diventa letale negli spazi quando entra nella ripresa, quando ha già fatto stancare tutti la pantera. Sembra essere diventata una mossa precisa e studiata, prima o poi però andrà invertita oppure semplicemente riformulata. Chissà che non sia la volta buona per far riposare Immobile. Correa e Caicedo così potrebbero tornare a giocare insieme. E' successo solo a Udine sinora in 14 gare. Con un'altra vittoria il bis si può fare. 

Il Messaggero