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Una Lazio per Mancini

ROMA Uno snobbato, uno dimenticato e uno scartato. Il tabellino di Lazio-Spal (Immobile, Cataldi e Parolo) per il Mancio sembra uno scherzo del fato. È la rivincita del made in Italy biancoceleste sotto il suo sguardo. Mica male quanto successo l'altro ieri all'Olimpico, non solo per Inzaghi dopo il ko con l'Inter, ma anche per il ct. Al club capitolino non succedeva addirittura da 21 agosto 2016, alla prima giornata di campionato con l'Atalanta (3-4), di sfoggiare tre marcatori italiani. Due anni dopo, con la Spal, c'è solo Parolo al posto di Lombardi. Identica la doppietta di bomber Immobile, cattivo il suo destro al volo. Poi, ancora rabbioso, ecco il bis di piattone e un palo a negargli di portarsi a casa il pallone. Ma come si fa a non considerare questo centravanti un campione? Secondo nella classifica capocannoniere, sette centri nelle ultime sette gare. Meglio di lui nessuno in Europa, stesso bottino di un certo Mbappe del Psg, campione del mondo e futuro pallone d'oro. La Francia se lo coccola il suo gioiello rampante, l'Italia invece ha dubbi sul suo miglior attaccante. 

 

ESPERIENZA

Non solo la vena sotto porta, Immobile ripiega e dà una mano persino in difesa. E pensare che Mancini nega la sua unione con il resto della squadra. Ciro si danna e fa lo stesso Parolo per mettersi in mostra. Chissà se anche lui rientrerà nelle convocazioni per le imminenti sfide contro Portogallo (Nations League) e Stati Uniti (amichevole). Era un punto fermo prima di Conte e poi di Ventura, è stato fatto fuori dal nuovo corso. Eppure con la Spal ha dimostrato quanto sia prezioso. Parolo fa sempre il lavoro sporco, è su ogni palla. Ne recupera una al limite dell'area avversaria e scaglia una bomba. Poi mica si ferma, percorre più di 12mila chilometri sull'erba. Per questo a quasi 34 anni sogna a ragione di ritingersi come Acerbi d'azzurro. 

 

RINASCITA

C'erano grandi speranze su Cataldi, non possono essere sparite a 24 anni. Negli ultimi due Danilo si è un po' perso, fra un prestito al Genoa e uno al Benevento. Domenica nel momento del bisogno è rinato e Inzaghi lo ha ringraziato: 91 palloni giocati, 61 passaggi e 4 occasioni, quanto tutte quelle create dalla Spal. Poi a suggellare una gara super anche la sberla da lontano per il gol. Così può ripartire il suo riscatto e sperare che anche la Nazionale sia pronta a riabbracciarlo. Era stato chiamato da Ventura nell'ultimo stage dell'aprile 2017, adesso deve sfruttare al massimo le prossime due gare. Mancheranno sia col Marsiglia che con il Sassuolo, Leiva e Badelj, Cataldi dovrebbe essere riconfermato. Ieri sono scattate già le prime prove europee a Formello: ritroverà una maglia da titolare Correa, scalpitano Caceres e Berisha. Anche se per il bene dell'Italia sarebbe bello rivedere pure Murgia. 

Il Messaggero

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Lazio, Spallata Champions


ROMA La Lazio si tiene stretta il quarto posto. Settimo successo in undici gare di campionato. Con le medio piccole non c'è storia, i biancocelesti le vincono tutte o quasi. E poco importa a questo punto che le big siano un tabù perché così facendo in Champions ci si arriva lo stesso. Una strada più lunga ma comunque redditizia. Spal travolta per 4-1. Nessun problema. Applausi anche dal ct dell'Italia, Roberto mancini che in tribuna si è gustato lo show di Immobile. Già, Ciro. Un trascinatore. Implacabile. Infallibile. Doppietta e otto centri in campionato. Addirittura e 76 in 102 gare in biancoceleste. In Europa nessuno ha fatto meglio di lui: 7 gol nelle ultime 7 gare. Superato Van Basten tra i bomber di tutti i tempi di serie A, Valentino Mazzola è A -1. Bella la reazione dei ragazzi di Inzaghi sei giorni dopo il pesante ko in casa contro l'Inter. Le nubi che si stavano nuovamente addensando dalle parti di Formello sono state squarciate dai graffi di Ciro e dai bolidi di Cataldi e Parolo. Pesante passo indietro per la Spal, soprattutto dal punto di vista del gioco. I ferraresi speravano in un altro blitz dopo la vittoria contro la Roma. Niente da fare la Lazio è stata più squadra. Una sola distrazione, fatale. Quella sul momentaneo pareggio di Antenucci. Altro blackout difensivo. Stavolta però non ha avuto contraccolpi. I biancocelesti hanno reagito con rabbia e orgoglio ribaltando immediatamente il risultato. 
SCELTE VINCENTIIl campo reso pesante dalla pioggia battente induci il tecnico laziale a cambiare formazione: dentro Caicedo e non Correa in avanti. Un attacco più pesante che dà subito i suoi frutti. Felipe si divora una chance incredibile ma è bravo a duettare con Immobile in occasione della seconda rete di Ciro (decisiva la deviazione di Costa). Applausi di tutto lo stadio. Il bomber biancoceleste è sempre più il leader di questa squadra: «Con l'Inter non siamo entrati da Lazio, dopo le critiche questo lo interpreto come un segnale di maturità. Adesso è importante guardare dentro di noi, mantenere la continuità, al dì là della classifica. Ci manca la vittoria con le big, pesano perché ne abbiamo perse quattro, serve uno step mentale in più». Nessun messaggio al ct ma la dedica è per la sua Jessica: «Mancini mi conosce, mi stima e mi ha sempre convocato. Ha dovuto fare delle scelte, mi farò sempre trovare carico. Dedico i miei due gol a mia moglie che mi segue sempre, anche in trasferta. La amo». 
OMAGGIO A BUFFONGià ma chissà cosa avrà pensato il ct per la prima rete di Ciro, un gol alla Mancio verrebbe da dire. Ma lo sguardo lo hanno rubato anche Cataldi, partita bellissima condita da un gol spettacolare (l'ultima marcatura con la maglia biancoceleste risale addirittura a 805 giorni fa: Atalanta-Lazio 3-4 del 21 agosto 2016) e Parolo un motorino inarrestabile. Corsa e volontà premiate con la rete del definitivo 4-1, bellissima tanta che Inzaghi ha mimato il gesto di togliersi il cappello. Esultano i tifosi, ruggisce la curva Nord che rende omaggio a Gigi Buffon che in settimana aveva confidato di aver pensato di trasferirsi proprio alla Lazio: «Saluti laziali». Meno avvincente, invece, il duello tra i fratelli Milinkovic. Sergej fa il lavoro sporco e in avanti si fa vedere molto poco mentre Vanja sbaglia due uscite clamorose e non para mai. Male anche l'arbitro Guida che non tira fuori il rosso per il fallo da ultimo uomo di Vicari su Immobile lanciato a rete. La Lazio stavolta è stata più forte di tutto. Un'iniezione di fiducia importantissima in vista della gara di Europa League di giovedì contro il Marsiglia (un successo spalancherebbe le porte della qualificazione con due turni d'anticipo) e la sfida di domenica prossima in casa del Sassuolo prima della sosta. Alla ripresa lo spareggio Champions con il Milan. Un'altra grande sul cammino. Vietato sbagliare. 

Il Messaggero

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Lukaku, rebus rinnovo: si tratta anche con Leiva

Un calvario lungo un'estate intera e anche di più quello di Jordan Lukaku, tornato da pochi giorni in gruppo e nella lista della Serie A. L'esterno belga ha superato i problemi fisici, ma ora deve affrontare quelli contrattuali. Non ci sono stati sviluppi sul fronte rinnovo, per ora la scadenza è fissata al 2020, ma la Lazio intende tutelarsi per non arrivare ad una situazione di rischio. I contatti con il suo entourage proseguiranno anche nelle prossime settimane, la società vuole blindarlo e vorrebbe dal giocatore anche un minimo di riconoscenza, considerando i vari infortuni a cui ha dovuto far fronte. Altro rinnovo sul tavolo, quello di Lucas Leiva. Il brasiliano, ormai diventato un perno della Lazio, è felicissimo a Roma e vorrebbe proseguire la sua avventura. Nel contratto attuale – come riporta il Corriere dello Sport – c'è una clausola a favore della Lazio sul 2021. La società ha comunicato al calciatore la voglia di confermarlo, con un ritocco all'ingaggio (adesso di 2,2 milioni) proprio per fissare la nuova scadenza al 2021. Si tratta sui dettagli.

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Sergej e Vanja, una domenica in famiglia

ROMA Due sportivi, due ragazzi, per il calcio sono pazzi. Son portiere e centrocampista, Sergej e Vanja, due speranze. Entrambi vogliono sfondare e campioni diventare. A dire il vero, Milinkovic senior sino a qualche mese fa era già considerato tale: a 23 anni, mister 150 milioni in estate. Alla fine però lui è rimasto alla Lazio, invece il fratellino ha lasciato Torino. Si è trasferito (in prestito) alla Spal e dopodomani tornerà all'Olimpico dopo aver scontato la squalifica rimediata proprio in quello stadio: lo scorso 20 ottobre Vanja si era beccato un doppio giallo nel giro di pochi secondi, prima per perdita di tempo e poi per proteste, dall'arbitro Pairetto. Un'espulsione grottesca, che però non aveva tolto all'estremo difensore l'ennesimo attestato di eroe contro la Roma. Già Vanja l'aveva fatta piangere un anno fa in Coppa Italia, anche stavolta l'ha fermata e la sua squadra ha trovato la vittoria. Con quei tre punti oggi i giallorossi sarebbero appaiati ai biancocelesti in classifica, ecco perché Sergej lo ha ringraziato subito su Instagram con una bella foto con l'aquila. Vanja ha un po' il cuore biancoceleste, per lui domenica non sarà una partita qualunque. 
LA STORIAUn pranzo di famiglia per i fratelli Milinkovic a mezzogiorno e mezza: «Devi mangiare più fagioli per diventare forte come me, anche se sono già tanto orgoglioso di te», scrive Sergej al secondogenito, due anni più piccolo di lui. A dire il vero però Vanja, nonostante i guantoni come unica fede, ha lo stesso dna pure nel piede: celebre una bomba calciata col Torino quasi da centrocampo, il portierino batte pure le punizioni e spesso non lascia scampo. A differenza del numero 21 d'Inzaghi, che quest'anno fatica a ritrovare il tiro e la mira, ma avrà un vantaggio domenica. Sergej conosce alla perfezione pregi e difetti di Vanja, si allenavano proprio insieme sino al 2014 a casa e nel Vojvodina. La società dove entrambi sono sbocciati prima di fare il salto di qualità, con doppio un trasferimento (dell'agente comune Kezman) che tra l'altro purtroppo è oggi al centro delle indagini (Mani pulite) delle autorità. Nessuno dei due sembra scosso dagli ultimi avvenimenti, in Serbia sostenevano pure che entrambi sarebbero stati ascoltati dagli inquirenti. Per il momento nessuna novità, i Milinkovic restano concentrati sul campo e sulla prossima partita. Che li vedrà uno contro l'altro, perché Sergej nonostante avrebbe bisogno di riposare sarà costretto agli straordinari a centrocampo. Leiva sarà out per un mese, Badelj (distrazione) tornerà soltanto con il Milan, Berisha non è al top. Inzaghi non può rinunciare dunque anche al serbo, ma adesso si aspetta di rivedere il suo talento. E anche Mourinho, che è volato sino in Montenegro per ammirarlo. Ironia del destino, è il Manchester United, dove si trasferì (senza mai giocare) nel 2015 il fratello, la squadra che più continua a corteggiarlo. Chissà se dopodomani ci saranno ancora osservatori in tribuna, intanto attesi mamma e papà Milinlovic per mettere una foto dei figli giganti nell'album di famiglia. Sfida senza tifo, ma di sicuro il grande ha più bisogno di ritrovarsi con il secondo centro. Con amore, Vanja faccia a Sergej questo favore. 

Il Messaggero

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Lazio e Roma, un derby lungo sette mesi

ROMA Dopo dieci giornate di campionato, la situazione nella parte alta della classifica sembra essere già abbastanza chiara. C'è la Juventus che fa un campionato a parte e che, ovviamente, è in testa; c'è il Napoli che insegue con sei punti di ritardo e poi c'è l'Inter che, dopo il successo di lunedì sera sulla Lazio, ha affiancato la squadra di Carlo Ancelotti. Traduzione: tre dei quattro posti Champions sembrano già assegnati, anche se mancano 28 partite al fischio finale del campionato, 198 giorni a partire da Fiorentina-Roma. Al momento, insomma, resta da riempire una sola casella, e la faccenda – da copione – riguarda Roma e Lazio. Non solo Roma e Lazio, però. Di certo, le due romane appaiono destinate a giocare un derby lungo (quasi) sette mesi per arrivare in Europa. Una sola dentro, l'altra fuori.
OCCHIO AI NUMERIDando un'occhiata alla classifica, la Lazio oggi sta meglio della Roma perché, pur avendo perso lo scontro diretto, vanta tre punti in più, 18 contro 15. I biancocelesti si trovano al quarto posto in solitudine, quindi ora sarebbero in Champions, ma stasera potrebbero essere raggiunti dal Milan impegnato in casa nel recupero contro il Genoa. Ecco perché nel lungo duello tra le due romane ci saranno sicuramente interferenze esterne, quindi il confronto sarà ancor più complicato. La Roma dopo il pareggiotto di Napoli si trova in compagnia di quattro squadre: Milan (con una gara in meno), Fiorentina (avversaria sabato al Franchi), Sampdoria (prossimo ospite all'Olimpico) e Sassuolo. Come dire che, al momento, ci sono sei squadre in lizza per il quarto posto. Con la Roma che nelle prossime due giornate affronterà altrettanti scontri diretti, e molto sarà più chiaro già dopo la sfida con la Samp.
PREGI E DIFETTII giallorossi finora hanno sofferto pesantemente contro le piccole (sconfitta in casa contro la Spal, pareggi all'Olimpico contro Atalanta e Chievo e ko a Bologna) mentre i biancocelesti non hanno mai battuto una big (sconfitte contro Napoli, Juventus, Roma e Inter, con solo due reti all'attivo e 10 al passivo). Questo vuol dire che se le due romane non daranno una diversa continuità al proprio rendimento, difficilmente potranno andare a dama. La Roma ha già perso tre partite, la Lazio addirittura quattro ma ha vinto due gare in più senza mai pareggiare. Resta da stabilire se Roma e/o Lazio siano – sulla carta – la quarta forza del campionato, ma i programmi e il lavoro dei due club sono andati nettamente verso quella direzione. Le prime dieci giornate di campionato hanno detto, però, che le romane non sono squadre perfette, che i loro difetti sono praticamente pari ai loro pregi e che, anche per questo, centrare il traguardo Champions non sarà affatto facile. Anzi. Complici, ovviamente, la qualità e le ambizioni delle dirette rivali, il Milan su tutte. Il campionato, ai piedi del podio, si è molto livellato e, per questo, ogni giornata sarà in qualche modo decisiva. Alla fine del 2018 non sarebbe una sorpresa, perciò, trovare la città di Roma fuori dalla Champions. Si accettano smentite, con i fatti.

Il Messaggero

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Sergej e Luis, una crisi di coppia

ROMA Il mal di big ora è cronico, così come la scomparsa dei gioielli di famiglia dopo l'exploit del primo anno. Che fine hanno fatto Milinkovic e Luis Alberto? Impossibile pensare di poter competere con le grandi senza i due giocatori di maggior talento. Sergej tranne a Udine non è mai uscito dal campo, eppure contro l'Inter è scomparso ancora una volta dopo un lampo (il lancio per Immobile). Lui continua a giocare perché è un diesel e forse è l'unico modo per poter riammirare prima o poi il campione, eppure alla decima giornata viene il sospetto che ci sia qualcosa che vada oltre il semplice ritardo di condizione. E' vero, il serbo dopo il mondiale (dove non ha certo brillato) aveva saltato tutto il ritiro e anche l'anno scorso a questo punto del campionato aveva collezionato soltanto 2 gol. Oggi è fermo a una rete e un assist, realizzati nell'unica gara (col Genoa) in cui si è rivisto un barlume del vecchio Milinkovic. Ma rispetto al passato è evidente l'involuzione in altri numeri: Sergej quasi (0.4 volte a partita rispetto all'1 dell'anno scorso) non tira e, quando lo fa, prende male la mira, vince meno duelli arei (il 36% contro il 55% del 2017/18). Dati confermati anche contro l'Inter, quarto big match in cui il numero 21 si è eclissato dopo 3 occasioni create e una sforbiciata alle stelle. Non accelera, non sterza coi piedi eppure percorre con l'Inter quasi 12mila chilometri. Non gli manca dunque la gamba, forse adesso c'è pure una questione tattica. Il suo genio è contenuto quando gioca Caicedo, che occupa più spazio vicino a Immobile, e c'è meno libertà di azione. Inzaghi nell'ultimo periodo è stato quasi costretto a limitarlo nel ruolo da mediano, da quando è sparito Luis Alberto. Lo spagnolo l'anno scorso svariava, permetteva al serbo d'inserirsi e diventare incontenibile. Non a caso, dei 12 gol realizzati da Sergej, ben 7 erano arrivati da dentro l'area di rigore. Nel monday night Luis Alberto l'ha vista solo dalla panchina, dal momento che continua a lamentare una misteriosa pubalgia. Senza aver giocato, il numero 10 ieri era di nuovo a riposo (lavoro in solitario) a Formello, anche il suo caso per la Lazio sta diventando deleterio. E' presto per dirlo, ma sembra già di rivedere la fine di Zarate e Felipe, trattenuti a Roma nonostante proposte milionarie dopo i fasti di una sola stagione. Non arrivò mai la loro consacrazione. La storia rischia di ripetersi con Milinkovic e Luis Alberto, uno fresco di rinnovo e l'altro in attesa. Respinto in estate un doppio assalto complessivo da 135 milioni, quanto propongono oggi Milan e Siviglia?
L'EVENTOCorsi e ricorsi. Così diventa impossibile per Inzaghi, senza altri sostituti campioni in rosa, poter competere alla pari con le squadre di vertice. Una problema che non riguarda poi solo questa panchina, ma ormai un'intera era Lotito: dal 2004 (avvento di Lotito) a oggi, contro Juve, Milan, Inter, Napoli e Roma, in 136 partite la Lazio ha totalizzato (tra andata e ritorno in A), solo 24 vittorie, 35 pareggi e ben 77 sconfitte, con 138 gol fatti e ben 242 subiti. Almeno c'è un salto di qualità con lo sponsor: evento Marathonbet oggi a Formello con alcuni tifosi (estratti) che faranno una foto ufficiale in tribuna insieme ai giocatori e ai manager biancocelesti. Almeno lì si rivedranno Milinkovic e Luis Alberto nelle loro vesti. 

Il Messaggero

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E’ la solita Lazio, debole con i forti

ROMA La storia non cambia: la Lazio resta piccola con le grandi. Terza sconfitta stagionale con le prime tre della classifica. L'Inter passa all'Olimpico per 3-0 agganciando il Napoli al secondo posto a quota 22 e scavando un solco di quattro punti con i biancocelesti. La squadra di Inzaghi dura venti minuti poi dopo il vantaggio di Icardi si dissolve. Gara che diventa in discesa per Spalletti che può giocarsela come meglio sa fare: contropiede rapidissimi. Puntualmente tornano a palesarsi i vecchi errori difensivi e di personalità che non permettono mai alla Lazio di fare quel salto in più. I nerazzurri hanno un budget maggiore e sono stati costruiti per altri obiettivi ma è pur vero che non capita di fare un miracolo. E' successo lo scorso anno, il 17 ottobre, a Torino con la Juve poi solo sconfitte. L'onta del 20 maggio non viene cancellata. E pensare che de Vrij, il fantasma di quel giorno, resta in panchina per tutta la gara. 
TROPPI ERRORIL'assenza di Leiva in mezzo al campo si fa sentire tantissimo. Badelj gioca in maniera differente e nella manovra perde sempre un tempo di gioco. Non sta bene e così dopo mezz'ora si deve arrendere per un guaio al flessore destro. I biancocelesti pressano altissimi per non far ragionare l'Inter costretta a lanciare lungo. Milinkovic si sacrifica molto in fase di copertura. Recupera e fa ripartire l'azione. La tattica è efficace: i biancocelesti nei primi venti minuti hanno almeno quattro palle gol. Incredibile quella divorata da Immobile lanciato da solo a rete, non è da lui perdere così l'attimo nel primo controllo. I nerazzurri sono pericolosi con le ripartenze a razzo di Brozovic. Il croato gioca davanti alla difesa ma s'inserisce in continuazione e i centrocampisti laziali fanno fatica a contenere. L'Inter ha più cattiveria e così al primo pallone perso dalla Lazio fa gol. Il solito Icardi, addirittura doppietta: sei gol in campionato. Il settimo personale ai biancocelesti. Stravinto il duello a distanza con Immobile. Malissimo tutta la difesa laziale. La rete e il diluvio che si abbatte sull'Olimpico frenano l'euforia di Ciro e compagni che abbassano i ritmi e diventano meno pericolosi. Una manna per l'Inter che può fare la sua gara. Strakosha ne salva due ma non può nulla sulla botta da fuori area di Brozovic. Esultanza provocatoria sotto i tifosi laziali. Nella ripresa i biancocelesti ci provano ma il copione non cambia: Lazio inconcludente e Icardi letale. Troppi gli errori difensivi. E pensare che nelle ultime tre partite tra coppa e campionato aveva subito un solo gol. 
PROSPETTIVE DIVERSELa Lazio esce sconfitta ma non ridimensionata. Bisogna partire da un punto di partenza differente: contro le big serve il miracolo. I biancocelesti vincono con le medio piccole. Per fare quel salto di qualità, parola abusata, servono altri budget economici che non appartengono al club di Lotito. Una lotta che non è ad armi pari. Inzaghi mantiene il quarto posto in classifica con un vantaggio di tre punti dalle inseguitrici. Esultano ancora una volta i nerazzurri all'Olimpico. La squadra di Spalletti aggancia il Napoli e si ritaglia un ruolo da anti-Juventus. O almeno ci prova.

Il Messagero

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Hernanes doppio ex: «Milinkovic e Brozovic uomini chiave, tengo più alla Lazio!»

Obbligatorio stuzzicare il doppio ex a poche ore da una sfida importante. Chi ha coraggio si schiera, altri fanno più fatica: «Niente tifo, me la godrò da spettatore. Vinca il migliore». Fantasia in campo, fuori Hernanes è diplomatico. Anche se traspare sincerità quando parla delle «sue» Lazio e Inter: «Il mio top è stato a Roma, a Milano chiusi alla grande. Ho nel cuore ogni momento passato in Italia, Juve compresa». Il terzo e ultimo club in A prima della Cina. Da febbraio 2017 gioca con l’Hebei, in mezzo una parentesi al San Paolo: «All’inizio ho avuto qualche infortunio, ora sono felice». Alla Lazio 156 presenze con 41 gol (e la Coppa Italia vinta nel 2013), all’Inter 7 centri in 53 partite.

Hernanes, da che parte sta?

«Ho più affetto per i biancocelesti, lì diedi il meglio. All’Inter chiusi in crescendo. L’ultimo periodo da numero 10 andò alla grande con Mancini in panchina: fu il motivo che spinse la Juventus a scegliermi».

Anche a Torino, però, raramente giocò nel suo ruolo.

«Feci poche gare dietro le punte, ma mi trovai bene con tutti. Scudetto e Coppa Italia vinti: fu un’esperienza importante».

Inter e Juve: ha qualche rammarico?

«Solo il ruolo. Le mie qualità migliori sono dribbling e tiro, difficile essere decisivo lontano dalla porta. Il miglior Hernanes è quello di Roma».

Dove oggi c’è Lazio-Inter.

«Match spettacolare. La Lazio gioca in casa e vorrà prendersi la rivincita dopo il k.o. di maggio, l’Inter deve ripartire dopo Barcellona. Entrambe stanno facendo bene, possono deciderla i giocatori di valore».

Come Milinkovic e Brozovic.

«Forti e per certi versi simili. Sergej è completo: fisico, tecnico, bravo di testa, fa gol e serve assist. Marcelo ha meno “chili” ma più visione di gioco. E pure lui segna e fa segnare».

Il serbo è una delle tante scoperte di Lotito e Tare.

«Grande lavoro collettivo, hanno preso tanti semisconosciuti diventati poi big. Una Lazio così non sorprende. Bravi tutti, compreso Simone Inzaghi».

Tra lei e il presidente ci fu qualche incomprensione.

«Ma lo ringrazierò sempre. Lo stesso vale per Calveri (segretario generale, ndr) e Tare. Prima di andar via, lo incontrai nel suo ufficio. Parlavo e piangevo…».

L’Inter può lottare per il titolo?

«La rosa è forte, ma la Juve è di un altro livello. Dipenderà anche dall’Europa, magari Spalletti rosicchierà qualcosa…. La Juve è tra le favorite in Champions: c’è maggior convinzione e un Ronaldo che porta tanto in termini tecnici e di personalità, ma occhio alle altre».

Lei cosa farà da grande?

«In Cina ho un contratto fino al 2019. Sono troppo innamorato del campo per pensare al dopo. Giocherò a lungo. Il mio futuro sarà meraviglioso».

Gazzetta dello Sport

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Spalletti e l’armata di ex per concedere il bis

MILANO L'Inter non ha dimenticato la festa di maggio, quando 5 mesi (e 9 giorni) fa con la vittoria all'Olimpico sulla Lazio (20 maggio, 2-3) aveva conquistato il quarto posto tornando in Champions. «Guai a fermarsi lì», ha avvisato Luciano Spalletti in conferenza. «Quel tipo di partite vogliamo ripeterle e vincere gare anche più importanti. A fine anno saremo soddisfatti se ci piazzeremo di nuovo tra le prime quattro in classifica. Per noi rimanere in Champions è come la vittoria di un titolo», ha aggiunto il tecnico di Certaldo. La sconfitta rimediata al Camp Nou contro il Barcellona è già alle spalle, ora i nerazzurri vogliono tornare a pensare al campionato. Le vittorie consecutive sono cinque e l'Inter non vuole fermarsi proprio ora, soprattutto in questo scontro diretto per la massima competizione continentale. Sarebbe anche un bel regalo a Steven Zhang, fresco di nomina di presidente del club a soli 26 anni (il 21 dicembre ne compirà 27), il numero 21 della società: «La sua nomina è stata qualcosa di fondamentale per l'Inter. Ho conosciuto sia lui sia il padre, sono una garanzia per il futuro di questa squadra». Inoltre, restando sempre sul fronte societario, nelle prossime settimane (giorni?) ci sarà il definitivo addio di Erick Thohir con il passaggio a Suning delle sue quote, il 31.05%.
DUBBI NERAZZURRISalvo ripensamenti dell'ultimo minuto, Vrsaljko, de Vrij (uno dei grandi ex del match di stasera) e Politano dovrebbero partire dall'inizio. Anche Keita (a proposito di ex biancocelesti) potrebbe giocare dall'inizio: se il senegalese sarà esterno di sinistra, sarà Borja Valero a giostrare dietro a Icardi. Altrimenti, se sarà Keita a giocare al posto di Nainggolan (out per la distorsione alla caviglia sinistra), potrebbe essere uno tra Candreva e Perisic a prendere posto in fascia. Le certezze restano Vecino a centrocampo (con Brozovic) e Icardi in attacco, i due marcatori (il primo era stato D'Ambrosio) della festa del 20 maggio. L'argentino ha già fatto 5 gol alla squadra di Inzaghi, uno solo all'Olimpico (a maggio appunto, la rete del provvisorio 2-2): «Il turnover? Ci penseremo. Possiamo sopportare fatiche importanti perché abbiamo forza caratteriale e un numero di giocatori che ci consente di presentarci con forze fresche». Non ci sarà spazio per Lautaro Martinez: «In coppia con Mauro ha già giocato al Camp Nou, non ve ne siete accorti?». E sulla Lazio: «Raramente va in difficoltà, ha perso partite ma è forte a livello caratteriale e di squadra».

Il messaggero

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La Lazio cerca la vendetta

ROMA Nuvole nere e allerta massima per il meteo. Il rischio rinvio è alto. E poi c'è quel piccolo dubbio legato a Ciro Immobile. La sfida con l'Inter non nasce sotto i migliori auspici. Scongiuri d'obbligo a Formello. La Lazio ha sete di vendetta dopo la sconfitta del 20 maggio scorso che l'ha estromessa dalla Champions. Una ferita che continua a sanguinare. I tre ex presenti domani, in particolar modo de Vrij («Rifarei sicuramente la stessa scelta. De Vrij penso abbia dato il 100% con la Lazio, si è macchiato di un rigore che poteva avvenire ogni domenica. Purtroppo è successo all'ultima»), non aiutano. Anzi. La pioggia che cadrà dal cielo di Roma come simbolo purificatore. Il video di quel ko mandato in loop sugli schermi di Formello. Per non dimenticare. Per caricarsi al massimo. 
TABÙ CON LE BIGI biancocelesti sono reduci da un successo schiacciante contro il Marsiglia e cercano un'altra vittoria contro una big per rinforzare le proprie ambizioni. Servirebbe a togliersi di dosso anche quell'etichetta di squadra piccola con le grandi. «Abbiamo già avuto sfide importanti, come quella con la Fiorentina. A Parma era importante, giovedì serviva una grande partita dopo il ko di Francoforte. Siamo stati bravi, ma dobbiamo guardare avanti. Ai fini della classifica sarà un match importante» sottolinea Inzaghi che poi ribadisce: «Normale che ci sia un'attenzione particolare. Sappiamo che l'Inter sia costruita per vincere lo scudetto ma lo abbiamo dimostrato negli anni, con tantissima concentrazione possiamo giocarcela ad armi pari». 
CIRO C'ÈGià, ma la Lazio non ci arriva certo nelle migliori condizioni. Al di là della stanchezza accumulata giovedì e della differente tempistica per il recupero (l'Inter è scesa in campo martedì) il tecnico biancoceleste deve anche fare la conta con gli infortuni. Non ci sarà Leiva che ha accusato un problema all'adduttore destro. Giocherà Badelj. E poi c'è quel leggero timore legato alle condizioni di Immobile. Ha saltato due allenamenti consecutivi. E' rimasto in palestra a scopo precauzionale per un leggero affaticamento. Difficile non vederlo domani in campo (ieri mattina controllo che ha escluso qualsiasi lesione). A maggio giocò nonostante uno stiramento rimediato qualche settimana prima, figurarsi se si arrende stasera. Più pretattica che altro. Questione di scaramanzia. Ciro ha segnato due volte i nerazzurri con le maglie di Genoa e Torino, ma è riuscito a vincere solo una delle nove gare precedenti. Ma c'è di più perché da quando gioca con la Lazio non è mai riuscito a fare gol all'Inter de vuole sbloccarsi proprio questa sera. Tra le fila nerazzurre occhio a Mauro Icardi: l'argentino ha già punito i biancocelesti cinque volte.
RITORNOL'undici ce l'ha già in testa ma ci penserà ancora una notte. Strakosha in porta con Luiz Felipe, Acerbi e Radu. A centrocampo ci sarà Badelj in regia con Parolo e Milinkovic ai lati. Esterni Marusic e Lulic. In avanti Caicedo e Immobile. Sfida nella sfida per i tre ex Antonio Candreva, Keita Balde Diao e Stefan de Vrij. L'olandese torna a ROma per la prima volta da avversario. Di sicuro l'accoglienza non sarà della migliori. Verrà esposto anche uno striscione in ricordo di Vincenzo Paparelli, per i 39 anni dall'uccisione.

Il Messaggero