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Rivincite sull’Inter, anche Lulic ed Acerbi hanno motivazioni speciali…

Senad Lulic: 81 partite disputate nelle 92 totali con Inzaghiin panchina. Il tecnico biancoceleste non può proprio fare a meno di lui, che è senza dubbio una delle colonne portanti della squadra.

Il capitano della Lazio ha qualche conto in sospeso con l’Inter. Infatti, durante la partita del 20 maggio, si fece espellere lasciando i suoi compagni in 10 quando la gara era ancora ferma sul 2 a 2 e la qualificazione in Champions League era ancora biancoceleste. Senza di lui la situazione del match è peggiorata fino al vantaggio definitivo dell’Inter. Di espulsioni con l’Inter Lulic ne conta due, infatti, l’altra se la procurò nella stagione 2016/2017. Anche in quel caso la Lazio perse 3 a 1.cittaceleste.it

ROMA- L’Inter, nell’estate 2017, aveva scelto Francesco Acerbi per affiancare Skriniar. Alla fine non se ne fece più nulla. Le versioni sul mancato arrivo del difensore in nerazzurro sono due. La prima è che il costo era troppo elevato, superiore ai 10 milioni, e, la seconda è la contrarietà di Spalletti al suo arrivo a Milano.

Acerbi questo mancato trasferimento non l’ha mai capito:

“Avevo deciso di lasciare il Sassuolo e con l’Inter era tutto fatto. Poi però è saltato tutto e non ho mai capito il motivo. Dopo sono arrivate le offerte di Zenit e Galatasaray, ma non volevo fare la guerra al Sassuolo e sono rimasto. Certo, quando vedo l’Inter in tv penso che potevo esserci io lì, ma questo è uno stimolo in più per fare meglio e dimostrare a tutti che non sono l’Acerbivisto col Milan”.

Queste le parole del difensore. Oggi, Francesco Acerbi, è il leader della difesa a tre di Inzaghi e ben presto ha fatto dimenticare De Vrij:

Mi considero un cavallo pazzo e nella difesa a tre ho più libertà. Ogni tanto posso concedermi qualche progressione in avanti. Rispetto all’Inter abbiamo un solo punto di svantaggio e, se scenderemo in campo come abbiamo fatto a Marsiglia, possiamo vincere”.cittaceleste.it

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Marsiglia, scontri nella notte: un laziale in ospedale

Notte di follia a Marsiglia. Scontri e cariche della polizia intorno alle 22. La polizia riferisce di un tifoso francese ferito (secondo le prime indiscrezioni, accoltellato) e di un laziale trasportato in ospedale per le ferite riportate durante gli incidenti. Nessuno dei due è in pericolo di vita. Una scena di guerriglia proprio nella zona del Porto vecchio, tra i più affollate della città. Gli ultras dell'OM sbucavano dei vicoli stretti, tipici della zona, assaltando un centinaio di laziali scesi in strada, pronti allo scontro. Una sorta di azione programmata. Bastoni, cinghie e lancio di oggetti vari. Sirene, urla e ristoratori che correvano a togliere tavolini e sedie dai dehor. Immediato l'intervento delle forze dell'ordine che già dal primo pomeriggio stava monitorando la situazione. Che fosse una gara ad alto rischio lo si sapeva da tempo. La rivalità tra le due tifoserie è nota. Anche in passato si sono verificati episodi simili. Una sorta di regolamento dei conti quello di ieri dopo gli incidenti del 2005 in una gara di Intertoto. Odio che affonda le radici nei primi anni novanta per il furto di uno striscione del Marsiglia da parte dei laziali. Opposte anche le ideologie politiche. Oggi massima allerta nonostante le due curve chiuse saranno almeno trentamila i tifosi dell'Olympique, circa 500 i laziali. Si temono nuovi agguati e vendette. 

Il Messaggero

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Lazio, Inzaghi ed una gioia old style

MARSIGLIA Da queste parti Simone Inzaghi, o meglio Inzaghì con l'accento sull'ultima i, se lo ricordano ancora molto bene. Quel poker rifilato in Champions all'OM (14 marzo 2000) in cui giocavano De La Pena e Pires non l'hanno dimenticato. Finì 5-1 la notte da incubo dei francesi all'Olimpico. «Uno dei ricordi più belli della mia carriera, un record italiano che mi tengo da allora», ribadisce il tecnico biancoceleste. Un tema ricorrente tra addetti ai lavori e tifosi. Così come la presenza degli ex romanisti Garcia e Strootman tra le file del Marsiglia. Una sorta di derby che però Inzaghi non sente come tale: «Se per loro è così, per noi non lo è». C'è tensione nell'aria e non solo perché non corre buon sangue tra le due tifoserie. La Lazio, seconda in classifica con 6 punti, ha una chance importantissima per conquistare un bel pezzo di qualificazione ai sedicesimi, l'OM (un solo punto) per non finire in una situazione disperata. I biancocelesti vanno a caccia di una conferma, soprattutto a livello mentale, di quanto di buono fatto vedere in campionato. Cancellare la sciagurata serata di Francoforte è un ordine. 
SENZA PELI SULLA LINGUAToni pacati ma lingua sciolta per Inzaghi. Non nasconde il fatto che i suoi devono riuscire a fare il salto di mentalità per vincere con più continuità gli scontri diretti con le big ma rimarca il fatto che spesso c'è differenza: «È un dato di fatto che ci sono club che fanno campagne acquisti faraoniche e prendono i giocatori migliori. Marsiglia e Inter (prossimo impegno di campionato lunedì 29 alle 20.30) sono state costruite per vincere scudetti». Già, ma questo non deve essere un alibi per nessuno. Ecco perché questa sera la Lazio è chiamata a vincere. Il tecnico lo sa bene e per questo ha fatto scelte accurate sugli uomini da portare. Luis Alberto è rimasto a Roma «negli ultimi allenamenti non si sentiva al 100%» poi rincara la dose sottolineando di aver «preferito un Rossi molto motivato». Insomma fondamentale la testa. Quella che spesso la Lazio dimentica a casa in certe partite. «Senza determinazione abbiamo poche chance di fare punti», avverte Acerbi sempre più leader del gruppo biancoceleste. Evita anche lo scomodo paragone con de Vrij, un «accostamento che mi fa piacere ma io cerco di dare il massimo di testa».
LE SCELTEFormazione praticamente fatta. Resta qualche piccolo dubbio legato soprattutto alle condizioni di Berisha (oggi ritroverà Caleta-Car, compagno ai tempi del Salisburgo), uscito da Parma con un piccolo guaio al polpaccio. Il tecnico vuole capire le sue condizioni per evitare inutili ricadute come già successo in estate. In porta ci sarà Proto, il terzetto difensivo sarà composto da Wallace, Acerbi e Radu. A centrocampo Marusic, Leiva, Milinkovic e Lulic. In Francia non c'è neanche Murgia, Inzaghi gli ha preferito Cataldi che potrebbe entrare a gara in corso. Chance anche per Caceres nel ruolo di quinto di centrocampo. Come detto, invece, resta da capire chi farà la mezzala. Berisha è favorito su Parolo, ma solo se sta bene. Il tecnico laziale in conferenza stampa prova a mischiare un po' le carte «Valon può giocare anche più avanti». In attacco però giocheranno il duo Immobile-Caicedo. 

Il Messaggero

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Lazio, 100 volte Ciro: caccia aperta ai gol internazionali

ROMA A lui una maglia anche nel turnover a Marsiglia. Immobile davanti, poi dietro tutti gli altri calcoli. Alla fine meno male che ha riposato in Nazionale, alla Lazio Ciro non ha un attimo per rifiatare. E non vuole smettere di segnare: sarà europea la 100esima presenza biancoceleste, cercherà di festeggiarla con il 75esimo centro in rete. Domenica a Parma ha trovato il sesto gol in campionato nelle ultime sette partite, il prossimo gli permetterebbe di eguagliare il mito Piola nello stesso frangente della sua carriera laziale. La media (0,747 a match) d'Immobile è già quella più alta di tutti, ma non sarà più lui a dirlo a Mancini. Sui social l'aveva sbandierata per coloro che ne discutevano la caratura internazionale, eppure – manco fosse indirizzata a lui – il ct gliel'ha fatta pagare. In pochi lo sanno, ma prima della sfida con la Polonia fra i due c'era stato il confronto e il chiarimento, ma l'ex allenatore biancoceleste ha fatto solo finta di accettarlo. Altrimenti non avrebbe umiliato Ciro con quel riscaldamento per tutto il secondo tempo. Immobile adesso non vuole più pensarci, al Tardini si è rimesso in moto e non ha lanciato provocazioni fuori luogo: «Non devo dimostrare niente a nessuno. Segno per me e per la Lazio». 
TANDEMA parlare è il campo. E riporta a Mancini che Immobile non solo fa sempre centro, ma gioca per la squadra e ogni compagno. Il ct infatti lo considera (come Belotti) solo un bomber, che non si integra col resto del gioco della Nazionale, eppure alla Lazio è un piacere vederlo correre a tutto campo e dialogare. L'anno scorso erano fulmini con Milinkovic e Luis Alberto, adesso per non fare tutto da solo deve trovare un altro appoggio. A Parma ha ringraziato Berisha per il penalty conquistato e pure Correa per ogni assist non sfruttato. Nel finale ha pure ripagato l'argentino con un filtrante prelibato. Al Velodrome non potrà contare sullo squalificato Joaquin («Mi dispiace non esserci, ma vinceremo a tutti i costi»), ma sul prezioso aiuto di Caicedo: la pantera scalpitava già domenica, avrà la sua chance a Marsiglia. Tornerà così davanti il tandem che ha affossato Genoa (4-1) e Fiorentina (1-0). Dopo l'ennesima opportunità sciupata, si accomoderà Luis Alberto in panchina. Poco importa che sia stato sostituito dopo pochi minuti della ripresa, stavolta dovrà provare a dare lui nel secondo tempo eventualmente la scossa. C'è in ballo anche l'Inter e la prossima maglia. 
TURNOVERIl 3-5-2 inizialmente non si cambia, al massimo si reinterpreta. In difesa potrebbe toccare a Wallace (ieri assente Luiz Felipe) al fianco di Acerbi e Radu: il brasiliano potrebbe essere dirottato sul centro-sinistra al posto del rumeno, se il turnover dovesse rilanciare a destra pure Bastos. Sulla fascia riecco Marusic rimasto a riposo a Parma, dentro Murgia con Leiva (ancora infortunato Badelj) e Milinkovic. Perché il problema alla caviglia di Berisha potrebbe essere più fastidioso del previsto: un peccato, dopo l'exploit di domenica, rivedere il redivivo kosovaro allenarsi ieri di nuovo a parte, anche se filtra ottimismo e oggi potrebbe comunque partire. Alternati invece nelle prove Lulic e Caceres sulla fascia sinistra, uno dei due sarà l'unica alternativa sugli esterni in panchina. A meno che non si decida di passare alla difesa a 4 a gara in corsa, Inzaghi si tiene in caldo anche questa mossa. Dopo il ko di Francoforte, vincere o pareggiare a Marsiglia diventa fondamentale, tutta la Lazio oltre il capocannoniere Immobile deve ritrovare la sua forza internazionale. 

Il Messaggero

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Lazio, la cessione di Felipe per una panchina da Champions

"In panchina ho gente importante". Così Simone Inzaghi dopo la vittoriosa trasferta di parma, dove proprio due seconde linee, come Correa e Berisha hanno cambiato la storia del match. I dati ci raccontano che la cessione di Felipe Anderson è stata funzuonale a 'costruire' la nuova panchina di Mister Inzaghi: 32 milioni, ecco il costo complessivo delle operazioni Berisha, Correa, Proto, Durmisi e Badelj. I milioni diventano 52,7 più eventuali 4 di bonus se si considera l'interezza della panchina, formata oltre ai 'nuovi', anche da Bastos, Wallace, Caceres, Lukaku, Caicedo e i prodotti del settore giovanile.

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Lazio regina di trasferta

ROMA Il tesoro è ancora loro. Al Tardini i pirati d'Inzaghi rapinano altri tre punti d'oro. In realtà, non c'è nulla di rubato: il successo sul Parma stavolta è il frutto di un dominio nella metà campo avversaria (75% di possesso, record quinquennale). Arriva così la quindicesima vittoria in 14 mesi lontano dall'Olimpico. La Lazio si conferma una macchina da trasferta dal 27 agosto 2017, quando inaugurò col Chievo un filotto di 7 trionfi, nove considerando quelli con Vitesse e Nizza. Adesso proprio in Europa bisognerà cancellare Francoforte e confermare il trend incredibile a Marsiglia. E' una partita da dentro o fuori nel girone, in Francia sarà una vera battaglia, ma domenica Inzaghi ha ritrovato la forza di tutta la sua rosa. 
PANCHINALa panchina ora fa la differenza. Oltre due mesi fuori dal campo l'hanno forgiato, Berisha è entrato e se l'è mangiato. Il guerriero dà l'esempio, la Lazio si sveglia e nella ripresa porta a casa un altro risultato. Ora sono 18 i punti (comunque 4 in meno dello scorso anno) dopo nove giornate di campionato. E il quarto posto in classifica non fa certo rimpiangere il gioco. Quello che conta adesso è solo vincere anche a Marsiglia. Ecco perché Inzaghi, sempre più stratega dei cambi, può e deve premiare la grinta. Peccato che, ieri a Formello, a lui per primo sia salita l'ansia: Berisha si ferma dopo le esercitazioni sui cross e i tiri in porta, i binocoli scrutano le sue mani sulla gamba sinistra. Svista, per fortuna è solo un fastidio alla caviglia. Valon è appena tornato, il suo ingresso al Tardini è stato decisivo, ora non molla. Ha evitato ieri di partecipare alla partitella a campo ridotto, si è limitato a un po' di scarico. Le prove tattiche per Marsiglia d'altronde partiranno oggi, Berisha non vede l'ora di rispondere all'attenti. Magari addirittura dal primo minuto al fianco di Leiva, uscito anzitempo per i prossimi straordinari, visto che Badelj infortunatosi con la Croazia – non recupererà. Valon potrebbe prendere il posto di uno fra Parolo (ancora quasi 12 chilometri percorsi) e Milinkovic: «Non ha dimostrato di valere 150 milioni nelle ultime partite? Nella vita contano i risultati risponde Lotito e le chiacchiere stanno a zero». 
TURNOVERAl Velodrone, mancherà per squalifica, l'altro eroe dell'ultima giornata. Un peccato, perché stavolta anche Correa entra e dà subito la scossa. Fulminante con un'accelerata sulla fascia per il rigore, micidiale in diagonale sull'assist d'Immobile. Già, seppure sotto porta non nella migliore giornata, segna sempre lui: Ken Ciro, con la sesta stella di hokuto lanciata dal dischetto nelle ultime sette gare. Considerato il riposo forzato in Nazionale (c'è stato un confronto vis a vis col Mancio per la tabella sui numeri postata su Instagram), il bomber partenopeo a Marsiglia potrebbe non riposare. Al suo fianco però adesso è favorito Caicedo dopo l'ennesimo fallimento a Parma di Luis Alberto. Applausi persino per il modesto Patric con il suo impegno da libro cuore: 2 tiri, 2 occasioni create, 85% di passaggi completati, zero palle perse o falli, quasi 33 chilometri in sprint come nell'azione del rigore. Un peccato davvero che Inzaghi non lo abbia inserito (come Lukaku) nella lista Uefa, adesso schierare il 3-5-2 a Marsiglia sarà un problema. La scelta di Patric domenica dal primo minuto infatti era in pratica obbligata: in Europa Inzaghi, con la squalifica di Basta e l'infortunio di Durmisi (ieri provava gli allunghi in solitario), avrà solo Marusic e Lulic a disposizione, senza nessun cambio, a meno che non opti per Caceres adattato. 

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Valon e Joaquin: un successo di riserva

PARMA Una Lazio grand riserva. Valon Berisha e Joaquin Correa armi segrete di Inzaghi. Il primo lotta, recupera palloni e si procura il rigore. El Tucu incanta con le finte, segna il gol del 2-0 e si candida come partner d'attacco di Ciro. Entrambi entrano dalla panchina e cambiano l'andamento del match. Il kosovaro scuote la squadra, sostituendo uno spento Leiva. L'argentino, invece, dà quel pizzico di imprevedibilità al posto di un deludente Don Luis. Sulle orme dei predecessori Keita e Felipe Anderson, Berisha e Correa sono decisivi a gara in corso. Il tecnico indovina le mosse e alla fine sorride: oltre al ritrovato Lukaku, reinserito in lista al posto di Basta, può contare su diverse alternative. Carte da giocarsi nei momenti di difficoltà per scardinare le difese. Opzioni valide che certificano la bontà della rosa biancoceleste. «È stata veramente una bella soddisfazione. C'era da lottare, loro venivano da un ottimo momento e bisognava fare qualcosa in più» ammette Correa, che sottolinea come la squadra sia «stata all'altezza della situazione». 
CARTE VINCENTIMentre il numero 11 della Lazio parla in zona mista, Berisha si dirige verso il pullman camminando con il ds Tare, l'artefice del suo arrivo dal Salisburgo. Smaltita la lesione alla coscia, il centrocampista si è guadagnato la fiducia di Inzaghi, ritrovando la forma migliore allenamento dopo allenamento. Stesso discorso per Correa, che pur non avendo problemi muscolari, ci ha messo un po' a carburare. «Mi sento bene da quando sono arrivato – dichiara El Tucu – Aspetto sempre il mio turno, tutti i giorni faccio il massimo per arrivare al meglio e cerco sempre di migliorare». Intanto, «l'intesa con Immobile va bene» e Ciro «è stato un grande compagno di squadra fin dal primo giorno». Consigli utili, quelli di Immobile, che Correa ha ascoltato con attenzione, sperando di sfilare la maglia da titolare a Luis Alberto, il primo ad abbracciarlo dopo il gol del raddoppio. 

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Lazio, super Ciro sbanca Parma

PARMA Tre punti che valgono doppio. La Lazio non brilla ma vince a Parma grazie a un rigore di Immobile e a un diagonale di Correa allo scadere. Un successo che la conferma in zona Champions e le fa scavare un piccolo solco con le inseguitrice: più quattro sulla Roma. Faticano tanto i biancocelesti che al Tardini non si esprimono al meglio sotto il profilo della qualità: molto possesso palla ma spesso fine a se stesso perché Immobile lì davanti è solo e non trova mai la giusta sponda. Ma alla fine dei conti è sempre Ciro il trascinatore dei biancocelesti. Dopo una settimana antipatica vissuta sulla panchina della Nazionale si riprende il palcoscenico. Gol e assist recita il messaggio spedito al ct Roberto Mancini. Seconda gara consecutiva con la porta inviolata per Strakosha che non rischia quasi nulla contro un Parma ostico sì, ma inconcludente. L'assenza di Gervinho in avanti si è fatta sentire.
PANCHINA DECISIVAI gialloblù hanno provato a far uscire la Lazio giocando di ripartenza ma senza mai riuscirci. Poi, si è difesa in modo ordinato sfruttando le chance che ha avuto. La differenza l'ha fatta la rabbia. Ci hanno creduto di più i biancocelesti. Bravo soprattutto Inzaghi a correggere in corsa la sua formazione. Berisha e Correa i cambi che hanno deciso la partita: il primo è entrato in campo con la giusta cattiveria procurandosi il rigore decisivo e l'argentino, che ha decisamente vinto il duello con Luis Alberto, ha dato più qualità in avanti e ha siglato la rete, la sua seconda con la maglia della Lazio, che ha chiuso i conti. Una squadra dai due volti quella di Inzaghi: spenta nel primo tempo e rabbiosa nel secondo. E proprio questa differenza di atteggiamento che ha permesso ai biancocelesti di strappare tre punti fondamentali. Poteva essere la domenica dei rimpianti e invece è quella dei sorrisi. Il più grande è del tecnico laziale che sa di poter contare finalmente su una panchina in grado di dare i giusti cambi. E soprattutto ora ha la consapevolezza che la sua squadra non molla mai. Eppure la partita non si era messa proprio nel verso giusto: tanto fraseggio ma poche occasioni. Basti pensare che la prima è arrivata con Patric quasi al quarantesimo. Il discorso nello spogliatoio, pacato nei toni (le urla che gli hanno tolto la voce per l'ennesima volta le ha usate in campo), ha sortito gli effetti sperati. Non a caso i suoi hanno chiuso il Parma nella sua metà campo concedendo pochissimo. 
ERRORINIQualche errore di troppo ma non si può pretendere la luna da una squadra ancora non al top della condizione fisica. Alla fine conta il risultato. Serviva una vittoria per confermarsi dopo il successo contro la Fiorentina e così è stato. E poco importa che la vittoria sia stata più sofferta del dovuto perché a questa squadra servono i successi per ritrovare lo spirito e la convinzione della passata stagione. Dal punto di vista mentale i biancocelesti devono sciogliersi ancora un po' perché la Champions è un obiettivo decisamente alla portata ma, come già successo l'anno scorso, ogni distrazione può essere fatale.

Il Messaggero

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Lazio e Parma: regine di Coppa nel 1998 tra cambi di maglia miliardari

C’è stato un periodo, qualche lustro fa, durante il quale Lazio e Parma erano società grandi, potenti e ricche. E anche gemelle, nel nome della finanza aggressiva che i loro proprietari condividevano e applicavano in modo concorde pure nel calcio.
Raccontata oggi, è una storia che sembra un sogno svanito d’un colpo tra fallimenti reali o sfiorati, tutto vissuto a velocità supersonica dall’impetuoso Sergio Cragnotti e dal pacato Calisto Tanzi. Ma è anche un’avventura che ha lasciato ai due club vittorie e trofei indimenticabili. Al termine della stagione 1998-99, Lazio e Parma si ritrovarono assieme a essere tra le padroni d’Europa. Quell’anno le coppe erano ancora – e per l’ultima volta – tre anziché due, e biancocelesti ed emiliani ne portarono in Italia una a testa. La squadra allenata da Eriksson, che dodici mesi più tardi avrebbe vinto il secondo scudetto della sua storia, conquistò la Coppa delle Coppe, che dopo quella finale contro il Maiorca (battuto 2-1 grazie ai gol di Vieri e Nedved) venne soppressa; i gialloblù, guidati dall’ingestibile Malesani, trionfarono invece in Coppa Uefa, travolgendo (3-0) quel Marsiglia che tra pochi giorni incrocerà proprio la Lazio in Europa Legue, il trofeo che ha sostituito la Uefa d’un tempo. Se guardiamo le formazioni della Lazio e del Parma che giocarono le finali di Birmingham e Mosca, comprendiamo alla perfezione quale sia il significato di società gemelle. In biancoceleste quella sera contro il Maiorca c’erano, tra campo e panchina, ben quattro giocatori che hanno vestito anche la maglia gialloblù: Almeyda, Couto, Sergio Conceicao e Ballotta. Gli emiliani, dall’altra parte, vennero addirittura trascinati al successo sull’Olympique da attaccanti che sono stati anche laziali, ovvero Crespo e Chiesa, autori del primo e del terzo gol (il secondo lo segnò Vanoli, almeno lui con i colori biancocelesti non c’è mai entrato nulla). E non finisce qui, ovviamente: a Mosca nel Parma c’erano anche Sensini, Dino Baggio, Fuser e Veron, tutti titolari, più il panchinaro Fiore. In pratica più della metà di quella formazione vincitrice in Coppa Uefa ha toccato, prima o dopo, anche la Lazio.Tra Roma e Parma, sulla rotta del latte disegnata da Cragnotti e Tanzi, viaggiavano denari e calciatori, e quelli che erano presenti nelle finali del ‘99 sono solo alcuni di coloro che hanno compiuto, in un verso o nell’altro, quel percorso.
Una strada che avrebbe fatto in precedenza anche Beppe Signori, simbolo della Lazio, se i tifosi non si fossero messi in mezzo. In senso fisico, addirittura, visto che quando Cragnotti annunciò di avere ceduto l’attaccante all’amico Tanzi per 25 miliardi di lire – una cifra che oggi quasi fa sorridere – si trovò migliaia di persone davanti alla sede del club, all’epoca in via Novaro, a due passi da piazzale Clodio.
Nel 1995 i social non esistevano, furono il tam tam di strada e quello delle emittenti radiofoniche a convogliare la gente inferocita fino a là. Ci furono disordini e incidenti, finché alle sei e mezzo della sera Dino Zoff, che della Lazio di Cragnotti era il presidente, annunciò: «Signori resta qui». Ma quel percorso che avrebbe dovuto percorrere Beppe-gol, da lì in avanti, sarebbe stato trafficatissimo.
Il Corriere della Sera

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Lazio da Champions solo con Parolo, Leiva e Milinkovic

 Bravi, tecnici e cattivi. Gli insostituibili Parolo, Leiva e Milinkovic. Quelli che fanno il lavoro sporco, con carattere e qualità, riuscendo spesso a far brillare gli altri. Quelli a cui Inzaghi non rinuncia mai, anche perché sono il motore e l'anima della Lazio. Stando ai numeri e alla costanza di rendimento, un centrocampo così ben assortito è dietro, e di poco, solo a quello della Juve. Al momento, tra i tre giocatori del reparto laziale, il leader, quello che spinge più di tutti e che non sembra avere alcun cenno di cedimento, nonostante i suoi quasi trentaquattro anni, è Parolo. Nel conto dei chilometri percorsi in serie A, l'ex azzurro mette in riga giovani promettenti come Barella, considerando che dopo otto giornate di campionato è riuscito a percorrere quasi cento chilometri, con una media che supera gli undici chilometri a gara. Uno, insomma, che fa avanti e indietro per tutto il campo senza mai un affanno, senza sbagliare una gara e riuscendo perfino ad avere almeno una o due occasioni di segnare a partita. Un vero maratoneta del pallone col vizio del gol e che in nazionale ci starebbe ancora bene. Il suo arrivo alla Lazio fu un ottimo guizzo da parte di Lotito che poi, più per fortuna finanziaria che altro, si trasformò in un bell'investimento. Nel 2014 era reduce da una grande stagione a Parma, le grandi Inter e Milan ci provarono, ma non affondarono perché non si fidarono per via dell'età. «E' sulla trentina, ha dato tutto, non si ripeterà», il ragionamento che fecero le milanesi. Così, il patron laziale ebbe il via libera e concluse l'affare con Ghirardi per sei milioni circa: 4 subito e 2 più avanti. Quei due milioni però la società gialloblù non li ha incassati mai perché è fallita. Lotito, l'anno successivo si permise il lusso di rifiutare 20 milioni proprio da Galliani. Un'operazione d'oro, considerando quanto ha reso alla Lazio in questi anni il giocatore, riuscendo anche a togliersi soddisfazioni personali. 
RITORNOA Parma, Parolo ha lasciato un pezzo di cuore. Si è formato e definitivamente consacrato per il grande calcio, dopo tanta gavetta, conquistando per la nazionale poi confermata con la casacca biancoceleste. Il passato non lo dimentica, ma adesso è il vice-capitano della Lazio, uno dei senatori, uno dei più brontoloni nello spogliatoio, visto che sprona ogni giorno il gruppo a lottare per il traguardo Champions. «E' il nostro primo obiettivo, pensiamo al Parma e poi a battere l'Inter», la carica del giocatore tramite la radio ufficiale. 
CONTRATTIAnche gli altri due non scherzano. Leiva ha sbagliato solo la gara di Francoforte, mentre Milinkovic-Savic sta ritrovando la forma e rientrando in corsia. L'ultima con la Fiorentina ne è stata la dimostrazione, con il serbo che ha addirittura superato il compagno nei metri percorsi nel campo e nei tackle. I tre, insieme rappresentano il motivo per cui Inzaghi non rinuncerà mai al 3-5-2. Con i loro movimenti e inserimenti riescono infatti a dare alla squadra equilibrio, rapidità e qualità. Per caratteristiche, a questi tre potrebbe affiancarsi, tra breve, per rappresentare una buona alternativa, Berisha, ancora non al top della forma. La società, dopo Milinkovic-Savic, è pronta a rinnovare i contratti di Leiva, per altri due anni, e di Parolo, anche se su quest'ultimo è previsto un futuro in società. Almeno è quello che vorrebbe Lotito. Ora c'è Parma, la corsa Champions, poi si vedrà. 

Il Messaggero