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Luis Alberto torna biondo per ritrovare il sorriso smarrito

ROMA Il vecchio look per non deludere più. Luis Alberto si aggrappa anche ai capelli per tornare a brillare. In attesa di stupire in campo, lo spagnolo sorprende tutti in allenamento sfoggiando di nuovo il biondo platino. Un'acconciatura già vista lo scorso anno, inaugurata alla vigilia della sua migliore stagione nella Lazio. Vittoria della Supercoppa italiana, convocazione in nazionale, 47 presenze, 12 gol e 21 assist in totale. Numeri che lo hanno incoronato Mago dalla chioma sfavillante. Qualcuno sostiene che il ritorno al passato sia dettato da fattori scaramantici. Luis, alle prese con una sospetta pubalgia, ha deluso nelle ultime uscite. Prestazioni lontane da quelle convincenti di appena un anno fa. Muso lungo, qualche rimprovero, la speranza di rinnovare il contratto e soprattutto la panchina. In campionato per due volte è rimasto a guardare (contro Genoa e Fiorentina all'Olimpico), mentre in Europa League è entrato a gara in corso nella disfatta di Francoforte. In dieci partite, tra coppa e Serie A, ha accumulato otto presenze, due gol e un assist. Un bottino tutt'altro che Magic. Per questo in tanti gli avevano chiesto di tornare al biondo, associato ormai a giocate spettacolari e numeri d'alta scuola. Un invito su cui l'ex Siviglia ha sempre riflettuto, fino alla decisione, arrivata nel weekend, di accantonare il moro per il «rubio». Il nuovo taglio doveva essere una sorpresa per i tifosi, svelata anzitempo dai canali ufficiali del club in occasione dell'allenamento. La scelta cromatica non è passata inosservata neanche a Formello, dove Luis ha scherzato con i compagni sulla sua testa da Super Saiyan. Tra i più fiduciosi per il ritorno di Don Luis c'è Ciro Immobile, che con lo spagnolo biondo ha fatto impazzire il mondo biancoceleste.  

Il Messaggero 

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Lazio, porta aperta fuori casa

ROMA Alla ricerca della porta inviolata… Almeno nella prossima trasferta. Soltanto una volta la Lazio sinora c'è riuscita e deve ringraziare Strakosha: decisiva la sua parata miracolosa oltre lo scadere al Castellani. Poi solo dolori nelle altre quattro occasioni: due gol incassati dalla Juve allo Stadium, uno a Udine e tre nel derby, senza dimenticare i quattro di Francoforte. Esattamente sono addirittura dieci su quattordici totali, le reti subite fuori casa in 10 gare dagli uomini d'Inzaghi. Ecco perché il tecnico pensa solo alla difesa da ieri. Radu è tornato in campo con la Fiorentina e ha dimostrato sul centro-sinistra tutta la sua importanza. Per fortuna Acerbi ha riposato in Nazionale e può rimettersi al centro da titolare. Il vero dilemma rimane sempre a destra, dove Inzaghi continua a non avere una risposta: Wallace o Luiz Felipe, questo è il problema. Non rientrano di certo nel ballottaggio Caceres, ultimo a tornare dall'Uruguay, né Bastos dopo gli straordinari con l'Angola, la battaglia per un posto è tutta brasiliana. A inizio stagione l'allenatore aveva optato per la soluzione più giovane, l'infortunio di Luiz Felipe per un mese ha rimesso tutto in discussione. Anche se i disastri di Wallace contro la Fiorentina, che già al 57' avevano portato alla sua sostituzione, non rendono così difficile la riflessione. 
MERCATOLa verità è che Inzaghi sperava di non avere dubbi con un nuovo difensore quest'estate, invece gli manca sempre un sicuro titolare nella triade. Chissà se arriverà a gennaio, ora che la Lazio si è liberata di almeno 1 milione e mezzo lordo di stipendio: ufficiale la rescissione consensuale con Mauricio (si lavora alla medesima formula per Morrison), è lo stesso brasiliano sui social a darne l'annuncio. A Formello invece rientra quasi a pieni ranghi in gruppo Lukaku. Ieri in Belgio si parlava di controlli della polizia negli archivi dell'Ostenda sui documenti relativi anche sul suo trasferimento, curato dall'agente Veljkovic (lo stesso di Marusic), finito in manette nell'operazione Mani pulite: la Lazio deve trattare col terzino il rinnovo del contratto in scadenza nel 2019, il Genoa lo avrebbe messo nel mirino per gennaio o per la prossima stagione. Eppure Inzaghi, che inizialmente lo aveva scaricato, ora non vede l'ora di riaverlo: serve come il pane la sua esplosività sulla fascia, ma difficilmente verrà convocato (inserito in lista al posto di Basta) già per Parma. 
ESODOAl Tardini tra l'altro bisognerà, come detto, pensare prima a non prenderle e poi a darle. Con la Fiorentina la Lazio ha sofferto solo nei minuti finali e ha concesso poche occasioni. Per domenica invece Inzaghi è preoccupato dalle ripartenze ducali, specie se dovessero esserci alla fine sia Inglese che Gervinho. Meno male che la Lazio potrà contare ancora una volta sul muro del suo pubblico: tutto esaurito il settore ospiti (3800 posti), lo ha comunicato la stessa società emiliana. Aperta all'esodo dei tifosi biancocelesti dunque la porta del Parma, Inzaghi vuole chiudere la propria come nell'ultima giornata prima della sosta. Sarebbe il record della sua panchina se riuscisse a centrare il tris inviolato consecutivo domenica e poi anche a Marsiglia. 

Il Messaggero

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Una maglia per tre: Inzaghi deve scegliere il vice Immobile

L'attacco è capovolto, le gerarchie sono già invertite. Parla Caicedo e sembra d'ascoltare un leader. A Parma lui vuole giocare per aiutare ancora la Lazio ad arrivare in Champions: «Dietro la Juve ci siamo noi e altre quattro squadre di pari livello. La competizione è molto equilibrata». Sarà però il campo a dire l'ultima parola. Alla prima giornata Felipao lo vedeva col binocolo, adesso è addirittura in vantaggio per essere titolare su Correa e Luis Alberto. E' iniziata la settimana della verità, ma Caicedo ha dimostrato già in quella scorsa tutta la sua voglia. Un gol pure sabato nell'amichevole con la Primavera, Luis Alberto è tornato ieri ad allenarsi e ora dovrà mettere lo sprint in pochi giorni per togliere all'ecuadoregno la maglia. Anzi, dovrà compiere un doppio sorpasso perché anche Correa scalpita per avere un posto. Ce n'è solo uno per tre al fianco d'Immobile perché Inzaghi inizialmente non cambierà modulo. Negli ultimi test Correa era stato provato addirittura esterno nel 4-4-2. Una soluzione da tenere sempre più in considerazione a gara in corso, Caicedo però in questo momento è perfetto per fare le sponde a Ciro e non far modificare la linea a cinque a centrocampo. 
TOUR DE FORCEDai fischi contro il Frosinone al tacco meraviglioso col Limassol sino agli applausi dell'Olimpico per il primo gol al Genoa. E' rinato, Caicedo, ha ritrovato la fiducia: «E' importante essere acclamati e avere il sostegno dei propri tifosi, ora devo continuare su questa scia e dare ancora di più. La strada è lunga e ci aspettano tante gare nelle quali dovrò esprimermi ad alti livelli. La rosa quest'anno è più ampia e il mister deve scegliere la formazione in base a chi dimostra più grinta. Chi non trova spazio, deve sempre farsi trovare pronto perché Inzaghi chiama sempre in causa tutti». Già, questo è lo spirito che vuole il tecnico. Ecco perché, dopo la Fiorentina, potrebbe premiare col bis Caicedo. Sarebbe stato persino un tris, se l'attaccante non fosse stato colpito dall'influenza a Francoforte: «Abbiamo sbagliato solo quella partita in un girone di ferro in Europa Leauge, ma vogliamo ripetere il percorso dello scorso anno. Andremo a Marsiglia per batterli a tutti i costi». Il ruggito della pantera deve scuotere tutta la Lazio, per affrontare questo nuovo tour de force serve veleno e coraggio. Parma e Marsiglia, poi lunedì 29 il big match con l'Inter. I biancocelesti in queste prime 8 giornate hanno già fallito tre volte con le grandi (Napoli, Juve e Roma), anche questo trend va subito invertito. Come ha fatto il rinnegato Caicedo col suo destino.   

 

Il Messaggero

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Casarin: “Con la tecnologia meno spazio alla discrezionalità arbitrale”

La Regola 5 del Gioco, edizione 2018-19, dice tra l’altro: «Le decisioni saranno basate sul giudizio dell’arbitro che ha la discrezionalità di assumere azioni appropriate nel quadro delle Regole del Gioco». Ecco la parola chiave: discrezionalità, ovvero facoltà di seguire criteri autonomi nell’esercizio dell’arbitraggio. Un uomo del sistema e con una larga possibilità di interpretazione che gli permette di restare, comunque, all’interno delle Regole. O forse anche di rimanere così componente attiva del gioco. Durante la gara l’arbitro può sbagliare; può essere assistito dal collega addetto alla Var solo in caso di un «chiaro ed evidente errore» o «grave episodio non visto» in relazione a rete segnata o meno, calcio di rigore o meno, rosso diretto, scambio d’identità e così via. In sintesi l’area di rigore e dintorni possono essere riesaminati dall’arbitro, in collaborazione con l’addetto alla Var, per sanare il chiaro ed evidente errore. Sorge un altro dubbio ancora: l’errore è chiaro perché evidente? E quando non è evidente è tollerabile? La situazione si complica persino: due arbitri, con l’aiuto della tecnologia, vogliono arrivare alla verità unica oppure ognuno dispone di una discrezionalità propria che li contrappone perfino? Allora bisogna lavorare sulla univocità della lettura del fallo e restringere finalmente la discrezionalità, così evidente in campo, ma ora capace di riapparire di nuovo anche nei pressi della postazione tecnologica. La tecnologia è razionale e fredda per definizione, sono gli arbitri che non vogliono convergere sul traguardo unico. Perché? Da eccessi di discrezionalità sono nate le perfezioni del gol-line e la disumana capacità tecnologica di valutare il fuorigioco, ritornato «fenomeno semplice» dopo le recenti (divertenti) invenzioni. Area di rigore, gol e fuorigioco visti e rivisti con decisioni finali prossime all’equità. Ma perché bisogna oggi sottolineare che il percorso verso l’assistenza tecnologica è concluso, anzi che si è andati oltre il programmato? Correzioni ulteriori bloccate per paura di abbassare l’importanza dell’arbitro umano o per poter invadere ancora il terreno di gioco di irrinunciabili discrezionalità? Qui comando solo io, dicevamo noi o forse più semplicemente era «qui voglio giocare anche io». Per l’arbitro di oggi non c’è più tempo e spazio per giocare.

Il Corriere della Sera

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Immobile e lo strappo azzurro: la divisione del tifo laziale

L’esclusione in Polonia apre il dibattito sul web L’attaccante deluso vuole convincere il ct Inzaghi lo coccola
Mancini che fa scaldare Immobile e poi gli preferisce Lasagna. Forse una punizione, nella sfida contro la Polonia, per quel post su Instagram in cui Ciro ricordava il numero di gol segnati con la Lazio; forse semplicemente scelta tecnica, come continua a ripetere il ct, « perché quel post di Immobile era dedicato ai giornalisti » . Il fatto è che “ Mancio” considera Ciro un bravo ragazzo e un ottimo attaccante ( continuerà a convocarlo), ma con lacune – secondo lui – quando è chiamato a giocare con la squadra, quindi non unicamente in funzione del gol. Una teoria che cozza con la storia di Immobile in biancoceleste: oltre a dettare il passaggio e attaccare la profondità come pochi, Ciro duetta in modo naturale con trequartisti e compagni di reparto. Insomma si sarebbe integrato bene con la bella Nazionale dei fantasisti, ma senza centravanti, vista in Polonia. Di sicuro, il dibattito sulla querelle Mancini- Immobile, «laziali contro» ha detto qualcuno, impazza sul web e nei social. Con la tifoseria biancoceleste divisa in due: chi è furioso perché « il ct ha umiliato il capocannoniere uscente del campionato, Ciro farebbe bene a non andare più in Nazionale, sembra di rivedere Sacchi e Signori nel Mondiale ‘ 94 » ; chi invece, più pragmaticamente, vede il bicchiere mezzo pieno: « Meglio così, Immobile si è riposato, ha evitato infortuni e sarà più fresco per la Lazio: certo la prossima volta Mancini ce lo lasci a Formello, grazie».
Le due fazioni, diciamo così, si equivalgono numericamente, poi c’è una terza parte – moderata che analizza la situazione dal punto di vista tattico: « Ciro è un grande cannoniere, ma ha bisogno di una squadra costruita per lui. Come la Lazio. In azzurro invece non è così » . Da parte sua, Immobile è deluso ma non ha intenzione di rinunciare alla Nazionale e lotterà per convincere Mancini. Nello stesso tempo, oggi a Formello, Inzaghi e il ds Tare, nel confortarlo, lo inciteranno a prendersi la rivincita in ogni partita con la Lazio, continuando a segnare e ad aggiornare i suoi incredibili numeri in biancoceleste. Tutto l’ambiente è compatto con Immobile e gli farà sentire il proprio affetto e sostegno. Già da oggi, visto che la squadra (nazionali compresi) si ritrova a Formello: da verificare le condizioni di Marusic, che non ha giocato con il Montenegro per un risentimento inguinale ma non dovrebbe essere in dubbio per la sfida di Parma.

Fonte: la Repubblica

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A Parma ancora Caicedo-Immobile. Tremila i laziali al Tardini

Stamattina Inzaghi ritroverà la squadra e comincerà la preparazione in vista della partita di Parma. All'appello mancherà solo Caceres che rientrerà giovedì, per il resto ci saranno tutti gli altri nazionali. Per un paio di giorni saranno sedute leggere, poi il lavoro si intensificherà. Il tecnico rivedrà con piacere Luis Alberto che, dopo aver lavorato con un fisioterapista personale, dovrà dare delle risposte concrete sul campo, sia dal punto di vista tecnico che psicologico. Da valutare invece Marusic che in nazionale ha avuto un problema a livello inguinale. Il montenegrino è già alle prese con i suoi piccoli e costanti fastidi alla schiena, ma domenica, sempre se non ci saranno complicazione dell'ultimo minuto, sarà regolarmente al suo posto sulla fascia destra. Sulla formazione da mandare in campo al Tardini ci sono pochi dubbi. L'allenatore ripartirà da Caicedo e Immobile in attacco, con Milinkovic che partirà da mezzala ma sarà il primo suggeritore del reparto d'attacco. Leiva, Parolo, Marusic e Lulic gli altri comporranno il centrocampo. Anche in difesa solo certezze, con Acerbi in mezzo e Luiz Felipe e Radu a destra e sinistra. A Parma dovrebbero essere presenti oltre tremila tifosi laziali. Fino a ieri erano stati venduti 2600 biglietti e per completare il settore messo a disposizione della Lazio ne mancano poco meno di 600. Difficile che la società parmense dia altra disponibilità di biglietti.

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Più psicologo che allenatore, una sosta diplomatica per ritrovare la migliore Lazio

ROMA Più psicologo che allenatore. Simone Inzaghi si è concentrato sulla testa dei suoi per cercare di risolvere i problemi. Terapia di gruppo. Troppe individualità. Uno sbandamento che rischiava di costare caro. E così nelle ultime settimane ha parlato allo spogliatoio. Niente più urla ma tanta diplomazia per far ritrovare le giuste motivazioni allontanando personalismi e gelosie. Il caso Luis Alberto, l'ultimo in ordine di tempo, non è stato di facile gestione. Eppure Inzaghi si è dimostrato all'altezza della situazione. Tra prestazioni al ribasso e rinnovi (promessi e) non mantenuti, lo spagnolo ha deluso le aspettative. La sconfitta nel derby gli è costata la bocciatura definitiva e le panchine contro Francoforte e Fiorentina. «Scelta tecnica» la versione della società. «Infortunio» la replica del calciatore che già il 20 settembre scorso, dopo il match contro l'Apollon Limassol, aveva raccontato della sua patologia, mai riscontrata dallo staff medico. La società, presa a cuore la questione, lo avrebbe invitato a sottoporsi ad ulteriori esami, salvo poi pretenderlo in campo in allenamento difronte all'ennesimo capriccio. Insomma, «se stai male, fai l'ecografia in clinica, altrimenti ti alleni». Questo il senso del messaggio recapitato a Luis Alberto, che ha scelto sì la via dei controlli, ma a domicilio. Da giorni il trequartista è seguito nella sua abitazione dell'Olgiata da Ruben Pons Aliaga, fisioterapista di fiducia conosciuto ai tempi del Liverpool, che con l'aiuto di un preparatore atletico alterna terapie ad esercizi personalizzati. Le sedute casalinghe, pubblicate sui social network dall'ex Siviglia, non sono piaciute dalle parti di Formello. «Se sta male, perché era a disposizione per le ultime due partite?» si è chiesto più di qualcuno, mentre Inzaghi si consultava con il ds Tare e il club manager Peruzzi per trovare una soluzione e non disperdere un «patrimonio» del genere.
QUESTIONE DI RINNOVODopo il summit della scorsa settimana è arrivata la decisione: fisioterapia a domicilio accordata, ma «martedì ci vediamo a Formello» in vista della sfida di domenica a Parma (venduti già 2140 biglietti). Simone Inzaghi ha usato il bastone e la carota. Prima il confronto nella pancia dell'Olimpico nel post derby, poi il permesso per curarsi lontano dal centro sportivo. Qualcuno, però, giura che l'indolenza, o meglio la pubalgia sospetta, sia nata sulla scia del mancato adeguamento di contratto. Luis sperava di emulare Immobile e Milinkovic, premiati dal presidente Lotito con nuovi e lauti accordi per la «fedeltà al club» e per essere stati gli unici ad aver «ricevuto offerte importanti da altre squadre». In realtà, lo spagnolo non è l'unico ad aver sognato un aumento. Quasi tutti i big, tranne Leiva (lo avrà a breve), avrebbero bussato a Villa San Sebastiano, compreso Strakosha. Risposta: «Vi siete fatti fregare all'ultimo contro l'Inter e ora venite a chiedere?». Porta chiusa, per ora. 

Il Messaggero

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Mani pulite: Milinkovic convocato dalle autorità belghe

ROMA Parte dalla panchina anche in Nations League contro la Romania, Milinkovic stavolta non sforna un altro tacco meraviglia: entra al 63' e non cambia il risultato (0-0) della partita. Per lo meno fra oggi e domani tornerà a Formello con appena 40' sulle gambe, adesso Sergej deve riportare al top la sua condizione. Inzaghi non vede l'ora di riabbracciarlo insieme a tutti gli altri nazionali in vista del Parma. Su Milinkovic rimane però da capire anche come stia la sua testa. Perché, scarso impiego a parte, era comunque meglio la chiamata dalla Serbia di quella dal Belgio. Non c'è pace per Sergej. Prima la pressione in campo, adesso pure fuori. Nell'ambito dell'operazione Mani pulite, che sta sconvolgendo il calcio al nord della Senna con 19 arresti già effettuati, le autorità belghe ora vogliono ascoltare il centrocampista biancoceleste per vederci chiaro sul suo trasferimento al Genk, ma anche scrive Kurir su quello alla Lazio: «Controversa è la doppia compravendita da 10,5 milioni dove il suo procuratore si sarebbe intascato una grossa somma di denaro», fanno sapere fonti delle indagini. 
ESTRANEITÀL'obiettivo è scoperchiare un sistema corrotto balcanico e incastrare il procuratore Kezman, ieri ancora irreperibile per l'audizione secondo gli inquirenti, che aspettano l'estradizione dei suoi soci dell'agenzia immobiliare, Jankovic (già in manette e in custodia a Belgrado) e Veljkovic, ai quali la BIA (servizi segreti serbi, ndc) ha sequestrato sette appartamenti, un caffè e 1,3 milioni di euro. La Lazio fa sapere di non entrarci nulla e vuole restare fuori da questa storia, ma tutti sanno quanto sia legata in particolare nella persona del ds Tare all'agente Kezman. La Procura belga tra l'altro vuole approfondire anche il giro fatto dal fratello di Sergej, Vanja Milinkovic, ma anche il trasferimento per 450 mila euro all'Ostende di Adam Marusic, approdato poi due estati fa a Formello. Secondo i media montenegrini, Jankovic avrebbe già ammesso alla polizia di aver posto la firma sui contratti di alcuni giocatori ma solo come copertura (dietro corrispettivo) degli affari di riciclaggio di Kezman. Secondo Het Nieuwsblad, l'ex attaccante del Psg sarebbe latitante e si starebbe nascondendo, dopo aver annullato un viaggio.

Il Messaggero

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Lazio, i desaparecidos che pesano sul bilancio

ROMA Speriamo di vederli o rivederli presto, a meno che la loro assenza non sia una precisa scelta o un pretesto. Sedici milioni spesi per nemmeno 200' in campo. I nuovi acquisti Durmisi e Berisha a oggi pesano solo sul bilancio. E' costato 7,5 milioni, l'ex Betis. Prima dell'infortunio al gomito, lo ha utilizzato appena 168' Inzaghi. Il terzino danese avrebbe dovuto togliere il posto a Lulic o al massimo esserne la prima alternativa, invece adesso s'invoca il ritorno di Lukaku in settimana (tutta l'estate sul mercato) su quella fascia. A centrocampo invece, dopo due mesi ai box, quanto a grinta potrebbe essere Berisha il salvatore della patria: sinora appena 31' in campo, ma già 8,5 milioni a Salisburgo. Il rientro del kosovaro tra l'altro toglie ulteriore spazio, come se Murgia e Cataldi sinora non avessero già pagato dazio. Il primo, impiegato contro Limassol e Frosinone, conta 98'. E pensare che Inzaghi, lo scorso anno nelle prime otto giornate, gli aveva concesso 224' e 6 presenze, preferendolo proprio a Cataldi mandato al Benevento. L'allenatore De Zerbi se lo sarebbe portato al Sassuolo quest'estate, ma alla fine Danilo ha preferito rimanere. Il risultato? Appena due minuti finali di recupero alla prima giornata col Napoli e poi nessun'altra chance da mister Inzaghi: «Noi continuiamo a dare il massimo», scrive sui social.
MISTEROFa lo stesso il baby Rossi, reduce dal prestito alla Salernitana, nonostante sinora abbia visto solo panchina e tribuna. Con lui però il mister era stato chiaro a luglio: «Prima c'è Immobile, poi Caicedo». L'ex Primavera spera comunque di trovare in questi mesi uno spiraglio, altrimenti come Murgia (ieri titolare con l'Under21) e Cataldi si guarderà intorno a gennaio. La Lazio invece dovrà spiegare cosa sarà di Pedro Neto e Bruno Jordao (quest'ultimo intanto ha preso la patente di guida). Per loro nessuna apparizione nei big, nonostante un doppio prestito oneroso biennale costato già 11,5 milioni, come confermato dall'ultimo resoconto. Anche perché in teoria l'esborso non finirà qui. Il bilancio non rivela l'ultimo atto dell'operazione intavolata da Jorge Mendes per far risultare la plusvalenza da quasi 30 milioni di Keita al Monaco: col Braga pesa ancora il doppio obbligo di riscatto ad altri 14 milioni il 30 giugno 2019, per un totale di 26,5 milioni finale. In Portogallo O Jogo aveva svelato che tale obbligo era subordinato alla singolare «mancata retrocessione della Lazio in serie b per due stagioni», ma da Formello filtra invece che il riscatto sarebbe legato a un numero di presenze dei due baby lusitani ben determinato. Forse per questo non hanno mai giocato?

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Tor di Valle – Slitta di un anno il finanziamento per il Ponte dei Congressi

L'opera non è finita su un binario morto, giurano a Palazzo Senatorio. «Solo uno slittamento». L'ennesimo, per quest'infrastruttura votata per la prima volta dal governo Berlusconi e rimandata un'infinità di volte. Tra un avvio e un rinvio, come canta Baglioni, da quattro anni a questa parte il Ponte dei Congressi è tornato alla ribalta perché è uno dei due collegamenti fondamentali per il nuovo stadio a Tor di Valle. Senza questo ponte e senza quello di Traiano, la viabilità di questa parte di Roma, già oggi stressata dagli ingorghi, andrebbe in crisi. Non solo nei giorni delle partite, ma anche in quelli feriali, considerando che accanto all'impianto sportivo i privati vorrebbero tirare su un «Ecomostro» di uffici, negozi e alberghi, con migliaia di impiegati che ci lavorerebbero durante la settimana. 
Il viadotto di Traiano è già rimasto senza coperture, nonostante gli esperti della mobilità avessero detto, in conferenza dei servizi, che è fondamentale per evitare maxi-imbottigliamenti. Quello dei Congressi, previsto da molto prima che si iniziasse a parlare di Tor di Valle, era rispuntato in una delibera a fine luglio. Con l'assestamento di bilancio del 2018, l'Assemblea capitolina aveva stanziato la sua quota di 28 milioni di euro nel progetto co-finanziato dal governo tramite il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). L'amministrazione di Roma aveva accettato di pagare la viabilità accessoria, le banchine del Tevere nell'area del Ponte dei Congressi e l'adeguamento del Ponte della Magliana.
LA LEGGE
Poi però il contributo statale è slittato all'anno prossimo. E così anche il Campidoglio ha dovuto mettere nero su bianco il rinvio della sua parte di finanziamento. I 28 milioni di euro sono stati sbianchettati dal bilancio, con la variazione approvata in giunta l'altro ieri, e verranno impiegati per opere che potranno essere messe a gara entro il 31 dicembre, come prevede la legge. Sono state depennate anche le nuove barriere per la Tangenziale e i 3,7 milioni per ristrutturare alcuni edifici pubblici. Per il collegamento dei Congressi, tutto rinviato al 2019 quindi, e la sensazione, visti i tempi della burocrazia, è che se ne riparlerà solo nella seconda metà del prossimo anno, non prima.
LA DUE DILIGENCE
È l'ennesima tegola sul progetto Tor di Valle, già travolto dall'inchiesta sul gruppo Parnasi con la retata di metà giugno e la decisione del Campidoglio di congelare tutto fino all'esito della doppia due diligence sugli atti sin qui firmati, una affidata ai tecnici comunali, l'altra al Politecnico di Torino, che dovrebbe testare proprio la tenuta dei trasporti e della viabilità senza il viadotto di Traiano. Gli esiti, ha detto più volte la sindaca, sono attesi «a breve». Chissà se ora sarà tenuto in conto anche lo slittamento del ponte dei Congressi.

Fonte: Il Messaggero