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Strakosha, qualche incertezza di troppo: Proto pronto per il ribaltone tra i pali?

 Parate e papere, miracoli e uscite a vuoto, Strakosha è il portiere senza vie di mezzo. Quello che stoppa Ronaldo in volo e al fotofinish chiude la porta (e la vittoria) a Empoli, ma pure quello che regala con un rinvio maldestro all'Inter il match point Champions. E' lo stesso che para i diagonali di El Shaarawy e Dzeko nei primi minuti, ma poi si nasconde dietro la barriera quando Kolarov piazza la punizione che vale un altro derby: «La posizione di Thomas era sbagliata, lui voleva vedere la palla svela papà Fotaq ma doveva stare più a sinistra. Abbiamo discusso dopo la gara, sono sicuro che mio figlio abbia avvertito la mia pressione e quella della sua famiglia, ma abbiano cercato di non insistere troppo perché sapeva già di aver sbagliato». Anche in quell'uscita a farfalle sul vantaggio giallorosso prima del tacco di Pellegrini: «Thomas ha commesso degli errori, ma è pronto a ripartire per migliorare». E' proprio questo il punto: Strakosha è un portiere a metà, divide et impera, troverà mai una continuità? Non parliamo ovviamente di presenze, con 38 gare in A l'anno scorso ha fatto addirittura registrare il record dell'era Lotito. Proprio per questo ora ci si aspettava la definitiva consacrazione. Invece ecco altri errori determinanti che fanno tornare in auge il tormentone: la Lazio ha sempre avuto numeri uno fra i pali, Strakosha diventerà mai un campione? 
TURN OVER
In estate sono stati risolti dallo staff medico i suoi problemi alla schiena, ma forse il Liverpool non si è tirato indietro solo per la sua lombalgia: «Thomas sarà un giocatore della Lazio per i prossimi tre anni giura papà Fotaq solo perché è felice di far parte di questo club». Sino a fine marzo scorso, nonostante appena 8 gare senza subire reti, l'albanese aveva donato punti (almeno 12) preziosi. La crescita era tangibile, ma adesso è come se si fosse arrestata in alcuni fondamentali. Strakosha non è maturato nelle uscite, nelle respinte (vedi gol di Mandzukic), mette i brividi coi piedi. Forse da Auronzo ha cominciato pure ad aver paura di perdere i suoi gradi. Non c'è più Vargic, adesso esiste la concorrenza, Proto ha iniziato alla grande in Europa. E domani scenderà in campo pure a Francoforte. Non sarà l'unica riserva che cercherà d'insidiare un titolare, ma anche lui avrà bisogno che la difesa smetta di scricchiolare. 
PROVE
Nove i gol subiti da Strakosha in 7 giornate, uno da Proto all'esordio col Limassol. La retroguardia biancoceleste non protegge la porta, in Germania Inzaghi dovrebbe far rifiatare anche Acerbi per la prima volta. Potrebbe toccare a Luiz Felipe (anche se reduce dall'infortunio) al centro con Bastos e uno fra Wallace, Caceres e Radu. Su quest'ultimo si stanno facendo delle valutazioni se impiegarlo o meno dall'inizio così come sul lungodegente Berisha. Quest'ultimo spera d'insidiare Milinkovic con Badelj e Murgia a centrocampo. Sulle fasce scalpitano Basta e Durmisi, davanti Correa e Caicedo. Sarà turnover praticamente totale, ma anche prove generali per la Fiorentina. Alla luce delle prestazioni dei titolari nel derby sono azzerate le gerarchie: chi dimostrerà in Europa la fame invocata da Inzaghi, anche in campionato si prenderà nuovi gradi. Non esistono più preferiti. 
Alberto Abbate-Il Messaggero

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Mistero Luis Alberto, lo spagnolo deve ritrovare il sorriso

ROMA A corollario sembra un malato immaginario. Luis Alberto sta di nuovo male, anche se prima e dopo il derby non aveva alcun fastidio: ieri si è presentato acciaccato (senza specificare dove) a Formello, anche se ha camminato in campo sabato per appena un tempo. E' dolorante, i medici non lo hanno visitato, lui ha fatto fisioterapia e lo ha solo comunicato. Sarebbe quasi da considerare un progresso, visto che un'improvvisa pubalgia l'aveva svelata allo staff sanitario addirittura in un'intervista. Durante tutta l'estate, lo spagnolo non si era mai lamentato di problemi all'inguine, giustificazione delle sue pessime prestazioni in quest'avvio di stagione. Mai fatta richiesta di controlli né di una seduta specifica. Un mistero che continua a infittirsi ogni qual volta Luis Alberto parla. Per questo adesso conta più quello che passa nella sua testa e nei suoi occhi, persi nel vuoto come quando il primo anno era un alieno con questa maglia. Inzaghi lo ha lasciato in panchina a Udine, sperava di dargli la scossa. Dopo l'assenza immotivata nel derby, è passato alla doccia: il tecnico ha ribadito sopratutto a lui di mostrare gli attributi. Ed ecco la risposta: disertare la ripresa con una molle scusa non sembra certo la reazione di chi li sta tirando fuori, alimenta piuttosto strani pensieri. 
RINNOVIChe succede Luis Alberto? Qualcuno a fine agosto cercava di nascondere il suo malumore per il mancato trasferimento a Siviglia. Nessuna nostalgia, ma il ritorno in patria gli avrebbe garantito (oltre la visibilità per la Nazionale) cospicui guadagni in termini d'ingaggio, non ancora elevato a livelli top da Lotito. In particolare, il no del presidente ai 35 milioni offerti dal club iberico è costato quasi 4 milioni di stipendio a Luis Alberto. Per questo da settembre lui sta battendo i pugni per avere un rinnovo identico a Milinkovic e Immobile, ironia del destino da ieri ufficialmente legati (a quasi 3 milioni a stagione) alla Lazio sino al 2023. Lo spagnolo ha però ricevuto la promessa che anche il suo contratto verrà adeguato entro Natale e, nonostante il suo terribile momento, la società giura che ci può ancora contare. Il mal di pancia comunque non sembra passare oppure siamo di fronte a un nuovo caso Felipe.
SFURIATAOggi lo spagnolo ha comunque annunciato che tornerà ad allenarsi, aspettano tutti con ansia che riesca persino a riprendersi. Il primo è Lotito, che proprio oggi o al massimo domani potrebbe parlarci. In realtà, il presidente è pronto a piombare a Formello per rivolgersi a tutta la squadra. Subito dopo il derby, a caldo, ha preferito rimanere in silenzio e gelare lo spogliatoio solo con lo sguardo. Adesso è il momento di fare un bel discorso: il numero uno da primo tifoso è furioso per l'atteggiamento, ma anche per altre situazioni interne che creano malcontento. Anche Inzaghi, secondo lui, ha le sue colpe. A questa squadra manca la cattiveria e deve essere il tecnico a trasmetterla. Guai a coprire capricci e malanni dei giocatori, con questa rosa devono tutti sentirsi in bilico o in ballottaggio per sorridere di nuovo come il 26 maggio. 

Il Messaggero

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Rinnovi, dopo Ciro e Sergej il prossimo sì sarà di Radu

Ormai Luis Alberto è ufficialmente diventato il capro espiatorio del derby perso. Non è giusto, perché è la squadra tutta ad aver deluso, ma la prestazione e i comportamenti dello spagnolo attirano critiche. Non a caso è con lui e Milinkovic che la società è particolarmente irritata (e il ds Tare è stato chiaro con i due, già a fine partita), è a lui e Milinkovic che i tifosi recapitano i messaggi più rabbiosi. Al di là delle prove opache, di Luis Alberto lasciano perplessi certi atteggiamenti. Ieri per esempio non si è allenato perché alle prese con non meglio precisati " fastidi" fisici post- derby. Un altro mistero, dopo quello della pubalgia: lo spagnolo ne parla spesso nelle interviste, fa capire che questo problema sta andando via, o forse c’è ancora, o forse c’era stato in passato, mentre ai medici non risulta che il trequartista abbia malanni, né lui ha richiesto mai in questa stagione l’intervento dello staff sanitario. Insomma un po’ di confusione intorno al numero 10 – maglia maledetta da Zarate (escluso) in poi – c’è di sicuro. Così come è sicuro che Luis Alberto, nonostante Inzaghi le tenti tutte per metterlo a suo agio, non riesce a esprimersi sui livelli dello scorso anno. Era la luce della manovra offensiva: si è spenta. Sembra bloccato, come se cercasse un’ispirazione che non arriva. Uno scrittore in crisi di fronte alla pagina bianca. E a Immobile mancano maledettamente i suoi assist, ora i gol deve inventarseli da solo e non sempre riesce.

A Formello smentiscono che abbia il classico mal di pancia perché agli altri top player della squadra, Ciro e Milinkovic, è stato rinnovato il contratto e a lui no. Lui, in fondo, il contratto l’ha rinnovato nel febbraio scorso a cifre comunque importanti, anche se non ai livelli di quei due. Sono stati ufficializzati proprio ieri, i rinnovi di Immobile e Milinkovic: il legame con la Lazio è prolungato fino al 2023. E gli ingaggi ritoccati ad altezze mai raggiunte nella gestione Lotito: sfondato il mitico tetto dei 3 milioni netti a stagione. Ciro è a 3,2 di base e con i premi può arrivare a 3,8. Per lui ogni 10 gol scattano 100mila euro in più, fino a 300mila per 30 reti. E c’è un bonus di 250mila euro per la qualificazione in Champions. Milinkovic passa da 1,8 milioni a 3 netti, senza clausola rescissoria. Presto toccherà anche a Stefan Radu, che prolungherà il suo contratto di un anno, fino al 2021.

Fonte: la Repubblica

 

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Finalmente Berisha: il guerriero è pronto per Francoforte

ROMA Il momento giusto. Dalle ceneri del derby s'intravede la sagoma di Valon Berisha. Uno che può dare una mano e la scossa giusta. L'unico nuovo acquisto del recente mercato che, nonostante siano passati quasi tre mesi dal suo arrivo, ancora non ha giocato nemmeno un minuto. E il kosovaro è uno dei più attesi, non solo per la qualità, ma soprattutto dal punto di vista caratteriale. E a questa Lazio, osservando quanto accaduto nella partita con la Roma, di grinta e personalità, ne serve davvero tanta. L'ex del Salisburgo può essere il giocatore giusto nel momento giusto, anche perché se si ripartirà da Francoforte contro una formazione pronta e organizzata qual è quella tedesca, giocando come nel derby, i biancocelesti non andranno lontano. Anzi rischiano di fare un'altra pessima figura dopo la batosta nel derby. Inzaghi, deluso e distrutto per la mancanza di temperamento nella stracittadina di sabato, sta seriamente pensando di buttare nella mischia il centrocampista. 
SUBITO GUERRIEROLui, Berisha, scalpita e non aspetta altro che un'occasione per far vedere quanto può essere utile alla squadra. E a modo suo si prepara all'esordio, caricando se stesso e i suoi compagni: Perdiamo insieme, vinciamo insieme. Mai arrendersi, torneremo più forti di prima, il suo personale incitamento per superare la botta nel derby e ripartire. Rispetto a Udine, dove non si è mai alzato dalla panchina, all'Olimpico si è riscaldato ma alla fine non è entrato. Il suo momento, forse, è arrivato e sarà tra tre giorni in Germania per la seconda gara d'Europa League, importante per stabilire le prime gerarchie del girone. Oggi il tecnico deciderà se sarà il caso o meno di farlo partire dall'inizio o a partita in corso. Il suo recupero dall'infortunio muscolare avuto in ritiro ad Auronzo è stato un calvario, ma adesso tutto è alle spalle. Il kosovaro sogna il debutto e per lui giocare mezzala, regista o trequartista non fa differenza. L'importante è cominciare a giocare e, a poco a poco, conquistare spazio e fiducia. A Formello sono convinti che appena avrà ingranato, non uscirà più. 
Il Messaggero

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Inzaghi pronto a far “sparire” il mago Luis Alberto

ROMA Un giorno intero per far sbollire la rabbia a tutti. Oggi a Formello, con più calma, si tornerà sull'argomento derby e soprattutto su quello che è successo a fine primo tempo. I senatori a muso duro contro Luis Alberto, reo di essere stato completamente fuori dal gioco. Toni alti, talmente tanto che sono stati ascoltati da molti che in quel moneto stavano transitando nei pressi dello spogliatoio biancoceleste. Non c'è solo lo spagnolo sul banco degli imputati. Inzaghi punta l'indice contro tutti. Sabato ha finito la voce per urlare tutta la sua delusione. In pochi lo hanno seguito, così come in pochi ascoltavano le sue indicazioni durante il cooling break. Si è sentito tradito da un gruppo che lui difende in ogni occasione. 
IL DISCORSOL'esempio da seguire è quello di Immobile. Bisogna giocare sempre con la sua grinta e la sua rabbia. E proprio Ciro è stato uno dei protagonisti del confronto durante l'intervallo. Chiedeva una spalla in campo e invece è stato abbandonato. E a farlo è stato proprio quel Luis Alberto con cui l'anno scorso aveva creato la coppia più bella del mondo. Anche alla società non è piaciuta la prova di Luis, insieme a quelle di tanti altri giocatori. D'ora in poi «chi finirà in panchina non dovrà più lamentarsi» e poi fornire prestazioni del genere. Questo uno dei moniti ribaditi più volte a termine del match. Già perché a fine partita Inzaghi ha chiuso di nuovo tutti dentro lo spogliatoio e ha continuato a farsi sentire con la poca voce che gli era rimasta. Luis Alberto è uno dei più veloci a dileguarsi dalla zona mista mentre parla con il fido Patric, suo connazionale. Umore nero così come quello di tutta la squadra. I rimproveri non fanno mai piacere, soprattutto se arrivano da colleghi e staff tecnico. Qualcuno giura che i rinnovi promessi e non mantenuti possano aver avuto il loro peso, seppur marginale. Davanti alle telecamere la faccia ce la mette Parolo, uno dei senatori, uno dei fedelissimi di Inzaghi, l'unico che insieme a capitan Lulic può discutere i premi di fine stagione con la società. Dalla debacle contro il Bayer Leverkusen nel preliminare di Champions del 2015 all'indecifrabile derby di sabato scorso, è sempre lui il prescelto per spiegare i motivi delle disfatte. Gli «episodi» e la «sfortuna» stavolta non possono essere alibi. Esperienza e personalità sono mancate clamorosamente. Basti pensare che l'unico a finire tra gli ammoniti è stato Badelj.
AVANZA CORREASu questi tasti batterà ancora Inzaghi. Con un po' di voce in più e qualche scoria in meno, il tecnico parlerà alla squadra prima dell'allenamento. Un discorso a mente fredda. L'occasione per guardarsi negli occhi e ripartire tutti verso gli obiettivi prefissi. Per qualcuno è stato un bene che il mister avesse programmato la domenica di riposo dopo la Roma con largo anticipo. Ritrovarsi all'indomani di una sconfitta così amara avrebbe potuto aumentare la temperatura nel gruppo. Il mister chiederà ai suoi una reazione a partire da giovedì sera, quando la Lazio affronterà l'Eintracht Francoforte nella seconda gara d'Europa League (possibile che Correa giochi dal primo minuto). Un augurio condiviso dal presidente Claudio Lotito, già avvistato sabato negli spogliatoi, e pronto a farsi sentire nei prossimi anche a Formello.
Emiliano Bernardini
Valerio Cassetta

Il Messaggero

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Tor di Valle, Abuso d’ufficio nell’iter amministrativo: aperte due inchieste contro ignoti

Sullo stadio della Roma sono state aperte due nuove inchieste. Entrambe con l’accusa di abuso d’ufficio. La prima riguarda la mancata approvazione in Consiglio comunale del verbale conclusivo della Conferenza dei servizi. Per l’assenza del passaggio del testo nell’aula Giulio Cesare è stata denunciata la sindaca pentastellata Virginia Raggi, che tuttavia ancora non è stata iscritta nel registro degli indagati. L’altra indagine si concentra sul sospetto di lacune burocratiche commesse nel corso dell’iter procedimentale a favore di Luca Parnasi nella formazione del progetto uscito dalla seconda Conferenza dei servizi. I nuovi filoni d’indagine si sommano all’inchiesta sull’arresto del costruttore, accusato di aver corrotto funzionari pubblici per ottenere provvedimenti ad hoc nella realizzazione dello stadio. Tuttavia con le due nuove indagini a finire sotto inchiesta per la prima volta è l’iter amministrativo, finora rimasto estraneo agli accertamenti della procura sul presunto giro di mazzette elargite da Parnasi, presidente di Eurnova, società proprietaria dei terreni di Tor di Valle sui cui dovrebbe sorgere l’impianto. Le verifiche sono destinate a intrecciarsi con i controlli condotti dagli uffici del Campidoglio, con presumibile ulteriore rallentamento al via libera per la realizzazione dello stadio. A sollevare l’esistenza di vizi è stata l’associazione «Tavolo della libera urbanistica» rappresentata dall’avvocato Edoardo Mobrici. La prima inchiesta per abuso d’ufficio che vede denunciata la sindaca è stata affidata al pubblico ministero Elena Neri. Nell’esposto si ricorda quello che è accaduto a gennaio scorso, quando la Conferenza dei Servizi invia al Campidoglio il parere favorevole al progetto. A quel punto, secondo i denuncianti, il verbale deve essere approvato, o respinto, dal Consiglio Comunale. A supporto della tesi, si ricorda quanto riportato sulla pagina online del Dipartimento della programmazione e dell’attuazione urbanistica dove è scritto che, in ottemperanza a un articolo di legge dello scorso anno, «il verbale conclusivo della Conferenza dei Servizi (…) è trasmesso al Sindaco, che lo sottopone all’approvazione del consiglio alla prima seduta utile». Lo scopo è consentire un dibattito sulla necessità della variante urbanista. E invece il 12 aprile viene pubblicato il progetto, poi subito depositato – senza il passaggio in Consiglio comunale – presso l’Albo Pretorio. Secondo i denuncianti, la sindaca in questo modo avrebbe favorito il progetto di Parnasi sottraendolo al controllo dell’Assemblea, demandata a verificare la congruenza dell’adeguamento di Eurnova alle prescrizioni della Conferenza. La seconda inchiesta per abuso d’ufficio, anch’essa allo stato senza indagati, è affidata invece all’altro pubblico ministero Barbara Zuin, già titolare dell’indagine sul sospetto giro di tangenti elargite da Parnasi. La prima carenza individuata dai denuncianti riguarda il «Ponte dei Congressi». La sua costruzione è prevista in tre anni, senza però indicare la data di partenza dell’opera, giudicata essenziale nel progetto Stadio per questione di viabilità: la mancanza dell’indicazione violerebbe – almeno per i denuncianti – il Testo unico sull’edilizia che imporrebbe di far coincidere l’inizio dei lavori tra stadio e ponte. Altra lacuna: il mancato rispetto della normativa idrogeologica. L’area di Tor Di Valle è considerata R3, cioè ad alto rischio idrogeologico. La procedura corretta per costruire richiederebbe il declassamento a R2, come fatto per l’aggiornamento del bacino nel tratto tra Castel Giubileo e la foce. Operazione possibile, per il denunciante, ma mettendo prima in sicurezza la zona. Passaggio non previsto nel progetto. Infine si lamenta che la «Sul» (Superficie utile lorda) è stata calcolata con indice di «Et» (Edificabilità territoriale) favorevole a Eurnova per agevolarla negli espropri e concederle più metri cubi.

Fonte: Il Corriere della Sera

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Un derby vinto in campionato dal 2013: la rabbia di Lotito e Tare verso i “presunti” big

Ormai è ufficiale: la Lazio è affetta da sindrome derby. I numeri sono impietosi. In campionato, i biancocelesti hanno battuto la Roma una sola volta in 5 anni, dal 2013 al 2018: dopo il 3-2 dell’11 novembre 2012, ben 8 derby senze vittorie, fino al 3-1 del 30 aprile 2017, unico successo di questo lungo periodo. In mezzo, i trionfi in Coppa Italia: quello famoso del 26 maggio 2013 e poi nel 2017. Ma, considerando i dati in campionato, la sindrome derby è evidente e neanche Inzaghi è riuscito a trovare la cura. Lui, il tecnico biancoceleste, deve a sua volta fare i conti con le statistiche devastanti sui confronti con le big, cioè Juve, Napoli, Roma, Inter e Milan: nella sua gestione, compreso il segmento del 2015-16, siamo a 25 gare con addirittura 17 sconfitte, 4 pareggi e appena 4 vittorie. Dal campionato 2016-17 a oggi, lo score è di 16 ko, 4 pari e 3 successi in 23 sfide. Numeri che si commentano da soli: un problema – di personalità, a questo punto con le cosiddette grandi c’è, eccome. L’ultima sconfitta, nel derby di sabato, ha fatto male. Perché la Lazio, raggiunto il pareggio e quindi con la Roma in difficoltà psicologica, non è stata capace di gestire – addormentare – la gara per evitare che gli avversari riprendessero coraggio e trovassero subito il gol. Tifosi delusi, società furiosa. Perché Lotito e Tare si aspettavano ben altra reazione, anche d’orgoglio, alla sberla del 2-1. E in generale ben altra aggressività fin dal primo minuto. Significativo che la Lazio abbia chiuso il derby con un solo ammonito. La squadra non ha mostrato quel carattere necessario in partite come questa. Negli spogliatoi, alla fine, Lotito non ha alzato la voce ma il suo sguardo ai giocatori valeva più di mille rimproveri a brutto muso. Chiaro che a deludere di più il presidente e i tifosi siano stati ancora una volta gli uomini più attesi, cioè Milinkovic e soprattutto Luis Alberto. Al di là dei due gol segnati e la punizione dell’1-0 di Udine, il contributo dello spagnolo in questa stagione è davvero sconfortante. A questo punto giusto puntare su Correa o Caicedo come spalla di Immobile, arrivato a quota 72 reti in 96 presenze (in campionato sono 56 gol su 76 gare). E Inzaghi non farà sconti, anche se ovviamente lavorerà per recuperare fisicamente e psicologicamente Luis Alberto, irriconoscibile rispetto allo scorso anno. Deve ritrovarsi pure Milinkovic: il gol al Genoa sembrava il segnale del risveglio, invece la prestazione di Sergej nel derby è stata del tutto priva di quelle giocate speciali – e decisive – che lo avevano eletto a top player della Lazio. Probabile che i due, lo spagnolo e il serbo, vadano in panchina giovedì a Francoforte contro l’Eintracht, secondo turno di Europa League.Al loro posto, Correa e Berisha: il kosovaro non vede l’ora di debuttare e Inzaghi potrebbe accontentarlo. In Germania previsto anche il rientro di Radu in difesa: la sua assenza nel derby si è fatta sentire. In ogni caso, da quella sindrome la Lazio vuole assolutamente guarire.

 

la Repubblica

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Parolo: “Il derby lo capisci solo venendo a Roma. Si vince poco? Non c’è equilibrio, puoi perdere la testa…”

“Il derby è una gara che impari a conoscere solo quando vieni a Roma…Dopo che l'hai capito diventa una partita nella quale sai che, se hai un'anima, devi dare tutto e devi vincerla. Tutte le partite sono importanti per l'allenatore, il giocatore e la società, ma il derby è la partita che tu giochi per la gente, per i tifosi”. Così Marco Parolo nell'incipit dell'intervista concessa al Corriere dello Sport. Il centrocampista di Gallarate indica Immobile e Dzeko come possibili decisori della stracittadina, poi con Walter Veltroni racconta i suoi primi calci. “Ho iniziato dentro casa con una palla di spugna, quindi l'oratorio e poi, a 6 anni, la squadra della parrocchia – ricorda il mediano di Gallarate – Sono nato a dieci minuti da Milanello, nella mia stanza c'erano i poster di Maldini, Van Basten e della Coppa dei campioni vinta nel 1989. Erano i miei idoli, modelli, volevo diventare come loro”. Dopo aver raccontato della suo scuola calcio e dell'uso eccessivo dei cellulari dei giocatori, l'ex parmigiano parla degli obiettivi della Lazio. “Possiamo ripetere la scorsa stagione se manteniamo le nostre caratteristiche: l'umiltà e la voglia di migliorarsi, di crescere  e di lavorare di squadra. Abbiamo un gruppo importante e possiamo fare un grande campionato”. Sipario agrodolce: perché a Roma si vince così poco? “Perché ci si vanta o ci si deprime troppo. Tutto in pochissimo tempo. La stessa cosa vale per i giocatori. Viene data l'etichetta di giocatore fortissimo o scarso alla stessa persona da una settimana all'altra, con grandissima facilità. Questo non permette ai singoli e ai collettivi di crescere ulteriormente. Il ruolo dei social ora peggiora ulteriormente questo sentimento, perché estremizza e radicalizza ogni cosa. Come consiglio a chi viene a giocare a Roma è il non farsi condizionare dal rumore esterno, spesso assordante, di concentrarsi solo su se stesso, andare al campo, allenarsi e basta. Altrimenti si rischia di perdere la testa”.

GLP   

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Derby, Inzaghi spinge la Lazio con la rosa larga ma i tifosi non si scaldano

La Lazio arriva al derby di domani con l’entusiasmo delle cinque vittorie consecutive e la consapevolezza di aver ritrovato gioco e gol. Ma qualcosa è cambiato, rispetto alla scorsa stagione. Adesso Simone Inzaghi ruota di più i giocatori tra una gara e l’altra, si affida al turnover con convinzione e fiducia perché sa che la qualità della rosa è aumentata. La conseguenza di questa nuova strategia è che non esiste più una formazione titolare da schierare allo sfinimento in ogni partita, come l’anno scorso (e non a caso nel finale di stagione arrivarono gli infortuni degli stremati Parolo, Immobile e Luis Alberto). La meritocrazia mette tutti in discussione: il posto va conquistato e meritato, appunto.
Così anche per il derby le scelte appaiono meno scontate rispetto all’anno scorso. In difesa, per esempio, Radu, Wallace e Luiz Felipe sono in ballo per due posti. Il romeno ieri ha svolto l’intero allenamento con il gruppo, quindi dovrebbe rientrare. Ma saranno decisive le prove di oggi, la competizione è aperta. Certezze invece a centrocampo, con Marusic e Lulic sulle fasce, Parolo e Lucas Leiva in mediana, Milinkovic guastatore con licenza di supportare l’attacco. Intoccabile Immobile, l’altro posto in avanti se lo giocano Luis Alberto (il favorito), Correa, le cui quotazioni sono in rialzo dopo la prodezza di Udine (anche se Inzaghi lo considera più utile a gara in corso, come potenziale “ spaccapartita”), e Caicedo, tra i più in forma. Il tecnico valuta la condizione dei suoi, li studia in allenamento, sa che non può sbagliare: vncere il derby sarebbe fondamentale per proseguire il volo. Nessun dubbio dalla Curva Nord ( esaurita, 7500 biglietti venduti): niente scenografia, perché la raccolta fondi è stata deludente e il settore dei Distinti accanto alla Tevere è ancora vuoto; la relativa vendita sarà aperta solo se andrà esaurito l’altro segmento dei Distinti, quello accanto alla Monte Mario: venduti 3500 biglietti, ne mancano 2000. Resta sempre faticoso, nonostante l’importanza della gara e la striscia vincente della squadra, convincere i tifosi biancocelesti a frequentare l’Olimpico. Gioca “ in casa” la Roma, per la Lazio sarà come una vera trasferta.

Fonte: la Repubblica 

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Il mercato della Lazio funziona: da Durmisi a Correa gli acquisti già girano bene

Quando le scelte di mercato producono gol, vittorie, punti. Senza svenarsi, come sempre, anche quest’estate Lotito e Tare hanno acquistato giocatori funzionali al gioco di Inzaghi. E finora i risultati stanno dando ragione alla strategia della Lazio, che con il quinto successo consecutivo (il quarto in campionato) è già tornata in zona Champions. Stavolta ha battuto l’Udinese, alla Dacia Arena, grazie al mercato: i gol portano la firma di due nuovi acquisti, forse i più importanti. E un terzo, Durmisi, si è procurato la punizione dell’ 1- 0. Il primo è di Francesco Acerbi, arrivato alla Lazio con il compito di raccogliere la pesante eredità di de Vrij, uno dei pilastri della squadra. Il 30enne difensore – preso dal Sassuolo con 10 milioni più 2 di bonus dopo una trattativa estenuante – si è calato nel ruolo con una naturalezza incredibile, dimostrando fin dal primo giorno di meritare, dopo tanti anni in provincia, questa occasione in un club con ambizioni Champions. E poi è un mostro di continuità, Acerbi (che non segnava dal 15 aprile 2017): ieri ha giocato la partita consecutiva numero 129, addirittura. L’ultima assenza è datata 4 ottobre 2015. Poi, dal 18 ottobre, non si è più fermato: quasi tre anni in campo, con due campionati disputati per intero. Come dire che dopo aver sconfitto il cancro, Acerbi si divora la vita con una intensità che emoziona. Non a caso, alla Lazio lo adorano tutti, è già diventato un leader: « Sembra stia qui da dieci anni», dicono a Formello. Joaquin Correa – il secondo acquisto più costoso di Lotito dopo Zarate – è più timido e giovane di Acerbi, ci ha messo un po’ a inserirsi nel gruppo ma poi ci è riuscito: « Devo ringraziare i miei compagni, mi fanno sentire importante anche quando gioco poco » , ha detto alla fine di una partita decisa da una sua magia. Con la palla incollata al piede, in area sulla sinistra, ha superato di forza e tecnica il terzino Larsen e poi di piatto destro ha trovato l’angolo più lontano. Un gioco di prestigio perfettamente riuscito. «Non è vero che io e il mio amico Luis Alberto non possiamo giocare insieme » , ha assicurato, ma se va avanti così il titolare diventerà lui, "El Tucu", come lo chiamano perché proviene dalla provincia di Tucumàn, in Argentina. Non segnava in Italia dal 31 gennaio 2016, quando giocava nella Samp. Ora la Lazio si presenta al derby in condizioni psicofisiche e morali ideali, visto che Inzaghi ha fatto riposare gente come Leiva e Milinkovic ( e Immobile è entrato all’11’st). Ne ha cambiati 5 rispetto a domenica, il tecnico, perché non pensare al derby era impossibile.

Fonte: la Repubblica