Categorie
RASSEGNA STAMPA

Omicidio Ciro Esposito: Cassazione conferma 16 anni a Daniele De Santis

Non fu legittima difesa. Quei cinque colpi esplosi a ripetizione da parte di Daniele De Santis provocarono un omicidio volontario, il delitto del giovane ultrà del Napoli Ciro Esposito. Era il tre maggio del 2014 e a distanza di più di quattro anni, si chiude in via definitiva il processo a carico di Daniele De Santis: confermata dalla Cassazione la condanna a sedici anni di reclusione, rigettata la pista della legittima difesa presentata al centro del ricorso della difesa del supporter giallorosso. Soddisfazione da parte degli avvocati di parte civile (che assistono Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito), al termine del verdetto in cassazione. «Volevo la verità, e l'ho avuta: non mi interessa quanti anni si fa De Santis ma solo che siano state definite le sue responsabilità»: così Antonella Leardi, la mamma di Ciro, ha commentato il verdetto della Cassazione che ha confermato 16 anni di reclusione per l'omicidio di suo figlio nei confronti dell'ultrà romanista Daniele De Santis. La donna stamani è stata presente in Cassazione all'udienza davanti alla Prima sezione penale e dopo avere ascoltato le arringhe degli avvocati di parte civile, Angelo e Sergio Pisani, è uscita quanto ha preso la parola la difesa di De Santis. Antonella Leardi ha fatto ritorno a Napoli, nel quartiere di Scampia dove ci sono gli altri due fratelli di Ciro.

ilmattino.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Caicedo preferito a Wesley: quando Inzaghi chiese la conferma del panterone

Lunedì 9 luglio, giorno prima del raduno di Formello, rivela Il Corriere dello Sport, Inzaghi chiede a Tare di confermare Caicedo, non è convinto da Wesley, che la Lazio aveva praticamente preso per 15 milioni, e spingeva per sue pallini: Acerbi e il Papu Gomez. Lo stesso calciatore garantì con due colloqui, a Inzaghi ma soprattutto a Tare, la volontà di disputare una grande stagione accettando il ruolo di vice-Immobile senza creare alcun problema allo spogliatoio. In sostanza, se non fossero arrivate offerte importanti o se lo stesso calciatore non avesse chiesto di andare via, l'ex Espanyol sarebbe rimasto a Roma per la felicità di tutti. Caicedo però avvertiva una sorta di ombra, ad Auronzo era un po' nervoso e comunque rifiutò un paio di offerte di club cinesi, quindi il 4 agosto disputò una pessima amichevole con l'Arsenal a Stoccolma. Inzaghi dopo la partita, un po' a sorpresa, in conferenza dichiarò che sarebbe potuto arrivare un rinforzo in attacco, frasi che fecero inalberare il ds Tare che il giorno dopo a Marienfeld Tare sbottò, tornando a difendere i suoi acquisti come il ds fa sempre, almeno in pubblico. Poi sono arrivati il colpo di tacco e il rigore rimediato con l'Apollon e il gol che ha sbloccato il match con il Grifone: se il buongiorno si vede dal mattino…  

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Berisha verso la prima convocazione a Udine. Radu aspetta il derby

Aria nuova e recuperi lampo. Le vittorie danno entusiasmo, consapevolezza e tranquillità. Spazzano anche via pure i dubbi, portando ulteriori notizie positive. Tutto nella settimana nel derby. In attesa dell'annuncio dei rinnovi contrattuali di Immobile e Milinkovic-Savic, già oggi potrebbe essere il giorno giusto, sul campo si rivedono Luiz Felipe e Radu, ma soprattutto Berisha. Il calvario del calciatore kosovaro è terminato, tanto che ieri a Formello ha svolto per intero tutta la seduta con i compagni, forzando parecchio e dando la netta sensazione di essere finalmente pronto. Questa mattina il test decisivo, con Inzaghi che, se non ci dovessero essere ripensamenti dell'ultimo minuto, lo convocherà per la trasferta di Udine. Domenica scorsa, Berisha era sugli spalti dell'Olimpico insieme alla sua famiglia per sostenere Immobile e compagni. Domani potrebbe essere la sua prima trasferta ufficiale da biancoceleste e iniziare così respirare l'atmosfera della serie A. Su di lui il tecnico fa molto affidamento per le zone centrali del campo, ma anche, se necessario, per gicoare alle spalle di Immobile, a supporto di Luis Alberto e Correa. Qualità e caratteristiche che il giocatore mise in grande evidenza proprio contro la Lazio, giocando (e segnando) da trequartista nella gara d'andata d'Europa League e ricoprendo il ruolo di regista nella partita di ritorno a Salisburgo. Buone notizie arrivano anche da Radu e soprattutto da Luiz Felipe. Il romeno, probabilmente, sarà pronto per il derby, mentre il brasiliano ha bruciato le tappe e il suo rientro è davvero imminente. Ieri, il centrale ha partecipato alle esercitazioni sul possesso palla, realizzando un gran bel gol. Ora bisognerà vedere se il tecnico sarà prudente o, come per Berisha, deciderà di convocarlo per Udine.

Fonte: Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Tutti in piedi per il ‘panterone’ Felipe

ROMA Quando Inzaghi gli ha concesso la passerella, dopo settantuno minuti di autentico show, l'Olimpico si è sciolto in un applauso lungo e riconoscente. Sergej Milinkovic si è meritato i consensi del popolo laziale, che ha rivisto nel giovane serbo l'antico trascinatore e il miglior talento del gruppo. Milinkovic non è la ciliegina, che decora e abbellisce il dolce, ma la torta stessa. Non è forma ma sostanza. Fino a oggi la formazione era alla ricerca del suo tradizionale quadro tecnico, inseguiva il sogno del recente passato. Stentava e soffriva, senza brillare, perché gli mancava la forza e la classe del suo elemento di maggiore personalità. Il serbo, forse stordito dalla mega valutazione di mercato, ha avuto un avvio di stagione un po' accidioso e troppo fuori dagli schemi. Abulico ed enucleato dalla manovra non riusciva a dettarne i tempi, né a finalizzarla. In Europa League i primi progressi importanti, contro il Genoa ha deliziato il pubblico spezzando gli equilibri, con assist e gol.
DETERMINANTEMagari non varrà 120 milioni di euro, quelli che chiedeva il presidente, Claudio Lotito, però resta un valore assoluto, un calciatore dall'immenso peso specifico che incide sia nella manovra, sia sul risultato. Un centrocampista moderno, universale, che difende, attacca e segna, che si esalta nell'agone ed esalta compagni e platea. La Lazio ha due elementi di classe cristallina: Luis Alberto e Milinkovic: se girano loro due, tutta la squadra macina gioco e gol, regalando spettacolo. Se lo spagnolo e il serbo sono giù di corda, allora torna a essere una formazione normale. Insieme a Immobile sono i calciatori dai quali Inzaghi non può prescindere ma, dei tre, quello che lascia i segni più netti è proprio il serbo con le sue giocate elitarie e il suo prepotente atletismo. Il primo gol al Genoa è la fotografia di questo assunto calcistico: lungo cambio di gioco per Wallace al quale detta il profondo passaggio di ritorno che rifinisce alla perfezione per Caicedo. Vantaggio e partita in discesa, con risultato chiuso dallo stesso Milinkovic con il suo pezzo d'autore: il colpo di testa. Alla vigilia del rinnovo contrattuale, che lo porterà a guadagnare 3 milioni a stagione, si è ripreso la scena. Per il definitivo salto di qualità, ed entrare definitivamente nell'Olimpo dei grandi, dovrà diventare più incisivo e determinante contro le formazioni di lignaggio superiore e non essere trascinatore soltanto contro le piccole. Quale migliore occasione del derby di sabato prossimo per lanciare altri segnali ai naviganti del campionato?
Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lulic record: nel mirino la top ten dei più presenti

Un nuovo prestigioso traguardo si sta avvicinando per Senad Lulic. Scendendo in campo domani contro il Genoa, il capitano biancoceleste raggiungerebbe quota 283gare con l’aquila sul petto. L’esterno bosniaco è ad un passo da Flamini al dodicesimo posto nella speciale graduatoria. Il decimo posto invece è occupato da Tommaso Rocchi, lontano appena dieci gettoni (293, ndr). Il #19 ha collezionato 214 partite in Serie A, 21 in Coppa Italia, 2 in Supercoppa Italia, 43 in Europa League e 2 in Champions League da quando è giunto nella Capitale, il tutto accompagnato da 29 goal messi a segno. Il più importante ovviamente è quello siglato alla Roma il 26 maggio 2013, trionfo storico che lo ha reso un idolo dei tifosi laziali.lazionews24

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Kouamé risponde così alla domanda infelice: “Laziali ostili con i giocatori di colore? Già incontrata e non è successo niente”

Una bella intervista quella a firma Matteo Pierelli, inviato a Genova della Gazzetta dello Sport che oggi racconta l'infanzia e l'arrivo in Italia di Christian Kouamé, 20 anni, attaccante del Genoa che domenica affronterà la Lazio all'Olimpico. Lo scorsa stagione 11 gol col Cittadella in B, in gol a Empoli al suo esordio in A la punta della Costa d'Avorio svela con serenità il suo modo allegro di vivere il calcio. Dovrebbe essere in campo con la Lazio domenica alle 15, il giornalista pone questa ultima domanda: “Domenica a Roma la sfida con la Lazio, i cui tifosi spesso sono stati ostili con i giocatori di colore”. Quesito decisamente poco felice, ma sappiamo che sparare sui biancocelesti è facile. Migliore la risposta del talento di Abidjan: «Ci ho già giocato contro lo scorso anno in Coppa Italia e non è successo niente. Spero sia così anche stavolta. Comunque, le persone poco intelligenti vanno ignorate».
 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Sandro sulle orme di Thiago Motta: con la Lazio la prima chiamata di Ballardini

Una scommessa (quasi) vinta, nel solco di quello che era accaduto nel 2008 con un altro brasiliano dal nome illustre, Thiago Motta. Il brasiliano Sandro, un «vero leader» per usare la definizione del presidente genoano Enrico Preziosi, è ormai quasi alla fine del lungo percorso di riabilitazione che lo ha tenuto sino a oggi lontano dal campo, a causa di un vecchio problema al ginocchio destro con il quale il giocatore convive ormai da anni, ma che si è acuito a Genova dopo la partita di Coppa Italia con il Benevento. Il giocatore potrebbe essere infatti convocato per la prima volta in campionato in vista della trasferta in casa della Lazio, anche se è prematuro pensare che possa già scendere in campo. «Nell’ultima settimana aveva fatto tre allenamenti con i compagni, se arriverà a quattro potrei convocarlo», ha spiegato Ballardini. Al di là dell’infortunio subìto in Coppa Italia, l’obiettivo dello staff medico sanitario del Grifone e dei preparatori è stato quello di rinforzare la muscolatura del ginocchio lesionato, così da prevenire in futuro ulteriori traumi.

FUORI DAL TUNNEL Sandro, 29 anni, che aveva giocato la seconda parte della stagione scorsa a Benevento disputando 13 gare, è un giocatore che nella rosa rossoblù ha caratteristiche uniche e per questo la speranza di Ballardini è quella di averlo di nuovo in campo al più presto. Lo stop, però, è stato lungo, e quindi occorreranno tutte le precauzioni del caso. Cresciuto nel mito di Falcao e Dunga, la carriera di Sandro racconta di numerosi stop negli anni passati dovuti a problemi legati proprio al ginocchio destro. Un lavoro di potenziamento mirato deciso dal Grifone va proprio in questa direzione. Qualcosa di simile, dieci anni fa, era già accaduta con Thiago Motta, divenuto poi un pilastro del Genoa e, dall’anno successivo, anche dell’Inter (nonostante a fine campionato 2007-08 l’Atletico Madrid l’avesse scaricato lasciandolo senza squadra proprio per i suoi ripetuti guai fisici), prima di approdare in Francia al Psg.

CHI SI RIVEDE La squadra, che oggi sosterrà un solo allenamento pomeridiano a porte chiuse (preceduto da una sessione di foto ufficiali), ieri ha svolto una lunga seduta al mattino al Pio XII, che ha sostituito il doppio allenamento che era stato previsto. Una decisione presa dallo staff tecnico per far lavorare il gruppo nelle ore meno calde di una giornata ancora pienamente estiva. Anche Kouamé, appena diventato papà di Michael Joah, è rientrato a Pegli dopo il permesso concesso dalla società rossoblù e ha lavorato regolarmente a villa Rostan, sottoponendosi a una seduta personalizzata insieme ai preparatori atletici Pilati e Barbero. Recuperato Romero, migliora anche Favilli.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Corri Lazio: l’Europa League può farti ricca

Anche se i livelli di remunerazione della Champions League restano lontanissimi, gli incassi derivanti dalla partecipazione all'Europa League in questa stagione hanno avuto una discreta impennata. La Lazio la scorsa stagione fino ai quarti ha incassato circa 18 milioni (mln), escluso il botteghino, perdendone una decina per il mancato arrivo in semifinale; ribadendo lo stesso percorso arriverebbe a circa 25 mln con i nuovi parametri. Come riportato dal Corriere dello Sport, il gettone del girone è passato da 2,6 mln a 2,92; per ogni vittoria si passa da 360mila a 570mila euro, il pareggio passa da 120 a 190mila euro. Arrivare primi nel girone ora vale 1 mln a fronte dei 600mila euro della scorsa stagione, i secondi passano da 300 a 500mila euro. Il passaggio ai sedicesimi resta invariato sui 500mila euro, dagli ottavi si passa da 750mila euro a 1,1 mln; i quarti aumentano del 50% da 1 a 1,5 mln, mentre in semifinale l'aumento va da 1,6 a 2,4. Inoltre, arrivare in finale fa incassare 4,5 mln, 1 in più dello scorso anno mentre la vincente ne porta a casa 8,5,  2 in più della scorsa edizione. E' mutata anche la composizione del market pool, ovvero la quota di ricavi da dividere tra club partecipanti dello stesso paese. Nel 2018 nella fase a gironi 80 mln da dividere in 25 federazioni, più altri 80 mln da dividere in proporzione al numero di federazioni rimaste e dei club delle stesse. Sensibili le modifiche per l'anno in corso: 84 mln in base a coefficienti di rendimento decennali; 168 variabili come sopra.    

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Riecco Capitan Inzaghi: urla nello spogliatoio e la Lazio si sveglia

Non è stato un intervallo tranquillo per i giocatori della Lazio quello di metà gara al Castellani di Empoli. Come scrive Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, il tecnico piacentino, dopo aver apprezzato i primi quindici minuti giocati in terra toscana, non ha affatto gradito gli ultimi trenta minuti della prestazione offerta da Lulic&Co. "Simone ha perso la pzienza e ne ah dette di tutti i colori alla squadra, usando parole durissime, quando era appena finito il primo tempo – scrive Piazza Indipendenza – Tremavano le pareti dello spogliatoio, il Castellani è un piccolo stadio, fuori si sentiva, bastava scendere di un piano sotto la Tribuna Centrale". Le punture ad alta voce dell'inquilino di Formello hanno avuto il loro effetto tanto che la Lazio, appena rientrata in campo, al 47' ha trovato il gol vittoria di Parolo. 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Strakosha si riprende la Lazio: Tare sorride per il suo pupillo

Uno a zero: un risultato che a qualcuno, tipo Zeman, scatena forme evidenti di allergia. Eppure c’è chi ci ha costruito scudetti sulle vittorie strappate con i denti, grazie a un colpo decisivo in avanti e alla solidità della difesa. Come Capello, pilota del Milan post-Sacchi di inizio anni Novanta: nel 1993-94 vinse nove partite così. I tifosi rossoneri non si divertivano? Massì che lo facevano: a fine campionato, quando guardavano tutti dall’alto. Inzaghi, fino all’estate scorsa, era più Zeman che Capello: gol a raffica e difesa colabrodo. Ora il vento è cambiato. Con Frosinone ed Empoli ha conquistato sei punti e scavalcato la Roma grazie a un doppio 1-0 (nel campionato scorso aveva portato a casa solo una gara con questo punteggio, col Torino, a fine aprile). Non ha giocato bene, ma ha vinto: mica è poco. È anche vero che Simone ha rischiato parecchio e che domenica, se ha piegato Andreazzoli, è stato soprattutto per merito del portiere: Strakosha. Uno che è arrivato alla Lazio per fare la riserva della riserva, del resto nemmeno a Salerno – in serie B – era titolare. Sapete chi giocava al suo posto, in quella stagione che il ragazzo albanese ha trascorso nell’altra squadra di Lotito? Terracciano, che Thomas ha incrociato proprio due giorni fa e l’ha visto da lontano nella porta dell’Empoli. Strakosha deve molto a Tare, che lo ha voluto alla Lazio, e a Inzaghi, che l’ha buttato nella mischia fidandosi di lui quando nessuno lo avrebbe fatto. Sul finire della passata stagione è stato criticato per qualche errore, ma a 23 anni una sbavatura si può perdonare. Fuori da Roma lo hanno cercato importanti club italiani e soprattutto stranieri: il Liverpool aveva pensato a lui quando tutti credevano che Alisson finisse al Real Madrid. Contro l’Empoli, Strakosha ha vinto la partita quasi da solo. E per farlo ha usato la manona sul tiro di Acquah nel primo tempo e il piedone sulla conclusione di Caputo che pareva impossibile potesse finire in un altro posto se non in rete. Chissà cos’avrà pensato Terracciano, dall’altra parte del campo. Forse un semplice: ma davvero quello là mi faceva la riserva?

Fonte: Il Corriere della Sera