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Lotito vuole premiare la Lazio, 2 milioni in caso di Champions

Ha un solo obiettivo la Lazio in questo finale di stagione: guadagnarsi l’accesso in Champions League. Il traguardo ad inizio anno sembrava non essere alla portata dei biancocelesti, che invece col passare dei mesi sono riusciti ad acquisire fiducia nei propri mezzi e rispetto dagli avversari. Eliminati sia in Coppa Italiache in Europa League, la banda di Simone Inzaghi non può avere distrazioni, dovrà difendere il vantaggio accumulato sull’Inter: come riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, in caso di terzo o quarto posto scatterebbe il premio produzione della società per giocatori e staff tecnico. Il presidente Claudio Lotito ha promesso alla squadra 2 milioni di euro netti da dividere equamente. Un riconoscimento di circa 80mila euro a testa come ricompensa per l’importante posizionamento conquistato nonostante tanti incidenti subiti durante il percorso.lazionews24

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Lukaku, entro giugno l’incontro per il rinnovo

Dall'assist in Supercoppa alle prestazioni poco esaltanti degli ultimi tempi. Quella di Lukaku è una stagione a due facce, condizionata da diversi problemi fisici che hanno limitato la sua consueta esplosività. La società, però, non ha perso la fiducia nei suoi confronti. Come riporta il Corriere dello Sport, l'esterno belga è un punto fermo per la Lazio. Dopo aver firmato per quattro stagioni nel 2016, è già arrivata l'ora di rivedersi per prolungare l'accordo. Entro giugno ci sarà un incontro tra le parti. Un giocatore come Lukaku può far gola a molti. Pochi giorni fa un portale belga annunciava una offerta di 30 milioni dal Monaco. La Lazio vuole tenerlo e si sta muovendo. Lui e Marusic, i "quinti", così li chiama Inzaghi, continueranno ad avere un ruolo centrale nell'economia del gioco della Lazio.

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Luis Alberto, la Champions ed il futuro passano da Torino

Riecco il Mago, pronto a sfornare altre invenzioni per far tornare la Lazio in Champions undici anni dopo l’ultima partecipazione.

IL RITORNO Luis Alberto sarà di nuovo titolare domenica a Torino dopo aver saltato per squalifica la partita con la Sampdoria. Una sosta ai box forzata, e per questo dura da mandar giù, ma utilissima per ricaricare le pile in vista della volata finale del campionato. E’ stata una stagione fantastica ma anche dispendiosa per il fantasista spagnolo. Ora manca solo la ciliegina sulla torta. Luis Alberto la vuole mettere a tutti i costi, perché conquistare la Champions significherebbe per lui completare un percorso iniziato faticosamente un anno e mezzo fa e che già gli ha consentito di tagliare il prestigioso traguardo del debutto in nazionale. Lo spagnolo ha osservato dalla tribuna la vittoria dei compagni sulla Sampdoria, esultando ad ognuno dei quattro gol biancocelesti. Domenica a Torino vuole essere lui a far esultare i compagni. Con i gol (12 in questa stagione, 11 dei quali in A) o con gli assist (11 in campionato, nessuno come lui). Ai granata segnò nella gara di andata uno dei suoi gol più belli (pallonetto dopo serpentina). Rete tanto pregevole quanto inutile perché la Lazio fu sconfitta per 3-1 nella serata delle polemiche per l’arbitraggio di Giacomelli. Domenica tenterà il bis nella speranza che stavolta la realizzazione porti punti in classifica.

OGGETTO DEL DESIDERIO C’è una Champions da centrare e c’è anche il sogno-Mondiale che non è ancora svanito, anche se difficilmente si realizzerà. Il c.t. Lopetegui, dopo averlo fatto esordire in nazionale lo scorso novembre, non lo ha più chiamato. Luis Alberto, in ogni caso, farà parte del nuovo corso delle Furie Rosse che partirà dopo Russia 2018. Gli toccherà raccogliere l’eredità di Iniesta, l’asso del Barcellona cui si avvicina per caratteristiche. Ma identico passaggio di consegne potrebbe esserci pure in maglia blaugrana, visto che il Barca ha inserito il calciatore della Lazio nella lista dei candidati a sostituire Don Andres che a fine stagione saluterà il club. Lotito, peraltro, non lo lascerà partire per una cifra inferiore ai 40 milioni. E’ notizia di ieri che, a gennaio, il club romano ha rifiutato un’offerta di 20 milioni del Siviglia ed anche una vicina ai 30 del Napoli.

L’ULTIMO SFORZO Insomma è difficile che Luis vada via da Formello la prossima estate. Specie poi se quella Champions tanto agognata dovesse materializzarsi. Per centrarla lo spagnolo è pronto a tutto. A giocare da trequartista, come ha fatto per gran parte della stagione. Oppure da intermedio, come accaduto nelle occasioni in cui Inzaghi non ha voluto rinunciare né a lui né a Felipe Anderson. O anche da regista, come successo quando c’era da rimpiazzare Leiva. Il tutto condito sempre da quelle magie che è pronto a riproporre di nuovo.

La Gazzetta dello Sport / Stefano Cieri

 

 

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Progetto Lazio, avanti con il 3-5-2. Previsti 6-7 acquisti per rinforzare la rosa

In attesa di scoprire i nomi e Tare, bravissimo a tenere nascosti obiettivi e trattative, ha appena smentito l'interesse per qualsiasi candidato accostato alla Lazio, c'è una notizia da conservare come guida per le prossime manovre di mercato. Inzaghi e il diesse albanese lavorano per sviluppare e rinforzare il progetto legato al 3-5-2. Tre difensori centrali, cinque centrocampisti, due attaccanti. Era e resterà questo il modulo di riferimento della Lazio, l'assetto difeso e protetto da Simone nei mesi scorsi sarà la base da cui ripartire a luglio, quando scatterà il prossimo ritiro di Auronzo di Cadore. Due anni di lavoro e la continuità tattica per fare la differenza e continuare a migliorare. Tare sa già dove intervenire e cosa serve per sviluppare e potenziare la macchina messa a disposizione del tecnico. Nell'ultimo decennio di  Lazio non c'era mai stata una sintonia e un'identità di pensiero tra società e allenatore come quella trovata con Simone, non a caso cresciuto a Formello e legatissimo ai colori biancocelesti. Le strategie verranno messe a punto nelle prossime settimane, diventerà determinante entrare o meno in Champions, c'è la variabile legata a Milinkovic. Offerte superiori a cento milioni costringerebbero la Lazio a venderlo. Sono previsti sei acquisti per rinforzare la squadra biancoceleste, diventeranno sette se partirà il gioiello serbo come appare probabile, c'è l'incertezza relativa a Felipe Anderson. La Champions riavvicinerebbe il brasiliano al progetto, la permanenza in Europa League potrebbe allontanarlo senza certezza di un posto da titolare come Inzaghi non è in grado di garantirgli. 
DIFESA.
E' il reparto in cui si prevedono i ritocchi più significativi. Due portieri e un centrale nella lista della spesa. Vargic ha fallito. Guerrieri ha bisogno di giocare, un vice di esperienza affiancherà Strakosdha per dargli anche sana concorrenza. Poi si deciderà il terzo. E' appena scattato il rinnovo di Caceres. Si punta sulla crescita di Luiz Felipe, considerato titolare. Radu è fuori discussione. Wallace piace molto a Inzaghi, vorrebbe rilanciarlo, ma non è esclusa la cessione. Stesso discorso per Bastos. Uno parte e uno resta. Due novità. Ecco l’identikit. Un difensore maturo, di 26-27 anni, prenderà il posto lasciato da De Vrij. E poi serve un mancino in grado di dare il cambio a Radu.
ESTERNI. 
Inzaghi li chiama “quinti” perché abbinano fase difensiva e offensiva. Lukaku e Marusic sono confermatissimi. Patric può scalare le gerarchie e ottenere la conferma, ma deve rinnovare il contratto. Difficile, molto complicato il prolungamento di Dusan Basta, 34 anni ad agosto, in scadenza nel 2019. Il serbo vorrebbe chiudere la carriera alla Lazio, ma potrebbe finire sul mercato. La società cerca un altro esterno, possibilmente mancino. Senad Lulic ovviamente è fuori discussione, ma viene ritenuto un jolly e può agire da centrocampista, copre più ruoli.
CENTROCAMPISTI.
Leiva e Parolo sono dei punti fermi, la società punta sulla crescita di Murgia che vorrebbe giocare di più. Continuando con il 3-5-2 serviranno almeno sei mediani, due per ogni casella. Inzaghi a gennaio aveva chiesto un vice di Leiva davanti alla difesa. Si valuterà la posizione di Di Gennaro, ma il tecnico chiede un rinforzo in quella posizione. E ovviamente verrà presa una mezz’ala di alto livello (e di spiccata fisicità, non a caso girano i nomi di Fabian Ruiz e Cristante) se partisse Milinkovic. Lulic dovrebbe essere l’altro interno sinistro nelle coppie di centrocampo senza trascurare la possibilità di arretrare Luis Alberto, come già è successo quest’anno. 
ATTACCANTI.
Immobile è il leader e lo spagnolo il suo partner prediletto. La novità riguarda Caicedo. Sembrava in bilico, dovrebbe rimanere. Partirà solo se chiedesse di andare via e arrivasse una buona offerta. Tare ci crede e ci punta, viene considerato il vice ideale di Immobile. Ci sarà da decifrare il destino di Felipe Anderson e il suo coinvolgimento nel progetto. Nani non verrà confermato. La Lazio prenderà di sicuro un attaccante giovane e veloce, pieno di estro, in grado di agire come esterno da 4-3-3 ma anche e soprattutto da punta centrale nel 3-5-2. Uno che sappia affiancare o sostituire Immobile e che abbia una decina di gol in canna. Sarà una sorpresa.

Fabrizio Patania / Corriere dello Sport

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Una Lazio a quattro stelle, Inzaghi ci pensa

Parolo resta fermo per infortunio, l’allenatore pensa di utilizzare ancora Milinkovic, Luis Alberto, Anderson e Immobile tutti assieme Fare di necessità virtù. Vecchio adagio che spesso vale anche nel calcio. E il caso di Simone Inzaghi che ha realizzato il detto nell’ultima trasferta della sua Lazio, quella di Firenze. E che potrebbe replicare l’operazione domenica a Torino. Questo al Franchi ha significato ovviare ad una situazione di emergenza (l’assenza di Parolo e la repentina espulsione di Murgia) per inserire Felipe Anderson e proporre la Lazio con la formula a quattro stelle. Ossia con la contemporanea presenza in campo dei quattro assi di cui il tecnico dispone dalla metà campo in avanti: Milinkovic, Luis Alberto, Felipe Anderson e Immobile. Ora la situazione di emergenza si ripropone per il match di domenica contro i granata. Perché Parolo sarà ancora out (ha una distrazione muscolare all’inguine) ed anche se il tecnico per sostituirlo pub accentrare Lulic come interno (oppure riproporre Murgia), è forte la tentazione di schierare tutti assieme i suoi quattro moschettieri.

Logica vorrebbe (anzi, ha voluto per gran parte della stagione) che soltanto tre su quattro possano essere impiegati. Con ciascuno di loro in campo la squadra si sbilancia troppo. Diventa ancora più a trazione anteriore di quanto non sia normalmente. Inzaghi, almeno fino a marzo, non ha voluto sentire ragioni. Poi però ha cominciato a lavorare sulla formula a quattro stelle, come asso nella manica da tirare fuori al momento opportuno. E accaduto nella trasferta di Udine, con i quattro contemporaneamente in campo dall’inizio e la Lazio che dopo una partenza ad handicap è riuscita ad avere la meglio sulla squadra friulana. Esperimento riuscito, dunque, anche se con qualche riserva. E così per rivederlo di nuovo (a Firenze) sono state necessarie una serie di combinazioni. Al Franchi la formula a quattro stelle ha fatto vedere tutto il meglio e il peggio di sé. Ma alla fine ha funzionato eccome. E così Inzaghi, dovendo comunque mettere mano alla sua formazione tipo, sta pensando di riproporla per la terza trasferta consecutiva.

I rischi, si sa, sono quelli di rendere la squadra ancora più vulnerabile dietro (con 43 gol al passivo quella biancoceleste è la decima difesa della Serie A), ma con tutti i suoi uomini più talentuosi in campo la banda Inzaghi diventa ancora più imprevedibile e letale. E poi con Luis Alberto e Felipe Anderson nelle attuali condizioni è davvero un peccato dover rinunciare ad uno dei due. Perché poi, alla fine, la scelta su chi dei quattro sacrificare cade sempre su uno di loro due. Contro la Sampdoria, nell’ultima gara di campionato, la squalifica di Luis Alberto ha reso tutto più facile, ma per la partita di domenica a Torino i due trequartisti saranno entrambi disponibili. E allora tanto vale non rinunciare a nessuno dei due.

Anche perché, ormai, la filosofia del «fare un gol in più dell’avversario» è diventata una sorta di bussola a Formello. Mancano quattro partite alla fine del campionato con un traguardo insperato (la qualificazione in Champions) a portata di mano. La Lazio vuole centrarlo senza snaturare le sue caratteristiche. Semmai esaltandole. Sì, anche con i quattro moschettieri tutti in campo assieme. Dopo il debutto annunciato di Udine e dopo la conferma rocambolesca di Firenze, ecco che a Torino Inzaghi è pronto ad osare ancora.

Gazzetta dello Sport

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Store Lazio al centro: Piazza di Spagna si tinge di biancoceleste

Una notizia già anticipata domenica scorsa e che ora si arricchisce di nuovi particolari. La Lazio avrà il suo store nel cuore di Roma e sorgerà proprio in piazza di Spagna. Come si legge sulle colonne de La Repubblica a firma di Giulio Cardone, sarà il sesto negozio ufficiale della prima squadra capitolina nel quale, oltre al merchandising, sarà possibile acquistare anche i biglietti. Un locale di 200 metri quadrati, tutto a tinte biancocelesti. Sarà pronto per l’inizio della prossima stagione e andrà ad aggiungersi ai cinque Lazio Store già in attività: dopo Parco Leonardo, via Calderini, via prenestina, Roma Est e Valmontone, quello a Piazza di Spagna sarà il primo in centro città. In piazza San Silvestro c’è già un negozio Macron, sponsor tecnico della Lazio, ma ovviamente non dispone solo di prodotti biancocelesti. Un altro passo in avanti per accontentare le esigenze dei sostenitori, un punto di riferimento anche per i tifosi stranieri e una fonte di ricavi in più per le casse della società. La Repubblica

Laziopress

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Inzaghilandia: dove tutto può succedere

Sognare? Si può anche delirare. A Inzaghilandia, nuova terra promessa, tutto è possibile. E’ la casa dei gol e dei record, è la casa di una Lazio d’azzardo, crede nel gol in più da fare anziché nel gol in meno da prendere. Zemanlandia, all’epoca d’oro del boemo, era diventata una provincia di Fantasilandia. E zemaniano, nel corso del tempo, è diventato un aggettivo. Inzaghilandia è la casa di una Lazio sbalorditiva, tornata a giocare in uno stadio spettacolare, ma ancora più popolabile.

L’eccezionalità.

Gol? Goleade. La facilità con cui la squadra di Inzaghi fa centro è incredibile. Ha segnato 83 gol in campionato (in 34 giornate), 20 in più dell’anno scorso (furono 63 alla 34ª) quando stabilì il record di 74, sono 14 in più di qualsiasi altra Lazio della storia al turno odierno. Anche delle Lazio di Zeman, in primis quella del 1994-95 (chiuse a quota 69 gol). Gol? A raffica. Inzaghi, battendo la Samp, ha centrato la sesta vittoria con almeno 4 gol di scarto (sempre in campionato). La Lazio ha lo stesso score di Bayern e Monaco, solo Psg e City hanno fatto di più (8 vittorie con lo stesso scarto). Lazio-Samp è stata la nona partita chiusa con almeno 4 gol segnati dai biancocelesti. Inzaghi ha inanellato record su record (gol stagionali di squadra, vittorie consecutive tra campionato e Coppe, vittorie in trasferta e varie). Alcuni li ha battuti, altri li ha eguagliati. Ce n’è uno in più da equiparare. La Lazio di oggi ha raggiunto le 30 vittorie stagionali, solo la Lazio di Eriksson ha fatto di più (34 vittorie nel 1999-00, anno scudettato). Inzaghi ci riuscirebbe vincendo tutte le ultime quattro partite.

L’ordine.

«Battiamo tutti i record possibili», è stato l’urlo di Simone, riecheggia di settimana in settimana. La sua Lazio ha il miglior attacco e la settima difesa del campionato. Gioca d’azzardo per filosofia, gli squilibri la costringono a subire qualche gol di troppo. Simone lo sa, ne è cosciente, ma preferisce fare un gol in più degli altri, fin quando ci riesce può dirsi soddisfatto. Non è accaduto contro le big, i gol a raffica non sono arrivati, s’è faticato a fare centro il più delle volte. E’ successo contro tutte le altre squadre del campionato. Simone, dopo il match con la Samp, ha fornito le sue spiegazioni: «Squadra sbilanciata? Non avendo i quinti di centrocampo molto alti in fase di possesso probabilmente avremmo preso qualche gol in meno. Dobbiamo difendere da squadra, abbiamo degli attaccanti bravissimi che aiutano sempre e degli ottimi difensori. Ci sta aver preso qualche gol in più per il nostro modo di giocare, mi ripaga la soddisfazione dei gol fatti davanti a questo pubblico». Inzaghi va avanti per la sua strada e il diesse Tare è dalla sua parte: «Fase difensiva carente? In questo momento è importante fare un gol in più degli altri. C’è grande concentrazione, ma per avere una difesa solida devi giocare da squadra. Quando abbiamo fatto così non abbiamo avuto problemi», ha detto prima del match con la Samp. Stessa linea d’onda tra tecnico e diesse.

Il rush finale.

Tanto, tantissimo è stato fatto. Mancano 4 partite alla chiusura dei giochi e altre goleade sono auspicabili, ma un occhio ai gol subiti (per i conteggi legati alla differenza reti) è bene darlo. A Inzaghilandia si può sognare, è concesso delirare, è meglio non sprecare.

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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Corsa Champions, l’alleato in più della Lazio è la lotta per lo scudetto

È un campionato a incastro. Il discorso scudetto sembrava distaccato, invece dopo la vittoria del Napoli diventa un prezioso alleato. Col fiato partenopeo sul collo della Juve, il calendario di Inter e Roma — avversarie dei bianconeri rispettivamente alla prossima e alla penultima giornata — è senz’altro più complicato: «E chiaro che la squadra di Allegri giocherà forte come ha sempre fatto — sottolinea Inzaghi — ma noi dobbiamo pensare a noi stessi e alla nostra classifica». Così sta facendo pure Simone, sebbene da Torino continui a rimbombare il suo nome: nel caso in cui il tricolore non dovesse tornare a Vinovo, il tecnico biancoceleste è in prima linea per la successione. Marotta e Paratici lo considerano un ritorno allo stile Conte per grinta e ardore, ma Inzaghi continua a dichiarare il suo amore: «Sto bene qui a Roma, ho un contratto sino al 2020 e spero di restarci a lungo». Non è questo il momento di parlare di futuro: «Ci mancano 4 partite e cercheremo di giocarle al massimo. Domenica andremo in un campo difficile come quello di Torino cercando di dare tutto». La Lazio spera subito in uno sprint Champions, approfittando di un eventuale ko nerazzurro. Per questo domani si tornerà al lavoro e Inzaghi cercherà di capire chi avrà recuperato al meglio. Contro la Sampdoria la squadra ha ritrovato il ritmo e il vecchio copione, è sembrato quasi di rivedere la forma d’inizio stagione. Zero gol subiti e quattro segnati. Un’altra goleada, la sesta con un simile scarto, soltanto Psg e Manchester City in Europa hanno un filotto (8) più alto.

LA STORIA

Ottantatré reti in questo campionato, come Bayern e Barcellona per intenderci. La Lazio continua a distruggere la porta coi record. Riecco anche la doppietta d’Immobileche allunga su Icardi in Italia e si porta a due gol da Salah per la Scarpa d’oro. Ora è a quota 29, gliene mancano due per raggiungere Toni, tolto il naturalizzato Angelillo, ed eventualmente poi superarlo come bomber italiano più prolifico della Seria A dal dopoguerra ad oggi. Tra l’altro Ciro domenica tornerà da grande ex a Torino per sfidare l’amico Belotti. Sotto porta lo ha umiliato in quest’annata, ma stavolta dovrà contenere il nervosismo e dimenticare quanto successo con Burdisso e l’arbitro Giacomelli all’andata. Perché l’attaccante napoletano è tra l’altro diffidato, per i cartellini a lui e Lucas Leiva Inzaghi è molto preoccupato. Ieri mattina è rimasto in silenzio durante il confronto con gli arbitri al palazzo del Coni, nonostante fosse recente nella sua mente la terribile direzione a Firenze di Damato.

LA ROSA

«Contro tutto e tutti», è il nuovo slogan a Formello. Per questo ormai non è più il tempo del dialogo, ma quello di mettersi al riparo sempre con un gol in più dell’avversario. Questa è la filosofia nata in una terra fertile, chiamata Inzaghilandia. Dove tutti, persino chi domani non ci sarà più, sudano e lottano con le unghie e con i denti per raggiungere la Champions League con questa maglia. Basti vedere il centrale de Vrij, al primo posto della prima difesa goleador di tutta Europa. La Lazio adesso vuole conquistare un posto in quella che conta. Ci credono tutti i tifosi, pronti di nuovo a volare in massa a Torino per farle da dodicesimo uomo di scorta. Per non far pensare a nessuno che in questo fotofinish a centrocampo potrebbe risultare deleteria la rosa corta.

Il Messaggero 

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Lazio, che attacco! Sei al livello di Barça e Bayern

Lazio tra le big d’Europa. Il paragone sembra azzardato se si guarda alla posizione in classifica dell’armata di Inzaghi, non se si considerano le reti siglate. I numeri dell’attacco della Lazio sono allo stesso livello di alcune delle maggiori compagini dei più importanti campionati del nostro continente. Con 83 gol all’attivo – 20 in più rispetto alla scorsa stagione – i biancocelesti hanno lo stesso bottino del Barcellona, primo nella classifica della Liga a 12 punti dall’Atletico Madrid. Ma non finisce qui. Il Bayern Monaco, capolista della Bundesliga e semifinalista della Champions League, supera la compagine capitolina di una sola rete. Impossibile non considerare che, se i club appena citati sono ormai certi della vittoria del titolo, la Lazio dovrà lottare fino alla fine per ottenere il terzo o il quarto posto. Alle tante marcature messe a segno hanno fatto seguito i numerosi gol subiti: la difesa è da rivedere, ma l’attacco è stellare!

lazionews24.com

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Stagione da record, Immobile si prende tutto

Ciro l’Immortale, si prende tutto quello che è suo. La Lazio, la vetta della classifica marcatori della Serie A, chissà se pure la Scarpa d’oro. Immobile ormai ha il tocco magico, trasforma in gol ogni pallone che tocca, la doppietta realizzata contro la Sampdoria è la fotografia di una stagione perfetta. Per tutta la partita sfianca gli avversari, poi canta due volte a firmare il poker biancoceleste e a centrare l’ennesimo record: grazie alle 41 reti totali, l’attaccante napoletano è il giocatore di Serie A che ha segnato più gol stagionali, superando così Gonzalo Higuain – 38 centri nel 2015/16 prima di dire addio al Napoli – ed Edin Dzeko che l’anno scorso con la Roma ne ha messi a segno 39.

A secco da due partite, perché con Roma e Fiorentina non aveva gonfiato la rete, Immobile si è riscattato ben presto punendo i blucerchiati e blindando la vetta della classifica cannonieri del campionato italiano: domina al primo posto dall’alto dei suoi 29 gol, tre in più di Mauro Icardi a inseguire. Ha rischiato di non segnare neppure nella soleggiata domenica dell’Olimpico, ha zittito tutti negli ultimi cinque minuti di partita, non ne ha voluto sapere di lasciare anzitempo il campo anche se il tecnico Simone Inzaghi avrebbe voluto concedergli un po’ di riposo. Era successo anche contro la Fiorentina, quando si era arrabbiato per la sostituzione nonostante mancassero appena tre giri di orologio al triplice fischio. La Champions passa per i suoi gol, l’allenatore biancoceleste lo sa bene e sa bene anche che di Ciro non si può fare a meno: la Lazio ha segnato 117 gol stagionali ed è tra le migliori in Europa, 83 in Serie A dove detiene il migliore attacco. Di fatto un terzo delle reti hanno la firma di Immobile, portato in trionfo dai 45 mila dell’Olimpico e dalla sua famiglia sempre presente sugli spalti. C’era la moglie Jessica, alla quale ha dedicato la solita esultanza, il fratello e le due figlie Michela e Giorgia, alzate al cielo al secondo gol a scandire il nome del papà. Magari a fine stagione porterà loro in regalo una bella Scarpa d’oro, quella che insegue con i big d’Europa, dopo aver agganciato Lionel Messi al secondo posto (la Pulce ha una partita da giocare) a quota 58 punti e aver avvicinato il primato di Mohamed Salah a 62 punti grazie all’ultimo gol rifilato al West Bromwich. Intanto Ciro continua la sua scalata alla classifica all time dei bomber biancocelesti, con le sue 67 reti con la maglia della Lazio si piazza al 6° posto a soli dieci centri da Giorgio Chinaglia. E insieme a Luis Alberto si laurea coppia d’attacco più prolifica nella storia laziale con i 40 gol totali, meglio proprio del napoletano in tandem con Keita l’anno scorso.
Il Tempo/G. Baldinacci