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Lazio, gocce di Champions

Basta l’X factor, il cuore e magari un po’ di fortuna. Poi, al di là del pessimismo di nuovo dilagante nell’ambiente, la Champions davvero sarà in cascina. La Lazio si tiene stretto il pari contro l’Atalanta e in gran segreto comincia a fare i calcoli per il finale di campionato rimanente. Di solito Inzaghi pensa sempre a vincere, ma non in queste condizioni. Certo, se dovesse arrivare un successo in Calabria, si potrebbe pensare di risucchiare di nuovo la Roma (in caso di pari o sconfitta con la Juve) nella lotta per il terzo posto, ma ora bisogna soltanto difendere il quarto ad ogni costo. E altri due pareggi a Crotone (che darà l’anima per salvarsi dopo il ko di Verona) e contro l’Inter regalerebbero comunque matematicamente l’Europa che conta. A meno che nel prossimo turno i nerazzurri non facciano sei gol al Sassuolo, a quel punto la differenza reti sarebbe una beffa con dolo. E non solo. Non basterà sempre Strakosha a salvare la porta, sopratutto adesso che la coperta diventa ancora più corta. Inzaghi perde ormai un pezzo da novanta dietro l’altro, impossibile non fare i conti pure con l’ultimo infortunio di Luis Alberto. Gli esami di ieri confermano almeno l’elongazione, con 12 giorni di prognosi e una vistosa fasciatura è finita la sua stagione. Lo spagnolo domenica era in lacrime, ripeterà gli accertamenti giovedì perché ci sarebbe a rischio pure il mondiale in caso di lesione. Dopodomani nuovi controlli anche per Immobile (nella tabella c’è l’Inter) e per Radu e Parolo. Si spera di far tornare a disposizione entrambi per Crotone, ma in particolare il secondo potrebbe non essere rischiato. Perché finalmente pure Murgia (11,75 chilometri percorsi) a centrocampo ha dato il suo fondamentale contributo. Adesso però diventa indispensabile non perdere per strada altre pedine, la Lazio ha gli uomini contati. E in tanti, dopo domenica, sembrano stremati e affaticati. De Vrij, Leiva e persino Caicedo, ultimo reduce dell’attacco, oggi sfrutteranno al massimo questo giorno di stacco. 
SIMONE PIACE ALL’ITALIA
Tre adduttori partiti in cinque giorni, il terrore adesso è che qualcun altro si fermi davanti a Inzaghi, che ha il gradimento del commissario Figc Fabbricini per la panchina della Nazionale. Lo ha anche votato al premio Bearzot. Domenica sera lungo confronto fra i medici e il preparatore Ripert per capire se alcune sedute specifiche abbiano inciso sugli identici stop, un po’ come successo a settembre coi quadricipiti. Lo staff tecnico parla di pura casualità, eppure è incredibile come negli stessi periodi della stagione precedente si fossero verificate le medesime criticità: a inizio campionato con Biglia, ad aprile-maggio con lo stop prima della finale di Coppa Italia di Parolo e Lukaku. Anche quest’ultimo si sta gestendo persino stavolta, così come de Vrij esausto. La verità è che non si possono disputare 52 partite sempre con gli stessi 13-14 giocatori. Questo dovrà servire per forza da insegnamento per la prossima stagione, a posteriori. 
RISORSE 
Ieri l’amichevole con la Primavera, in gol dalla panchina si rivedono Di Gennaro e Basta. Quest’ultimo potrebbe essere un’alternativa alla comparsa Marusic domenica sulla fascia. La Lazio non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca. E’ un frangente difficile, ma siamo alla fine e tutto è nelle mani dei biancocelesti. Bisognerà insomma stringere i denti, Inzaghi può ancora contare su alcuni talenti. Ad esempio, davanti dovrà salire in cattedra Felipe Anderson, meno incisivo di Luis Alberto, ma comunque utile con 6 dribbling contro l’Atalanta per creare qualche pericolo. Col senno di poi il brasiliano avrebbe dovuto giocare dall’inizio domenica per far riposare lo spagnolo, da ora dovrà anche tornare a segnare, come quando nel 2015 trascinò i compagni in Champions. Milinkovic cercherà d’aiutarlo con le sponde da centrocampista o da centravanti. Se con due gol supererà Candreva come miglior centrocampista di sempre saremo felici tutti quanti. 

Alberto Abbate / Il Messaggero

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Strakosha si riscatta, il pari arriva dai suoi guantoni

Ha miracolato la Lazio con salvataggi umanissimi e personalissimi, senza apporti divini. Da portierone si è superato su Freuler, ha tolto il gol dall’angolino con la manona destra. Si è superato su Gomez, tiro a botta sicura, ha fatto muro con il corpo. Ha salvato anche su Ilicic, chiudendo sul primo palo e in un altro scontro s’è beccato una scarpata in faccia. Ha avuto un brivido quando Palomino ha colpito di testa allo scadere, la palla s’è spenta fuori. San Thomas Strakosha ha salvato la Lazio dalle inenarrabili peripezie finali. Non ha potuto nulla su Barrow, se l’è trovato incredibilmente davanti dopo un minuto e 33 secondi, aveva la porta spalancata per concessione di De Vrij. San Thomas Strakosha ha permesso alla Lazio di tenersi stretto il punto, di tenere viva la grande speranza Champions con un più 2 sull’Inter. «Non le possiamo vincere tutte – ha detto il portiere biancoceleste – la stanchezza si è vista, ma la squadra c’è». Strakosha negli ultimi mesi era sembrato in calo, s’è ripreso nel momento clou. 

L’assalto.

Dopo due partite a porta chiusa ha vissuto il pomeriggio più difficile, durante il quale l’Atalanta ha tirato 20 volte. Indifeso, se l’è cavata da solo: «Abbiamo dato tutto, l’Atalanta è forte. E’ un punto importante per pensare al meglio a Crotone. Non penso alle parate, per fortuna le ho fatte perché un punto lo meritavamo. Pensiamo al match dello Scida in vista dell’ultima giornata, per arrivare con lo stesso vantaggio di adesso sull’Inter. Gli infortuni? Abbiamo giocatori forti. Ringraziamo i tifosi per la spinta che ci hanno dato, ora testa al Crotone!».

Marusic.

Dal migliore al peggiore in campo. Ha parlato anche Marusic e dalla partita di ieri deve imparare molto: «Era una partita difficile, affrontata contro una squadra che gioca un gran calcio. Hanno segnato nei primi minuti, era complicato rimontare, ma abbiamo trovato il pari nel primo tempo. Abbiamo avuto altre occasioni, però non abbiamo segnato. Era una sfida dura, ci teniamo stretto il punto. Non penso che siamo stanchi, ognuno ha dato il massimo. Dobbiamo continuare a lavorare duramente, abbiamo due finali e dobbiamo vincerle. Siamo davanti all’Inter. Contro i nerazzurri, nello scontro diretto, si deciderà chi giocherà la Champions. E’ stata una partita veramente difficile, l’Atalanta è una squadra in forma, gioca sempre uomo contro uomo, mantiene ritmi alti. Dobbiamo lavorare duramente e vincere le ultime due partite».

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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Corsa Champions, con due pareggi decide la differenza reti

Due “X” per centrare la Champions. Facile dire che con due vittorie con Crotone e Inter la qualificazione sia scontata. Tuttavia, in caso di pareggio in Calabria e di vittoria dell’Inter contro il Sassuolo nel prossimo turno, i biancocelesti andrebbero a 72 punti e verrebbero raggiunti dai nerazzurri, condividendo il quarto posto. Così l’ultimo match della stagione, Lazio-Inter, diventerebbe decisivo, ma a Simone Inzaghi potrebbe bastare un pari per arrivare davanti a Spalletti, visto che all’andata finì 0-0. Il regolamento prevede che a parità di punti e di scontri diretti, sia la differenza reti a stabilire la graduatoria finale. E in questa speciale classifica, ad oggi, la Lazio ne ha 5 in più. 

Il Messaggero / Valerio Cassetta

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Lazio, una difesa più solida per centrare la Champions

Tanto pericolosa davanti, quanto insicura dietro. La Lazio ha il miglior attacco della Serie A, ma in quanto a gol subiti si piazza decima in classifica. Proprio il dato delle reti incassate è quello che ha fatto preoccupare maggiormente Inzaghi ed il suo staff. Nelle ultime due gare però, qualcosa è cambiato. Due vittorie, entrambe con porta inviolata. Lazio-Sampdoria 4-0 e Torino-Lazio 0-1, queste le due partite che fanno sperare in un'inversione di tendenza. Proprio nel momento del bisogno la difesa si riscopre solida. Non subire gol nelle prossime due gare porterebbe la Lazio ad un passo dall'obiettivo Champions. Non sarà facile. L'Atalanta rappresenterà la prova del fuoco per la difesa biancoceleste. Come riporta il Corriere dello Sport, la Lazio non riesce a mantenere la porta inviolata per tre gare di fila dal 2015. E' il momento giusto per tentare l'impresa. 

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Marchetti si rialza: è vicino ad un accordo con un club per la prossima stagione

Marchetti è pronto a rialzarsi. Dopo due anni travagliati il portiere di Bassano del Grappa vuole tornare tra i pali. E' rimasto in silenzio, ma non ha mai smesso di lavorare, non si è mai arreso. Vuole dimostrare di essere ancora giocatore. Gli infortuni della scorsa stagione lo hanno relegato al ruolo di secondo. Il peggio doveva ancora arrivare. In estate arriva l'esclusione dalla rosa biancoceleste. Le motivazioni non sono tecniche, ad Inzaghi avrebbe fatto comodo avere un portiere di esperienza da affiancare a Strakosha, vista la bocciatura di Vargic. Marchetti non si è espresso, forse perché non ne sente il bisogno, forse perché si sente legato ad una città, a dei tifosi, ad una squadra, che nel 2011, dopo un'annata da fuori rosa al Cagliari, lo hanno fatto rinascere. Ora come allora, Federico vuole prendersi una rivincita. Il suo contratto scade il 30 giugno e come riporta il Corriere dello Sport è pronto a chiudere un accordo per il prossimo anno. Inutile indagare su quale sia la squadra, sarà il giocatore stesso a farlo sapere una volta ufficializzata. Dopo sette anni alla Lazio, Marchetti è pronto per una nuova avventura.

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Con un Immobile in meno ed un Caicedo in più, Inzaghi vuole un Milinkovic più attaccante

Nessuno come Milinkovic. Gioca per tre. Cuce, contrasta e tira. Stoppa di petto dove gli altri staccano e colpiscono di testa. E’ il fenomeno della Lazio. Inzaghi, in assenza di Immobile, gli chiederà nuovi gol per la volata Champions. A Bergamo, nella partita d’andata con l’Atalanta, firmò una doppietta, lanciando la rimonta perché era iniziata malissimo, due gol sotto e il rischio di prendere il terzo, evitato da Strakosha sul piatto ravvicinato di Brayan Cristante, altro guastatore “fisico” della Serie A, stessa età o quasi. Ci sono appena cinque giorni e cinque centimetri di differenza. Sergej è nato il 27 febbraio 1995 ed è alto un metro e 91, l’ex gioiello del Milan il 3 marzo e misura 186 centimetri. Sono i centrocampisti giovani più prolifici del campionato. Milinkovic ha realizzato 11 gol, Cristante 9. Bella sfida, può orientare la partita di domenica allo stadio Olimpico. La Lazio corre verso la Champions, l’Atalanta cerca di confermarsi in Europa League. Due squadre brillanti, piene di colpi e di fantasia, disegnate e accompagnate dall’estro di Luis Alberto e Ilicic. Gasp e Inzaghi se la godono con i trequartisti, è un altro tema di un confronto affascinante, dettato dalle idee e dalla competenza, la dimostrazione di quanto le società sappiano lavorare e scoprire o rilanciare giocatori dal potenziale enorme. Cristante ha segnato anche 3 gol in Europa League, Sergej si è fermato alla doppietta di Nizza, poi solo turnover o quasi, Inzaghi lo tolse nell’ultima mezz’ora a Salisburgo pagando quella sostituzione a caro prezzo.

SCENARI.

Milinkovic è il crac della Lazio. Può superare le prospettive di Pogba. Lotito lo venderà solo al verificarsi di due condizioni: un’offerta superiore ai 150 milioni di euro e la richiesta del giocatore di anticipare l’addio oggi escluso da un contratto in scadenza nel 2022. La Champions potrebbe trasformarsi nella ribalta per trattenere Sergione anche il prossimo anno. Sposta gli equilibri. Fa la differenza. E’ in continua crescita. A Torino domenica ha dato una dimostrazione di forza pazzesca, non è stato solo decisivo con il suo gol di testa. Ha contrastato e ha giocato da mediano. Si è inserito nell’azione del rigore provocato dall’intervento di N’Kolou. Ha finito quasi da centravanti aggiunto quando Inzaghi ha sostituito Luis Alberto con Lukaku. Lulic si è accentrato, Sergej è stato avanzato a ridosso di Caicedo, abituato a giocare di sponda, ad andare incontro alla palla, molto meno a puntare la porta. Milinkovic era il secondo centravanti, un po’ come potrebbe accadere con l’Atalanta se l’ecuadoriano avrà bisogno di appoggio e di sostegno. Il serbo è tornato in forma alle ultime curve del campionato, ha raggiunto Luis Alberto a quota 11 gol, gliene manca uno per raggiungere il record di Candreva, centrocampista più prolifico nella storia della Lazio con 12 centri nel 2014. Da qui al 20 maggio dovrà diventare un po’ più attaccante.

Fabrizio Patania / Corriere dello Sport

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Un colpo da 30 milioni: la Lazio lavora su Cristante e Fabian Ruiz

L’eventuale partenza di Milinkovic, spingerebbe la Lazio a chiudere un colpo da 30 milioni. Due nomi su tutti: Cristante dell’Atalanta o Fabian Ruiz del Betis Siviglia. Hanno lo stesso prezzo, più o meno. Cristante, di sè, ha detto questo: «Valgo 30 milioni? Fa piacere. In estate si deciderà il futuro». E ieri ha aggiunto:«Sarà una bella sfida contro la Lazio, così come all’andata». Fabian Ruiz costa 27 milioni, è il prezzo della clausola fissata nel contratto firmato a gennaio. La Lazio è su entrambi. Per Cristante c’è da battere la concorrenza italiana, su di lui ci sono Roma e Inter. Per Fabian Ruiz c’è da concorrere con alcuni club spagnoli e inglesi. Sono due talenti giovani. Cristante, come Milinkovic, è classe 1995. Fabian Ruiz è un ‘96. Il gioiello dell’Atalanta è all’orizzonte, già s’intravede. Domenica (forse partendo dalla panchina) sfiderà la Lazio all’Olimpico, proverà a farsi ammirare ancora di più, facendo il gioco dell’Atalanta (di nuovo in corsa per l’Europa League). Bryan Cristante è gestito da Giuseppe Riso (agente con cui la Lazio un anno fa ha trattato Gomez e Petagna, gestisce anche Cataldi). L’agente, già a gennaio, ha chiarito il futuro del suo assistito: «Bryan si sposterà a fine stagione, abbiamo affrontato già il discorso con la famiglia Percassi, ormai è un calciatore di livello internazionale. Quanto costa? Non è il momento per parlare di valore e di numeri, queste sono considerazioni che farà la società. Io devo valutare il percorso che deve fare Bryan, con club capaci di valorizzarlo e allenatori giusti. I numeri li faremo quando sarà il momento». Il momento sta arrivando. Il futuro di Cristante si deciderà a fine stagione. E la Lazio è tra i club che può prenderlo. E’ un talento già rodato in serie A, è un talento azzurro e di giocatori italiani c’è sempre bisogno.

Fabian Ruiz.

Dalla Spagna è emersa la candidatura di Fabian Ruiz, gioiello del Betis Siviglia. Ha un anno in meno di Milinkovic e in altezza misura 3 centimetri in meno (1,89). E’ un centrocampista dinamico, fisico, tecnico. Fabian Ruiz Peña, questo è il nome completo, è identificabile come Fabian leggendo il nome che porta sulla maglia. E’ andaluso come Luis Alberto, si capirebbero al volo. Per Fabian Ruiz, così come per Milinkovic, c’è la fila. Lo seguono Real Madrid e Barcellona, gli 007 dei grandi club europei s’accalcano ogni settimana per vederlo dal vivo. A gennaio era entrato nell’orbita di Inter e Roma, piace anche al Napoli. Fabian Ruiz ha rinnovato il 31 gennaio con il Betis, è la squadra che l’ha cresciuto, ci gioca da quando aveva 8 anni. Ha firmato fino al 2023 ed è stata aumentata la clausola rescissoria che era contenuta nel suo contratto: da 15 milioni è passata a 27 milioni. Fabian Ruiz ha voluto fare un regalo al Betis per permettergli di guadagnare il più possibile. Vale lo stesso discorso fatto per Cristante. Il Betis e Fabian Ruiz hanno deciso di dividersi a fine stagione. Lo spagnolo è gestito dagli stessi manager di Luis Alberto, hanno ottimi rapporti con la società di Lotito, due mesi fa è stato chiuso il rinnovo dell’ex Liverpool.

I valori.

Cristante e Fabian Ruiz sono giocatori di valore certo, hanno fatto esperienza in serie A e nella Liga, sono campionati top. Cristante è in pole, Fabian Ruiz è in corsa. Il diesse Tare individua sempre due-tre profili per ruolo dello stesso livello o di simile valore. Per la Champions, sperando nell’approdo, e per sostituire (eventualmente) Milinkovic serviranno giocatori pronti, non solo giovani di prospettiva. La Lazio, lo ha detto il diesse Tare, ha «progetti ambiziosi».

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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Lazio, un budget da record per confermarsi ad alti livelli

65 milioni. Questo il budget messo a disposizione per il mercato estivo. Una cifra record, frutto della politica economica della società, sempre attenta ai conti, mai in negativo. Il 31 dicembre 2017, veniva registrato un utile pari a 45 milioni. Una qualificazione alla prossima Champions League porterebbe nelle casse altri 50 milioni, che si aggiungerebbero in parte alla somma già stanziata. E' il momento di reinvestire, di fare il salto di qualità. Come riporta il Corriere dello Sport, non verranno acquistati giocatori da 30 milioni, la Lazio non abbandonerà la sua strategia di mercato. Continuerà a puntare su giocatori dai 5 ai 12 milioni. I ricavi della Champions permetteranno di alzare progressivamente il monte ingaggi. Sarà una crescita graduale, un progetto biennale, riposto nelle mani di Inzaghi e Tare. Nessun salto nel vuoto, l'obiettivo è costruire una Lazio che possa confermarsi al quarto posto in classifica, per evitare le spiacevoli ricadute degli anni passati.

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Crac Immobile, le speranze sono ridottissime. Con l’Atalanta out anche Parolo e Radu

E'stato un lampo, un attimo. La corsa interrotta, accarezzando la palla per smorzare il lancio lungo di Luis Alberto. E’ calato il gelo. Tutto lo stadio del Grande Torino ha avuto la stessa sensazione, Inzaghi davanti alla panchina si è messo le mani nei capelli. Immobile si è bloccato di colpo, toccandosi la coscia e ha alzato il braccio. Di solito è dura farlo uscire dal campo, non si arrende mai. Questa volta ha capito subito. E’ uscito tra gli applausi della tribuna centrale, solo la Curva Maratona lo ha fischiato senza pietà. Ciro si è accasciato in panchina, scoppiando in lacrime accanto a Patric, che non sapeva come consolarlo. La maglia tirata su per coprirsi la faccia.

CRAC.

Campionato finito, quasi certamente, anche perché venti giorni sono pochi, troppo pochi, per recuperare. Si tratta di uno stiramento al bicipite femorale della coscia destra, manca solo il certificato della risonanza magnetica. Per gli esami clinici bisognerà aspettare 48-72 ore, non si fanno mai a caldo, verranno eseguiti tra domani e mercoledì. «Le sensazioni non sono positive, anche se Ciro ci ha abituato a superare qualche problemino. Questo potrebbe essere più serio» ha sospirato Inzaghi. Nel migliore dei casi, se si trattasse di una lesione inferiore al primo grado, Immobile potrebbe tentare un disperato recupero per l’Inter (20 maggio). Ma le speranze sono ridottissime, inutile illudersi. Gli accertamenti dovranno escludere l’interessamento tendineo e per una lesione tra il primo e il secondo grado serve più di un mese. La Lazio, purtroppo, dovrà tagliare il traguardo della Champions senza i gol del suo bomber, puntando su Caicedo o su Felipe da prima punta. Un vero peccato, una beffa per Immobile, già escluso con l’Italia dal Mondiale. Era in corsa per la Scarpa d’Oro e per il titolo dei bomber di Serie A, rischia di essere scavalcato in volata da Icardi dopo aver realizzato la bellezza di 41 gol dall’inizio della stagione. E’ tuttora capocannoniere dell’Europa League con Aduriz dell’Atletico Bilbao.

EMERGENZA.

Quest’anno Ciro avrebbe fatto meglio a evitare il Toro. Il cartellino rosso nella partita d’andata, l’infortunio di ieri sera. Lo hanno consolato tutti. Il dottor Fabio Rodia è apparso realista. «Fare subito una diagnosi precisa è impossibile, ma le sensazioni del giocatore e mie non sono positive. Ha sentito un fastidio acuto al bicipite femorale, monitoreremo la situazione e scatteranno subito le terapie. La cosa negativa è che mancano solo 20 giorni alla fine del campionato, anche un danno di lieve entità ha bisogno di un periodo congruo. Ciro ha una tempra e una forza di volontà straordinarie, ma tutto parte da una lesione organica, ci sono dei tempi biologici, si possono ridurre ma non azzerrare». E’ stata una stagione lunghissima, la Lazio dovrà superarsi con Atalanta e Crotone. Domenica mancheranno Immobile, Parolo e Radu, uscito per un altro possibile stiramento. Parolo tornerà allo Scida o con l’Inter. Leiva e Luiz Felipe restano in diffida. Sarà una volata durissima.

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Il Sergente c’è e punta la Champions

Un passo, due passi, terzo tempo ad appoggiare a canestro il vantaggio della Lazio. LeBron James fa volare Cleveland ai playoff di Nba, Sergej Milinkovic-Savic trascina i biancocelesti nella volata verso la Champions League. E vola così in alto, infila con un colpo di testa così violento, che tanto basta per incoronarlo uomo partita nell’Olimpico granata, decisivo nello 0-1 rifilato al Torino a rispondere alla Roma e allontanare l’Inter. La rete del Sergente, dopo undici minuti nella ripresa, è la firma d’autore a un’altra prestazione sopra le righe. Si era procurato il calcio di rigore poi sbagliato da Luis Alberto, rischia di centrare in altre due occasioni la porta, il secondo tentativo è un clamoroso tiro al volo a sfiorare il palo. «Ci sono ancora tre partite e saranno tre finali. Speriamo di arrivare in Champions, sull’Inter adesso abbiamo un bel vantaggio, ma vogliamo comunque vincerle tutte. – così Sergej lancia la volata per l’Europa che conta nell’immediato post partita – Abbiamo giocato bene e siamo lì, abbiamo avuto anche diverse occasioni per chiudere prima il match ma l’importante era soltanto vincere».
Milinkovic-Savic farà anche arrabbiare per qualche leziosità di troppo, che tanto ama fare, ma è tornato a trascinare questa Lazio ora pure a suon di gol. Il secondo consecutivo che segue quello alla Sampdoria della scorsa settimana, quando aveva ritrovato la rete dopo un’astinenza lunga due mesi, dalla doppietta al Sassuolo del 25 febbraio scorso. È tornato a divertirsi, contro il Torino sigla una tripla che lo porta a quota 11 gol in Serie A, 13 in stagione (2 in Europa League e 4 doppiette) e 9 assist totali. E lo lancia come secondo miglior centrocampista goleador – insieme a Luis Alberto – nella storia biancoceleste. Il serbo, che è entrato anche nel novero dei centrocampisti in doppia cifra del club capitolino, raggiunge i centri di Pavel Nedved nel 1998 e di Hernanes nel 2011 ed è a un passo dall’eguagliare il record detenuto dall’interista Antonio Candreva a segno 12 volte nella stagione 2014 con la maglia della Lazio.
E mentre Simone Inzaghi rischia di perdere per infortunio i suoi big nella corsa Champions, Milinkovic-Savic resta al fianco del tecnico da vero stacanovista. Il centrocampista è tra i giocatori in rosa che hanno più minuti nelle gambe, ben 3567 per un totale di 45 presenze stagionali in tutte le competizioni, insomma uno degli intoccabili dell’allenatore piacentino. Chissà se la curiosa statistica che vuole la Lazio imbattuta ogni volta che il Sergente segna un gol, farà ancor più piacere a Inzaghi. Infatti, i biancocelesti hanno trovato la vittoria in sette occasioni (Nizza in Europa League, Chievo Verona sia all’andata che al ritorno così come la Sampdoria, Bologna e Sassuolo) e un pareggio con l’Atalanta. Un vero e proprio talismano in questa volata finale, durante la quale vuole fare sempre di più dopo aver superato il proprio rendimento dello scorso anno: 9 gol siglati e 10 assist a fine stagione, numeri già lontani. Lontani come l’estate che chiamerà a gran voce sul mercato il grande talento di Milinkovic-Savic, – finito in tempi non sospetti nel mirino delle big d’Italia e d’Europa, dalla Juventus al Real Madrid – il Sergente che trascina la Lazio.

Il Tempo/G. Baldinacci