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I giocatori e i loro figli davanti a 45 mila tifosi. E’ una Lazio di famiglia, è il trionfo della Lazialità

La foto finale è una foto di famiglia: 23 giocatori, i loro figli in campo e 40.000 tifosi tutti attorno. La foto finale è il trionfo della lazialità. E’ una foto d’identità, antica per tradizione, ancora più bella perché vissuta e realizzata in diretta. Non si vive più solo di ricordi, si rivive di emozioni, di sentimenti. Prima, durante e dopo le partite. Perché le partite della Lazio son sempre durate tre tempi e hanno creato parentela. I preparativi, i 90 minuti, il ritrovarsi comunque vicini, uniti. Così accade di nuovo all’Olimpico. Al fischio finale, dalla Tribuna Centrale, si riversano in campo i figli di Inzaghi e dei giocatori, di tutte le età, anche piccini piccini. Scorrazzano, rincorrono il pallone, da una porta all’altra, da una Curva all’altra. E dagli spalti partono gli olé. Sono scriccioli d’uomo, fanno tenerezza. Riportano alla mente immagini di maestrelliana memoria, quando i gemelli di Tommaso erano i gemelli di tutti i laziali.

L’emozione.

Al 90' di Lazio-Samp è iniziata la partita dei figli dei giocatori-padri e per i tifosi è iniziato un altro spettacolo. Ci si ferma per viverlo, nel piacere della parentela creatasi. Le bimbe di Immobile, Michela e Giorgia, di rosa vestite, hanno rincorso papà Ciro. In campo ha fatto il suo ingresso Lorenzo Inzaghi, secondogenito di Simone, erede di una dinastia di bomber. Sul prato dell’Olimpico sono entrati i figli del direttore sportivo Tare ed anche quelli di Leiva. Il maschietto, Pedro Lucas, si allena con le giovanili biancocelesti. In Tribuna Centrale c’erano i figlioletti di Luis Alberto (ieri spettatore per la squalifica), la piccola Martina e il piccolo Lucas, che ha poco più di un mese di vita. Verosimilmente era lui l’aquilotto più piccolo presente ieri all’Olimpico. Tutti laziali d’adozione, in settimana cantano gli inni biancocelesti. Anche per loro la Lazio è famiglia.

Battisti.

I quarantamila tifosi di ieri, a trionfo compiuto, sognando la Champions, hanno intonato “I giardini di marzo” di Battisti come sigla finale. E’ iniziato il giro di campo della squadra con sosta sotto la Nord. «Noi con voi contro tutto e tutti» è lo striscione scelto dalla Curva come manifesto delle battaglie anti-torti. La festa è proseguita sui social. Strakosha ha scritto «una vittoria importante davanti a uno stadio pieno di tifosi!». Di Gennaro, redivivo, ha raccontato i suoi brividi: «E’ stato emozionante tornare in uno stadio pazzesco!».

 

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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L’incornata di Caceres vale un contratto, o quasi: alla prossima presenza sarà rinnovo

El Pelado è capellone, gioca con lo “chignon”. El Pelado è capoccione e l’ha dimostrato a Firenze. Ha incornato di testa, ha regalato il parziale 2-2 alla Lazio. El Pelado è Martin Caceres, si porta dietro questo soprannome da una vita. Aveva dieci anni e già portava i capelli lunghi. Ma un giorno tornò a casa coi pidocchi e la madre lo rasò a zero. Gli amici lo ribattezzarono “Pelado”. Caceres in campo, in gol, nel futuro. Tutto in una volta. In campionato ha giocato dopo un mese e mezzo, l’ultima apparizione risaliva al 5 febbraio (Lazio-Genoa 2-1). Caceres, nel frattempo, aveva trovato spazio in Coppa Italia, nel ritorno della semifinale con il Milan (partita persa ai rigori). Era il 28 febbraio e l’uruguaiano firmò la presenza numero 6 con la Lazio. Poi è finito in panchina e in infermeria (per via di un problema muscolare). La sorpresa è questa: la prossima presenza di Caceres, la numero 7 da biancoceleste, farà scattare il rinnovo automatico di un anno (2019). E se nella prossima stagione giocherà il 50% delle partite totali, il contratto si rinnoverà di un altro anno ancora (2020). Caceres, il primo traguardo, può raggiungerlo domenica contro la Samp. E se non ci riuscirà domenica avrà altre quattro partite a disposizione per garantirsi il rinnovo senza doverlo trattare. El Pelado fa già parte dei piani futuri, la società lo considera nel progetto 2018-19. In un primo momento si è pensato che il rinnovo automatico sarebbe scattato giocando la metà delle partite stagionali in calendario dal suo arrivo a Roma (è avvenuto durante la pausa di gennaio). S’è fatta chiarezza: a Caceres bastava raggiungere quota 7 presenze, è ad un passo dal farlo.

LE PAROLE.

A Firenze è stato decisivo, ha dato una grossa mano da difensore, partendo dal centro-sinistra (difesa a 3), passando al ruolo di centrale puro (nel modulo a 4). E da “attaccante”, segnando un gol pesantissimo. Caceres, a fine partita, ha parlato del futuro senza svelare il rinnovo prossimo: «Il mio futuro? Mancano ancora cinque partite. Ora penso al campo, a fare del mio meglio. Nella Lazio sto bene, Inzaghi fa delle scelte, si può essere contenti. Bisogna dare il meglio per la maglia, per il club e per i compagni. Il gol? Sono contento, mi ero fatto male e non riuscivo ad aiutare la squadra. Inzaghi mi ha detto che avrei giocato e ho segnato, sono felice per la Lazio. La Champions? Sarà un bel campionato fino alla fine, non molliamo. Speriamo di fare il massimo anche nelle prossime partite».

El Pelado è un guerriero e se sta bene è un valore aggiunto. Aveva iniziato al meglio, poi ha iniziato ad accusare problemi fisici. Il 22 febbraio, nel match di ritorno con la Steaua Bucarest, ha chiesto il cambio dopo 26 minuti. Ha rigiocato una settimana dopo contro il Milan in Coppa Italia, poi non s’è più visto. O meglio, s’è visto mercoledì a Firenze. El Pelado ha conquistato la fiducia del diesse Tare ed è sempre piaciuto a Inzaghi. Spera di ritrovare continuità nel finale di questa stagione e di mantenerla nella prossima. E’ un guerriero, lo dice la sua carriera. In passato, contro l’Athletic Bilbao, si ruppe un dente in un contrasto, lo raccolse, lo tenne in mano e continuò a correre. Quando è tornato alla Juve ha scelto la maglia numero 4, quella di Paolo Montero, difensore spietato, è uno dei suoi modelli.

Il BILANCIO.

Caceres ha giocato sei partite con la Lazio, sono poche. Aggiungendo le presenze fatte a Verona in questa stagione (finora) ha collezionato 21 apparizioni, un record se pensiamo alle ultime stagioni tormentate dagli infortuni. E ha segnato 4 gol: 3 con il Verona, 1 con la Lazio. Caceres non aveva mai colpito così tanto in una singola annata, ha centrato il bersaglio grosso. Al Pelado Caceres, capellone e capoccione, manca la penna per sembrare un indio. E gli manca una presenza per brindare al rinnovo, per centrare obiettivi su obiettivi.

 

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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Lazio, tra goleade e sogni Champions, la cooperativa del gol fa 113

Inzaghi è riuscito a cancellare la Lazio scudettata di Eriksson che era arrivata a 109 nella stagione 1999-2000.

Lo dipingono come un italianista 2.0, ma Simone Inzaghi sta facendo accarezzare alla Lazio il sogno Champions in maniera molto zemaniana. La sua squadra vola infatti in classifica a suon di goleade. Certo, c’è il rovescio della medaglia, anche questo decisamente zemaniano: le tante reti subite. Ma, a forza di vincere con un gol più dell’avversario (come mercoledì a Firenze), la formazione biancoceleste sta costruendo il suo piccolo-grande miracolo: qualificarsi, appunto, in Champions contro tutti i pronostici.

A FORZA DI RECORD

Un miracolo dal quale la separano cinque partite e due avversari del calibro di Roma e Inter. Ci proverà fino alla fine la Lazio, continuando nel frattempo ad aggiornare i record societari. Il poker di Firenze, per dire, ha definitivamente cancellato il primato stabilito dalla Lazio scudetto di Eriksson del 1999-2000 che, con 109 gol, era quella che aveva realizzato più gol nella storia del club. Ora il primato appartiene a questa Lazio che ha già raggiunto quota 113 e, con cinque gare ancora disposizione, pub ulteriormente incrementare il bottino. Stesso discorso per le reti segnate nel solo campionato. I biancocelesti sono a quota 79, numero mai raggiunto, che tra l’altro consente alla formazione di Inzaghi di essere quella più prolifica di Serie A (nuovamente superata la Juve che ora insegue a con 78 reti).

COOPERATIVA DEL GOL

Facile segnare tanto se hai un centravanti come Immobile, si potrebbe obiettare. Vero, ma fino a un certo punto. Perché il Ciro nazionale ha sì segnato tantissimo (39 gol stagionali: solo Dzeko, un anno fa, era stato capace di fare altrettanto tra i calciatori del campionato italiano), ma non è stato il solo. Con la marcatura di Caceres sono diventati 15 i calciatori della Lazio ad aver realizzato almeno un gol in questa stagione (14 in campionato). Un segnale inequivocabile che la tendenza a segnare così tanto è insita nel Dna dell’intero gruppo e non riguarda solo il capocannoniere del campionato. Che, dal canto suo, non è certo il prototipo dell’attaccante egoista. Visto che oltre ai tanti gol (27) in campionato ha collezionato pure 8 assist. La sua «spalla», Luis Alberto, ha invece fatto lo stesso numero di gol e assist (11). Insieme hanno segnato 38 gol in campionato, appena uno in meno rispetto alla coppia più prolifica della storia della Lazio (Immobile e Keita lo scorso anno).

LA VOLATA FINALE

Segna tanto la Lazio. E lo fa sia in casa sia quando è impegnata in trasferta. In campionato i gol realizzati in casa sono stati 38, in trasferta addirittura 41 (con una partita in più). Del resto, la Lazio ha vinto più fuori casa (11 volte, altro record storico) che in casa (8). Quasi un peccato, quindi, che tre delle cinque gare che mancano da qui alla fine del campionato la formazione di Inzaghi debba affrontarle all’Olimpico. Dove in questa stagione, tra campionato e coppe, ha già vinto sette volte di goleada(quattro o più gol realizzati). In trasferta, invece, le «scorpacciate» sono state «solo» quattro. E allora Inzaghi pub sognare. Di continuare a fare tanti gol. E di centrare un traguardo insperato.

La Gazzetta dello Sport 

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Chiamatelo “El Mago”: Luis Alberto è il secondo miglior assist-man europeo

Continua la stagione altisonante di Luis Alberto: lo spagnolo, migliore in campo ieri sera nella vittoria contro la Fiorentina, impreziosisce la sua annata con numeri sempre più interessanti. E non parliamo solo di gol: la doppietta messa a segno ieri, infatti, lo ha portato a 10 reti in Serie A, prima doppia cifra della sua giovane carriera. Per la seconda trasferta di fila, il numero 18 biancoceleste arriva a bersaglio: era successo con l’Udinese due settimane fa (gol vittoria su assist di Immobile), ed ha bissato ieri. Ma è in un altra statistica che lo spagnolo eccelle: è il primo calciatore della Serie A ad aver raggiunto la doppia cifra sia di gol (10) che di assist (12).

ASSIST DI LUIS ALBERTO – Luis Alberto, infatti, con l’assist a Caceres per il gol del momentaneo 2 a 2, è salito a quota 17 in stagione (12 in A, 5 in Europa League): questo lo porta ad essere il secondo nel vecchio continente, alle spalle del solo De Bruyne (19). Lo spagnolo sta risultando decisivo soprattutto nei calci piazzati, riuscendo a servire passaggi vincenti sia da punizione indiretta che da calcio d’angolo: Neymar (16) e Messi (14) sono già superati, chissà quale sarà il prossimo traguardo nella scalata del ‘Mago’. 

Lazionews.eu

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Luis Alberto, Anderson e Milinkovic: il tridente è possibile

Stelle in campo, tutte quante, tutte brillanti. Siamo alla svolta? Nella notte della fantasia lo spettacolo ha sposato l’equilibrio. Dall’1-0 al 3-4 s’è passati con Luis Alberto e Felipe Anderson, con tutti e due insieme nel 4-1-3-1, il modulo-rimonta scelto dopo l’espulsione di Murgia. Luis Alberto e Felipe Anderson, fantasia e tritolo. Uno dei due può lasciare la sala d’attesa? Forse è ora. Pezzi pregiati, colpi d’alta scuola, velocità di gambe e di pensiero. La classe non è acqua, non può essere segno di divisione. E se la fantasia volge al bello non ce n’è per nessuno. Luis Alberto, doppietta più assist, suo il quarto gol. Felipe Anderson e il 3-3. Sprizzano di salute, giocano con pennello e piccozza. Possono convivere e l’hanno dimostrato anche ieri. Vogliono giocare insieme. Luis Alberto l’ha detto e al duo ha aggiunto Milinkovic, gli artisti e il bisonte del centrocampo: «Io, Felipe e Milinkovic? Abbiamo dimostrato di poter giocare tutti insieme, sia a Firenze, sia a Udine. Ogni giocatore vuole sempre stare in campo. Felipe ha segnato ed è uno dei più forti in questo momento. Sergej ha fatto una partita bellissima, io ho segnato due gol. Le mie 11 reti in campionato? Sono importanti per la corsa Champions!».

La forza.

I tenori e l’orchestra, lo spartito e il fiato. La Lazio dei tre tenori ha funzionato anche in 10, in condizioni difficili: «Il primo tempo è stato un pò un macello – ha continuato lo spagnolo – abbiamo giocato un’ottima ripresa, correndo tanto. Soprattutto io, Felipe e Milinkovic. La fiducia dovrà accompagnarci nelle prossime cinque partite. Dobbiamo andare avanti su questa strada». Un concerto di tuoni e fulmini, di gol e magie. Luis Alberto e Felipe Anderson, più Milinkovic, sono riusciti a trasformare una strada tortuosa in un’autostrada. Sempre lo spagnolo ai microfoni: «Contano i tre punti, sono pesanti per la Champions. Lasciamo stare tutto il resto. A fine primo tempo ci siamo detti di non pensare all’arbitro e ai suoi errori, di lasciarlo perdere, ma solo di giocare a calcio. E’ stato strano giocare in mezzo a tutti quegli errori. Con tutte quelle interruzioni non è calcio, pensavo si stesse giocando a Fifa. A fine partita abbiamo brindato, ma non troppo. Dobbiamo già pensare alla Samp, purtroppo io non ci sarò». Quando dai calici escono bollicine così frizzanti, il brindisi dà più soddisfazione. Peccato per l’ammonizione, costringerà Luis Alberto a saltare Lazio-Samp, era in diffida. E non potrà rigiocare con Felipe, ci si mette anche il destino a dividerli: «Sono un pò dispiaciuto perché non posso giocare domenica. Ci sarà Felipe o un altro compagno, si farà bene. Batteremo anche la Samp». Luis Alberto ha parlato più volte della serataccia dell’arbitro Damato: «Ci siamo detti di dover vincere per tutti, anche per Murgia, la sua espulsione non è stata giusta. E l’abbiamo fatto. Siamo una squadra forte mentalmente. Abbiamo dimostrato maturità. Meritiamo la Champions».

 

Daniele Rindone / Corriere dello Sport

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Klose, futuro da allenatore: partirà dalla panchina del Bayern Monaco under 17

Miroslav Klose riparte dai giovanissimi. L’ex laziale ed ex campione del mondo tedesco è pronto alla svolta della sua carriera e ora sarebbe pronto a vestire i panni di allenatore. Secondo Sport Bild, il Bayern Monaco avrebbe offerto al 39enne tedesco la panchina dell’Under 17. Attualmente l’ex attaccante fa parte dello staff di Loew, ma potrebbe presto lasciare la Federazione per tornare al suo primo amore, il club in cui ha militato dal 2007 al 2011, questa volta però come tecnico. In estate aveva accompagnato la squadra in Cina, ora forse è arrivato il momento di iniziare una nuova carriera. lazionews.eu

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Fiorentina-Lazio: 1500 tifosi per spingere i biancocelesti in Champions

Unione d’intenti. Tra la Lazio e i propri tifosi si è ritrovato un legame dai sapori antichi. Saranno oltre 1500 i biancocelesti al Franchi. Ognuno raggiungerà il capoluogo toscano con pullman e mezzi propri, con la possibilità, una volta arrivati ai caselli autostradali, di essere scortati dalle forze dell’ordine ai parcheggi previsti, da dove sono state organizzate d elle navette dirette allo stadio. Un bell’appoggio per spingere Inzaghi e i giocatori verso la Champions League. Un numero importante, considerato che non è domenica, bensì un turno infrasettimanale, dove, normalmente, è difficile che la gente vada in massa allo stadio, figuriamoci in trasferta. L’entusiasmo che si ècreato attorno alla Lazio però è grande e contagioso che nemmeno la bruciante eliminazione dall’Europa League è riuscito ad intaccare. I venti della contestazione sono ormai un lontanissimo ricordo, tanto che, grazie ai risultati e alla splendida stagione della formazione di Inzaghi, qualcosa finalmente sembra essersi mosso. Oltrealla sfida di quest’oggi con la Fiorentina, sono attesi più di quarantamila domenica prossima in casa con la Sampdoria. Anche questo, dopo i cinquantamila con il Salisburgo, è un dato importantee significativo che fa ben sperare non solo per il finale di stagione, ma pure per quello futuro, soprattutto per gli investimenti che vorrà mettere in atto Lotito per una squadra da vertice, ma anche per il futuro stadio di proprietà.

Il Messaggero

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Corsa Champions, una Lazio ritoccata per battere la Fiorentina

109 i gol segnati dalla Lazio quest’anno. Eguagliato il record realizzato nella stagione 1999-2000. Nuove facce per mantenere un passo da Champions. Cambia la Lazio nella trasferta di stasera a Firenze. Non si tratta più di alternare le forze quanto piuttosto di ritocchi dettati da condizioni fisiche e da una squalifica. Così rispetto alla formazione che domenica sera ha pareggiato nel derby la prima novità scatta in difesa per lo stop imposto dal giudice sportivo a Radu. E rispunta la candidatura di Martin Caceres. «Può giocare dall’inizio», ha annunciato Simone Inzaghi. Portando quindi l’uruguaiano in pole rispetto a Bastos e anche a Wallace per la corsia destra della retroguardia visto che Luiz Felipe verrà dirottato sull’altra fascia, quella abitualmente ricoperta da Radu. In campionato il 3lenne difensore arrivato a gennaio dal Verona non gioca dal 5 febbraio, dalla gara interna col Genoa, mentre in assoluto l’ultima presenza è quella del 28 febbraio, nella semifinale di ritorno contro il Milan. Ha patito alcuni guai muscolari, ma da un mese è rientrato tra i panchinari. «Un giocatore che ho voluto fortemente, ci può aiutare, lo ha fatto nel primo mese, poi ha avuto un problema fisico. Lo vedevo che non era al massimo, ma da quindici giorni è tornato a lavorare nel migliore dei modi», ha aggiunto convinto il tecnico biancoceleste su Caceres.

SPINTA IN PIÙ

Va verso la panchina capitan Lulic, che anche contro la Roma ha giocato da titolare nonostante i fastidi al ginocchio. Al Franchi il bosniaco, che ha deciso con un gol la gara dei quarti di Coppa Italia contro la Fiorentina del 26 dicembre, dovrebbe cedere il posto a Jordan Lukaku, anche lui reduce da una condizione appena recuperata dopo noie muscolari. Il 23enne belga contro la Roma si è rivisto nelle ripresa. A Cagliari, l’11 marzo l’ultima presenza da titolare. «Lukaku negli ultimi giorni si è allenato con continuità. Ha giocato due spezzoni con Salisburgo e Roma, sceglierti prima della gara», ha aggiunto Inzaghi. Una soluzione per aggiungere una spinta consistente sulla corsia sinistra, considerate le qualità migliori dell’ex Ostenda.

VICE IMMOBILE

È in rampa Felipe Caicedo. Le condizioni di Immobile non sono ottimali. Il suo recupero per la sfida con la Fiorentina andrà monitorato sino all’ultimo. Il 30enne ecuadoriano è pronto ad avvicendare eventualmente il capocannoniere della Serie A. L’ex Espanyol ha marcato 5 reti nell’arco delle 29 presenze totali. In campionato ha lasciato il segno contro Sampdoria (gol- a Marassi) e Benevento. Solo due volte in A ha giocato dal via, mentre in 16 partite è subentrato. A Firenze, potrebbe pure essere una risorsa nel corso della gara. Se avrà spazio contro la squadra di Pioli, Caicedo proverà a mettersi in mostra pure per cancellare il ricordo della gara d’andata quando fu l’infelice protagonista del rigore tanto discusso (intervento su Pezzella) che portò al pari dei toscani al 49′ della ripresa in una notte di veleni laziali verso Var e dintorni. Caicedo scalpita al di là della presenza di Immobile dal 1′. Una carta in più per Inzaghi a caccia di altri tre punti dal profumo di Champions.

INCROCIO PARTICOLARE

Inzaghi-Pioli e la staffetta di due anni fa. Un incrocio suggestivo nella serata che vedrà Simone Inzaghi tagliare il traguardo delle 100 partite sulla panchina della Lazio. Dall’altra parte ci sarà Stefano Pioli, il tecnico che gli cedette il posto dopo l’esonero causato dal 4-1 incassato nel derby del 3 aprile 2016. Da allora Inzaghi ha inanellato 56 vittorie, 17 pareggi e 26 k.o. Per la quinta volta il tecnico della Lazio incrocerà il suo predecessore. Nella scorsa stagione, due confronti con Pioli, che era all’Inter: un successo per ciascuno. Al 3-0 subito in campionato Inzaghi replicò, sempre a San Siro, col 2-1 ai quarti di Coppa Italia. In questa stagione, due faccia a faccia. Entrambi all’Olimpico. In campionato, 1-1. In Coppa Italia, ai quarti, la vittoria della Lazio per 1-0. Stasera, un’altra sfida nella scia di un rapporto di stima e amicizia nato a Formello tra chi guidava la prima squadra e chi allenava la Primavera. In comune, tante giornate felici dai colori biancocelesti.

La Gazzetta dello Sport 

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Anderson, i complimenti di Lotito per mitigare la delusione del derby

Una buona prestazione contro la Roma, nel giorno del suo compleanno: Felipe Anderson non è riuscito a regalarsi una vittoria nel derby, ma ha comunque dimostrato ancora una volta l’attaccamento ai colori e ai tifosi della Lazio. Il brasiliano, però, nel momento della sua uscita dal campo non era contento: “Sempre a me”, avrebbe detto rivolto a Inzaghi. Scuoteva la testa, il numero 10, non capiva la sostituzione. Poi però la accettata, da professionista

Al termine del match, poi, sarebbe intervenuto Lotito in persona per parlare con Felipe. Un rimprovero? No, tutt’altro. Il presidente biancoceleste, secondo quanto riportato da Il Corriere dello Sport, avrebbe fatto i complimenti al brasiliano per la prestazione e per l’impegno messo in campo. Tra poco, il giocatore e la dirigenza si siederanno a tavolino per parlare di rinnovo. Di sicuro, rispetto a qualche mese fa, gli scenari sono cambiati. Anche queste piccole, grandi cose lo dimostrano: Felipe c’è, alla Lazio sta bene, la società lo apprezza. Ma il contratto scade nel 2020. E l’estate si avvicina… Secondo quanto riportato da Tuttosport, tra l’altro, sul brasiliano ci sarebbe l’interesse del Barcellona.Cittaceleste.it

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Luis Alberto: dalla Champions con la Lazio all’ipotesi Barcellona

Il piccolo illusionista sogna di prendere il posto del grande illusionista. Deluso (ma neanche troppo) dall’esito del derby Luis Alberto si consola con l’interesse nei suoi confronti del Barcellona. Manifestatosi concretamente (in precedenza c’era stata solo qualche voce) proprio in occasione della stracittadina di domenica sera. Alla quale hanno presenziato pure alcuni osservatori del Barça, giunti all’Olimpico appositamente per lui.

RIVINCITA Alla Lazio, per il momento, non è ancora giunta alcuna offerta. Ma l’affondo del club catalano potrebbe essere imminente. Luis Alberto è finito sul taccuino dei dirigenti blaugrana come uno dei candidati a raccogliere l’eredità di Andres Iniesta, detto l’illusionista, che a fine stagione saluterà il Barça dopo venti anni per andare a chiudere la carriera (pare) in Cina. Il fantasista laziale, in effetti, ha caratteristiche che ben si sposerebbero col tipo di calcio che pratica il Barcellona. E la stagione vissuta quest’anno (nel corso della quale ha pure coronato il sogno di debuttare in nazionale) alimenta i suoi sogni di gloria. Per lui, tra l’altro, si tratterebbe di una clamorosa rivincita. Perché il Barcellona, quando Luis aveva 20 anni, lo prese in prestito dal Siviglia per «testarlo» in vista di un possibile acquisto definitivo. In blaugrana il laziale rimase una stagione, giocando nel Barcellona B. la seconda squadra del club. Nonostante l’ottimo rendimento non fu riscattato e così il Siviglia lo cedette al Liverpool. Sei anni dopo Luis Alberto è pronto a prendersi una rivincita. E il Barça, evidentemente, è disponibile a spendere una cifra molto superiore a quella che avrebbe pagato all’epoca (il Siviglia lo cedette per 8 milioni al Liverpool, ora Lotito lo valuta almeno 30 milioni).

VERSO FIRENZE Luis Alberto gongola al solo pensiero, ma intanto il suo focus è rivolto unicamente al finale di stagione della Lazio. Perché quella del Barça è solo un’ipotesi al momento, mentre la possibilità di andare in Champions con la Lazio è una strada molto più concreta. E dopo l’uscita dall’Europa League è anche un obiettivo che i biancocelesti non vogliono assolutamente fallire. Domani a Firenze lo spagnolo tornerà titolare al posto di Felipe Anderson nell’ambito della staffetta tra i due che sta diventando ormai abituale (nel derby è stato il brasiliano a partire titolare, al Franchi tocca allo spagnolo). Un impiego part time che non sta impedendo né all’uno né all’altro di esprimersi al meglio. E, conseguentemente, attirare le attenzioni di grandi club. Luis Alberto (già 10 assist e 9 gol in questo campionato, 1 gol pure in Europa League) ha un motivo in più per continuare a fare magie. Per lui c’è in palio la possibilità di prendere il posto dell’illusionista per antonomasia. La Gazzetta dello Sport/Stefano Cieri