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Difesa, torna di moda anche il nome di Rodrigo Caio

Torna un nome importante per il possibile erede di Stefan de Vrij, destinato a lasciare la Lazio. Secondo la Gazzetta dello Sport, il primo profilo nel taccuino di Igli Tare resta il brasiliano Rodrigo Caio, compagno di squadra di Felipe Anderson nel Brasile campione olimpico lo scorso anno a Rio. Caio, 24 anni il prossimo 17 agosto, lo scorso marzo ha rinnovato con il San Paolo fino al 2021, cosa che rende più complicato il suo acquisto. Per lui solo 11 minuti nella nazionale maggiore, giocatore abile nella costruzione nel gioco, non rapidissimo in campo aperto. La prima alternativa al ragazzo di Dracena resta Gonzalo Rodriguez, appetibile perché già in scadenza, 33 anni compiuti lo scorso 10 aprile. La Lazio avrebbe proposto all'ex Villareal da 1 milione netto a stagione, l'argentino avrebbe apprezzato l'interessamento e gradirebbe la piazza.

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Scritta SPQR: nessuna istituzione ne avrebbe i diritti. Frongia: “Ne ho parlato con Lotito…”

AGGIORNAMENTO – A margine della presentazione dello Csio Piazza di Siena, ne ha parlato anche l’assessore allo Sport del Comune di Roma Daniele Frongia: “Oggi parliamo della maglia della Roma, ma nessuno ha mai sollevato la questione di tanti negozi, ristoranti, film chiamati SPQR, musiche. Da questo punto di vista non è certo una novità. Oggi se ne parla in virtù del derby e magari sarà un’occasione di approfondimento ma non spetta a me”. La Lazio ha chiesto comunque chiarimenti: “Ho sentito ieri e oggi il presidente Lotito, abbiamo parlato anche dell’argomento della scritta SPQR. È un tema interessante da approfondire e non era mai stato approfondito prima. Se ne ho parlato anche con la Roma? Ci siamo sentiti però per altre questioni non legate a polemiche e allo stadio. Ci sono diverse attività che portiamo avanti con i giallorossi e su cui collaboriamo”, riporta ilmessaggero.it.

La scritta SPQR apparsa domenica scorsa sulle maglie della Roma ha determinato alcune reazioni politiche in Campidoglio, soprattutto in merito a chi, come e perché, avrebbe autorizzato il sodalizio giallorosso ad utilizzare la scritta, sempre ammesso che serva un'autorizzazione a tale scopo. Come riporta anche Il Messaggero, a firma dei consiglieri Alessandro Onorato (lista Marchini), Giulio Pelonzi (Pd) e Rachele Mussolini (lista civica Con Giorgia), un'interrogazione è stata presentata ieri in Campidoglio. «Abbiamo chiesto alla Sindaca Raggi se Roma Capitale avesse autorizzato o meno la As Roma calcio a riportare la dicitura. È evidente che lo scopo della società giallorossa era legato a fini commerciali e indirettamente mirato a far sembrare, ai 63 paesi sintonizzati in mondovisione, che la città abbia una sola e unica squadra di calcio. Crediamo che sia necessaria una regolamentazione ben chiara». Il fatto, sottolinea Via del Tritone, è che per l'uso della scritta non servirebbero assensi specifici, l'articolo 6 dello statuto recita: «L'emblema di Roma capitale è costituito da uno scudo di forma appuntata, di colore porpora, con croce greca d'oro, collocata in capo a destra, seguita dalle lettere maiuscole d'oro S.P.Q.R. poste in banda e scalinate». Quindi, la scritta non rappresenterebbe un logo, soprattutto non è chiaro a chi spetterebbero gli eventuali diritti del suo utilizzo. Queste fattispecie, fanno sapere dallo staff dell'assessore allo sport Frongia – a legittimare la scelta giallorossa, tesi che la Lazio non riceve. «Così tutto il mondo può pensare che la Roma sia l'unica squadra della capitale e il brand avere maggiori ricavi. Se si può fare tutto così, la prossima volta metterò anch'io il marchio dietro», ha affermato ieri Claudio Lotito. Che ricorda come nel 2011, in occasione della Supercoppa di Pechino, seguì tutt'altro iter: «Quando misi il Colosseo sulle casacche, chiesi l'autorizzazione e pagai». Una procedura non certo seguita dal club di Trigoria, come si evince dalla difesa informale del Campidoglio.
La Roma non replica, Trigoria ha chiesto e ottenuto il permesso dalla Lega. Non dal Campidoglio. Perché non ce n'era bisogno per la scritta SPQR, non trattandosi né di un logo né una di una proprietà intellettuale registrata. Queste, infine, le riposte di due membri dell'Aula Giulio Cesare. Angelo Sturni, presidente della commissione Roma Capitale, il consigliere M5S, Angelo Sturni, competente di regolamenti e loghi ha affermato «Non ho seguito la questione, che volete che vi dica?». Più preparato Angelo Diario, M5S, presidente della commissione Sport, Angelo Diario: «Non è la prima volta che avviene, è già successo nel 2007 con il Borussia Dortmund. Ci sfugge il motivo di questa grande attenzione a questo tema, ma siamo curiosi di leggere i contenuti dell'interrogazione a firma del consigliere Onorato».

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Lazio, ora nulla è impossibile… anche senza Lulic e de Vrij

L’ultimo atto della missione Trittico, dopo Sassuolo e Roma, è affascinante quasi come il derby. "Il Napoli gioca il calcio più bello d’Europa e Sarri ha vinto la panchina d’oro" dice Inzaghi per sintetizzare la difficoltà della partita. “Ma non c’è niente di impossibile” è il concetto guida dell’intera stagione biancoceleste. Eliminata la Roma dalla Coppa Italia, stasera all’Olimpico (attesi 30mila spettatori) la Lazio sogna un’altra impresa: "È uno scontro diretto per il terzo posto, dobbiamo credere nella Champions" sottolinea il tecnico più elogiato del momento. In effetti è come una finale, i biancocelesti vogliono vincerla per arrivare a un passo dal Napoli; in caso di ko, invece, sarà meglio concentrarsi sull’Europa League.

Oltre a preparare la partita (lo aiuta in particolare Mario Cecchi, ora nel suo staff ma per anni collaboratore di Sarri a Empoli), l’altra cosa complicata è gestire l’euforia post-derby. Inzaghi ha “vietato” la festa con i tifosi a Formello, giovedì, proprio per evitare distrazioni: "È stato giusto festeggiare quella sera con la nostra gente, ora dobbiamo giocare alla grande le ultime 9 gare della stagione".

Oggi dovrà rinunciare a de Vrij e Lulic, affaticati e non convocati. Poi c’è il dubbio Biglia: stamane il provino decisivo, se si sceglierà di non rischiare andrà in panchina e al suo posto vedremo il giovane Murgia. Sarà 3-4-2-1 con Bastos, Wallace e Radu in difesa, Basta e Lukaku sulle fasce, Parolo che rientra a centrocampo, la coppia Felipe-Milinkovic alle spalle di Immobile. Per sfruttare l’effetto derby, dal 12 aprile al 12 maggio in vendita gli abbonamenti per il prossimo campionato. Nel manifesto promozionale, Milinkovic che indica lo stemma della Lazio dopo il gol alla Roma. Lo slogan è “Ti conviene crederci”: non è una minaccia, solo un riferimento agli “importanti benefici” per chi si abbona subito.repubblica

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Keita: Lotito ci prova con 2 milioni più bonus

E' arrivato ieri, un giorno in anticipo sul previsto, ha evitato i cronisti e si è infilato dentro Formello per svolgere la sua prima seduta con il resto dei compagni. Keita Balde Diao resta il primo nodo da sciogliere per Claudio Lotito il quale, a perdere il senegalese a parametro zero, non ci pensa proprio. Capire come andrà a finire resta un'impresa, gli stessi addetti ai lavori scrutano orizzonti diversi, dal rinnovo con clausola al “no senza se e senza ma”. Secondo 'Il Tempo' e 'la Repubblica' il presidente della Lazio sarebbe disposto ad offrire al giocatore un rinnovo che supererebbe il massimo attualmente presente in rosa: 2,2 milioni di euro netti l'anno più bonus, a fronte del sacrificio la contropartita sarebbe una clausola rescissoria da 30 milioni. L'imprenditore si aspetta una riposta a breve, sembra addirittura entro sabato, in gioco entra ovviamente l'agente del numero 14, Roberto Calenda, il quale ha reiteratamente affermato la volontà del suo assistito di lasciare la capitale. Sullo spagnolo, oltre alla Juventus che resta la destinazione preferita, potrebbe tornare prepotentemente il Monaco, soprattutto se vendesse Mbappé, valutato dai francesi 150 milioni di euro. Come detto, lo scenario Keita non è unico. Per 'Il Corriere dello Sport' Lotito vorrebbe un confronto con il giocatore, ma le cifre non vengono fatte; diverso invece il parere di Gazzetta e Corriere della Sera, per i quali il rinnovo appare decisamente lontano, addirittura Via Solferino parla di una possibile esclusione dalla rosa della punta, ipotesi decisamente poco attuabile, considerato anche il rapporto tra Lotito e l'esterno.

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L’analisi di Mario Sconcerti: “Scudetto tornato sommariamente in gioco”

L a tentazione è dire che Allegri stavolta ha sbagliato analisi, quindi formazione. Ha rovesciato nuovamente la Juve, due mediani per rimediare all’assenza di Khedira; a riposo Dybala, Pjanic a fare il regista nel mezzo, quindi marcabile, un riferimento stabile, la cosa che sa fingere meglio il bosniaco, ma non ancora giocarla. Meno qualità sulle fasce con Lichtsteiner e Asamoah, più un Cuadrado in serata lenta. Eppure sembrava ormai chiaro che la Juve non sa reggere più di un giocatore di forza, ha bisogno di respiro, di qualità, altrimenti diventa simile alle altre. Allegri ha ricordato alla vigilia che la sua Juve ha sempre cambiato dai cinque agli otto giocatori a partita. È quasi vero, ed è la differenza reale di una stagione con la Roma, altrettanto forte nei quattordici giocatori di base. Ma stavolta ha sbagliato cambi, ha sbagliato la gestione del calendario. La primavera tarda è la stagione che decide, è l’attimo della differenza. Non tutti i giocatori ce l’hanno, nemmeno la Juve. Nel particolare la Juve è stata lentamente sconvolta dalla geometria romantica della Roma, un misto di cuore e ragione permesso dalla routine muscolare e un po’ annoiata della Juve. Ma va anche ricordato che la Roma ha fatto lo stesso campionato della Juve tranne la partita dell’andata. Questo è l’errore di Allegri: era un grande avversario. Andava rispettato fino in fondo, non solo contenuto. A questo punto qualcosa cambia. La Juve è ancora nettamente favorita, ma il campionato che aveva vinto molte domeniche fa è tornato sommariamente in gioco. Ed è arrivata la quinta sconfitta, una più del Napoli, che a questo punto sembra davvero l’avversario che ha perso di più. Non c’è stato all’Olimpico spazio per Totti, quei pochi minuti finali non fanno testo. Sulle sue spalle è rimasto un pieno allo stadio fuori indirizzo. Forse c’è davvero tra lui e Spalletti qualcosa di metafisico e villano, un’ombra surreale che nessuno dei due vuole cancellare. Ma Totti deve essere davvero in condizioni imbarazzanti per stare così sempre fuori. Oppure è fuori Spalletti. Un tempo nel mezzo stava la cosa giusta.

Il Corriere della Sera

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Derby a pranzo: ecco come cambia la tabelladi marcia

Abitudini stravolte a Formello, almeno per questa settimana. L’orario inedito del derby di domenica ha spinto Inzaghi e il suo staff a modificare gli standard consueti. Come si evince dalla rassegna stampa di Radiosei, i biancocelesti cominceranno sin da subito ad assimilare questa speciale tabella di marcia preparata ad hoc per la prossima stracittadina. In primis sveglia anticipata, ma soprattutto cambio di alimentazione: niente più caffè o latte al risveglio, bensì la pasta. In sostanza, carboidrati la mattina, con crostate e spremute. L’allenamento, da qui ai prossimi giorni, sarà ovviamente fissato in orario partita, ossia intorno alle 12.30. Ma nella giornata di oggi ci sarà anche un’ulteriore novità: sono previste in mattinata, infatti, le analisi del sangue per l’intera squadra. Vengono effettuate ogni sei mesi e aiutano a controllare le condizioni di forma ed eventuali carenze. Entro due-tre giorni mister Inzaghi avrà le risposte con i relativi valori, che serviranno per definire il programma dei lavori in vista del tour de force finale, tra campionato e finale di coppa. Terminati i prelievi, verso mezzogiorno, comincerà l’allenamento.

 

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ARICOPPA IN FACCIA – L’analisi tattica del capolavoro di Inzaghi

“Muro di gloria, ma non solo. La Lazio in stile Inter di Mourinho, quella eroica della semifinale Champions di Barcellona del 2010, non si rivela soltanto un «barrierone» di 5 uomini in difesa più altri 5 davanti a protezione del risultato: c’è qualcosa in più”. Questo l'incipit dell'articolo riservato dalla Gazzetta dello Sport, a firma Alessio D'Urso. Per la Rosea Inzaghi ha saputo nuovamente imbrigliare la Roma milionaria di Spalletti: atleti di corsa e reattivi come Bastos, Lulic, Milinkovic Savic e Lukaku, tutti in grado di inaridire le fonti di gioco giallorosse e nel contempo in grado di ripartire facendo male a De Rossi&Co. Inzaghi ha saputo trasformare anche Felipe Anderson, lottatore anche senza palla. “Più scontata invece la gabbia su Dzeko di De Vrji e Wallace o la morsa di Basta e Bastos su El Shaarawy”, prosegue il quotidiano milanese, che elogia il tecnico piacentino: spalle coperte e contropiede, vedi i sigilli ripetuti con Milinkovic Savic e Immobile. Ma nella sfida tattica con Spalletti l’allenatore della Lazio vince anche per un'altra ragione: le mancate sovrapposizioni nel primo tempo di Rüdiger a destra (che avrebbero liberato Salah di un uomo in marcatura) finiscono per limitare il potenziale offensivo della Roma. In fondo all’unica scorribanda del tedesco a destra, dopo l’1-0 biancoceleste, origina infatti il cross sfociato nel gol di El Shaarawy, complice il rinvio svirgolato di De Vrji. Per arginare il muro biancoceleste, nella ripresa Spalletti cerca di allargare il gioco inserendo Bruno Peres. Tra le lacune giallorosse corte della Roma e “l’eccellente visione di gioco di Milinkovic Savic, uomo ovunque (ieri impiegato più in fase di contenimento), da sottolineare anche la serata ispirata di Lukaku, padrone della fascia sinistra: l’Olimpico scopre l’uomo di Coppa. Una Coppa piena di nuove certezze biancocelesti”. Come non essere d'accordo.

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Lazio all’esame del ciclo terribile

Sul mercato è finita in parità, ora Lazio e Milan si sfidano sul campo e l'attesa è grande. Per Borini l'hanno spuntata i rossoneri, che hanno offerto un ingaggio superiore al "pupillo" di Tare, cioè 2,2 milioni contro 1,7; su Biglia invece è stata brava la società biancoceleste a ottenere quello che chiedeva, cioè 20 milioni (pagabili in 4 anni), bonus compresi. Si annuncia equilibrata anche la partita di domenica all'Olimpico, la prima di un ciclo terribile per la Lazio: 7 gare in 21 giorni, dal 10 settembre al 1° ottobre. Inevitabile, con un tour de force simile, che Inzaghi si affidi al turnover: sarà l'occasione per valutare in pieno l'intero organico, anche se il tecnico dovrà fare a meno di una pedina fondamentale come Felipe Anderson (rientro previsto il 14 ottobre a Torino con la Juve). Alla prossima sosta per le nazionali, insomma, saranno più chiari obiettivi e ambizioni stagionali della Biancoceleste.

Tra l'altro sono tutti confronti impegnativi, a partire proprio dalla sfida con il Milan di domenica. Poi, giovedì 14 alle 21.05, l'esordio nel girone di Europa League in Olanda, contro il Vitesse. Appena tre giorni dopo, il 17 alle 20.45, c'è Genoa-Lazio a Marassi. Tremendo il turno infrasettimanale del 20, all'Olimpico contro il Napoli di Sarri, tra le favorite per lo scudetto. Il 24 trasferta a Verona (ore 15), il giovedì successivo seconda giornata di Europa League contro i belgi dello Zulte Waregem alle 19 e a porte chiuse per la squalifica dell'Olimpico (sanzione Uefa per gli ululati razzisti dei tifosi a Praga contro lo Sparta il 10 marzo 2016). Il ciclo terribile si chiude il 1° ottobre alle 15 contro il Sassuolo.

Si gioca ogni tre giorni, c'è spazio per tutti. Per esempio in Olanda contro il Vitesse sarà di sicuro titolare in difesa Bastos, tra i sacrificati di questo inizio di stagione, mentre domenica vedremo di nuovo il trio Wallace-de Vrij-Radu. Stesso discorso in attacco: in Europa League spazio a Caicedo, così come a centrocampo potranno mettersi in mostra Murgia, l'eroe di Supercoppa, e Di Gennaro, preso a parametro zero e fin qui mai utilizzato. Sulle fasce, Basta e Lulic contro il Milan, poi Marusic e Lukaku in Olanda. E qualche minuto contro il Vitesse spera di giocarlo anche l'ultimo arrivato Nani, in ritardo di condizione. A proposito di Europa: la Lazio è entrata a far parte dell'Eca, l'associazione europea dei club da ieri presieduta da Andrea Agnelli. Tra lui e Lotito è scoppiata la pace.

Esuberi: resta intensa la trattativa per il trasferimento di Mauricio in Turchia, dove il mercato chiude venerdì. E Marchetti riflette su una proposta dello Sparta Praga. Repubblica.it

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Rebus portiere: la Lazio cerca un vice. Marchetti rifiuta l’addio, Karnezis resta in corsa

Cercasi vice. Strakosha sarà il titolare della nuova Lazio. L’albanese negli ultimi mesi ha scalato le gerarchie e si è garantito un futuro da protagonista. È lui l’unica certezza. Alle sue spalle invece tanti dubbi da sciogliere. I biancocelesti hanno sotto contratto sei portieri. Berisha, entro il 20 giugno, verrà riscattato dall’Atalanta. Guerrieri è rientrato dal prestito al Trapani e cerca una nuova destinazione (così come Vargic), mentre anche l’ormai ex Primavera Adamonis attende di conoscere il suo futuro. Il vero nodo è però legato a Marchetti. Il 34enne veneto sembra non poter più dare le garanzie del passato. Mai aveva giocato così poco come nell’ultima stagione. Il club di Lotito allora vorrebbe lasciarlo andare tramite cessione o rescissione. Ma, come riporta la consueta rassegna stampa di Radiosei, manca il consenso del numero 22 che sta rifiutando l’addio. Inzaghi ci ha sempre creduto, lo ha aspettato prima della ricaduta a marzo. Per restare dovrà dare certezze alla società. A partire dal ritiro di Auronzo di Cadore. Il portiere, se la situazione non si sbloccherà, sarà comunque tra i convocati. Due le ipotesi. Partire in estate (la Lazio aveva già provato a cederlo nel 2016) o liberarsi a scadenza tra un anno (da gennaio potrà scegliere un’altra squadra). A Formello intanto si continua a riflettere. L’obiettivo è un secondo portiere esperto. Karnezis resta in corsa. A 31 anni può lasciare l’Udinese. I rapporti con la famiglia Pozzo sono buoni e il greco può rientrare nei discorsi per Widmer. Si valutano anche gli svincolati Pierrick Cros del Red Star e Tim Krul del Newcastle.lalaziosiamonoi.it

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Lotito dice sì alle sue richieste: Inzaghi firma fino al 2019

La Lazio e Simone Inzaghi faranno la stessa strada ancora per molto tempo, manca solo la firma sul prolungamento del contratto ma il tecnico piacentino ela coppia Lotito-Tare sembrano viaggiare sulle stesse frequenze. Come ama ripetere lo stesso inquilino di Formello, “C’era un disegno” acché Simone Inzaghi sbancasse nell'ordine: Jorge Sampaoli, Cesare Prandelli e Marcelo Bielsa. Secondo Stefano Gresti, Corriere della Sera, questi i cinque fattori che hanno portato Inzaghi a condurre la Lazio ad una stagione così importante:

1 – l’equilibrio personale, chiamiamolo pure buon senso, che lo aiuta anche di fronte a situazioni scomode, in campo e fuori.

2 – l’equilibrio tattico, perché non s’inventa nulla di rivoluzionario ma non sbaglia quasi mai quando costruisce la formazione.

3 – lo studio, visto che da sempre osserva un’infinità di partite e giocatori e adesso dedica molto tempo ad approfondire ogni sfaccettatura dell’avversario.

4 – la cura del gruppo, che ha trovato spaccato, con Keita ai margini e Felipe Anderson furioso, e ha ricompattato con maestria.

5 – l’attenzione verso i tifosi, che lo esaltavano come uno dei simboli dello scudetto e che ha riavvicinato all’Olimpico, tanto che domenica ce n’erano quarantamila.

Secondo Via Solferino, Inzaghi nei colloqui con la società non ha chiesto soldi ma ha voluto garanzie sui di programmi, leggi costruzione squadra competitiva per la prossima stagione, questo a prescindere anche da possibili partenze illustri come quelle di Keita e De Vrij; in particolare Inzaghi vorrebbe accrescere la rosa di quattro o cinque elementi di prima fascia. Lotito avrebbe accontentato tali richieste, quindi, si legge ancora “nei prossimi giorni, nelle prossime ore, verrà annunciato il nuovo accordo: Simone resterà l’allenatore della Lazio probabilmente fino al 2019 con opzione su un’ulteriore stagione, per uno stipendio che sarà quasi triplicato rispetto all’attuale (da oltre 300mila euro a un milione)”.