Formula vincente, possibilmente da ripetere. La Lazio ha riscoperto il valore della lazialità. Negli anni il presidente Claudio Lotito è spesso stato criticato perché non ha mai dato la sensazione di puntare con decisione su quei calciatori che sono nati con la passione per i colori biancocelesti. Un po’ un paradosso, considerando che nel 2004, appena arrivato, prese Paolo Di Canio, assecondando la tifoseria. Alla sua presentazione c’erano oltre 5mila persone. Bastava la sua presenza, in un momento di grande difficoltà societaria (si rischiava il fallimento), per trasmettere entusiasmo e passione. Eppure i rapporti fra Lotito e Di Canio non sono stati positivi. La tifoseria restò male pure quando Lotito smentì, in maniera veemente e, per molti, poco rispettosa, le voci secondo le quali c’era l’idea di far chiudere ad Alessandro Nesta la carriera in biancoceleste. “Non ci ho mai nemmeno pensato”, rispose il presidente. E poi i rapporti tesi con leggende quali Bob Lovati, Felice Pulici, Giorgio Chinaglia, Vincenzo D’Amico, Volfango Patarca (per anni responsabile del settore giovanile) e altri. Ora però qualcosa sembra cambiato, almeno in campo. La Lazio punta su Danilo Cataldi (che potrebbe esser promosso a vice-capitano), Alessio Romagnoli e Luca Pellegrini. Tutti laziali. Pellegrini, anche di fronte a un’offerta del Milan, e dopo aver vissuto sei mesi non del tutto facili a Formello (appena 8 presenze), è pronto a tornare ancora alla Lazio. Lo farebbe decurtandosi nuovamente lo stipendio. Mercoledì Enzo Raiola, il suo agente, era a Formello per trattare il prestito biennale (teoricamente vietati dalla Fifa, ma, in Italia, possibili fino al 2025). Ieri era alla Continassa per parlare con la Juve. Lotito vuole prendere anche Rovella per il centrocampo: chiede uno sconto che la Juve per ora non è convinta a dare. Sarri aspetta e, nel frattempo, si è legato al popolo laziale (ha mandato vari vocali alle radio citando alcuni slogan, come quello della scenografia della Nord nell’ultimo derby). Manca però la lazialità nel club. Spariti i giocatori più importanti della storia, non si è dato spazio nemmeno a chi nel recente passato ha dimostrato un legame forte con la piazza (Lulic, Mauri, Ledesma, Klose e ora Radu…). Il tutto benché la società abbia un organigramma scarno. Perché il senso d’appartenenza serve in campo come fuori. La formula è vincente, si può ripetere con Pellegrini. E replicare in società.
Elmar Bergonzini