Luis Alberto Romero Alconchel nasce il 28 settembre 1992 a San José del Valle, un comune in provincia di Cadice nel profondo sud della Spagna. La storia calcistica dell’andaluso è tutt’altro che banale. Oltreoceano lo sviluppo della sua carriera verrebbe definito da ‘late bloomer’, ovvero uno che è esploso tardi, che ha trovato la sua consacrazione dopo fallimenti e delusioni. Viene notato dagli scout del Siviglia nel 2009, che lo portano nella squadra B degli andalusi. Il debutto con la prima squadra arriva il 16 aprile del 2011, contro il Getafe.
I primi segnali di vita calcistica però, li mostra nella stagione seguente, quando il Barcellona B gli offre un ruolo chiave nella rosa. Il bottino al termine della stagione è importante: 11 gol e ben 18 assist, giocanto – fra l’altro – con l’attuale compagno nella Lazio Patric. La svolta arriva la stagione seguente, quando Brendan Rodgers – manager del Liverpool – lo porta in Inghilterra. Precisamente al Liverpool, per circa 8 milioni di euro. Al temrine della stagione, il bottino stavolta è magro e il quadro chiaro. L’esperienza inglese è stata un buco nell’acqua.
I tentativi di rilancio si svolgono in Spagna: prima con il Malaga, dove colleziona appena 2 gol in 20 partite. La seconda andrà decisamente meglio, quando si trasferisce al Deportivo La Coruna. Ed è lì che Luis Alberto torna a dare segnali importanti. Il suo cartellino è ancora del Liverpool e quindi è in prestito, ma colleziona ben 31 presenze condite da 6 gol e 8 assist. Al Riazor si sente a casa: ha ritrovato il suo vecchio assistente allenatore ai tempi del Siviglia, Victor Sanchez. L’intesa con il centravanti Lucas Perez certo gli agevola il lavoro e per il Depor, è un giocatore chiave.
Il 31 agosto 2016, lo sbarco a Roma. La Lazio lo prende in prestito con diritto di riscatto di circa 6 milioni di euro, con una percentuale (circa il 15%) sulla futura rivendita. La prima stagione nella capitale però, è una brusca frenata per la sua carriera. Solo 7 presenze e un solo gol, al Genoa, proprio in coda alla stagione. Luis entra in crisi, accarezza perfino l’idea di smettere con il calcio. L’uomo Luis entra in depressione, sembra un tunnel senza uscita. Un ruolo chiave lo svolge Juan Campillo (psicologo dello sport) insieme alla sua famiglia.
In ritiro, Luis Alberto è un uomo nuovo. Il destino gli tende la mano e gli offre l’opportunità di dimostrarsi all’altezza di una piazza esigente come quella laziale. Prima in ritiro fa le veci di Biglia (alle prese con la spinosa questione della fascia da capitano) e poi in Supercoppa, si ritrova a sostotuire l’infortunato Felipe Anderson. E dalla vittoria all’Olimpico contro la Juventus in poi, da quella coppa alzata al cielo di Roma, quel posto da titolare non lo lascierà mai più.
Dario Cadeddu
06/10/2022