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‘NMM’ – Poli: “Porto i laziali nel cuore. Calleri ruvido, ma importante per la Lazio” Poi su Sarri e Immobile (AUDIO)

Fabio Poli, l’eroe di Lazio-Campobasso, a Radiosei

Fabio, si parla poco del predecessore di Cragnotti, molto invece di quegli anni…

Calleri ha fatto qualcosa di veramente importante per la Lazio. Ho vissuto quell’anno molto bello, per merito di quel gol e di quei tifosi meravigliosi ho un legame con la Lazio speciale. Calleri era un presidente molto duro, era difficile avere rapporti o colloqui. Lo ricordo piacevolmente, nonostante il suo carattere molto ruvido. Sono grato a tifosi della Lazio, che mi ricordano sempre con grande stima e affetto. Li porto nel cuore”.

Bologna-Lazio e un pensiero su Sarri

Troppe emozioni, non andrò a vederla. Sono molto legato ad entrambe le società. Il percorso della Lazio di Sarri è verso la lotta per la Champions. Il Napoli non ha avversari, dietro c’è una lotta aperta. La squadra non ha grande continuità, ma può tirare fuori prestazioni spettacolari (vedi quella con il Napoli). Sarri – prosegue Poli – sta facendo un gran lavoro sul campo, ma credo stia bruciando un po’ la squadra a livello di dichiarazioni. Credo che alcune sua uscite levino autostima ai suoi ragazzi. Non avrei detto, dopo Napoli, la frase ‘per noi può essere un pericolo‘. Avrei cavalcato il momento”.

La questione vice Immobile, un problema evidenziato dagli stop del bomber

“Ci sono poi delle mancanze strutturali, perché l’assenza di un vice Immobile – sottolinea Poli – accorcia la rosa. Lui ha un modo di giocare molto dispendioso, a 33 anni diventa un problema sapersi gestire in questo modo. Le altre grandi squadra possono avere infortuni, specialmente le grandi, ma hanno una rosa che porta a sopperire all’assenza del centravanti”.

Dario Cadeddu

10/03/2023

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‘NMM’ – Zauri: “Pellegrini? Difficile insieme a Lazzari. Stagione in linea con le aspettative, ma per la Champions…” (AUDIO)

Il doppio ex di Lazio-Atalanta, Luciani Zauri, in collegamento a Radiosei

Il momento della Lazio, la corsa Champions

La discontinuità fa parte di questa stagione, specialmente nel passaggio fra primo e secondo tempo. Detto questo, la classifica premia il lavoro fatto finora. Chiaro, per la Champions bisogna limare qualche difetto, altrimenti si rischia di arrivare corti. Prendere atti dei tuoi difetti è già un primo passo per risolverli. Col Milan ho visto una Lazio impressionante, col Lecce anche, ma in negativo. L’infortunio di Immobile ha determinato tanto. Felipe ha fatto il suo, ma non avendo un sostituto di ruolo alla lunga vai in difficoltà. Immobile è troppo importante per la Lazio. Nelle ultime partite, con Luis Alberto, la Lazio ha trovato un’identità diversa. Ogni partita però ti offre scenari diversi, non sarei sorpreso di vedere Vecino – come all’andata – ma al posto di Cataldi. A fronte di una superiorità dell’avversario a livello fisico, io scelgo sempre la tecnica. Chiaro, devono stare tutti bene, anche perché nel calcio di oggi nessuna squadra può permettersi di giocare senza ritmo e agonismo”.

Da doppio ex, come arrivano Lazio e Atalanta al match?

“Atalanta partita fortissimo, ma poi hanno avuto un calo drastico per via degli infortuni. Questo però ha permesso a Gasperini di far crescere i giovani su cui avevano investito. Alti e bassi, però credo sia giustificato visto che hanno dovuto cambiare tanto e ora sono in linea con le loro aspettative. Mi aspetto che la Lazio faccia una grande partita, davanti al suo pubblico”.

Terzini, posso coesistere Lazzari e Pellegrini?

Ha lasciato intravedere cose molto interessanti, ma non è ancora esploso. Pensare però ad un impiego in contemporanea suo e di Lazzari mi pare complicato, se facciamo un discorso di equilibri. Inserire Pellegrini implica un lavoro sul campo per addestrarlo”.

Dario Cadeddu

10/02/2023

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‘NMM’ – Calisti: “Con il Verona gara fisica, esterni fondamentali. Casale-Romagnoli…” (AUDIO)

Il doppio ex di Lazio e Verona, Ernesto Calisti, in collegamento a Radiosei

La ricerca di stabilità nei risultati

“La Lazio ha bisogno di continuità con le squadre meno importanti. Fa fatica, è un problema mentale che va risolto il prima possibile. Per il Verona è un momento di ripresa, sono più compatti e più affidabili a livello difensivo. Non credo che contro la Lazio faranno una gara aperta, cercheranno di andare sui centrocampisti per dare spazi e profondità ad Immobile ed alle altre punte. Djuric è molto fisico, devi stare attento a non fargli prendere posizione”.

La difesa fisica

“Tra Casale e Romagnoli stiamo messi bene, i numeri difensivi sono chiari e positivi. Sono attenti, stretti, comunicano bene, giocano di reparto, con loro fino ad adesso si subisce poco. I veneti non vorranno rischiare molto partendo da dietro, cercheranno di scavalcare il primo pressing andando direttamente dalla loro punta. Sarà una gara fisica, intensa, con il Verona che proveranno ad essere aggressivi. La squadra di Sarri deve essere brava a trovare gli esterni per poi attaccare l’area“.

Dario Cadeddu

06/02/2023

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NEWS

Pablito Rossi: l’uomo giusto, al momento giusto

Per incidere il proprio nome nella storia servono gesta straordinarie ed eroiche, bisogna saper cogliere l’attimo nel momento decisivo. Ecco perché Paolo Rossi è stato e sempre sarà l’idolo di un’intera generazione di italiani. Perché quel nome comune, anzi comunissimo, in qualche modo ci rappresenta tutti e tutti potevano sognare di essere lui. Perché madre natura non gli ha consegnato un fisico statuario e una tecnica sopraffina. Era Gracile e spigoloso, però non gli mancava la scaltrezza, l’inventiva, il sapersi far trovare al posto giusto al momento giusto.

Lo sa bene Valdir Peres, portiere del Brasile che ne prese tre da Rossi nel quarto di finale del mondiale dell’ottantadue. Fu proprio in Spagna, allo stadio Sarrià di Barcellona, che oggi non esiste più, che il signor Paolo Rossi diventò Pablito. Tre gol contro il grande Brasile di Zico, Falcao, Cerezo e Socrates. Una vittoria inaspettata e storica, che consegnò Rossi e la squadra di Bearzot alla storia del calcio. Ma il meglio doveva ancora venire: Pablito infatti decise anche la semifinale contro la Polonia con una doppietta, portando gli azzurri in finale. Tardelli, Altobelli e, tanto per cambiare Paolo Rossi piegarono la Germania Ovest e portarono a Roma la terza Coppa del Mondo della storia azzurra. La vittoria del Mondiale cambiò il corso degli eventi, l’ordine naturale delle cose. Zoff, Bergomi, Gentile, Scirea, Collovati, Cabrini. Conti, Tardelli, Oriali, Rossi, Graziani. Una filastrocca indimenticabile per un paese che stava uscendo dagli anni di piombo e aveva bisogno di voltare pagina. Fu proprio quel ragazzo di Prato a prendere per mano un intera nazione, a trascinarla con i suoi gol. Con quel 20 sulle spalle ed un sorriso proprio di chi ama la vita. 

Pablito ha vinto letteralmente tutto: Mondiale, Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea, Serie A e Pallone d’Oro, ovviamente nel 1982. Ha avuto una carriera calcistica tutt’altro che longeva, ma clamorosamente intensa. Gli anni d’oro di Vicenza, il salto di qualità con la Juventus e il Milan  e infine il Verona. Ma Rossi non aveva dubbi, la maglia azzurra veniva sempre al primo posto. 

Dario Cadeddu

03/03/2023

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‘NMM’ – Ferron ricorda Mihajlovic: “Quelle tre punizioni un onore. Uomo protettivo e sensibile, compagno ideale e giusto” (AUDIO)

Fabrizio Ferron ricorda Sinisa Mihajlovic in collegamento a Radiosei

Ex compagno di Sinisa, da avversario subisti la famosa tripletta su punizione

“Ho avuto il grande privilegio di stare insieme per due anni con Sinisa Mihajlovic e di essere anche avversario. Ho provato tutto di lui, compreso quelle tre storiche punizioni che ho subito da lui in un Lazio-Samp. Quel giorno lui è arrivato alla gara con dei problemi fisici e mi ero illuso che non volesse calciare i calci piazzati. Poi ha capito che stava bene ed ha fatto uno show vero. Che posso dire, era uno specialista incredibile, un uomo record da questo punto di vista. Se doveva essere, meno male sia stato lui a farlo a me. Ricordo tanti insulti ai miei compagni di squadra, ad uno come lui non devi concedergli quelle opportunità. Lui mi conosceva, io conoscevo lui, ma le ha tirate talmente bene che non poteva che andare così. Poi ci siamo fatti tante risate. Per lui era più semplice tirare la punizione che il rigore, aveva più tempo di vedere i movimenti del portiere”.

Sinisa uomo

“Chi ha avuto la persona di starci insieme ha avuto anche il privilegio di conoscere la sua generosità, la sua sensibilità. Il suo passato l’ha portato anche a questo. Sembrava brusco, ma poi era tenero e divertente. Dopo l’esonero con il Bologna, ho avuto modo di passare con lui una serata allegra. Lui in primis non ti portava a pensare alla sua malattia. Ha voluto vivere la vita come sempre aveva fatto. In questo il suo carattere è venuto fuori tutto. Protettivo e competitivo. Era semplicemente giusto, faceva il capo branco, ti riportava in riga quando era necessario. Un compagno di squadra forte, ideale, usava bastone e carota. I funerali di oggi, le folla per lui, ha certificato quanto il suo aspetto umano è venuto fuori”

Dario Cadeddu

04/01/2023

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‘QUELLI CHE…’ – Verón: “Mihajlovic mi ha teso la mano, era un fratello. Ho giocato con Maradona e Messi, ma Sinisa era il miglior tiratore” (AUDIO)

Juan Sebastián Verón in esclusiva ai microfoni di Radiosei

Le emozioni per il trionfo argentino ai Mondiali

“Le sensazioni sono tante. l’Albiceleste l’ho vista campione del mondo da piccolo, poi ho avuto la fortuna di giocare e di provare a vincerla questa Coppa. Oggi, vedendola da tifoso, ho avuto questa esperienza bellissima e sono fortunato. C’è gioia, poi vedere i ragazzi e il loro attaccamento può alimentare la voglia di far crescere lo sport in Argentina. E’ stato un momento di gioia ed allegria in un momento complicato per il nostro paese. Per noi il calcio è uno stile di vita, puoi non avere il cibo in tavola, ma il calcio ti fa dimenticare tutto. Vedere la gente felice e unita, perché il calcio unisce, è una cosa unica che nessun altro evento può creare”.

Sinisa Mihajlovic, un compagno, un fratello

“Ho seguito tutta la malattia di Sinisa in questi anni, delle volte ne parlavo con Stankovic o con Mancini per vedere come stava e ultimamente anche con Arianna, la moglie. Eravamo in Qatar, con Vieri e Nesta e quando è arrivata la notizia c’è stato il vuoto, il silenzio. Zanetti, Milito, Cordoba: nessuno poteva crederci. Io da sempre ho avuto l’immagine di Sinisa come uomo forte, nessuno pensava potesse succedere questo a lui. E’ arrivata questa brutta notizia. All’inizio ero triste, lui era un fratello maggiore e io rimanevo con lui in allentamento per allenarmi sui calci di punizione e per palleggiare con lui. Quando lui mi dava lo spazio, li calciavo io i tiri da fermo, perché sapevo che Sinisa poteva svoltarti una partita con un tiro piazzato. Io ero bravo, ma lui era un grandissimo. Ho giocato con Maradona e Messi, tutti grandi tiratori, ma per me Sinisa era il migliore in assoluto. Difficilmente trovi un calciatore che può fare gol al 90% da punizione o calcio d’angolo. Il ricordo di Sinisa per me non può essere triste. Quel sorriso, la sua grinta, l’essere sempre positivo in situazioni difficili è ciò che mi rimane. Parlo di lui e mi viene il sorriso, la nostalgia, ed è una cosa bellissima. Dalla Samp alla Lazio, sempre con lui, mi stava vicino e mi ha aiutato perché sapeva come inserirsi da un altro paese. Mi ha teso la sua mano, l’ho afferrata. Sempre disponibile e non posso dire altro di Mihajlovic. Il ricordo, ripeto, è un grande sorriso. Sembrava duro, ma alla fine era dolce, un uomo con forti ideali e carattere forte, di spessore”.

Il ricordo dello Scudetto del 2000

“Eravamo dei caratteri forti. Non era una rosa facile da gestire, l’unico che poteva farlo era Sven (Eriksson, ndr.). In quell’epoca lì chi gestiva meglio lo spogliatoio vinceva. C’erano grandissimi uomini, tutti volevano giocare e i giocatori intelligenti che capivano il loro ruolo hanno fatto la differenza. Tutti abbiamo dato il nostro contributo, sono stati anni bellissimi. Quando sono tornato in Argentina mi sono protato dietro tutta l’esperienza che ho fatto con Mancini, con Sven e in tutti quegli anni stupendi. Mi sono ritrovato in Argentina con tutti buoni giocatori, ma che avevano bisogno di essere gestiti. Con maniere forti, ma anche come padre”.

Paragone Maradona-Messi

Oggi comparare è ingiusto. Maradona nel suo momento ci ha fatto vedere un calcio che non avevamo mai visto. Tutti volevano essere lui, noi siamo venuti in Italia perché volevamo essere lui. Grazie a Dio c’è anche Messi. Il collegamento c’è, Lìo ci ha fatto vedere e sognare. Oggi ci sono i cellulari, i computer, io mi alzavo alle 11 del mattino per vedere il Napoli di Diego. Oggi ogni secondo sai quello che stai succedendo. La vicinanza con Messi è diversa da quella con Diego. La gioia per il popolo argentino è la stessa”.

Il CT Scaloni

L’impresa è stata fare il ricambio generazionale, inserire i nuovi – giovani – con coraggio. Piano piano la strada l’ha percorsa con tutte le difficoltà del caso, con una Nazionale come l’Argentina in cui devi stare sempre sotto pressione. Oggi si è dimostrato un grande allenatore“.

Dario Cadeddu

03/01/2023

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‘QUELLI CHE…’ – Ledesma: “Le persone come Mihajlovic non muoiono. Scaloni campione, che ricordi con lui…” (AUDIO)

Cristian Daniel Ledesma in collegamento a Radiosei

Mihajlovic, una bandiera e un padre di famiglia

“Su queste cose sono molto rispettoso, non ero amico di Mihajlovic ma l’ho conosciuto e ci siamo spesso incrociati. Per lui e per la sua famiglia massimo rispetto. Ho conosciuto uno dei suoi figli, l’ho allenato alla Luiss, dispiace ma le persone come lui non muoiono, restano. E’ stato un esempio per il modo in cui ha affrontato la sua malattia, ha sempre mantenuto il sorriso”

Scaloni campione del Mondo

“Con Lionel avevamo stretto una grande amicizia, è stato un punto di riferimento. E’ stato un giocatore importante e mi aspettavo potesse diventare un allenatore bravo. Era totalmente malato di calcio, seguiva tutto, era già predisposto alle cose tattiche, si interessava di tutto. Eravamo noi due a cucinare l’asado, ricordo una volta in cui abbiamo cucinato 60 kg di carne, impiegammo ore, c’era tutto lo staff da sfamare. La nostra è stata una Lazio che è piaciuta alla gente, abbiamo fatto molto a livello di squadra anche se c’era sempre la problematica tra i tifosi e la dirigenza. Gettammo le basi per quello che è avvenuto dopo. Ho seguito il mondiale e ho seguito con molto piacere il percorso dell’Argentina. Mi è piaciuto vedere Messi caricarsi emotivamente la nazionale sulle spalle“.

Dario Cadeddu

07/01/2023

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ESCLUSIVE NEWS

‘SVB’ – Bergodi: “Lazio ecco come batti il Cluj. Poi sul mercato…” (AUDIO)

Al cuor non si comanda e anche a chilometri di di distanza quando la fede chiama non ci si sottrae. Cristiano Bergodi ex capitano biancoceleste, oggi allenatore del Sepsi, ai microfoni di Radiosei racconta il suo personale Roma-Lazio vissuto in Romanania.

Derby? non potevo non vederlo. Non è stata una gara spettacolare, ma i derby non si giocano si devono vincere e la Lazio ha meritato. Ricordo nel ’94 nella gara di ritorno contro la Roma, giocammo con un sistema di gioco differente rispetto a quello più congeniale al mister Zeman. In quell’occasione dopo lo scossone dei tre gol subìti all’andata, pensammo a giocare in maniera più pragmatica”.

L’ esperienza da allenatore per Bergodi fa il palio con la Romania. Tanti anni nel calcio rumeno lo collocano con fermezza fra i primi allenatori più stimati della Liga 1.

“Sto bene in Romania. Sto qui da diversi anni. Sto allenando il Sepsi e l’obiettivo è il play-off per entrare nei preliminari delle coppe europee. L’anno scorso abbiamo vinto la coppa di Romania e poi abbiamo battuto il Cluj 2-1 in Supercoppa. Sono stati due risultati importanti”.

Non manca l’occasione per tornare a parlare di Lazio e l’occasione è la prossima avversaria degli uomini di Sarri in Conference League.

“Il Cluj ? Negli ultimi 5 anni ha vinto sempre il campionato. E’ la più ricca di Romania. Gioca un 4-3-3 molto pragmatico, non si sbilancia. Nelle loro fila annoverano giocatori di discreta qualità. Ha dei giocatori bravi come Deac, che è uno dei più anziani (37 anni, ndr) oppure gli attaccanti come MaleleYeboah e poi Bus, soprattutto dal punto di vista fisico. A cosa deve fare attenzione Sarri? E’ una squadra difficile da battere, sono molto pericolosi sulle palle inattive. Da anni si parla del Cluj come una squadra pericolosissima sulle palle da fermo: sono micidiali“.

L’occhio vigile del mister e il consiglio tecnico in vista del calciomercato in chiave Lazio è l’ultimo atto dell’intervento di Cristiano Bergodi.

“Un terzino da consigliare alla Lazio? Mi viene in mente solo Bancu del Craiova. Ha però già 30 anni. E’ un calciatore brevilineo che attacca bene la fascia, forse va educato in difesa, ma ha delle qualità importanti”.

Dario Cadeddu

10/11/2022

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Oddi: “Felipe è maturato tantissimo, Sarri lo gestisce bene anche a livello mentale” (AUDIO)

Giancarlo Oddi, campione d’Italia con la Lazio nel 1974, ai microfoni di Radiosei

Mister, la vittoria Midtjylland più sofferta del previsto?

“Probebilmente sì, ma era una partita da vincere e la Lazio l’ha vinta. Al netto dell’errore di Gila, ero convinto che la Lazio l’avrebbe portata a casa. Certo, quell’errore poteva buttarci un po’ giù, ma lo stesso centrale spagnolo poi ha giocato una discreta partita. Ha buone qualità: per doti fisiche riesce a recuperare in fretta sull’uomo e tecnicamente non è male a giocare il pallone. Tutto sommato, vittoria meritata anche se col brivido”.

I singoli, chi l’ha colpita maggiormente?

“Ho visto un Zaccagni in grande forma, sta facendo molto bene. Pedro ha il colpo del campione, sono quei giocatori a cui non puoi rinunciare perché ti decidono le partite. Sono contento di vedere finalmente Felipe Anderson, tornaro ormai sui livelli che conosciamo. E’ importantissimo, credo che abbia molta più fiducia in se stesso e Sarri lo stia gestendo bene anche a livello mentale. E’ più tranquillo, ma è anche voglioso di mettersi alla prova. Un Felipe così è fondamentale per la Lazio, a maggior ragione vista l’assenza di Immobile. Non mi aspetto un gol ogni partita, ma il suo contributo è preziosissimo”.

Dario Cadeddu

28/10/2022

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Caicedo, amore e nostalgia: “Spero sempre nel ritorno. Scudetto possibile se il progetto Sarri proseguirà” (AUDIO)

Felipe Caicedo, l’uomo dell’ultimo minuto, in collegamento a Radiosei

Felipe, sei rimasto nel cuore dei laziali. Come stai vivendo la chiusura della carriera?

“In questo momento sono a Valencia, a casa. Le cose vanno bene, adesso in Arabia il campionato si è fermato per la nazionale che deve preparare il mondiale in Qatar. Entro due settimane ricominciamo ad allenarci. Continuo a seguire la Lazio, mi piace molto come gioca. Già dallo scorso anno c’erano stati progressi, è bella da vedere”

Ciro stop e nostalgia

“Mi fa piacere se i tifosi ancora mi vorrebbero con loro, mi scrivono sui social. Purtroppo il bomber si è infortunato, non è male che un po’ si possa riposare. La Lazio ha un organico completo, giusto che ogni tanto tiri il fiato. Ultimamente non l’ho sentito. C’è stima reciproca, sua moglie è in contatto con la mia. La Lazio è la squadra del mio cuore, mi manca molto. Appena potrò torneró a Roma per salutare tutti. Dopo il lockdown non eravamo gli stessi, il calcio è così. Prima eravamo in fiducia, era tutto con noi, poi le cose cambiamo. La Lazio di oggi puó assolutamente provare a restare lassù. Non so se per lo scudetto, ma certamente puó giocarsi la Champions. Poi se il progetto Sarri proseguirà, la prossima stagione puó essere davvero quella buona per lo scudetto. Se poi dovessi tornare a gennaio chissà (ride, ndr). Con Lotito non ci siamo sentiti, gli voglio bene e ovviamente tornerei di corsa. Fino alla fine della mia carriera ci spero”

Zona Caicedo

“Sono state tante le reti segnate a tempo scaduto, erano emozioni grandi, quello di Cagliari è quello che ricordo con più gioia, fu una roba magica. Anche quello con la Juve fu portante, ricordo anche le parole di Bonucci dopo la gara che si giustificò. Poi non dimentico il derby, sono grato al popolo laziale per l’amore che mi dimostrano”.

Dario Cadeddu

27/10/2022