Possibile cambio, da tecnico della Lazio Under 17 Ledesma potrebbe essere promosso alla guida della Primavera.
A Formello si riflette sulle cariche in vista della prossima stagione e, riporta il Corriere dello Sport, sull’eventuale avvicendamento tra l’ex centrocampista e mister Punzi, i cui baby hanno concluso il campionato al 15º posto (+7 sulla zona playout). Ledesma in questo momento è ancora impegnato con l’U17 biancoceleste: i suoi ragazzi hanno chiuso il girone C al quarto posto (dietro Empoli, Fiorentina e Roma), superando poi i turni preliminari dei playoff contro Atalanta (0-2) e Bologna (1-2). Due successi convincenti trovati in trasferta che a sorpresa hanno portato la squadra ai quarti di finale, da affrontare il 7 e il 14 giugno contro l’Empoli (andata in casa, ritorno fuori).
Nei giorni scorsi Ledesma, si legge, è passato alla scuderia Gea World. Visti i risultati ottenuti in stagione presto potrebbe ricevere il riconoscimento della panchina in Primavera. Per adesso un’idea.
Domani 23 aprile (ore 10.00) l’evento si terrà al Salone d’Onore del CONI.
Il Premio Città di Roma, riconoscimento che OPES aps – Associazione di Promozione Sociale, Ente di Promozione Sportiva riconosciuto da CONI e CIP ed Ente di Servizio Civile Universale – conferisce ormai dal 2015 a personalità o realtà dello sport, delle istituzioni, dell’associazionismo e della cultura che hanno saputo distinguersi per meriti, idee e iniziative, è giunto alla XII edizione.
Per undici anni il Premio, che porta la firma dell’artista Leandro Lottici, è stato assegnato a numerose personalità del mondo istituzionale, sportivo e rappresentanti del terzo settore. Tra i più prestigiosi: Giorgia Meloni, Giovanni Malagò, Andrea Abodi, Luca Pancalli, Maria Teresa Bellucci, Francesco Totti, Maki Mandela, Marco Mezzaroma e Roberto Mancini.
Quest’anno, OPES ha selezionato nomi e realtà altrettanto autorevoli: Luciano Buonfiglio, Presidente Nazionale CONI, Marco Giunio De Sanctis, Presidente Nazionale CIP, la senatrice Isabella Rauti, l’europarlamentare Antonella Sberna, Claudio Barbaro, Sottosegretario al Ministero per l’ambiente e della sicurezza energetica, Ivo Ferriani, membro italiano del CIO, Don Franco Finocchio, Daniele Terenzi, Mattia Faraoni, Cristian Ledesma, l’Ostiamare e la Run Rome The Marathon.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Romagnoli più che arrabbiato è deluso. Ha salutato anche sui social sotto al post della Lazio, riguardante il suo saluto. Aveva avuto l’ok della società, quello di Sarri non lo ha mai avuto perché il tecnico ha sempre detto che è imprescindibile. Il cortocircuito nasce per non dare all’allenatore l’alibi di doversi privare di un calciatore fondamentale per lui, ma Sarri ne ha diversi di alibi in questa complicata stagione. Romagnoli è nel mezzo di questo braccio di ferro.
Sicuramente non finirà come con Ledesma e Pandev. Oggi si ritroveranno a Formello: se non verrà ceduto, Romagnoli nonostante lo stato d’animo andrà in campo. Almeno questo ho capito, poi qui le cose cambiano ogni minuto. Vedremo cosa uscirà fuori dall’ennesimo confronto Sarri-Romagnoli, che si terrà oggi. Questo treno poi potrebbe non ricapitare a giugno, per questo Romagnoli insiste: la società teoricamente sta rinunciando a 18 milioni, la stessa a cui deve rinunciare quindi anche il calciatore.
Fabiani ha dei messaggi a dimostrazione del sabotaggio di cui si parla. La situazione riguarda Taylor e Samardzic”.
Tramite un comunicato ufficiale, la Lazioha svelato chi saranno gli allenatori del settore giovanile. Ecco la nota del club. “La S.S. Lazio rende noto l`organigramma degli allenatori del Settore Giovanile per la stagione 2025/2026”:
Cristian Ledesma torna a Roma. Dopo aver indossato la maglia della Lazioper undici anni, dal 2006 al 2015, l’ex centrocampista è pronto a fare ritorno nella Capitale con un nuovo ruolo. Come svelato dal noto esperto di mercato Gianluca Di Marzio, l’ex regista italo-argentino sarà il nuovo allenatore della squadra Under 17 della Lazio.
Nella sua carriera da tecnico, Ledesma ha guidato l’Under 17 del Frosinone nella stagione 2022-2023 per poi approdare sulla panchina dell’Under 17 e successivamente della Primavera dell’Ascoli. Nelle Marche anche una breve apparizione come allenatore della prima squadra.
“Come si riparte dopo l’Inter? In primis considerare che è stata una gara strana, soprattutto per gli infortuni e la rosa corta in panchina. Non è il momento giusto di buttare tutto per una partita storta, si riparte dalla consapevolezza che stiamo vivendo una buona stagione, compresi i primi 35 minuti con l’Inter”.
“Il Lecce nelle ultime gare ha cambiato spirito portando risultati importanti con Giampaolo in panchina. Anche per loro fare punti sarà importante, gara delicata”
“Il Lecce senza Gaspar paga in difesa, la Lazio deve portare tanti giocatori in area e lì può fare male. Il Lecce non è ancora pienamente la squadra di Giampaolo. La Lazio non deve cambiare per superare il Lecce, utilizzare tanti cambi di posizione e aiutare tutti sotto palla”.
“La Lazio ha una bella mentalità, non si perde mail focus del gioco. Questo è frutto del lavoro fatto in allenamento. E’ stato un cambio generazionale, la società ha lavorato cambiando la struttura fisica importante. Stupiti? Sì. La maggiore difficoltà per Baroni è stata arrivare dopo Sarri”.
“Ora siamo tutti presi dall’euforia dei risultati, ma è tosta tenere fuori i giocatori. I quattro interni della Lazio funzionano, difficile trovare giocatori che migliorino in mediana. Io interverrei più un difensore centrale che un centrocampista. Ad esempio Romagnoli è uno che ogni tanto si firma, io opererei lì”.
“Castrovilli chiede spazio per giocare? Se fosse così giusto lasciarlo andare ma poi servirebbe un sostituto. Lazio da primi posti? Difficile sbilanciarsi, è ancora presto per dire se la Lazio possa restare in alto. Se la squadra manterrà lo stesso rendimento, senza cambiare il percorso utilizzato fino ad ora credo che possa restare nelle parti alte della classifica”.
CRISTIAN DANIEL LEDESMA in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’
“Un tecnico come Sarri lascia il segno, ora c’è un tecnico come Baroni che sta cercando di dare la sua impronta. Sta diventando una Lazio come lui la vuole, molto verticale rispetto a quello di palleggio e fraseggio. C’è un cambiamento anche generazionale, sono andati via giocatori avanti con l’età. C’è un cambio di energia e fisicità, sta diventando una rosa più fisica, cosa che nel calcio oggi serve tanto. Sembra un cambiamento un po’ esasperato, a volte pericoloso, ma penso si debba al fatto che Baroni stia cercando di farla diventare un calcio verticale.
Ci sono concetti nuovi che ancora devono essere messi nelle giuste misure e tempi. Giocando con due mediani non è facile, ma anche in difesa non siamo perfetti. C’è bisogno di tempo, ma a Roma il tempo è poco. Bisogna riuscire a coprire meglio quando non hai la palla, ma qualcosa bisogna lasciare se vuoi fare un certo tipo di calcio. Poi non dimentichiamoci che la rosa non è molto ampia, anche se non credo che a centrocampo non stiamo messi così male.
La scelta di dare via Cataldi penso sia stata doverosa. La Lazio doveva scegliere su chi puntare e la società ha scelto di puntare su Rovella. Si pestavano un po’ i piedi, la scelta è stata chiara. Rovella non ha una struttura fisica imponente, ma è un motorino che ha un concetto di continuità nella corsa e di presenza. Si doveva capire su chi puntare in senso assoluto”.
Delio Rossi a Radiosei: “Il calcio non è cambiato molto oggi. Oggi però hai meno tempo per pensare. Devi essere più veloce di testa, riflessi.
La caratteristica più importante nel calcio rimane il dominio in velocità sul pallone.
I calciatori dovendo giocare 60/70 partite all’anno poi mancano di brillantezza.
Penso andrà sempre peggio, l’intenzione è quella di aumentare il numero di partite. Lo spettacolo andrà sempre di più a perdere.
Il ritmo ora è molto più alto. Per farlo devi avere una cilindrata fisica importante: l’Atalanta è l’esempio.
All’estero sono abituati da subito con allenamenti intensi e con poco recupero nella settimana. In Italia è diverso, mentalmente poi il giocatore ne risente.
Non sono più andato all’Olimpico a vedere la Lazio perché vedrei la partita con gli occhi dell’allenatore e non mi godrei lo spettacolo.
Ho smesso di giocare presto, soprattutto per problemi fisici. Già a Salerno pensavo di poter allenare i giovani. Il Foggia mi ha dato la possbilità di iniziare
Caso Ljajic? A due partite dal termine del campionato, bastava un solo punto per salvarci, a metà del primo tempo stavamo perdendo 2 0.
Sostituisco Ljiac dopo 30 minuti. Il giocatore esce protestando platealmente contro i tifosi e offendendomi. A più riprese cerco di farlo smettere, ma non ho mai cercato di aggredirlo, c’è stato una mediatizazione dell’evento.
L’esonero è arrivato dopo quella partita, il Lecce pareggiò nel finale contro la Juventus. Non fui esonerato per il gesto.
Penso che quell’evento abbia condizionato poi la mia carriera. Sicuramente mi ha creato qualche problema. Penso una persona debba essere giudicata in base alle cose che fa.
Ero stato contattato l’anno prima che arrivassi dal presidente Lotito. Arrivai l’anno successivo, e Walter Sabatini mi disse subito che non sapeva chi mi avesse voluto.
Arrivo da signor nessuno, dopo un periodo di contestazioni, erano rimasti Oddo e Liverani. Sono arrivato senza saper nulla della Lazio. All’inizio qualche problema c’è stato.
Finale Coppa Italia 2009? Sicuramente la partita che mi ha dato visibilità Io non sono amico dei miei giocatori ma faccio fatica a non affezionarmene. Mi affeziono quando vedo che hanno dato tutto per la squadra.
Pasquale Foggia meritava di giocare di più probabilmente. Mi ha sempre detto le cose in faccia, in modo diretto, questo mi è sempre piaciuto.
Gli faccio i complimenti per la sua nuova carriera. Sentendolo parlare ora, penso che se avesse ragionato allo stesso modo da calciatore, le cose sarebbero andate diversamente.
Zarate? Mauro aveva vinto il mondiale Under20 quando è arrivato. Dal punto di vista tecnico stiamo parlando di uno dei giocatori più talentuosi, forte nell’ uno contro uno seppur molto indisciplinato
Lui prediligeva ricevere la palla sul lato destro per poi puntare l’uomo ma era completamente assente nella fase di non possesso. Abbiamo iniziato a lavorarci assieme, recependo bene le indicazioni.
Zarate non è stato aiutato dai suoi famigliari, dai suoi agenti. Mal consigliato anche da qualcuno in dirigenza.
Io mi sento più un istruttore, un allenatore di giovani giocatori. La gratificazione della vittoria non mi ha mai ripagato rispetto alla delusione della sconfitta.
Non ho mai pensato il derby potesse essere una partita come un’altra, da subito mi è stato quanto valesse per la città.
Ledesma l’ho voluto io alla Lazio. Avevamo perso Liverani, uno dei giocatori più talentuosi che abbia allenato.
Eccelleva nella fase di non possesso, l’inizio non è stato dei migliori, poi però si è preso la squadra ed è diventato capitano.
Sebastiano Siviglia sarebbe sicuramente un giocatore ancora molto attuale”
Dieci anni dopo, dieci domande ad un eroe del ’26 Maggio’: a tu per tu di Radiosei con Cristian Daniel ledesma
Dieci anni dopo, dove collochi quell’emozione nella tua carriera e nella tua vita personale?
“Dieci anni sono tanti, mi sento un po’ vecchio (ride, ndr). Ho tantissimi ricordi e non solo della partita. E’ stata talmente grande quella gioia che mi ricordo ogni momento, ogni dettaglio anche del prima e del dopo. La cosa più bella è aver portato una gioia infinita ai tifosi”
Quella finale vinta ti ha reso ancora più laziale?
“No, già stavo fuori di testa per questi colori. La Lazio mi è entrata dentro quando ho superato il momento peggiore in termini di rapporti con il club. Sono arrivato a quella finale che già ero pieno e con la maturità giusta. Dopo il rinnovo, in alcuni derby ho anche un po’ esagerato con le espulsioni. Al 26 maggio, invece, sono arrivato con la giusta dose di lazialità”
Cosa c’era in quel piano finale a fine partita?
“C’era un mese di attesa, c’era un’annata intera in cui eravamo partiti bene, ma poi è diventata negativa. C’era la stagione, il percorso in coppa Italia, la voglia di vivere un momento unico, il momento in cui abbiamo saputo che avremmo affrontato loro. C’era il ritiro a Norcia, c’era uno sfogo che non ho scaricato fino al momento del riscaldamento”
Occasione e storica o onta, che preparazione è stata?
“C’era la finale, non si poteva mollare. Le motivazioni c’erano sempre, ogni giocatore la voleva giocare. C’era tensione in campionato, ma non abbiamo lasciato nulla da parte perchè non avevamo una rosa larghissima. La speranza era di arrivare nelle migliori condizioni fisiche. E’ stato importante la scelta del club di portarci a Norcia per isolarci dall’ambiente”
La partita…
“La partita è stata brutta. Tesa, tirata, ma guardando i miei compagni avevo la consapevolezza di la squadra avesse lo sguardo giusto. Dall’altra parte non vedevo quegli occhi fermi e convinti. L’ho sempre detto, anche durante la partita. Tra i tifosi c’era timore, vedendo gli occhi dei miei compagni, invece, avevo sensazioni positive”
Pensiero fisso?
“Di mantenere la promessa fatta ai miei figli ed a mia moglie che l’avremmo portata a casa. L’altro pensiero era sulle mie condizioni fisiche, non ero al meglio e durante la partita su una giocata di Destro ho sentito un dolore che mi ha dato il segnale che non potevo più dare il massimo. Noi dovevamo vincere, non c’era spazio per individualismi. Questi sono i pensieri che mi hanno segnato”
In panchina che sofferenza è stata?
“L’ho vissuta sul lettino negli spogliatoi con il fisioterapista Sistili. L’ho cacciato via, volevo stare solo, gli ho detto di tornare solo quando avremmo vinto. E’ stata una sofferenza, non vede, non capire, non sentire è stato veramente angosciante. Poi l’ho sentito arrivare di corsa quando Senad ha segnato…”
Ambiente romano provinciale?
“Chi ha voglia di non capire il sentimento delle persone può tranquillamente andare avanti con questi pensieri. Sarebbe inutile rispondere a chi vuole sminuire quel trofeo, quella finale, questa competizione che nel tempo ha assunto sempre più importanza”.
Ci sarà mai rivincita?
“No, non credo, è una cosa molto difficile. C’è stato un momento con Reja in panchina in cui abbiamo rischiato di andare su quella via. A Napoli ci sarebbe bastato l’1-0, abbiamo pareggiato. Non è accaduto e non credo possa più succedere. Durante la gara ci pensavo che potesse accadere”.
La rigiocheresti?
“Non la rigiocherei, sono cose uniche, che si vivono una sola volta. Pensa che la partita non l’ho mai più rivista in video. Il senso del dovere compiuto resta lì, alto, che mi ricorda bene che noi volevamo quello e l’abbiamo fatto”.
Cristian Daniel Ledesma in collegamento a Radiosei
Mihajlovic, una bandiera e un padre di famiglia
“Su queste cose sono molto rispettoso, non ero amico di Mihajlovic ma l’ho conosciuto e ci siamo spesso incrociati. Per lui e per la sua famiglia massimo rispetto. Ho conosciuto uno dei suoi figli, l’ho allenato alla Luiss, dispiace ma le persone come lui non muoiono, restano. E’ stato un esempio per il modo in cui ha affrontato la sua malattia, ha sempre mantenuto il sorriso”
Scaloni campione del Mondo
“Con Lionel avevamo stretto una grande amicizia, è stato un punto di riferimento. E’ stato un giocatore importante e mi aspettavo potesse diventare un allenatore bravo. Era totalmente malato di calcio, seguiva tutto, era già predisposto alle cose tattiche, si interessava di tutto. Eravamo noi due a cucinare l’asado, ricordo una volta in cui abbiamo cucinato 60 kg di carne, impiegammo ore, c’era tutto lo staff da sfamare. La nostra è stata una Lazio che è piaciuta alla gente, abbiamo fatto molto a livello di squadra anche se c’era sempre la problematica tra i tifosi e la dirigenza. Gettammo le basi per quello che è avvenuto dopo. Ho seguito il mondiale e ho seguito con molto piacere il percorso dell’Argentina. Mi è piaciuto vedere Messi caricarsi emotivamente la nazionale sulle spalle“.