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FORMELLO

Lazio, sorpresa Brujita Formello: “Scudetto, l’Olimpico, Sinisa, ricordi bellissimi. Sarri con passione ed idee”

Lazio, il ritorno della Brujita a Formello. Il centrocampista argentino, in biancoceleste dal 1999 al 2001, si trova a Roma: nei giorni scorsi ha partecipato al raduno di ‘Operazione Nostalgia’. L’emozionante incontro con Pedro, Zaccagni e Goldoni.

Di seguito le sue dichiarazioni ai microfoni di LazioStyle:

“Sono dei ricordi bellissimi. Trovare ragazzi e ragazze di quando giocavo io che sono ancora in società è bello. Il centro sportivo di Formello ha ancora il fascino che aveva ai miei tempi, ora ovviamente è più modernizzato. Ho parlato con la squadra, con Manzini… Ho visto tutto. Sono contento perché le strutture sono avanzate”.

“La punizione al derby? Ricordo che non c’era Sinisa, quindi potevo calciare (ride, ndr.). Ero sicuro, la partita andava nel giusto verso. Aveva segnato Pavel (Nedved, ndr.), la squadra aveva reagito bene. Quando è entrato il pallone è stata un’emozione incredibile non solo per la partita e per cosa rappresenta il derby, ma perché ci lanciavamo per avvicinarci alla Juventus. Poi siamo anche andati a Torino a vincere e ci siamo messi lì dietro”.

“Sinisa? Ho avuto la fortuna di conoscerlo, per me è stato un fratello maggiore. Da quando sono arrivato a quando sono andato via sono sempre stato con lui, anche in momenti diversi della mia carriera. È stato un’allegria, una gioia di aver conosciuto una grandissima persona e un calciatore incredibile”.

“Il calcio italiano sta cercando di ritrovarsi, non è facile perché non dipende solo dal campo ma anche dalla politica sportiva. Il calcio qui, come in Argentina, ha un significato forte. Non sarebbe lo stesso vedere un Mondiale senza l’Italia, spero che riesca a qualificarsi e che possa essere un punto per rilanciarsi e tornare a essere il miglior campionato del mondo. Il calcio è cambiato, bisogna guardare in avanti. Alla Serie A mancano le strutture di base, non solo i numeri dieci. Si vedono pochi giovani. Prima in ogni squadra del campionato c’erano giocatori italiani, ora si fa fatica”.

“I numeri dieci ci sono, ma o sono esterni oppure sono mezzali. Quello che si è perso per me è la qualità, che sta mancando. Alla Lazio avevamo Nedved, Conceicao e c’ero anche io. Avevamo una certa qualità, sapevamo saltare l’uomo. Adesso si fa fatica a vedere calciatori di questo tipo. Bisogna ritrovare questo”.

“Messi? Purtroppo è in un periodo in cui sta vedendo la fine della sua carriera. È stato un giocatore eccezionale, è nei migliori della storia del calcio. Sarà difficile. Oggi spero di vederlo in un altro Mondiale che credo sarà l’ultimo. Per l’Argentina sarà un momento difficile. Scaloni? È arrivato in un periodo complicato della Nazionale, in pochi credevano in lui. Alla fine è diventato un grandissimo allenatore e gestore del gruppo. Era quello che ci voleva: hanno avuto un’idea e l’hanno messa bene in campo”.

“La vittoria del campionato con l’Estudiantes? Bellissima soddisfazione. C’è una storia dietro, siamo arrivati a quella partita con una carica d’emozione molto forte e alla fine abbiamo vinto. Da presidente mi piace stare con le giovanili, voglio allenarmi con loro, mi piace. Posso anche parlare il giorno della partita, ma poi c’è l’allenatore. La cosa principale è la comunicazione: se si parla chiaramente, dicendo la verità, difficilmente si sbaglia. Poi si può essere d’accordo o meno, ma si risolve e si va avanti. Per avere un buon progetto bisogna avere credibilità e un piano. Da lì siamo tutti sulla stessa barca e ci muoviamo. C’è molta pressione sui ragazzi, purtroppo sui social c’è troppo, si vede tutta la vita dei giocatori. Noi non sapevamo nulla, volevamo solo giocare perché ci piaceva il calcio. Quello che dico ai giovani è di tirarsi fuori da tutto questo, avere obiettivi chiari, lottare e soffrire per raggiungerli”.

“Mando un grande saluto ai tifosi della Lazio. Giocare all’Olimpico con 50-60 mila persone è incredibile. Ho vinto lo Scudetto con la Lazio e mi è successo lo stesso con l’Estudiantes, siamo diventati campioni ventiquattro anni dopo l’ultima volta. E poi vincerlo qui, vedere le facce e la gioia dopo tanto tempo e sofferenza… Io sono tifoso dell’Estudiantes e ho visto gli stessi volti dei tifosi. Io ho giocato in squadre importanti a cui sono molto legato, ho sentito tantissima responsabilità nel difendere lo stemma della Lazio e credo di averlo fatto bene. Quando lo fai con serietà, la gente alla fine gli dà il giusto valore. È una cosa che mi porto dentro”.

“Sarri? Ho parlato un po’ con lui, è un uomo che ha tanta passione in quello che fa, è la cosa più importante. Come idee è uno degli allenatori che sta più avanti nel tempo, spero che possa fare ancora bene qui alla Lazio”.

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RASSEGNA STAMPA

Scudetto del 2000, Veron: “Ho pianto come un bambino. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”

Sono passati 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ma le emozioni sono ancora vivissime: la rimonta, l’attesa, la pioggia, tutto ha contribuito a rendere speciale quella giornata.

Tra i protagonisti di quelle stagioni c’era sicuramente Juan Sebastian Veron che a La Gazzetta dello Sport ha ricordato lo scudetto.

“Cosa mi vine in mente? La radiolina di Sensini, naturalmente. Non c’erano mica gli smartphone, a quel tempo. Si poteva vedere la partita su qualche schermo nella pancia dell’Olimpico, ma io non ce la facevo. Soffrivo troppo. E allora mi sono affidato a quell’oggetto che gracchiava un po’, la voce non era sempre nitida, pulita… Il mio amico Nestor mi ripeteva di stare tranquillo, ma non ci riuscivo, ero agitatissimo”.

Fischio finale – “Ho fatto un salto con le braccia alzate verso il cielo, che era poi il soffitto dello spogliatoio. E mi sono messo a piangere. Sì, a piangere come un bambino. Avevo raggiunto il mio sogno e quello era il mio modo di festeggiare, mentre la gente impazziva di gioia, dentro e fuori dall’Olimpico”. 

“Scudetto figlio della sofferenza? Considerando il finale, direi di sì. Ma lo definirei anche lo scudetto della qualità. Eravamo la squadra più forte del campionato, e questo voglio gridarlo forte anche a venticinque anni di distanza. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”. 

“Eravamo una squadra fantastica, dotata di grandissime qualità tecniche e, soprattutto, umane. E poi a guidarla c’era un allenatore speciale, Sven Goran Eriksson, uno che a me ha insegnato tantissimo. Mi ha spiegato come dovevo fare il calciatore e, contemporaneamente, mi ha fatto crescere come uomo. Gli devo tantissimo”. 

Il segreto del successo – “Molto semplice. Eravamo una squadra con tantissimi talenti. Penso a Mancini, a Boksic, a Nedved, a Mihajlovic, a Nesta, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuno… Bene, sapete che cosa ha fatto Eriksson? Non si è messo a disegnare schemi sulla lavagna, sapeva che sarebbe stato inutile, ma ci ha fatto sedere sulle panche dello spogliatoio e ci ha detto che cosa pretendeva da noi sul piano umano. Desiderava che ognuno di noi togliesse qualcosa al proprio ego e lo mettesse a disposizione del gruppo. Tutti fummo convinti da quel discorso, e i risultati sono lì a testimoniarlo. Quella Lazio era, prima di tutto, un grande gruppo. Si lavorava duramente in allenamento, ci si impegnava per la causa e si lottava dimostrando un’unità d’intenti che non è sempre facile trovare in un club”.

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DICHIARAZIONI

Rovella: “Lazio, ora basta disattenzioni”. Poi sul Monza, Guendouzi, i nuovi ed il messaggio a Veron…

Nicolò Rovella ha presentato la sfida col Monza al match-program ufficiale della Lazio:

Nico, altri tre punti pesanti in paio: dopo il Cagliari, c’è il Monza.

«Sappiamo che ci aspetta una partita molto importante, soprattutto dopo la vittoria della Fiorentina contro l’Inter. Ci teniamo a vincere davanti ai nostri tifosi e stiamo preparando la partita contro il Monza nel migliore dei modi».

In trasferta 4 vittorie nelle ultime 5, in casa una: è solo un caso?

«Credo che sia solamente un caso perché le prestazioni ci sono sempre state, sia in casa che fuori. Magari abbiamo avuto qualche disattenzione che ci è costata qualche punto. Per questo dovremo essere concentrati già dall’inizio perché domenica non sarà una gara facile».

Ritrovi il Monza: cosa ti ha insegnato, campo a parte, quell’anno?

«Sono stato molto fortunato perché quando ero a Monza c’era ancora il Presidente Berlusconi, insieme a Galliani ovviamente. Anche Palladino è stato fondamentale, insieme mi hanno aiutato tanto e dato fiducia. Tutto questo mi ha dato una spinta in più e ci tengo ancora a ringraziare il Presidente, anche se ora non c’è più. Ogni tanto invece sento ancora Galliani. Monza rimarrà sempre una tappa fondamentale per la mia crescita».

Ormai fai coppia fissa con Guendouzi: com’è nel quando non gioca?

«È il contrario di come appare in campo. Guendo fuori è buono e simpatico, fa tante battute, abbiamo un grande legame.
Siamo arrivati alla Lazio insieme, eravamo nuovi e questo ha fortificato la nostra amicizia. Interpretiamo il calcio allo stesso modo, ci troviamo benissimo. Lui con i capelli corti? Oddio, non lo so (ride, ndr)! Credo che sia impossibile tagliarglieli».

Come si stanno inserendo i nuovi? Ormai, nonostante l’età, sei un veterano!

«Ci pensavo proprio ieri, forse ormai sono uno dei due o tre più vecchi qui alla Lazio. Sono arrivati tre calciatori forti e promettenti, la bravura di mister Baroni li aiuterà a entrare subito nei meccanismi del suo gioco. Anche noi sicuramente gli daremo una mano».

Sappiamo quanto ti sia calato nel mondo Lazio, hai sentito qualche grande ex in questi mesi?

«Qualche tempo fa ho letto un’intervista dove Veron ha fatto i complimenti a me e Guendouzi. È stato un qualcosa di speciale, parliamo di un calciatore fantastico. Spero di conoscerlo un giorno. Mio padre, un suo grandissimo estimatore, è impazzito, mi ha subito invitato l’articolo. Lo ringrazio di cuore. Infine cito anche Leiva, ogni tanto ci sentiamo. Lucas è stato un grande per la Lazio e non solo»

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DICHIARAZIONI

Veron esalta la Lazio: “E’ chiara, limpida, veloce, trasmette entusiasmo”. Su Rovella e Guendo…

Lex centrocampista della Lazio Juan Sebastian Veron ha parlato ai taccuini dell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport della Lazio di Baroni: “Seguo con attenzione le vicende del campionato e noto che quest’anno c’è un grande equilibrio. Tante squadre in pochissimi punti nella parte alta della classifica. Tra queste, la Lazio. Non vedo per quale motivo non dovrebbe pensare di poter arrivare al titolo. Le avversarie sembrano più attrezzate? D’accordo, ma ricordiamoci che non sempre vincono i più forti. Inter , Napoli, Milan, Juve e Atalanta hanno forse qualcosa di più dal punto di visto tecnico, però questa Lazio si diverte a giocare a pallone, e non trascurerei questo dettaglio.

Voglio dire che i ragazzi di Baroni mi trasmettono entusiasmo. E, considerando che l’allenatore è alla sua prima stagione di lavoro, la cosa non era affatto scontata. La Lazio è una squadra che ama tenere il possesso del pallone, le piace dominare l’avversario, attacca anche quando è già in vantaggio. Mi sembra che ci sia leggerezza, nell’ambiente. E la leggerezza, al contrario della pressione, è un’alleata quando si tratta di lottare per grandi obiettivi.

Cosa le piace, della Lazio? Non ci sono grandissimi campioni, ma c’è un gioco. Chiaro, limpido, veloce, talvolta essenziale. E poi mi pare che il gruppo sia unito. Insomma, percepisco un’idea di positività che, magari, in altre piazze non si riscontra”.

“Ho sempre un occhio particolare per i centrocampisti, forse perché conosco il mestiere. A me piace Rovella: giovane, dinamico, con un’ottima visione di gioco. E apprezzo Guendouzi, uno che ha la forza per portare il pallone vicino all’area avversaria e poi per duettare con gli attaccanti. Mi pare proprio che lì in mezzo la Lazio sia messa piuttosto bene”.

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RASSEGNA STAMPA

Doppio ex Veron: “Scatto mentale Inter, Lazio con un grande tecnico ed chiara identità”

In vista della seconda semifinale di Supercoppa Italiana tra Inter e Lazio, La Gazzetta dello Sport ha intervistato il doppio ex Juan Sebastian Veron che ha parlato così delle due squadre.

Veron, partiamo dalla capolista.
“Ho notato una cosa: c’è più continuità, questo succede quando sei più maturo, quando fai uno scatto mentale. All’Inter c’era già una base molto solida che aveva permesso di raggiungere la finale di Champions. Ora si sono aggiunti dei nuovi, come Pavard e soprattutto Thuram, che l’hanno perfino migliorata. Vedo davvero pochi difetti…”.

Che sensazioni le lascia la Lazio di Sarri?
“C’è un grande tecnico, uno che sa sempre dare type=’text/javascript’ identità. La squadra è buona, a tratti perfino ottima, ma… manca sempre qualcosa. Se l’Inter è riuscita a fare il salto, la Lazio no: quando servirebbe uno spunto in più, perde un po’ di continuità. Dico questo a prescindere dalla Supercoppa, che la Lazio può vincere, e nonostante abbia ottimi giocatori, da Luis Alberto a Immobile”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Verón: “Mihajlovic mi ha teso la mano, era un fratello. Ho giocato con Maradona e Messi, ma Sinisa era il miglior tiratore” (AUDIO)

Juan Sebastián Verón in esclusiva ai microfoni di Radiosei

Le emozioni per il trionfo argentino ai Mondiali

“Le sensazioni sono tante. l’Albiceleste l’ho vista campione del mondo da piccolo, poi ho avuto la fortuna di giocare e di provare a vincerla questa Coppa. Oggi, vedendola da tifoso, ho avuto questa esperienza bellissima e sono fortunato. C’è gioia, poi vedere i ragazzi e il loro attaccamento può alimentare la voglia di far crescere lo sport in Argentina. E’ stato un momento di gioia ed allegria in un momento complicato per il nostro paese. Per noi il calcio è uno stile di vita, puoi non avere il cibo in tavola, ma il calcio ti fa dimenticare tutto. Vedere la gente felice e unita, perché il calcio unisce, è una cosa unica che nessun altro evento può creare”.

Sinisa Mihajlovic, un compagno, un fratello

“Ho seguito tutta la malattia di Sinisa in questi anni, delle volte ne parlavo con Stankovic o con Mancini per vedere come stava e ultimamente anche con Arianna, la moglie. Eravamo in Qatar, con Vieri e Nesta e quando è arrivata la notizia c’è stato il vuoto, il silenzio. Zanetti, Milito, Cordoba: nessuno poteva crederci. Io da sempre ho avuto l’immagine di Sinisa come uomo forte, nessuno pensava potesse succedere questo a lui. E’ arrivata questa brutta notizia. All’inizio ero triste, lui era un fratello maggiore e io rimanevo con lui in allentamento per allenarmi sui calci di punizione e per palleggiare con lui. Quando lui mi dava lo spazio, li calciavo io i tiri da fermo, perché sapevo che Sinisa poteva svoltarti una partita con un tiro piazzato. Io ero bravo, ma lui era un grandissimo. Ho giocato con Maradona e Messi, tutti grandi tiratori, ma per me Sinisa era il migliore in assoluto. Difficilmente trovi un calciatore che può fare gol al 90% da punizione o calcio d’angolo. Il ricordo di Sinisa per me non può essere triste. Quel sorriso, la sua grinta, l’essere sempre positivo in situazioni difficili è ciò che mi rimane. Parlo di lui e mi viene il sorriso, la nostalgia, ed è una cosa bellissima. Dalla Samp alla Lazio, sempre con lui, mi stava vicino e mi ha aiutato perché sapeva come inserirsi da un altro paese. Mi ha teso la sua mano, l’ho afferrata. Sempre disponibile e non posso dire altro di Mihajlovic. Il ricordo, ripeto, è un grande sorriso. Sembrava duro, ma alla fine era dolce, un uomo con forti ideali e carattere forte, di spessore”.

Il ricordo dello Scudetto del 2000

“Eravamo dei caratteri forti. Non era una rosa facile da gestire, l’unico che poteva farlo era Sven (Eriksson, ndr.). In quell’epoca lì chi gestiva meglio lo spogliatoio vinceva. C’erano grandissimi uomini, tutti volevano giocare e i giocatori intelligenti che capivano il loro ruolo hanno fatto la differenza. Tutti abbiamo dato il nostro contributo, sono stati anni bellissimi. Quando sono tornato in Argentina mi sono protato dietro tutta l’esperienza che ho fatto con Mancini, con Sven e in tutti quegli anni stupendi. Mi sono ritrovato in Argentina con tutti buoni giocatori, ma che avevano bisogno di essere gestiti. Con maniere forti, ma anche come padre”.

Paragone Maradona-Messi

Oggi comparare è ingiusto. Maradona nel suo momento ci ha fatto vedere un calcio che non avevamo mai visto. Tutti volevano essere lui, noi siamo venuti in Italia perché volevamo essere lui. Grazie a Dio c’è anche Messi. Il collegamento c’è, Lìo ci ha fatto vedere e sognare. Oggi ci sono i cellulari, i computer, io mi alzavo alle 11 del mattino per vedere il Napoli di Diego. Oggi ogni secondo sai quello che stai succedendo. La vicinanza con Messi è diversa da quella con Diego. La gioia per il popolo argentino è la stessa”.

Il CT Scaloni

L’impresa è stata fare il ricambio generazionale, inserire i nuovi – giovani – con coraggio. Piano piano la strada l’ha percorsa con tutte le difficoltà del caso, con una Nazionale come l’Argentina in cui devi stare sempre sotto pressione. Oggi si è dimostrato un grande allenatore“.

Dario Cadeddu

03/01/2023

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DICHIARAZIONI

Amarcord Correa: “Alla Lazio tre anni bellissimi, mi sono sentito a casa”

Joaquin Correa si è raccontato ai microfoni di Inter TV. “Alla Lazio sono stato trattato benissimo, quei tre anni li porto nel cuore, la gente mi ha fatto sentire a casa”. E poi sul passaggio all’Inter, la scorsa estate: “Quando sono arrivato a Milano Veron mi ha fatto i complimenti, mi ha detto che avevo fatto la scelta giusta”.