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26 MAGG10 – Klose: “Quel derby la felicità. Il mio compagno di stanza diventato Re di Roma…”

Anche Miroslav Klose, ancora molto legato alla Lazio e allo stesso Lulic, ha ricordato quel giorno nel libro di Argentini passando anche per il derby del 2011: «Sono arrivato alla Lazio nel 2011 e ho capito fin da subito che quello della Capitale era un derby speciale. Mi ricordo che quando arrivati erano due anni che la Lazio non ne vinceva uno. Poi arrivò la partita, la vincemmo e io segnai allo scadere il gol decisivo, e vedere la gioia dei tifosi sia quel giorno che i giorni dopo agli allenamenti, dove si strinsero con calore intorno a noi, mi fece capire definitivamente quanto era importante il derby della Capitale».

Poi sull’avvicinamento al 26 maggio: «Ricordo che la società ci mandò in ritiro a Norcia. Ci eravamo andati altre volte quindi quel posto evocava momenti brutti che avevamo passato in alcune occasioni. In quei giorni abbiamo parlato molto, abbiamo scherzato, insomma ci siamo divertiti e avvicinati ancora di più come un gruppo stretto».

Infine sui festeggiamenti: «Quando è finita la partita è stato fantastico. Sono andato subito a prendere Lulić e me lo sono messo sopra le spalle per portarlo in giro per il campo e farlo acclamare dai tifosi della tribuna e della Curva Nord. Lui quel giorno era diventato il Re di Roma. È stato il mio compagno di stanza e soprattutto è un caro amico con cui mi frequento ancora. Ancora oggi quando riguardo i video e le foto dei festeggiamenti provo emozione e mi sento veramente felice».

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DICHIARAZIONI

Lazio, Klose prenota la festa all’Olimpico: “Si ci sarò. E spero nella Champions”

Mirko Klose non mancherà l’appuntamento. A Roma intorno al 26 maggio inizieranno i festeggiamenti per i 10 anni dalla Coppa Italia vinta nel 2013. In occasione di Lazio-Cremonese, l’ex bomber tedesco, sarà all’Olimpico per prendersi di nuovo l’abbraccio della gente biancoceleste che da sempre lo porta nel cuore. Queste le sue parole nell’intervista a DAZN: “Ancora non lo so ufficialmente ma mi sa che l’ultima partita vogliono festeggiare i 10 anni dalla Coppa Italia. Vediamo…”

Toni: “Ma hai cambiato numero? Perché hai detto che ogni tanto provano a chiamarti ma non ti trovano (ride, ndr)…”

Klose: “Si ma chi prova a chiamarmi. Qualcuno della Lazio? Lotito… (ride, ndr)”.

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Milinkovic ad un passo dal trono, ma serve il cambio di passo

A un passo dal trono. Milinkovic Savic va all’attacco del primato di Goran Pandev, miglior realizzatore straniero nella storia della Lazio. I due giocatori balcanici sono appaiati a 64 gol, il serbo vuole il record tutto per sé. La trasferta di Monza potrebbe essere l’occasione giusta, le attese della piazza sono elevate, tanto più che in fase realizzativa il rendimento attuale è piuttosto distante rispetto alla stagione passata; fin qui solo quattro reti, di cui l’ultima segnata due mesi fa, contro il Milan. E’ arrivato il momento di cambiare marcia, anche se al di là dei numeri in superficie – nel rendimento complessivo vanno conteggiati altri due gol in Europa League e otto assist, tutti in campionato – i dati del centrocampista sono decisamente positivi. Meno appariscente e più efficiente; la cura Sarri ha fatto effetto, in un anno e mezzo il giocatore è cresciuto, è riuscito a sfrondare dal suo stile quei virtuosismi che talvolta rischiavano di fargli perdere di vista l’obiettivo. Ora Milinkovic è più centrato – meno in vista – ma più uomo squadra capace di giocare in ogni zona del campo. Le statistiche relative al centrocampista laziale evidenziano una stagione comunque buona, numeri significativi che potrebbero migliorare in queste ultime undici partite in cui Milinkovic cercherà di spingere la squadra verso l’obiettivo della qualificazione in Champions League.

Domenica a Monza il serbo vuol prendersi il trono, tra l’altro contro una delle due squadre della serie Acontro cui non ha ancora segnato: l’altra è la Salernitana. L’ultima rete realizzata contro il Milanè stata anche quella utile per agganciare Goran Pandev, staccando Miro Klose; un primato giovane, quello del macedone, rispetto a quello di Juan Carlos Morrone (52 reti) che ebbe modo di resistere per trentotto anni, dal 1970 al 2008. Il Tempo

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CURIOSITA'

Klose va a vedere partita di Hockey: scoppia la rissa

Nella partita di hockey su ghiaccio fra Davos e Lausanne è scoppiata una rissa. Curiosamente era presente in tribuna anche Miro Klose. L’ex attaccante della Lazio ha assistito a tutta la scena. Le telecamere, per non riprendere la rissa, hanno virato su Klose, che in tribuna è rimasto impassibile. Anche il telecronista ha ironizzato sul fatto che i giocatori stessero facendo brutta figura di fronte a un campione come Klose.

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RASSEGNA STAMPA

Klose: “La Lazio di Sarri mi piace. Potrei tornare in Italia per allenare”

Fatti, non parole. Miro Klose è fatto così. Non è uno che cerca i riflettori, non è abituato a pronunciare frasi di circostanza, solo per essere ammiccante e trarne qualche beneficio. Miro è onesto, sincero, trasparente. Non parla spesso della Lazio, ma la porta con sé. “I miei figli sono ancora laziali, anche se ora, a quasi 18 anni, giocano con la U19 del Monaco 1860 – racconta -. Essere a Roma è emozionante per me”. Miro è tornato per la Partita della Pace voluta dal papa, ed ha portato con sé tutta la famiglia. “I miei figli volevano conoscere Ronaldinho. Sono contento di aver partecipato all’evento. Noi calciatori abbiamo il dovere di mandare messaggi di pace”. Meglio ancora se l’evento è a Roma. “L’ho trovata bene, è una città incredibile. Piena di storia, cultura, romanticismo”, e che lo lega alla Lazio. “Sono affezionato a questa maglia. A volte, scorrendo la galleria, rivedo le foto del mio periodo qui. Il legame che sento coi compagni con cui ho vinto la Coppa Italia del 2013 contro la Roma resta, così come le emozioni che riaffiorano e l’affetto per la gente”. Anche se non parla spesso di Lazio. Non ne ha bisogno, non deve dimostrare, né ostentare. La lazialità ce l’ha dentro. “Ho vissuto momenti che non scorderò mai”.

Oggi è all’Altach, nella Serie A austriaca: che allenatore è?

“Credo sia fondamentale avere una filosofia di gioco, anche nel rispetto del pubblico. Bisogna ragionare sulla percezione che la gente ha del calcio che si propone. Il gioco deve essere intrigante, offensivo. Mi piace avere il possesso palla. La squadra deve essere attiva”.Un calcio diverso da quello che proponeva la sua prima Lazio, quella di Reja, col quale aveva però un ottimo rapporto…”Per me era qualcosa di nuovo e da calciatore il mio obiettivo era mettere in campo le idee dell’allenatore. All’epoca sapevo di essere in grado di fare più di quel che mi chiedeva. Andai da lui e gli esposi le mie idee. Ma Reja non era solo tattica. Parlava in faccia. Diceva apertamente e anche brutalmente se riteneva che qualcuno avesse fatto male. Umanamente dava tanto”.

Lei è diretto coi calciatori?

“Importante esserlo. Devono sapere cosa fanno bene e cosa sbagliano. E credo che l’onestà paghi sempre”.

Le nuove generazioni sono abituate a questa franchezza?

“Credo sia una questione di educazione. Ho diviso la squadra in due gruppi, il primo a ogni allenamento si occupa dei palloni, il secondo del materiale che ci serve. Se manca qualcosa, se qualcosa non è come dovrebbe, allora pagano una multa. Il calcio non è solo giocare”.

Che intende?

“Per rendere al massimo non ci si può limitare ai 90 minuti della partita. Si è calciatori sempre, 24 ore al giorno. Si devi riposare e mangiare bene. La carriera è breve, bisogna dare il massimo. Se si beve alcol e si va in discoteca, facendo il calciatore nei ritagli di tempo, non va bene”.

L’allenatore si deve adattare alla squadra che ha o viceversa?

“All’Altach l’anno scorso giocavano un calcio diverso rispetto a quello che vogliamo proporre noi. Ci è voluto un po’, ho dovuto adeguare il sistema di gioco, provare i calciatori in ruoli diversi, ma ora sono soddisfatto. Per me è il posto giusto per imparare. Prendere ragazzi giovani e accompagnarli nel percorso da calciatore: il ruolo di allenatore lo interpreto così. Devo aiutarli a raggiungere i loro obiettivi”.

Come si migliorano i singoli giocatori?

“Bisogna capire chi si ha di fronte. Ogni persona, e quindi ogni giocatore, può migliorare su aspetti diversi, e avrà bisogno di più o meno tempo per farcela. Ma l’allenatore non deve mai rinunciare a lavorare su quel calciatore. Anche se l’apprendimento è lento”.

Qual è il suo obiettivo?

“Allenare in Bundesliga. Ma non so quanto ci vorrà. Due anni prima di smettere di giocare ho capito che volevo restare in campo. Ho voglia di aiutare i più giovani. Mi identifico nel ruolo di allenatore”.E gli altri campionati d’Europa?”Mi piacerebbe pure la Serie A. Qui sono stato 5 anni, mi trovo bene. Lavorare da voi credo sia un obiettivo realistico per me”.

Le piace la Lazio di oggi?

“Quando ho tempo la guardo. Sarri mi piace molto, lo considero un ottimo allenatore. Dà imput interessanti alla squadra che li mette in campo. Però non lo conosco personalmente, quindi il giudizio è parziale”.

A differenza di quello su Pioli e Inzaghi…

“Ho fatto una settimana di praticantato da Pioli. Alla Lazio con lui c’era grande intensità già negli allenamenti. E in campo si vedeva come si vede ora al Milan. Inzaghi si è migliorato molto nella tattica, nell’intensità, nella capacità di leggere le gare. Rispetto all’inizio ha fatto passi da gigante. Questo mi stimola perché dimostra che si può migliorare”.

Qualche tifoso laziale si è sentito tradito da Inzaghi per come se ne è andato…

“Arrivati a un certo punto è comprensibile cercare nuove esperienze. Non ha preso una decisione contro la Lazio o i laziali. Ha pensato alla carriera. Penso però si debba essere sempre trasparenti. Quando si percepisce che si ha voglia di cambiare è giusto comunicarlo, alla società, ai calciatori e ai tifosi. Se si è chiari nessuno si può arrabbiare”.

Corriere della Sera