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Lotito tuona: “Calciatori troppo attaccati al denaro, chiedono aumenti in continuazione. Klose invece…”

Claudio Lotito, presidente della Lazio, ai microfoni di Dot Sport: “Il mercato del calcio non è quello di una volta. I giocatori spesso sono attaccati ai contratti lunghi che firmano e non pensano più a confermarsi di stagione in stagione. Un tempo i giocatori si accontentavano, ora chiedono sempre di più e difficilmente rinunciano a qualcosa. Come si ottengono risultati, tutto sembra dovuto. Esistono quattro categorie: normali, buoni, ottimi e campioni”.

Klose, uno che ha fatto la storia del calcio, prendeva la metà di quelli che guadagnano i calciatori attuali. Pensava a lavorare, non a chiedere aumenti in continuazione. Le nuove generazioni di calciatori sono troppo attaccate al denaro”.

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CURIOSITA' RASSEGNA STAMPA

Ultima giornata: dalla gioia di Napoli-Lazio alla delusione di Lazio-Inter

Domenica 26 maggio, ore 20:45, la Lazio giocherà l’ultima partita del suo campionato davanti ai propri tifosi. Ma come sono andate le ultime giornate di campionato per i biancocelesti negli scorsi 10 anni?

Tra partite iconiche ed altre trascurabili, la Lazio negli ultimi 10 anni all’ultima giornata ha totalizzato 6 sconfitte, 3 vittorie ed un solo pareggio per 3 a 3 contro il Verona nella stagione 2021/2022.

Due le partite che nel bene e nel male sono rimaste nel cuore dei tifosi biancocelesti: Napoli-Lazio 2 a 4 nella stagione 2014/2015 e Lazio-Inter 2 a 3 nella stagione 2017/2018.

La sfida tra Napoli e Lazio nel maggio 2015 è una gara che sicuramente i tifosi ricordano con piacere: la doppietta di Higuain che rimonta il risultato, il rigore fallito dall’attaccante argentino per il sorpasso e i gol di Onazi e Klose a spegnere le speranze dei partenopei. Quel risultato garantì il terzo posto alla Lazio, valido per la Champions, mentre il Napoli concluse al quinto posto. Nella panchina della Lazio sedeva Pioli, in quella degli azzurri Rafa Benitez.

Diametralmente opposte l’emozioni provate in Lazio Inter 2 a 3 del maggio 2018. I biancocelesti vanno per due volte avanti con un autogol di Perisic e un gol di Felipe Anderson. L’inter pareggia una prima volta con D’Ambrosio e un’altra con Icardi su rigore, nel finale la decide Vecino di testa da calcio piazzato. La vittoria assicurò all’Inter di Luciano Spaletti il ritorno all’Europa che conta, mentre la Lazio di Simone Inzaghi concluse al quinto posto.

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Klose si (ri)candida: “Lotito lo sa, spero di allenare la Lazio un giorno…”

Klose si (ri)candida per la panchina della Lazio. Le sue parole a margine della presentazione di Euro 2024: “Lotito sa che ho la voglia di allenare un giorno la Lazio, poi starà a lui decidere. Oggi ha fatto un’altra scelta ma un giorno forse sarò l’allenatore della Lazio, chi lo sa, io ci spero”.

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Lazio, anche la pista Klose: aspetta la chiamata, accetterebbe il ruolo da traghettatore

Dal Comandante ad un bomber storico. Le dimissioni di Sarri hanno scosso l’ambiente Lazio e preso in contropiede Lotito che una volta accettate si è messo a lavoro per trovare il profilo giusto per la successione del toscano. Detto di Tommaso Rocchi, tra i papabili c’è un altro attaccante che ha segnato un epoca biancoceleste: si tratta di Miroslav Klose, già collaboratore tecnico della Nazionale tedesca, del Bayern Monaco e primo allenatore degli austriaci dell’Altach. Per il momento è solo un’idea, una valutazione in corso: fino al primo pomeriggio il tedesco non era stato ancora contattato dal club. Lui sarebbe pronto, in tempi non sospetti ha avanzato la sua disponibilità e potrebbe accettare un eventuale incarico a tempo con la promessa di poter riscuotere una conferma in caso di raggiungimento di risultati soddisfacenti.

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Lazio-Bayern Monaco, Klose: “Tiferò Lazio, spero nell’Olimpico pieno”

Alla vigilia della sfida di andata degli ottavi di finale di Champions League dell’Olimpico fra Lazio e Bayern Monaco, ha avuto modo di dire la sua anche Miro Klose. Il bomber, ex di entrambe le squadre, si è esposto intervenendo ai microfoni dell’emittente tedesca TzMunchen parlando della sfida: “Sono quel tipo di persona che incrocia sempre le dita per gli sfavoriti. In questo caso tiferò per la Lazio, anche perchè lì ho giocato per un anno in più rispetto al Bayern Monaco. Sarà una sfida più avvincente dell’ultima volta, ma penso ancora che sarà il Bayern a passare il turno. Alcuni giocatori della Lazio avevano giocato la loro prima stagione in Champions proprio nel 2021, ora hanno più esperienza e possono gestire meglio questo palcoscenico”

Klose ha poi avuto modo anche di soffermarsi anche sul mondo biancoceleste e sul momento vissuto dalla Lazio in vista del Bayern: “Spero che lo Stadio Olimpico sia pieno, questi tifosi fantastici possono trasportarti e lo dico per esperienza personale. La Lazio ha in rosa giocatori molto interessanti come Immobile, Luis Alberto e Felipe Anderson. Lazzari poi è anche uno che fa molto bene sulla fascia. Sono giocatori che possono sorprendere, anche se dovranno fare i conti in difesa contro Kane, Musiala e via discorrendo. Tuchel e Sarri hanno una filosofia simile, tanti passaggi corti e cercare sempre il possesso palla. Il Bayern è più attrezzato sui singoli giocatori, ma anche Sarri sta facendo molto bene. Nella Lazio si vede la sua mano, sta facendo il suo lavoro e la squadra è divertente da guardare.”

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Klose: “Amo la Lazio, desidero allenarla e Lotito sa tutto. Tare non parla in faccia. Sergej, il deserto no!”

Semplicemente “Mito”. Lo scorso 9 giugno ha compiuto 45 anni, i tifosi biancocelesti lo hanno riabbracciato pochi giorni prima all’Olimpico per festeggiare il derby eterno del 26 maggio 2013, dopo 5 stagioni, 63 gol e 171 presenze – in tutte le competizioni – con la maglia della Lazio. Ha segnato ovunque, fuori dal Raccordo ottenuto il massimo: campione del mondo e capocannoniere della Germania di ogni tempo. Klose, la leggenda, si è ritirato, ora è pronto a tornare in Italia per una nuova avventura da opinionista di Prime Video per le partite di Champions, e ieri lo abbiamo incontrato nella redazione del Messaggero: «Non so ancora come vivrò questa nuova esperienza ma non vedo l’ora di cominciare. Ormai pesco soltanto e gioco a padel. Finalmente rivedrò tante persone che lavorano nel mondo del calcio, riassaporerò l’odore dell’erba del campo, questo mi fa sentire vivo come se il tempo si fermasse di nuovo».
Dunque, si è preso un periodo di pausa in panchina, dopo la parentesi all’Altach in Austria. Tornerà ad allenare?
«Certo, è il mio futuro. Io voglio allenare e sono sempre alla ricerca di una nuova sfida».
Aveva bisbigliato che le sarebbe piaciuto tornare alla Lazio, magari proprio come tecnico. O anche in un altro ruolo?
«Non mi vedo come dirigente, sarebbe fantastico invece rivedere Formello da allenatore. Lotito già sa tutto».
In che senso? È già arrivata una telefonata?
«No, ma ho parlato col presidente in occasione del decennale dalle Coppa Italia e sa bene cosa voglio fare da grande. Io sento dentro di voler guidare i giovani, per permettergli di arrivare in Serie A o in Bundesliga ai massimi livelli. Mi piace tantissimo insegnare quello che ho imparato e farlo a Roma sarebbe un sogno. Io ho casa, la mia famiglia ama la capitale e io la Lazio».
Anche i sostenitori biancocelesti la adorano e lo hanno dimostrato da poco.
«Non riesco a spiegare in una parola il calore che ho sentito dal primo giorno del mio sbarco né l’affetto che mi mostrano ogni volta che torno in città o allo stadio ricordandomi i derby vinti, il mio gol nel 2011 all’ultimo secondo. Comunque andrà, loro saranno nel mio cuore in eterno».
Tare ha detto che dietro il grande campione Miro non c’è però un grande uomo. Cosa è successo davvero nel 2016 al momento del divorzio?
«Non voglio fare polemica, ho solo detto che se un club decide di interrompere un rapporto con un giocatore bisogna dirglielo in anticipo e non aspettare l’ultimo giorno come successo con me, Lulic, Mauri, Bizzarri, l’elenco è lungo. Quando a me non è stato comunicato nulla, ho preso io la decisione di smettere di giocare e di togliere il disturbo. Ma ho raccontato la mia storia affinché queste incomprensioni non si ripetano in futuro, affinché cambi il modus operandi della Lazio».
Non c’è più il ds adesso.
«Ci siamo lasciati male perché non è una persona che dice le cose in faccia, ma io sono obiettivo. Igli ha fatto un grande lavoro, ha portato me e tanti talenti come Felipe Anderson e Milinkovic».
A proposito di Sergej, come giudica la sua scelta di andare all’Al-Hilal?
«Mi ha un po’ sconvolto. Io ho giocato con lui, lo conosco come giocatore e professionista, era perfetto per la Liga o la Premier, campionati veri che gli avrebbero permesso di disputare la Champions. In carriera è un passo che va compiuto, altrimenti ti rimane il rimorso. Rispetto la sua decisione, ma non la condivido. Era meglio andare ovunque piuttosto che finire nel deserto».
Eppure in tanti, non solo quelli al tramonto (vedi l’obiettivo Zielinski), stanno seguendo la sua strada.
«Perché ormai conta solo il denaro. Io non ho mai giocato per soldi. Se tu sei un calciatore, già guadagni tantissimo e dovresti pensare ad altro. Per come concepisco io lo sport, si dovrebbe puntare a vincere trofei con la propria squadra, ed è in Europa il calcio che conta. Io decisi di lasciare la Germania per imparare la lingua, per la mia famiglia e i miei bambini, e la Lazio era la soluzione migliore per competere ad alti livelli in un altro torneo importante come la Serie A».
Ora servono un sostituto del serbo e altri rinforzi alla Lazio per fare il salto?
«Certo, io credo che la Lazio possa fare addirittura meglio del secondo posto e dell’ultima esperienza in Champions, anche se sarà più dura quest’anno. Ora i biancocelesti devono conservare l’ossatura e centrare almeno tre innesti di livello per far crescere l’organico. Non sono però io a dover spiegare alla società come fare il mercato».
Si parla di un colpo in attacco da affiancare a Immobile, che possa prenderne poi l’eredità come fece il bomber partenopeo con lei.
«E perché? Ciro ha trentatré anni, la stessa età in cui io sono arrivato alla Lazio. Ha ancora 5 anni davanti, anzi Lotito dovrà prolungargli il contratto (ride, ndr). Sento parlare di Amdouni, dicono sia un grande prospetto, ma non c’è ancora uno forte come Ciro. Dunque, non esiste oggi un dopo-Immobile».
E pensare che Sarri non ha avuto il capitano per lunghi tratti della scorsa stagione ed è comunque arrivato così in alto.
«E infatti ha parlato di “miracolo”. È uno dei migliori allenatori della Serie A, mi piace la sua filosofia e il suo gioco, fatto di passaggi corti e spettacolo. L’ho studiato, mi piacerebbe seguirlo da vicino».
Il Napoli ha cambiato allenatore (Garcia), è sempre il favorito per lo scudetto?
«I partenopei hanno perso anche Kim oltre Spalletti, e non so cos’altro accadrà. Inter e Milan sono arrivate in fondo in Europa e con merito. Ho seguito tutte, sono stato anche ospite di Pioli, il mio ex mister, che può fare la differenza anche senza Tonali, con Theo e Leao. È presto per fare pronostici. Gli italiani tendono sempre a farli molto prima. A Roma poi quelli dell’altra sponda parlano sempre tanto… ma poi decide sempre il campo. Vedremo, ma la Lazio la vedo ancora ai vertici e spero possa arrivare almeno in semifinale di Champions».

Il Messaggero

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La polemica nella festa, Tare a Klose: “Gli uomini si vedono nei fatti…”

Lazio – Cremonese in casa biancoceleste ha coinciso con l’ultima all’Olimpico ed ha rappresentato un festeggiamento importante per celebrare il decennale della coppa del 2013. Ma Lazio – Cremonese è stato anche un momento per riabbracciare dei gloriosi ex, qualcuno congedatosi dal club di Lotito non proprio in serenità. Questo è l’esempio di Miroslav Klose: “Rapporti con la Lazio? Per me è importante non dire bugie – Ha spiegato in zona mista – dire che mi hanno proposto un contratto perché non è stato così. Volevo andare via, ma non ho mai ricevuto un’offerta da parte della Lazio. Ma è passato tanto tempo, non voglio più parlare di queste cose”Miro si è tolto qualche sassolino dalla scarpa dal lontano 2016. L’ex attaccante biancoceleste, presente ieri all’Olimpico per celebrare i dieci anni dalla conquista della Coppa Italia) tornando anche sul suo addio ai biancocelesti. Un addio con un po’ di veleno in quanto, secondo la versione del tedesco, la Lazio non avrebbe fatto nulla per trattenerlo.

Tare a Klose. Igli Tare, che nel 2016 aveva parlato di proposta di rinnovo rifiutata dal giocatore, ha risposto a Miro confermando la sua versione. Ecco le sue parole riportate dall’edizione odierna de Il Corriere dello Sport«Parlai io 3 volte con Miro prima della sua scadenza per offrirgli il rinnovo. La prima volta mi disse che aveva pensato di ritirarsi già l’anno prima, ma suo figlio l’aveva invitato a restare. La sua è sempre stata una scelta familiare. Essere un grande giocatore non significa essere un grande uomo. Gli uomini si vedono nei fatti. La porta è aperta per chiarire, lo dimostra il fatto che è stato invitato con i suoi ex compagni». Così Tare a Klose. Appuntamento alla prossima puntata (e contro-risposta).

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Sarri sente di poter dettare le condizioni, ma il club non può finire nelle sue mani”. Poi su Klose-Tare… (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’!

“Il pensiero va ai calciatori che dieci anni fa hanno fatto la storia e a Stefan Radu che non ha mai amato, come me, indossare la fascia di capitano, ma è stato un grande riferimento. Per un giorno la gente si è riappropriata del calcio, dei sentimenti e della propria squadra. Dovrebbe essere sempre così, quanto è accaduto ieri all’Olimpico dovrebbe essere la normalità. Abbiamo visto la bellezza di una domenica piena di emozioni, non deve essere un fatto isolato. La gente laziale è speciale in questi momenti, per una volta il tifoso di oggi mi ha ricordato la partecipazione dei miei tempi”.

Klose-Tare

“Quello che ha detto Klose mi trova d’accordo. Ma un club deve rispetto sempre non sono ai grandi calciatori, ma anche ai ragazzi che poi dopo aver lasciato la società portano in giro quei colori. Serve normalità. Se io non voglio fare il contratto a Klose vado da lui, gli ricordo quanto sia stato importante e gli spiego il progetto della società. Penso a lui, ma anche un ragazzino della Primavera. I comportamenti giusti fanno fare le cose grandi. Serve essere normali ed essere uomini. La risposta di Tare? Ci mancava anche che non venisse invitato alla festa di ieri (ride, ndr). Credo sia stato sbagliato da parte di Tare andare sul personale mettendo in dubbio l’uomo e non il calciatore. Poi se non ha risposto il presidente non capisco perché l’abbia fatto lui. Probabilmente entrambi potevano evitare ieri, anche perché l’ex attaccante della Lazio già aveva espresso il suo pensiero in passato”.

Sarri forte, sente di poter dettare le condizioni

“Quest’anno gli esterni offensivi hanno fatto un grande lavoro anche a livello difensivo. Normale arrivare con il fiatone a fine stagione. Sarebbe stato meglio avere più ricambi. Mi auguro che la società possa ascoltare le richieste del tecnico, ma anche che le cose possano combaciare. Seguire le indicazioni del tecnico in modo che poi tutti si prendano le proprie responsabilità se le cose vanno male. Mi sembra che Sarri si sente di poter dettare le condizioni, evidentemente ha la forza per farlo o pensa di averla. Non vorrei che la società passasse nelle mani di Sarri. Se poi le richieste del tecnico non sono giuste, il danno lo subisce la società. Sono portato sempre a parlarne all’interno delle quattro mura e non farlo pubblicamente. Come mettere le mani avanti per scaricare poi le responsabilità”.

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Klose: “Lazio, per la Champions servono acquisti. E la società cambi nei rapporti” (VIDEO)

L’ex attaccante Miroslav Klose, oggi allenatore e presente all’Olimpico per la commemorazione della Coppa Italia 2013 prima di Lazio-Cremonese e per l’addio al calcio di Radu, si è così espresso in zona mista: “È stata una serata particolare, questo giro prima della partita con i tifosi mi ha lasciato emozionato e senza parole”.

Cosa le ha lasciato la Lazio?
“Nella mia testa tanto. Ho vissuto questi 5 anni nello spogliatoio con i ragazzi e fuori dal campo con i tifosi, era la mia prima stagione fuori dalla Germania e non saprei che altro dire se non che non posso dimenticare”.

C’è stato l’addio al calcio di Radu.
“So che ancora non ha trovato un altro lavoro, ma dovrà farlo. Non può fermarsi a riposare! Quindici anni di Lazio, che dire? Spettacolare”.

La Lazio è pronta per la Champions?
“Se comprano qualche altro giocatore sì… La squadra è forte, ci sono tanti caratteri diversi, ma per giocare la Champions e vincere qualche partita ancora devono prendere qualcuno”.

Come descriverebbe la lazialità a chi non la conosce?
“Direi di guardare tutto quanto successo oggi, da un’ora prima fino alla partita. Non si possono spiegare certe cose, vanno vissute: la Lazio è la Lazio”.

Pensa di allenare la Lazio un giorno?
“Sì, normale che sogni di tornare da allenatore in quelle squadre in cui ho giocato. Ho fatto la mia prima esperienza (all’Altach, ndr) ora voglio trovare una nuova squadra e allenare. Magari un giorno sarò qua”.

Che rapporto ha con la società? C’è chi dice che il suo addio fu burrascoso.
“Per me è importante non dire le bugie, che mi era stato proposto un contratto. Non era vero, lo era che io volessi andarmene ma offerte della Lazio mai ricevute. Ormai è passato tanto tempo, non ne voglio riparlare… E tornare in questa città per giocarci mi manca. So che tanti giocatori – prosegue Miroslav Klose – qua non sono andati bene, credo che la società debba un po’ cambiare e fare una roba come ha fatto oggi. Non solo per Radu, anche Lulic, Mauri e tanti altri che sono andati via… Sono leggende, non puoi avvisare all’ultimo giorno che non gli sarà rinnovato il contratto. È brutto. Non conta solo il giocatore, ma anche l’uomo e dietro di lui ci sono familiari e amici”.

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Klose: “Lazio, per la Champions ascolta Sarri e rinforzati” E sul 26 maggio…

Klose: “Lazio, per la Champions ascolta Sarri e rinforzati”…

Non il momento più alto della carriera, ma uno di quelli più intensi. Miro Klose ha vinto il Mondiale con la Germania, titoli con Bayern Monaco e Werder Brema. Eppure il 26 maggio del 2013, quando con la Lazio riuscì a imporsi in finale contro la Roma, è un giorno che non dimentica. “Per i tifosi è stata una partita unica – ha spiegato al Corriere della Sera -. Sfidare i concittadini, rivali storici, in finale, è particolare. Contava solo trionfare, come dicono i laziali contava solo alzare la coppa in faccia ai rivali”. Per questo domani, a sette anni dal suo addio alla Lazio, tornerà a Roma in vista della sfida con la Cremonese (si gioca alle 18, diretta tv su Dazn): “Sono tornato solo per la sfida di Champions con il Bayern, perché ero assistente del tecnico bavarese Flick. Da quando ho lasciato la Lazio sono tornato un paio di volte a Roma, ma mai all’Olimpico per vedere la squadra. Sono contento di immergermi nella lazialità, di rivivere l’atmosfera e celebrare la vittoria con i miei ex compagni”.


Cosa ricorda di quella finale?
“In realtà solo i festeggiamenti successivi alla partita. La festa con i tifosi, il giro sul pullman scoperto. Ho vissuto emozioni fortissime. Quando ho vinto il mondiale in Germania ci hanno riservato un’accoglienza particolare, ma il modo di vivere il calcio in Italia, come lo vivono i laziali, è unico. Si percepiva felicità totale”.


Il gol di Lulic come lo ha vissuto?
“Ricordo il punto esatto nel quale ero. Rivolsi lo sguardo al guardalinee per capire se fosse fuorigioco, ma era tutto regolare”.


Molti tifosi della Roma sminuiscono la vittoria, affermano sia provinciale celebrarla 10 anni dopo…
“Credo sia comprensibilmente il loro modo di gestire la sconfitta. In realtà si tratta di un successo gigantesco, è normalissimo ricordarlo”.


C’è un momento in cui ha capito che la Lazio avrebbe vinto?
“In partite così ci sono dei segnali. Anche quando giocai la finale dei mondiali nel 2014, dopo qualche occasione sprecata dagli argentini, pensai che difficilmente avrebbero segnato. Ma il calcio è imprevedibile, non si può mai azzardare”.


Domani si celebrerà anche l’ingresso in Champions League. Come deve strutturarsi la Lazio per affrontarla?
“Credo che Sarri sappia di quali giocatori ha bisogno e in quali ruoli. Credo che la società lo debba ascoltare per rinforzarsi, perché sicuramente per giocare la più importante competizione internazionale per club, si deve essere ben strutturati”.


Quale il suo futuro dopo l’esperienza da allenatore in Austria, all’Altach?
“Voglio affrontare una nuova sfida il prima possibile. Il club e la squadra devono però avere la mia stessa filosofia di gioco. E non bisogna sottovalutare lo staff…”.


Che intende?
“Ormai questo lavoro è molto complesso, un allenatore deve avere i collaboratori giusti. Non si possono affrontare certe sfide da soli, bisogna avere l’umiltà di saperlo. Proprio in questi giorni mi sto confrontando con alcune persone per mettere su uno staff studiato e adatto”.


Allenerebbe in Italia?
“Sto guardando diverse partite di Serie A e B. Mi reputo pronto a misurarmi con questi campionati, con la Bundesliga o con la seconda divisione tedesca. Sfrutto il tempo a disposizione per essere aggiornato. L’importante è trovare un club che abbia un’identità chiara”.

Fonte: Corriere della Sera