La prima assemblea elettiva andata in onda oggi a Milano è finita con un nulla di fatto. Ancora non maturi i tempi per l’elezione del nuovo presidente in sostituzione del dimissionario Dal Pino, emigrato negli Usa. Diciassette schede bianche su venti hanno tumulato la seduta odierna.
Ciò che emerge è che i presidenti stiano cercando un profilo più politico che manageriale per la guida della Lega (che sia d’immagine, ma senza disturbare troppo), mentre Gravina gradirebbe di più un manager che rispondesse ai suoi input. I nomi caldi sono quelli di Casini (che ha declinato), Veltroni, Alfano.
Lotito all’uscita dell’assemblea si schermisce: “Se nominiamo il nuovo presidente? Non lo so, va chiesto a chi comanda. Io non comando, non decido niente”.
Il secondo round non andrà in scena prima di sette giorni.
L’unica cosa certa è che i ritardi stanno facendo alzare i battiti del presidente della Figc Gabriele Gravina che già con Dal Pino ancora in sella, aveva dato l’ultimatum alla Lega di A per l’adeguamento dello statuto (osteggiato e respinto dalla Lega stessa). “O si allineano o si va al commissariamento” aveva tuonato. Con all’orizzonte la data della preconvocazione del Consiglio federale del 16 febbraio come linea di confine prima della decapitazione.
Ora, senza una guida, la Lega appare indebolita e facile preda per le faide esterne e interne.
Alessio Buzzanca