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GIUSTIZIA SPORTIVA

Prisma: trasmessi atti ad altre Procure. Rischia anche l’Atalanta

Su richiesta delle altre Procure territoriali, la Procura di Torino ha trasmesso una serie di documentazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta Prisma per la quale sono stati rinviati a giudizio la Juventus FC e dodici dirigenti del club all’epoca dei fatti contestati. L’indagine dei pm si è sviluppata su due filoni: il primo relativo alle plusvalenze ottenute grazie a una serie di operazioni di mercato, il secondo si è concentrato invece su due accordi raggiunti con i calciatori per il differimento di alcuni stipendi nel periodo del Covid.

Le procure che hanno richiesto la documentazione sono quelle di Genova, Bergamo, Udine, Modena, Bologna e Cagliari, le società coinvolte sono Sampdoria, Atalanta, Udinese, Sassuolo, Bologna e Cagliari. Per ragioni di competenza territoriale, l’indagine della Procura di Torino ha riguardato solo la Juventus. Che però, nel caso delle operazioni che avrebbero fatto emergere un utilizzo “malsano” dello strumento delle plusvalenze, ha chiaramente operato in concorso con altri club. Per questo il materiale raccolto è stato smistato alle procure di altre sei città italiane, che potrebbero a loro volta aprire un’indagine.

Alessio Buzzanca

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GIUSTIZIA SPORTIVA

Juve, plusvalenze: la procura Figc riapre il fronte. Coinvolte altre otto società

È stato uno scossone inaspettato e potente quello che ieri ha travolto la Juventus e non solo. E al centro ci sono di nuovo le plusvalenze. Ai sensi dell’articolo 63 del Codice di Giustizia Sportiva, la Procura federale ha notificato l’istanza di revocazione della sentenza di assoluzione della Corte Federale di Appello, lo scorso 27 maggio, nel processo sportivo sulle presunte plusvalenze fittizie e chiesto un nuovo processo alla luce della “sopravvenienza di elementi di prova nuovi che dimostrano e corroborano la sussistenza degli illeciti disciplinari (…) che, se conosciuti, avrebbero fornito al giudicante solida base per ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati”. Nel mirino del capo della Procura Giuseppe Chiné non c’è solo la Juve con i suoi dirigenti, da Agnelli a Nedved (oramai ex dei bianconeri) e Cherubini, ma anche gli altri 8 club coinvolti in quel primo processo (Samp, Genoa, Pro Vercelli, Parma, Pisa, Empoli, Novara e Pescara), ad esclusione del Napoli, a cui venivano contestate violazioni nell’affare Osimhen estranee ai bianconeri e il Chievo ormai fallito. In tutto le persone chiamate in causa dalla Procura federale questa volta sono 52.

NUOVE PROVE 

I nuovi elementi probatori sono emersi dall’attenta lettura delle 14mila pagine dell’inchiesta della Procura di Torino, studiate nel dettaglio da un vero e proprio pool. Se Tribunale federale e Corte federale d’Appello avevano contestato a Chiné l’impossibilità di avere un metodo certo per definire il valore reale di un giocatore, alla luce delle nuove prove quest’elemento diventa per la Procura marginale. Nelle 106 pagine di impugnazione, Chiné porta elementi nuovi come intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali, comunicazioni informatiche e documenti scritti a mano che – si legge – “dimostrano l’esistenza di un sistema, di una organizzazione, di una programmazione di budget di compravendita di calciatori effettuate non per motivi tecnici ma per ragioni esclusivamente collegate all’esigenza di conseguire, mediante artifizi, determinate risultanze economico-finanziarie”. Dal “Libro nero” di Paratici alle intercettazioni di Cherubini, Agnelli e persino Allegri, sono tanti gli elementi nuovi che la Procura federale non avrebbe potuto acquisire prima. Gazzetta.it

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GIUSTIZIA SPORTIVA

Juve, l’avvocato Grassani: “Indagine più grave di Calciopoli, ecco cosa rischia il club”

“La Juventus rischia più dell’ammenda o della penalizzazione. Quello che sta emergendo, secondo la norma, può portare all’esclusione del campionato e alla retrocessione. A spaventare i tifosi bianconeri è l’avvocato Mattia Grassani, che ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su Rai Radio1 ha parlato dell’indagine sui conti del club torinese.

Accuse gravi


“Questa è l’indagine più pesante e grave che la Juventus ha subito nella propria storia, forse anche superiore a quella di Calciopoli – ha detto l’esperto di diritto sportivo – , perché le fattispecie sia di reato, sia di violazione di norme borsistiche, norme societarie e sportive abbraccia un’arco di comportamenti illeciti (siamo ovviamente alle ipotesi) che non ha precedenti. Quello che sta emergendo, se accertato, potrebbe portare a una forte penalizzazione e la norma – l’articolo 31 comma 2 del codice di giustizia sportiva, che parla di violazioni in materia economico-finanziaria e gestionale – stabilisce che, se ci sono alterazioni di documenti, quindi scritture private che posticipano il pagamenti degli stipendi, questa serie di ipotesi di violazioni disciplinari può comportare conseguenze superiori alla penalizzazione”.

La giustizia sportiva

“La norma – fa notare l’avvocato – prevede che, in caso di ottenimento dell’iscrizione al campionato attraverso alterazione di documenti, di scritture private che posticipano i pagamenti dovuti ai calciatori nella stagione 2021/22, o che addirittura rinunciano fittiziamente, può comportare addirittura l’esclusione dal campionato, la retrocessione all’ultimo posto e la perdita del titolo di campione d’Italia. I tempi? Siccome la giustizia sportiva ha tempi brucianti e la necessità che le sanzioni siano afflittive, a differenza della giustizia penale, civile e di quella borsistica, se dovesse esserci deferimento, il procedimento si concluderà sicuramente entro la stagione 2022/23, pertanto le sanzioni saranno poi scontate immediatamente”.Corrieredellosport.it

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GIUSTIZIA SPORTIVA

Indagine della Figc: rischio penalizzazione per la Juve

Ieri la Procura Figc ha aperto un fascicolo sulla presunta rinuncia agli stipendi dei calciatori della Juventus. La notizia è stata lanciata dalle agenzie. L’Ansa scriveva:

La Procura della Federcalcio ha appena aperto un procedimento sulle scritture private tra la Juventus e i suoi calciatori, attraverso le quali, secondo l’ipotesi della Procura della Repubblica di Torino, si sarebbe ottenuto un taglio fittizio degli stipendi e una riduzione dei costi nei bilanci del 30 giugno 2020 e 30 giugno 2021 omettendo la posizione debitoria nei confronti dei tesserati. La procura federale, guidata da Giuseppe Chinè, aveva ricevuto nei giorni scorsi dai magistrati torinesi gli atti relativi alle indagini sulle plusvalenze della società bianconera, il cui Cda si è dimesso ieri.

Cosa rischia la Juve sul piano sportivo

La materia è regolata dall’articolo 31 del codice di giustizia sportiva della Figc, che oggi i quotidiani illustrano nel dettaglio. Le ipotesi vanno dall’ammenda alla penalizzazione di uno o più punti in classifica, fino alla retrocessione o all’esclusione dal campionato.

Il Corriere dello Sport esclude che si possa arrivare all’esclusione della Juventus dalla Serie A, ma potrebbero arrivare delle penalizzazioni, che sarebbero pesanti soprattutto in una stagione in cui la Juventus è in ritardo in campionato.

È difficile (gli addetti ai lavori lo ritengono impossibile) che si arrivi all’esclusione della Juve dalla Serie A, ma anche eventuali penalizzazioni rischiano comunque di diventare pesantissime zavorre per la squadra di Allegri, in una stagione già complicata per il ritardo in classifica rispetto alle posizioni di vertice”.

Anche la Gazzetta dello Sport è incline a considerare solo qualche punto di penalizzazione come punizione per la Juve.

“Tutto si gioca sull’articolo 31 del Codice di giustizia sportiva. In cui al comma 4 si prevede la «penalizzazione di uno o più punti in classifica» per la società che «mediante falsificazione dei propri documenti contabili o amministrativi, si avvale delle prestazioni di sportivi professionisti con cui non avrebbe potuto stipulare contratti sulla base delle disposizioni federali vigenti». Una pena comunque «afflittiva». Con «uno o più punti» in meno, il club dovrebbe dunque perdere qualcosa (esempio: la qualificazione in Champions). Se invece non perdesse niente, la penalizzazione sarebbe spostata nella stagione successiva”.

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GIUSTIZIA SPORTIVA

Lazio, cori antisemiti nel derby: aperta ufficialmente inchiesta della Procura. Il comunicato

La Procura Federale ha aperto un’inchiesta in merito ai cori antisemiti dei tifosi nel derby. Di seguito il comunicato: “Il Giudice sportivo, in relazione al rapporto della Procura federale pervenuto in data 7 novembre 2022, ha altresì disposto in ordine ai cori beceri, oltraggiosi e discriminatori di matrice religiosa rivolti da parte dei sostenitori della SS Lazio assiepati nei settori di pertinenza, e rivolti verso la tifoseria avversaria, intervenuti più volte prima dell’inizio dell’incontro nonché, in un caso, anche durante l’incontro stesso, un supplemento di indagine da parte della Procura Federale volto a confermare che tali cori sono stati percepiti nell’intero impianto, precisando ulteriormente il numero degli occupanti dei settori nei vari momenti descritti, acquisendo se del caso elementi anche dai responsabili dell’Ordine pubblico. Ha disposto inoltre di acquisire e segnalare le iniziative assunte dalla detta Società, anche nei confronti della tifoseria, per prevenire, dissociarsi, individuare i responsabili e non da ultimo impedire il ripetersi di simili cori incresciosi”.

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SOCIETA'

Cori antisemiti, la Lazio condanna: “Non fanno parte della nostra cultura e della nostra tifoseria”

Con riferimento alla decisione assunta dal Giudice Sportivo, il quale ha chiesto un’istruttoria rapida alla Procura della FIGC rispetto a presunti cori antisemiti ieri allo Stadio Olimpico di Roma, la Società Sportiva Lazio dichiara quanto segue.

La Società Sportiva Lazio ha sempre condannato con la massima fermezza ogni espressione di antisemitismo e di razzismo che si manifestano ormai nella quasi totalità delle partite e in tutti gli stadi d’Italia. Non fanno parte della nostra cultura e non rappresentano la nostra tifoseria. Lo abbiamo sempre dimostrato con i fatti, non solo con le parole, e continueremo a sostenerlo con forza.

Ci preme sottolineare che i nostri tesserati si sono recati sotto la curva al termine di Roma-Lazio per ringraziare i tifosi del sostegno e gioire per una vittoria meritata, non certo per legittimare eventuali cori di alcuni gruppi, neppure compresi e certamente non condivisi.

Comportamenti simili nulla hanno a che vedere con lo sport nè con il comune senso civico. Davanti a queste manifestazioni di ignoranza la Società Sportiva Lazio starà sempre dalla parte opposta: quella del rispetto delle persone, della loro cultura, della loro etnia, della loro fede e della loro dignità.