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DICHIARAZIONI

Il primo derby di Tudor: “Sarà difficile, emozioni giuste ma senza perdere la testa. Per noi non è ultima spiaggia” (AUDIO)

Il tecnico della Lazio, Igor Tudor, presenta in conferenza stampa il derby con la Roma in programma domani allo stadio Olimpico:

“Serve una Lazio giusta, buona. Bisogna vedere tutto quello che abbiamo, testa, cuore e gambe. Bisogna usare la testa e fare il meglio possibile.

Di Derby ne ho giocati anche fuori dall’Italia, mi sono sempre piaciuti. Sono gare diverse, ma è vero che è una partita come un’altra perché va interpretata e preparata comunque al meglio. Le sensazioni ci sono, ti deve dare qualcosa in più senza farti perdere la testa. Deve essere piacevole, giusto antagonismo e rispetto di avversario.

Queste tre partite in 7 giorni con solo due allenamenti in mezzo, anche se non è un vero lavoro. C’è da preparare la gara al meglio, ho visto tante cose positive, molte di più rispetto a quelle negative. Siamo sulla strada giusta e la interpretiamo bene. C’è voglia di fare e i giocatori sono convinti di fare, c’è da crescere e migliorare.

De Rossi? Ho visto le gare, la Roma è molto interessante e diversa da prima. Ha le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee giuste, c’è qualità nel loro gioco. Ha fatto un buon lavoro, devo ammetterlo. Sarà molto difficile, una gara con due squadra con caratteristiche diverse ma anche simili. Entrambe vogliono avere il pallone e questa è una cosa bella. Spero che la gente si diverta. Conosco Daniele, mi è sempre piaciuto anche da giocatore. Ha dei valori giusti.

Derby di Sarri? Ognuno ha il suo modo di fare. Non dirò in che modo affronteremo la gara domani. E’ chiaramente una partita particolare e ci sono dei momenti in cui valutare e pensare bene. Essere intelligenti e furbi, ma non rinunciare a quello che siamo.

Non si può iniziare a fare un calcio e dopo 5 giornate farne un altro. Bisogna dare continuità, numeri e schemi contano poco. Roma la vivo poco, devo ancora trovare casa. Sono isolato qui, ma capisco l’importanza della gara per la città e voglio viverla nella maniera giusta. Sono le partite che non vedi l’ora inizino.

Luis Alberto? Giocava nella zona gol a Torino. Giocava dietro a Ciro, ogni tanto si abbassava per questioni tattiche. Lui vuole toccare tanti palloni, ma gioca dietro a Immobile.

Per l’Europa è una partita importante. Sono innamorato dei miei giocatori, sono unici e per me sono sempre i più forti. Non mi va di fare polemica. Ultima chance? Non mi piacciono esagerazioni, provo sempre a sdrammatizzare. Il mondo non è bianco o nero, per per è grigio.

Pochi gol? La Juventus non è una squadretta (ride, ndr) lavoro per migliorare la squadra, non mi accontento mai. E’ presto per dare giudizi per qualsiasi cosa. A me piace come i giocatori stanno interpretando questa via, poi vedremo. Con la pausa Nazionali è complicato, alcuni giocatori hanno giocato con pochi allenamenti e comunque l’approccio è stato buono.

Arbitro? Io spero che non ci saranno problemi dopo. Ormai non è più un arbitro, sono almeno due e spero facciano un buon laovoro.

Messaggio a tifosi, quello di positività e supporto. Quello che hanno sempre fatto. Noi in campo dobbiamo dargli motivi per essere felici.

Scelte? So quali saranno. In questa gara devi fare le scelte basate su tutto, vedremo oggi la rifinitura e studieremo altre soluzioni.

Migliorare nel leggere i momenti? Le statistiche mi interessano fino a un certo punto. L’allenatore deve dare una mentalità alla squadra, è cosa tattica e mentale. Si lavora per questo ogni giorno. La qualità di un giocatore è anche nella testa, nell’essere un vincente. Ci vuole tempo.

Kamada? Ho parlato tanti di lui. Dopo la gara con la Juventus aveva dato tutto. Mi piace, molto duttile in tutto quello che fa. Ha un buon livello in tante cose, giocatore completo.

Non so che partita sarà, è difficile da dire. Rovella e Pellegrini ieri si sono allenati e li ho visti molto bene e molto carichi. Domani sicuramente li porto in panchina.

Emozioni della squadra? Delle mie parleremo dopo la gara, la squadra era in focus sulla partita.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Sostituzione Dybala fotografia del derby. Laziali troppo divisi” (AUDIO)

Giulio Cardone a ‘QUELLI CHE…’

Cardone a Radiosei: “La sostituzione di Dybala al derby fotografa la partita, La sua uscita è emblematica del modo di affrontare le partite della Roma.

Onestamente pensavo che l’isterismo della Roma al derby potesse essere argomento principale sui giornali dopo il derby. Invece a parte noi, non ne ha parlato nessuno se non genericamente. Invece fonti arbitrali autorevoli – come già detto ieri – sono stanche di questi atteggiamenti dei giallorossi al punto di giudicarli inarbitrabili.

Sono d’accordo sul fatto che si cerchi sempre un modo per mettere in mezzo i laziali così come ha fatto Amendola ieri, ma queste cose trovano terreno fertile anche perché sono stati commessi tanti errori in passato da parte della tifoseria laziale. Purtroppo nel mio ambiente i tifosi romanisti che ho incontrato sono tutti molto accesi e coinvolti al punto da risultare quasi impossibile che non mettano questo essere tifosi accecati negli articoli che scrivono.

E onestamente non passa anche questo concetto di “laziali pochi”. I tifosi biancocelesti sono 800.000 e non mi sembra un numero irrilevante. Mi chiedo come sia possibile che i laziali si dividano sui temi casalinghi quando la Lazio è attaccata da ogni direzione. Bisognerebbe essere più compatti e lasciar perdere le polemiche interne”.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Milinkovic si è fermato, ma contro le big…

Come riportato dalle pagine del Corriere della sera, Milinkovic in stagione non ha brillato per vena realizzativa e nel 2023 ha messo a segno un solo col contro il Milan lo scorso 24 gennaio.

Contro le grandi però il serbo di solito rende. Considerando le sfide a Milan, Inter, Juventus, Roma, Atalanta e Napoli ha segnato 17 delle 64
reti totalizzate in biancoceleste. Il 26% dei gol Milinkovic li ha realizzati negli scontri diretti. Alcuni di questi sono anche pesanti, come la rete all’Atalanta, nella finale di Coppa Italia del 2019. Ora, per invertire la tendenza, il Sergente ha bisogno di un altro gol.

Alessio Buzzanca

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NEWS

Striscioni razzisti a Firenze: indignazione a due velocità

“Le tue guardie non ti salveranno la vita. Zingaro per te è finita” e ancora:”Vlahovic zingaro di merda”. Sono due dei numerosi striscioni comparsi a Firenze all’esterno del Franchi la scorsa notte. L’obiettivo è il giocatore serbo ex Fiorentina, reo di aver accettato il trasferimento agli odiati nemici della Juventus.

L’argomento non è il disgusto provocato da questi striscioni razzisti e pericolosi. L’argomento è l’indignazione a doppia velocità della stampa. Per molto meno il tifo laziale è stato sbattuto in prima pagina con tanto di indignados di contorno a fare a gara a chi si dissociava con più forza.

Persino normali striscioni di scherno appesi al Ponte degli Annibaldi dopo l’ennesimo derby perso dalla Roma sono stati trasformati dalla stampa romana (ormai feudo giallorosso) in atti di eversione sui quali indaga la Digos. Salvo poi scoprire che nessuno ha indagato perché non c’era nulla da indagare. Semmai da rosicare.

Gazzetta, Corriere dello sport, Messaggero, Repubblica, nessuno fa eccezione. Tutti pronti a urlare al mostro quando si tratta di Lazio nascondendosi dietro alla presunta gravità dell’atto che giustificherebbe il risalto.

Tutto giusto. Peccato che quando si tratti di altre squadre, l’ineluttabilità, la gravità, la necessità, cedono il passo all’opportunità.

Questa volta è il caso degli striscioni contro Vlahovic che minacciano a morte il calciatore e in piena estasi razzista gli danno dello “zingaro”. Si legge sulla stampa: “Striscioni offensivi”, “Insulti a Vlahovic”, “La rabbia dei tifosi viola”, ma di razzismo e di minacce di morte nemmeno a parlarne.

Non ci si rende conto che questo doppiopesismo, questo benaltrismo opportunistico, serve solo a dar ragione a chi razzista o fascista lo è davvero e perseverando in comportamenti scorretti ancorché illeciti, ha la comoda foglia di fico della stampa di parte dietro cui nascondersi.

Pronto ad ergersi a vestale dell’antirazzismo (ma ad usum delphini) e a nascondere la testa sotto la sabbia quando non conviene, questo modo di fare giornalismo finisce per favorire la parte peggiore del tifo che col benaltrismo dettato da questa stampa riesce a giustificare qualsiasi nefandezza.

Alessio Buzzanca