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Peruzzi, Farris e Cecchi: come nasce il capolavoro all’ombra del derby

Un capolavoro. Non c’è altro modo per descrivere il derby vinto dalla Lazio per 3-0. Una tela stesa con cura in settimana. Inzaghi maestro. In campo lampi di colore. E che colori. Una vittoria del gruppo, nessuno escluso. Mai la Lazio negli ultimi tempi aveva affrontato un derby in maniera così perfetta: cuore e cervello. La sfida con la Roma ha alle spalle una preparazione mentale di sette giorni, mentre sull’aspetto tattico si è lavorato dopo la gara di Coppa Italia con il Milan. Quattro giorni in cui Inzaghi è stato un martello. E non solo lui perché Simone è uno e trino nel senso laico della frase. Farris e Cecchi sono un tutt’uno con il tecnico laziale. Attacco, difesa e centrocampo. Un ruolo attivo lo hanno avuto anche tutti i magazzinieri e massaggiatori. Dopo il ko dell’andata c’era voglia di riscatto. L’esultanza di Kolarov e le battuta di Totti su instagram che profetizzava una doppietta di Dzeko non sono passate inosservate. Immagini fissate e rievocate. Eccolo quel lavorìo costante sulla testa. 
ANGELO CUSTODE
Determinate l’apporto di Peruzzi. Angelo, che di derby ne ha giocati diversi, sapeva bene quali corde toccare. Tutti a tavola. Racconti di storie passate come quel gol di Di Canio il 6 gennaio 2005. Ha sfruttato il fatto che la squadra fosse in ritiro già da lunedì sera, proprio per la Coppa Italia. Era fondamentale l’approccio alla partita. D’altronde nelle ultime stracittadine era stato proprio questo il tallone d’Achille: poca cattiveria. Sabato invece la Lazio ha “menato”. Grinta e combattività, espresse su ogni pallone. E soprattutto pressing alto. In settimana Inzaghi a Formello ha sottoposto la squadra a sessioni infinite di video sulla Roma, inclusi quelli relativi ai match contro Bologna e Frosinone. Aggressione e ripartenze. Così voleva che la Lazio giocasse il suo derby. E così è stato. Ma c’è di più perché Simone e il suo staff l’hanno preparata contando sull’assenza di Manolas – durante il riscaldamento pre-partita sono cresciute non poco la consapevolezza e l’autostima del gruppo-. 
LINEA A TRE
Il problema principale poteva essere la difesa. Dzeko, Zaniolo ed El Shaarawy sono tre clienti scomodi. E qui c’è lo zampino del tecnico in seconda Farris. È lui a curare i movimenti del reparto arretrato. A Bastos ha detto di rimanere sempre concentrato perché aveva tutti i mezzi per vincere il duello con l’egiziano. Tienilo sempre d’occhio, anche se perdi un metro lo puoi recuperare, la raccomandazione. A Radu, invece, di giocare sul tempo e non sulla forza nel duello con Zaniolo. Tradotto, il romeno aveva l’obbligo di cercare sempre l’anticipo. Strakosha quello di richiamare costantemente i suoi. Acerbi quello più complicato: marcare Dzeko. E lo ha annullato. 
CENTROCAMPO E ATTACCO
A centrocampo c’è la mano di Cecchi. Il tattico. Milinkovic ha vinto tutti i duelli aerei. Doveva far valere il fisico nelle spizzate di testa e nelle sponde. Gli è stato consigliato di sfruttare molto il busto e le braccia. Cosa che ad esempio Badelj fa molto bene. Luis Alberto doveva preoccuparsi solo della qualità delle giocate. Molto semplici invece i compiti in avanti: movimento di Caicedo alle spalle dei difensori per propiziare le imbucate di Correa. Caricato a molla anche l’attaccante ecuadoregno. Il suo gol era stato predetto in settimana anche da Lotito. Ma al fischio finale, l’abbraccio del presidente ad Inzaghi non c’entra con i singoli: «Vittoria del tecnico? No, è la vittoria del gruppo».Ilmessaggero.it

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Grinta Acerbi, ha un conto aperto con la Roma

 Ci siamo. Finalmente ecco la vigilia del derby. Domani sera all’Olimpico Lazio e Roma si affronteranno in un match importante non solo dal punto di vista emotivo. In palio c’è anche il quarto posto, e una sconfitta sarebbe deleteria per entrambe le squadre. Chi ha tanta voglia di giocare la gara è Francesco Acerbi. Il leone biancoceleste è carico, come si evince anche dal post Instagram di ieri in cui ha affermato che questo derby varrà una stagione. In realtà il numero 33 della squadra di Inzaghi ha un motivo in più, qualora non ce ne fossero già tanti, per non vedere l’ora che arrivi la sfida di domani. Da quando ha esordito in Serie A infatti, Acerbi non ha mai vinto contro la Roma con le maglie di Chievo, Sassuolo e Lazio. 11 gare contro i giallorossi senza vittorie. Solamente 5 pareggi e 6 sconfitte, l’ultima proprio nella sua prima stracittadina. E’ arrivato il momento di “dare uno schiaffo” a questo tabù sia per Acerbi sia per lanciare la Lazio verso il quarto posto. Cittaceleste.it

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Liverpool-Roma, tifoso si dichiara colpevole per l’aggressione a Sean Cox

Un tweet dell'edizione britannica di Sky Sport News annuncia che il tifoso della Roma Simone Mastrelli si è dichiarato colpevole davanti alla Corte di Preston Crown per l'aggressione a Sean Cox prima della sfida d'andata tra Liverpool e Roma nella scorsa stagione di Champions League.

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Radu veterano biancoceleste: sabato la sua presenza numero 17 nei derby

Stefan Radu è il Capitano senza fascia della Lazio. Il giocatore con più esperienza (340 presenze complessive) e di conseguenza con più derby giocati (16). Il bilancio non è positivo, 9 sconfitte, 3 vittorie e 4 pareggi. Fra le vittorie quella più importante del 26 maggio. Nessun gol, ma due espulsioni che raccontano di quanto il romeno viva visceralmente la stracittadina. Sabato arriverà per Radu il 17esimo gettone nei derby, aggancerà Ledesma. Ancora lontani i mostri sacri Wilson, Favalli e Piola.

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Difesa alla riscossa: Acerbi super, Bastos-Patric sorprendono

Una prima che stupisce. E che fa quasi strabuzzare gli occhi. L’inedita difesa della Lazio sorprende per compattezza e solidità. Da incerottata, quasi derisa e poco equilibrata, la retroguardia biancoceleste ha tenuto botta alla squadra e al centravanti del momento, destando grande sorpresa. Il nuovo terzetto formato da Patric, Acerbi e Bastos non solo ha retto l’urto, ma se l’è cavata benissimo contro Piatek e compagni. L’unico che non ha stupito è l’ex del Sassuolo. Lui è una garanzia, quello che ha marcato a vista il temibile attaccante polacco, non facendolo quasi muovere e respirare, seguendolo come un’ombra. Tanto che il bomber milanista, spesso e volentieri, si allontanava dalla sua zona, ma anche con Patric e Bastos la musica non cambiava affatto. Ed è stato così, anche per Paqueta, Borini e compagni. Appena si era sparsa la voce nel primo pomeriggio di ieri sul recupero prodigioso di Bastos e sulla conferma di Patric come centrale, la rassegnazione regnava sovrana nell’ambiente biancoceleste. I tre difensori non solo hanno dato battaglia, dando tutto e qualcosa di più, ma hanno mostrato di avere una certa affinità. Un feeling che promette bene pure per il derby, anche se i ritorni di Radu (ieri squalificato) e di Luiz Felipe, faranno rivedere ancora una volta ogni cosa all’allenatore. L’esame però è stato superato. Difficile dire chi tra i tre sia stato il migliore: il rientrante Bastos, anche per le non perfette condizioni fisiche, probabilmente è stato il più bravo. Il suo doppio intervento prima su Paquetà e poi su Piatek al quarto d’ora della ripresa è stato acclamato come se fosse un gol. Da un certo punto di vista chi ha sorpreso in maniera positiva è stato Patric.
IGNORATO MA PUNTUALE
Fischiato durante l’annuncio delle formazioni per quanto ha fatto a Siviglia, lasciando il campo lentamente durante una sostituzione, è quello che non ha sbagliato nulla e ha giocato col cuore. Il suo comportamento in Europa League ha rischiato di lasciare strascichi interni, ma col Milan si è ripreso qual cosina, meritandosi anche i complimenti dei compagni su un paio di buone chiusure su Borini. Di sicuro non brilla per qualità, ma lui e i suoi compagni di reparto ieri sera hanno offerto una prestazione coi fiocchi, con qualità e tanto cuore. Era quello che chiedeva la gente. Il derby s’avvicina e lo spirito di ieri sera mostrato col Milan promette bene. Ilmessaggero.it

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Lazio, il problema è il gol

In totale controtendenza rispetto alla scorsa stagione, alla Lazio sta mancando il gol. Se nel 2017/18 il numero delle reti segnate era quasi anomalo, nel 2018/19 la musica è completamente diversa. Immobile è l'emblema dell'inversione di tendenza: solo 6 gol nelle ultime 9 partite, 4 gol nelle 8 gare del nuovo anno. Luis Alberto non trova la via della rete da tempo, lo stesso Correa non segna dalla gara contro l'Eintracht Francoforte all'Olimpico. Milinkovic ha ridotto il suo apporto e i gol su calcio piazzato latitano. Inzaghi sembrava aver trovato la parziale soluzione con tutti i giocatori di qualità in campo, ma gli infortuni hanno stravolto anche questa svolta tecnica. Per la Champions servono i gol, per la Coppa Italia idem. 

 

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Immobile-Piatek, la finale passa dai bomber

Lazio e Milan possono già stasera mettere in discesa la loro Coppa Italia e di conseguenza anche la stagione. Con la Juventus fuori dalla coppa nazionale, questa diventa una ghiotta occasione per provare ad alzare un trofeo in questa annata.

Le due squadre arrivano all'andata della semifinale di Coppa Italia con due condizioni nettamente diverse: il Milan sta bene fisicamente, mentalmente e anche dal punto di vista della classifica in campionato; la Lazio al contrario ha perso qualche punto ed ha la coperta corta per qualche infortunio di troppo. 

All'Olimpico questa sera sono attesi soprattutto due giocatori: Ciro Immobile e Krzysztof Piątek. Le sorti di Lazio e Milan passeranno inevitabilmente dai piedi di questi due attaccanti che, come le loro squadre, vivono due periodi diversi.

Inarrestabile il polacco, che ha conquistato il cuore dei tifosi del Milan e non sbaglia un colpo davanti ai portieri avversari. Da quando veste la maglia rossonera, ha siglato in tutte le competizioni ben sette goal. A quota 18 goal complessivi, compresi ovviamente quelli segnati con il Genoa, tallona da dietro Cristiano Ronaldo nella classifica marcatori.

Sottotono, ma comunque da protagonista, la stagione di Ciro Immobile rispetto agli standard degli ultimi due anni. Fino ad ora sono 11 i goal messi a segno in Serie A per l'attaccante della Lazio, che ha comunque trascinato i biancocelesti anche in Coppa Italia nei quarti contro l'Inter.

Piatek arriva a questa semifinale, tra l'altro, dall'ennesimo goal del suo campionato, venerdì sera contro l'Empoli. Immobile invece è rimasto forzatamente a riposo, per il rinvio della gara contro l'Udinese.

Questa sera Gattuso e Inzaghi non potranno fare a meno dei loro diamanti, mentre qualche dubbio rimane sul resto delle formazioni. La Lazio probabilmente si presenterà con una inusuale difesa a quattro, date le assense, con Lucas Leiva spostato davanti a Strakosha. goal.com

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Una Coppa per non avere più rimpianti

Lazio-Milan è soprattutto Inzaghi contro Gattuso. Giovani, emergenti e con tanta voglia di vincere. Un attaccante e un centrocampista. Il primo ha vinto lo scudetto in biancoceleste con una Lazio tra le più forti di sempre. L’altro con la maglia del Diavolo si è cucito addosso tutti i trofei possibili. Pippo Inzaghi il trait d’union tra i due. Si conoscono, si stimano. Non lo hanno mai negato. Stasera si ritroveranno contro per la quinta volta. L’equilibrio regna sovrano. Tre pari e un successo per 2-1 in campionato la scorsa stagione. Simone ha il dente avvelenato, quella volta la differenza la fece un colpo di mano di Cutrone. In Coppa Italia invece decisero i calci di rigore. Cerca vendetta. E soprattutto la svolta positiva di una stagione che sta virando sempre più al grigio. C’è bisogno di ritrovare le tinte biancocelesti, anche perché il trofeo Nazionale è diventato l’obiettivo principale. L’eliminazione in Europa League e una lotta per il quarto posto sempre più in salita hanno deviato la strada. Centottanta minuti per capire davvero che Lazio è. Il modo in cui ha perso a Siviglia ha lasciato un retrogusto amaro. Una sorta di rimorso per quello che poteva essere e non è stato.
SENZA RIMPIANTI
Questo è il momento di non avere più rimpianti. Una gran parte della stagione si decide nella semifinale d’andata in programma stasera. Lo stesso vale per il Milan sempre più creatura identica al suo allenatore. Non gioca un gran calcio ma non molla mai. Ha fame e rabbia. Non è un caso che Gattuso ora sia padrone del quarto posto e faccia sogni di gloria più grandi. Il campionato ancora lungo e l’Europa League salutata in modo troppo affrettato hanno trasformato la Coppa Italia in un obiettivo da centrare ad ogni costo. Lo scorso anno il sogno è stato distrutto dalla Juve cannibale. Stesso discorso per la Supercoppa di più di un mese fa. Il fatto che dall’altra parte ci siano Atalanta e Fiorentina rende il tutto più ghiotto. Inzaghino come Ringhio viaggiano da tempo sul quel confine sottile che divide affermazione e “fallimento”. Ecco perché vogliono a tutti i costi essere all’Olimpico nella finale di maggio. Come in uno strano gioco crudele Lazio e Milan si trovano di nuovo agli opposti. Nella sfida di novembre in campionato erano i rossoneri ad avere l’infermeria piena. Stasera saranno i biancocelesti a presentarsi con gli uomini contati. In particolar modo in difesa. «Siamo in emergenza e cercheremo di ovviare. In questi ultimi allenamenti abbiamo provato a cambiare per vedere chi può adattarsi ai ruoli scoperti» ha sottolineato Inzaghi che poi ha indicato la via: «Abbiamo avuto 4 giorni per lavorare e dobbiamo farci trovare pronti e dovremo dare il massimo. Sarò soddisfatto se vedrò la mia Lazio fare una grande gara, concedendo poco ai rossoneri. Sappiamo che sono micidiali nelle ripartenze e dovremo essere bravi a fare la partita, tenendo il campo nel migliore dei modi». Gattuso non nasconde il vento a favore ma avverte: «Sicuramente stiamo attraversando un buon momento, però sappiamo che sarà una partita difficile da affrontare. La vittoria della Coppa Italia manca dal 2003? Pensiamo a preparare bene questa partita, al resto ci penseremo dopo. Entusiasmo nello spogliatoio e tra i tifosi merito di Piatek e Paquetà? Merito della squadra, così come merito loro che stanno facendo bene. Siamo contenti che ci sia entusiasmo da parte dei nostri tifosi. Dobbiamo essere bravi noi a tenere alto l’entusiasmo e poi vedremo dove arriveremo». Non ci sarà la cornice delle grandi occasioni, *visto che saranno meno di 30 mila i tifosi presenti all’Olimpico. Una scelta che non è piaciuta molto alla società biancoceleste: ci si aspettava una risposta maggiore in una gara che vale tantissimo per il club. Coppa Italia e Derby due sfide che non possono avere uno stadio con spazi vuoti perché a rimetterci è la squadra in campo e nessun altro. Il Messaggero

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Lazio-Milan, circa 25.000 spettatori: entro domani l’orario ufficiale del Derby

L'orario del derby è un rebus difficile da risolvere. Sicuramente, visti i tempi stretti, fra oggi e domani dovrà arrivare una comunicazione ufficiale. Da una parte DAZN, che avendo l'esclusiva del match, non ha nessun interesse a spostare la partita il pomeriggio. Dall'altra la questura, che preferirebbe gestire afflusso e deflusso con la luce del sole. Al di la del fatto che la decisione andava presa prima e non al ridosso della stracittadina, vedremo chi vicnerà questo braccio di ferro: la palla ora passa al Prefetto. Intanto stasera ci saranno circa 25.000 spettatori per assistere alla semifinale d'andata di Coppa Italia contro il Milan. La Lazio è delusa, come dimostrano le parole del responsabile del marketing della società Marco Canigiani: "I tifosi dicono di voler partecipare a grandi obiettivi, forse vogliono farlo solo a parole". 

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Coppa Italia e derby, è iniziata una settimana che vale il futuro

Il 1° luglio Simone Inzaghi festeggerà vent’anni di Lazio, ma non è detto che lo faccia alla Lazio. Arrivò nell’estate che avrebbe portato al secondo storico scudetto, centravanti voluto e comprato da Cragnotti, e di quella cavalcata fu un protagonista assoluto. Da allora ha lasciato il mondo biancoceleste solo per due brevi parentesi (sei mesi alla Samp, un anno all’Atalanta) ma sempre in prestito. Il cordone con questo ambiente non si è mai spezzato del tutto, insomma: nel 2010, quando gli infortuni lo hanno spinto a mollare il campo, è rimasto con Lotito come allenatore arrampicandosi dagli allievi regionali fino alla panchina che occupa oggi. Oggi, già: nella prossima stagione potrebbe non esserci più, benché abbia un contratto fino al 2020. I rapporti tra la Lazio e Inzaghi vivono un momento difficile. La società ritiene di avere un organico migliore di quanto non dica la classifica. Imputa al tecnico di non avere sfruttato l’organico in tutto il suo potenziale, evitando di dare fiducia ad alcuni calciatori nei quali si credeva molto (Badelj, ad esempio), e riflette anche sulle responsabilità dei tantissimi infortuni che stanno condizionando il cammino. Simone, al contrario, si aspettava qualcosa di più dal mercato. Anzi, molto di più, non tanto a gennaio quanto in estate: riteneva di avere gettato le basi per meritarsi i giocatori utili per provare a compiere un salto di qualità ulteriore. È una contrapposizione forte, a volte portata avanti con reciproca cortesia, a volte in modo ruvido. Per questo Inzaghi oggi è un allenatore in bilico: il suo futuro sarà deciso dai risultati che otterrà in quest’ultima parte di stagione, ma soprattutto in Coppa Italia. Se riuscirà a vincerla, resterà anche l’anno prossimo. Altrimenti la sua conferma sarà difficile, o anche impossibile: perso quel trofeo, sarà decisivo l’esito del campionato e solo un finale eccellente potrebbe convincere Lotito ad andare avanti con lui. La qualificazione alla Champions è diventata complicatissima, la conferma in Europa League è ritenuta indispensabile. E in questo senso l’esito del derby previsto per il 2 marzo avrà un’importanza doppia. La sfida di domani con il Milan vale dunque per la Coppa Italia e per Inzaghi, ma l’allenatore l’affronterà senza giocatori importanti e con alcuni uomini fondamentali in grave difficoltà fisica. Corrieredellasera.it