Diciassette stavolta non gli porta fortuna. Immobile segna al Napoli per la sesta volta consecutiva, raggiunge coi gol in questo campionato il numero della sua maglia, ma sorride amaro al Maradona. I tifosi biancocelesti criticano la sua uscita spensierata, ma si perdono qualche sfumatura: è vero che saluta tutto il Napoli, chiede scusa a Manolas, abbraccia l'amico Insigne prima di rientrare negli spogliatoi. Ma, eccome, se si lamenta: applaude ironicamente Di Bello, che non se ne accorge per fortuna. E' chiaro che l'arbitro abbia condizionato e rovinato questa partita. Voleva essere Ciro subito a indirizzarla lanciando Lazzari in area. Quella smanacciata di Hysaj sì che era rigore, non quello sanzionato poi precedentemente con la revisione al Var. Immobile comunque non s'arrende e si danna l'anima: viene murato, tira dalla distanza. Prova a pareggiare i conti sui penalty, quando Politano lo tocca mentre calcia. Niente, Di Bello non fischia. E c'è pure il danno, oltre la beffa. Perché Ciro è costretto a giocare quasi zoppicante il resto della gara. Rischia di restare nel tunnel, ma poi s'affaccia nella ripresa e sgomita ancora. Ci prova di testa, svirgola in semirovescita. Finché Pereira non lo pesca in area e, lui, stavolta a giro non sbaglia. Immobile timbra, ma la Lazio rischia comunque di salutare in anticipo l'Europa che conta.
DECISIONE CONTESTATAPoco importa che Milinkovic trovi la quarta perla su punizione in trasferta. Non cancella quella sua maledetta gamba alta: «Non si può mai fischiare un rigore così dopo 5 minuti in una partita importantissima. Sergej prende la palla assicura mister Farris e Manolas abbassa la testa. Al massimo è punizione a due in area. Tra l'altro sul ribaltamento di fronte ci sarebbe stato il penalty su Lazzari e l'espulsione di Hysaj ultimo uomo per la trattenuta». Il risultato finale però è un 5 a 2, che arresta la rimonta delle ultime 5 vittorie consecutive in Serie A. E' vero, la Lazio ha ancora una gara in meno (col Torino) rispetto a Napoli, Juve e Atalanta, ma ora lunedì potrebbe non bastare nemmeno vincere col Milan: «L nostra corsa non è assolutamente finita. Non possiamo arrenderci adesso, dopo l'ultima cavalcata. La squadra ha trovato la forza dopo il 4 a 0 per provare a riaprire la gara, la reazione c'è stata».
NON E' FINITACol senno di poi anche i cambi hanno fatto la differenza: «Abbiamo deciso con Inzaghi nell'intervallo di far entrare Cataldi e Pereira rivela ancora Farris e in effetti ci hanno dato una scossa. Pure i gol tuttavia hanno dato una spinta emotiva. La verità è che non abbiamo difeso bene e siamo stati poco concreti nell'area avversaria. Invece il Napoli è stato feroce e determinato con giocate dei singoli di grandissima qualità». S'arresta qui la sua guida portafortuna, prima sconfitta: «Non vedo l'ora che torni Simone, il comandante deve stare al suo posto in panchina».
A. A. – Il Messaggero