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Gabrielli: “Da oltre 15 anni industria calcio esposta a ingerenza malavita”

Il capo della polizia Franco Gabrielli ha parlato in Commissione Antimafia dei cosiddetti "eventi anomali" nel campo delle scommesse sportive. E' stato infatti costituito – ha spiegato nel corso di un'audizione – un gruppo interforze che dal 2013 ad oggi ha analizzato 77 episodi anomali. "Le iniziative di approfondimento hanno permesso di verificare la fondatezza di 11 di questi eventi per il 2014-2015". Attualmente sono in via di approfondimento "36 segnalazioni; 17 delle quali riguardano la stagione in corso". Gabrielli ha poi fatto sapere "che da oltre 15 anni c'è la consapevolezza che l'industria del football nazionale sia esposta a ingerenze da parte della delinquenza comune e organizzata". "Da oltre 15 anni – ha aggiunto il Capo della Polizia – c'è la consapevolezza che l'industria del football nazionale è esposta a ingerenze delinquenza comune e organizzata. Sono documentati casi di contiguità e intrecci con ambienti malavitosi in cui sono coinvolte società sportive, calciatori e indotto del calcio". "Il crimine intravede nella gol economy l'occasione per ampliare traffici illeciti e insinuarsi in modo pervasivo sul tessuto sociale", ha proseguito. "Nei 75 incontri calcio caratterizzati da scontri, queste criticità rappresentano uno dei fronti più impegnativi per l'ordine pubblico: al 31 marzo sono stati impiegati in occasione delle partite contingenti di polizia per oltre 165mila persone". Gabrielli ha poi espresso "sincera gratitudine a Governo e Parlamento per aver ripristinato istituto dell'arresto in flagranza per differita". "Negli ultimi anni la criminalità ha perseguito una articolata strategia di infiltrazione: il segmento più a rischio è il calcio minore perché si incorre in minore livello di esposizione", ha chiarito Gabrielli.

ansa.it

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Europa League: 17 punti per la matematica certezza

Dopo il pesante 0-3 subìto dal Napoli domenica sera, in casa Lazio i conti si fanno soprattutto per centrare l'obiettivo Europa League, quello inizialmente dichiarato sia dal club sia dal tecnico, Simone Inzaghi. Come riporta Il Corriere dello Sport, considerato che alla seconda manifestazione continentale accederanno tre club italiani – due direttamente, l'altra passando dai preliminari – per non mancare il bersaglio la Lazio deve arrivare a quota 76, ovvero fare 16 punti nelle sette gare che restano. Il parametro resta la classifica attuale, con l'Inter issata a quota 55, sommando 21 punti potenziali i nerazzurri arriverebbero a 76; considerando il pesante passivo dell'andata, 3-0 per Icardi&Co contro i biancocelesti, il conto è servito. Detto che il 21 maggio all'Olimpico c'è lo scontro diretto con i nerazzurri, già il prossimo turno può essere decisivo: Inter impegnata nel derby e Lazio in trasferta a Genova. Ovviamente, ogni passo falso dei meneghini comporta un vantaggio per i biancocelesti, se espugnassero Genova poi Biglia&Co incontrerebbero il Palermo in casa, con i nerazzurri in visita al Franchi, prima di affrontare il Napoli alla 34esima, mentre i romani avrebbero l'ultima stracittadina della stagione. Il destino europeo della Lazio passa dai suoi piedi, il Genoa del figliol prodigo Juric è il primo ostacolo da superare immediatamente, un altro passo falso stavolta sarebbe incomprensibile alla luce di quanto fatto finora dalla Lazio.

 

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La Juventus molla Keita: verità o strategia da affare last minute

Che siano reale intenzioni o una strategia impossibile comprenderlo fino in fondo, ma secondo il quotidiano Leggo la Juventus avrebbe deciso di mollare la presa su Keita Balde Diao. Questo almeno trapelerebbe da fonti bianconere, una scelta che, se trovasse conferma anche a Formello, aiuterebbe il presidente Claudio Lotito a provare a trattenere la punta tanto cara al tecnico Simone Inzaghi. Da mesi infatti, con tanto di virgolettati del ds Igli Tare, si dà per scontata una trattativa “clandestina” tra il senegalese e la Vecchia Signora, con l'ipotesi estrema che vedrebbe il numero 14 aspettare i Campioni d'Italia anche fino alla scadenza del contratto il prossimo giugno. Scendendo nel dettaglio, smentita pienamente dal dg Marotta la possibilità di inserire il croato Marco Pjaca nella trattativa, prestito per due stagioni senza riscatto ed un conguaglio. Infine, sull'ex canterano del Barcellona occhio all'Inter: l'amicizia tra Calenda infatti e il diesse nerazzurro Sabatini potrebbe portare ad un affondo sul calciatore, soprattutto ora che i nerazzurri hanno superato l'ostacolo Fair Play Finanziario avendo fatto 30 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno scorso.

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Lotito vs Agnelli: se Keita non rinnova pronto lo sconto all’amico Milan?

Non si sono mai amati, e mai lo faranno… Questo il senso della relazione Claudio Lotito-Andrea Agnelli, presidenti di lazio e Juventus che stasera si giocheranno la Coppa Italia. Come ricorda la Repubblica, i due non si sono mai piaciuti. Già nel settembre 2014 quando, durante un’assemblea di Lega, tra i due si sarebbe sfiorata la rissa su multiproprietà e seconde squadre. In mezzo a questa amara dialettica spesso è finita la Figc e la sua prima poltrona, prima e dopo l’elezione di Tavecchio come presidente. La prima volta vinse Lotito, perché Agnelli all’epoca sosteneva l'outsider Demetrio Albertini, con la recente conferma al secondo mandato, Agnelli ha spinto Tavecchio, spedendo Lotito fuori dal Consiglio Federale, sgarbo che il presidente della Lazio non dimentica. Passando al prato verde, lì è un monologo: tre finali (una di Coppa Italia e due di Supercoppa), tre successi bianconeri. La battaglia potrebbe spostarsi nelle stanze del mercato, lotta più dura perché la Lazio al momento non concede la clasuola rescissoria – così la Juve ha portato via Pjanic e Higuain e Roma e Napoli – anche se su Keita pesa la scadenza al 2018. Il senegalese, con Milinkovic, è nel mirino di Allegri. Il serbo sarebbe gradito ad Allegri, anche perché gli ricorda per potenza e tecnica Pogba, ma il prezzo è già schizzato a 40 milioni; la Vecchia Signora nicchia, ma è pronta ad affondare già dal giugno 2018, nonostante l'ex Genk abbia rinnovato fino al 2022. Come detto, situazione differente per Keita: pur di non trattare con il “nemico”, i bianconeri hanno intenzione di aspettare altri 12 mesi e prenderlo a zero. La contromossa di Lotito, se il ragazzo proprio non vorrà rinnovare, è cederlo subito al Milan dell’amico Fassone per una ventina di milioni. Almeno 10 in meno del suo valore: è disposto perfino allo sconto, il presidente della Lazio, pur di non vedere il “suo” Keita nella Juve di Agnelli.

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Tulli: “Storace mi chiese di rinunciare alla Lazio: sbagliai a dire sì”

Pierino Tulli, imprenditore nel settore della Logistica, nel luglio 2004 fu l'unico vero rivale di Claudio Lotito nella corsa all'acquisto delle quote della Lazio. Il club capitolino, come è noto, fini all'imprenditore che agiva nel settore della pulizia negli ospedali, asl e altro. Settanta anni, Tulli si racconta in un'intervista al Corriere della Sera, questi i passaggi riguardanti il suo approdo sfumato alla Lazio:

Come andò la scalata alla Lazio?

«Il funzionario della Unicredit che aveva ereditato il crac di Cragnotti mi disse: “Noi a Lotito non gliela vogliamo dare, dacci 24 milioni di euro ed è tua. Fecero anche una verifica sulle mie società».

Lei aveva già avuto guai con il fisco.

«Quaranta contenziosi tutti vinti. Unicredit si convinse che avevo la liquidità necessaria. Però dovevo prendere un mutuo per circa 400mila euro al mese. Eppure ero quasi deciso per il sì. Sono laziale».

Che accadde allora?

«Mi chiamò Francesco Storace, allora era presidente della Regione. Mi disse “ritirati, sponsorizzo Lotito”».

Siamo sicuri di questa versione?

«Era la mezzanotte del 18 luglio 2004 quando squillò il telefono. Era lui. Gli dissi “va bene”. Fu uno sbaglio».

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Il decollo dell’Aquila Igli: il volo di Tare in seno alla Lazio

E' arrivato sottovoce, come direbbe Marzullo, ma ora quando parla tutti ascoltano, difficile contraddirlo soprattutto in questo momento. Come racconta La Gazzetta dello Sport, era l'estate 2008 quando Claudio Lotito si ritrovò senza direttore sportivo a causa delle dimissioni di Walter Sabatini è andato via. Dopo le solite consultazioni, l'imprenditore romano optò per la soluzione interna: Igli Tare, scarpini appena appesi, 35 anni, reduce da tre stagioni da punta con un magro profilo (54 gare e e 4 gol in A) dopo esser arrivato in Italia nel 2001, Brescia e Bologna le sue maglie. Lotito affida subito al dirigente albanese il ruolo di coordinatore della squadra, solo nel 2009, dopo aver conseguito il diploma da d.s., diventa l’uomo mercato di Formello. A Lotito piace per la sua conoscenza del calcio internazionale, dopo 5 stagioni in Germania, dove conosce la moglie Sandra, Tare parla 6 lingue, vanta contatti tra agenti ed ex compagni di squadra. Tare preferisce fidarsi in primis del suo fiuto, ore e ore a studiare partite in video, se c'è l'aria dell'affare parte dritto verso il campo a conoscere di persona il giocatore. Vuole conoscere anche l’uomo: raccoglie informazioni sul carattere, cerca di parlare con i familiari. Se pensa di aver fatto centro propone l’acquisto a Lotito, passando per le esigenze dell’allenatore. Qualcuno dice che lavora come i direttori sportivi di una volta: parole che Tare accetta come un complimento.

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Lazio-Milan è Lucas contro Lucas

Lucas contro Lucas, una sfida nella sfida. Domenica pomeriggio non sarà unicamente Lazio-Milan, ma anche e soprattutto con confronto più meno diretto tra due calciatori che durante l’estate si sono dati il cambio nello spogliatoio di Formello, così come nello scacchiere biancoceleste disegnato da Inzaghi. L’addio dell’argentino è considerato un vero e proprio tradimento per il tecnico laziale che a più riprese – nella passata stagione – aveva esaltato le qualità dell’ex centrocampista dell’Anderlecht al quale la società aveva deciso di assegnare la fascia da capitano. Fiducia mal ripagata, per un giocatore che – allo stato dei fatti – non ha mai orientato il suo futuro professionale verso i colori biancocelesti. In questi pochi mesi la Lazio ha sostituito il regista con Lucas Leiva; all’interno dello spogliatoio è arrivata quella musicalità brasiliana sinonimo di felicità, e soprattutto sinonimo di vittoria: con l’ex centrocampista del Liverpool la Lazio ha vinto quel trofeo tanto a lungo inseguito da Biglia e mai afferrato. Dopo aver saltato l’esordio in campionato contro il Crotone per infortunio, il regista rossonero ha giocato una manciata di minuti contro il Cagliari per poi mettersi a disposizione della sua Nazionale; oggi – dopo aver giocato contro Uruguay e Venezuela – tornerà a Milano per preparare il suo ritorno da ex allo stadio Olimpico: di fronte avrà il suo recente passato, ma anche un presente che lo vede oggi dall’altra parte della barricata, con Lucas Leiva pronto a complicargli la vita.

Lazio-Milan è anche Lucas contro Lucas, Brasile contro Argentina, il jogo bonito contro la garra; Leiva e Biglia, due mediani truccati da registi, due centrocampisti avvezzi ad alzare l’argine, con poca confidenza con il gol e tanta corsa nelle gambe. L’argentino nelle sue stagioni laziali ha saputo riempire il campo con la sua fisicità e le sue giocate ordinarie – da metronomo – che hanno spinto la Lazio verso campionati apprezzabili, ma mai vincenti. Il contrario di Lucas Leiva, che nella sua prima notte di nozze coi biancocelesti ha saputo prendere per mano la squadra fino alla vittoria, contro una Juventus incastrata nella trama di Inzaghi, messa alle corde da una manovra più snella – meno macchinosa – maggiormente verticale. Domenica pomeriggio nell’arena del Foro Italico saranno di fronte due giocatori dall’opposta filosofia di vedute; il brasiliano ha cercato e voluto la Lazio, puntando sul nuovo progetto biancoceleste, dall’altra ci sarà un giocatore che ha mortificato le strategie societarie e la fiducia mal riposta di un tecnico che lo aveva messo al centro di un nuovo progetto dal respiro europeo. Dopo aver battuto la Juventus in finale di Supercoppa Italiana, la Lazio cercherà di tracciare il suo nuovo percorso prima del debutto in Europa League affrontando un Milan rinnovato, negli uomini e nello spirito. Ma Inzaghi ha già studiato i punti deboli della formazione di Montella: uno lo conosce benissimo. E ha tutta l’intenzione di approfittarne.

Il Tempo – Simone Pieretti

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Marchegiani: “Più facile sostituire Keita che Biglia”

Luca Marchegiani, campione d'Italia con la Lazio il 14 maggio 2000, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, si esprime sulla prima stagione intera targata Simone Inzaghi così come sul mercato che verrà. “E' stato importante dare continuità al percorso del tecnico, bravo a far crescere la squadra migliorando individualmente i giocatori, adattando anche le formazioni alle varie fasi della stagione – spiega l'attuale opinionista di Sky – Più facile sostituire Keita o Biglia? Keita, perché l'argentino è risultato particolarmente adatto al modo di pensare di Inzaghi, creando con lui un feeling particolare; il senegalese non è un riferimento del gioco del tecnico. Sarà un peccato perdere un giocatore come l'esterno per la Lazio, ma anche per l'esterno perchè a Roma aveva trovato la base ideale per crescere. I loro sostituti? Tare saprà fare le scelte migliori per la Lazio”. L'ex estremo difensore ha parlato anche di de Vrij e Milinkovic. “L'olandese, se in condizione per giocare con continuità, restando sarebbe un grandissimo acquissto – dice alla Rosea – Il serbo è giovane e fortissimo, forse neanche lui sa dove potrà arrivare. Per me il centrocampo della scorsa stagione – Biglia, Parolo e Savic – era il migliore della serie A per l'assortimento delle doti”. Un pensiero anche per Strakosha. “Già pronto da titolare? Non lo so, scelta delicata ma è stato bravo a diventare il titolare. Sul campo si è guadagnato credibilità, non conosco bene la situazione, so che la porta della Lazio è pesante. Ma se hanno fiducia in lui, allora va bene. Come secondo meglio un esperto che sappia gestire le varie situazioni, con un altro giovane avremmo una competizione che avrebbe anche risvolti negativi”.

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Stasera la Champions definisce la data della Coppa Italia: Inzaghi prepara il maxi turn-over

Lotito 60 (anni, oggi), Immobile 30 (gol in stagione), Inzaghi 70 (punti in classifica). Giorni di festa per la Lazio, che a 3 giornate dalla fine del campionato è già matematicamente qualificata ai gironi di Europa League. Il 7-3 alla Samp, davanti a più di 40mila tifosi felici, è l'ennesima perla di una stagione storica. Eguagliato il record delle vittorie (21), Inzaghi è a due passi da quello dei punti (72 nel 2000). Poi segna tanto, questa squadra: ha la seconda media-gol di sempre in Serie A (dati LazioPage). Ben 17 le reti da palla inattiva. E se va in vantaggio, difficile che non vinca: è successo 18 volte su 19 (solo il Milan l'ha bloccata sull'1-1). La cooperativa del gol (a segno in 18) è giovane, anche: dal 23' della ripresa, domenica, in campo tutti nati negli anni 90 (a parte Lulic). Numeri da urlo, ma ora la concentrazione è per la finale di Coppa Italia.

Le grandi manovre per la partita, in programma mercoledì 17 se stasera la Juve eliminerà il Monaco, sono già iniziate. Sabato a Firenze, contro i viola, sarà maxi-turnover: i titolarissimi vanno tutelati. Di sicuro riposeranno i vari de Vrij, Biglia e Immobile. Probabile panchina anche per il top player Milinkovic e lo scatenato Keita. Al momento la probabile formazione anti- Juve è questa, schierata con il 3-5-2: Strakosha; Bastos, de Vrij, Wallace; Basta, Parolo, Biglia, Milinkovic, Lulic; Immobile, Keita. Ovvio che però Hoedt e Radu in difesa, Lukaku a centrocampo e Felipe Anderson in attacco cercheranno di mettere in difficoltà Inzaghi nelle scelte.

Per esempio Anderson va considerato in ballottaggio con l'amico Keita, comunque in vantaggio. Insomma giorni intensi per Inzaghi, tra finale e contratto: "Il rinnovo dovrebbe essere una formalità", ha detto il tecnico. Ha parlato di un incontro già in settimana, possibile rinvio dopo la Coppa: i tifosi chiedono alla società di blindare l'allenatore capace di riportare l'entusiasmo nell'ambiente biancoceleste. Con l'Europa in tasca, il rinnovo è scattato automatico fino al 2019, ma le cifre dell'ingaggio sono da rivedere: non bastano i 700mila euro previsti da quell'accordo, la società proporrà un milione più bonus. Ci sarà da trattare, alla luce dei risultati e dei (numerosi) corteggiatori. Ma poi la firma arriverà e si potrà programmare il futuro, magari con Keita: mentre de Vrij è davvero destinato all'addio, il colpo di scena sul senegalese non è più utopia. Ci sarà tempo per parlarne, ora conta il campo e quella affascinante sfida alla possibile regina d'Europa.

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Luis Alberto: il gol al Genoa primo passo per riprendersi la Lazio

Magari in Zona Cesarini, ma anche il desaparecido arrivato da Liverpool via La Coruna sta provando a riprendersi la Lazio. Il gol di Luis Alberto al 91' ha sì evitato la sconfitta della Lazio al Genoa, lo spagnolo è entrato così nella lista dei marcatori di Inzaghi (con il gol di Djordjevic in Coppa Italia sono 16, ndr), una rete che rappresenta il primo passo per convincere Inzaghi a dargli più spazio, anche in ottica conferma per il prossimo anno. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, il 24enne spagnolo è costato alla Lazio 5 milioni, cifra non altissima per chi avrebbe dovuto sostituire Candreva. Fino alla prova di Marassi il fantasista sembrava un corpo estraneo, solo 6 presenze per 198'. Erano tante le aspettative sull’ex stellina del Barcellona B (in squadra con Deulofeu), che nel 2013 i Reds acquistarono dal Siviglia per 8 milioni di euro pur senza un minuto di Liga alle spalle. In Inghilterra il ragazzo di San José del Valle non ha sfondato, più fortunato il ritorno in Spagna prima in prestito al Malaga e quindi al Deportivo la Coruna. Le difficoltà del numero 18 a Formello sono iniziate subito: in ritardo come condizione atletica, senza dimenticare il difficile adattamento tattico, lui che già in sede di presentazione disse che “preferiva giocare accentrandosi vedendo più campo rispetto a quanto accade giocando esterni”. A novembre, ha confidato i suoi problemi col calcio italiano: «Non è quello che mi aspettavo. La dinamica di gioco è differente, non sono abituato». Pian piano la situazione è migliorata, anche se il percorso resta decisamente deficitario. Due spezzoni di partita prima del debutto da titolare col Crotone (8 gennaio; il bis una settimana dopo con l’Atalanta) per poi ripiombare nel tunnel anche per qualche guaio fisico. Altri spiragli da part-time contro Chievo e Cagliari. Col Genoa Inzaghi lo ha inserito al 35’ della ripresa, al posto di Parolo. Per giocarsi l’ultima carta a caccia del pareggio. Missione compiuta da Luis Alberto che nella gioia del dopo partita ha sottolineato: «Da qui alla fine del campionato, se l’allenatore mi sceglierà mi farò trovare pronto». Il contratto con la Lazio scadrà nel 2021, il futuro romano di Luis Alberto resta tutto da scrivere.