FROSINONE, ITALY - AUGUST 14: Felipe Anderson of SS Lazio in action during the Pre-Season Friendly match between SS Lazio v US Sassuolo at Stadio Benito Stirpe on August 14, 2021 in Frosinone, Italy. (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)
Patric e Marusic dal primo minuto
Lazio (4-3-3): Strakosha; Lazzari, Patric, Acerbi, Marusic; Milinkovic-Savic, Lucas Leiva, Luis Alberto; Zaccagni, Immobile, Felipe Anderson. A disp.: Reina, Adamonis, Hysaj, Kamenovic, Akpa Akpro, Cataldi, Basic, Luka Romero, Raul Moro, Cabral. All.: Sarri.
Mattia Zaccagni, nel match program della S.S. Lazio, ha presentato la gara contro il Sassuolo valida per il trentunesimo turno della Serie A: “Andremo ad affrontare una squadra forte e ben organizzata, che ottiene risultati importanti da anni: i neroverdi sono diventati un club temuto da tutti ormai”.
DERBY
“Averlo saltato è stata una grande delusione, mi è dispiaciuto molto non aver potuto aiutare i miei compagni in una partita cosi sentita. Per quanto riguarda la Nazionale, con il debutto contro la Turchia ho coronato il sogno di ogni bambino e sono estremamente felice per questo”.
IL PERCORSO
“Sassuolo mi porta bene, è vero: quest’anno ho già realizzato 3 gol contro gli emiliani e spero di ripetermi anche stavolta. Con Sarri sono migliorato tanto, soprattutto a livello di continuità di prestazione ed anche in zona gol. Sono però consapevole di poter fare ancora di più. A livello di squadra invece abbiamo il dovere di provare a regalarci un grande finale di campionato e ce la metteremo tutta”
In un intervista al quotidiano ‘El Periodico’, Pedro ripercorre le tappe della stagione e della sua nuova avventura biancoceleste: “Quest’anno è stato frenetico all’inizio ma poi mi sono divertito molto dal mio arrivo alla Lazio. Sono molto felice, anche se al momento non siamo vicini ai nostri obiettivi. Uno di questi era di finire tra i primi quattro, il che è molto difficile al momento”.
L’ESSERE PROFESSIONISTA
“I soldi sono importanti perché ti permettono di aiutare la tua famiglia e gli amici che non se la passano bene. Credo questo aspetto sia importante per tutti. Alla fine, ogni professionista cerca il miglior lavoro possibile per vivere al meglio. Ma a dire la verità, quando ho iniziato a giocare non pensavo ai soldi. Non credo che nessun giovane pensi a fare milioni o a vivere bene. Pensavo solo a vivere e godermi le esperienze, per esempio giocare con Leo Messi. Da quando sono qui alla Lazio ci sono molti compagni di squadra che si stupiscono quando glielo racconto, è qualcosa di più bello che guadagnare soldi”
Basta rinvii, basta mettere la polvere sotto il tappeto e posticipare alcune scelte fondamentali per il futuro. Il modus operandi non cambia, siamo arrivati ad aprile senza avere certezze. A cominciare da Sarriche l’altro giorno ha visto Lotito senza novità di rilievo per quanto concerne il suo rinnovo fino al 2025 annunciato alla cena dello scorso Natale dal presidente. Anzi, da amore incondizionato, si è passati a una vigile attesa quasi che la qualificazione alle prossime coppe europee fosse un elemento decisivo per andare avanti nel progetto cominciato la scorsa estate. Dubbi alimentati da un derby perso malamente e da una posizione in classifica malinconica che non lascia più spazio al sogno Champions. Per carità, la società ha tutto il diritto di giudicare il lavoro di Sarri anche con i risultati ma sarebbe delittuoso arrendersi prima di cominciare la rivoluzione. E poi, tecnico a parte, ci sono tanti altri nodi da sciogliere legati anche alla scelta dell’allenatore. Ad esempio molti giocatori andranno via a parametro zero e bisognerebbe provare a chiudere in fretta per altrettanti senza pagare il cartellino (Romagnoli, Vecino, Mertens, solo per citarne alcuni). Sono stati indicati da Sarri ma è questo il momento decisivo per chiudere e, invece, è tutto bloccato. Senza motivo apparente, così come bisognerebbe annunciare il prolungamento del contratto del diesse Tare piuttosto che quelli relativi ad altri settori importanti del club. Il futuro della Lazio è adesso, servirebbe il Lotito decisionista di una volta, quello con le idee chiare. Temporeggiare non serve a nulla se non a rimandare scelte necessari per tornare a sognare traguardi che, al momento, sono preclusi. La strategia usata finora ha portato buoni risultati ma, per farli diventare migliori, c’è bisogno di cambiare passo, fare investimenti e soprattutto scegliere gli uomini a cui affidarsi. Il Tempo
Due settimane dopo il derby, la Lazio cerca il riscatto all’Olimpico contro il Sassuolo (domani alle 18). Per presentare la sfida, alle 14.15 il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha preso la parola in conferenza stampa a Formello.
Vi siete confrontati con Lotito durante la sosta? “L’ho visto solo ieri e avevamo l’obiettivo di parlare con i giocatori. L’ho fatto prima io e poi lui. Abbiamo fatto una partita inspiegabile contro la Roma, non tanto nel risultato ma per l’atteggiamento. Si può perdere ma con un altro tipo di reazione. Sono incazzatissimo con i giocatori e anche con me stesso. Avevo avuto la sensazione che la carica emotiva non era quella giusta, ho cercato di intervenire ma probabilmente non l’ho fatto in maniera giusta. Ora orgoglio e reazione, senza pensare ad altre storie”.
Su Lazio-Sassuolo…
“I ragazzi sono rientrati principalmente ieri, con noi hanno fatto un solo allenamento. Non potevo trovarli brillantissimi, il derby ha lasciato scorie che vanno trasformate in energia positiva contro una delle squadre più forti d’Italia.Pretendo un finale buono da parte di tutti. Il derby è da riscattare solo con un finale di alto livello. Dal punto di vista caratteriale voglio vedere un grande livello”.
Il futuro? “Vedremo. Per ora il mio futuro è il Sassuolo”.
Come ha ritrovato Immobile dopo la Nazionale? “Ci ho parlato e gli ho detto quello che penso. Che sta diventando il caprio espiatorio della Nazionale e sa benissimo cosa c’è dietro. Io al suo posto saprei cosa fare, ora vediamo cosa deciderà lui”.
La mancata qualificazione dell’Italia? “Rimango sempre della mia idea. Le nazionali non rappresentano più un movimento del Paese. Si fanno discorsi di massimi sistemi, ho sentito sparare cavolate mostruose sui problemi del calcio italiano. Contro la Macedonia è stata una partita in cui fai 35 tiri in porta, ne subisci 2, perdi e vai fuori. Qui però stiamo 30-35 anni indietro, ma nessuno parla di strutture. Quando io parlo dei terreni di gioco, mi dicono che mi lamento. Abbiamo pagato questa mancata cura di tutti i particolari. Se vedi la Bundesliga in tv, poi cambi canale e metti una partita di Serie A ti chiedi: ‘ma dove ca**o sono finito?”.
Come sta Basic? “Involuto no, ma ci aspettavamo una crescita più veloce. Sicuramente rappresenterà il futuro della Lazio, non ho dubbi”.
Come stanno Marusic e Lazzari? “Ha fatto tutto l’allenamento, ma si porta dietro un vecchio problemino che ogni tanto gli dà fastidio. Non penso sia in bilico. Lazzari sta tornando al meglio, ha già fatto un paio di apparizioni”.
Per quale motivo secondo lei ci sono queste partite di blackout totale? “L’aspetto tattico non c’entra niente. Il motivo è difficile da scovare: se uno di noi lo avesse capito, avremmo già curato gli effetti. Ultimamente la squadra non dava più segnali di questo tipo, ci siamo capitati nella domenica meno opportuna. Dobbiamo capire se dipenda dalle caratteristiche dei giocatori, sicuramente dobbiamo evitare che ricapiti una cosa del genere”.
“Giorgio l’ho frequentato anche quando andammo a giocare negli Usa, lui nei Cosmos e io col Chicago. Quando ci incontrammo, mi chiese di rimanere da lui a New York. Dopo un lungo giro finimmo a Little Italy dove nei ristoranti c’erano le sue foto con la maglia della Lazio e non con quella del Cosmos. Lui andava là perché voleva parlare di Lazio. Da lì ho capito che gli mancava la Lazio e la sua gente nonostante lì fosse amatissimo e osannato.
Da lì in poi ho imparato ad apprezzare Giorgio come uomo perché quando eravamo compagni di squadra non avevo l’età giusta e la sintonia per approfondire.
Il dolore per la scomparsa di Maestrelli
Anni dopo parlando con lui al Fleming mi confessò che dopo la morte di Maestrelli si sentiva perduto, senza uno scopo. Era una bella persona, un uomo buono.
Quando da giocatori ci dividemmo in fazioni, fu per motivi sciocchi. Avevamo poco più di vent’anni e ci scontrammo per cose futili: donne, macchine, leadership naturale confusa con prepotenza. Tutte cose fatte con leggerezza. Diventando uomini capimmo i valori e ci avvicinammo”.
Nell’ultima seduta pre-Sassuolo, Sarri ha dovuto fare i conti con l’assenza di Luiz Felipe. Il centrale – nonostante abbia lavorato ieri, sul campo – oggi non si è visto. A questo punto sembra chiara la voglia di non forzare i tempi di recupero, sempre che non ci sia stata una ricaduta. Patric-Acerbi la coppia centrale, mentre a sinistra – dopo le conferme di Sarri – ci sarà Marusic. Lazzari in vantaggio su Hysaj a destra. Da Leiva fino ad Immobile, la Lazio sarà quella titolare. Milinkovic e Luis Alberto affiancheranno il brasiliano; Zaccagni e Felipe Anderson Ciro.
Probabile formazione, 4-3-3: Strakosha; Lazzari, Patric, Acerbi, Marusic; Milinkovic-Savic, Lucas Leiva, Luis Alberto; Zaccagni, Immobile, Felipe Anderson.
“Quando parlo di Chinaglia, io lo associo spesso a Diego (Maradona, ndr). Due persone generose, che facevano molto più per gli altri che per loro stessi. Hanno pagato cari i loro errori, quelli commessi senza volontà di far male alle persone. Purtroppo ci sono stati sempre troppi avvoltoi intorno a loro, che cercavano sempre di prendere, mai di dare. Per loro ho litigato in giro per il mondo, perché la gente parla, parla senza conoscere niente. Li difendevo e li difendo ancora. Penso a Giorgio, a come è stato trattato in maniera indegna qui in Italia. E’ il minimo che io possa fare, per lui. Giorgio e Diego, che hanno portato il primo Scudetto a Roma e Napoli. Spavaldi, contagiosi, ti davano sicurezza e fiducia. Trovo tanti punti di contatto fra loro due. La loro bontà li ha fatti rimanere soli, paradossalmente. Giorgio ci ha dato la possibilità di uscire a testa alta e petto in fuori, Maradona ha cancellato il vittimismo che c’era a Napoli. Due bandiere, due icone assolute. La loro grandezza risiedeva nella grande umanità e nella immensa generosità. Facevo il raccattapalle a Long John, poi è stato il mio presidente. Quando ci ha lasciato pensavo a un pesce d’aprile di pessimo gusto”.
DERBY
“Sarri non poteva fare granché, la squadra è scesa in campo senza motivazioni. Sapere che già alla vigilia c’erano stati segnali preoccupanti è grave. Credo che i giocatori della Lazio debbano farsi un esame di coscienza“.