L’incontro negli Usa dopo la Lazio
“Giorgio l’ho frequentato anche quando andammo a giocare negli Usa, lui nei Cosmos e io col Chicago. Quando ci incontrammo, mi chiese di rimanere da lui a New York. Dopo un lungo giro finimmo a Little Italy dove nei ristoranti c’erano le sue foto con la maglia della Lazio e non con quella del Cosmos. Lui andava là perché voleva parlare di Lazio. Da lì ho capito che gli mancava la Lazio e la sua gente nonostante lì fosse amatissimo e osannato.
Da lì in poi ho imparato ad apprezzare Giorgio come uomo perché quando eravamo compagni di squadra non avevo l’età giusta e la sintonia per approfondire.
Il dolore per la scomparsa di Maestrelli
Anni dopo parlando con lui al Fleming mi confessò che dopo la morte di Maestrelli si sentiva perduto, senza uno scopo. Era una bella persona, un uomo buono.
Quando da giocatori ci dividemmo in fazioni, fu per motivi sciocchi. Avevamo poco più di vent’anni e ci scontrammo per cose futili: donne, macchine, leadership naturale confusa con prepotenza. Tutte cose fatte con leggerezza. Diventando uomini capimmo i valori e ci avvicinammo”.
Alessio Buzzanca