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‘9 GENNAIO’ – Castroman: “Il mio gol al derby una magia. Ritorno alla Lazio? Magari un giorno. E su Stam, Sinisa e Couto…” (AUDIO)

MARTIN LUCAS CASTROMAN in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Tutti noi che abbiamo giocato in questa bellissima società ci auguriamo il meglio; con il rientro di Sarri speriamo che la squadra cominci piano piano a risalire, ce lo auguriamo per i tifosi e l’ambiente tutto.

Al primo derby non capivo molto il significato di questa partita, ero arrivato da poco. Giocarlo, far gol pareggiare al 95′ quando la Roma stava per vincere lo scudetto e fare il giro in campo è stato una magia. Dopo quella partita ho capito veramente cosa fosse il derby. La settimana prima i tifosi sfidano i romanisti, anche poi sugli spalti. Si sente proprio per strada, è un po’ come Boca-River qui in Argentina; una cosa simile, speciale.

Un ritorno da svincolato alla Lazio? (Ride, ndr). Ormai ho 45 anni, magari più avanti come allenatore o comunque a lavorare per questa società: mi piacere tantissimo. Da 12 anni sto lavorando con i bambini in una scuola calcio costruita nel mio paese, voglio aiutarli a prescindere da quale futuro sceglieranno.

La mia Lazio? Non posso scegliere, era fortissima. C’erano dei ragazzi giovani che poi sono diventati campioni, vedi Nesta. Oppure ‘adulti’ come Peruzzi, che era fortissimo. Gli argentini tutti: Veron, Crespo, il Chiolo, Lopez. E ancora Nedved, Stankovic, Mihajlovic che ricordo sempre. Dopo è arrivato Stam. Erano tutti forti, non riesco a dirne uno soltanto. Ci sono stati tanti veri campioni, persone squisite.

Il più cattivo tra Stam, Mihajlovic e Couto? Nando (ride, ndr), era abbastanza ‘cattivo’. Stam sembrava, aveva la faccia cattiva ma era un ‘dolce di latte, come diciamo in Argentina. Anche Nando era simpaticissimo, il primo scherzo me lo fece lui in ritiro. In campo volevano vincere sempre e fuori sono persone meravigliose”.

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‘9 GENNAIO’ – Castroman: “La mia Lazio come il City di oggi. Taty forte per Baroni e l’Argentina. Quando Inzaghi distrusse la Ferrari di Crespo…” (AUDIO)

LUCAS MARTIN CASTROMAN in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

Il coro dei tifosi della Lazio (Village People “Macho Man”, ndr) ancora ce l’ho in testa, ogni volta che lo sento o mi chiama qualche laziale mi vengono i brividi. Giocare in quella fortissima Lazio, con tutti quei campioni d’Italia, con i capitani delle rispettive nazionali, è stato un orgoglio incredibile. Era il Manchester City di oggi, lo dico sempre. Potevamo anche vincere lo scudetto dopo quello del 2000.

Molti grandi giocatori di quella Lazio sono diventati tecnici ed il loro figli giocano in Italia. L’impressione è che sto diventando vecchio (ride, ndr). Ricordo che con Giovanni, figlio di Simeone, giocavo nel loro salotto di casa quando era un bimbo. Fa impressione e piacere, immagino che il Cholo abbia il petto grosso di orgoglio, come era sempre lui”.

Ricordo quando segnai con l’Udinese contro la Lazio. Non festeggiai, ci tenevo ancora tanto alla Lazio ed ai suoi tifosi.

Inzaghi e la Ferrari di Crespo

Hernan Crespo era senza dubbio uno degli attaccanti più forti. I suoi movimenti erano perfetti, dovevo solo alzare la testa e premiarli. Io, Nedved e Poborsky dovevamo solo servirlo. I difensori non riuscivano mai a sapere dove andava, noi invece sapevamo esattamente dove metterla. Ricordo il botto della sua Ferrari nel garage di Formello. Abbiamo visto la macchina di Simone Inzaghi sopra quella di Hernan. Purtroppo Simone gli è salito sopra la macchina distruggendola. Noi abbiamo riso molto, Crespo non tanto (ride, ndr). Le macchine si possono riparare, ma lui poteva anche buttarla e prenderla un’altra. Nessuno si è fatto male, ma è stato divertente vedere Inzaghi dentro la macchina con sotto la Ferrari“.

La Lazio di oggi

“So che in questo momento è settima in campionato, so che ha vinto la prima partita in Europa, conosco le prossime tappe che dovrà affrontare. Ho acquisito la licenza da allenatore, guardo partite e vediamo se riesco a trovare un buon club in futuro.

Non conoscevo Castellanos, lui in Argentina non ha giocato. Si sentiva il suo nome, è stato convocato dall’Argentina. C’è un ricambio in corso e vederlo in nazionale mi ha fatto un grande piacere. E’ un attaccante veramente forte, gli mancava solo un po’ di fiducia. E’ ancora giovane e può dare molto di più, nella Lazio ed in Nazionale“.

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‘SVB’ – Castroman: “Bellissimo veder giocare questa Lazio. Punto su Romero” (AUDIO)

Il mercato invernale di oggi non può reggere il confronto con gli anni di gloriosi dell’era Cragnotti. A quell’epoca nella sessione di gennaio della stagione 2000/2001 arrivò dall’Argentina un giovane di belle speranze: Lucas Castroman. Il suo nome si legò fortemente alla Lazio e al derby. Era il 29 aprile 2001, minuto 95. Quell’attimo per sempre resto griffato col suo nome. “La Lazio è stata un pezzo della mia vita, – racconta in Esclusiva su radiosei Castroman – mi fa piacere parlare con voi”. Nel frattempo viene trasmessa la radiocronaca del gol al derby e Castroman si emoziona: “Dopo 21 anni è incredibile risentire la cronaca del mio gol. Quando stavo in panchina guardavo Zoff e pensavo nella mia testa di mettermi perché non potevamo perdere la partita. Quel derby per me è stato meraviglioso, quel pareggio è stato come una vittoria, non solo in campo ma anche fuori: mi ha fatto rimanere nel cuore dei tifosi laziali”.

LA LAZIO DI OGGI – “Cerco di guardare la Lazio attuale e di non fare paragoni con il passato. Tutti i giocatori sono diversi, poi Luka Romero mi somiglia fisicamente, non ora (ride, ndr) ma al Castroman dell’epoca. Vedere la Lazio, dopo quella di Simone Inzaghi, giocare con la palla al piede e passare dalla difesa all’attacco con il possesso è bellissimo. Questa credo sia l’arma in più di Sarri. Poi Milinkovic, Luis Alberto e Immobile fanno la differenza, come nei miei anni Veron, Crespo, Nedved”.

LUKA ROMERO – “Luka Romero finché deve giocare tante partite e dimostrare le sue qualità. Giocare una partita e una no è difficile, ma questo non significa che sto dicendo qualcosa contro Sarri. La Lazio l’ha preso da ragazzino, ha tanto tempo davanti, deve dimostrare tutto come ha già fatto intravedere quando è entrato. Ogni ingresso è stato molto positivo, ora deve continuare sempre di più a dimostrare. Per me in assoluto è meglio giocare, ma questo non significa che debba andare in un’altra squadra. Io ho sempre preferito giocare e per questo sono andato via dalla Lazio”.

SPALLETTI – “Spalletti è una bellissima persona, nonostante sia ststao dall’altra parte nella Capitale (si riferisce alla Roma, ndr). Con lui ho avuto da subito un rapporto bellissimo: stavo andando via dalla Lazio, sapevo che mi voleva a Udine, l’ho chiamato e mi ha dato quella confidenza che il giocatore deve avere dal suo mister. Lavora tantissimo sulla testa, sta dietro a ogni giocatore e se fai bene e lo ascolti ottiene risultati come quest’anno”.