Sarri aveva progettato il colpo a Pisa, da bissare contro il Cagliari. Non è riuscito. Non si può sbagliare stasera, prima di affrontare l’Inter a San Siro. E’ riuscito a rialzare il muro difensivo, a far difendere una squadra che non sapeva più farlo. Ora però non sa fare gol. La Lazio ha centrato nove
punti nelle ultime cinque partite. Sono tre i clean sheet di fila. Ma in 5 gare su 9 non ha segnato. Più si va avanti e più diventa dura. Il trittico di partite Juve-Pisa-Cagliari non permette a Mau di cambiare mezza squadra, neppure di fare due-tre cambi. Pensa solo alla sostituzione di Pellegrini con Lazzari, piazzando Marusic di nuovo a sinistra.
Sarri fa e disfa, smonta e rimonta, usando il poco che ha. I fantasmi tornano puntualmente a visitarlo e ad accompagnarlo: «Sono partite in cui dovresti cambiarne 4-5. Stiamo pagando una serie di cose, ma stiamo
rimanendo a galla. Non perdiamo da 5 partite, per il momento va bene così. L’obiettivo lo conosciamo, creare 6-7 giocatori da tenere in una squadra competitiva», un altro passaggio delle dichiarazioni di Pisa. Alla squadra chiede più qualità, ma non si inventa: «Dobbiamo diventare più qualitativi». A Pisa, con il doppio tridente, prima Isaksen-Dia-Zaccagni e poi con Pedro falso nueve e Noslin, c’è stata poca pericolosità: «Nel finale ho visto i nostri difensori che non andavano a farsi dare la palla, non avevano più energie da spendere, e si sentivano al limite dell’errore. Lanciavamo lungo, con tre piccoletti. Un controsenso». Il paradosso nel quale Sarri è impigliato. Corriere dello Sport