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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lotito ha perso la battaglia politica e non lo accetta. Il 2025 della Lazio? All’insegna del ridimensionamento” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“C’è il calcio del terreno di gioco e quello che si gioca nelle stanze di potere e anche questo conta. Tuttavia questo non può diventare un alibi per la società che ha avuto 6 mesi per lavorare. Ora il mercato non va fatto con le parole, il presidente ha detto che aveva grandi progetti in estate e che i soldi ci sono, quindi aspettiamo e vediamo cosa accadrà.

L”altro calcio’, definiamolo così, è protagonista in modo particolare da un anno, da quando dall’allora presidente della Lega Casini, voluto da Lotito, si è passati a Simonelli, portato da Galliani ed ex commercialista di Berlusconi. Il presidente Lotito, che più che i soldi ha avuto sempre a cuore il potere, ora ha contro Simonelli, la Lega quindi, e la Federcalcio: è una battaglia politica che Lotito ha perso e non accetta. Le battaglie dovrebbe portarle avanti per la Lazio ma le personalizza molto, tant’è che ne paga le conseguenze la Lazio stessa.

Nel 2025 della Lazio c’è stato il ridimensionamento. Adesso Lotito ha l’opportunità di fare mercato: non credo ci sia la fila per alcuni calciatori biancocelesti. Castellanos non ha numeri da goleador, Tavares è stato messo da parte da Sarri. Per la Lazio fare mercato sarà molto difficile così come sarà complicato accontentare Sarri, ma vediamo, aspettiamo i fatti”.

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Legge di Bilancio, in commissione è scontro tra Lotito e Gasparri

Nel maxi-dossier sulla nuova legge di Bilancio – 4.093 pagine che raccolgono 5.742 emendamenti – c’è un nome che spicca più di tutti: quello di Claudio Lotito. Il senatore e presidente della Lazio ha firmato 268 proposte, risultando il vero recordman della partita parlamentare. Numeri che mettono in difficoltà perfino il suo capogruppo, Maurizio Gasparri, che di emendamenti ne ha controfirmati 135 ed è costretto all’arduo compito di scegliere cosa segnalare e cosa lasciare fuori dalla rosa. 

Come riporta La Stampa, il problema di fondo è aritmetico: Forza Italia ha presentato 677 emendamenti, più di qualsiasi altro gruppo di maggioranza, ma con soli 20 senatori potrà segnalarne appena 39. Una sorta di “lista Champions” con regole rigidissime. Nel centrodestra la distribuzione è già fissata: 123 emendamenti per Fratelli d’Italia, 57 alla Lega, 16 a Noi Moderati. 

Proprio ieri, mentre il presidente della Commissione Bilancio Nicola Calandrini (FdI) proponeva di rinviare a oggi pomeriggio l’ufficializzazione degli emendamenti segnalati per consentire un’ulteriore scrematura, in casa Forza Italia è andato in scena uno scontro accesissimo. Lotito avrebbe accusato Gasparri di non sostenere adeguatamente le sue istanze – un episodio non nuovo, considerando che ogni volta che le sue proposte vengono scartate il senatore biancoceleste reagisce in modo piuttosto energico. Lo riporta Calcioefinanza.it

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Lazio, la contestazione a Lotito in politica: la reazione del partito

Questa volta lo striscione non era appeso ai piani alti di un edificio prospiciente piazza del Parlamento, e questa volta prima di “Libera La Lazio” non c’era scritto “Lotito” ma “Forza Italia”, perché’ il grido di dolore di quella parte di tifosi biancocelesti che sta contestando il presidente della società’, senatore FI, e’ stato srotolato proprio davanti all’ingresso della sede del partito, nella centralissima piazza San Lorenzo in Lucina. Un salto di livello che ha innescato la reazione dei parlamentari FI, come il vicepresidente della Camera, Giorgio Mule’, che stigmatizza come “da giorni si ripetono episodi di contestazione intorno ai palazzi della politica che riguardano il presidente della Lazio, Claudio Lotito”. “L’ultimo in ordine di tempo – annota appunto – e’ uno striscione apparso questa mattina nei pressi della sede di Forza Italia. So quanta passione, accompagnata da un impegno costante nell’interpretare il ruolo sociale di una societa’ sportiva, contraddistingue l’azione di Claudio. Lo considero ammirevole e di esempio. Cosí come considero legittimo il dissenso, anche la critica piu’ dura purche’ sempre all’interno del rispetto che si deve a tutti”. “E so quanto coraggio e determinazione ha avuto il presidente Lotito nel denunciare situazioni al limite o anche oltre la legalita’ proprio per salvaguardare quella stragrande maggioranza di tifosi da strumentalizzazioni. E’ proprio quello che potrebbe accadere – avverte allora Mule’ – tentando di far avere un ruolo che la politica non puo’ e non deve avere”. Si schiera anche il senatore FI Dario Damiani, dicendo che “gli attacchi al collega e amico Claudio Lotito da parte della tifoseria organizzata sono ingenerosi e strumentali. Il senatore Lotito sta lavorando, fin dall’inizio del suo mandato in Parlamento, con il massimo impegno, con grande professionalita’, capacita’ e dedizione. Qualita’ che contraddistinguono da sempre anche il suo impegno imprenditoriale nel mondo del calcio come in altri settori”. “Nessuna protesta – assicura – potra’ cancellare questo dato di fatto. Chi lo attacca, evidentemente non conosce la passione con cui Lotito porta avanti il suo ruolo, che e’ da tutti riconosciuta e apprezzata”. Un altro senatore FI, Mario Occhiuto, spiega che “in questi anni di lavoro in comune in Senato, ho avuto modo di apprezzare ancora di piu’ Claudio Lotito, il suo impegno, le capacita’ e la tenacia con cui porta avanti le nostre idee, la dedizione al bene comune, le qualita’ professionali e umane che lo caratterizzano. Le sue doti imprenditoriali e politiche sono sotto gli occhi di tutti”. “Per questo – riprende – trovo ingenerosa e assolutamente fuori luogo la polemica portata avanti da alcuni tifosi laziali, che inscenano manifestazioni contro un presidente che dovrebbero, invece, ammirare”. “Conoscendolo, so bene che Claudio continuera’ a lavorare come e piu’ di prima, senza farsi minimamente influenzare da queste proteste ingiustificate e ingiustificabili”, e’ il messaggio che arriva anche da Occhiuto.

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Nuovo Presidente della Repubblica: Istruzioni per l’uso

Lunedì 24 gennaio dalle 15 avrà inizio la chiama per l’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica italiana. Da recenti sondaggi, solo una minoranza di italiani conosce la procedura che porterà al Quirinale il nuovo capo di Stato e dunque avanti col Bignami. Il Presidente rimane in carica per sette anni e viene eletto dalle due Camere (Senato + Camera dei Deputati) in seduta comune e dunque a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati e presiedute dal presidente della Camera Roberto Fico. Al suo fianco siederà la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Ai 315 senatori e 630 deputati, vanno aggiunti i senatori a vita (che attualmente sono sei: Napolitano, Monti, Segre, Cattaneo, Rubbia e Piano) e i 58 delegati eletti dai Consigli regionali (tre per ogni regione, tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno) nella misura di due per la maggioranza e uno per l’opposizione. Per un totale attuale di 1.009 grandi elettori.

Fino all’emergenza Covid si svolgevano due chiame (votazioni con chiamata nominale) al giorno o al massimo una il primo giorno e due i successivi. In epoca di pandemia, vista la durata imponente delle operazioni dovuta alla sanificazione e al distanziamento a turni, ci sarà un solo voto al giorno e si comincerà alle 15 di lunedì 24 gennaio.

Per le prime tre votazioni (e dunque sino a mercoledì 26 gennaio compreso) servirà la maggioranza dei due terzi dei voti (673) per eleggere il Presidente. Cosa in questo momento altamente improbabile vista la poca convergenza su un nome “forte”. Dalla quarta chiama, dunque da giovedì 27 gennaio, si comincerà a fare sul serio perché servirà la maggioranza assoluta (505). La data di scadenza esatta del mandato del presidente Mattarella è fissata per giovedì 3 febbraio 2022. Se per quella data non dovesse esserci ancora un nome, Mattarella continuerà in prorogatio a vestire la carica di Capo di Stato sino a elezione valida.

L’accesso all’Aula di Montecitorio, consentito solo se in possesso di Green pass “base”, avverrà dal lato sinistro dell’emiciclo con un massimo di 50 grandi elettori alla volta. Si voterà per fasce orarie, in ordine alfabetico, a partire dai senatori a vita, poi senatori, deputati e delegati regionali. Dunque la prima a essere chiamata sarà la scienziata Elena Cattaneo.

Un po’ di storia: il primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento fu Luigi Einaudi il 12 maggio del 1948. Enrico De Nicola ebbe la carica di Capo provvisorio dello Stato che gli venne conferita dall’Assemblea costituente il 28 giugno 1946. Con l’entrata in vigore della Costituzione (1 gennaio 1948) assunse – ai sensi delle disposizioni transitorie della stessa Carta – il titolo di Presidente della repubblica sino alla prima elezione Parlamentare (quella appunto di Einaudi) avvenuta il 12 maggio del 1948 e dunque per meno di quattro mesi e mezzo. Tutti i Presidenti da Einaudi in poi sono rimasti in carica per sette anni con l’eccezione di Antonio Segni che nel dicembre del 1964 si dimise dopo appena due anni e mezzo di mandato perché colto da trombosi cerebrale e Francesco Cossiga che si dimise il 28 aprile del 1992 a causa del terremoto elettorale del 5 aprile 1992, tre mesi prima della scadenza naturale del 3 luglio 1992.

Alessio Buzzanca