Nonostante un possesso palla superiore al 60 per cento, i biancocelesti sono riusciti a subire tre gol vanificando tutte le prodezze dei loro gioielli, a conferma che la fase difensiva non funziona proprio. È vero che ci sono errori individuali clamorosi, come il goffo passaggio arretrato di Hysaj, l’indecifrabile uscita da rigore di Strakosha e il tunnel di Marchizza a Luiz Felipe, ma è altrettanto vero che i numeri dicono sempre la verità e dopo la prima giornata di ritorno rappresentano una Lazio più Zemaniana che Sarriana: 37 gol incassati, più o meno come le squadre in lotta per non retrocedere, di cui 3 con il Bologna, 4 con il Verona, 4 con il Napoli in crisi, 2 con il Cagliari all’Olimpico dove l’Udinese ne ha fatti 4 e l’Empoli, appunto, addirittura 3.
Segnali di un malessere evidente, su cui il tecnico toscano dovrà lavorare in attesa che il mercato (reso impossibile dall’indice di liquidità negativo e dagli errori commessi nei due anni precedenti) gli porti in dono almeno un mancino di ruolo e un centrale alternativo agli attuali titolari, Luiz Felipe (a scadenza di contratto) e Acerbi (rilanciato con troppo anticipo e perso dopo pochi minuti per una ricaduta più che mai prevedibile). Proprio la gestione del difensore azzurro dimostra quanto Sarri faccia fatica a ruotare gli interpreti scelti per costruire la squadra titolare: l’azzardato recupero di Acerbi costringerà la Lazio ad affrontare la partita con l’Inter e anche quelle successive con un reparto arretrato ancora meno competitivo del solito.
Allenatore, giocatore e staff medico hanno contribuito in parti uguali alla confezione di un errore che a questi livelli non si può commettere, soprattutto se in difesa hai i giocatori contati. Anche contro l’Empoli, nonostante il rigore sbagliato da Immobile (il sesto sugli ultimi undici calciati in A), a salvare la Lazio sono state le stelle, che in realtà stanno tenendo in piedi tutto il nuovo corso.
Ciro, comunque in gol per la quattordicesima volta in campionato, Luis Alberto, stranamente poco preciso nelle conclusioni dal limite, e soprattutto Milinkovic, autore di due gol e un assist, hanno determinato la grande fase offensiva biancoceleste (oltre venti conclusioni verso la porta) con il contributo eccellente di Felipe Anderson e Zaccagni. Eppure lo spagnolo e il serbo, a rotazione, sono finiti sotto processo da agosto fino ad oggi: si narra, all’interno del club, che con la loro cessione dovrebbe nascere il rivoluzionario ciclo della Lazio e in particolare di Sarri (ancora in attesa del contratto sventolato da Lotito durante la cena di Natale). Noi, ovviamente, vogliamo credere che sia solo una favola che circola e non certo la realtà. Corrieredellosport.it