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Lazio, quanto sei cresciuta negli anni. Proprio le gare con la Fiorentina lo dimostrano

Quasi come fosse una sostituzione. La Lazio ha, a tutti gli effetti, preso il posto della Fiorentina. Nei primi anni di gestione Lotito, ancora in grave difficoltà economica, faceva fatica a stare fra le prime della classe. La Fiorentina, all’epoca in mano ai Della Valle, trascinata dai vari Mutu, Toni, Gilardino e Jovetic, si era invece stabilizzata nella parte alta della classifica. E a confermare che i toscani in quel periodo fossero più forti ci sono i risultati delle singole partite e gli esiti dei vari campionati. Nelle stagioni 2006-07, 2007-08 e 2008-09 la Fiorentina batte tre volte su tre la Lazio (curiosamente sempre 1-0) e (senza contare penalizzazioni) conquista rispettivamente 8, 20 e 18 punti in più. Differenza evidente, come quella che si è creata, a parti invertite, negli ultimi anni. Nel 2010-11 i biancocelesti tornano a vincere a Firenze e finiscono il campionato stando sopra. Non solo: negli ultimi 12 confronti diretti a Firenze la Lazio ha fatto il pieno di punti in 8 circostanze, finendo in classifica 9 volte in una posizione migliore (viola sopra l’ultima volta nel 2015-16). La squadra di Sarri si presenterà al Franchi con la miglior difesa della competizione (5 reti subite) ed essendo l’unica ad aver subito un solo gol nelle gare giocate in trasferta (i biancocelesti ne hanno disputate meno di chiunque altro). Saranno fra l’altro tutti a disposizione del tecnico. Vincere vorrebbe dire agganciare Udinese e Milan al terzo posto, portandosi a -1 dall’Atalanta e a -3 dal Napoli. Il tutto prima di dover affrontare proprio friulani e bergamaschi nei prossimi due turni di campionato. Vincere tutte e tre le partite significherebbe avere, mal che vada, la certezza del secondo posto in classifica. Ma per confermarsi ad alti livelli bisogna ragionare una partita per volta. Inserendosi gradualmente nella corsa Champions. Quasi come fosse una sostituzione…

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Patric, da escluso della lista Uefa (2018) a unico sempre titolare. Lazio a Firenze con la miglior difesa del campionato

Dal collettivo, al singolo. La Lazio si presenterà questa sera al Franchi di Firenze avendo la miglior difesa del campionato: i biancocelesti non incassavano appena 5 gol nelle prime 8 partite giocate in Serie A dalla stagione 2001-02 (all’epoca c’erano, fra gli altri, Nesta e Stam), e, dopo le due reti incassate dall’Atalanta a Udine, è, seppur con una gara in meno alle spalle, la squadra ad aver subito meno reti in A (proprio insieme a quella bergamasca). Strano a dirsi, considerando che per anni il problema della Lazio era proprio la fase difensiva. Nelle sette edizioni di campionato precedenti a quella in corso (266 partite di Serie A) i biancocelesti avevano infatti subito 353 reti (1,3 di media a partita), la Juventus, nello stesso lasso di tempo, 219, l’Atalanta 316 gol (37 in meno della Lazio), la Roma 307 (46 in meno), l’Inter 273 (80 in meno). Il rendimento difensivo è quindi cambiato totalmente, con Sarri che più volte, fin dalla scorsa stagione, ha spiegato quanto per lui fosse importante che la squadra trovasse il giusto equilibrio (al punto da sacrificare spesso Luis Alberto in panchina). Il lavoro è stato lungo, ma alla fine il tecnico ha ottenuto la solidità tanto desiderata. Il miglioramento del collettivo ha permesso anche a Patric di crescere. Lo spagnolo è l’unico, dell’intero reparto difensivo (portiere compreso) ad aver giocato tutte e otto le prime giornate di campionato da titolare. Non solo: ha giocato più lui (663 minuti su 720), che non Romagnoli (565), Casale (146) e Gila (65). Considerando che nel 2018 Patric venne escluso dalla lista Uefa perché poco considerato (lui se ne lamentò anche sui social con un post “sono umile ma non stupido”) e che a gennaio, se non fosse stato per il veto di Sarri, sarebbe stato ceduto (aveva un accordo con il Valencia), è evidente quanto sia cresciuto e quanto abbia lavorato su se stesso. Errori pacchiani come quelli che permisero ad El Shaarawy (nel derby che costò a Pioli la panchina nel 2015) e Laxalt (in una partita col Genoa del 2018) di segnare di testa (non il loro punto di forza) non li commette più. Anche i tifosi, perfino quelli che più lo criticavano, gli hanno sempre riconosciuto grande impegno. Proprio per quello Patric è cresciuto, sfruttando il miglioramento di tutta la fase difensiva. Partendo dal collettivo Sarri è riuscito a mettere anche i singoli nelle condizioni di rendere al meglio. E, come nel caso di Patric, anche di sorprendere.
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Immobile e l’amore per ottobre: segnò il suo primo gol in carriera e in nessun altro mese ha realizzato più reti

Un po’ di sfortuna, un po’ di imprecisione. Per questo Ciro Immobile ora si aggrappa alla cabala. L’attaccante della Lazio, rientrato dall’infortunio, è rimasto a secco contro Spezia e Sturm Graz. Nella prima gara ha fallito un rigore, nella seconda gli è stato annullato un gol per fuorigioco millimetrico (ravvisato solo dal Var). Il capitano biancoceleste ha però in ottobre il suo mese di grazia. Ed è così da sempre: il 27 ottobre 2010 realizzò la sua prima rete nei professionisti (era un Lecce-Siena, segnò di destro dal limite dell’area dopo esser stato servito in profondità). Domani contro la Fiorentina deve riprendere per mano la squadra e aiutarla a vincere la quarta partita di fila in A. Contro i viola, fra l’altro, segna senza distinzione che sia all’Olimpico (3 volte) o al Franchi (sempre 3), trovando almeno una rete in sei degli ultimi otto scontri diretti. Spesso i suoi gol sono anche pesanti: nel 2018-2019 realizzò l’unico gol dell’andata e timbrò anche nell’1-1 del ritorno. Nel 2019-20 regalò ai suoi la vittoria all’ultimo (2-1) e da quel momento la Lazio cominciò una straordinaria cavalcata che le portò 33 punti in 11 partite. Dicevamo delle reti a ottobre: da quel Lecce-Siena non si è praticamente più fermato. Tenendo conto solo dei club Immobile a ottobre ha segnato 38 volte, più che in qualsiasi altro mese dell’anno. Aggiungendo anche la nazionale, il numero 17 arriva a quota 42 (la prima doppietta in Azzurro arrivò nell’ottobre del 2016). Molte reti, fra l’altro, Ciro le ha realizzate nella prima decade del suo mese fortunato: nel 2013 timbrò il cartellino in Sampdoria-Torino (era il 6), nel 2014 in Anderlecht-Dortmund di Champions (era l’1), nel 2016 in Udinese-Lazio (doppietta) e poi ancora nel 2017, nel 2018 e nel 2019 (altra doppietta, stavolta a Bologna). Ieri intanto Sarri ha ritrovato Casale in allenamento: l’ex difensore del Verona si è scaldato a parte e ha poi svolto le prove tattiche con i compagni. Assenti invece Romagnoli (ma dovrebbe trattarsi solo di un problema intestinale) e Gila. Alla seduta ha assistito anche Massimo Maestrelli, al quale è stata regalata una maglia firmata da tutti e che ha poi a lungo chiacchierato con Sarri (da sempre estimatore del Maestro). La società biancoceleste ha ufficializzato la partnership con Orsolini, che sarà sponsor ufficiale per la stagione in corso (apparirà sui led bordocampo dello Stadio Olimpico, nei maxi schermi e nei backdrop durante le interviste e le conferenze stampa). Scivola invece la Primavera che, sconfitta in casa dall’Entella (1-0), dopo 4 giornate ha raccolto appena 4 punti.

Corriere della Sera

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A Firenze una Lazio più guerriera con l’ex Vecino

Sarri per Firenze sta programmando la staffetta Vecino-Luis Alberto, ma prima di domani non si saprà ancora nulla. Luis Alberto ha giocato contro Spezia e Sturm Graz, è possibile che tocchi a Vecino contro la Fiorentina.

Vecino sarà un ex della partita: ha giocato 67 partite con la maglia viola e ha segnato 5 gol prima di essere ceduto all’Inter. La svolta, però, è arrivata con l’avventura ad Empoli (2014-15) dove ha conosciuto Sarri. Anche alla Fiorentina ha speso belle parole per il tecnico toscano, affermando che se si trovava alla Viola era in gran parte merito suo perché gli ha sempre dato fiducia facendolo giocare e migliorare giorno dopo giorno. Non è un caso, infatti, che sia stato proprio il Mister a chiedere di portarlo a Roma. Vecino è jolly di centrocampo, porta equilibrio ma allo stesso tempo è un assaltatore. L’inserimento in squadra è stato semplice dopo 10 anni di Serie A, ma anche perché la sua famiglia è di origine italiana, nello specifico del Molise.

Corriere dello Sport

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Difesa: stop Gila, verso il recupero Casale

Sarri vuole ritrovare la vera Lazio in vista della sfida di lunedì contro la Fiorentina. Romagnoli – che ha stretto i denti in Europa League a causa di dolori acuti a livello intestinale – dovrebbe essere affiancato all’Artemio Franchi da Patric, entrato nella ripresa a Graz al posto di Gila, che ha accusato una contrattura al flessore destro. Non dovrebbe essere nulla di grave. Casale ha svolto i controlli mercoledì in Paideia e aspetta il via libera a breve per tornare in gruppo. Rispetto a giovedì, torneranno titolari sia Lazzariche Zaccagni, mentre in mezzo al campo solito ballottaggio tra Vecino e Luis Alberto: stavolta potrebbe spuntarla l’uruguaiano. Il Tempo

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Oddi ricorda Maestrelli. “Siamo ancora uniti. Lo vado a trovare una volta a settimana a Prima Porta”

Un punto di riferimento. Anche adesso che non c’è più. Tommaso Maestrelli è stato più di un allenatore per i suoi giocatori. “Ha fatto crescere tutti umanamente, per questo è stato così ammirato”, racconta Giancarlo Oddi, che con lui ha vinto lo scudetto del 1974. “Eravamo una squadra piena di caratteri forti e ribelli. Senza di lui non avremmo mai trionfato. Una volta in allenamento ci fu uno scontro fra Wilson e Frustalupi che vennero alle mani: molti avrebbero interrotto la partitella mandando tutti negli spogliatoi, lui invece fischiò fallo, come se non fosse successo nulla. Aveva normalizzato l’episodio di tensione, sdrammatizzando, ma dando a tutti l’occasione di sfogarsi in campo”. Oddi si sente ancora talmente legato a Maestrelli che lo va a trovare a Prima Porta “una volta a settimana. E se salto una visita ne faccio due ravvicinate”.
Qual è il suo primo ricordo di Maestrelli?
“Cercai quindi il confronto con lui perché giocavo poco. Mi disse che dovevo meritarmi la maglia. Mi fece capire che dipendeva da me, ebbi la sensazione di trovarmi di fronte a un uomo di spessore. Infatti siamo ancora tutti legati a lui”.
Chinaglia e Wilson riposano perfino nella sua Cappella…
“Parlo proprio di questo. Lui è stato un secondo padre per tutti noi. Erano anni difficili, con tensione, ma lui invitava tutti a casa sua, ci trattava come membri della famiglia. Tutti, nessuno escluso. Si preoccupava per noi, occupandosi pure dei problemi extra-calcistici. Sembrava una persona mite, ma aveva carattere: durante una contestazione andò da solo a parlare coi tifosi difendendoci a spada tratta”.
Grande gestore quindi, ma tatticamente che allenatore era?
“Eccezionale. Eravamo convinti che l’Olanda, che in quegli anni passò alla storia per il calcio totale, aveva preso spunto da noi. Maestrelli fece giocare Petrelli, di piede sinistro, a destra, facendo il contrario con Martini che fra l’altro non voleva fare il terzino. Gigi più volte chiese a Maestrelli di tornare a centrocampo, e lui gli rispondeva di sì, ma dopo qualche secondo di silenzio gli diceva . Non lo ha più spostato”.
Come avete vissuto il periodo della malattia?
“Saputo che stava male perdemmo 5-1 in casa col Torino. Eravamo svuotati. Wilson in campo non sapeva nemmeno quanto stessimo”.
Quale giocatore della Lazio attuale vedrebbe con Maestrelli?
“Sarri è bravissimo e sta facendo bene. Ma tutti si troverebbero bene con Maestrelli. Pure oggi che il mondo è cambiato”.

Corriere della Sera

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Massimo Maestrelli ricorda papà Tommaso. “Disse che avremmo vinto lo scudetto subito dopo lo scandalo di Napoli”

Insieme. A distanza di anni. Smentendo clamorosamente Eraclito e il suo Panta rei. Perché tutto scorre, tutto cambia, tranne l’amore per la Lazio del 1974. Una leggenda viva, proprio come il sentimento di chi l’ha vista crescere e tramandare. Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso, ha deciso di fare un regalo speciale per quello che sarebbe stato il centesimo compleanno del padre. Un simbolo che racchiuda tutto, senza riassumere la storia, ma contenendola. “Ho fatto fare una panchina con forma ellittica – spiega -. La porteremo da lui a Prima Porta. C’è incisa la formazione di quella Lazio. Sarebbe stato un compleanno speciale per papà e ho deciso di fargli un regalo. Per me è come se babbo fosse qui”. In realtà Tommaso Maestrelli c’è per ogni laziale. Di lui si parla ogni giorno nelle radio romane, di lui si canta a ogni gara. “Su c’è il Maestro, che ci sta a guarda’”. Perché Eraclito aveva ragione: non si può entrare due volte nello stesso fiume. Eppure, quasi 50 anni dopo, si vive la Lazio del 1974 sempre con lo stesso amore.

L’esperienza di Maestrelli con la Lazio cominciò dopo la retrocessione col Foggia…
“Perse all’ultima giornata quello che di fatto era uno spareggio con il Varese di Liedholm. In un telegramma Fraizzoli, all’epoca presidente dell’Inter, disse a papà che riteneva inspiegabile la retrocessione del Foggia e che la sua stima per lui restava immutata. Quell’estate arrivarono le offerte di Roma, Fiorentina e Lazio”.
Perché accettò i biancocelesti?
“La Lazio era in B ed essendo appena retrocesso col Foggia riteneva giusto ripartire dal basso. Aveva solo un dubbio”.
Quale?
“Roma, perché pericolosa. Erano gli anni di piombo, erano frequenti i rapimenti e lui aveva paura per noi, ma mamma lo convinse. Arrivati a Roma la famiglia si allargò in fretta. Papà portava sempre i giocatori a casa. E non solo loro: tutti erano incuriositi da quella Lazio. Capitava che chiamassero a casa Giovanni Leone, l’allora presidente della Repubblica o Edoardo De Filippo”.
Degli anni alla Lazio cosa ricorda?
“Ottenuta la promozione in A papà guidò il pullman da Bari verso Roma. Era un messaggio alla squadra. Al primo anno in A sfiorò lo scudetto, l’ultima giornata fu uno scandalo. A Napoli non aprirono i cancelli e il pullman della Lazio venne preso a sassate. La Roma perse con la Juve. Noi passammo la giornata a casa di Liborio Liguori, amico di famiglia, che all’epoca giocava coi giallorossi. Quando tornò non ci guardò in faccia, chiudendosi in stanza. Secondo molti quel giorno la Roma si scansò. Papà tornò da Napoli con uno scudetto di tessuto e ci disse che lo avremmo cucito presto sulle maglie della Lazio. Quando venne stilato il calendario notò che la prima giornata si sarebbe giocata nel giorno del suo compleanno e l’ultima nel giorno del compleanno mio e di mio fratello”.
E lo scudetto arrivò davvero…
“Al fischio finale di Lazio-Foggia la vita gli passò davanti agli occhi. Aveva rischiato di morire a Superga, non prese quel volo per una fatalità, scampò la morte anche in guerra. Girammo Roma fino a notte fonda e ci ritrovammo a casa a mangiare insieme a Chinaglia alle 4 di mattina”.
Con lui Maestrelli aveva il rapporto migliore?
“Sì. Lo abbiamo messo nella stessa Cappella di papà perché è giusto che riposino per sempre insieme. Recentemente si è tristemente ma romanticamente aggiunto Wilson”.
Con Liedholm che rapporto aveva?
“Si passavano un giorno e si scambiavano sempre gli auguri. Si stimavano sinceramente. Anche dopo quel Varese-Foggia”.
Come vive l’amore dei laziali per suo padre?
“Cresce ogni anno ed è significativo perché il tempo di solito attenua i sentimenti. L’inno per papà mi emoziona ogni volta. I miei figli, uno l’ho chiamato Tommaso, cantano che su c’è nonno che ci sta guardando”.
Cosa si augura per la Lazio di oggi?
“Questo centenario va sfruttato per ottenere risultati importanti. Sarebbe bello se la Lazio vincesse qualcosa di grande e si ricollegasse ai 100 anni di papà. Sarri è affascinato da quella Lazio”.
Lei crede?
“Molto. Vedo un segno perfino nelle morti. Scompare papà e poco dopo Re Cecconi. Anni fa è successo lo stesso con mio fratello e Chinaglia. In pochi giorni quest’anno sono morti Wilson e mia sorella. La mia famiglia è legata alla Lazio in tutto e per tutto, non è un caso”.

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Nove anni dopo la Lazio pareggia 0-0 in una trasferta europea

Nove anni dopo la Lazio torna a pareggiare 0-0 una trasferta europea. Prima della gara di Graz, non capitava dal 24 ottobre 2013 (contro l’Apollon Limassol). In panchina c’era Petkovic. Dopo di lui Reja, Pioli e Inzaghi, prima di Sarri. Da quel pareggio a Cipro la Lazio ha invece curiosamente ottenuto tre volte lo 0-0 nelle partite europee giocate all’Olimpico (con Trabzonspor, Marsiglia e Galatasaray). Nelle ultime nove partite del girone di Europa League ben tre volte la Lazio non ha nè segnato nè preso gol. In questa stagione è invece la seconda volta che una partita della Lazio finisce a reti inviolate: è successo a Torino col Toro. 

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Immobile ed il primato dei bomber laziali in Europa: a Graz ci riprova

Ciro Immobile è a un gol dal superare Simone Inzaghi, che detiene ancora con la Lazio il primato di miglior bomber europeo di tutti i tempi con la maglia biancoceste, a parità di gol con il capitano dei biancocelesti. Attualmente entrambi sono a quota 20 reti, questa sera il bomber di Torre Annunziata avrà un’altra occasione per superare l’ex mister, dato che nelle prime due del girone non è andato a segno. Potrebbe guadagnare un altro titolo, dopo essere già diventato il calciatore con più gol segnati con la maglia biancoceleste in assoluto (187 reti) e il miglior bomber della Lazio in Serie A  (155 gol).

Lo stadio in cui la Lazio giocherà stasera, ha dei trascorsi con i biancocelesti, che risalgono ai sedicesimi di finale della Coppa Uefa di vent’anni fa, quando la Lazio vinse per 3-1, con due gol di Inzaghi, partita alla quale risale l’ultima doppietta dell’ex mister nelle coppe europee. La Lazio non deve più inciampare se vuole arrivare prima nel girone, così da accedere direttamente agli ottavi di Europa League senza affrontare i playoff con le squadre uscite dalla Champions e la partita di stasera assume un’importanza primaria. Gazzetta dello Sport

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Milinkovic, altro miracolo: riporta il derby a Graz dopo 15 anni

Un piccolo derby, anche se rischia di cominciarlo in panchina. Per Milinkovic la trasferta a Graz è un ritorno a casa. Lì ha giocato dai 7 agli 11 anni, con il Grazer, il club più antico della città (lo Sturm è stato fondato nel 1909, quindi sette anni dopo). Lì ha imparato il tedesco, che ancora oggi padroneggia. Oggi il Grazer gioca nella seconda divisione austriaca e Milinkovic può vincere un derby che il suo vecchio club non riesce a disputare da 15 anni. Al posto del serbo potrebbe però trovare spazio Vecino. Cerca una maglia da titolare Marcos Antonio (sarebbe la prima con Cataldi a disposizione), così come Hysaj (in ballottaggio con Marusic). Dovrebbe giocare Pedro, con Felipe Anderson che potrebbe così rifiatare. Dietro spazio a Gila, che verrà schierato accanto a Romagnoli. Ieri intanto si è sottoposto a controlli clinici Nicolò Casale, fermo per una lesione di basso-medio grado a carico della regione adduttoria della coscia sinistra. Dovrebbe tornare a disposizione fra non meno di due settimane. 

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