La stagione calcistica 2023-2024 della Lazio parte con un’entusiasmo probabilmente unico nell’era Lotito. La squadra di Sarri si è classificata seconda nella stagione precedente, traguardo più alto nella storia dell’attuale gestione e guadagnandosi l’accesso diretto alla fase a gironi della Champions League. Entusiasmo alle stelle quindi, certificato da un altro record: quello degli abbonamenti. Oltre 30.000 tessere sottoscritte in estate. Il calciomercato procede a rilento. La Lazio, nonostante un budget mai avuto fino ad ora, non interviene immediatamente per venire incontro alle richieste del tecnico. Sarri fa delle richieste ben precise: nomi e cognomi di calciatori che possano alzare il livello immediatamente, per cercare di ripetere la stagione precedente. Berardi, Milik, Zielinski, Frattesi. Una lista costosa, un progetto tecnico ambizioso. Evidentemente il sentore, confermato anche a parole, che la rosa abbia dato anche più del 100% la stagione precedente, è forte. La società ha una visione diversa, quasi diametralmente opposta. La cessione di Milinkovic da il via sostanzialmente alle operazioni. Dentro Castellanos, Isaksen, Kamada, Guendouzi, Rovella e Pellegrini. Alle spalle di Provvedel ecco il giovane Mandas e l’esperto Sepe. Il tecnico non è esattamente il ritratto della soddisfazione. Nella prima conferenza parla di “una rosa con rotazioni migliori, ma nei titolari, lo vedremo”. Più avanti scopriremo che la frattura era ben più evidente di quanto le prime battute potessero far pensare. Pronti via, la Lazio inizia la sua stagione a Lecce: 10/11 della scorsa stagione in campo, mentre Kamada prende il posto di Milinkovic. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora la gara del Via del Mare è il più classico degli oscuri presagi. La Lazio perde 2-1 in rimonta, dopo il gol di Immobile, grazie alla rete decisiva di Di Francesco che la settimana successiva scenderà in Serie B. Peggio sarà la seconda partita: la sconfitta in casa contro il Genoa di Gilardino, con il gol di Retegui. Un inizio di stagione sconfortante, soprattutto perché i biancocelesti sembrano aver smarrito completamente tutto ciò che la stagione precedente li aveva portati ad un risultato impensabile. La solidità difensiva è un miraggio, la velocità di trasmissione di palla è diventata una manovra lenta e prevedibile. Mancano le iniziative, a tratti, sembra manchi proprio quell’essere squadra che aveva reso i biancocelesti, un avversario ostico per chiunque, big comprese. Un segnale di risveglio arriva il 2 settembre, con la vittoria contro il Napoli campione d’Italia a domicilio. Delizia di tacco di Luis Alberto, perla di Kamada in campo aperto. Sembra un raggio di sole, il vero inizio del campionato della Lazio. Ci penseranno Vlahovic e Chiesa a spegnere l’entusiasmo, rifilando la terza sconfitta in quattro partite: 3-1 contro la Juventus a Torino, inutile il gol di Luis Alberto.
Arriva la Champions League: la Lazio viene sorteggiata nel girone con Atletico Madrid, Feyenoord e Celtic. Il 19 settembre si comincia: stadio olimpico di Roma gremito, il Cholo Simeone torna con i suoi colchoneros nella città dove vinse lo Scudetto. Sarà un match vibrante, duro. Finalmente una Lazio con carattere e nerbo, nonostante la beffa del gol di Riquelme, su deviazione sfortunata di Kamada. Quello contro l’Atletico è un match che finirà nella storia del calcio. Minuti 94: calcio d’angolo respinto dalla difesa spagnola. Cataldi offre a Luis Alberto, cross in area e poi, il delirio. Una maglia gialla, quella di Ivan Provvedel, fa breccia come una lama di luce. Colpo di testa: gol. Segna il portiere, l’Olimpico esplode in un urlo di gioia misto a incredulità. Primo punto nel girone.
Sarri, categorico, indica la via: “Per noi la champions è una festa, il lavoro è il campionato”. Non c’è la stessa adrenalina nel Lazio-Monza 1-1 (rigore di Immobile), mentre qualche timido segnale arriva dalla vittoria, sempre interna sul Torino per 2-0 (Vecino-Zaccagni). Mazzata sul morale, la solita sconfitta contro il Milan a San Siro. La maledizione continua grazie ai gol di Pulisic e Okafor, entrambi nella ripresa. Quando sente la musichetta però, la Lazio trova nuove energie. Ancora una volta un gol all’ultimo minuto: è Pedro a decidere la gara contro il Celtic a Glasgow, in rimonta, dopo il pari di Matias Vecino. Di slancio, arriva anche la vittoria interna contro l’Atalanta, firmata ancora da Vecino e dal Taty Castellanos, al primo centro in biancoceleste. La sosta per le Nazionali non scalfisce il momento positivo: alla ripresa, la Lazio va a vincere a Reggio Emilia contro il Sassuolo per 2-0. Decidono Felipe Anderson e Luis Alberto. La batosta di Rotterdam contro il Feyenoord (3-1, inutile rigore di Pedro), è seguita dal terzo successo di fila in Serie A: l’1-0 interno contro la Fiorentina, firmato da un rigore di Immobile in pieno recupero. Il 7 novembre la Lazio vendica la sconfitta d’andata contro gli olandesi all’Olimpico. 1-0, ancora Immobile, per riprendere in mano le proprie sorti nel girone. Prima della nuova sosta per le Nazionali, arriva lo scialbo pareggio nel derby d’andata (o-o) in cui si ricorda solo un palo colpito da Luis Alberto.
La ripresa inizia nel peggiore dei modi: la Lazio perde a Salerno 2-1, anche qui in rimonta dopo un rigore di Immobile. Una sconfitta che lascerà il segno, uno dei punti più bassi dell’intera stagione calcistica. La Champions si conferma essere una medicina quando le cose non girano: a soli tre giorni dalla cocente delusione campana, arriva il 2-0 interno contro il Celtic (doppietta di Immobile) che garantisce alla Lazio l’accesso agli ottavi di finale europei. Segue a ruota un 1-0 interno, certamente non memorabile, contro il Cagliari di Ranieri. Decide Pedro in apertura, così come decide (in una gara estremamente simile) Guendouzi Lazio-Genoa di Coppa Italia, 72 ore dopo). Fra le tante occasioni perse per riguadagnare terreno in classifica, impossibile non menzionare la sfida seguente: Hellas Verona-Lazio, che finisce 1-1 nonostante segnali di ripresa da parte dei biancocelesti sotto il punto di vista del gioco. Zaccagni, poi annullato il possibile gol vittoria di Casale. Dopo la gara di Madrid che chiude il girone (2-0 Atletico, Lazio in campo solo per dovere di firma) arriva la delusione interna contro l’Inter. Primo tempo ben giocato dai biancocelesti, che si buttano via grazie ad un errore marchiano di Marusic che manda in porta Lautaro Martinez. Le ultime gare dell’anno solare portano due vittorie convincenti. La Lazio passa al Castellani di Empoli 2-0 (Guendouzi-Zaccagni) e supera all’Olimpico il Frosinone per 3-1 (Castellanos, Isaksen e Patric). Anche il nuovo anno inizia bene: Pellegrini e Vecino stendono l’Udinese in trasferta e Felipe Anderson piega il Lecce in casa, nella prima gara del girone di ritorno. In mezzo, arriva anche la vittoria nel derby di Coppa Italia, nei quarti di Finale. 10 gennaio, Stadio Olimpico. E’ ancora Zaccagni a decidere la stracittadina, stavolta grazie a un calcio di rigore. Sarri si conferma fine intenditore dei derby: in quasi tre anni di Lazio, 4 vittorie un pareggio e una sconfitta. Dopo il Lecce, la Lazio vola a Ryad per sfidare l’Inter nel nuovo formato della Supercoppa Italiana. E’ una gara senza storia: i nerazzurri vincono in scioltezza 3-0, Lazio non pervenuta. La marcia in campionato riprende il 28 gennaio contro il Napoli. Il pareggio interno per 0-0, contro un avversario decimato da infortuni e squalifiche, non fa altro che inasprire quella che è una discesa da parte degli uomini di Sarri. Discesa confermata dalla batosta di Bergamo (3-1 contro l’Atalanta, inutile il rigore di Immobile) ed ennesima prestazione sottotono. A dare un po’ di respiro è la vittoria esterna contro il Cagliari: 3-1 firmato da Immobile e Felipe Anderson, prima della notte, probabilmente più bella della stagione.
14 febbraio, San Valentino. All’Olimpico arriva il Bayern Monaco, già affrontato nel 2021. Di fronte a circa 60.000 spettatori, la Lazio tira fuori una prestazione maiuscola nonostante la chiara differenza di valori in campo. Decide Immobile, con un calcio di rigore. Sembra assurdo, ma c’è anche spazio per quel pizzico di rammarico per non aver infierito, al termine del match. Una grande notte, un sussulto d’orgoglio della squadra e di una piazza insoddisfatta della stagione altalenante. Il Bologna di Thiago Motta sbanca l’Olimpico la domenica successiva grazie a Zirkzee, rendendo vano il gol di Isaksen per il momentaneo vantaggio. La vittoria di Torino contro i granata per 2-0 (Guendozui e Cataldi), è una pia illusione di rimettere definitivamente in piedi la classifica. Nelle tre settimane seguenti, arriva la resa. Prima una scoccante trasferta di Firenze, dove la Lazio viene messa alle corde. Stretto alla viola il 2-1 finale, con l’ennesima rimonta subita dalla Lazio dopo il gol di Luis Alberto. Poi, un Lazio-Milan 0-1 (Okafor) in cui l’arbitro Di Bello di Brindisi diventa tristemente protagonista con scelte scellerate. Così, il 3-0 netto del Bayern nella gara di ritorno chiude la parentesi Europea della Lazio. Soprattutto, la resa contro l’Udinese (1-2 all’Olimpico) porta Sarri a presentare le dimissioni la mattina dopo. E’ la fine di un percorso iniziato poco meno di tre anni prima, fra veleni, presunti tradimenti e un nervosismo latente che coinvolge la società e i giocatori. Lazio nel caos. Matrusciello, vice del tecnico toscano, guida i ragazzi solo per Frosinone-Lazio 2-3 (Zaccagni, doppietta di Castellanos) prima di lasciare l redini a Igor Tudor. E’ un drastico cambiamento, sotto tutti i punti di vista. Il tecnico croato propone un calcio di aggressione feroce, uomo su uomo, che lascia presagire ad uno stravolgimento della rosa l’estate successiva. Firma un biennale a 2,5 milioni, con opzione per il terzo anno. Il calendario certo non sorride al nuovo arrivato. La prima gara è contro la Juventus in campionato. Decide Marusic, dopo una prestazione convincente del gruppo, grazie ad un colpo di testa allo scadere.
Juventus che la Lazio incontra nel turno infrasettimanale successivo, per l’andata delle semifinali di Coppa Italia. I biancocelesti tengono bene il campo fino all’uno-due terribile firmato Chiesa e Vlahovic, che inclina il discorso qualificazione verso i bianconeri. Ad attendere Tudor, alla terza panchina, il derby. Torna a vincere la Roma dopo un lungo digiuno, grazie al colpo di testa di Mancini. La stagione è allo sbando, serve un miracolo per raggiungere il quinto posto che vale la qualificazione in Champions League. I biancocelesti confezionano due vittorie nelle successive due partite. Prima si sbarazzano della già retrocessa Salernitana per 4-1 (doppietta di Felipe Anderson, Vecino e Isaksen) e poi superano il Genoa a Marassi grazie al centro di Luis Alberto. L’ennesima beffa della stagione arriva il 23 aprile, nella gara di ritorno contro la Juventus, in Coppa Italia. La Lazio riesce a rimettere l’aggregato in equilibrio grazie alla doppietta dell’insospettabile Castellanos, ma poi viene gelata dall’inserimento di Milik, che manda in finale Allegri. Ultima, pesante sconfitta della stagione. Mancano 4 gare al termine e la speranza di raggiungere il quinto posto è timida, ma viva. Si riparte grazie al gol decisivo di Zaccagni in Lazio-Verona 1-0, in quella che forse è la miglior prova di squadra della Lazio di Tudor). Poi arriva l’ennesima doccia fredda, quella di Djuric in un Monza-Lazio 2-2. Enorme occasione sprecata per raggiungere la Roma, concorrente diretta per quell’ultima speranza adesso legata al sesto posto, in caso di vittoria in finale di Europa League dell’Atalanta. Speranze quasi del tutto appassite. Il 12 maggio, in una giornata indimenticabile in cui i tifosi festeggiano commossi i 50 anni dal primo Scudetto, la Lazio supera l’Empoli 2-0 (Patric-Vecino). Canada illude i biancocelesti a San Siro, ma l’Inter Campione d’Italia rimonta con Dumfries. Il punto necessario per assicurarsi un piazzamento nella prossima Europa League la Lazio l’ottiene contro il retrocesso Sassuolo, in casa, il 26 maggio.
Dal secondo al settimo posto nel giro di 12 mesi. Un ridimensionamento che si spiega attraverso tanti fattori che hanno contribuito a realizzarlo. In primis l’aver sopravvalutato il traguardo della stagione precedente, con la pia illusione che questo potesse magicamente ripetersi. Di conseguenza, un mercato che non ha migliorato i titolari e il loro rendimento. Alcuni numeri: per la prima volta da quando veste la maglia della Lazio, Ciro Immobile, autentico trascinatore dei biancocelesti, è sceso sotto la doppia cifra in Serie A. Tutti i nuovi acquisti messi insieme, hanno portato solo 15 gol ad una vecchia guarda il cui rendimento è sceso drasticamente. Oltre a Immobile infatti, si contano solo 5 gol da Luis Alberto, 7 da Zaccagni e appena 5 da Felipe Anderson. Poi ci sono i malumori, da parte del tecnico e del gruppo squadra, che hanno spento lentamente quella fame, quello spirito che invece era diventato un manifesto della stagione passata. Contratti rinnovati che hanno fatto discutere (su tutti, quello di Luis Alberto) soprattutto chi militava in una lista d’attesa già dalla scorsa estate. Ben 13 punti in meno raccolti; 11 gol in meno fatti, 9 in più quelli subiti. Un percorso Europeo di cui andar fieri, avendo oltretutto preservato l’imbattibilità all’Olimpico e un cammino in Coppa Italia terminato con una beffa alle soglie della finale. In Supercoppa invece, una delusione cocente. Le somme alla fine le tira Igor Tudor, subentrato a Maurizio Sarri. Il tecnico croato dura solo 79 giorni sulla panchina biancoceleste. Attriti con lo spogliatoio certo, ma soprattutto una richiesta netta di rivoluzione, sul mercato, che la società non era in grado di garantire. Sarà il secondo tecnico a dimettersi, in una singola stagione.
Dario Cadeddu.
02/06/2024