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Lazio, Lotito: “Non c’è motivo di cambiare tecnico e Tudor non ci ha palesato malesseri. Ripartiamo da zero mandando via tutti i mercenari”

Giorni di fuoco, in casa Lazio continuano a tenere banco tante questioni, dalla progettazione del mercato fino alla tanto discussa posizione di Tudor. Nella giornata di ieri il presidente Lotito ha blindato il croato e oggi, intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera, ha rimarcato la sua posizione.  “A me Tudor non ha palesato il suo presunto malessere. C’è tanto da fare, mi sono stufato dei giocatori che pensano di poterci ricattare. Noi vogliamo gente attaccata alla maglia, per la quale la Lazio sia un punto d’arrivo. Ci sono calciatori e agenti che pensano invece di metterci in difficoltà con richieste fuori dal mondo. Per Kamada ci chiedevano un rinnovo di un anno e un bonus di 2,5 milioni di euro alla firma. Ma qui chi pensa di poterci ricattare casca male. Manderemo via tutti i calciatori che si dovessero rivelare mercenari e ripartiremo da zero. Cambiare allenatore? Non ne abbiamo motivo. Klose? Non è vero niente. E non penso nemmeno che Tudor ci lascerebbe per altre squadre”.

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Lazio-Guendouzi, il momento della verità: previsto un confronto con l’entourage

Lotito blocca Guendouzi, non ha alcuna intenzione di cederlo. La convinzione di Fabiani è ancora più granitica rispetto a qualche settimana fa: il centrocampista francese è stato acquistato l’estate scorsa perché farà parte del nuovo ciclo e del progetto anche nella prossima stagione. Stesso discorso per Rovella e Isaksen, altri due nuovi acquisti finiti nel cono d’ombra, in misura e per motivi differenti, negli ultimi mesi. Il concetto era stato spiegato a Tudor nei colloqui avvenuti prima dell’ultima partita di campionato con il Sassuolo (domenica 26 maggio) e sono stati ribaditi nei recentissimi contatti telefonici. Venerdì il tecnico croato era in collegamento con Formello, nelle ore successive e anche ieri è toccato a Anthony Seric, il suo agente. Non sono trapelati segnali di stanchezza, di distacco o di imminente divorzio da parte di Igor, così dicono a Formello. Il gelo e la freddezza con cui aveva salutato e accompagnato l’ultima conferenza stampa dell’Olimpico, dopo l’epilogo del campionato, erano apparsi evidenti. Tudor non aveva voluto rispondere sul futuro di Immobile, Castellanos (su cui esiste un veto societario in uscita) e soprattutto Guendouzi, di cui sono noti i trascorsi a Marsiglia e le tensioni di metà aprile, quando non aveva gradito certe esclusioni.

Guendouzi, il confronto

Fabiani da tempo lavora per smussare e far rientrare il caso, è convinto stia bene alla Lazio e desideri restare, ma il francese aveva fatto trapelare l’imbarazzo di lavorare con Tudor e l’idea di tentare un’altra esperienza. Non si trova con il tecnico croato. Oggi può essere una giornata chiave per interpretare la situazione e capire cosa succederà nelle prossime settimane. E’ previsto un contatto con l’entourage di Guendouzi, tentato e affascinato dall’opportunità di tornare in Premier. Emery, il suo maestro ai tempi dell’Arsenal, ha manifestato il proprio interesse. Si è fatto avanti, lo vorrebbe portare all’Aston Villa. Il club di Birmingham sarebbe pronto a mettere sul tavolo 30 milioni, la cifra ipotizzata un paio di mesi fa, quando il progetto Tudor non era ancora circondato dallo scetticismo. Della Juve, invece, non ci sarebbe traccia. Tutto sta a scoprire le carte. Oggi, comunque, il confronto potrebbe chiarire molto e dare un indirizzo.

Le distanze

La linea della Lazio è chiara. Lotito sta uscendo dal limbo al solito modo, con energia e decisionismo. Si muove sul mercato, allestirà la squadra, è convinto di andare avanti con Tudor (sotto contratto sino al 2025, non brucia una scelta compiuta tre mesi fa) e di trovare piena adesione al suo progetto. Di sicuro si è informato sui movimenti delle altre panchine di Serie A e il croato potrà contribuire agli acquisti, molto meno a certe cessioni non previste dalla dirigenza. Le distanze tra tecnico e società esistono. Certe indiscrezioni si sgonfieranno appena Italiano (a Bologna) e Palladino (a Firenze) diventeranno ufficiali. L’ipotesi del tandem Klose-Parolo, nonostante la stima del presidente per i due suoi ex giocatori, non trova riscontri. Tutto potrebbe ancora succedere soltanto se Tudor fosse avvicinato da un altro club italiano e decidesse di mollare la Lazio come è già successo, dopo un solo anno di lavoro, a Marsiglia e Verona. Cercare di prendere i sostituti di Felipe Anderson e Kamada (Luis Alberto non è ancora stato ceduto), oltre a indovinare un centravanti, si può. Cambiarne sette-otto, mettendoci dentro gli acquisti su cui sono stati investiti circa 50 milioni l’estate scorsa, non è possibile. O Igor se ne rende conto oppure sarebbe meglio prendere strade differenti. La cronaca racconterà se e come verrà partorito il compromesso o se matureranno colpi di scena, mai da escludere a casa Lazio. Corriere dello Sport

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CALCIOMERCATO

Lazio, gli ultimi giorni di Luis Alberto: poi una trequarti da rifare

Con ogni probabilità quella iniziata oggi sarà la settimana dell’addio di Luis Alberto alla Lazio. Dopo otto anni il mago biancoceleste si appresta a lasciare Roma. Lo aspetta l’Al-Duhail in Qatar, pronto a versare nelle casse della Lazio 11 milioni e a riconoscerne otto all’anno all’ex Liverpool. Luis Alberto lascia dopo 307 presenze in biancoceleste e otto mesi dopo l’ultimo rinnovo di contratto. Si era legato quasi a vita alla Lazio, ma dopo questa stagione difficile ha spinto per andar via. “Non voglio più un euro dalla Lazio” aveva detto al termine della sfida contro la Salernitana a inizio aprile. Proprio dalla Salernitana arriverà un candidato a prendere il suo posto, ovvero Loum Tchaouna. Per l’ex Rennes la Lazio è pronta a pagare gli otto milioni della clausola rescissoria presente nel contratto. La Lazio però non si fermerà solamente la classe 2003 francese.

Non solo ci sarà da sostituire Luis Alberto, ma la Lazio dovrà fare i conti anche con le partenze sicure di Felipe Anderson e Kamada, più quella imminente di Pedro. L’ex Barcellona, Chelsea e Roma ha ricevuto il rinnovo automatico, ma non rientra nei piani e si sta trattando la risoluzione consensuale del contratto. Ad oggi in rosa la Lazio come trequartisti per Tudor (ammesso che resti alla guida biancoceleste) ha solamente Zaccagni e Isaksen, con quest’ultimo bocciato dal tecnico croato. Ecco perché non basta Tchaouna, ma servirà un altro acquisto. Serve un giocatore di qualità e fisicità, che possa all’occorrenza anche giocare da mediano come faceva Kamada. Un elemento in più in grado di aggiungere fantasia a una squadra che ne perde tanta in estate. Un nuovo mago, pronto a prendere il posto di Luis Alberto, destinato a deliziare il Qatar con le sue magie. Tuttomercatoweb.com

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Lazio-Tudor, serve il solito compromesso: dopo Kamada è Guendouzi il nodo

È guerra fredda fra la Lazio e Igor Tudor. Servono a poco le parole del presidente Claudio Lotito, che continua a ribadire la totale fiducia nel tecnico. C’è una divergenza di vedute sul mercato che sta minando in partenza il rapporto. Il club vuole mettere al centro del progetto i calciatori arrivati la scorsa estate perché crede nel loro talento e, soprattutto, non vuole disperdere gli investimenti. Di fronte ci sta il tecnico croato che reclama l’assoluta centralità nelle scelte anche a costo di sacrifici importanti. L’addio di Kamada e il rifiuto di cedere Guendouzi sono alla base della frizione con il croato che sta riflettendo sulla sua posizione. Presentare le dimissioni lo renderebbe un eroe della piazza, ma significa anche lasciare 2,5 milioni di euro di contratto sul tavolo. Il domino degli allenatori non aiuta a sbrogliare la matassa visto che è prossimo alla chiusura, con il Bologna orientato verso Vincenzo Italiano e la Fiorentina che sta chiudendo con Raffaele Palladino. Due profili che piacevano anche a Formello ma non ci sono stati contatti di recente. La sensazione è che si raggiungerà un compromesso per proseguire il matrimonio con Tudor più per assenza di alternative che per comunione di intenti. La Lazio lo accontenterà su alcuni nomi in entrata e il tecnico dovrà concedere maggiore spazio a Rovella, Guendouzi e Isaksen. Sullo sfondo rimane la suggestione Maurizio Sarri, mai completamente dimenticato dal patron biancoceleste. Richiamare il toscano però significa consegnargli il destino della Lazio senza ripercorrere gli errori del passato. Un gesto estremo da non escludere che appare più come un sogno di una notte di mezza estate.leggo

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SERIE A

La serie A che verrà è spostata a nord

Con la vittoria di ieri del Venezia per 1 a 0 sulla Cremonese nel ritorno del playoff promozione di B, la serie A ha il suo assetto definitivo.

Parma e Como avevano preceduto i lagunari, approdando in A al termine della stagione regolare.

Il quadro che si delinea è sempre più spostato a nord, con una concentrazione di squadre lombarde davvero impressionante. Sono ben 5, un quarto del totale, le compagini nella massima divisione con sede in Lombardia e in extremis non si è aggiunta la Cremonese al drappello altrimenti avremmo raggiunto lo storico record di 6. Milan, Inter, Atalanta, Monza e Como sono iscritte nella massima serie del prossimo anno, ma il dato più sconfortante è che con la retrocessione di Salernitana e Frosinone, sono solo 2 le squadre del meridione in A e solo 5 da Roma in giù (Cagliari, Roma, Lazio, Napoli, Lecce). Di queste, ben due si iscrivono alla prossima stagione con il solo obiettivo di salvarsi.

Un divario tra il nord – Lombardia in particolare – e il resto d’Italia che va sempre più ampliandosi, ma che riflette pedissequamente l’economia di un Paese in cui il sud si impoverisce e desertifica e il nord veleggia verso il futuro.

Alessio Buzzanca

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CALCIOMERCATO

Lazio, l’armeno Spertsyan nome nuovo per il dopo Luis…

Nuovo nome per il mercato in entrata in casa Lazio. In estate ci sarà sicuramente bisogno di almeno due centrocampisti, considerando l’uscita di Kamada e quella probabile di Luis Alberto. Alcuni media in Armenia svelano un interesse biancoceleste per Eduard Spertsyan, classe 2000 di proprietà del Krasnodar. Quest’anno per lui 29 presenze condite da 11 gol e 7 assist nel massimo campionato russo. E’ un trequartista puro ma all’occorrenza può spostarsi anche sugli esterni. Ha caratteristiche molto più simili a Luis Alberto che a Kamada. Il suo valore di mercato si aggira intorno ai 18 milioni e i suoi interessi sono curati da Rafaela Pimenta. Ha un contratto in scadenza nel 2026 ed è pronto per il grande salto. Sulle tracce del ragazzo, secondo Tuttosport, ci sarebbe anche la Juventus. Come riporta Armenie Football, la Lazio lo aveva messo nel mirino già nella scorsa estate. Adesso potrebbe tornare alla carica.

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CALCIOMERCATO

Lazio, Fabiani su Guendouzi: “Non ho ricevuto offerte”

In casa Lazio sono tanti i nodi da sciogliere non solo in entrata ma anche, e sopratutto in uscita. Gli addii (torneranno anche in 12 dai prestiti) determineranno poi inevitabilmente anche tutto il resto. Alla fine Rovella resterà, con il vero rebus rappresentato da Guendouzi. Il francese non vuole continuare con Tudor, ma ha un contratto e servirebbe un’offerta compresa tra i 25 e i 30 milioni di euro per convincere la Lazio a cederlo. In tal senso categorico il diesse Fabiani che, ai microfoni de Il Messaggero, ha chiarito la questione spegnendo le voci e gli ultimi rumors che vedevano la Juve sul francese: “Juventus? Io non ho ricevuto offerte“.

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NEWS

LazioStory – La stagione 2023/24: altalene e scossoni, il finale è un’Europa sofferta

La stagione calcistica 2023-2024 della Lazio parte con un’entusiasmo probabilmente unico nell’era Lotito. La squadra di Sarri si è classificata seconda nella stagione precedente, traguardo più alto nella storia dell’attuale gestione e guadagnandosi l’accesso diretto alla fase a gironi della Champions League. Entusiasmo alle stelle quindi, certificato da un altro record: quello degli abbonamenti. Oltre 30.000 tessere sottoscritte in estate. Il calciomercato procede a rilento. La Lazio, nonostante un budget mai avuto fino ad ora, non interviene immediatamente per venire incontro alle richieste del tecnico. Sarri fa delle richieste ben precise: nomi e cognomi di calciatori che possano alzare il livello immediatamente, per cercare di ripetere la stagione precedente. Berardi, Milik, Zielinski, Frattesi. Una lista costosa, un progetto tecnico ambizioso. Evidentemente il sentore, confermato anche a parole, che la rosa abbia dato anche più del 100% la stagione precedente, è forte. La società ha una visione diversa, quasi diametralmente opposta. La cessione di Milinkovic da il via sostanzialmente alle operazioni. Dentro Castellanos, Isaksen, Kamada, Guendouzi, Rovella e Pellegrini. Alle spalle di Provvedel ecco il giovane Mandas e l’esperto Sepe. Il tecnico non è esattamente il ritratto della soddisfazione. Nella prima conferenza parla di “una rosa con rotazioni migliori, ma nei titolari, lo vedremo”. Più avanti scopriremo che la frattura era ben più evidente di quanto le prime battute potessero far pensare. Pronti via, la Lazio inizia la sua stagione a Lecce: 10/11 della scorsa stagione in campo, mentre Kamada prende il posto di Milinkovic. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora la gara del Via del Mare è il più classico degli oscuri presagi. La Lazio perde 2-1 in rimonta, dopo il gol di Immobile, grazie alla rete decisiva di Di Francesco che la settimana successiva scenderà in Serie B. Peggio sarà la seconda partita: la sconfitta in casa contro il Genoa di Gilardino, con il gol di Retegui. Un inizio di stagione sconfortante, soprattutto perché i biancocelesti sembrano aver smarrito completamente tutto ciò che la stagione precedente li aveva portati ad un risultato impensabile. La solidità difensiva è un miraggio, la velocità di trasmissione di palla è diventata una manovra lenta e prevedibile. Mancano le iniziative, a tratti, sembra manchi proprio quell’essere squadra che aveva reso i biancocelesti, un avversario ostico per chiunque, big comprese. Un segnale di risveglio arriva il 2 settembre, con la vittoria contro il Napoli campione d’Italia a domicilio. Delizia di tacco di Luis Alberto, perla di Kamada in campo aperto. Sembra un raggio di sole, il vero inizio del campionato della Lazio. Ci penseranno Vlahovic e Chiesa a spegnere l’entusiasmo, rifilando la terza sconfitta in quattro partite: 3-1 contro la Juventus a Torino, inutile il gol di Luis Alberto.

Arriva la Champions League: la Lazio viene sorteggiata nel girone con Atletico Madrid, Feyenoord e Celtic. Il 19 settembre si comincia: stadio olimpico di Roma gremito, il Cholo Simeone torna con i suoi colchoneros nella città dove vinse lo Scudetto. Sarà un match vibrante, duro. Finalmente una Lazio con carattere e nerbo, nonostante la beffa del gol di Riquelme, su deviazione sfortunata di Kamada. Quello contro l’Atletico è un match che finirà nella storia del calcio. Minuti 94: calcio d’angolo respinto dalla difesa spagnola. Cataldi offre a Luis Alberto, cross in area e poi, il delirio. Una maglia gialla, quella di Ivan Provvedel, fa breccia come una lama di luce. Colpo di testa: gol. Segna il portiere, l’Olimpico esplode in un urlo di gioia misto a incredulità. Primo punto nel girone.
Sarri, categorico, indica la via: “Per noi la champions è una festa, il lavoro è il campionato”. Non c’è la stessa adrenalina nel Lazio-Monza 1-1 (rigore di Immobile), mentre qualche timido segnale arriva dalla vittoria, sempre interna sul Torino per 2-0 (Vecino-Zaccagni). Mazzata sul morale, la solita sconfitta contro il Milan a San Siro. La maledizione continua grazie ai gol di Pulisic e Okafor, entrambi nella ripresa. Quando sente la musichetta però, la Lazio trova nuove energie. Ancora una volta un gol all’ultimo minuto: è Pedro a decidere la gara contro il Celtic a Glasgow, in rimonta, dopo il pari di Matias Vecino. Di slancio, arriva anche la vittoria interna contro l’Atalanta, firmata ancora da Vecino e dal Taty Castellanos, al primo centro in biancoceleste. La sosta per le Nazionali non scalfisce il momento positivo: alla ripresa, la Lazio va a vincere a Reggio Emilia contro il Sassuolo per 2-0. Decidono Felipe Anderson e Luis Alberto. La batosta di Rotterdam contro il Feyenoord (3-1, inutile rigore di Pedro), è seguita dal terzo successo di fila in Serie A: l’1-0 interno contro la Fiorentina, firmato da un rigore di Immobile in pieno recupero. Il 7 novembre la Lazio vendica la sconfitta d’andata contro gli olandesi all’Olimpico. 1-0, ancora Immobile, per riprendere in mano le proprie sorti nel girone. Prima della nuova sosta per le Nazionali, arriva lo scialbo pareggio nel derby d’andata (o-o) in cui si ricorda solo un palo colpito da Luis Alberto.

La ripresa inizia nel peggiore dei modi: la Lazio perde a Salerno 2-1, anche qui in rimonta dopo un rigore di Immobile. Una sconfitta che lascerà il segno, uno dei punti più bassi dell’intera stagione calcistica. La Champions si conferma essere una medicina quando le cose non girano: a soli tre giorni dalla cocente delusione campana, arriva il 2-0 interno contro il Celtic (doppietta di Immobile) che garantisce alla Lazio l’accesso agli ottavi di finale europei. Segue a ruota un 1-0 interno, certamente non memorabile, contro il Cagliari di Ranieri. Decide Pedro in apertura, così come decide (in una gara estremamente simile) Guendouzi Lazio-Genoa di Coppa Italia, 72 ore dopo). Fra le tante occasioni perse per riguadagnare terreno in classifica, impossibile non menzionare la sfida seguente: Hellas Verona-Lazio, che finisce 1-1 nonostante segnali di ripresa da parte dei biancocelesti sotto il punto di vista del gioco. Zaccagni, poi annullato il possibile gol vittoria di Casale. Dopo la gara di Madrid che chiude il girone (2-0 Atletico, Lazio in campo solo per dovere di firma) arriva la delusione interna contro l’Inter. Primo tempo ben giocato dai biancocelesti, che si buttano via grazie ad un errore marchiano di Marusic che manda in porta Lautaro Martinez. Le ultime gare dell’anno solare portano due vittorie convincenti. La Lazio passa al Castellani di Empoli 2-0 (Guendouzi-Zaccagni) e supera all’Olimpico il Frosinone per 3-1 (Castellanos, Isaksen e Patric). Anche il nuovo anno inizia bene: Pellegrini e Vecino stendono l’Udinese in trasferta e Felipe Anderson piega il Lecce in casa, nella prima gara del girone di ritorno. In mezzo, arriva anche la vittoria nel derby di Coppa Italia, nei quarti di Finale. 10 gennaio, Stadio Olimpico. E’ ancora Zaccagni a decidere la stracittadina, stavolta grazie a un calcio di rigore. Sarri si conferma fine intenditore dei derby: in quasi tre anni di Lazio, 4 vittorie un pareggio e una sconfitta. Dopo il Lecce, la Lazio vola a Ryad per sfidare l’Inter nel nuovo formato della Supercoppa Italiana. E’ una gara senza storia: i nerazzurri vincono in scioltezza 3-0, Lazio non pervenuta. La marcia in campionato riprende il 28 gennaio contro il Napoli. Il pareggio interno per 0-0, contro un avversario decimato da infortuni e squalifiche, non fa altro che inasprire quella che è una discesa da parte degli uomini di Sarri. Discesa confermata dalla batosta di Bergamo (3-1 contro l’Atalanta, inutile il rigore di Immobile) ed ennesima prestazione sottotono. A dare un po’ di respiro è la vittoria esterna contro il Cagliari: 3-1 firmato da Immobile e Felipe Anderson, prima della notte, probabilmente più bella della stagione.

14 febbraio, San Valentino. All’Olimpico arriva il Bayern Monaco, già affrontato nel 2021. Di fronte a circa 60.000 spettatori, la Lazio tira fuori una prestazione maiuscola nonostante la chiara differenza di valori in campo. Decide Immobile, con un calcio di rigore. Sembra assurdo, ma c’è anche spazio per quel pizzico di rammarico per non aver infierito, al termine del match. Una grande notte, un sussulto d’orgoglio della squadra e di una piazza insoddisfatta della stagione altalenante. Il Bologna di Thiago Motta sbanca l’Olimpico la domenica successiva grazie a Zirkzee, rendendo vano il gol di Isaksen per il momentaneo vantaggio. La vittoria di Torino contro i granata per 2-0 (Guendozui e Cataldi), è una pia illusione di rimettere definitivamente in piedi la classifica. Nelle tre settimane seguenti, arriva la resa. Prima una scoccante trasferta di Firenze, dove la Lazio viene messa alle corde. Stretto alla viola il 2-1 finale, con l’ennesima rimonta subita dalla Lazio dopo il gol di Luis Alberto. Poi, un Lazio-Milan 0-1 (Okafor) in cui l’arbitro Di Bello di Brindisi diventa tristemente protagonista con scelte scellerate. Così, il 3-0 netto del Bayern nella gara di ritorno chiude la parentesi Europea della Lazio. Soprattutto, la resa contro l’Udinese (1-2 all’Olimpico) porta Sarri a presentare le dimissioni la mattina dopo. E’ la fine di un percorso iniziato poco meno di tre anni prima, fra veleni, presunti tradimenti e un nervosismo latente che coinvolge la società e i giocatori. Lazio nel caos. Matrusciello, vice del tecnico toscano, guida i ragazzi solo per Frosinone-Lazio 2-3 (Zaccagni, doppietta di Castellanos) prima di lasciare l redini a Igor Tudor. E’ un drastico cambiamento, sotto tutti i punti di vista. Il tecnico croato propone un calcio di aggressione feroce, uomo su uomo, che lascia presagire ad uno stravolgimento della rosa l’estate successiva. Firma un biennale a 2,5 milioni, con opzione per il terzo anno. Il calendario certo non sorride al nuovo arrivato. La prima gara è contro la Juventus in campionato. Decide Marusic, dopo una prestazione convincente del gruppo, grazie ad un colpo di testa allo scadere.

Juventus che la Lazio incontra nel turno infrasettimanale successivo, per l’andata delle semifinali di Coppa Italia. I biancocelesti tengono bene il campo fino all’uno-due terribile firmato Chiesa e Vlahovic, che inclina il discorso qualificazione verso i bianconeri. Ad attendere Tudor, alla terza panchina, il derby. Torna a vincere la Roma dopo un lungo digiuno, grazie al colpo di testa di Mancini. La stagione è allo sbando, serve un miracolo per raggiungere il quinto posto che vale la qualificazione in Champions League. I biancocelesti confezionano due vittorie nelle successive due partite. Prima si sbarazzano della già retrocessa Salernitana per 4-1 (doppietta di Felipe Anderson, Vecino e Isaksen) e poi superano il Genoa a Marassi grazie al centro di Luis Alberto. L’ennesima beffa della stagione arriva il 23 aprile, nella gara di ritorno contro la Juventus, in Coppa Italia. La Lazio riesce a rimettere l’aggregato in equilibrio grazie alla doppietta dell’insospettabile Castellanos, ma poi viene gelata dall’inserimento di Milik, che manda in finale Allegri. Ultima, pesante sconfitta della stagione. Mancano 4 gare al termine e la speranza di raggiungere il quinto posto è timida, ma viva. Si riparte grazie al gol decisivo di Zaccagni in Lazio-Verona 1-0, in quella che forse è la miglior prova di squadra della Lazio di Tudor). Poi arriva l’ennesima doccia fredda, quella di Djuric in un Monza-Lazio 2-2. Enorme occasione sprecata per raggiungere la Roma, concorrente diretta per quell’ultima speranza adesso legata al sesto posto, in caso di vittoria in finale di Europa League dell’Atalanta. Speranze quasi del tutto appassite. Il 12 maggio, in una giornata indimenticabile in cui i tifosi  festeggiano commossi i 50 anni dal primo Scudetto, la Lazio supera l’Empoli 2-0 (Patric-Vecino). Canada illude i biancocelesti a San Siro, ma l’Inter Campione d’Italia rimonta con Dumfries. Il punto necessario per assicurarsi un piazzamento nella prossima Europa League la Lazio l’ottiene contro il retrocesso Sassuolo, in casa, il 26 maggio.

Dal secondo al settimo posto nel giro di 12 mesi. Un ridimensionamento che si spiega attraverso tanti fattori che hanno contribuito a realizzarlo. In primis l’aver sopravvalutato il traguardo della stagione precedente, con la pia illusione che questo potesse magicamente ripetersi. Di conseguenza, un mercato che non ha migliorato i titolari e il loro rendimento. Alcuni numeri: per la prima volta da quando veste la maglia della Lazio, Ciro Immobile, autentico trascinatore dei biancocelesti, è sceso sotto la doppia cifra in Serie A. Tutti i nuovi acquisti messi insieme, hanno portato solo 15 gol ad una vecchia guarda il cui rendimento è sceso drasticamente. Oltre a Immobile infatti, si contano solo 5 gol da Luis Alberto, 7 da Zaccagni e appena 5 da Felipe Anderson. Poi ci sono i malumori, da parte del tecnico e del gruppo squadra, che hanno spento lentamente quella fame, quello spirito che invece era diventato un manifesto della stagione passata. Contratti rinnovati che hanno fatto discutere (su tutti, quello di Luis Alberto) soprattutto chi militava in una lista d’attesa già dalla scorsa estate. Ben 13 punti in meno raccolti; 11 gol in meno fatti, 9 in più quelli subiti. Un percorso Europeo di cui andar fieri, avendo oltretutto preservato l’imbattibilità all’Olimpico e un cammino in Coppa Italia terminato con una beffa alle soglie della finale. In Supercoppa invece, una delusione cocente. Le somme alla fine le tira Igor Tudor, subentrato a Maurizio Sarri. Il tecnico croato dura solo 79 giorni sulla panchina biancoceleste. Attriti con lo spogliatoio certo, ma soprattutto una richiesta netta di rivoluzione, sul mercato, che la società non era in grado di garantire. Sarà il secondo tecnico a dimettersi, in una singola stagione.

Dario Cadeddu.

02/06/2024

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Gregucci: “Società e allenatore trovino una sintesi, altrimenti meglio cambiare” (AUDIO)

Angelo Adamo Gregucci a “NMM”

Angelo Adamo Gregucci a Radiosei: “ Il calcio é l’elemento passionale più forte. Vorrei che allenatore e società si parlassero. L’importante é che si vada avanti tutti assieme nella stessa direzione, bisogna avere una visione comune da perseguire. Se non si troverà una sintesi meglio cambiare.

La volontà di Tudor di assumersi tutte le responsabilità e di voler avere pieno controllo dell’area tecnica va in contrapposizione con il modus operandi della Lazio degli ultimi anni. I problemi vanno risolti tutti subito.
L’ Atalanta ha una visione chiarissima: dal Presidente a tutte le varie componenti della società. Idee chiare, semplici, lavoro sui giovani e un fortissimo senso di appartenenza. Oltretutto é una società sana, con un bilancio in positivo.

In Italia manca la cultura della vittoria. Bisogna chiedersi come si è arrivati a vincere, non importa solo il risultato.

Bisogna che ci sia chiarezza, se la Lazio non potesse garantire i giocatori giusti all’allenatore croato, meglio dividersi subito. Nel caso ci fosse una separazione la società biancoceleste é meglio che guardi ad un allenatore che voglia sposare il progetto tecnico con convinzione.

Investirei nel settore giovanile, puntando sulla qualità dei giovani, é un lavoro che dovrà essere fatto”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Oddi: “Tudor ascolti anche la società. Guendouzi giocatore importante”

Giancarlo Oddi in collegamento a ‘NMM’

Giancarlo Oddi a Radiosei: “Giusto che l’allenatore chieda determinati giocatori e che la società lo assecondi nei limiti delle sue capacità.

Non mi sta piacendo ultimamente l’atteggiamento di alcuni giocatori nel mondo del calcio, stanno pensando più ai soldi che al calcio. Vorrei vedere giocatori più attaccati alla maglia.

Guendouzi é un giocatore importante, ha sempre dato tutto in campo, sono questi i giocatori che servono alla Lazio. Tudor deve anche saper ascoltare la società, le responsabilità di suddividono a metà, 50 e 50.
Servono comunque giocatori di qualità”.