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Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

Il battito dei suoi pensieri segue quello dei suoi gol. Ora è un momento no. Immobile è un leone ferito: «Sì, un po’ lo sono», ammette a denti stretti, gli occhi lucidi e un sorriso amaro. Lo incontriamo a Formello di prima mattina, in pantaloncini, pronto per le cure, con lo sguardo all’ingiù, ma ancora con tanti lampi di gioia e d’orgoglio. Ciro è tutt’altro che finito, ha gli anni di Cristo e non esclude mai il ritorno al futuro: «Le reti, le ritroverò. Il problema non è quello. Forse molti si dimenticano che, quando sono arrivato qui, nel 2016, non era come adesso. Non si sapeva nemmeno chi sarebbe stato l’allenatore. Adesso che facciamo la Champions mi vogliono parcheggiare fuori? Non mi sembra il massimo come riconoscimento. Ma io vado avanti, come ho sempre fatto».

Appunto. Come sta il flessore destro? Quando c’è di mezzo Ciro, cala sempre un velo di mistero.
«È un infortunio particolare, già avevo sentito tirare la coscia nella partita con il Celtic. Ultimamente sono diventato esperto con gli infortuni (ride, ndr), mi sono reso conto subito che qualcosa che non andava. Per fortuna non è niente di grave, lunedì avrò un’altra risonanza, il muscolo andrà valutato di giorno in giorno».

Duecento reti con questa maglia a un passo. Ogni volta che si avvicina una cifra tonda, c’è un ingorgo.
«Forse anche quella pressione mi condiziona, è un numero veramente importante. Mi era già successo con quota 100. Per prima cosa però devo tornare in campo, altrimenti non posso gonfiare la rete».

Possono bastare dieci partite a far dimenticare chi ha fatto la storia della Lazio?
«A quanto pare sì. Ma solo per alcuni, perché poi anche domenica gli striscioni della Nord e della Maestrelli mi hanno emozionato, mostrandomi il loro sostegno in un momento delicato».

È il più difficile di sempre?
«No. Il primo anno forse è stato il più complicato perché il mio popolo doveva imparare a conoscermi e diceva di tutto. Ora c’è solo una piccola parte della gente, che non so nemmeno se definire veri tifosi della Lazio, che mi contesta. Non credo che il vero laziale possa dirmi qualcosa, non ci credo. È solo una questione di tempo e farò ricredere anche il più scettico».

Gli effetti della scorsa stagione maledetta, anche con l’incidente in auto, si fanno sentire?
«Sicuramente non mi hanno aiutato. Prima i tanti infortuni, poi l’incidente in macchina con le mie bimbe. Un po’ il corpo e la testa ne hanno risentito, ma non penso di portarmeli ancora dietro. Forse ho un altro tipo di blocco, dovrei giocare con la testa più libera e con il corpo meno contratto».

Da dove si riparte?
«Quando vedi che le cose vanno bene cerchi di allenarti come hai sempre fatto, quando invece vanno male torni a fare le cose più semplici per ritrovarti. Se capisci che è un momento un po’ così, cerchi di non strafare perché poi fai peggio. A parte la mia situazione personale, anche la squadra ha sofferto un inizio di campionato infelice e io ho bisogno che tutto giri al meglio per segnare. Andate a vedere quante palle-gol ho avuto…».

C’è chi dice che nel 3-5-2 si sentiva più libero.
«Non c’entra nulla il modulo, ho fatto 27 reti anche con il 4-3-3 e 12 l’anno scorso, avendo saltato la metà delle partite, forse qualcuno non se n’è accorto».

Servono più assist da Zaccagni e Felipe Anderson?
«Credo che tutti avessero bisogno di sbloccarsi e la vittoria con l’Atalanta può aver segnato una svolta in un campionato in cui non siamo arrivati abbastanza pronti all’impatto e in cui abbiamo subito un calendario tostissimo».

C’è nostalgia anche delle verticalizzazioni di Milinkovic
«Manca a tutti. Ma quante volte l’addio di un grande campione fa emergere la forza del gruppo? I rinforzi hanno sofferto l’inizio, come successe a noi i primi tempi con Sarri, ma ora già sono dentro gli schemi e il suo calcio. Nuovi e veterani insieme, dobbiamo essere bravi a sopperire all’assenza di Sergio sia a livello tecnico che nello spogliatoio. Lui ha fatto la sua scelta in estate».

Opposta a quella di Ciro, ma dall’Arabia continuano a bussare per gennaio.
«È una soluzione che avevo preso in considerazione quest’estate quando era arrivata qualche offerta, poi però ho deciso di rifiutarla per la Nazionale e la Champions. Dopo un inizio di campionato così, qualche domanda me la sono fatta, specialmente dopo le critiche di alcuni, fortunatamente non tutti, che non hanno visto e apprezzato il gesto ma hanno subito presentato il conto. Questo mi fa male, anzi mi fa vacillare. E ora il mio pensiero non è più lo stesso di luglio. Alcuni giorni, quando ero più giù di morale, ho pensato “era meglio se me ne andavo”».

Sente ancora la fiducia di Sarri e Lotito?
«Del mister sempre, ci parlo tutti i giorni e sono tranquillo. Per il presidente io sono un figlio, ci siamo sempre detti le cose in faccia. Quindi, quando arriverà il momento in cui io non riesco più a dargli quello che si aspetta, le nostre strade si divideranno».

Smentiamo un falso mito: Immobile non ha mai voluto un vice che potesse sostituirlo.
«Da un lato mi fa piacere che si pensi che io abbia così tanto potere qui da decidere chi acquistare e in quali ruoli, ma il mio unico “potere”, in quanto capitano, sta nello spogliatoio. Fuori, può al massimo esserci stata qualche chiacchierata su qualche rinforzo».

Ma come, due anni fa firmò una carta privata con Sarri e Lotito per gli acquisti da fare sul mercato…
«È stata più una cosa simpatica, non dal valore reale, il mio sigillo. Diciamo che ho fatto da garante e testimone su un patto per gli acquisti che erano già stati decisi dal mister e dal patron».

In quel foglio c’era il nome di Caputo.
«Sì, è vero, poi si fece male e cambiarono i programmi. Non è vero invece che io non ho mai voluto un sostituto perché con il calcio che giochiamo, a ritmi altissimi, serve un altro bomber pronto, che ci possa dare una mano. Se una società vuole crescere in termini di obiettivi e poi di risultati, è fondamentale avere due giocatori per ogni ruolo».
Un giorno Castellanos sarà il suo erede?
«Non voglio mettere pressione al Taty. Ha un peso essere il mio successore e io non lo auguro a nessuno. Mi è capitato a Dortmund con Lewandovski e a Siviglia con Bacca, non è il massimo».

Il ricordo più bello e il rammarico più grande.
«Il rimorso è sicuramente il finale di stagione del 2020. Eravamo davvero in un periodo forte, ci sentivamo un rullo compressore, un treno che andava a mille all’ora e non poteva fermarci nessuno. Invece ci ha stoppato il Covid, è finito tutto, anche il sogno scudetto. Sia con Inzaghi che con Sarri ho vissuto tanti bei momenti. Ho amato i derby in cui non ho giocato e me li sono goduti, senza ansia, grazie al successo».

Come vive le stracittadine dopo tanti anni?
«Ancora in maniera particolare. Qui è una partita unica, non esiste nulla di simile in giro per il mondo. Nella capitale può spostare gli equilibri mentali per mesi, anche nella tua vita quotidiana. La rivalità va oltre ogni pensiero».

E come ha coltivato allora l’amicizia con Pellegrini, capitano dell’altra sponda?
«Prima con Lorenzo ci vedevamo di più, a casa o in qualche ristorante. Sopratutto quando sono nati i nostri figli, a pochi giorni di distanza, nella stessa clinica».

Martedì la Nazionale torna a Wembley dov’è arrivato il trionfo dell’Europeo.
«Un’emozione pazzesca. Vincere con l’Italia in casa degli avversari è qualcosa di unico. È stata una cavalcata bellissima, mi porto dentro tutto il viaggio: dal ritiro in Sardegna alla finale. Eravamo un gruppo con fame di vittoria e saremo legati per sempre».

Eppure il suo rapporto con l’Italia sembra sempre così problematico.
«Mai avuto un problema con nessun ct, è stato creato tutto dall’esterno. Ormai, anche chi non vede le partite mi critica, va di moda. Quando ti mettono un marchio addosso, è difficile toglierselo».

Non le dà fastidio sentire che non esistono centravanti nel nostro Paese?
«Ho vinto la Scarpa d’Oro, ma magari si aspettavano più gol da me. Invece di 200, dovevo farne 400».

Com’è il nuovo rapporto con Spalletti?
«Ottimo, mi ha fatto molto piacere che mi abbia dato la fascia da capitano, è stato un gesto importante che non mi aspettavo. Ho chiamato subito la mia famiglia, ero emozionato. Farà un bel percorso perché parla molto con i giocatori, le motivazioni sono fondamentali e lui riesce sempre a darle a ognuno».

Su quale attaccante scommetterebbe per il futuro azzurro?
«Quelli a disposizione sono tutti bravi, ma gli manca la continuità. Fare una stagione da 20 reti è facile, farne 4-5 allo stesso ritmo è più complicato. Se fai la punta, devi metterti almeno 2-3 annate consecutive con certi numeri nel curriculum. A me piace molto Raspadori. È umile e ha il veleno, tecnicamente bravo, ha personalità e sa fare tutto. È entrato nell’Europeo ed è continuo pur avendo davanti Osimhen e non giocando spesso».

E di Berardi che dice: non lo ha convinto a venire alla Lazio?
«No (ride, ndr), l’ho visto in Nazionale ma non ne abbiamo parlato perché è andato via subito».

Pensa ancora di chiudere la carriera alla Lazio?
«In questo momento dico sì e no. Non vorrei rispondere al volo, ci sto pensando da un po’ con la mia famiglia. Intanto devo tornare in forma e in campo al meglio. Una volta che ci sarò riuscito, potrò decidere davvero. Ora direi di no perché sono in un periodo negativo e sono infortunato, ma se avessi fatto 20 gol direi sì. Quindi la mia decisione non deve essere dettata dal momento. Sicuramente se prima ero convintissimo di rimanere a vita, ora lo sono un po’ meno. Sono un po’ ferito».

E come vede il suo futuro?
«Sicuramente alla Lazio, ma non so in quale ruolo. Deciderà il presidente, mi troverà qualcosa, lui non metterà mai in dubbio tutto ciò che ho fatto. Io amo la Lazio. E si dice che più ami qualcosa e più ci rimani male ed è quello che sta capitando a me. Quello che ho sempre detto, e che mi dispiace, è che prima di valutare quello che viene fatto in campo, mi piacerebbe che la gente mi valutasse anche per quello che sono fuori, come uomo. Non ho mai detto una parola fuori posto, i tifosi della Roma quando mi incontrano per strada mi dicono “Non ti abbiamo mai visto fare una provocazione verso di noi” e per questo mi rispettano. I veri laziali mi hanno sempre riconosciuto prima come persona e poi come calciatore, e lo abbiamo visto anche domenica pomeriggio. Anche qui in società hanno deciso di farmi capitano, non perché avessi più presenze, ma per il ruolo e le responsabilità che mi assumevo. Ci sono tante componenti che mi hanno spinto a dare tutto per la maglia che indosso».

In conclusione, per quello che ci ha raccontato, immaginiamo che il titolo di questa intervista non potrà essere “Lazio per sempre”, vero?
«No, perché poi la gente si fermerebbe solo al titolo, mentre io non so cosa succederà a gennaio o giugno. Non ho mai avuto paura di mettermi in discussione, né quando sono andato all’estero né quando sono tornato qui. Vedremo».
Il Messaggero

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L’Al Shabab ci riprova con Immobile. Incontro per il contratto di Felipe, Pedro più vicino…

Niente Italia, al momento lo ha richiamato solo l’Arabia. Forse per questo a Glasgow Immobile ha dribblato col silenzio la risposta alla domanda: «Dopo tutte queste critiche per l’avvio di stagione, ti sei pentito di non essere andato in là?». Forse non è finita, l’Al Shabab sarebbe tornato alla carica. Entro agosto non era arrivato l’ok dal governo saudita per formalizzare l’offerta ufficiosa (biennale da 35 milioni) recapitata al telefono a Ciro quando si trovava ancora in vacanza Ibiza. Per gennaio sarebbe diverso, ci sarebbero già nuovi club in fila, avrebbero contattato l’entourage per approfittare della sua crisi in Serie A. Appena due reti (una su rigore) in sette giornate, a digiuno in Champions, e ora un’altra doccia fredda. Fuori dalle convocazioni di Spalletti per le qualificazioni contro Malta e Inghilterra, un po’ per la forma precaria un po’ (come si evince anche dai tagli di Romagnoli e Casale, non di Provedel e Zaccagni) anche per scelta tecnica. Il capitano si è confrontato col ct, in Scozia è peggiorato l’affaticamento al flessore destro che si trascinava da San Siro, ma la lesione è esclusa sia dall’ecografia che dalla risonanza. E infatti a Formello lo considerano abile e arruolabile per l’Atalanta: ieri pomeriggio Immobile ha corso e ha partecipato alle prove tattiche, ha svolto l’intera seduta senza nessuna pena. Eppure sente dolore e deciderà con Sarri, fra oggi (a pranzo scatta il ritiro obbligatorio) e domani, se partire o meno dalla panchina.

RINNOVO ANDERSON

Nessuna angoscia, Sarri è pronto a qualsiasi contingenza. Quasi un anno fa, il 23 ottobre a Bergamo, i biancocelesti giocarono una delle migliori partite dell’era Mau con il tridente leggero Pedro-Felipe-Zaccagni contro la Dea. Alla luce delle condizioni di Immobile, la tentazione di riproporlo domani pomeriggio all’Olimpico è tanta, ma Sarri ha in rosa un vice-Ciro stavolta. Castellanos merita un’altra chance, ha dimostrato d’essere in grado di non dare punti di riferimento al Meazza. Allo stesso tempo riavvicinare Felipe alla porta, potrebbe sbloccare la sua vena realizzativa come l’anno scorso contro l’Atalanta. Il brasiliano attende con ansia la nascita del figlio, sta attraversando un momento particolare della sua carriera e oggi è atteso l’incontro (forse decisivo) fra Lotito e la sorella manager Juliana: «Il contratto in scadenza nel 2024 è importante le parole di Anderson in patria perché è il momento di prendere la decisione giusta, dopo i sondaggi ricevuti nella sessione estiva». Il 30enne era stato il primo biancoceleste ad avere contatti con l’Arabia.

Gli sceicchi hanno esplorato l’attacco biancoceleste quasi in toto. Anche Pedro ha detto no all’Oriente a giugno e ha firmato il rinnovo di un anno: «Io ho scelto la Lazio, ma non biasimo chi ha deciso di andare lì di fronte offerte irrinunciabili rispetto a quelle del calcio europeo». Al Celtic Park lo spagnolo ha confermato di voler restare a gennaio, non sente nemmeno il richiamo di casa al Tenerife, ma la Lazio deve decidere il suo futuro. A 25 presenze scatterà automaticamente il rinnovo sino al 2025, domani il 36enne potrebbe collezionare l’ottavo gettone, forse addirittura dall’inizio. La sua permanenza ovviamente escluderebbe lo sbarco di Lorenzo Insigne, che si è proposto e vuole lasciare Toronto. Chissà se ritroverebbe poi l’amico fraterno Ciro, Lotito a luglio era stato chiaro: «Se gli sceicchi mi offrono 50 milioni per il cartellino, forse ne riparliamo». Intanto c’è già un erede di Immobile a Formello. Il Messaggero

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Felipe fedeltà a prova di Arabia: ora il rinnovo

Il quotidiano Tuttosport oggi in edicola si è soffermato anche sulla Lazio e in particolare su Felipe Anderson. Il giocatore brasiliano è stato corteggiato da diversi club sauditi nell’ultima sessione di mercato, compreso l’Al Shabab che ha poi deciso di virare su Carrasco. La volontà del giocatore però ha fatto la differenza, dato che l’ex West Ham non ha intenzione di lasciare la Capitale visto il forte legame con i biancocelesti.

Del resto alla Lazio Felipe Anderson ha vissuto le sue stagioni più belle, compresa l’ultima che si è conclusa con undici reti e quattro assist totali. Il contratto del brasiliano però scadrà a giugno 2024 e per questo il suo entourage ha iniziato la trattativa per il prolungamento di contratto. L’obiettivo è quello di proseguire con la Lazio fino al 2027, con un ritocco dell’ingaggio utile per arrivare a 3 milioni più bonus.

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CALCIOMERCATO

Marcos Antonio, il Paok non garantisce l’acquisto definitivo: ipotesi Turchia ed Arabia

È ancora da definire il futuro di Marcos Antonio, molto probabilmente lontano dalla Lazio. Secondo quanto scrive Il Messaggero, è in stallo la trattativa col Paok Salonicco, perché i biancocelesti vogliono cedere il giocatore con l’obbligo d’acquisto l’estate prossima, mentre i greci hanno proposto solo un prestito con diritto. Adesso, si legge sul quotidiano, la Lazio lavora per la cessione di Marcos Antonio anche con club turchi e arabi, anche perché Lotito vorrebbe rientrare subito di almeno 8 milioni dell’investimento.

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DICHIARAZIONI

Immobile: “Serve uno step mentale. Arabia? Ho tentennato…” (AUDIO)

La Lazio perde 2-1 a Lecce, dopo essere andata in vantaggio con Immobile. A commentare il ko in trasferta è stato proprio il capitano biancoceleste ai microfoni di Lazio Style Radio: “E’ successo quanto accaduto lo scorso anno ed è questo ciò che mi dispiace di più, perché il risultato in sé si può recuperare. La squadra deve fare uno step mentale. Nel secondo tempo non siamo stati bravi e alcuni episodi sono diventati a loro favore, Falcone ha fatto un miracolo, ma il calcio va così. Cosa dobbiamo imparare? Che non si possono fare sempre gli stessi errori, ora dobbiamo già rimboccarci le maniche. Dal punto di vista personale mi sentivo molto bene oggi, spero di aver mandato via le cose negative delle scorso anno; sono partito carico già dal ritiro. 

Ad ogni modo, non bisogna prendere solo il negativo di questa gara, ci sono cose buone da cui ripartire: i nuovi stanno facendo bene e nel tempo andrà meglio, ci daranno sempre più una mano anche se di certo una sconfitta non aiuta. Nonostante le difficoltà del secondo tempo, alcuni episodi non ci sono stati d’aiuto. Ora ci prendiamo la sconfitta e ripartiamo. I tifosi? Sono stati straordinari, ci hanno incitato dall’inizio alla fine, erano tantissimi e ci dispiace che abbiano fatto tanti km per vederci perdere: ci rifaremo domenica, con la speranza che in casa siano ancora tanti“.

Immobile a Skysport sulle offerte arabe⤵️

“A un certo punto sono arrivate offerte che ti fanno tentennare, ma alla fine non si è concluso niente. La mia voglia è di restare qui, e cancellare ciò che è stato l’anno scorso. Voglio entrare in campo voglioso e libero, stare bene fisicamente”. 

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Immobile: i motivi del disagio ed il chiarimento con Sarri

Il Corriere dello Sport ricostruisce la vicenda rilativa a Ciro Immobile e riflette sul disagio nei primi giorni di ritiro del calciatore: “Ci sono tante, troppe verità in questa storia, non ancora conclusa e con il capitolo decisivo da scrivere. Una delle verità sui cui riflettere riguarda Sarri. Non ha alzato e non alzerebbe le barricate per Immobile, come ha fatto Lotito. La provenienza di certe notizie è un indizio e l’ipotesi che un altro lauto incasso, per un centravanti di 33 anni, aiuterebbe la società ad accontentarlo, spingendo verso la rivoluzione, fanno riflettere. La cessione di Milinkovic e la qualificazione Champions non basterebbero per acquistare Ricci (o Torreira), Zielinski e magari mettiamoci Berardi, di cui il tecnico continua a parlare nel ritiro di Auronzo senza che sia stata aperta una trattativa con il Sassuolo. Pensate all’acquisto di Castellanos e alle dichiarazioni di Mau in tv su Felipe centravanti, l’addio eventuale di Ciro stupirebbe un po’ meno”.

“La cronaca segnala l’umore di Immobile in miglioramento“, sottolinea il pezzo del quotidiano romano – . “E più sereno rispetto a quattro o cinque giorni fa, è partecipe negli allenamenti, concentrato ferocemente sul campo. Buon segno. Non sembra affatto un giocatore in attesa di trasferimento. La Lazio è il suo mondo e un po’ alla volta se lo sta riprendendo. I colloqui ripetuti con Sarri possono averlo tranquillizzato. Alcune incomprensioni, sul finire del campionato, avevano creato un minimo di freddezza. Dal punto di vista tecnico, se sta bene e in condizione, non si discute. Lo sa anche Mau, forse deciso a svoltare nella gestione, ad avere la mano libera senza essere condizionato o contestato quando decide una sostituzione. I chiarimenti tra tecnico e giocatore ci sono già stati. Aumentare le rotazioni deve essere un valore aggiunto per la Lazio, non un fattore disgregante”

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Immobile, l’offerta è arrivata anche a Lotito: 35 milioni per il cartellino. Ora decide il bomber…

L’offerta araba per Ciro Immobile sarebbe arrivata a destinazione. A scriverlo è l’esperto di mercato Alfredo Pedullà che aggiunge anche dei dettagli sulle cifre. Quelle riguardanti il club biancoceleste, nello specifico (già nota la proposta al calciatore di 18 milioni di euro per due anni): “Almeno 35 milioni per il cartellino. L’offerta che lui chiedeva per mettersi a tavolino e trattare la cessione del suo attaccante”, si legge. Si attende una reazione da parte del presidente Lotito.

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Immobile, gol ed indecisione. In attesa dell’offerta ufficiale araba, Lotito: “Qui è già quello che guadagna di più”

I tormenti della Lazio, in questo momento, sono i tormenti di Ciro. Perché l’offerta araba rimane dietro l’angolo e tutte le certezze ormai vacillano. Immobile nasconde tutto in ritiro, davanti alla porta è il solito cecchino: tiro all’incrocio, poi un tap-in, poi ancora un rigore in movimento. Ai cori dei 964 tifosi sugli spalti accenna un applauso, ma è serissimo in volto. È l’espressione dell’indeciso: un giorno si dice sì, un altro no, cambia type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di continuo. Per fortuna, non è costretto ad uscire allo scoperto perché non si è palesata la famosa doppia offerta (di Al-Wehda e Al-Shabab) da 35 milioni per iscritto. Per carità, è tutto vero a parole, 5 milioni alla firma, 20 il primo anno, 10 il secondo, ma la proposta ufficiale doveva arrivare entro sabato: forse è slittata a oggi, difficilmente sarà comunque recapitata insieme a quella per il cartellino con il benestare del governo. Mica un dettaglio di poco conto. Perché, come successo per Milinkovic, Lotito attende i sauditi al varco: «Se si presentano con 10-20 milioni da me, possono tornare indietro, anche se Ciro volesse andare da loro». E, se il capitano dovesse alla fine restare, nonostante il corteggiamento d’oro e l’offerta monstre, guai a parlare al patron di un altro adeguamento: «Ha avuto un ritocco ogni anno, è già il più pagato della Lazio». Poco importa che Luis Alberto abbia prolungato a 3,5 milioni (arriverà oltre 4 coi bonus sino al 2027, la firma è una formalità), sfruttando i 40 milioni dal Qatar per essere blindato: «Non è vero, non c’entra nulla l’offerta araba. Io avevo già fatto prima una promessa al Mago – spiega il presidente – se si fosse comportato in un certo modo». Ovvero ascoltando i suoi consigli, mettendo da parte l’ego e davanti il turbo per gli ultimi sei mesi di campionato. Obiettivo centrato.Il Messaggero

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AURONZO, DAY 4 – Immobile a colloquio con Sarri e Picchioni: il capitano riflette (VIDEO)

AURONZO DI CADORE – #Immobile a colloquio con #Sarri e #Picchioni – Riflessioni sotto il sole delle Dolomiti. Non certo per questioni tattiche, completamente assimilate dal bomber laziale. Picchioni da un lato, Sarri dall’altro e Ciro in mezzo. Un colloquio di pochi minuti. A parlare sono prettamente allenatore e assistente. Seduto a bordo campo Ciro ascolta pensieroso. Sirene arabe e stagione Champions fanno riflettere il capitano biancoceleste. Momenti di precampionato ancora con molti se e molti ma….

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C’è chi dice no: Zielinski pronto a rinunciare ai soldi arabi. Vuole restare a Napoli, ma il rinnovo…

C’è chi dice no: Piotr Zielinski pronto a rinunciare ad un ingaggio faraonico pur di restare al Napoli. Questa la notizia rilanciata dall’edizione odierna del Corriere dello Sport.

“Perché poi, tutto sommato, c’è anche chi dice no: e in questo momento Zielinski non ha intenzione di accettare la super offerta dell’Al-Ahli. A quanto pare di 36 milioni per 3 anni: Piotr vuole il Napoli. Vuole restare. Vuole prolungare il contratto in scadenza nel 2024: sarà una trattativa complessa e di certo non potrà puntare ai 4,8 milioni di ingaggio attuale, ma il suo manager Bolek sbarcherà a Dimaro per parlarne con De Laurentiis” si legge sul quotidiano.