“La Roma si è fatta furba” titola l’edizione online della Gazzetta dello sport. Furba perché gli arbitri nonostante i 67 falli commessi, hanno rifilato ai giocatori giallorossi solo 7 ammonizioni. Una ammonizione ogni 10 falli commessi. Inutile dire che a far la figura della supercattiva della Serie A sia la Lazio con 20 ammonizioni, ma con soli 64 falli commessi. Torino e Atalanta, professioniste del randello facile hanno rispettivamente collezionato 20 e 19 ammonizioni, ma al cospetto di 98 e 95 falli commessi.
Di questa classifica degli orrori arbitrali, la Gazzetta con a capo i due romanisti doc Di Caro e Barigelli, dà una personalissima spiegazione: “Merito anche degli insegnamenti di Mourinho, che ha fatto capire ai suoi giocatori come essere più furbi in campo e meno plateali”. Più furbi. Come a dire che gli altri sono tutti sciocchi a non farsi beffe degli arbitri, menando senza farsi vedere. E chissà che gioia abbia invaso l’Aia con Rocchi e Trentalange in testa, nello scoprire dalla Gazzetta che una squadra prenda meno gialli perché è furba nel commettere fallo.
In epoca VAR, non si possono più avere sudditanze psicologiche arbitrali negli episodi clou della partita, poiché gol, rigori ed espulsioni vengono radiografati e analizzati. Ma se volessimo pensar male, potremmo riflettere sul fatto che i gialli – giocando ogni 3 giorni – orientano l’andamento stagionale di una squadra: più ne prendi e più la formazione diventa obbligata. Ma siamo persone per bene e la dietrologia non è il nostro forte. Pensate se la Roma fosse stata al posto della Lazio in questa classifica: Barigelli & Co avrebbero gridato al complotto, ricordando che la Roma è “scomoda ar Palazzo” ed arrivando a evocare lo spauracchio di tutti i giornalisti sportivi: il gol di Turone, che – ricordiamolo – era bono.
A questo punto per Sarri e i suoi uomini la via è tracciata: ripetizioni di furbizia da Mourinho e il giallo sparisce. Effetto candeggina.
Alessio Buzzanca