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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Ercole: “Lazio, avvilente l’impossibilità di cambiare. Lotito non fornisce soluzioni” (AUDIO)

MARCO ERCOLE (Corriere dello Sport) in collegamento a ‘NMM’

“Sono contento che da parte del mio giornale ci sia stata una presa di posizione netta sul momento della Lazio. Al di là delle opinioni e del fatto che possano esserci dei momenti di protesta e contestazione, quello che non può esserci è la possibilità di cambiare o vedere qualcosa di diverso. Si fa così, punto, senza possibilità di avere delle alternative. Questo è avvilente. Anche la lettera che ha inviato Lotito è un accumulo di banalità senza una vera soluzione alla situazione. Non c’è un passo indietro reale rispetto a tutto quello che è stato detto e fatto. E di cose gravi dette ce ne sono state e quella poteva essere un’opportunità.

Una delle cose che ha detto di voler fare a fronte della contestazione dei tifosi c’è anche quello dell’aumento di capitale. Ma eventualmente si parlare di una cifra utile per compensare i mancati incassi, non per rilanciare la Lazio”.

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ALTRE

Zazzaroni: “Mi scuso con i tifosi per non aver messo la foto di Mihajlovic con la maglia della Lazio”

Aprendo la trasmissione radiofonica di cui è conduttore insieme a Fabio Caressa, il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni si è scusato con i tifosi della Lazio: “Devo fare le mie scuse al tifo laziale. Un anno fa morì Sinisa, tutti sappiamo come, e nella pagina con un mio articolo, uscita oggi, ci sono due foto con la maglia della Roma. E’ stato un errore di un collaboratore, ma io me ne assumo la responsabilità come direttore. Il collaboratore si è anche scusato, ma ci tengo a ribadire che Sinisa era e resta un’icona laziale. Nessuna motivazione di diffusione, ho letto cose assurde in queste ore, ma si è trattato di un errore tecnico. E’ giusto che i tifosi della Lazio si siano arrabbiati, questo conferma l’amore folle che avevano per lui. Io ho sentito Arianna, conosco bene i figli, volevo andare al suo ricordo questa mattina ma poi non avrei fatto in tempo a venire qui in radio. Mi dispiace molto per quello che è successo perché in un momento di ricordo così ti sputt… un po’ tutto. Ma ormai è successo e io mi scuso”.

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RASSEGNA STAMPA

Traguardo Cataldi, a Verona fa 150

Come riporta il Corriere dello sport, Danilo Cataldi oggi taglierà il traguardo delle 150 presenze in Serie A con la Lazio. In totale contando le coppe, con la maglia biancoceleste le partite giocate sono 197: si avvicina un altro traguardo importante. È diventato un leader dello spogliatoio, il cervello di Sarri in mezzo al campo. Per questo, vista la sua crescita, a breve rinnoverà il proprio contratto con il club, spostando la scadenza da giugno 2024 al 2027.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

I rimpianti sono viola

Partita complicata quella contro la Fiorentina. La squadra di Sarri ha sofferto dopo essere passata in vantaggio, rischiando di capitolare nel finale. Questo il racconto dalle pagine del Corriere dello sport di oggi: “L’utopia è giocare senza centravanti. Sarri, non a caso, ha ritrovato pericolosità quando è entrato Immobile, negli ultimi venti minuti. Italiano non ha mai potuto contare su un degno sostituto di Vlahovic. Scena muta o quasi di Jovic, apparso sulla scena solo nell’occasione in cui Provedel ha respinto il suo colpo di testa. Sarebbe stato il gol del possibile raddoppio, mancato all’ultimo respiro anche e soprattutto da Milenkovic. Traversa colpita sugli sviluppi di un angolo provocato da un altro tuffo del portiere friulano sul diagonale di Saponara. La Lazio ha fallito l’assalto al secondo posto, ma i rimpianti sono viola”.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Sarri: “Piacere e divertimento, ma ora diventiamo squadra vera. Luis vuole il Siviglia, Acerbi essere ceduto. Con Tare normale dialettica”

«Ne fumo settanta, ottanta ‘l giorno, tre pacchetti mi vanno tutti». Maurizio Sarri in una smorfia complice: capisce di avermi turbato. Poi mi sorride. «Ho fatto gli esami un paio di mesi fa, con tanto di liquido di contrasto, è tutto a posto».
In effetti sembra in gran forma. Eccoci uno di fronte all’altro in un’insolita one to one. Mi godo il gioco di riflessi fra ieri e oggi, contagiato dalla sua affabilità e da una serenità quasi complice. Perde qualche minuto per elencare le bellezze del nuovo centro sportivo, Formelloland: il Lazio Lab, l’enorme palestra, i cinque campi al piano superiore. «Di sotto è un po’ claustrofobico, ma ugualmente fantastico, se ripassi ti porto in giro e te lo mostro. Questa è la sala dei video, alle cinque e mezza s’analizza insieme il Valladolid, giochiamo sabato. Loro alzano immediatamente gli esterni difensivi, i centrali si allargano e i due centrocampisti fanno questo movimento (lo illustra con le dita), uno si abbassa e l’altro si mette dietro, si scambiano spesso la posizione. Non sarà semplice attaccarli con il nostro 4-3-3». 

Partiamo bene. Maurizio, quale la squadra che ha espresso il calcio più vicino alle tue idee? 
«L’ultimo Napoli, quello dell’ultimo anno intendo. Giocava il calcio che avevo in mente, un calcio di coinvolgimento totale. Ma anche nelle stagioni di Empoli avevo ricevuto dai ragazzi quello che volevo. Al Chelsea e alla Juve sono stato troppo poco per poter incidere in maniera pesante. E poi oggi è più difficile, più il tempo passa e più si afferma l’individualismo, e non solo nel calcio. È un cambiamento generazionale, non mi piace e impone degli adattamenti. Anch’io sono cambiato, in parte mi sono adeguato». 
 
Oggi non puoi non soddisfare alcune mie curiosità, chiarire alcuni passaggi della tua carriera. Partiamo dai contrasti con Chiellini nelle prime settimane alla Juve. 
«Nella fase iniziale non ce ne furono. Se ricordo bene, nella prima partita Chiellini giocò e segnò pure. E due giorni prima della seconda, col Napoli, si ruppe i crociati. Era una Juve giunta a fine ciclo e io me ne accorsi subito». 
 
Aveva Ronaldo. 
«Ho il rimpianto di non averlo potuto allenare da giovane. Ho trovato un giocatore che si era affermato attraverso un certo calcio ed era diventato un’icona mondiale. La squadra doveva adattarsi a lui, non il contrario. Con me segnò 33 gol in campionato e quattro in coppa e insomma non è mai semplice convincere un campione con fatturati del genere a cambiare percorso».
 
Il tuo percorso. 
«A me piace un calcio in cui tutti si mettono al servizio del collettivo per sviluppare un gioco in cui i movimenti, tanto quelli difensivi quanto quelli offensivi, non prevedono esenzioni di alcun tipo». 
 
Ti dobbiamo alcuni termini che sono diventati di uso comune. Prima di Sarri la difesa non “scappava” all’indietro. 
Sorride stringendo gli occhi. «Anche l’introduzione del drone in allenamento mi dovete». 
 
Giusto, a Empoli. 
«Fu davvero casuale. Da due mesi si girava sul tetto della tribuna per inquadrare la linea difensiva e verificare gli allineamenti dei quattro. Ma a un certo punto l’osservazione risultava in diagonale e quindi imperfetta, imprecisa, inutile. Un amico di Accardi, che possedeva la licenza per l’impiego dei droni, ci disse che sarebbe stato facile per lui fornire il servizio ideale… ed era esattamente quello che volevo. Oggi i droni li usano tutti: ai ragazzi puoi mostrare le immagini dall’alto e intervenire per correggere chi ha fatto il movimento sbagliato, ritardato o anticipato». 
 
Sei considerato tra i pochi allenatori in grado di migliorare i calciatori, un altro è Conte. 
«Abbiamo filosofie diverse però, al di là della bravura di Antonio, quello che fa la differenza è sempre la disponibilità dei ragazzi, la fame, la voglia di perfezionarsi. Con i “non arrivati” è più facile. In carriera il più veloce a comprendere quello che chiedevo è stato Albiol, difensore di livello superiore. In pochissimo tempo capì tutto, al punto che io potevo anche starmene a casa, l’allenamento avrebbe potuto dirigerlo lui». 
 
Hai cambiato anche la sostanza tattica di Mertens. 
«Avevamo tre esterni d’attacco per due posti, la grande qualità di Lorenzo e l’equilibrio che garantiva Callejòn erano imprescindibili, così Mertens trovava poco spazio. A Bergamo, in dieci contro undici, tolsi Higuaìn e misi Dries centrale. Venti minuti mostruosi, prese due rigori, insomma li fece impazzire. L’anno dopo, quando persi Milik durante la sosta della nazionale – si ruppe i crociati – decisi di riproporlo in quella posizione». 
 
Maurizio, cosa rappresenta la Lazio per te, oggi? 
«Qui sto bene, mi piace l’ambiente, ho la possibilità di esprimermi e soprattutto di divertirmi. Anch’io sono cambiato, ora il lavoro mi deve procurare divertimento, è cambiato il mio sentimento nei confronti del calcio. Mi piace anche la gente laziale, da fuori mi ero fatto un’idea completamente diversa, sbagliata. Il 99 per cento del popolo laziale è formato da famiglie, da giovani. E lavorare in un club che non appartiene a un fondo ma a una famiglia, mi dà gusto. Allo stesso tempo mi rendo conto delle difficoltà economiche che si possono incontrare, minori risorse, certo». 
 
Il capofamiglia non è popolarissimo tra la sua gente. L’hanno ribattezzato il “gestore”.
«Non riesco a capire fino in fondo i motivi della sua impopolarità, come l’hai definita. Comunicazione? Possibile. Ma Lotito ha preso la Lazio che era un disastro e bene o male la tiene costantemente tra le prime 5, 6 e in Europa. Pensa, io lo trovo piacevole, è un uomo di spirito ed è uno che ti ascolta». 
 
Il mondo si è fatto un’idea diversa. 
«Lotito avrà mille altri difetti, ma è di rara intelligenza, ha una cura ossessiva dei dettagli e soprattutto sul piano sportivo lascia piena autonomia». 

Allora è Tare che non digerisci. 
«Non ho mai avuto problemi con lui. Possiamo non concordare sulla valutazione di un giocatore o su alcune scelte, ma questo rientra nella normale dialettica di un gruppo di lavoro». 
 
Sul mercato quanto incidi? 
«Se non mi viene chiesto un nome non lo faccio. Illustro le caratteristiche tecniche, i parametri caratteriali della figura che mi serve, e pongo molta attenzione sul dato anagrafico. La stagione scorsa eravamo una delle squadre più vecchie d’Europa, il ricambio era necessario». 
 
Perderai Luis Alberto? 
«Per il secondo anno di seguito ha espresso la volontà di finire la carriera in Spagna. Più che in Spagna in generale, proprio a Siviglia. Non so dirti se l’avrò ancora a inizio settembre. Ragazzo intelligente, gran bel giocatore e carattere, se vuoi, particolare». 
 
E Milinkovic, negli ultimi mesi è cresciuto tanto? 
«Sergej è di livello altissimo, piccoli difetti e potenzialità ancora inesplorate. In alcuni momenti della partita privilegiava l’estetica, la giocata che definisco effimera, a scapito dell’efficacia. Però è vero, nell’ultima parte del campionato ha cercato la funzionalità e ha fatto la differenza». 
 
Ricordo che pochi mesi prima dell’arrivo a Roma, quando ancora ti si immaginava altrove, mi sorprendesti dicendo che secondo te la Lazio aveva vinto meno di quanto avrebbe potuto. Ricordo ancora le tue parole: ha un centravanti che garantisce 30 gol all’anno e il centrocampo più forte d’Italia, il più completo. 
«Il perché l’ho capito dopo». Sorride di nuovo. 

Chiarisci. 
«Le manca l’equilibrio della grande squadra. Tanto quello mentale quanto quello tattico. Nella partita secca poteva e può battere chiunque, il guaio che è molto spesso si fa mancare, si perde. Quello che desidero quest’anno è mostrare una squadra vera e dai primi allenamenti ho ricevuto sensazioni molto positive». 
 
Nella stessa città lavorano gli opposti, tu e Mourinho. 
«A me Mourinho sta anche simpatico. Le differenze dipendono in prevalenza dal punto di partenza, dalle origini. Io sono cresciuto tra i Dilettanti, gente di un altro livello, dove per vincere dovevo incidere tanto, e in modo feroce, per compensare i limiti dei singoli. Mourinho è partito dal Barcellona e ha investito molto sulla qualità dei giocatori. Tra Stia e Barcellona c’è un bel cazzo di differenza… E poi io sono toscano di monte. Come Luciano (Spalletti, nda)». 
 
E Allegri di scoglio, Lippi di sabbia… 
«Anche Mazzarri è di sabbia, siamo brutta gente». 
 
Non ti ho ancora chiesto di Acerbi. 
«Nulla di tecnico, a fine stagione ha espresso il desiderio di cambiare aria e la società cercherà di accontentarlo, per questo sono stati fatti altri programmi». 
 
Sta per cominciare… 
(Mi anticipa) «Una stagione folle, cinquanta giorni di sosta non si erano mai visti, mi aspetto risultati imprevedibili». 
 
Quindi l’Inter e la Juve potrebbero anche non partire favorite. 
«La Juve era forte anche l’anno scorso, l’Inter la consideravo la principale candidata allo scudetto, però il mercato della Roma le fa cambiare gli obiettivi. Wijnaldum, Belotti, Dybala. Il Wijnaldum di Liverpool un giocatore fortissimo e Dybala con me è stato eccezionale. Il Milan può rivincere se conserva lo spirito della stagione passata, aveva una voglia feroce di imporsi e due tre giocatori che quando ripartono…». 
 
Hernandez e Leao, immagino. 
«Quelli fanno male sul serio». 
 
Cosa ti è rimasto dell’esperienza con De Laurentiis? 
«Una forma di affetto e gratitudine, mi ha concesso l’opportunità di misurarmi con il grande calcio ed era quello che volevo provare. Poi, certo, lavorarci insieme non è semplice». 
 
Ti aspettavi la partenza di Koulibaly? 
«Koulibaly ha un potenziale mostruoso, alla fine va in un calcio di altissimo livello». 
 
Ti riconosci nell’immagine che ti hanno cucito addosso? 
«Per niente, ma m’importa ’na sega. Sono molto diverso da come vengo descritto, per anni ho svolto un altro lavoro e non ho assorbito la superficialità del calcio. Sognavo di allenare una grande squadra e ci sono riuscito non una, ma più volte. A 63 anni non penso più alla carriera e i soldi sono meno importanti, mi sono evoluto: voglio il piacere, il divertimento e la Lazio può darmeli. Lavoro per creare una squadra vera, 25 giocatori che pensano allo stesso modo, per certi versi antistorica: il gioco del calcio per sua natura è collettivo e invece anche voi della stampa l’avete trasformato nel paradiso dell’individualità. Quand’ero ragazzo, leggendo i giornali la presentazione della partita era Milan-Inter o Juve-Roma, non Lukaku-Leao o Vlahovic-Abraham… Paradossalmente è stato uno sport individuale come il ciclismo a trasformarsi in collettivo. Io ho una passione immensa per il ciclismo, l’altra sera all’una e mezza di notte mi sono guardato la classica di San Sebastian, me l’ero persa. Nasco moseriano e sai perché? Da under 21 lui correva in Toscana con la Bottegone Pistoia. L’ho subito eletto a idolo e ho avuto la soddisfazione di vederlo campione».  Corriere dello Sport

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Dalla Palma: “L’investimento Marcos Antonio ricorda quello di Milinkovic. Romagnoli? La Lazio deve rischiare!” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (CdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

Attendiamo l’esito degli esami per Carnesecchi per capire se continuerà ad essere ancora l’obiettivo numero uno per la porta. In caso di operazione le tempistiche sarebbero lunghe, sappiamo poi quanto sia importante per un estremo difensore la spalla. Non è bello dirlo, ma la fortuna è che la Lazio non ha già chiuso la trattativa con l’Atalanta. Ora parliamo per ipotesi, domani mattina avremo un quadro più chiaro. Il ragazzo è valido, ti garantisce una prospettiva, potresti anche pensare di investire a prescindere su di lui. Il problema è quanto possa essere considerato affidabile l’attuale vice, Reina

Marcos Antonio e Romagnoli

“Quello di Marcos Antonio è un investimento importante, stile Milinkovic all’epoca in cui arrivò. E’ stato seguito anche da Sarri che pensa possa essere impostato come regista vista la sua qualità e i margini di crescita. Romagnoli? Ribadisco, per non perderlo devi rischiare di prenderlo prima di cedere Acerbi. Non puoi aspettare, il rischio è elevato visto e richieste che ha il capitano del Milan. Tesserare subito Romagnoli per poi trovare una soluzione”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Dalla Palma: “Fuori ogni logica le parole di Lotito sullo scudetto. Aumenta il rischio di perdere Romagnoli” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (CdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Pensavo fosse stato necessario spingere per il tesseramento di Romagnoli, poi abbiamo capito che bisogna avere pazienza perché molto passa dalla cessione di Acerbi. Il rischio di perdere quest’opportunità di mercato è alto, tra l’altro ora credo che tutti gli sforzi saranno concentrati sulla soluzione della situazione indice di liquidità. Dire come ha fatto Lotito che la Lazio stia lavorando per lo scudetto sembra fuori da ogni logica. Mi auguro, piuttosto, che torni ad esserci un metodo di mercato basato sulle idee

Ipotesi Flaminio

“Verificheremo se ci sono delle novità dell’ultima ora visto che Lotito è tornato a parlare di Flaminio. Da quanto ne sappiamo e da quanto detto spesso dall’Assessore Onorato reali possibilità non ce ne sono”

LEGGI ANCHE Lotito: “Contestato perché ho eliminato privilegi. Sarei dovuto essere più conciliante. Flaminio? Favorevole, ma…”

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RASSEGNA STAMPA

‘QUELLI CHE…’ – Dalla Palma: “Europa, destino in mano alla Lazio. Sarri-Lotito? Solo il tecnico può interrompere il rapporto” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (CdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“E’ un giovedì inaspettato, si apre con i recuperi di ieri un finale di campionato migliore. La Lazio ha il destino nelle sue mani in chiave Europa, se dal Picco alla fine riuscisse a conquistare quasi il massimo della posta in palio andrebbe in Europa. Le prospettive di dover inseguire sono cambiate, ora è la Lazio che comanda. E’ una grande occasione per finire bene”.

Lotito e Sarri

“Quando Lotito parla di traguardo si riferisce alla conquista di un piazzamento in Europa League. Io penso non ci sia una ipotesi per un rinnovo in questo momento, ma neanche per un divorzio anticipato visto i costi che comporterebbe. L’unico che può interrompere il rapporto è Sarri, nel caso in cui decidesse di liberarsi con la clausola che c’è sul contratto. Andranno avanti insieme per il secondo anno a prescindere dalla delusione di questo primo anno”

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Dalla Palma: “Polemiche Lotito-tifosi nel rush finale. Società non ha la sensibilità e l’interesse…” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (Corriere dello Sport) in collegamento ‘QUELLI CHE…’!

Siamo già proiettati alla gara con il Milan che nasce tra le polemiche tra Lotito ed i tifosi. Tutto quello che non ci voleva nel rush finale. La Lazio è chiamata a fare l’impossibile per arrivare in Europa. Resta tutto aperto, ma contando i numeri, le gare che mancano, gli scontri diretti che mancano, credo sia complicato arrivare al quinto posto. Il pareggio con il Torino ti obbliga a battere un Milan che anche ieri ha mostrato tutte le sue qualità nel derby con l’Inter.

Politica prezzi

C’era la grande occasione di imparare dagli americani. Magari di proporre ai laziali un pacchetto conveniente per queste ultime tre gare casalinghe. Sono le gare che determineranno la sorte della Lazio, ma è un club che non ha questo tipo di sensibilità e di interesse. Si affronterà il Milan con questa polemica aperta e senza l’aiuto della tifoseria più calda”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Dalla Palma: “Si vede la mano di Sarri, il timore è che il prossimo anno debba ricominciare da capo” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (Corriere dello Sport) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

Credo che in questa ultima fase finale del campionato si veda la mano di Sarri. Anche giocatori a cui all’inizio in cui non credeva sono cresciuti tanto. Il mio timore è che la campagna acquisti, la cessione di Milinkovic e gli svincolati costringano Sarri a ricominciare da capo. Sono prevedibili 5 titolari diversi rispetto a quelli di oggi. Non vorrei che dovesse servire un altro anno di transizione dopo questo primo che sta finendo. E’ un timore, poi magari rispetto alle aspettative qualche calciatore in più possa restare”

Obiettivo quinto posto

“Considerando tutta la rivoluzione che c’è stata, le difficoltà che Sarri ha dovuto affrontare, il quinto posto sarebbe un grande risultato. Non è facile centrare quel piazzamento, la Lazio deve fare una corsa contro il tempo. Deve fare più punti possibili, ma vista la presenza in calendario di Milan e Juventus il percorso non è semplice”