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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Sarri vs Mou non solo un’amichevole

La differenza tra ribalta e retroscena è sempre stata molto chiara per Maurizio Sarri e José Mourinho. In quel teatro gigantesco che è il mondo del calcio, i due allenatori sembrano conoscere alla perfezione la lezione del sociologo Erving Goffman. La consapevolezza dei rispettivi ruoli e del valore della comunicazione è alla base del loro rapporto, che al netto di alcune punzecchiature è di stima e simpatia reciproca. «Lasciate perdere il personaggio Mourinho, il Mourinho persona mi piace» disse il tecnico della Lazio al termine di un derby, l’unico finito in parità, del novembre 2023. Gli fece eco il portoghese: «Sarri è sempre molto simpatico con me. Prima della partita ci siamo trovati e abbiamo scherzato. Ci vogliamo bene». Oggi Sarri e Mourinho si rincontrano per un’amichevole (Fenerbahçe-Lazio alle 19.30 italiane, diretta su Dazn e Lazio Style Channel) a quasi 20 mesi dall’ultima volta. Sei i derby giocati, con un bilancio che sorride al tecnico toscano: 4 successi biancocelesti, un pareggio e una vittoria della Roma. Qualche battutaccia, come quando Mou, di giovedì sera dopo aver passato il turno di Conference con il Vitesse e a tre giorni dal derby, disse «sono contento perché abbiamo passato il turno, non sono contento perché la Lazio sta fumando la sigaretta con Sarri e noi abbiamo giocato con tanti giocatori che giocheranno domenica». Corriere dello Sport

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AMICHEVOLI RASSEGNA STAMPA

Missione turca, la Lazio ritrova Mourinho

Spedizione in Turchia, che la fase 2 abbia inizio. La Lazio partirà oggi pomeriggio, domani affronterà il Fenerbahce. Subito Sarri contro Mourinho. Reminiscenze di derby che quasi sempre hanno premiato il Comandante: 6 confronti capitali disputati tra il 2021 e il 2024, i due allenatori sono arrivati insieme sulle rispettive panchine e se ne sono andati a pochi mesi di distanza. Torneranno rivali, seppur in amichevole, un anno e mezzo dopo l’ultimo confronto: 4 se li è messi in tasca il tecnico biancoceleste (tutti di misura), 1 lo Special One (3-0), soltanto uno è terminato in pareggio (0-0). Una sfida nella sfida per accendere la preparazione a Istanbul della Lazio, oggi a Formello di mattina per la ripresa del lavoro. Consumato il lunedì di riposo concesso alla rosa dopo l’amichevole di sabato a Frosinone e lo scarico domenicale.

Una breve sgambata nel centro sportivo, poi nel pomeriggio il viaggio per la Turchia dove la squadra rimarrà fino al 2 agosto, data della seconda gara con il Galatasaray. Una curiosità: proprio contro i giallorossi, il 16 settembre 2021, Sarri guidò a Istanbul la sua prima Lazio europea. Finì 1-0 per un errore marchiano di Strakosha. Il presente prevede cinque giorni in trasferta per proseguire e approfondire i discorsi atletici e tattici. La Lazio si è messa alle spalle le prime due settimane di sedute, hanno imballato le gambe e annebbiato la testa con l’Avellino, battuto solo nel recupero grazie al rigore di Guendouzi. Adesso aumenteranno le sollecitazioni in gara, si comincerà a fare sul serio contro avversarie toste e più avanti dal punto di vista fisico.

Per il Fenerbahce, quello di domani, sarà l’ultimo test prima del via ufficiale. Mou esordirà il 6 agosto in casa del Feyenoord per l’andata del terzo turno di qualificazioni per la Champions League, tre giorni dopo debutterà in campionato in casa con l’Alanyaspor. Aumenterà di colpo il coefficiente di difficoltà delle partite estive della Lazio, di conseguenza Sarri farà salire anche il minutaggio dei suoi potenziali titolari. Nelle prime due uscite contro Primavera e Avellino ha stravolto la formazione schierata all’intervallo per distribuire equamente lo spazio tra tutti i calciatori. Per domani è programmata circa un’ora di gioco per chi verrà schierato dall’inizio. Corriere dello Sport

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COPPA ITALIA

Lazio-Roma, probabili formazioni: tridente (quasi) obbligato per Sarri, Mou con Huijsen

Lazio-Roma, le probabili formazioni

Lazio (4-3-3): Provedel; Lazzari, Patric, Romagnoli, Marusic; Guendouzi, Rovella, Vecino; Pedro, Castellanos, Felipe Anderson.  

A disp.: Sepe, Mandas, Hysaj, Casale, Gila, Pellegrini, Cataldi, Kamada, Basic, Isaksen, Zaccagni, Saná Fernandes. All. Maurizio Sarri.

Roma (3-5-2): Rui Patricio; Mancini, Cristante, Huijsen; Kristensen, Bove, Paredes, Lo. Pellegrini, Zalewski; Lukaku, Dybala. All. José Mourinho.

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AVVERSARIO

Roma, la strategia della tensione di Mourinho

Roma, passata l’arrabbiatura

Passata l’arrabbiatura di domenica sera che ha portato la Roma all’ennesimo silenzio stampa di stagione come forma di proteste contro le direzioni arbitrali, la Roma è tornata ieri a preparare il derby di domani. In palio non c’è solo la supremazia cittadina, ma un pass per le semifinali di Coppa Italia. Insomma, se già le sfide con la Lazio non potranno essere delle gare come le altre, figuriamoci questa. E il silenzio indetto dalla società, ma voluto da Mourinho, ha un duplice scopo: iniziare a creare la strategia della tensione nella quale lo Special One sguazza da quando fa l’allenatore, ma soprattutto evitare ulteriori squalifiche commentando gli episodi che non sono piaciuti durante la sfida con l’Atalanta.

Ecco allora che già dalla ripresa di ieri José ha ripreso con la squadra il solito discorso del “siamo soli contro tutti”. Un modo per caricare una squadra che se dal punto di vista del gioco ha fatto passi in avanti, non può dire lo stesso sotto il profilo dei risultati. A incidere, indubbiamente, anche la condizione di una squadra che tra difesa e centrocampo ha perso tanti uomini, al punto che domani Huijsen sarà chiamato all’esordio da titolare, insieme a Mancini e Cristante, quest’ultimo ancora abbassato sulla linea dei tre centrali. Uno sforzo in più sarà chiesto anche a Paredes, partito dalla panchina domenica per una forte botta rimediata con il Cagliari. E straordinari saranno chiesti anche a Dybala e Lukaku, per guidare un attacco che nelle ultime cinque gare ha una media un gol a partita.

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DICHIARAZIONI

Lotito e l’abolizione del Decreto Crescita: “Così si mortifica calcio italiano. Senza Mou e Lukaku Roma morta”

Il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, è stato intercettato nei corridoi del Senato e ai microfoni de La Stampa, ha parlato dell’emendamento alla manovra (che confermava le agevolazioni fiscali per i calciatori), che è stato bocciato. “Vai anche a mortificare la competitività del calcio italiano. Se tu oggi hai possibilità di avere Lukaku…gioca con la Roma, no? Lukaku cor cavolo che lo pijavi! Hai capito qual è il problema? Mourinho non lo pijavi! Perché Mourinho si avvale di questa norma. Hai capito? Cosiì crei un danno alle società: senza Mourinho e Lukaku la Roma è morta”.

Lotito e la foto: “Non dormivo: penso, elaboro”

Durante il lungo dibattito di domenica, sono girate delle foto nelle quali sembrava che stesse dormendo: “Non stavo in commissione, stavo facendo vedere ai colleghi che quella sedia si reclina. Mi ci metto apposta, con le mani così, come un morto. Riposo, penso, elaboro”. Ed ancora: “lo sono abituato, come faceva Andreotti, a portare l’impermeabile in estate e inverno: a me scivola tutto”.

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DICHIARAZIONI

Mister Europa Pedro: “Messi il migliore, la Lazio mi ha fatto rinascere, Mou fa ridere…”

Mister Europa collezionista di trofei. Ne ha vinti tanti Pedro, per la precisione 25 in bacheca. La sua carriera è la mappa del giocatore vincente: 3 Champions League, una Europa League, 3 Supercoppe Uefa e un viaggio infinito tra fantasia e serpentine che sono la carta d’identità di una delle pedine più medagliate in attività. Un giocatore di lusso, punto chiave da utilizzare sulla trequarti per scardinare le difese avversarie. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva, partendo da ‘Pedro’, il brano di Raffaella Carrà, diventato una sorta di tratto distintivo della sua esperienza alla Lazio: “È una canzone molto speciale per me, mi piace tantissimo e con la quale ho vissuto tanti momenti felici. Un ricordo per il mio percorso in Italia che rimarrà per tutta la vita”, esordisce lo spagnolo.

Ti abbiamo visto tante volte inquadrato dopo i gol e dopo l’esultanza. Eri partecipe, insomma è una sorta di amuleto, una spinta adrenalinica, una carica che hai e trasmetti.

“Sì, penso sia stato un amuleto qui in Italia. Dopo le partite, quando andiamo sotto la Curva Nord, c’è questa canzone. Ripeto, per me è speciale. Un’esperienza che mi terrò per tutta la vita”.

Per tenere tutti i tuoi numeri non basterebbe un blocknote intero perché hai dei record e dei primati che dal mio punto di vista, a parte i 25 titoli, sono difficilmente eguagliabili. Balza all’occhio la famosa storia del 2009 quando sei stato il signore ad aver segnato in sei manifestazioni europee. Un record che Messi ha eguagliato due anni dopo.

“È stato incredibile fare quel record. Credo che all’epoca fossi il primo ad averlo fatto nella storia, poi è vero che Messi l’ha eguagliato. Eppure posso dire di averlo fatto prima di lui, immaginando quello che significa Messi nel mondo del calcio. È stato straordinario, incredibile, un’emozione molto grande. Sempre con la mano di Guardiola al Barcellona, resta speciale”.

Per te non c’è mai stata partita. Quando ti hanno chiesto chi fosse il migliore al mondo, hai risposto: “Messi. Non c’è un paragone con Maradona. Per te resta il numero uno della storia? 

“Per me sì, però sicuramente perché l’ho visto. I suoi numeri sono incredibili, in tutte le epoche del calcio ci sono stati tanti giocatori incredibili, come Pelé, Maradona, Cruijff, e tanti giocatori che possiamo nominare e sicuramente hanno fatto la storia di un’epoca. Come Messi ha fatto la storia di questa e come altri giocatori la faranno nel futuro. Però, per me, se devo sceglierne uno, è sicuramente Messi. Per altri saranno altri giocatori, è sempre difficile trovare opinioni univoche sul migliore perché la storia del calcio conta di tanti giocatori”.

Ti sei trattato molto bene (in riferimento ai compagni avuti al Barcellona, ndr): Henry, Ronaldinho. Si può fare una classifica? Hai un ricordo particolare? Ronaldinho è sempre stato visto come un giocoliere, quello che trasmetteva allegria. Praticamente il meglio di Santa Fé. L’allegria che trasmetteva Ronaldinho e quella che trasmetti tu a quasi 37 anni.

“Paragonarsi a Ronaldinho è difficile nel mondo del calcio”.

Ma hai vinto più trofei tu. Forse è più difficile per Ronaldinho paragonarsi a te.

“Ho avuto la fortuna d’aver vinto tantissimi trofei giocando in una grandissima squadra. Però penso che lui sia stato un giocatore spettacolare in ogni sfaccettatura. Ha cambiato la storia del Barcellona quando è arrivato. Era molto difficile: da spettatore era il giocatore che volevo osservare. Ho avuto la fortuna d’aver giocato con questi grandissimi giocatori, del calibro di Ronaldinho, Henry, Ibra, Xavi e Iniesta”.

Xavi e Iniesta li ho lasciati fuori perché fanno parte di un’altra categoria, avendo un altro ruolo. Mi è venuto in mente Ronaldinho ed Henry perché appartengono al catalogo rappresentato da Pedro. Campione del mondo nel 2010, campione d’Europa nel 2012. Possiamo dire che sono le tue medaglie indimenticabili?

“Sicuramente sì, ho sempre detto che vincere il Mondiale è il massimo per la carriera di un calciatore, è l’aspetto più elevato. È difficile e la Spagna ne ha vinto solo uno, speriamo di poterne vincere di più. Sicuramente quel trofeo è valso tantissimo”.

Quando pensi a Pedro pensi al Barcellona a quell’epoca incredibile, quella squadra imbattibile con il timbro e il marchio di Pep Guardiola. Cosa ha rappresentato Guardiola per te?

“Per me è come un padre nel calcio, ha fatto tutto per me. Mi ha fatto crescere come giocatore, dandomi l’opportunità di arrivare in prima squadra al Barcellona permettendomi di fare quello che faccio oggi. Ho imparato tantissimo a livello tecnico e tattico. L’ho sempre detto: un maestro come lui lo incontri una volta nella vita. Ha avuto questa fiducia in me quando il Barcellona si trovava in un momento delicato e difficile. Ha fatto questa scommessa con me, con Busquets e con altri giocatori della Cantera. Era difficile fare questa carriera senza di lui”.

Nel 2015 fai un gol straordinario contro la Real Sociedad e, nel 2023, recentemente, il Barcellona lo utilizza sul suo sito per presentare una partita contro il club basco. Ti ricordi quel gol com’è stato? 

“Sì, lo ricordo molto bene perché è uno dei più belli che abbia fatto nella mia carriera. Mi è arrivata la palla con una traiettoria veloce, la palla si è alzata e ho potuto fare questa sforbiciata che è entrata in porta”.

Per come la racconti sembra sia stato un colpo semplicissimo.

“No no (ride, ndr), non è mai semplice fare un gol così. Ma è stato molto speciale e lo ricordo molto bene perché è l’unico che ho fatto così nella mia carriera”.

In una recente intervista hai detto: “Se mi chiamasse il Barcellona prenderei il primo aereo. Sarebbe un grande sogno da realizzare”. È soltanto un sogno?

“Sì, è vero. Alla fine è una squadra che ho a cuore, ma è difficile tornare. Ho cercato di farlo tante volte in passato, ma in questo momento è complicato. Io sto bene qua, non è una cosa che mi preme. Qui alla Lazio sto molto bene con i compagni, i tifosi e tutti quelli che mi hanno accolto nel miglior modo possibile. Sono molto tranquillo”.

Nel 2015 Pedro lascia il Barcellona per andare al Chelsea, noi siamo un po’ malati di mercato. 27 milioni più 3 di bonus. Forse pochi, considerando quello che avevi fatto in blaugrana

“Secondo me sì (sorride, ndr)”.

Per me era una cessione da 40-45 milioni in su, con i prezzi e le tariffe che girano oggi.

“Per questo dico, con i prezzi che girano oggi sembrava un po’ poco, non che in realtà lo fosse perché alla fine sono cifre sempre alte. Ma per le cifre che vediamo oggi, forse, mi sono reso conto che per il Chelsea è stato un buon affare”.

Buon prezzo per il Chelsea, condivido. Viaggeremmo dai 45 milioni in su, ma sono passati un po’ di anni. In una recente intervista Sarri mi dice che alla vigilia di Chelsea-Arsenal, finale di Europa League a Baku, che avete vinto 4-1, Zola gli chiese: “Che formazione facciamo”. Io (Sarri, ndr) gli rispondo: “Giroud, Pedro e gli altri nove li scegli tu”.

“Sì, l’ha riportato in un’intervista che ho visto. Mi ha fatto ridere perché è stata una cosa interessante e bella da dire. Io ero molto contento”.

Come nasce il rapporto con lui? 

“È sempre stato bello, una persona sincera che dice sempre le cose in faccia. Questa è la caratteristica che mi piace tanto di lui. Poi ha molto carattere e punta sempre a vincere e migliorare la sua squadra, facendola progredire con passi avanti. Anche la sua type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di gioco, con il fine di mantenere il possesso e creando occasioni da gol, mi è sempre piaciuta”.

Tipica del Barcellona…

“Diciamo che è molto simile, per questo ho sempre avuto un bel rapporto con Maurizio. Mi ha sorpreso quella frase che ha detto prima della finale”.

Eh beh, mica potevi restare fuori. Ha detto anche una cosa abbastanza scontata.

“Per me è stato incredibile, dandomi un’altra possibilità di giocare un’altra finale e di vincere un altro trofeo molto importante. L’Europa League è una competizione europea molto bella da giocare, ovviamente la Champions è un’altra cosa, però penso sia un trofeo bello e quando lo vinci ti senti molto bene”.

L’editoriale che Sarri ha fatto di Pedro è il seguente: “Tecnico, rapido, disponibile. Ho un debole per questo tipo di giocatore. Ha vinto tutto, è stato sottovalutato nella sua carriera”. Che significa sottovalutato? Hai vinto 25 trofei…

“Sottovalutato no, magari sul piano mediatico non si parla tanto di me come di altri giocatori. Ma non sottovalutato, penso che la mia carriera sia stata bella. A livello mediatico, magari, si parla di più di giocatori che hanno vinto meno. Credo intendesse questo il mister”.

Al Chelsea incontri Mourinho. Come ti sei trovato con lui? 

“Bene, bene. Un allenatore che ho sempre rispettato. È un tecnico forte che ha vinto tantissimi trofei in carriera. Poi l’ho trovato al Chelsea, mi ha dato l’opportunità di giocare in una bellissima squadra, pure di vincere tanti trofei al Chelsea e per questo lo ringrazio”.

Dopo il derby, finito 0-0, Mourinho dice: “Un grande giocatore, però potrebbe anche fare il nuotatore”. È la tua prossima carriera? 

“Sì, sì. Quello mi fa ridere. Perché sappiamo tutti com’è Mou, l’ha fatto anche in passato. Dice una cosa, ne dice un’altra. Mi ricordo quando abbiamo vinto contro il suo Real Madrid disse altre cose, quando abbiamo battuto il suo United 4-0 (ero al Chelsea), ne ha dette altre ancora. L’anno scorso, nei derby di Roma, ne ha dette altre ancora. È sempre così, quando non parla dell’arbitro parla del calendario, di un giocatore che si butta a terra. Lo conosco molto bene, è un uomo molto divertente. L’ho presa con molto fair play perché so che utilizza le parole per stemperare la grande tensione del derby. Lo conosco molto bene, avendolo avuto da allenatore”.

Nel 2020 lasci il Chelsea per trasferirti alla Roma a parametro zero. Cosa non funziona in quell’anno? Pedro fa gol in un derby tra virgolette inutile, hai avuto qualche contrattempo fisico, non ti sei ambientato benissimo. Perché non funziona la storia d’amore tra Pedro e la Roma?

“Eh non lo so, è una sensazione strana che non avevo mai avuto in carriera. E’ chiaro che quando vai a giocare in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, può succedere che inizialmente l’adattamento a spogliatoio, compagni, città e squadra sia difficile. L’allenatore voleva giocare con il 4-3-3, invece giocavamo con il 5-3-2 o con il 5-2-3 con Fonseca. Mi chiedeva tante cose non nelle mie caratteristiche, come arretrare il raggio d’azione per prendere il pallone. Non era nelle mie corde, ma non è una scusa perché, lo dico sempre, i giocatori importanti devono fare tutto. Sicuramente non è andata bene, ma non so per quale motivo poi sono stato mandato via. Sono cose che succedono”.

Sei diplomatico come quando giochi. Una serpentina e un dribbling e mi hai spiegato perché non è andata bene. Nell’estate 2021 tirammo fuori la notizia incredibile: “Pedro dalla Roma alla Lazio”. Quanto tempo prima l’hai saputo?

“La storia è nata in conferenza stampa, perché ha detto che io ero fuori rosa. Così tante squadre hanno iniziato a chiamare, una di queste era la Lazio. Sarri in persona mi chiese: “Che succede? Ho visto che stai fuori rosa e che hai un problema con il club”. Io gli risposi che non sapevo il motivo di questa decisione del club e che mi stavo allenando con la Primavera. Mai ne avevamo parlato. Voleva capire cosa fosse successo perché, conoscendomi molto bene, sa che mi alleno sempre al massimo. Sono un professionista in questo. Per me è stato difficile affrontarlo. Quando ho visto la realtà ho iniziato a pensare a come comportarmi, parlando diverse volte con il club. Con Mourinho non ho parlato. Volevo parlare con la società, ma mi hanno detto che non era possibile”.

Quando ti chiama la Lazio decidi in 10 minuti.

“Dopo tre settimane, il mercato stava chiudendo, parlai con Sarri che mi disse: ‘Vieni qua che c’è posto per te’. Io avevo già lavorato con lui e ho colto l’opportunità di giocare in una squadra storica”.

Dopo 4 giorni giochi subito titolare a Empoli. Un nastro che riparte con una nuova storia.

“Sì, lui mi conosce molto bene e sapeva che fossi pronto per giocare e per dare una dimostrazione nella nuova avventura della mia carriera. Per questo sapeva che ero pronto a iniziare. Appena arrivato giocai titolare a Empoli, non era facile perché non avevo ancora giocato nella pre-season. Ma ho messo tanta voglia”.

Che ambiente hai trovato alla Lazio? Qual è il tuo rapporto con Lotito? 

“Ho trovato una squadra che mi ha fatto rinascere, prendere molta energia e forza come giocatore. Mi sono sentito subito a casa in tutto e per tutto sin dall’accoglienza dei giocatori al primo allenamento. Anche i tifosi e lo staff mi hanno accolto molto bene. Per me è stato speciale e mi ha dato la giusta energia per dare il massimo. È andato tutto benissimo, non posso dire il contrario. Questa squadra è una famiglia, mi fa stare bene. Sono rinato, l’ho sempre detto, come giocatore e anche come persona. Nella storia della mia carriera mi ha fatto essere più forte”.

Che type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea ti sei fatto di questo momento? Partite male, perdete due partite che sulla carta non avreste dovuto perdere. Poi la tendenza è: “Cerchiamo di recuperare questo gap facendo un filotto”. Ora siamo nella sosta e ripartirete con un calendario, sulla carta, più morbido. Siete ancora in tempo per recuperare questo campionato? 

“Penso di sì, noi vogliamo recuperare in classifica, essere attaccati alle prime. E’ vero che abbiamo iniziato male, poi quelle due partite che sulla carta avremmo dovuto vincere, ma ogni gara è complicata e ogni partita a una storia a sé. Non conta il nome delle squadre. Vogliamo continuare su questa strada intrapresa nelle ultime partite complicate, cercando di trovare la continuità che penso stia mancando in questo momento. Abbiamo tutto per farlo, con i nuovi che sono molto forti e si stanno adattando molto bene alle richieste di Sarri. Manca questa continuità di gioco e risultati per essere lì in classifica”.

Compirai 37 anni il prossimo luglio. A Tenerife ci sono manifesti ogni giorno: “Vogliamo Pedro”. Sembra una petizione popolare, manca soltanto un dibattito no-stop ogni giorno. Hai deciso il tuo futuro?

“No, non ancora, è difficile. L’età è molto importante, è l’ora di prendere una decisione per il mio futuro, ma per ora penso alla Lazio. Mancano ancora tante partite in questa stagione, dopo vedrò cosa potrò fare. Al termine di questa stagione sicuramente parlerò con il presidente, voglio parlare anche con Sarri, che spero possa continuare qui; poi vediamo cosa possiamo fare”.

Pedro a 40 anni cosa farà?

“Non lo so. Ho già parlato con tanti giocatori che si sono ritirati e mi dicono che alla fine vogliono tornare nel mondo del calcio. Sicuramente immagino che questa sarà la mia strada. Non è una questione a cui penso al momento, ma sicuramente credo di continuare in questo ambiente”. SportItalia

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SERIE A

Lazio-Roma, probabili formazioni: Luis e Marusic recuperati, Sanches dall’inizio

Zaccagni non ci sarà, mentre Luis Alberto è recuperato e Immobile torna a giocare un derby dopo aver saltato gli ultimi due. Due ballottaggi per Sarri, mentre nella Roma un dubbio sull’esterno sinitro e una tentazione in mezzo: quella di far giocare dal 1′ Renato Sanches. Le due probabili formazioni del derby di Roma

LAZIO (4-3-3): Provedel; Lazzari, Patric, Romagnoli, Marusic; Guendouzi, Rovella, Luis Alberto; Felipe Anderson, Immobile, Pedro. All: Sarri.. 

A disposizione: 33 Sepe, 35 Mandas, 34 Gila, 15 Casale, 23 Hysaj, 3 Lu.Pellegrini, 6 Kamada, 32 Cataldi, 5 Vecino, 70 Saná Fernandes, 18 Isaksen, 19 Castellanos Indisponibili: Zaccagni

Squalificati: nessuno

Diffidati: Luis Alberto, Zaccagni

ROMA (3-5-2): Rui Patricio; N’Dicka, Llorente, Mancini; Zalewski, Cristante, Paredes, Renato Sanches, Karsdorp; Dybala, Lukaku. All: Mourinho.

A disposizione: 99 Svilar, 63 Boer, 19 Celik, 43 Kristensen, 37 Spinazzola, 22 Aouar, 52 Bove, 7 Pellegrini, 60 Pagano, 61 Pisilli, 92 El Shaarawy, 14 Azmoun, 11 Belotti Indisponibili: Smalling, Abraham, Kumbulla

Squalificati: nessuno

Diffidati: nessuno

ARBITRO: Massa di Imperia

GUARDALINEE: Bindoni e Tegoni

QUARTO UOMO: Colombo

VAR: Paganessi

AVAR: Carbone

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AVVERSARIO

Roma, Mou: “La Lazio cinica, ha capito che in noi c’è mancanza di creatività” (AUDIO)

 La Roma esce sconfitta dal derby. La squadra di José Mourinho è stata battuta dalla Lazio 1-0 con la rete di Felipe Anderson propiziata dal brutto errore di Ibanez. Nuovo sorpasso dei biancocelesti in classifica e Roma adesso al quinto posto. Al termine del match Mourinho è intervenuto ai microfoni di Dazn per commentare il risultato. 

È mancata lucidità negli ultimi 25 metri?
“Sì, sono d’accordo. Troppa emozione e poca consapevolezza dell’obiettivo e dell’organizzazione di gioco. Non è facile giocare contro una squadra tutta bassa. Loro hanno giocato molto bene anche con il tempo. Noi senza quella luce di qualità che ci portano i giocatori speciali ci è mancato. Senza Paulo e Lorenzo negli ultimi 25 minuti serviva lucidità, sono d’accordo. C’è stato un dominio. La Lazio ha difeso il suo vantaggio e ha voluto giocare il meno tempo possibile. Ci è mancata lucidità e quella luce di qualità che trova lo spazio, l’assist, l’azione individuale che può decidere. Ho provato a mettere Volpato, che non ha fatto male”.

Queste le parole di Mourinho in conferenza stampa

Si aspettava che la Lazio avrebbe giocato questo tipo di partita?
“Penso che la partita che hanno fatto sia anche la conseguenza di stare 1-0. Blocco basso, compatti, tutti assieme, nelle nostre culture si dice che è stata una partita cinica, intelligente, in Inghilterra la gente va a casa dopo 20 minuti. Il tempo utile di gioco è sicuramente bassissimo, l’intensità e la continuità del gioco sono bassissimi, loro hanno capito che noi dominavamo ma c’era mancanza di creatività negli ultimi 20 metri. Si è parlato di Savic e Immobile, non si è parlato di Dybala, penso che sia più importante perché è la luce che ci dà assiste gol. Senza Lorenzo poi è ancora più difficile, ma quando è entrato Volpato ci ha dato creatività. Poco tempo di gioco, penso che gli ultimi 8 minuti di recupero siano stati effettivamente un minuto e mezzo, prendono loro i punti e vanno a casa”.

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APPROFONDIMENTI

Mourinho e il suo staff, tra scuse campate in aria e risse da osteria. L’Uefa apre un’inchiesta.

Una volta le avversarie oggetto delle invettive dello Special one erano le grandi d’Europa. Ormai relegato ad allenare in una competizione da bar come la Conference league, è costretto a prendersela col dopolavoro caccia-al-merluzzo con sede a Bodo. C’è da capirlo. E da compatirlo.

Oltre alla solita tarantella contro l’arbitro, gli assistenti, il quarto uomo, il re Harald e i fiordi, in Norvegia l’oggetto della sua invettiva è stato persino il campo, definito “di plastica”. Campo che sarebbe stato la causa dell’infortunio “preoccupante” – ipse dixit – a Mancini.

Salvo poi scoprire che Mancini non ha lesioni (e meno male, ci mancherebbe), ma solo un ginocchio gonfio, che sulla “plastica” ci gioca mezza Europa (è ora si aggiorni) e che la colpa della terza figuraccia rimediata contro i robusti pescatori di salmoni è semplicemente di una squadra modesta e messa male in campo.

Fin qui è solo cinema (cit.). Ora si entra nelle note disciplinari: a fine partita l’allenatore Knutsen sarebbe stato oggetto di un tentativo di strangolamento da parte del preparatore dei portieri della Roma. Per potersi difendere, il tecnico norvegese avrebbe sferrato un pugno a Nuno Santos. A documentare tutto ciò ci sarebbe un video ufficiale che il Glimt chiede di rendere pubblico. A consuntivo la Uefa ha aperto un’indagine: “In conformità con l’Articolo 31 (comma 4) del Regolamento disciplinare, un Ispettore Etico e Disciplinare è stato nominato per condurre un’indagine sugli incidenti segnalati che si sarebbero verificati alla fine dei quarti di finale di Conference League tra Bodo Glimt e As Roma. Informazioni in merito saranno rese disponibili tempo debito”. Probabilmente entro l’inizio della prossima settimana si saprà qualcosa in più.

Rincara il Glimt: “Il comportamento della Roma è un attacco fisico a Knutsen, e un attacco sistematico ai nostri valori – dice il Bodo -. La Roma sta bombardando i media di falsità, nel tentativo di nascondere il comportamento antisportivo. Glimt sa che c’è un video dell’incidente, che mostra l’attacco a Knutsen da parte di tesserati della Roma. Il club ha visto questo video. Chiediamo che il pubblico abbia accesso a questo video di proprietà della Uefa”. Il Bodo poi continua: “Una comprovata violazione delle regole del gioco è che l’allenatore dei portieri della Roma si è posizionato illegalmente fuori dallo staff tecnico, dove ha continuamente molestato verbalmente e con dei gesti Knutsen. Abbiamo informato il quarto arbitro e il delegato in diverse occasioni. Le denunce non sono state ascoltate e l’allenatore dei portieri della Roma ha potuto continuare il suo comportamento senza ostacoli”.

Figuracce su figuracce. Immaginiamo solo per un attimo se a incassare 10 gol in tre partite, rimediando due sconfitte e un pareggio casalingo, con il contorno di rissa condominiale e accuse al campo sintetico fosse stata la Lazio e Sarri. Per il Barigelli di turno, persino la radiazione sarebbe stata punizione troppo modesta.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Sarri costruisce senza mercato, Mou in crisi nonostante i nuovi arrivi

Roma e Lazio, ad un mese dal derby, guardano la classifica e sanno che, mettendo da parte problemi e magagne, potrebbero ancora raggiungere il quarto posto. Le squadre sono così vicine in classifica, separate da soli due punti, ma così lontane. La Lazio in tre gare ha raccolto 7 punti, la Roma solo 3; Mourinho e Sarri sono ancora avvinghiati alle loro abitudini, al loro modo di essere, ma scossi da sensazioni diverse. All’ultima di campionato, il portoghese ha fatto il gesto del telefono a Pairetto ed ha rimediato l’ennesima espulsione in carriera; Sarri, invece, rimane seduto intento a prendere appunti sulla squadra che, nonostante fosse decimata, ha rischiato di vincere a Udine. Ecco la differenza tra le romane: la Lazio ha ricevuto un solo rinforzo dal mercato, ma sembra avviata su una buona strada e, nonostante tutto, è appena a -1 dalla scorsa stagione, ha il secondo miglior attacco ed è prima per assist e km percorsi; la Roma, invece, sembra in crisi, ha perso entusiasmo per gli acquisti invernali e in più il tecnico sembra non riuscire più a incidere su una squadra ormai poco coesa, precipitata a -9 rispetto allo scorso anno, ultima per km percorsi, col settimo attacco e settima per assist.
In un campionato simile, basterebbero tre vittorie di fila per cambiare le carte in tavola. La Roma ne ha vinte tre di fila solo ad inizio campionato, Sarri fa notare che senza gli impegni europei avrebbero più punti: se dovesse uscire dall’Europa League giovedì, potrebbe spiccare il volo e planare sul quarto posto.

Ilmessaggero