Categorie
APPROFONDIMENTI

Gila-Patric in difesa, non è un inedito: tutti i precedenti

A Salerno con gli uomini contati. Soprattutto in difesa. Con la contemporanea indisponibilità di Casale e Romagnoli Sarri dovrà rispolverare Gila, che in Serie A non gioca da oltre un anno (13 novembre 2022 a Torino con la Juve) e che non è mai stato schierato dall’inizio in campionato. Non sarà la prima volta che farà coppia al centro della difesa con Patric: i due giocarono insieme dall’inizio l’anno scorso con lo Sturm Graz (e la Lazio prese due gol), condivisero il campo per 17 minuti con il Feyenoord (una rete incassata) e nove minuti a Genova contro la Sampdoria (segnò Gabbiadini). I precedenti, quindi, non sono particolarmente incoraggianti.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Patric-Sarri: amore a seconda vista. E Casale rischia…

Amore a seconda vista. Fra Maurizio Sarri e Patric è improvvisamente scoccata la scintilla. Lo spagnolo, nel gennaio del 2022, era a un passo dal Valencia ma il tecnico biancoceleste si oppose alla sua cessione. In difesa c’erano ancora Acerbi e Luiz Felipe che, per motivi diversi, erano destinati a lasciare la Lazio da lì a poco. Patric accettò di restare e da quel momento qualcosa è improvvisamente cambiato. Rinnovo fino al 2027, poi l’esplosione definitiva. “Se Patric avesse qualche centimetro in più e fosse alto 190 centimetri, potrebbe giocare da difensore centrale in qualunque club europeo di altissimo livello – ha detto Sarri -. Da quando sono arrivato è maturato tantissimo. Avere un difensore che imposta come fa lui non è scontato”. Al punto che al derby, pur avendo recuperato Casale, il tecnico ha deciso di puntare sullo spagnolo anche contro Lukaku, fisicamente molto più possente di lui. Ed è andata bene. Patric non gli ha concesso occasioni, gli è rimasto sempre addosso, con le buone e con le cattive. Ormai si è trasformato in centrale, è riuscito a guadagnarsi la fiducia di società, compagni, allenatore e tifosi. Si contenderà stabilmente il posto con Casale. Giocò da titolare il derby perso nel 2016 per 4-1 (quello che costò la panchina a Pioli), per poi non essere più schierato dal primo minuto contro i giallorossi fino a domenica scorsa. Nel 2018 Inzaghi lo escluse perfino dalla lista Uefa. Non sembrava essere all’altezza. Ma si è rimboccato le maniche ed ha gradualmente scalato le gerarchie. “Sono arrivato che ero un bambino e ora sono un uomo – ha detto ieri Patric intervenuto in una trasmissione radiofonica romana -. Con Sarri non è stato semplice, ma credo di aver faticato meno rispetto ad altri ad adattarmi al suo gioco. Ora sta crescendo tutta la squadra dopo un inizio difficile, i risultati arriveranno”. Lui si fida del tecnico e Sarri ora si fida di lui. Fra i due è esploso l’amore, anche se non a prima vista. Non arrivano intanto buone notizie dal ritiro del Giappone: Kamada (in gol contro la Birmania) ha un fastidio alla schiena, tornerà a Formello prima del previsto. Ancora terapie per Marusic e Zaccagni, recuperato Luis Alberto che però alla ripresa sarà squalificato.

Categorie
APPROFONDIMENTI NEWS

Zaccagni, Provedel e Guendouzi: gli ultimi acquisti diventano primi

Gli ultimi, ma si son trasformati nei primi. O poco ci manca. Nelle ultime sessioni di mercato la Lazio spesso, in maniera più o meno consapevole, ha piazzato i colpi migliori sul gong: nel 2021 arrivò, nelle ultime ore di mercato, Zaccagni, diventato titolare inamovibile. Un anno fa, a ridosso della prima di A, arrivò Provedel: doveva fare il secondo a Maximiano, si prese subito il posto. Simile la storia di Guendouzi, che ha già conquistato i tifosi. Sono gli ultimi arrivati, ma fra i primi nelle gerarchie. Ieri intanto la squadra è tornata in campo: assenti i nazionali e gli infortunati Marusic, Vecino e Zaccagni.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Felipe vs Anderson: meno fantasia, più tattica

Anderson, si è spenta la luce

Si è spenta la luce. Ma paradossalmente la lampadina così serve anche di più. Felipe Anderson non è più quello della sua prima esperienza alla Lazio (dal 2013 al 2018): non lo è per spunti e iniziative, decisamente diminuite, ma non lo è soprattutto per l’atteggiamento. Tatticamente è molto più attento, gioca più di squadra. Difende, corre, copre. Proprio per questo il tecnico Maurizio Sarri non ha mai rinunciato a lui. Da quando il brasiliano è tornato non ha saltato una partita: 114 presenze su 114. Eppure entusiasma meno. Il calcio per i tifosi è l’emozione che genera una giocata, un dribbling, un gol. Il brasiliano nel 2014-15, la sua stagione migliore nella prima esperienza laziale, ha chiuso il campionato avendo perso più palloni di qualsiasi altro giocatore. Eppure i laziali erano innamorati di lui. Illuminò l’Olimpico nella gara, serale, giocata con la Sampdoria: dribbling secco e assist per Parolo per l’1-0, siluro dai 30 metri per il 2-0, scatto bruciante e altri dribbling prima di servire a Djordjevic la palla per il 3-0. Con Pioli, il tecnico di allora, svariava per tutto l’attacco, era libero di inventare e di emozionare. C’erano anche partite negative (quell’anno a Napoli, nell’ultima di campionato, venne sostituito mentre piangeva perché, perdendo palla, aveva causato il gol del momentaneo 2-2 di Higuain mettendo a rischio il terzo posto finale della squadra), ma il più delle volte entusiasmava. Proprio perché rischiava, accettando il pericolo di perdere qualche pallone in più. Nell’attuale edizione della Serie A Felipe è l’undicesimo giocatore per dribbling tentati: il giovane Soulé (classe 2003) del Frosinone, ha puntato l’avversario più del doppio delle volte rispetto a lui (80 a 34). Non solo: Felipe è infatti riuscito solo in 13 occasioni a saltare chi gli stava di fronte. Cancellieri e Jovane Cabral, solo per fare nomi di giocatori passati per Roma e bocciati da Sarri, hanno scartato gli avversari con maggiore frequenza, ma entrambi hanno perso più palloni. Quando il tecnico biancoceleste si lamenta del fatto che i suoi giocatori puntano meno l’uomo rispetto al passato, bisogna anche sottolineare che hanno maggiori compiti tattici. E se è vero che garantiscono maggiore equilibrio, lo è anche il fatto che Anderson oggi è meno entusiasmante. E in fase offensiva (non considerare i gol dell’anno scorso, molti arrivati da punta centrale) si vede. Una minore freschezza fisica, a 30 anni, è naturale. La tattica estrema invece lo snatura.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio, mancano i gol di testa. E anche quelli dei difensori

Una grossa pecca. Romagnoli nel derby è andato vicinissimo al gol di testa (parata di Rui Patricio) e per la Lazio sarebbe stata una prima assoluta in questo campionato: i biancocelesti non hanno infatti mai segnato di testa (ci sono invece riusciti in champions sia con Atletico che con Celtic) e sono gli unici insieme a Salernitana (prossimo avversario curiosamente) e Udinese. In tal senso alla Lazio stanno mancando in generale i gol dei difensori: Marusic, Hysaj, Romagnoli, Casale, Patric, Lazzari: nessuno sta dando un contributo in tal senso.

Categorie
APPROFONDIMENTI PRIMAVERA

Lazio, i gemelli D’Agostini incantano. La storia dei fratelli laziali… di nonno in nipote

Famiglia e sport. I gemelli Stefano e Lorenzo D’Agostini, arrivati in estate per rinforzare la Primavera della Lazio, sono cresciuti così. La storia che li lega ai biancocelesti però è particolare: per oltre un mese hanno aspettato il transfer per passare dall’Inter Miami alla Lazio. La burocrazia è stata risolta quando, lo scorso 21 settembre, sono diventati maggiorenni. Per questo hanno cominciato a giocare tardi, ma Lorenzo ha cominciato subito a segnare: 3 gol in 5 partite. Lui fa la punta, il fratello Stefano il difensore centrale. Hanno cominciato a giocare in America, dove sono nati (hanno il doppio passaporto), in una scuola calcio affiliata alla Juventus. Hanno avuto a che fare con Zidane, con Vieri, e con altri campioni del passato. Il destino però li doveva portare a Formello: è stato papà Americo a trasferire in loro la passione per il calcio. I nonni erano di Latina e di Frosinone, e tifosi della Lazio.

Papà Americo, sposata mamma Giovanna, ha aperto un’agenzia immobiliare a Miami. I due hanno sempre sognato di costruire una famiglia. Nell’ottobre del 2001 è nata la primogenita, Anastacia, quattro anni dopo anche i due gemelli. I D’Agostini sono da sempre molto uniti. Tutti credenti praticanti, condividono i propri valori e la fede. Anastacia accompagna spesso mamma Giovanna nei pellegrinaggi (recentemente sono state insieme a Lourdes), e si impegna molto nel sociale, Stefano e Lorenzo, accompagnati da papà Americo, nello sport. Già a 11 anni i gemellini, che facevano parte dell’accademia della Juventus, hanno vinto il South Florida U11. Insieme viaggiano molto: hanno visitato insieme cinque delle sette meraviglie del mondo moderno (compreso il Colosseo a Roma) e restano legati alle proprie radici. I D’Agostini, infatti, parlano inglese, italiano e spagnolo, nel rispetto degli antenati paterni e materni. Ai gemelli piace molto mangiare la pasta (a Formello, dove vivono, si stanno facendo insegnare le ricette romane) e fin da piccoli si sono sempre distinti nello sport: per due anni di fila hanno vinto il campionato di Miami. Lorenzo, in particolare, si è fatto notare perché estremamente freddo sotto porta. Forte fisicamente, sa giocare il pallone sia di destro che di sinistro. Alla Lazio, tornata nella prima divisione di categoria, deve sostituire Crespi, finito in prestito al Cosenza.

In estate Ivan Zamorano voleva portarli all’Inter. Loro però hanno scelto la Lazio, anche per avvicinarsi alla terra dei loro nonni. Sognando la Lazio, unendo famiglia e sport.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio, la Guendo-mania infiamma i tifosi (e Sarri)

Matteo Guendouzi ha conquistato definitivamente i tifosi della Lazio. Lo ha fatto con mesi di applicazione, lavoro, sudore, sorrisi. Ma soprattutto ci è riuscito dopo una prestazione da applausi nel derby contro la Roma. Un match che vale più di tutti gli altri anche quando si tratta di giudizi. Il francese ne è uscito type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idolo. Carattere, grinta, infinita corsa, dribbling. Che sia davvero arrivato il momento di dimenticare Milinkovic? Forse sì. “Grazie a tutti i tifosi della Lazio per questa fantastica atmosfera. Continuiamo a lottare insieme”, le sue parole su Instagram. E i tifosi lo osannano: “Daje Guendo”. Ancora: “Mi sono innamorata di te, che facciamo?”. Entrare nei cuori dei laziali: missione compiuta.

“Questo ragazzo ha una personalità straripante, se si pulisce un po’ tecnicamente diventa un centrocampista importantissimo”, così Sarri dopo la sfida con la Roma. Anche la Serie A lo ha celebrato mostrando il grafico della heatmap, cioè le zone più “frequentate” dal centrocampista e dove è stato più incisivo. Dopo Luis Alberto è l’uomo di Sarri che ha corso di più nel derby: 11.321 km. 79% di passaggi riusciti, 17 palloni in avanti giocati, 1 recupero, 33 passaggi completati, 1 tiro. Mezzala vera, di corsa e qualità. E ora Sarri non lo toglie più. Lo riporta il Corriere dello Sport

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio, non si segnavano così pochi gol dai tempi di Ballardini

La Lazio è ferma a 13 gol segnati in 12 partite. Pochi, molto pochi, davvero quasi ferma. Nell’era Lotito la Lazio ha segnato meno solo con Ballardini e nel 2007-08 (con Delio Rossi), quindi all’inizio della gestione attuale, quando quindi la società aveva grossi problemi economici. Addirittura spesso quando la Lazio ha segnato poco (ma comunque più di adesso) Lotito ha cambiato allenatore: è successo nel 2013-14 con Petkovic e nel 2015-16 con Pioli, quando, in entrambe le occasioni, erano stati segnati 3 gol in più. Di seguito il dato dei gol segnati dalla Lazio a questo punto del campionato nell’era Lotito.


Nel 2022-23 i 13 gol erano stati segnati dopo 7 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 24


Nel 2021-22 i 13 gol erano stati segnati dopo 6 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 25


Nel 2020-21 i 13 gol erano stati segnati dopo 8 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 18

Nel 2019-20 i 13 gol erano stati segnati dopo 7 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 28


Nel 2018-19 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 18

Nel 2017-18 i 13 gol erano stati segnati dopo 6 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 34


Nel 2016-17 i 13 gol erano stati segnati dopo 7 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 23

Nel 2015-16 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 16


Nel 2014-15 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 18


Nel 2013-14 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 16


Nel 2012-13 i 13 gol erano stati segnati dopo 8 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 19

Nel 2011-12 i 13 gol erano stati segnati dopo 10 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 16

Nel 2010-11 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 15


Nel 2009-10 i 13 gol erano stati segnati dopo 18 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 9

Nel 2008-09 i 13 gol erano stati segnati dopo 5 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 21


Nel 2007-08 i 13 gol erano stati segnati dopo 14 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 11

Nel 2006-07 i 13 gol erano stati segnati dopo 11 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 19


Nel 2005-06 i 13 gol erano stati segnati dopo 9 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 13


Nel 2004-05 i 13 gol erano stati segnati dopo 13 partite e alla dodicesima giornata si era arrivati a 13. Lazio ferma, serve la svolta in avanti

Categorie
APPROFONDIMENTI

Stop Luis Alberto, all’Arechi finalmente Kamada. Ma col Giappone…

Sabato 25 novembre alle 15 la Lazio sarà in scena all’Arechi contro la Salernitana, ma già ora si può dedurre che per Sarri sarà difficile mettere in campo una formazione credibile: Vecino si è infortunato nel secondo tempo del derby e c’è il forte timore che possa trattarsi di stiramento. In questo caso per lui è immaginabile un recupero per il match di Coppa Italia contro il Genoa del 5 dicembre o per Verona-Lazio del 9.

Luis Alberto invece sarà squalificato per una giornata causa somma di ammonizioni. In forte dubbio anche la presenza di Zaccagni a Salerno, alle prese con una distorsione al ginocchio.

Sembrerebbe aprirsi un’autostrada per Kamada titolare all’Arechi anche se Sarri ieri ha espresso qualche dubbio: “Kamada sarà impegnato in Nazionale e rientrerà sabato (giorno di Salernitana-Lazio n.d.r.)”.

In realtà non è proprio così: il giapponese è alle prese con le qualificazioni per il Mondiale di Canada-Usa-Messico e il 16 novembre scenderà in campo a Suita in Giappone contro la Birmania alle ore 11 ora italiana. La seconda e ultima partita la disputerà martedì 21 novembre contro la Siria alle 15:45 ora italiana a Jeddah, in Arabia Saudita.

Considerando le oltre 5 ore di volo, Kamada dovrebbe essere a disposizione di Sarri già mercoledì 22 pomeriggio o al più tardi giovedì 23.

Nel caso in cui le condizioni del giapponese non dovessero essere compatibili col suo impiego dal primo minuto a Salerno, l’alternativa sarebbe Basic.

Alessio Buzzanca

Categorie
APPROFONDIMENTI

Derby, era dagli anni 90 che mancava un bilancio così positivo

La Lazio ha perso solo 2 degli ultimi 10 derby giocati (tutti in campionato). Un bilancio pari o migliore non capitava da quando, fra il 1995 e il 1998 la Lazio non ne perse nemmeno uno di dieci, vincendone 6. All’epoca la Roma vinse solo 2 derby su 19 fra il 1990 e il 1998.