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Bologna, Casale si presenta: “Non è un passo indietro, a Roma non sentivo più la fiducia. Grazie a Sarri…”

E’ l’ultimo arrivato in casa Bologna. E’ stato il giocatore più atteso, perché il difensore centrale era atteso fin dalla cessione di Calafiori. A prenderne il posto è Nicolò Casale, 26 anni proveniente dalla Lazio e in cerca di riscatto.

“Sono qui – dice – per tornare quello di due anni fa: quello del secondo posto e della seconda miglior difesa con i biancocelesti”. A Bologna porta pure l’esperienza di chi sa quanto sarà dura riconfermarsi per i rossoblù dopo l’exploit Champions: “Qui c’è stato un cambio di allenatore, serve un po’ di tempo per sistemare le cose e ritrovare la forma di qualche infortunato. Per quello che mi riguarda, ho avuto una carriera in crescendo fino allo scorso anno, dove è successo di tutto a livello personale e familiare. Ci sono state difficoltà anche di ambiente, a Roma non sentivo più la fiducia. Qui voglio ritrovare la scintilla. C’è chi mi ha detto che è un passo indietro: io non la vedo così. Ringrazio Sarri, che mi ha fatto crescere tanto in attenzione, postura, calci piazzati: sono qui per portare la mia esperienza e rivivere le emozioni della Champions”. (ANSA).

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Lazio-Milan, formazioni ufficiali: Dia e Taty insieme, esordio Tavares

Lazio (4-2-3-1): Provedel; Lazzari, Patric, Romagnoli, Nuno Tavares; Guendouzi, Rovella; Tchaouna, Dia, Zaccagni; Castellanos. Allenatore: Marco Baroni

A disposizione: Mandas, Furlanetto, Vecino, Dele-Bashiru, Pedro, Noslin, Isaksen, Castrovilli, Hysaj, Marusic. 

Milan (4-2-3-1): Maignan; Emerson Royal; Tomori, Pavlovic, Terracciano; Reijnders, Fofana; Chukwueze, Loftus-Cheek, Pulisic; Okafor. Allenatore: Paulo Fonseca

A disposizione: Raveyre, Torriani, Calabria, Leao, Zeroli, Theo Hernandez, Gabbia, Musah, Camarda, Bartesaghi, Abraham, Cuenca

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Women, la Lazio sfiora l’impresa nel derby: pari con la Roma

E’ iniziata oggi la Serie A femminile e il ritorno nella massima serie della Lazio Women non è stato dei più semplice. Nella prima giornata di campionato infatti è andato in scena il derby della Capitale: da una parte le biancocelesti neopromosse, dall’altra la Roma campione d’Italia in carica.

In un Fersini sold out, è terminata in parità la stracittadina: 2-2 al fischio finale. Grande prova delle ragazze di mister Grassadonia, beffate sono nel finale dalle avversarie.

Dopo un buon avvio della Lazio, è la Roma a sfruttare la prima occasione utile e ad andare in vantaggio con Giacinti (12′). Allo scadere del primo tempo le padrone di casa pareggiano i conti con Le Bihan (44′) e poi nella ripresa vanno in vantaggio con capitan Castiello (59′). Dopo un vero e proprio assalto e quando la gara stava per terminare, Linari con un tiro che finisce all’incrocio sigla il 2-2 finale (90+2′).

Un punto più che meritato per le laziali che non hanno affatto sfigurato all’esordio contro un avversario di grande livello. Il tecnico per il big match in questione ha optato per una squadra quasi completamente “nuova”: ben sette delle calciatrici arrivate in estate erano nell’11 titolare, segno che il lavoro svolto sul mercato dalla società ha portato innesti importanti alla corte di Grassadonia.

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Campidoglio lancia sondaggio su Dybala. Lotito: “Una cosa priva di senso. Ai romani interessa altro”

Paulo Dybala decide di restare alla Roma e su una pagina istituzionale del Campidoglio, ovvero il canale whatsapp (227.000 iscritti)  spunta il sondaggio da Curva Sud: “Perché ha scelto di rimanere?”.

Il quesito, decisamente anomalo e probabilmente senza precedenti per una pagina della Capitale italiana, prevedeva ben quattro risposte, classificatesi così in ordine di gradimento: i romani; le bellezze della città; il cibo; i nasoni, ovvero le fontanelle dell’Urbe.

L’iniziativa non ha entusiasmato Claudio Lotito, come riporta l’adnkronos. “Una cosa priva di senso. Credo che a tutti i romani interessi molto di più che il Comune si occupi dei servizi erogati e delle condizioni della viabilità. Perché questo sondaggio non l’hanno fatto sui giocatori della Lazio?”, spiega il presidente della Lazio.  “Faccio un discorso molto pratico. Roma è la Capitale d’Italia e dal punto di vista sportivo ha due entità, una è la Roma e una la Lazio. La Lazio è la prima squadra della Capitale, se non altro dal punto di vista anagrafico. Non capisco quale possa essere l’interesse del Comune di Roma nel chiedere ai cittadini perché Dybala è rimasto a Roma. Che senso ha capire perché un giocatore rimane o non rimane?”, ha aggiunto il senatore di FI.

“Prendo atto di questo sondaggio, ma lo trovo fuori luogo dal punto di vista della funzione del Comune di Roma. Io mi preoccuperei di fare sondaggi su come funzionano i servizi: la sanità, la gestione del traffico. Credo sia più importante questo, che occuparsi del perché Dybala sia rimasto a Roma”, ha concluso Lotito.

La risposta del Campidoglio

“La nostra idea è stata quella di partire dall’amore per Roma. Il quesito del sondaggio ‘Cosa avrà convinto Dybala a restare a Roma’ è stato un modo per mettere in collegamento l’amore per la capitale con la vicenda del calciatore argentino che tiene banco in queste ore. Tutto fatto con un tono semiserio, come anche le risposte che abbiamo proposto”, ha riferito all’Adnkronos Pierluca Tagariello direttore comunicazione istituzionale del Campidoglio.

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ESCLUSIVE NEWS

‘SVB’ – Zandegiacomo: “Il Sindaco Auronzo faccia un passo indietro, tifosi un valore aggiunto per noi. Darò tutto per far restare la Lazio” – (AUDIO)

Enrico Zandegiacomo, attuale consigliere di minoranza di Auronzo di Cadore nonché già vicesindaco, è intervenuto ai microfoni di “Sei Volte Buongiorno”. Di seguito le sue dichiarazioni:

“Reputo incredibile quello che sta succedendo. Il sindaco Dario Vecellio Galeno prima ha detto che non voleva più la Lazio, poi ha fatto parziale retromarcia. I tifosi della Lazio hanno sostenuto il nostro paese e farò di tutto per risolvere questa situazione”.

“Separazione tra l’amministrazione di Auronzo di Cadore e la Media Sports Events di Gianni Lacchè? Mi pare sia un fatto personale. ma queste difficoltà si superano in modo diverso. Si parla e non si usano i giornali. Anche io in passato ho avuto qualche problema, ma tutto si risolve senzxa troppo clamore”.

“Il sindaco Vecellio Galeno ritiene troppi 300.000 euro l’anno da investire per il ritiro della Lazio: che ne pensa? Non sono assolutamente d’accordo. Io personalmente mi spingerei fino a 450.000 euro. La Lazio per Auronzo è stata una cosa importante. Da vicesindaco ho sempre analizzato a livello economico la questione e avere i tifosi della Lazio ad Auronzo ha rappresentato sempre un valore aggiunto. Una volta finito il ritiro dei biancocelesti, per rivedere lo stesso flusso bisogna spettare la prima settimana di agosto”.

“L’attuale primo cittadino replica dicendo che per avere lo stesso indotto prodotto dai tifosi della Lazio, basterebbe attrarre molti dei turisti che visitano le Tre Cime di Lavaredo: è d’accordo? Assolutamente no. Gran parte di questi ospiti viene dal Trentino Alto Adige, visita le Tre Cime e poi torna a casa. I tifosi della Lazio a volte restano anche al termine del ritiro. Parliamo di turismo e cifre diverse”.

“La sensazione è che il sindaco non voglia più la Lazio, fatico a capire il motivo. A fronte di una spesa di 500, 600 euro, per ospitare la Lazio Femminile sono stati chiesti alla Media Sports Event 3000 euro. La Lazio ha declinato l’invito. In chiusura voglio ringraziare Claudio Lotito e Gianni Lacchè. In questi 17 anni abbiamo fatti tanti sforzi per portare la squadra ad Auronzo”.

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‘NMM’ – Podavini: “Triste per l’addio di Immobile, è una figura sacra della storia della Lazio” (AUDIO)

Gabriele Podavini, ex difensore della Lazio, in collegmento a Radiosei.

L’ex centrale commenta l’addio di Ciro Immobile.

Gabriele, un epologo così rapido per una storia d’amore tanto lunga e fruttuosa.

“Sono triste per l’addio di Immobile. E’ una generazione di calciatori che ha lasciato, un ciclo finito. Immobile lo ritengo una figura sacra nella storia della Lazio. Non seguo la campagna acquisti, mi piace vedere le squadre ai nastri di partenza. Vedremo come si presenterà la Lazio. La mia Lazio non era certo di questo calibro, ma sono orgogliosamente tifoso biancoceleste!”.

Dario Cadeddu

13/07/2024

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L’ultimo inchino per il Re: Immobile lascia la Lazio

Di fronte a un Re ci si inchina. E’ un gesto riverente, di profondo rispetto, a volte anche di timore di fronte alla potenza straripante di un sovrano. Quello che la gente laziale ha tributato a Ciro Immobile il 13 luglio, non è però un saluto ossequioso e formale. Sono lacrime di gratitudine, di affetto: d’amore. Ciro il Re ha chiuso il capitolo Lazio, ha posato delicatamente la corona su un trono ormai vuoto. Lo ha fatto, dopo 8 anni al comando, con l’aquilifero come vessillo. Ciro è uno sportivo generazionale, uno che – attraverso le sue prestazioni – ha letteralmente forgiato un’intera generazione di tifosi. Così come Chinaglia ha trascinato la generazione degli anni sessanta e settanta. Così come Giordano, Signori e i campioni del 2000.

La sua storia parte da Torre Annunziata, dove nasce nel 1990. I primi passi nel settore giovanile della Juventus e poi tanta, ma tanta gavetta. Siena, Grosseto e soprattutto Pescara. Lì, alla corte di Zeman, esplode formando insieme a Verratti e Insigne, un trio delle meraviglie. Capocannoniere della Serie B e poi i primi passi in Serie A con il Genoa. L’avventura con il Grifone è breve e inconsistente, così approda a Torino, con Ventura che riesce a tirare fuori il vero bomber che c’è in lui. Una stagione anche qui, ma che gli vale il titolo di capocannoniere della massima serie. 40 milioni per i Granata, da parte del Borussia Dortmund: l’avventura tedesca però, segna un nuovo passo indietro nella carriere di immobile. La lingua, il cibo. Niente sembra farlo sentire a casa. La parentesi Siviglia successiva non cambia le carte in tavola: in Spagna gioca poco e male, per Ciro la parabola sembra destinata al baratro. Ecco però che arriva quell’occasione inaspettata e al tempo stesso, perfetta.

il 27 luglio 2016 sbarca a Roma: la Lazio lo acquista per circa 9 milioni di euro. Il resto è storia, una storia fatta di gol, record e leadership. In 8 anni nella capitale, Ciro Immobile scrive il suo nome in cima alla lista dei marcatori biancocelesti. Miglior realizzatore in competizioni ufficiali: 207 gol. Miglior marcatore della Serie A: 169 gol. Miglior realizzatore in Coppe europee: 26 gol. Soprattutto, parlando di idoli passati, solo lui e Beppe Signori hanno vinto 3 volte il titolo di capocannoniere della Serie A. Con la Lazio vince tre trofei: la Supercoppa Italiana nel 2017 e nel 2019. La Coppa Italia nel 2019. La Scarpa d’Oro nel 2020, eguagliando il record all-time di Gonzalo Higuain, proprio nello Stadio (il San Paolo di Napoli) dove l’argentino l’aveva stabilito. Il 13 luglio la sua avventura a Roma termina. Prende un aereo che lo porta in Turchia, a Istanbul, al Besiktas. Forse la verità è che pensare di poter chiudere una storia d’amore così grande senza lacrime, è solo una pia illusione. Quando si ama, si soffre: è una dura legge, almeno quanto quella del gol. La legge di Immobile.

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Lazio, Rolando Bianchi sull’addio di Immobile: “Danno di immagine”

Ciro Immobile se ne è andato e la Lazio, al momento, non ha un attaccante di grido in attacco. Prima di quello che è diventato il miglior marcatore del club biancoceleste a Formello c’erano Klose, prima ancora Rocchi e, andando ancora più indietro, Crespo e Salas (solo per restare nel nuovo secolo). “Non conosco bene la situazione, ma giocatori come Immobile sono importanti per tifoserie calde come quella laziale – ha spiegato al Corriere della Sera Rolando Bianchi, che nel 2008 giocò sei mesi a Roma -. I bambini, ma anche gli adulti, si identificano in lui. Lo prendono come punto di riferimento. Era un patrimonio per la Lazio. Lo considero un danno d’immagine perdere figure come lui. Lotito dice che non esistono più le bandiere, ma secondo me figure così sono fondamentali per dare mettere la gente nella condizione di identificarsi nei giocatori che indossano la maglia che amano. La verità è che ormai i tempi sono cambiati. Sia le società che i calciatori si pongono in maniera diversa, oggi è più difficile che ci siano bandiere. Per me però è un errore. Oltre che un peccato”.

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Lazio, tutti gli incastri tra campionato ed Europa League

Le date in cui la Lazio disputerà le prime 8 partite della prossima edizione dell’Europa League sono il 25 o 26 settembre, 3 ottobre, 24 ottobre, 7 novembre, 28 novembre, 12 dicembre, 23 gennaio, 30 gennaio.

Gli eventuali spareggi si svolgeranno il 13 e 20 febbraio.

Gli ottavi di finale si disputeranno invece il 6 e il13 marzo.

La Lazio prima di esordire in Europa League affronterà la Fiorentina di Raffaele Palladino a Firenze il 22 settembre.

Tornerà in campo il 29, in trasferta, contro il Torino

Domenica 6 ottobre, dopo essere scesa in campo per il secondo turno, ospiterà all’Olimpico l‘Empoli.

Il terzo turno si svolgerà il 24 ottobre. I biancocelesti affronteranno prima la Juventus di Thiago Motta a Torino, il 20 ottobre, poi il Genoa di Gilardino in casa, il 27.

Lazio – Cagliari si disputerà il 3 novembre e anticiperà il quarto turno, in programma il 7. Successivamente ci sarà Monza – Lazio, il 10.

Parma Lazio si giocherà il primo Dicembre, pochi giorni dopo il quinto turno. Lazio- Bologna invece, lo anticiperà, in data 24 novembre.

L’8 novembre big match al Diego Armando Maradona tra Napoli Lazio che anticiperà il turno del 12 dicembre, mentre Lazio Inter si giocherà il 15 all’Olimpico.

Due gare complicate per i biancocelesti.

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Tacchinardi punta sulla Juventus: “Thiago Motta mi ricorda Lippi”

Alessio Tacchinardi crede molto nella nuova Juventus. L’ex centrocampista bianconero sposa in pieno la scelta della società torinese, competitor della Lazio in campionato, di puntare su Thiago Motta: “Ho vissuto le stesse perplessità quando a Torino arrivò Lippi – ha detto a Dotsport.it -. Molti dicevano che avendo allenato solo Atalanta e Napoli, che all’epoca erano a un livello più basso rispetto a ora, non era pronto per lavorare a certi livelli. Invece vincemmo tutto. La verità è che o si prendono figure come Klopp e Guardiola, che però chiedono 20 milioni di ingaggio, oppure bisogna anche fidarsi del proprio istinto e raccogliere gli indizi che il campo, comunque, ha già dato”.