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Il nuovo corso guidato da Sarri, tra ringiovanimento e vecchi problemi: i primi nomi in lista…

La prima vera indicazione sul calciomercato della Lazio è arrivata da Maurizio Sarri. In conferenza stampa, prima della sfida al Genoa, ha parlato della direzione che la società è pronta a prendere. Con il benestare dello stesso tecnico: “L’obiettivo è costruire una squadra possibilmente giovane, destinata a crescere nel tempo”. Si apre davvero un nuovo corso e spuntano nomi di calciatori giovani e future promesse.Sarri si aspetta due rinforzi per gennaio e 5-6 per l’estate. Il programma mercato, a prescindere dai nomi, è stato già fatto. Al momento ci sono due opzioni per l’attacco. La prima: il giovane Erik Botheim del Bodo/Glimt. Calciatore opzionato, campione di Norvegia e 22 gol segnati in 46 gare. Piace ed è baby, in linea con il progetto che sarà. L’altro nome porta a Kevin Lasagna, 29 anni, del Verona. E sempre a Verona piace, per il ruolo di difensore, Nicolò Casale, jolly della retroguardia di 23 anni. Interessa pure al Napoli. Il ds Tare è comunque concentrato sulle uscite. Senza cessioni difficile fare mercato. Muriqi è in partenza, si attende un’offerta per un prestito con diritto di riscatto. In uscita ci sono pure Vavro, Durmisi, Jony e Lukaku. Il mercato della Lazio dipende da loro. La questione dell’indice di liquidità condiziona le strategie e gli affari.

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Sarri, contratto pronto: forse la firma prima di Natale

Continua a mandare segnali forti, Claudio Lotito. La Lazio è nelle sue mani e in quelle di Maurizio Sarri. Il presidente vuole il rinnovo del tecnico, durante la cena di Natale ha fatto capire a tutti di aver trovato l’accordo. L’offerta è chiara: firma per altri due anni, sino al 2025, senza ulteriori opzioni aggiuntive. L’ingaggio attuale, da più di 3 milioni (3,3 con facili bonus), salirà fino ad arrivare alla soglia dei 4 milioni più bonus.
Le intese di massima ci sono, restano da ultimare alcuni dettagli legati a clausole inserite nell’accordo. Nel contratto attuale ne è presente una che vale per l’estero, legata ad alcuni grandi club, e permette al tecnico di liberarsi pagando una penale. Il rinnovo è un investimento mai fatto dalla Lazio su un allenatore. Patron Lotito è convinto del progetto nonostante gli alti e bassi visti fin qui. Con Sarri è scoccata la scintilla che va alimentata. La firma definitiva potrebbe arrivare anche prima di Natale. Ormai ci siamo. Corriere dello Sport

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Dai discorsi al campo, giocatori messi spalle al muro: ora serve una risposta concreta

Un segnale forte e chiaro. Mai così deciso. Una cena di Natale che passerà alla storia per essere ricordata come la serata della svolta definitiva oppure quella della divisione. La risposta ci sarà a breve, tra due giorni in casa col Genoa. Mai era capitato ad un evento così solenne, di solito ovattato e pieno di stucchevoli convenevoli, di assistere ad un presidente che prende di petto tutta la squadra chiamandola alla responsabilità e aspettandosi una risposta “da uomini” e non da “viziati che giocano solo per lo stipendio” oppure ad un allenatore che dichiara amore ai suoi ragazzi, ma allo stesso tempo li richiama all’ordine per dare tutto “quello che hanno dentro”. Un appello accorato. Un’esortazione, ma perché? Evidentemente più di qualche giocatore non fa le cose per bene e come dovrebbero essere fatte. Sembra quasi che entrambi, tecnico e patron, si siano messi d’accordo, ma in realtà è stato tutto spontaneo, non programmato. E questo però lo rende ancora più vero. Talmente sincero che mette spalle al muro tutti i giocatori. Senza se e senza ma. Non è sicuramente un caso che il numero uno della società e l’allenatore dicano le stesse cose, anche se usando toni e modi diversi. Se la Lazio non riesce a rendere come squadra dal punto di vista collettivo è perché qualcuno, probabilmente in modo inconscio, ancora non riesce a staccarsi da Inzaghi e da quel modo di gestire la settimana lavorativa e le partite. Da una parte c’è Sarri che lamenta il poco tempo per lavorare come vorrebbe, ma dall’altra c’è un gruppo di giocatori che scende in campo e si esprime in maniera troppo altalenante e pare non gradire tanto i rimi incessanti di allenamento. A Bergamo con l’Atalanta e con la Fiorentina in casa sono state le uniche partite dove il tecnico, a fine gara, è entrato nello spogliatoio, esaltando tutto e tutti: “Così si deve giocare, così dovete fare”. Ma due partite in mezzo a ventitré sono troppo poche. E nascondono altro. Sul banco degli imputati ci finiscono i big come Milinkovic, Acerbi, Leiva, Felipe Anderson, Luiz Felipe e anche lo stesso Luis Alberto, anche se quest’ultimo, nonostante più di qualcuno lo indichi come il più indisciplinato, alla cena di Natale è stato uno dei pochi a restare fino alla fine con Immobile. Si è perfino abbracciato con Lotito. Un evento. Sono i big che dovrebbero dare l’esempio agli altri e trascinarli. Quelli che stanno da più tempo a Formello sanno cosa significhi giocare per la Lazio, almeno è ciò che spera Lotito. Ed è proprio quello che pretende il presidente, non a caso, durante il suo discorso, ha citato Klose. Un campione che faceva gol, ma era anche serio e professionale per tutta la settimana. Era il suo modo di essere leader e di trascinare i compagni. Non aveva bisogno di urlare o sbraitare. A parole sono tutti bravi e pronti a seguire Sarri, vedi Milinkovic e quanto ha detto alla cena dell’altra sera o Acerbi che chiede scusa a tutti per Reggio Emilia, ma poi sul terreno di gioco il linguaggio del corpo dice l’esatto contrario. Se i giocatori sbagliano la linea difensiva o i centrocampisti non rispettano le distanze una o due volte può essere legato alla concentrazione, ma se gli errori si ripetono sempre e comunque, allora è superficialità e menefreghismo. Il problema è che Sarri è un buono ed è convinto di entrare nella testa dei più scettici, la questione è capire se sia troppo tardi o meno. Per Milinkovic o altri che ora devono far vedere se sono sul pezzo oppure, come sembra, stanno già pensando a giugno e a dove andare. Se è così, è inutile il lavoro di Sarri e il progetto con quelli che ci sono. Col Genoa la risposta più attesa. Il Messaggero.

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Le scuse dopo la fuga: intervento di Tare davanti la squadra

Milinkovic e gli altri giocatori che avevano abbandonato la cena di martedì sono stati rimproverati dal direttore sportivo Tare davanti a Sarri e alla squadra. Hanno ammesso l’errore e chiesto perdono.Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, gli evasi alla cena hanno chiesto scusa ieri rientrando a Formello. Si tratta di Felipe Anderson, Radu, Milinkovic, Marusic, Basic, Kamenovic e Vavro. Tra i sette, si racconta che solo Felipe Anderson aveva ottenuto il permesso presidenziale di allontanarsi, invece è rimasta chiaccherata la posizione di Radu. Tutti gli altri, alcuni arrivati con la stessa macchina, erano senza difesa. Assenti alla serata Muriqi(sembrerebbe per un motivo familiare) e Andrè Anderson. Laziopress.it

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Cena Natale, in 7 se ne vanno prima del discorso di Lotito: “Pretendo rispetto”

Sulla cena di Natale s’abbatte l’ira funesta di Lotito: «Qualcuno pensa che la Lazio sia ancora un punto di partenza e non di arrivo». Alle 22.45, il presidente irrompe sul palco. C’è ancora la rabbia per il ko col Sassuolo, ma il patron è furioso perché qualche calciatore – nello specifico Felipe, Radu, Vavro, Basic, Marusic, Milinkovic e Kamenovic – lascia l’hotel St Regis in anticipo: «Vi sembra giusto che alcuni siano andati via? È finito il tempo del silenzio, pretendo rispetto e non permetterò a nessuno di distruggere il mio operato. Adesso i giocatori devono dimostrare coi fatti quanto valgono. Invece di pensare ai soldi, dovrebbero prendere esempio da Sarri, uno che vive in campo e fa la differenza nel calcio. Io sto con lui e, se qualcuno pensa che sia precario, vi dico che ho dato mandato al segretario Calveri di rinnovargli il contratto di altri due anni». Ve lo avevamo anticipato, c’è il prolungamento sino al 2025 da firmare la prossima settimana sotto l’albero, magari insieme ai regali. Il Messaggero 

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Lazio, il fortino Olimpico non c’è più

 C’era una volta il fattore Olimpico, uno stadio che pulsava amore per la Lazio tanto che la società ritirò la maglia numero 12 perché il vero dodicesimo in campo era la curva Nord (ora è rimasta solo quella). Lo stadio amico è stato il teatro di tanti trofei e di vittorie storiche ma ora è diventato un impianto freddo con pochi, sparuti tifosi. Numeri imbarazzanti nelle ultime sfide casalinghe dopo un inizio nel quale il dato era stato dignitoso seppure aiutato dalle tifoserie avversarie (Roma, Inter e Juve). I 6.000 presenti sono un record negativo che dovrebbe spingere il club a rivedere la politica dei prezzi di questa stagione funestata dalla pandemia e dall’assenza di una campagna abbonamenti. Una scelta che non ha premiato e sta penalizzando anche la squadra alla disperata ricerca della propria identità. I tifosi chiedono acquisti ma poi restano sul divano al calduccio perché l’emorragia dell’ultimo mese è inspiegabile a questo livello. Un calo era prevedibile senza lo zoccolo duro dei 10-15 mila tesserati, però i numeri previsti per Lazio-Genoa di venerdì alle 18.30 (orario infausto) potrebbero produrre uno storico record negativo. Tutti volevano Sarri, chiedono investimenti sul mercato, volevano l’aumento del monte ingaggi dei giocatori, ora si sono tirati indietro dando uno spettacolo indecoroso. I quasi 14.000 paganti contro il Galatasaray (dopo gli 8.000 con la Lokomotiv e i 7.000 con l’Olimpique Marsiglia, nelle tre partite interne europee) sono numeri da squadra di terza fascia. Forse non è un caso che nelle prime gare l’Olimpico era diventato un fortino in cui qualche momento di sarrismo si era cominciato a vedere. I successi contro Lokomotiv in coppa e quelli nel derby contro la Roma e con l’Inter dell’ex Inzaghi (unica sconfitta finora dei campioni d’Italia in campionato) avevano visto una partecipazione di almeno 30.000 laziali, poi il crollo (cinque vittorie su sei partite in casa fino all’ultima pausa della nazionale). Contro la Juve lo stadio era quasi pieno per i numeri consentiti dal Covid ed era arrivata lo stesso una sconfitta ma di fatto i biancocelesti non vincono in casa dal 7 novembre (3-0 alla Salernitana, anche lì con 20.000 spettatori, tanti da Salerno). La statistica conferma due pari negativi contro Udinese e Galatasaray e il ko contro la squadra di Allegri: serve un’inversione di rotta ma, per battere il Genoa, Sarri e i suoi non potranno contare sull’aiuto di un Olimpico sempre più inadeguato per grandezza e scomodità (almeno recuperano Luis Alberto e Zaccagni mentre Pedro oggi spera di tornare in gruppo). Di certo, una riflessione va aperta all’interno della società per provare a ritrovare l’affetto della propria gente anche attraverso una politica dei prezzi che favorisca il ritorno dei tifosi allo stadio. Una diserzione inspiegabile che merita l’intervento immediato di Lotito. Il Tempo

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Caccia al vice Immobile: torna di moda Lasagna

Il mercato di gennaio è ormai alle porte. Maurizio Sarri ha chiesto espressamente al presidente Lotito un aiuto concreto per migliorare la rosa e questo potrebbe tradursi in – almeno – due acquisti. L’edizione odierna e ‘Il Corriere dello Sport’ lancia due nomi: un attaccante e un terzino sinistro. Il primo è Kevin Lasagna, centravanti ai margini del Verona, che potrebbe partire in prestito fino al termine della stagione. Dopo l’esperienza a Udine che lo ha portato fino in Nazionale, l’attaccante non è riuscito ad incidere nell’Hellas. Potrebbe essere la soluzione low cost in caso di partenza di Muriqi per consegnare al tecnico un’alternativa – con caratteristiche simili – a Ciro Immobile. L’altro – invece – è una vecchia conoscenza del Ds Tare: Jetro Willems. Terzino sinistro olandese di 27 anni già sondato in passato. Ora gioca in Germania, al Greuther Furt. Mancino, col contratto in scadenza nel 2023. 

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Lazio disordinata, sfuriata Sarri. Stasera cena di Natale e discorso Lotito

La Lazio domenica è caduta in casa del Sassuolo: dopo l’iniziale vantaggio dei biancocelesti, i padroni di casa hanno rimontato chiudendo a gara 2-1. Mister Sarri si è preso del tempo per un confronto con la squadra: come riporta il Corriere dello Sport infatti, dopo il ko del Mapei Stadium ieri mattina a Formello si è tenuto un lungo colloquio in cui erano presenti tecnico, staff e giocatori. Il presidente Lotito ha massima fiducia nell’allenatore e non ha preso parte all’incontro, non aveva quindi necessità di aggiungere niente al gruppo rispetto alla sfuriata del mister. La seduta d’allenamento è stata cancellata e la lunga chiacchierata durata un’ora e mezza ha coinvolto tutti nell’analisi video: le accuse principali riguardano i calciatori fuori posizione. Oggi la squadra si ritroverà regolarmente in campo ed in serata ci sarà la cena di Natale. Laziopress.it

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Lotito furioso: probabile blitz a Formello

Il day after della sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo, si preannuncia turbolento. Secondo l’edizione odierna de ‘Il Messaggero’, il presidente Lotito dovrebbe fare un bliz – questa mattina – nel centro sportivo di Formello. Il patron avrebbe in mente una strigliata alla squadra, l’ennesimo colloquio con i suoi tesserati dopo la sesta sconfitta in questo campionato. Sul banco degli imputati i giocatori e – sempre secondo il quotidiano romano – anche il tecnico. Lotito si aspettava un inizio difficile, ma probabilmente non immaginava una posizione in classifica del genere. La zona Champions è un miraggio, quella Europa League – in questo momento – troppo distante.

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Difesa, trasferte, post Europa, cambi: l’emorragia è continua

Sesta sconfitta in serie A per la Lazio: dopo il vantaggio di Zaccagni viene rimontata dal Sassuolo grazie alle reti di Berardi e Raspadori. E’ il quinto ko in campionato su 7 partite (dal 2016) senza Milinkovic e Luis Alberto; con Akpa Akpro, Cataldi e Basic la Lazio non gira, non si rende quasi mai pericolosa. I numeri parlano chiaro: 16 tiri, di cui 6 in porta per il Sassuolo; 6, di cui 2 in porta, per la Lazio. I numeri post Europa League sono da incubo: si è vinto una sola volta, un solo pareggio e 4 sconfitte. Per non parlare dei dati della difesa, che ha subito gol in tutte le ultime 13 trasferte, ha fatto peggio solo lo Spezia (18). La traversa di Basic sul finale farebbe pensare alla sfortuna, ma Sarri non è d’accordo: “La sfortuna? Solo sull’andamento della partita, con i due cambi forzati di Pedro e Zaccagni, ma non sul risultato: abbiamo preso il gol del 2-1 a 20′ dalla fine con Acerbi nell’area opposta.” I cambi non migliorano la situazione, solo Muriqi ha inciso sul match, prendendo il fallo che ha costretto Ayhan all’espulsione. Zaccagni di nuovo migliore in campo, stavolta è arrivato anche il gol. Sono da valutare le sue condizioni, così come quelle di Pedro. La Repubblica