Il suo ufficio ieri è rimasto vuoto quasi tutto il giorno, Tare si è palesato solo al tramonto. A pranzo a Formello c’era invece lo staff medico con Lotito, che urlava proprio col diesse al telefono. Qualcosa si è rotto. Igli è ferito, offeso, dopo 14 anni da dirigente è stato messo all’angolo. Stavolta non c’erano solo minacce velate, finite nel vuoto come al solito, stavolta Lotito ha fatto sul serio: è reale la rivoluzione societaria che da gennaio vi avevamo preannunciato. Dopo mesi di contatti, Lotito strappa il sì di Angelo Fabiani nel nuovo organigramma della Lazio. Manca solo l’annuncio: l’ex ds della Salernitana aspirava al ruolo di direttore generale, ha accettato la figura transitoria di coordinatore della Primavera e della Lazio Women – al fianco di Bianchessi – perché il prossimo anno gli è stato promesso il salto. Tare ha già le valigie in mano, anche se non sarà mai Lotito a cacciarlo. Ma la mossa del patron di togliergli il controllo della Primavera, negli ultimi anni allo sbando, è già una dichiarazione d’intento. È un modo per arginare il suo potere in ogni ambito, una dimostrazione anche a Sarri, con cui i rapporti sono ai minimi termini dallo scorso inverno. Tare è arrabbiato, sabato dopo cena ha discusso animatamente con Lotito, poi ha lavorato comunque su Romagnoli e Gila ieri pomeriggio.
TORMENTI
Non ci saranno dimissioni, ma le riflessioni sono ampiamente in corso. A maggior ragione adesso, Tare conferma che questa sarà al massimo la sua ultima stagione alla Lazio. Il suo contratto d’altronde scade nel 2023, ha maturato l’idea di lanciarsi nella Federazione albanese da tempo, forse è arrivato il momento giusto. Non è escluso che possa anticipare il passo, ci sta pensando. Lotito non lo manderà mai via, ma l’inserimento di Fabiani è una mossa strategica per ridimensionarlo. L’aveva promesso a Sarri, lo ha fatto con un uomo di sua fiducia, subito prima della partenza per il ritiro di Auronzo. Il Messaggero