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CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Lazio, nodo Gila: dalla promessa a Gattuso ad una cessione quasi necessaria. Buona notizia sulla percentuale del Real…

Interesse del Napoli sul centrale della Lazio che ora potrebbe partire: la situazione.

«Ti teniamo Gila». È stata questa la promessa che Lotito e Fabiani hanno fatto a Gattuso nell’incontro di inizio giugno a Formello. Probabilmente già si sapeva che le cose sarebbero andate in questo verso e magari verrà pure mantenuta la parola data. Ovvio, tra i big lo spagnolo è senza dubbio il maggiore indiziato per un’ipotetica uscita. I motivi, sottolinea Il Messaggero, sono due, abbastanza semplici: Taylor non si tocca; Zaccagni è il capitano e ha deciso di rimanere; Cataldi nonostante sia in scadenza è cresciuto con i colori biancocelesti addosso e continuerà a dare una mano e, infine, per Rovella non c’è stata nessuna manifestazione d’interesse anche se l’annuncio di Sarri all’Atalanta previsto tra oggi e domani potrebbe smuovere qualcosa.

Rimane, insomma, solamente Mario, pressato dal Napoli su indicazione di Massimiliano Allegri (lo voleva anche al Milan) che potrebbe portare nelle casse biancocelesti quei milioni che servirebbero per chiudere la pratica. C’è una novità, tra le altre cose, sulla percentuale di rivendita che la Lazio deve versare al Real Madrid: rimane sempre il 50%, ma deve essere tolto il costo del cartellino che il club ha pagato agli spagnoli il 12 luglio del 2022 per portarlo in Italia. Quindi 5 milioni in meno. In pratica: se gli azzurri dovessero presentarsi con un’offerta di 30 al Real ne verrebbero girati “solamente” dieci. L’ipotesi rimane in piedi. D’altronde, conclude il quotidiano, anche il giocatore che prima sembrava essere convinto del progetto (o per meglio dire, sarebbe stato disposto a rimanere a scadenza per guadagnare di più dall’anno prossimo avendo la possibilità di accasarsi a parametro zero) sta avendo un po’ di tentennamenti vedendo la situazione. Si cercherà in tutti i modi di evitare questo pesante addio.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Castellanos: “Messi leader silenzioso. I quattro gol al Real? Notte magica. E sulla rabona…”

Taty protagonista del terzo episodio di ‘De visitante’, il giornalista argentino Julian Polo ha intervistato l’attaccante della Lazio. Le parole dell’argentino.

L’esordio con l’Argentina – “Era il 5 settembre, è passato un anno. Non mi ero nemmeno scaldato, vincevamo 3-0 e aveva appena segnato Julian Alvarez. Ho guardato Scaloni che mi ha detto: ‘Taty sbrigati, vieni’. Ho messo subito la maglia e sono entrato. Mi ero preparato tutta la vita per quel momento. La foto con Messi? Gliel’ho chiesta in allenamento, l’ultimo prima della partita. Quando sono arrivato mi ha trattato molto bene, come a tutti gli altri ragazzi che erano nuovi in squadra. È una persona che non parla tanto, sta con il suo gruppetto composto da De Paul, Paredes e gli altri. Comunque con noi si è comportato in maniera spettacolare, anche durante gli allenamenti. Lui è il tipico leader silenzioso, viverlo da dentro è incredibile perché noti dettagli che da fuori non si vedono. È il migliore della storia e lo sarà ancora per molto tempo”.

Maradona e Messi- “Il tatuaggio ‘El mas humano de todos los dioses’? Siamo una famiglia molto ‘Maradoniana’, soprattutto i miei fratelli. Io non l’ho vissuto come giocatore, ho visto molto di più la sua seconda parte di vita. Avevo voglia di tatuarmi qualcosa di argentino e ho scelto Diego. Anche di Messi vorrei tatuarmi qualcosa, un suo autografo magari sulla gamba. Non ho ancora avuto l’opportunità, ma voglio farlo. Loro due sono i migliori della storia del calcio argentino. Io ho avuto l’occasione di godermi Messi e anche di giocare insieme a lui, voglio che tutto questo resti sulla mia pelle”.

Gli inizi – “Sono un argentino di sangue proprio, non ho nessun’altra origine o un passaporto diverso, ma non ho mai giocato in Argentina ed è una cosa strana. Spesso mi chiedo il motivo, non è successo per situazioni diverse, potevo giocare nel Lanus o nel River Plate, ma alla fine non è successo. Ho giocato nel Murial, una squadra del quartiere di Mendoza, e avevo il potenziale per andare altrove. Ho fatto un provino con l’Universidad de Chile e mi hanno preso. Lì sono stato quasi un anno giocando nelle giovanili e riuscendo anche a debuttare in prima squadra, in Copa Sudamericana, con Beccacece in panchina. Tra l’altro c’erano stati problemi dei burocratici che non mi avevano permesso di giocare prima, sono stato fermo quasi 8-9 mesi fino ai diciotto anni quando ho firmato il mio primo contratto da professionista e ho esordito”.

La famiglia – “Quando vai via da casa ciò che ti manca di più è la famiglia, il vivere quotidianamente amici e parenti. Sin da bambino però avevo il sogno di giocare a calcio, dovunque. I primi mesi sono sempre i più difficili perché non sai cosa succederà in futuro. Io in Cile giocavo poco, avevo tanti problemi, non avevo un contratto, mi pagavano poco, mi mancava mia nonna, mio padre e tanto altro. In quel momento ti chiedi se ce la fai ad andare avanti o meno. Non potevo giocare, mi allenavo con le giovanili, mi dicevano che i documenti sarebbero arrivati, ma niente. Tutto questo mi consumava perché è passato tanto tempo. Poi alla fine ce l’ho fatta. Il mio desiderio di diventare un calciatore era troppo forte, non mi importava più di nulla, ero concentrato sull’obiettivo. I miei amici a quell’età andavano alle feste, mi mandavano foto, e io invece dormito e mi allenavo. Ma non mi è mai pesato perché avevo un sogno, quello di giocare a calcio. Volevo aiutare la mia famiglia, avevo promesso a mia nonna che sarei diventato un calciatore professionista. In Cile ho avuto anche l’opportunità di vivere con mio padre che stava lì. Prima non ci vedevamo molto perché io stavo in Argentina, poi siamo stati insieme quasi un anno e questo ci ha uniti molto. E alla fine mi sono spostato in Uruguay a giocare”.

L’infanzia- “Noi eravamo una famiglia molto unita. Mia madre lavorava a scuola, faceva il doppio turno come la maestra elementare. Si alzava alle sette del mattino e stava lì fino a mezzogiorno, poi magari mangiava a casa e tornava a lavorare fino alle sei di sera. Era così tutti i giorni, questo perché anche noi avessimo qualcosa da mangiare. Poi i miei fratelli erano già grandi, quindi anche loro cucinavano qualcosa. Io andavo a scuola la mattina e tornavo all’una, dopo mangiato andavo ad allenarmi alle tre del pomeriggio. Fino alle cinque giocavo a calcio a undici nel Murialdo, poi alle sei mezza andavo a giocare a calcetto nella selezione del Mendoza. Arrivavo a casa a mezzanotte o anche più tardi. Il quartiere in cui vivevo poi non era così bello, ho passato molto tempo per strada e avrei potuto seguire le cattive compagnie che giravano. Mia madre è tutto, mi ha aiutato tantissimo, la porto sempre con me. Mi sostiene, mi dà tanta energia, si prende cura di me. Mi ha insegnato anche a fare attenzione all’energia negativa. Siamo molto superstizioni, percepisco le sensazioni negative delle persone, così come la mia ragazza. Sono molto attento a queste cose. Anche mi nonna è stata importante, mi ha reso tutto ciò che sono oggi. Tutta la mia famiglia mi ha insegnato i valori giusti, così come il calcio e gli allenatori che ho avuto da quando sono piccolo. Loro mi hanno guidato in tutta la mia carriera, e credo che anche questo sia stato fondamentale”.

MLS – “I primi mesi a New York sono stati difficili, soprattutto per la questione della lingua. Lì fortunatamente le persone rendono tutto più semplice, il club mi ha aiutato tanto. Il mio agente, che parla inglese, mi ha organizzato tutto. Io ero giovane, era un’esperienza unica, in un campionato che stava crescendo, con i migliori stadi, il campo perfetto e molto altro. È un sogno per qualsiasi ragazzo di 18 anni. La MLS ti dà davvero tutto, ti comprano anche i mobili. Maxi Moralez, che è argentino, mi ha aiutato a integrarmi bene. Lui e la sua famiglia mi hanno preso sotto la loro ala, sono stati importanti sia in città che a muovermi nel club. Così subito mi sono sentito molto a mio agio. Il mio primo gol? Ero arrivato il mercoledì per allenarmi e giocavamo il sabato. Pensavo che sarei andato in panchina, poi invece ho giocato da titolare su scelta dell’allenatore. Con uno dei primi palloni che ho toccato, ho segnato. E me l’hanno anche regalato. Poi quando siamo diventati campioni della MLS, mi hanno dato un anello con tutti i diamanti, come nel basket. Alla fine della stagione regolare ho ricevuto anche la Scarpa d’Oro della MLS, avevo segnato contro il Philadelphia Union. Quando in settimana sono arrivato al centro sportivo per allenarmi, c’è stata una riunione nello spogliatoio e hanno fatto vedere un video. C’era tutta la mai famiglia che mi faceva i complimenti, io mi sono commosso. L’unica che mancava era mia madre, e infatti mi sembrava strano. Poi si è aperta la porta e c’era proprio lei che mi ha dato la Scarpa d’Oro. È stata una grande emozione, anche il mio allenatore si era messo a piangere”.

Il Girona – “I quattro gol al Real Madrid? Ho il pallone di quel giorno, erano 75 anni che qualcuno non ci riusciva. È stata una notte magica, qualcosa di importantissimo, che non hanno in molti. A casa ho anche la chiave di New York, è una cosa che viene data solo a persone importanti come medici, dottori, militari. Cittadini illustri, insomma, quelli che hanno realizzato qualcosa di importante per la città. L’hanno regalata a tutti noi giocatori dopo che abbiamo vinto il campionato, così come la Coppa della MLS”.

Hobby – “A casa ho una sala giochi, la uso quando vengono i miei amici o la mia famiglia. Ho anche la PlayStation, ci gioco per staccare un po’, un’oretta al giorno. Mi piace giocare a Call of Duty e nient’altro. Nemmeno a FIFA, lì sono terribile. E poi quando sto qui voglio allontanarmi un po’ dal calcio. Sono anche un grande appassionato di scacchi, da quattro-cinque anni ho iniziato ad apprezzarlo molto. Gioco anche online, mi piace competere. Non sono un fenomeno, ma mi diverto. Il tatuaggio della ali? Non è un riferimento alla Lazio, l’ho fatto prima. Mi piacevano e volevo tatuarmele. Il vino? In famiglia siamo grandi appassionati, ne abbiamo tantissimi in cantina. È un nostro hobby, li uso per fare i regali con il mio cognome sopra. Non sono ancora in commercio, adesso siamo un po’ fermi ma abbiamo tante bottiglie. È un processo lungo. Ma chissà in futuro, non si sa mai. Può nascere qualcosa di nostro, con i miei fratelli”.

Lavoro- “A Roma ho anche la mia palestra personale: da quando sono arrivato in Europa, dal Girona in Spagna, faccio del lavoro extra e mi segue un nutrizionista. A New York non lo avevo perché mangiavamo direttamente al centro sportivo. Io ora gli mando il programma della settimana e di tutte le partite, a seconda di quello mi dicono cosa devo mangiare. Ovviamente non sono troppo ossessionato, ogni tanto mi concedo anche qualche strappo alla regola. Poi lavoro anche con un psicologo analista, prima delle partite mi informo su tutto: dai difensori che devo affrontare alle loro caratteristiche e tanto altro. Faccio pure diversi esercizi di respirazione che mi servono in partita e in allenamento, è una cosa che bisogna portare avanti con costanza nella vita, respirare con il diaframma. Mi aiuta tanto per respirare il più possibile con il naso e meno con la bocca, migliora anche il sonno durante la notte. Cerco di essere il più professionale possibile, di godermi al meglio la mia carriera che è breve. Provo a sfruttarla al massimo, a investire su tutto ciò che mi può servire. Ho una stanza dove la mattina vado a fare stretching e meditazione. Mi ha insegnato tutto il mio mental coach, mi piace riposare un po’ la testa e lasciare da parte il telefono, così mi rilasso”.

Maglie collezionate – “Ho tutta la mia collezione di magliette da calcio ordinate. Ne ho tantissime mie di quando giocavo in MLS al New York City. Ho anche quella del mio esordio con l’Argentina e due del pre-olimpico. Della Lazio ne ho una nera dell’anno scorso della Lazio, quando ho cambiato dal numero 19 all’11, e una della mia prima stagione quando giocavamo la Champions League. Poi ne ho tenuta anche una del Girona firmata da tutti i miei compagni quando sono andato via. Di altri giocatori ho quelle di Maxi Moralez, David Villa, tra le più belle che ho, di Barco, di Rooney, tutte di quando stavo negli Stati Uniti. Poi ne ho tantissime della Serie A, come quella di Nico Gonzalez alla Juventus o di Retegui, Beltran, Castro, Alcaraz, Palomino, Olivera del Napoli, di Pedro alla Lazio che me l’ha data. Tengo anche tante maglie straniere, come quella di Medina, Reinier del Borussia Dortmund, Delort, Danilo del Manchester City, una della Nigeria che mi ha regalato Dele-Bashiru, della Danimarca di Isaksen, dell’Uruguay di Vecino e del Senegal di Dia. Sono tutti miei compagni e amici. Della Liga ho diverse magliette, per lo più di giocatori argentini. Però ne ho anche una del Chelsea che mi ha regalato Enzo Fernandez, tra le più belle; una di Hazard del Real Madrid, ho giocato contro di lui al Bernabeu. Mi hanno regalato anche una divisa dell’Argentina per l’ultima partita di Di Maria in Nazionale, è davvero speciale. Era la mia preparazione convocazione, lui è un giocatore pazzesco, lo seguivo sin da piccolo. Si è davvero meritato tutto ciò che ha ricevuto in carriera”.

Idoli – “I miei idoli? Mi piaceva tanto Luis Suarez, è uno dei miei riferimenti. Adoro la sua cattiveria in campo, la sua ‘garra’. È un giocatore fortissimo. Adesso mi piace tanto Lautaro Martinez, che è un mio grande amico. Mi manca la sua maglietta nella collezione, ogni volta che giochiamo contro c’è sempre un problema che non ci fa incontrare (ride, ndr.). Aspetto anche di avere la maglia di Messi”.

Mondiale 2026 – “Il Mondiale? Spero sempre di giocare in Nazionale, anche se è molto difficile per i giocatori forti che ci sono. Mi piacerebbe tanto esserci al Mondiale, devo lavorare tanto alla Lazio per raggiungerlo. Ci penso sempre. Se avrò la possibilità, dovrò essere pronto. Per giocare al Mondiale devi essere pronto e a un livello alto. Io gioco in Europa solo per andare in Nazionale, non sono mai voluto andare a giocare nel campionato sudamericano o arabo perché il mio obiettivo è quello. Io vivo pensando alla maglia dell’Argentina, sempre. Quando vedo che non sono nella lista dei convocati, ci sto male. Poi dal giorno dopo cerco di riprendermi e di lavorare ancora più forte. Sono concentrato ad andare in Nazionale, anche se è sempre molto difficile. Andare al Mondiale con l’Argentina sarebbe un sogno per me e per tutta la mia famiglia. Devo giocare bene alla Lazio e stare bene, Scaloni ha dato a tanti giocatori nuovi la possibilità di stare nel gruppo. Io continuo a lavorare, a farmi trovare preparato e poi vediamo. La finale del Mondiale 2022 l’ho vista in hotel con Gazzaniga, quando stavo al Girona, perché era il periodo della preparazione per ricominciare il campionato. Abbiamo distrutto tutto a fine partita. Poi con mio fratello siamo andati a Girona in un bar argentino a festeggiare. C’erano 25-30mila persone in città. Mi sono emozionato per la vittoria, soprattutto per Messi che se lo meritava. È il migliore di tutti”.

Gesti tecnici – “Mi piace sempre provare qualche giocata, come la rovesciata o la rabona. Da piccolo le facevo in casa, saltando sul letto. Contro il Verona ho fatto un assist di rabona, mi piace giocare così, come con la suola. Sono cose che mi porto dietro dal calcetto, quando ero bambino”.

Xavi – “La foto con Xavi? Era il 2017, giocavo in Cile e siamo finiti a fare un triangolare in Qatar. Nel giorno libero che avevamo siamo andati a fare shopping vicino all’hotel e casualmente l’ho incontrato, visto che lui giocava lì. È un bel ricordo”.

Esordi – “Praticamente a ogni mio esordio ho segnato. È successo in Cile, in MLS, al Girona, contro il Getafe in campionato, e ala Lazio, quando alla mia prima partita da titolare ho segnato contro l’Atalanta. Diciamo che per le statistiche, va bene così (ride, ndr.)”.

Gruppo City – “È un gruppo molto forte a livello mondiale, al New York City si percepiva. C’è un modo di lavorare diverso, sin dalle giovanili. Anche in campo si sentiva, tutte le squadre hanno lo stesso modo di giocare, dal Manchester City in giù”.

Luque – “Mi ha aiutato tantissimo. Da piccolo avevo avuto contatti con Buenos Aires e con il River Plate, era il periodo in cui era retrocesso dalla Serie A alla B. Mi dissero però che cercavano un altro tipo di giocatore perché ero troppo magro. Venivo dal mio quartiere, era normale. Gli altri ragazzi che già stavano lì erano dei giganti perché si allenavano nelle strutture del club. In quel momento ho pensato di dover lavorare ancora di più, ho chiesto a mia madre di farmi andare in palestra per crescere fisicamente. Ho fatto 6-7 mesi con grande costanza, allenandomi sempre. Poi ho fatto una prova all’Universidad de Chile e mi hanno preso. Lì forse avevano una mentalità più europea, non hanno visto solo il fisico ma anche il mio modo di giocare. Da lì è iniziata la mia storia. Leopoldo Jacinto Luque è stato il mio padre calcistico, l’ho conosciuto a sette anni. Mi ha insegnato davvero tutto. È stato una persona straordinaria”.

Ronaldinho – “Ho giocato con lui in un evento, ho fatto 4-5 giorni a Miami, mi aveva invitato un mio amico. Doveva esserci anche Roberto Carlos, ma non c’era”.

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CALCIOMERCATO

Lazio, resistenza su Gila: ma serve il rinnovo

Continuano le sirene di mercato per il difensore spagnolo della Lazio Mario Gila. Il classe 2000, che già era stato attenzionato dai Blancos di Ancelotti detentori del 50% sulla rivendita, ora attira anche gli interessamenti del Psg Campione d’Europa, oltre a Chelsea, Manchester City e Bayern Monaco. Il club vuole a tutti costi trattenere lo spagnolo, avviando la trattativa per il rinnovo.

Mario Gila rappresenta sicuramente uno dei pezzi pregiati della rosa della Lazio. In quanto tale però, sia Fabiani che Lotito hanno tutta l’intenzione di trattenerlo. Come riporta l’edizione odierna del Messaggero, l’interesse di Chelsea, Real Madrid, PSG e Tottenham è certamente reale, ma lo spagnolo, crede nella Lazio, e soprattutto crede in Maurizio Sarri, visto come l’ultimo tassello decisivo per la sua crescita definitiva.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Scelte e mentalità, tutte medaglie al petto di Baroni. Parole Fabiani un riferimento polemico per la panchina di Dele…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“In 35 anni di Lazio non mi è mai capitato di ascoltare i giocatori elogiare in questo modo e con questa continuità il proprio allenatore, questo caso Marco Baroni. Quanto detto da Zaccagni definisce il motivo per il quale ieri è stato scelto di mandare in campo tutti i titolari. Questione di mentalità, di addestramento a dare sempre tutto, uno strumento per alimentari convinzioni ed entusiasmo. Qualcosa di speciale sta accadendo. Il ragionamento che poteva favorire il turnover in ottica Fiorentina era dettato dalla vicinanza delle gare, ma onestamente ha avuto ragione Baroni, al di là di come andrà con la Fiorentina. Anche perché, il secondo tempo è stato un allenamento che ha permesso anche di gestire le forze. Anche su Isaksen si può ragionare nell’ottica di quello che gli chiede Baroni. Vuole che punti l’uomo, si prenda dei rischi e ieri facendolo ha generato il doppio giallo a Munoz. Sono tutte medaglie al valore sul petto di Baroni.

“Le parole di Fabiani ieri prima della gara mi sono sembrate un riferimento polemico, secondo me, poco opportuno nei confronti di Baroni e della non scelta di Dele-Bashiru. Baroni, poi, ieri, esce allo scoperto e sottolinea di aver bisogno di un difensore centrale”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lazio, voglia di vincere oltre i calcoli. C’è tanto di Baroni…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

«La squadra ha mostrato di voler vincere, anche se calcolando gli altri risultati, sarebbe bastato anche un punto. I giocatori però sono scesi in campo per vincere, sbloccandola già dopo 4 minuti, poi un briciolo di fortuna, con l’espulsione di Munoz e i due gol successivi, hanno permesso di rifiatare anche un po’ in vista della sfida alla Fiorentina. È importante anche notare come la squadra sia tornata sui suoi ritmi e in forma. Baroni? C’è tanto di questo allenatore dal punto di vista tattico, ma soprattutto da quello mentale sui singoli, il periodo di calo c’è stato perché le gambe contano, ma adesso la brillantezza della condizione è la notizia più importante. La Real Sociedad ha smesso di giocare nel secondo tempo, la Lazio non ha accelerato ed ha amministrato, per risparmiare energie. I baschi erano una delle migliori difese in Europa e sono stati spazzati via in pochi minuti. Con la Fiorentina credo che rivedremo la squadra di ieri, non credo ci saranno novità, ma ci sarà la panchina, che ieri era ridotta ai minimi termini».

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EUROPA LEAGUE

Lazio-Real Sociedad, formazioni ufficiali

Europa League, gara 7 della prima fase: le formazioni ufficiali di Lazio-Real Sociedad:

LAZIO (4-2-3-1):  Mandas; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Guendouzi, Rovella; Isaksen, Dia, Zaccagni; Castellanos. A disposizione: Provedel, Furlanetto, Dele-Bashiru, Tchaouna, Pedro, Noslin, Zazza, Balde. Allenatore: Marco Baroni.

REAL SOCIEDAD (4-2-3-1): Remiro; Muñoz, Aguerd, Zubeldia, Aramburu; Méndez, Zubimendi, Kubo; Becker, Sucic, Oyarzabal. Allenatore: Alguacil. 

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CITTA'

Notte di paura a Roma: scontri tra 150 ultras di Lazio e Real Sociedad, 9 feriti, uno è grave

Una notte di scontri in pieno centro a Roma. È quanto accaduto nella tarda serata di ieri tra i tifosi della Lazio e quelli della Real Sociedad, arrivati nella Capitale per la partita di Europa League in programma questa sera all’Olimpico. Stando alle prime ricostruzioni, sembrerebbe che circa 80 ultras biancocelesti avessero pianificato l’agguato a circa 70 spagnoli che avrebbe poi portato allo scontro tra le due frange di tifoserie. Un astio dovuto anche alla politica, considerando le fazioni generalmente opposte di laziali e baschi. I tifosi della Real Sociedad si trovavano all’interno di un locale di via Leonina. Sono nove complessivamente i tifosi spagnoli rimasti feriti. Uno è ricoverato in ospedale in prognosi riservata, ma non dovrebbe correre pericolo di vita. Altri due sono ricoverati con 30 e 12 giorni di prognosi. Tre i dimessi con prognosi dai 5 agli 8 giorni e altrettanti non hanno atteso le cure e si sono allontanati. Gli agenti di polizia hanno sequestrato un arsenali di bastoni, coltelli e altre armi, e fermato alcuni ultras fuggiti attraverso le strade adiacenti, a seguito dell’allarme lanciato da alcuni residenti. Si indaga adesso per rintracciare i responsabili, anche grazie all’aiuto delle telecamere di videosorveglianza, e per capire se allo scontro abbiano partecipato anche alcuni tifosi romanisti. Gazzetta.it

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FORMELLO

FORMELLO – Rifinitura d’Europa: Baroni “come se non ci fosse un domani”: è deroga al turnover (VD/FT)

FORMELLO – Vigilia d’Europa League e rifinitura presso il centro sportivo biancoceleste: domani all’Olimpico arriva la Real Sociedad, obiettivo dichiarato è chiudere il discorso qualificazione diretta e proteggere il primo posto in classifica. All’Olimpico arrivano i baschi che si giocano i 90′ più importanti del loro percorso continentale: Baroni con la difesa obbligata in virtù delle assenze di Pellegrini e Gigot (squalificati), e di Patric e Lazzari infortunati. “Nessun calcolo, questa gara va affrontata come se non ci fosse un domani. Tavares sta bene”, ha spiegato lo stesso Baroni in sala stampa: il portoghese affiancherà Marusic, Gila e Romagnoli.

Turno di riposo evitato, stando alle prove di oggi, a centrocampo per uno tra Rovella e Guendouzi. Sperava in una chance dall’inizio per Dele-Bashiru in un 4-2-3-1 che dovrebbe essere completato dai soliti noti. Tchaouna e Pedro sembrano destinati alla panchina (così come Noslin, anche oggi in gruppo). Castellanos dovrebbe essere scortato ancora da Dia. Esulta Mandas il portiere di coppa.

Assenti dalla seduta odierna Hysaj (fuori lista Uefa), Lazzari, Vecino e Patric. In gruppo anche gli squalificati Pellegrini e Gigot.

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Mandas Marusic Gila Romagnoli Tavares; Rovella Guendouzi; Isaksen Dia Zaccagni; Castellanos.

Seguono le immagini dei primi 15′ aperti ai media

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AVVERSARIO

‘QUELLI CHE…’ – Lazio, ecco la Real Sociedad: “All’Olimpico per la svolta. L’attacco non convince” (AUDIO)

FILIPPO MARIA RICCI (GdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“«Real Sociedad? È una squadra che vive di alti e bassi, ha già 10 sconfitte, ultimamente sta segnando poco. In Europa è forte in casa, avrà l’ultima partita contro il PAOK, fuori fatica un po’ di più, la Lazio è prima in classifica e non è una squadra qualsiasi. Dalla Spagna viene vista come la possibilità di andarsi a prendere il top 8. La Sociedad si qualificherà sicuramente ma domani è decisiva per non disputare i play-off. Non è una grande stagione per loro questa, per loro domani potrebbe essere la partita della svolta. Non hanno ancora trovato la quadratura in attacco, nessuno ha convinto tra le prime punte».

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – D. Rossi: “Questa Lazio fa ben sperare, molto dipende da Dia. Marusic o Hysaj come centrale? Ecco chi scelgo…” (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

Quella di Verona era una partita delicata, per il momento e la situazione. Poteva essere uno spartiacque, perché avevamo lasciato la Lazio con luci ed ombre dopo la gara con il Como. A Verona abbiamo rivisto la Lazio come era gusto rivederla e questo fa ben sperare per il futuro. 

La Lazio ha preparato la trasferta in 9 giorni e questo ha permesso di lavorare anche sui dettagli.

La partita si è messa subito bene e ho avuto la sensazione che il Verona non avesse mai visto le gare della Lazio, visti anche gli spazi che hanno lasciato. Prendere gol in contropiede, in casa, quando ti devi salvare, non è una bella cosa.

Il bello e il brutto del calcio però è che dopo tre giorni i giudizi possono cambiare in maniera radicale.

Dia alle spalle di Castellanos? Tutto dipende da Dia secondo me, è lui che può far giocare bene gli altri e questa è una dote da calciatore importante. Questa versione offensiva funziona anche grazie a Rovella e Guendouzi, visti come li abbiamo visti a Verona.

Il terzo gol? Quasi tutti cercano la conclusione personale, Dia ha fatto la scelta più giusta.

Castellanos ha la sua utilità se sa di non essere un calciatore di prima grandezza. Sembra quasi che sia diventato padrone del territorio e per me non può permetterselo perché non ha certe qualità tecniche, per questo secondo me ha giocato con un pizzico di presunzione col Verona. Si spende per la squadra, lotta, pulisce i palloni ma certe giocate vanno evitate.

Real Sociedad e Fiorentina? La bravura di Baroni è stata quella di non fare calcoli e ora la priorità la ha la partita di giovedì, immagino il tecnico non stia pensando già a domenica.

Mercato? Lo dico da tempo che la Lazio ha bisogno di un difensore centrale con determinate caratteristiche e di un centrocampista in grado di essere un’alternativa, anche in ottica futura, a Guendouzi e Rovella.

Onore e merito ad Hysaj che ha dimostrato di essere un grande professionista, anche se a me come calciatore non fa impazzire. Marusic o Hysaj possibile centrale della difesa a 4? All’occorrenza sceglierei un centrocampista, Rovella“.