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Laziostory – Hernanes: il Profeta

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, per tutti Hernanes, ‘il Profeta’.

In un mondo dove spesso vale più il contenitore del contenuto, Hernanes veste perfettamente, con orgoglio e fierezza il ruolo di anti-divo. Il suo soprannome è tutto un programma: fu un giornalista brasiliano a chiamarlo per la prima volta così, visto che praticamente in ogni intervista citava versi della Bibbia. Questo suo essere affine alla spiritualità, con un’educazione meravigliosa fornitagli dai genitori, lo rendono un personaggio atipico e speciale. Amante degli scacchi, della lettura e del vino e lontano dalle logiche social di tanti suoi colleghi. Nato nel 1985 a Recife, nello stato brasiliano del Pernambuco e cresciuto calcisticamente nel San Paolo.

Sbarca alla lazio il 6 agosto 2010, dopo un lungo e spietato corteggiamento di Tare, al San Paolo vanno quasi 14 milioni. Hernanes infatti è un calciatore affermato, già nel giro della Nazionale, vincitore del titolo ‘Miglior giocatore brasiliano, nel 2008 e di due brasilerao con il tricolor paulista.
Ricordo perfettamente la sua prima partita con la maglia della Lazio. a Roma c’è un caldo asfissiante e all’Olimpico un’amichevole con il deportivo La Coruna. Una boccata d’aria fresca, in tutti i sensi. Serpentine, passaggi illuminanti e quella facilità di calcio che subito strappano applausi ai pochi presenti. Centrocampista versatile, dall’andatura compassata, ma con grande visione di gioco e un tiro fulminante. Hernanes non ha un piede veramente debole, calcia perfettamente con entrambi, pur avendo una predilezione per il sinistro. Tatticamente viene considerato un enigma: con il Brasile gioca da regista, con l’Inter e la Juventus da mezzala, ma non c’è dubbio che la sua dimensione ideale l’abbia trovata a Roma. Reja infatti, gli affida le chiavi della trequarti, mossa che si rivela preziosa per una Lazio a caccia di qualità della metà campo in su. In 3 anni e mezzo, 156 presenze e 41 gol complessivi, quasi in doppia cifra ogni stagione. Un grande feeling con il derby: 4 gol alla Roma, fra cui il capolavoro nel 2013, con una bordata da fuori di sinistro da togliere il fiato. Partner perfetto per Klose, un tandem straordinariamente assortito che trascina i biancocelesti per intere stagioni. Hernanes è probabilmente uno degli ultimi numero 10 di una generazione passata, senza il genio calcistico di Riquelme o Aimar, ma con un senso della porta superiore.

Le ultime pagine raccontato un finale controverso, in pieno stile Lazio. Un lungo tira e molla con l’Inter, nel gennaio 2014 in una stagione che stava andando a rotoli. “Vado via per migliorarmi professionalmente” diceva, ma non fu così. Le lacrime fuori Formello prima di raggiungere Milano e un gol pesante da ‘ex’ festeggiato con la sua iconica capriola hanno probabilmente scalfito l’amore del laziali per lui. Era un ciclo giunto al termine, anche quello di Hernanes, dopo la vittoria della Coppa Italia contro la roma la stagione precedente. Come già sottolineato però, il meglio in Italia il brasiliano l’ha dato alla Lazio: Inter e Juve si sono accontentate di pochi lampi, senza parlare della sua esperienza in Cina. Resta e resterà per sempre il ricordo di un giocatore che ha fatto la differenza, scrivendo pagine importanti della storia della Lazio.

Dario Cadeddu

03/10/2023

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STATISTICHE

La Lazio, la Champions ed un successo esterno che manca da 20 anni

Una vittoria che manca da 20 anni. La Lazio affronta il Celtic e va a caccia di un successo esterno in UEFA Champions League.

L`ultima volta risale allo 0-2 del 16 settembre 2003, quando i biancocelesti, all`epoca guidati da Mancini, espugnarono il campo del Besiktas grazie ai gol di Stam e Fiore. Al contrario, il Celtic non perde in casa dall`11 ottobre 2022, piegato dal blitz del Lipsia. sslazio.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Giordano: “Momento negativo? Colpa di squadra e allenatore. A Glasgow per indirizzare il girone” (AUDIO)

Colpe della squadra e dell’allenatore, BRUNO GIORDANO in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Le colpe sono della squadra e dell’allenatore. La società potrebbe anche avere sbagliato il mercato, ma non puoi fare un bottino così misero. I giocatori non arrivano tardi solo da noi, ma anche alle altre squadre. Anche la partenza di Milinkovic non può essere un’attenuante. C’è stata poca serenità fin dall’inizio della stagione perché la società ha preso a Sarri dei giocatori di buon livello. E’ ovvio che gli allenatori qualcosa devono inventarsi se le cose non vanno. Sono lì per questo. Sarri iniziò con due attaccanti nella sua carriera, poi passò al 4-3-3 perché Insigne non era capace a fare il trequarti e perché glielo chiese De Laurentiis.

Tu puoi fare le cose per bene e cambiare quanto ti pare, ma se la squadra non risponde, i risultati non arrivano. A volte cambiando la posizione anche di 10 metri, potresti prendere slancio. La Lazio è in evidente difficoltà e magari cambiare qualcosa a livello tattico, potrebbe dare maggiore entusiasmo per la novità anche in allenamento. Non dico possa essere meglio o peggio cambiare modulo, dico che potrebbe togliere quella pesantezza che hanno nella testa. Magari cambiare non in maniera definitiva, ma solo per far passare questo momento negativo. Un po’ come fece Pioli che passò alla difesa a 3 per un periodo perché prendevano troppi gol, per poi tornare ai 4.

A Glasgow non sarà decisiva, ma traccerà una bella linea. La Lazio è assieme all’Atletico la squadra accreditata al passaggio del turno, ma se continua a giocare così, sarà difficile. Immaginare la Lazio fuori dalla Champions con questo girone, sarebbe una brutta cosa”.

Alessio Buzzanca

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Possibile cambio modulo se in attacco continuiamo a non pungere. Celtic e Atalanta crocevia” (AUDIO)

Celtic e Atalanta decisive, GIULIO CARDONE in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Saranno molto importanti queste due partite contro Celtic e Atalanta, non perché chissà cosa deve succedere nel caso in cui andassero male, ma sono importanti per vedere la produzione offensiva al di là dei risultati. Se la produzione continuerà a essere sterile, si potrebbe prendere in considerazione un eventuale cambio modulo. Del resto è anche logico: se tiri poco, segni poco e produci poco, qualcosa dovrai inventarti.

I due big della Lazio – Luis Alberto e Immobile – sono quelli che trarrebbero più vantaggio dall’eventuale cambio modulo accentrando Luis Alberto: sia perché Ciro avrebbe sostegno in attacco, sia perché Alberto non dovrebbe sfinirsi in rincorse. Anche perché adesso ci sono Vecino, Guendouzi e Kamada che possono fare e bene le mezzali e si darebbe maggiore senso al mercato.

Per quanto riguarda il match contro il Celtic, penso che a centrocampo sa un cantiere aperto. Le decisioni definitive Sarri ancora non le ha prese e sta montando e smontando il centrocampo come un puzzle. Avrei fatto riposare Luis Alberto contro il Milan visti anche i ritmi dei rossoneri. Ma non credo che in Champions gli verrà dato il turno di riposo.

Contro l’Atletico la scelta di Pellegrini terzino sinistro con Marusic a destra mi è sembrata una scelta azzeccatissima. Finalmente abbiamo visto qualche geometria e qualche sovrapposizione, cosa che nelle altre partite è davvero mancata.

Sarri non sta sfruttando le risposte e l’entusiasmo che gli dà il campo: Guendouzi contro il Napoli è sembrato tra i migliori, poi dopo due settimane di lavoro a Formello, alla ripresa dopo la sosta è finito in panchina. Idem Lazzari: determinante contro il Torino, poi finito in panca contro il Milan”.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Lotito dice no a Tudor, Sarri “sente” ancora la squadra: “Ma serve coesione”

Sliding door e coesione

C’è sempre una sliding door nella trama di un racconto. Se Felipe avesse segnato nel vivissimo primo tempo di San Siro, forse oggi parleremmo della crisi superata dalla Lazio in campionato. Invece, siamo a sette punti e a capo. Con un terribile sedicesimo posto (a +4 dal terzultimo), con i nervi tesi fra Sarri e Lotito, e la delicata sfida di Champions a Glasgow fra un giorno, prima dell’Atalanta all’Olimpico. Il patron è arrabbiato, ma ha voluto esprimere le sue type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee con un tono abbastanza costruttivo e diplomatico: «Siamo una grande squadra e lo abbiamo dimostrato anche nel primo tempo a Milano. Purtroppo episodi sfortunati ci stanno remando contro e, per uscire da questo momento, serve uno spirito coeso, anche da parte del tecnico».

FIDUCIA

Lotito non lo ha messo in discussione né con le spalle al muro: non a caso, gli è stato proposto il cambio con Igor Tudor (libero) e lui ha detto no. Avanti con Sarri, perché c’è ancora fiducia che tutto possa cambiare presto con una squadra comunque in progresso: «Nulla è perso». Un dato può strappare un sorriso alla Lazio, ma farla arrabbiare ancora di più sul calendario.

UN PUNTO IN PIÙ
In sei delle sette partite sinora disputate (eccezion fatta per il Genoa, neopromossa) i biancocelesti avevano addirittura racimolato un punto in meno (6) l’anno scorso: Lazio-Monza (1-0) del 23 settembre, Juventus-Lazio (3-0) del 10 novembre, Lecce-Lazio (2-1) del 4 gennaio, Napoli-Lazio (0-1) del 3 marzo, Lazio-Torino (0-1) del 22 aprile e Milan-Lazio (2-0) del 6 maggio. Certo, i 4 ko in sette giornate fanno paura, ma ha ragione Sarri su questo: «La classifica non va guardata adesso, dobbiamo ritrovare le nostre certezze piano piano». Questo si sposa con il concetto di Lotito: «Il mercato non c’entra nulla con quello che sta succedendo». Perché in effetti è la “vecchia guardia” ad essere venuta meno. Discorso diverso sarebbe se Mau avesse chiesto un certo tipo di rinforzi pronti all’uso (Milik, Berardi, Zielinski e Ricci) proprio perché aveva già intuito a fine maggio una crisi di appagamento da secondo posto. Ad Auronzo il tecnico sembrava però quasi commosso dalla determinazione del suo gruppo, tanto da legare a una sorta di riconoscenza allo spogliatoio la sua permanenza alla Lazio, nonostante la campagna estiva non l’avesse soddisfatto. Sarri vede ancora la squadra unita al suo fianco, ieri l’ha spronata insieme al ds Fabiani in un confronto alla ripresa a Formello, ma è evidente il crollo psico-fisico dei senatori sul campo. Per esempio, cosa sta succedendo proprio all’insostituibile (ora è 106 gare di seguito) Felipe Anderson? Dodici reti l’anno scorso, oggi ancora zero tiri nello specchio, 4 in totale in sette giornate, di cui l’ultimo sinistro sballato a San Siro. Il brasiliano è a digiuno dal 3 maggio con il Sassuolo, ma ha sfornato 3 assist che, non è un caso, coincidono con le uniche due vittorie biancocelesti contro Napoli e Torino. Il Messaggero

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CALCIOMERCATO

Lazio, ufficiale il rinnovo di Luis Alberto: ecco il suo messaggio

Dopo tanta attesa c’è finalmente l’ufficialità: Luis Alberto ha rinnovato il suo contratto con la Lazio. Lo spagnolo, classe 1992 e in biancoceleste dalla stagione 2016/17, ha firmato il prolungamento fino al 30 giugno 2027.

Lazio, rinnova Luis Alberto: il comunicato e il tweet

Il club biancoceleste ha annunciato il rinnovo del fantastista spagnolo con un comunicato ufficiale: “La S.S. Lazio comunica che il calciatore Luis Alberto Romero Alconchel ha prolungato il contratto che lo lega alla Società biancoceleste per i prossimi quattro anni“, si legge sul sito della società capitolina. Poi il tweet: “Luis Alberto per altri quattro anni. Luis a vita“.

Lazio, il messaggio ironico di Luis Alberto

Il club biancoceleste ha annunciato il rinnovo dello spagnolo con un video pubblicato sui propri canali social: “La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi se solo uno si ricorda di accendere la luce“. La voce narrante – e la celebre frase pronunciata – è quella di Albus Silente, iconico personaggio della saga di Harry Potter interpretatato da Michael Gambon, scomparso di recente. I riflettori a quel punto illuminano il volto raggiante del 31enne centrocampista: “Giuro solennemente di non avere buone intenzioni“, il commento ironico di Luis Alberto pronto a riaccendere l’entusiasmo in casa Lazio dopo un complicato avvio di stagione. Lo riporta il Corriere dello Sport

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RASSEGNA STAMPA

Felipe a singhiozzo, i rinnovi e la crisi dei “vecchi”

[…] Perché in effetti è la “vecchia guardia” ad essere venuta meno. Discorso diverso sarebbe se Mau avesse chiesto un certo tipo di rinforzi pronti all’uso (Milik, Berardi, Zielinski e Ricci) proprio perché aveva già intuito a fine maggio una crisi di appagamento da secondo posto. Ad Auronzo il tecnico sembrava però quasi commosso dalla determinazione del suo gruppo, tanto da legare a una sorta di riconoscenza allo spogliatoio e alla vecchia guardia la sua permanenza alla Lazio, nonostante la campagna estiva non l’avesse soddisfatto. Sarri vede ancora la squadra unita al suo fianco, ieri l’ha spronata insieme al ds Fabiani in un confronto alla ripresa a Formello. È evidente il crollo psico-fisico dei senatori sul campo. Per esempio, cosa sta succedendo proprio all’insostituibile (ora è 106 gare di seguito) Felipe Anderson? Dodici reti l’anno scorso, oggi ancora zero tiri nello specchio, 4 in totale in sette giornate, di cui l’ultimo sinistro sballato a San Siro. Il brasiliano è a digiuno dal 3 maggio con il Sassuolo, ma ha sfornato 3 assist che, non è un caso, coincidono con le uniche due vittorie biancocelesti contro Napoli e Torino. Pensate quanto possa dipendere questa Lazio dai guizzi di Felipe Anderson. Si è svegliato a singhiozzo in questo avvio, magari c’entra il rinnovo. Dopo le magie del Maradona, Lotito era stato chiaro: «Per me è un figlio ed è una stupidaggine che la Lazio voglia mandarlo a scadenza di contratto fra un anno». E infatti una settimana dopo, il presidente aveva incontrato l’entourage a Formello per chiudere l’accordo a 2,8 milioni, ma ancora manca l’annuncio. Felipe doveva essere il primo di una serie di big (in fila Zaccagni, Immobile, Romagnoli, Casale e Provedel) a firmare il prolungamento. Su questo Sarri era stato chiaro a giugno, la grana rinnovi andava risolta subito, non solo con Pedro e Luis Alberto: ieri l’ufficialità del quadriennale (con opzione sino al 2028) firmato ad agosto da un Mago, guarda caso mai così combattivo. Forse è un fattore marginale in questo momento, ma va analizzato tutto nel dettaglio, finché si è in tempo. Domani si capirà anche se tanti nuovi stimoli torneranno in Champions. Anderson non si è acceso al debutto con l’Atletico, vuole tornare Felipe a Glasgow. Il Messaggero

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RASSEGNA STAMPA

Divergenze, Celtic ed Atalanta, la settimana più complicata di Sarri

La settimana più complicata della gestione Sarri

È iniziata ieri la settimana più complicata della gestione Sarri da quando è arrivato a Roma. E non è iniziata nel migliore dei modi. Aperta dalle parole di Lotito, che senza mezzi termini ha risposto alle dichiarazioni in conferenza stampa del tecnico. Insoddisfazione per il calciomercato e divergenze sulla qualità della rosa messa a disposizione dell’allenatore. Nonostante i tentativi di presentare un fronte unito attraverso comunicati congiunti, la crepa tra i due è diventata sempre più evidente. La situazione ha raggiunto il suo apice dopo la sfida di San Siro, dove Sarri ha apertamente criticato le scelte del mercato da parte del club. Questo tipo di disaccordo pubblico tra un allenatore e la dirigenza di solito rimane nelle segrete stanze del centro sportivo, e per questo getta seri dubbi sulla sostenibilità della loro collaborazione. Ma oggi la priorità della Lazio è rispondere sul campo.

Domani è in programma la seconda gara del girone di Champions League contro il Celtic, e il tecnico si interroga su cosa non sia andato fino a questo momento. Diverse componenti che hanno contribuito a un avvio di stagione del tutto deludente. Dalla crisi del gol perduto a quella del gol regalato. Il tridente che segna poco, troppo poco. La difesa che imbarca acqua da tutte le parti. Segnali in totale controtendenza rispetto alla scorso anno. A questo c’è da aggiungere una condizione fisica lontana da quella ottimale e da una fragilità psicologica preoccupante. La famosa cilindrata mentale. Possibile che tutta questa situazione dipenda dal mercato tardivo? Dall’addio di Milinkovic? Dall’eccessiva lentezza di Sarrinell’inserire gli ultimi arrivati?

Eppure la sensazione è che giri tutto intorno al centrocampo. Dall’inizio della stagione, Sarri ha variato diverse volte la formazione, cercando di trovare l’equilibrio giusto tra fase difensiva e offensiva. Ha iniziato con la combinazione Kamada, Cataldi e Luis Alberto, ma ha poi introdotto nuovi volti come Vecino, Guendouzi e Rovella in diverse posizioni. Una costante in tutte queste scelte è stata la presenza di Luis Alberto, un giocatore chiave per la Lazio e per Sarri. Ieri sera la società ha ufficializzato il suo rinnovo fino al 2027. Con la sua qualità, il Mago è il fulcro attorno al quale Sarri sta cercando di costruire il suo centrocampo. Eppure non è stata trovata ancora la giusta formula. Questo potrebbe essere dovuto a vari fattori, tra cui l’adattamento dei nuovi giocatori al sistema di Sarri, la necessità di rotazione a causa del fitto calendario e la ricerca di un equilibrio tra solidità e creatività.

In vista del match di domani, le incognite maggiori riguarderanno proprio la mediana. Sarri ha ancora l’allenamento di oggi per decidere, poi la squadra volerà verso Glasgow, dove è attesa in serata per il walkaround sul terreno del Celtic ParkIl Tempo

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Lazio, il nodo è in mezzo: in Champions riecco Vecino. Ma con chi?

Maurizio Sarri sistema le tessere, poi cambia, prova, monta e smonta, ma il puzzle del centrocampo continua a non convincere. Il nodo è in mezzo, al di là del fatto che nella Lazio, in questo inizio di stagione, pure il resto non è che funzioni granché: l’attacco non punge e la difesa ha subito il doppio dei gol dello scorso anno. Ma in estate l’obiettivo principale era rivoluzionare e quindi rafforzare il centrocampo: dopo otto partite, il reparto è ancora un cantiere aperto. La cessione di Milinkovic è stata compensata con tre innesti di qualità (Kamada, Guendouzi, Rovella) e la decisione (saggia) di bloccare Vecino, che voleva andare al Galatasaray, insomma le risorse ci sono ma il terzetto type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ ideale non è stato ancora trovato. Per quattro partite di seguito, Sarri ha scelto come titolari sempre gli stessi: Kamada mezzala destra, Cataldi regista, Luis Alberto mezzala sinistra.

Lo spagnolo peraltro è il punto fermo, visto che ha giocato tutte le gare, 7 in campionato e quella di Champions con l’Atletico. Dopo la sconfitta con la Juve, nonostante il tecnico si sia detto soddisfatto della prova del centrocampo (se la prese con difensori e attaccanti), contro la corazzata del Cholo Simeone fu rispolverato Vecino, utilizzato in quella occasione come mediano davanti alla difesa, con Kamada e Luis Alberto mezzali. La prima mezz’ora funzionò, poi decisamente meno. Nella partita successiva, con il Monza, altra modifica: debutta dal primo minuto Guendouzi, che non replica l’ottima prestazione del Maradona, con Cataldi e Luis. Prova pessima, il centrocampo non fa filtro e la difesa va in sofferenza. Allora Sarri contro il Torino presenta Vecino nel ruolo per il quale fu comprato nell’estate 2022, mezzala destra, e in regia esordio per Rovella: il terzetto convince perché i due permettono a Luis Alberto di dedicarsi con meno ansie alla fase offensiva e in generale con l’uruguaiano c’è più equilibrio. Da parte sua, il giovane play dimostra personalità e si guadagna la conferma contro il Milan, ma stavolta alla sua destra c’è Guendouzi: il reparto regge un tempo, poi crolla. E domani sera, nella bolgia del Celtic Park di Glasgow, a chi toccherà? Luis Alberto – ufficiale il suo rinnovo fino al 2027 con opzione fino al 2028 – giocherà la nona di seguito? Oppure Sarri opterà per un centrocampo più solido, con Vecino, Rovella e uno tra Guendouzi e Kamada? Il nodo è in mezzo. La Repubblica

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STATISTICHE

Lazio, seconda volta in Scozia. C’è un dato da difendere…

Dimenticare il campionato, provarci in Champions. La Lazio cerca certezze in Europa, lo farà per la seconda volta della sua storia in Scozia. L’unico precedente risale all’Europa League della stagione 2019/2020 proprio contro il Celtic, squadra da affrontare mercoledì. Sconfitta in rimonta per 2-1 con la rete dell’iniziale vantaggio laziale firmata da Lazzari.

C’è un dato incoraggiante per la Lazio. I biancocelesti sono imbattuti da sette partite nella fase a gironi della Champions: 2 vittorie e 5 pareggi. Per trovare l’ultima sconfitta bisogna tornare molto indietro nel tempo: 11 dicembre 2007, la squadra di Delio Rossi perde al Bernabeu per 3-1. Una vita fa. Con il Celtic l’occasione per allungare il dato e ritrovare fiducia. Sarà fondamentale rientrare a Roma con i tre punti in valigia.