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Lazio, Luis Alberto: “Conosciamo tutti Lotito, per fortuna non è più il mio presidente”

L’inizio traumatico della sua avventura alla Lazio, i contrasti con Lotito, le vittorie e l’addio. Luis Alberto, che poche settimane fa ha seguito da tifoso la squadra biancoceleste a Milano, racconta la sua esperienza nella capitale. “Ho litigato tante volte con Lotito. Lo conosciamo tutti, sappiamo com’è fortunatamente non è più il mio presidente“, ha detto a Fanpage.

Il centrocampista spagnolo è tornato sul suo arrivo a Roma e le difficoltà iniziali: “Ero stato presentato come esterno destro. Era tutto nuovo ed è stato tutto molto veloce. I primi quattro o cinque mesi sono stati devastanti per me, perché non capivo niente. È vero che non giocavo, ma poi è cambiato tutto, soprattutto la cosa più importante: la mia mentalità e il mio lavoro. Lì ho fatto vedere a Simone (Inzaghi ndr) che dovevo giocare”. Nel 2020 il sogno scudetto della Lazio si fermò con la pandemia. “Quell’anno, per mentalità e per come giocavamo, era difficile non arrivare fino alla fine per vincere lo Scudetto. Era una squadra che giocava a occhi chiusi. All’Olimpico spesso vincevamo già nel primo tempo”Una squadra che, alla sospensione del campionato, era in lotta per il titolo: “Per sei-sette mesi non c’era sofferenza in campo. Anche quando andavamo sotto, vincevamo al 90’, 92’, 93’. Si percepiva che in pochi secondi potevamo fare uno o due gol. In campo eravamo felici, ci divertivamo. Senza il Covid, secondo me, fino alla fine ce la saremmo giocata per lo Scudetto”.

Secondo Luis Alberto, nella Lazio “c’è gente che non capisce di calcio e lo dirò sempre. Eravamo un gruppo sano, con un allenatore amico e un direttore sportivo che sapeva quando mettere pressione e quando no. Poi è arrivato Sarri, che è un maestro. Quando è andato via sapevo che la Lazio non sarebbe andata da nessuna parte”. Secondo lo spagnolo, tra le cause del suo addio, c’è il rapporto con Lotito: “E’ uno dei motivi. Ho litigato tante volte con lui. Lo conosciamo tutti, sappiamo com’è. Fortunatamente non è più il mio presidente. Non c’è nessun rapporto d’amicizia e non ci sentiamo più”. Luis Alberto sarebbe pronto a tornare alla Lazio? “Sì, ma mi deve chiamare Sarri”.

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Lazio, Sarri cerca l’erede di Luis Alberto: da Ilic a Samardzic i nomi in lista

Serve maggiore qualità e servirebbero anche più gol: i piani del tecnico laziale.

Bene dietro, davanti invece c’è qualcosa da rivedere. Le priorità in vista del mercato restano il centrocampo e l’attacco ma, come evidenzia Il Messaggero, è tutto un gioco a incastro, non solo condizionato da un eventuale e probabile mercato “a saldo zero” (uno esce, uno entra con lo stesso ingaggio). Se infatti Raspadori sembra legato alla cessione di Castellanos, l’ingresso di una mezz’ala di qualità può dipendere dall’addio di Guendouzi.

Sarri, si legge, vorrebbe a prescindere un centrocampista con le caratteristiche che mancano: in estate aveva studiato Karetsas (gioiello del Genk), ma ormai sembra un sogno proibito. È ancora troppo acerbo, Tommaso Berti del Cesena, per il grande salto. Il Comandante ora accoglierebbe subito Samardzic (poco utilizzato dall’Atalanta) rispetto a quando Lotito lo aveva trattato. Sempre gradito Ilic del Torino, ma il tecnico teme possa essere più utile come vertice basso. La talent room monitora da tempo Watson in scadenza a giugno col Kilmarnock, ma Mau è stato chiaro: «Serve gente che ci migliori, altrimenti meglio rimanere come siamo». Dopo aver rilanciato Basic, il Comandante preferirebbe una mezz’ala alla Luis Alberto, uno che torni a illuminare il gioco ma, se dovesse partire Guendouzi, non disdegnerebbe nemmeno uno come Fabbian per avere più inserimenti e gol. Oltretutto nel 2026, il 22enne italiano non rientrerebbe nel calcolo del “costo del lavoro allargato”.

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Luis Alberto: “Ritorno alla Lazio? Se mi chiamasse Sarri potrei pensarci, se lo facesse Lotito no”

L’ex numero 10 laziale ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, queste le sue dichiarazioni:

Subito la domanda di mercato, si può dire che cosa è successo con il Milan in passato?
«Ho parlato con Maldini e Leonardo. Era il 2018-19. Ho sempre saputo però come va qui in Italia, non era facile portarmi via dalla Lazio».


In passato si è letto: “Luis Alberto voleva smettere col calcio e fare il pittore ma è stato convinto da Tare a continuare”. Tutto vero al 100%?
«Più o meno. Il primo anno alla Lazio non è stato facile, sono stati sei mesi difficili.C’è stato un momento in cui volevo smettere e tornare a casa. Mi sarei messo a giocare con gli amici, avrei forse fatto il cameriere che era il mio lavoro da ragazzo. Tare mi ha fatto cambiare idea, magari a San Siro guarderò Milan-Lazio con lui…».


Con Sarri che rapporto c’è? Vi sentite?
«No, da quando è andato via dalla Lazio non gli ho parlato, mi sento solo coi ragazzi del suo staff. A Sarri però voglio molto bene, mi piace perché è un uomo che vive sempre con la faccia in avanti».

E in campo che tipo di allenatore è, visto dallo spogliatoio?

«Posso dire che ho imparato tantissimo da Sarri, per me è un maestro. Forse lo vedrò in albergo prima della partita, mi farebbe sicuramente piacere».


E le partite della Lazio?
«Quelle le vedo spesso. Anche dal Qatar, un po’ di
tempo per la Lazio si trova sempre. Per otto anni è stata tutto per me. Mi sarebbe piaciuto finire lì la carriera ma ho visto cose che non mi sono piaciute nel progetto. E un anno e mezzo fa è finita».


Otto anni in una città sono lunghi. Guardando indietro, lo scudetto inseguito e poi svanito nel 2020 resta il ricordo più forte?
«Vi dico che, veramente, fino a febbraio di quella stagione ero convinto che avremmo vinto lo scudetto. Ero convinto al 100%.Abbiamo giocato contro il Bologna a fine febbraio, poi il campionato si fermato e il calcio è fatto così, lo sapete, cambia
ogni settimana. Prima dello stop vedevo la squadra felice, in quelle settimane con uno sguardo capivi che cosa volesse fare il compagno. Il Covid ci ha distrutto».


E lo scudetto quest’anno chi lo vince? Il Milan ha chance?
«Sì,perme è da scudetto e il derby vinto è stato un grande passo avanti. C’è Luka (Modric, ndr) che gestisce la palla, Fofana, Loftus-Cheek, Rabiot, in mezzo sono forti. E davanti con Pulisic e Leao la qualità è tanta. Senza le coppe sarà più facile, anche se ci sono tante squadre in lotta».


La Serie A è cambiata. C’è un giocatore che, anche dalla tv, fa innamorare?
«Nico Paz. Per me lui sarà fortissimo: ha qualità, gamba, visione di gioco, fa gol. È anche cresciuto tanto fisicamente. Io dico che sarà un giocatore di alto livello».


Che sarà invece di Luis Alberto?

«Intesta ho la voglia di continuare con il calcio, mi piacerebbe fare l’allenatore o il direttore sportivo ma adesso non ci voglio pensare. Ho 33 anni, posso giocare ancora per tre o quattro anni e divertirmi.
E poi tutti quelli che smettono mi dicono che l’addio è un momento difficile».


E se chiamasse una squadra italiana?

«Io in Italia mi vedo solo con la Lazio».

Allora, se chiamasse la Lazio?

«Se mi chiamasse Sarri forse potrei pensarci un po’ ma… se chiamasse Lotito, nulla da fare».

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Lazio, Luis Alberto ci pensa ancora: “Senza Covid avremmo vinto lo scudetto”

A più di un anno dal suo addio alla LazioLuis Alberto torna a parlare della sua esperienza nella Capitale. Il centrocampista spagnolo, per anni faro del gioco biancoceleste e protagonista di alcune delle stagioni più brillanti dell’era recente, ha lasciato un segno profondo nella memoria dei tifosi. Nel corso di questa intervista esclusiva al portale Flashscore.it, il “Mago” ripercorre i suoi anni a Roma, racconta alcuni dei suoi ricordi più belli con la Lazio – come il rapporto con Inzaghi. Ecco un estratto:

“Ho dei ricordi molto belli. Il secondo anno è stato un po’ straordinario perché sono riuscito a segnare molti gol perché ero praticamente un attaccante, era diverso. Ma se devo tenere una cosa, è la stagione 2019/2020 fino a quando è arrivato il COVID. Ci siamo divertiti ad allenarci e a giocare, e avevamo un grande gruppo.

Siamo stati quasi in grado di lottare per lo scudetto, cosa molto difficile per la Lazio perché in Italia ci sono squadre che erano sopra di noi in termini di stipendi, come Inter, Milan, Juve e molte altre. La verità è che siamo riusciti a competere e a divertirci, e questa è stata la cosa migliore. Avevamo un ottimo staff tecnico e un ottimo gruppo di persone. Credo che quell’anno, fino a quando non è arrivato il COVID, siamo stati in grado di lottare per lo scudetto, il che è stato qualcosa di straordinario.

Inzaghi? È stata un’esperienza. All’inizio è stato difficile anche per lui, perché si trattava della sua prima occasione da allenatore. Sicuramente non è lo stesso di adesso perché è migliorato molto, ma è stato straordinario. Simone, oltre a essere un allenatore, è una persona molto vicina, cerca di aiutarti il più possibile e per noi, più che un allenatore, è stato come un padre nello spogliatoio. Ci ha sempre sostenuto sopra ogni cosa ed è stata una bellissima esperienza. Grazie a questo,intabbiamo ancora un rapporto”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Le mezzali erano Milinkovic e Luis Alberto, la Lazio ha fatto un passo indietro. Esuberi? Dipende da chi ha mercato…”(AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il Club Referee Manager? Ricordiamo che tutte le società lo hanno, era alla Lazio che mancava.

Esuberi? Sarri lo ha detto: vanno tagliati due giocatori. Visto che a centrocampo la rosa è corta, inevitabilmente i due tagli riguarderanno attacco e difesa. Secondo me i tagli avverranno in base a chi si riuscirà a piazzare sul mercato. Ad esempio, a mio avviso Lazzari si vorrebbe tagliare ma se arrivasse l’offerta per Pellegrini, la Lazio lascerebbe partire lui. In attacco il dubbio è tra Noslin e Cancellieri ed il discorso è lo stesso: si vorrebbe tenere Cancellieri ma se per lui arrivasse un’offerta saluterebbe.

La Lazio due o tre anni fa aveva come mezzali Luis Alberto e Milinkovic Savic e invece di andare avanti a livello di qualità, va indietro. Qualcuno poi ci parla di progetto.

Cosa aspettarsi all’Olimpico alla prima gara in casa della stagione? Il clima dell’ambiente dipenderà dal risultato di Como; l’esordio è difficile”.

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Lazio, serve il nuovo Luis Alberto. E’ caccia alla mezzala sinistra: la lista

Sarri cerca una mezzala sinistra, un calciatore tecnico e in grado di aiutare con qualche marcatura.

Al momento nessuna mossa è stata effettuata sul mercato: la Lazio dovrà vendere prima di provare ad acquistare. Intanto il tecnico toscano e la società baincoceleste studiano i profili più adatti alla “nuova” Lazio. Tra le priorità c’è sicuramente quella di portare a Roma una mezzala sinistra.

Come riporta Il Messaggero, la richiesta del Comandante non cambia: alla Lazio formato 2025-26 serve disperatamente un numero 10 stile Luis Alberto, ma con maggiore disponibilità al sacrificio in fase difensiva. Come mezzala sinistra al momento c’è solo Dele-Bashiru, che tra l’altro sarà tra gli osservati speciali da inizio ritiro.

Tuttavia, vincolati ad una cessione illustre come quella di Rovella ci sono diversi nome che la Lazio sta prendendo in considerazione per il centrocampo: il sogno, si legge, è Frattesi. Nel frattempo a Formello si continuano a monitorare molti altri profili giovani dall’estero: in primis Sulc, affrontato in Europa League contro il Viktoria Plzen, mentre in Francia piace El Aynaoui del Lens. Al capitolo baby talenti invece spicca Nypan; classe 2006 appena acquistato dal Manchester City, ma che potrebbe essere girato in prestito per farsi le ossa. È dello stesso anno Miller del Motherwell, finito nei taccuini di Fabiani assieme a Rigg, 2007 del Sunderland.

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Luis Alberto: “Il Cadice è speciale per me, nel 2022 pensavo di andarci ma Sarri…”

L’ex Lazio Luis Alberto, ora all’Al-Duhail, ai microfoni di Canal Sur ha ribadito la sua volontà di giocare in Spagna, tornando indietro nel tempo e ricordando un episodio legato anche a quando vestiva la maglia biancoceleste.

“Il Cadice è speciale, è la mia squadra da quando ero piccolo. Mi sarebbe piaciuto giocare lì ma non ci sono mai riuscito. Se devo dire la verità due anni fa, nel dicembre 2022, parlavo molto con il presidente Manolo Vizcaino perché alla Lazio non mi stavo trovando bene. Pensavo che sarei andato lì, ci ho provato, ma alla fine c’è stato il mio allenatore, che in quel mese mi ha visto con una mentalità diversa, che mi ha detto che non mi avrebbe fatto andare via dalla Lazio, che dovevo lasciar perdere e che non mi avrebbe permesso di trasferirmi. Poi tutto si è un po’ fermato e non abbiamo più parlato.

Futuro? Se a 35 anni mi sentissi bene e il mio corpo fosse ancora in grado di giocare, mi piacerebbe tornare in Spagna. Una cosa che non mi perdonerei è di andare a Cadice o a Siviglia quando non sono in condizione, non poter dare il giusto contributo sarebbe una mancanza di rispetto non solo per i club, ma anche per i miei amici e la mia famiglia. La scorsa estate il Siviglia non stava attraversando un buon momento e per me era difficile andare lì. Non mi hanno nemmeno chiamato”.

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Luis Alberto: “La Lazio di Baroni incanta, lo scudetto…”

L’ex numero dieci biancoceleste ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, parlando del suo ex club: la Lazio.“Spero vinca lo scudetto! Per i tifosi sarebbe un sogno. Baroni? All’inizio c’era scetticismo ma il suo calcio mi pacio molto. Ora la sua squadra incanta e strega. Lotito e Fabiani? Sono tranquillo, non mi interessa parlare di loro due”.

“Senza la pandemia avremmo vinto lo Scudetto”. Per lo spagnolo la squadra aveva capito che si poteva compiere l’impresa dopo Cagliari – Lazio, finita 1-2con il gol di Caicedo al 97′: “Chiudemmo l’anno con otto vittorie di fila e la Supercoppa Italiana. In casa, poi, eravamo devastanti”, dice. A fine primo tempo le partite erano già finite, e anche dopo Natale arrivavano vittorie su vittorie. “Se il campionato non si fosse fermato avremmo lottato punto a punto, chissà”, conclude Luis Alberto.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Lulic: “Baroni ha appena iniziato, Tavares già si conosceva. Proposta di Fabiani per un ritorno? Solo una veloce chiacchierata…” (AUDIO)

SENAD LULIC in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Buongiorno a tutti voi ed ovviamente non c’è rivincita (ride, ndr). Poi non si sa mai, tra l’altro non è mai facile arrivare in finale per entrambe le squadre. Diciamo che questi trionfi ci mancano, sono sempre momenti belli e storici che non si dimenticano.

La Lazio è cambiata molto negli anni, io sono lontano, non vivo a Roma, non è facile per me dire cosa sia andata male con Tudor o con Sarri. Lui ha fatto un grande campionato, una grande seconda stagione, poi è difficile confermarsi agli stessi livelli. Con il tecnico croato è durata poco, mentre con Baroni hanno appena cominciato. Serve tempo per avere un giudizio completo. Ci sono tanti nuovi giocatori e nuovi dirigenti, ma la Lazio resta la Lazio e ci sia augura sempre il meglio.

Nuno Tavares l’ho visto solo nella gara contro il Verona. Bella partita, ottima prestazione, ma lui si conosce già da anni. Ha fatto bene come tanti altri, poi quando sei in vantaggio di un solo gol c’è il timore che possa accadere sempre qualcosa.

Tornare alla Lazio? Non mi metto qui a dire che voglio farlo, sono cambiati i dirigenti, non si sa mai cosa potrà accadere in futuro. Sono aperto per tutto, una cosa è certa, resterò sempre un tifoso della Lazio. Quando torno a Roma, quello che conta è l’affetto della gente e dei tifosi, significa che qualcosa di buono è stato fatto. A Monaco ho ricevuto una proposta informale da parte del direttore Fabiani? Io non lo conoscevo, ci siamo visti in albergo, abbiamo parlato 5′. E’ stato quello e basta, solo una veloce chiacchierata. Non ci siamo più sentiti e non ne abbiamo più parlato”.

PUBBLICATO ALLE 11,25

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Luis Alberto: “Sarei rimasto a vita nella Lazio. Società speciale, ma non per chi ci sta dentro”

Lettera di Luis Alberto a Cronache di Spogliatoio: “Non sarei mai andato via dalla Lazio. Sarei rimasto a vita. E ci ripenso spesso: chissà se nel 2020 avremmo potuto vincere lo Scudetto. Eravamo lì. Poi è arrivato il Covid, è arrivato il lockdown. Senza, ce la saremmo giocata fino all’ultima giornata. Eravamo lì per vincere, sicuramente. Perché non so cosa sia successo. Appena il campionato è ripreso, abbiamo perso Leiva e Cataldi per infortunio, ma anche Marusic e Patric. Siamo rimasti in pochi, dopo due mesi fermi, e il nostro ritmo non era più lo stesso. Fino a febbraio, le partite in casa le vincevamo al 20’. Eravamo in testa con la Juventus, con 17 vittorie su 22 partite, e avevamo alzato la Supercoppa Italiana. Era normale che ne parlassimo in spogliatoio.

Siamo arrivati ad affrontare il Milan senza Ciro e Caicedo. Nella prima partita dopo il lockdown, vincevamo 0-2 contro l’Atalanta.Abbiamo fallito lo 0-3 e alla fine abbiamo perso 3-2. Ne abbiamo parlato tante volte nello spogliatoio. E anche dopo, di come sarebbe potuta andare. Alla fine siamo arrivati in Champions League, che era importante per i tifosi e la società.

Sono stato contento che, almeno mister Inzaghi, alla fine sia riuscito a vincere lo Scudetto. Per noi non era soltanto un allenatore, era come un padre calcistico. Con lui anche chi non giocava era contento. Fa la differenza sotto l’aspetto umano.

Vi racconto questa.

Inzaghi era alla Lazio da 21 anni. Quando non vincevamo una partita, la mattina successiva era distrutto. Lo vedevi, il calciatore ne rimaneva colpito. Dentro di te, dicevi: «La prossima partita dobbiamo vincere per lui». Ti dava tutto e con lui, facevamo ciò che volevamo: «Mister, per favore, possiamo cambiare orario di allenamento che domani abbiamo una cena?», oppure «Mister, domani devo portare mio figlio in un posto, posso arrivare leggermente dopo?». Lui è stato giocatore e ha figli, ti rispondeva: «Nessun problema, vai. Il calcio è una cosa, la vita un’altra». E alla fine quello ti rimane dentro.

Perdeva sempre la voce dopo la partita! La mattina dopo, in allenamento, praticamente non lo sentivi. Cataldi era il più bravo a imitarlo, veramente identico, lo fa perfetto.

Perché sono andato via? Ditemi uno che è uscito bene dalla Lazio. Fanno così: guardate ora proprio Cataldi… era lì fin da piccolo. È un peccato perché poi vedi altre squadre che si comportano diversamente: almeno ti fanno fare un saluto o una conferenza stampa. Radu, ma anche con Lulic e Milinkovic-Savic, a nessuno di loro è stato concesso. Tutti escono male perché non parlano in faccia, è un peccato. La Lazio è una società speciale, però non per le persone che ci sono dentro, ma per quello che c’è fuori, che è una roba pazzesca. Ho tanti amici tifosi, quando parli con loro è tutto. C’è gente che lo mette davanti alla famiglia. Noi eravamo felici dentro perché c’erano Inzaghi e Tare. Con Igli ho litigato mille volte, ma sapevamo che eravamo due persone giuste e trovavamo la ragione. Dopo quel periodo è finito tutto. Quella è stata la differenza, anche quando è andato via Sarri, era finito il ciclo. Avevo appena rinnovato, per me l’idea era restare a vita. Non mi andava però di rimanere in un posto in cui non vedevo niente di pulito. Non sono mai stato zitto. Era il momento di andarmene e stare più tranquillo calcisticamente.

Quando sono andato via dalla Lazio, ho detto che non sarei andato in un’altra squadra italiana. Non volevo. 

La Lazio voleva il costo del cartellino e per la Spagna era una cifra troppo alta, così come lo stipendio. Avevo parlato con alcuni giocatori che sono qui a Doha e tutti me ne avevano parlato benissimo, e ne ho guadagnato in vita, posso uscire di casa tranquillamente e fare le cose con i bambini. Hanno detto che me ne son andato per soldi: non è vero. Guadagno di più ma i soldi li avevo anche prima.

La fine definitiva è stata la partenza di Sarri.

Aveva un carattere particolare. Io pure. Io volevo andare al Cadice in prestito perché non ero contento. Torno dopo 10 giorni in Spagna, era durante la sosta per il Mondiale. Volevo andare al Cadice, mi allenavo come un matto. Lui lo nota e io gli dico: ‘Voglio andare al Cadice’, al mio paese. Mi risponde: ‘No, non vai da nessuna parte. Se ti alleni così, giochi ovunque con me. Ho capito il tuo carattere’. Mi dice così e io gli ho dato fiducia. Ho iniziato a giocare. Gli ho detto dell’offerta dal Qatar, mi ha detto che avrei dovuto rinnovare. Parlavamo tutti i giorni. Mi dicevano che parlavo tanto dentro al campo, ma cercavo di aiutare il mister dentro al campo. Quando è andato via, mi è dispiaciuto. Le sue sedute video erano durante la siestaper noi spagnoli con tanti video c’era il rischio di addormentarsi! Tatticamente il migliore che ho avuto.

Eppure ne ho visti di spogliatoi. L’unico anno in cui mi sono divertito in carriera, però, è stato un altro. Tanti anni fa, a Barcellona. Mi sono allenato alcune volte con i grandi. Il più forte era senza dubbio Messi, ma mi impressionava Busquets, come si allenava, oppure Iniesta. Xavi era già allenatore in campo. Era bello allenarsi con loro perché capisci tante cose. È stato l’unico anno divertente della mia carriera.

Anche a Liverpool lo spogliatoio era bellissimo. Avrei potuto fare di più: sarei potuto rimanere lì, ma ero giovane e volevo giocare, quindi sono andato. Suarez per me è stato come un padre lì, è una bellissima persona. Un fenomeno. Ero sempre con lui. Non ho giocato tanto ma ho imparato, ho visto che la Premier League è fantastica in tutto, hanno un’organizzazione che è la migliore. Eravamo sempre a casa l’uno dell’altro. Fuori di casa con lui era impossibile uscire.

Adesso gioco tanto a golf. Pepe Reina mi ha contagiato. All’Olgiata, fuori Roma, ho iniziato ad allenarmi: i primi tempi non prendevo neanche la pallina. Mi sono fatto qualche amico. Mi serviva per stare 3-4 ore senza telefono, non sentivo nessuno.

Voglio chiudere salutando la mia squadra. Quella dei miei amici di ProClub, su FIFA. Non gioco per rilassarmi… perché dipende a che gioco giochi ahah!

Per me è un modo di sentire gli amici che non vedi. Ne ho tanti che sto più di un anno senza vederli, ridiamo e ci insultiamo. È un modo per stare connessi. Dimentichi il resto, e che non li vedi da tanto tempo.

Facevo Pro Club con alcuni ragazzi che non conoscevo, invece. Avevo fatto una live su Twitch, non li avevo mai visti. Quella live è stata una specie di selezione. È nato tutto così, a caso. Ogni tanto ci sentiamo, chi da Napoli e chi da Torino. Non li conoscevo, erano tifosi: loro sapevano che ero Luis Alberto, ma lì eravamo tutti uguali.

Li ho invitati alle partite e loro mi portavano regali. Il mio giocatore si chiamava “Gigi” perché un mio amico mi chiamava così, Alberto Moreno del Como.

Tutti mi avete chiamato “Mago”. Per me, la volta in cui sono stato davvero mago, è stata una partita contro la Fiorentina. Una situazione in cui il 95% dei calciatori spara la palla: io invece l’ho controllata di testa in mezzo a due, li ho superati, ho fatto una finta e ho servito Ciro. Peccato che era in fuorigioco. Lì sì, che giocavo con la mente libera”.