Le condizioni di Ciro stanno migliorando, si è allenato per giorni a parte in palestra, la risonanza di ieri sera ha dato il via libera. Oggi Immobileproverà un primo approccio al campo, poi Sarri farà le sue scelte. Nel frattempo il tecnico continua ad alternare Cancellieri e Pedro nel 4-3-3 come falsi nove, Lazzari è stabilmente in gruppo. Nell’allenamento di ieri si è fermato Cataldi per una botta alla coscia: ha dolore, ma conta di recuperare per domenica. Dal suo sbarco nel 2016, Ciro ha saltato appena 20 partite (su 235) di campionato. La Lazio ne ha vinte appena 6, pareggiate 7 e perse altrettante. Il conto, considerando Europa League e Coppa Italia, sale a 33 assenze e migliora appena il bilancio complessivo: 10 pareggi, 10 vittorie e 13 ko. Restringendo il focus allo scorso campionato, Sarri nel 2021/22 ne ha dovuto fare a meno 7 volte e ha perso le prime due con Bologna e Juve, ha vinto con Genoa e Venezia, ha pareggiato le altre tre con Udinese fuori (a febbraio), Juve e Verona all’Olimpico. Il Messaggero
Zitto, zitto, è diventato un caposaldo. Cataldi è polmoni e cuore della Lazio. Anzi, laziale e romano, è l’unico prodotto del vivaio. Sarri lo ha rilanciato, ma il resto lo ha fatto Danilo. Sarà quella passione per i Lego, ma a 28 anni ha proprio ricostruito il suo futuro. Povero Marcos Antonio, acquistato in estate dallo Shakhtar per essere il nuovo titolare, Cataldi non gli ha lasciato scampo: «Quel posto è mio». Aveva rinunciato alle vacanze pur di farsi trovare pronto in ritiro ad Auronzo. Alimentazione e allenamento, nel giardino di casa un piccolo orto per mangiare ancor più sano e una palestra per irrobustire il fisico. I risultati si vedono: Cataldi oggi sembra davvero un altro, più maturo dopo un anno di rodaggio ad alternarsi con Leiva in mezzo al campo. Aveva solo bisogno di fiducia, Simone Inzaghi lo aveva relegato in un angolo. Il regista ora vuole sfruttare questo momento d’oro. Non esce più, se non per difendere la sua Lazio. Il giudice sportivo lo aveva bloccato per un’espressione blasfema nel tunnel degli spogliatoi, dopo il ko contro il Napoli all’Olimpico. Club in silenzio, Danilo era invece furioso per il gol-non gol di Kim, si stava sfogando per il rigore non concesso su Lazzari con il proprio addetto agli arbitri Gabriele, è stato punito. Lui è così, d’impeto, generoso: nel recente passato ha persino contribuito all’intervento di un ex ragazzo delle giovanili, fermato da un crack al ginocchio, senza mai pubblicizzarlo. Capitano senza fascia, anche se Pioli gliel’aveva stretta al braccio anni fa. Perché Cataldi sente più di chiunque altro la responsabilità della maglia che indossa, l’ha trasmessa alla sua famiglia. Crede nella provvidenza: il figlio Tommy è nato il 6 maggio 2019, una settimana prima della finale di coppa Italia vinta contro l’Atalanta. Adesso il bimbo è sempre con mamma Elisa in tribuna, scende sul prato dell’Olimpico col completino a fine gara. Come Immobile, Danilo ormai è un aiuto pure per la società: ha chiamato Romagnoli tutti i giorni per convincerlo a tornare a casa.
Ora c’è un leader per reparto, Cataldi è quello della mediana, lo schermo davanti alla difesa, la testa: 6 gare su 6 in cui è stato a disposizione in campionato, a cui vanno aggiunte le 2 partite di Europa League contro Feyenoord e Midtjylland. Dopo la batosta in Danimarca, Cataldi decisivo anche in ritiro a Piacenza. Ha suonato la riscossa, lui stesso si è ripreso la scena a Cremona: è stato il calciatore che ha percorso la distanza maggiore (12,539 chilometri) nei 90’ allo Zini, davanti a Felipe Anderson e Sernicola. Dinamismo e qualità, concentrazione e intelligenza, Danilo è il primo in classifica della Lazio anche per il numero di possessi riconquistati (7), ha l’81% dei passaggi riusciti, 17 li ha giocati verso la porta. A fine primo tempo ha intercettato sulla trequarti il rinvio di Radu, l’ha rispedito in due tocchi a Immobile in area: da lì è nato il 3-0 di Milinkovicche ha fatto partire i titoli di coda. Come l’idolo Roger Federer, con un piede al posto della racchetta. Nessuna intenzione di fermarsi proprio adesso che ha fatto lo scatto di mentalità. Lo scaramantico Danilo ha indovinato gli scarpini portafortuna, grigi con una sfumatura rossa. Al termine dell’ultima partita in casa, li aveva donati a una fondazione, salvo riprenderseli e scambiarli con un altro paio, dopo non averci dormito una notte intera. Insonne anche quella della prima convocazione dell’Italia e dell’esordio a Empoli nel 2016 contro il Liechtenstein. Con questa crescita, Cataldi spera di riprendersi l’azzurro, anche se Mancini lo ha chiamato una sola volta sinora. Calma, silenzio, prima o poi il sudore premia. Intanto la bandiera biancoceleste Cataldi sventolerà anche domenica contro lo Spezia.
Come due amici, che si vedono nel momento del bisogno. Danilo Cataldi e Patric stanno dando un contributo importante alla stagione della Lazio. E pensare che, fino a qualche tempo fa era difficile immaginarli titolari. Nella passata stagione Leiva e Cataldi si sono alternati (venendo schierati 19 volte a testa dall’inizio in campionato), ma il brasiliano, fra tutte le competizioni, aveva giocato circa 100 minuti in più. Con il suo addio la Lazio ha investito sul suo connazionale Marco Antonio, che per il momento non si è ancora riuscito a imporre. Danilo in questa stagione ha giocato da titolare otto partite su nove, saltando solo quella col Verona (era squalificato). Si è adattato, si è sacrificato, ha imparato a fare il play nella squadra di Sarri. Da che era una promessa del settore giovanile, un talento sul quale società e compagni puntavano a occhi chiusi (tanto che, giovanissimo, prese la fascia di capitano da Radu durante una partita con la Fiorentina), Cataldi col tempo si era perso. I prestiti a Benevento e Genova (sponda rossoblù) non erano stati fortunati, con la tifoseria c’erano state delle incomprensioni. Eppure è sempre rimasto disponibile, ha sempre continuato a lavorare a testa bassa, senza scappare dal problema. Lo ha anzi affrontato e ora si è preso il suo spazio. Con il desiderio, nemmeno troppo nascosto, di rientrare con più frequenza anche nelle convocazioni del ct Roberto Mancini (che lo ha chiamato l’anno scorso ma quando fra gli Azzurri a centrocampo c’erano parecchie defezioni).
Discorso simile per Patric, che, proprio come fatto da Cataldi, ha scalato le gerarchie e si è preso il posto da titolare in difesa. In estate sembrava che nelle gerarchie partisse dietro a Casale (voluto da Sarri), ma lo spagnolo è l’unico, fra i quattro centrali della rosa, che è stato schierato dal primo minuto in tutte e sette le partite di Serie A fin qui disputate. Non era abituato a giocare nella difesa a 4, si impegnato e adattato, conquistando la fiducia del tecnico che a gennaio ne ha bloccato la cessione (era vicino al Valencia). Fatto sta che lo spagnolo (tornato ieri ad allenarsi in gruppo dopo una settimana in cui aveva fatto solo lavoro differenziato) ormai gioca sia sul centro-destra che sul centro-sinistra, dimostrando di essere particolarmente duttile e propenso all’apprendimento. Con l’infortunio di Casale sarà probabilmente chiamato a fare gli straordinari per tutto ottobre (i biancocelesti giocheranno 8 partite, con l’ex Verona che rischia seriamente di tornare a disposizione solo a novembre). In estate ha rinnovato fino al 2027, quando sarà alla Lazio da 12 anni. A lungo è stato poco considerato (in passato venne perfino escluso dalla lista Uefa), ma si è sempre fatto trovare pronto. Proprio come fatto da Cataldi. Proprio come fanno gli amici. Che si vedono nel momento del bisogno.
Danilo Cataldi, attraverso il suo profilo Instagram, ha chiarito la sua posizione riguardo la squalifica per Lazio-Hellas Verona.
“Dispiace non poterci essere la prossima partita, a tal proposito ci tengo a precisare che sono una persona corretta, che accetta le decisioni arbitrali, e al termine di Napoli-Lazio non ho inveito contro il direttore di gara. Anzi, a dire la verità non abbiamo nemmeno avuto modo di parlarci poiché le mie considerazioni le stavo scambiando con un dirigente della mia società”.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“La squalifica di Cataldi per i fatti di Lazio-Napoli ci ha fatto pensare male. Spesso il parametro che si usa è il rilievo mediatico che hanno queste situazioni, se per esempio diventano virali dei video. Quando, invece, tutto succede nella pancia dello stadio, in una situazione di tensione di rapporti tra la Lazio e la classe arbitrale, l’idea che si tratti di una ripicca non può non venire. Se Cataldi è sicuro di quello che è accaduto, se non ha davvero fatto nulla, è doveroso che si tenti il ricorso. C’è un danno sportivo e di immagine, se quella squalifica non l’hai meritata. Non si può fare il ricorso di urgenza in questo tipo di situazioni in cui interviene la Procura. Le squalifiche per bestemmie di solito vengono fatte in virtù di labiali evidenti. In questo caso non ci sono video che possono documentare. Sono abbastanza indignato per questa storia. Si cerca sempre l’uniformità di giudizio. Vale anche per la Lazio che esige di essere trattata come gli altri. Usati ancora una volta due pesi e due misure”.
“Ammenda di € 10.000,00: alla Soc. LAZIO per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato per tre volte un coro insultante di matrice territoriale nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria, percepito da tutti i collaboratori della Procura federale posizionati nelle varie parti dell’impianto”. Questa la decisione del Giudice Sportivo riguardante il match tra Lazio e Napoli giocato all’Olimpico lo scorso 3 settembre. E ancora: “Squalifica per una giornata effettiva di gara ed ammonizione per Cataldi Danilo (Lazio): per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara (Seconda sanzione); per avere inoltre, al termine della gara, nell’androne antistante gli spogliatoi, contestato in maniera scomposta una decisione arbitrale proferendo, inoltre, un’espressione blasfema; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale”. Anche Milinkovic multato di euro 1.500 per proteste nei confronti degli ufficiali di gara (e ammonizione).
Le altre decisioni del Giudice Sportivo
Ammenda di euro 10.000 allo Spezia per un coro insultante dei sostenitori nei confronti di un calciatore della squadra avversaria. Ammenda di euro 5.000 al Milan per avere suoi sostenitori, lanciato nel recinto di gioco tre bottigliette di plastica.
1-1 tra Sampdoria e Lazio e tanto rammarico in casa biancoceleste per come è maturato il pareggio. La squadra di Sarri è passata in vantaggio, ha dominato ma non è riuscita a chiuderla e nel finale il gol di Gabbiadini ha fissato il punteggio sul pareggio. Questa la disamina di Cataldi alla fine della gara ai mcirofoni di Lazio Style Radio: “Penso che dopo una gara come quella contro l’Inter siamo stati bravi. L’anno scorso alternavamo grandi prestazioni a gare disastrose e abbiamo preso belle batoste come Bologna e Verona. Oggi siamo partiti benissimo, abbiamo subito un tiro al primo tempo e uno al secondo, quando domini nel possesso, nella qualità poi la devi portare a casa. Abbiamo avuto 4/5 occasioni importanti in cui se vogliamo diventare una grande squadra dobbiamo fare gol. Siamo venuti qui per fare la gara e l’abbiamo fatta. Dispiace perché nello spogliatoio eravamo molto arrabbiati, è fastidioso perdere punti quando hai dominato la gara.
Ci sono stati dei momenti in cui dovevamo affondare, nel secondo tempo abbiamo tenuto palla e volevamo fargli male. Abbiamo avuto alcune situazioni importanti e dovevamo concretizzarle. A pochi minuti dalla fine può succedere di tutto da una parte ma dall’altra devi cercare di portare a casa la gara ad ogni costo. Non ci siamo riusciti e questo è il più grande rammarico. E’ cambiato parecchio dall’anno scorso, crediamo in quello che facciamo, conosciamo la nostra forza, teniamo la pressione alta come vuole il mister. Le cose ci stanno riuscendo”.
NAPOLI – “Tra tre giorni c’è un’altra grande partita, non possiamo piangerci addosso. Contro il Napoli sarà una gara difficile, è una delle squadre più in forma del campionato, noi l’affronteremo da Lazio”.
Danilo Cataldi è ormai grande. A quasi 28 anni (li compirà il prossimo 6 agosto) si appresta a diventare uno dei leader della sua Lazio. “Gioco qui da quando ho 12 anni. Ogni giorno è una cosa speciale. A Formello conosco qualunque cosa, per me è una seconda casa. Indossare questa maglia è qualcosa di speciale, per l’ambiente, i tifosi, la fede. Ti entra dentro e difficilmente riesci a toglierlo. Spero di raggiungere traguardi importanti con la Lazio. Ho sempre voluto diventare un simbolo per questa gente e un punto di riferimento per i nuovi ragazzi che entrano a far parte della squadra. Non ho idoli, ma ricordo che quando avevo 5 o 6 anni la Lazio era una delle squadre più forti del mondo, con giocatori straordinari e di grande personalità”, le sue parole rilasciate al canale YouTube della Lega di Serie A.
La voglia di Cataldi
“I calciatori preferiti? Per l’eleganza ricordo in Serie A Zidane, ma qui ho avuto un grande maestro, Lucas Leiva che ho ammirato professionalmente e umanamente. Gli idoli qui diventano “relativi” perché le persone con cui passi ogni giorno diventano poi quelle con cui leghi di più. Mi vedo regista, ruolo che ora richiede più mansioni: con Sarri lavoriamo sia con la palla che senza. Lui non è uno di tante parole, ma si fa capire. Ha dimostrato sempre di essere un grande allenatore. Avevamo un modo di giocare totalmente opposto prima che arrivasse lui, all’inizio è stata dura. Nel DNA della Lazio c’è questa voglia di non mollare mai, come dice anche il nostro inno. Gli ultimi 2 mesi dello scorso campionato sono stati più positivi, abbiamo avuto continuità, con partite sempre in crescendo, centrando anche l’Europa League”.
La voglia di Danilo
“Cosa cambierei della scorsa stagione? Qualche partita, soprattutto il derby che qui rappresenta tutto. Quest’anno cercheremo di portarlo dalla nostra. Il gol contro il Cagliari? Ricordo questa palla da dietro, avevo 7/8 giocatori davanti, è stato difficile ma è andata bene. Ad Auronzo si suda, ma i tifosi sono stati magnifici, ci seguono ovunque. Ogni anno in quel posto viene tanta gente e questo crea un ambiente ideale. Obiettivi? Centrare la Champions. Sarà un campionato particolare, potrà succedere di tutto. La vita mi è cambiata radicalmente con l’arrivo di mio figlio. Ho una famiglia numerosa, ho tanti tifosi speciali a casa. Mio figlio è un piccolo lazialotto, viene allo stadio, vuole venire agli allenamenti, si mette la maglia della Lazio. Ho sempre desiderato una famiglia e lui è stata la gioia più grande. Il gol su punizione a quale partita lo feci? C’è solo una risposta…”.Corrieredellosport.it
“Avere la valigia sotto al letto fa parte del lavoro. Il mio obiettivo è stato rimanere il più possibile, le cose sono cambiate con l’arrivo di Sarri. Ho continuato ad allenarmi al meglio e sfruttare le occasioni il meglio possibile. Spero che le cose quest’anno vadano ancora meglio”.
Più italiani?
“Mi piace la Lazio a prescindere da chi viene. Lo scorso è stato un anno zero, venivamo da tante cose diverse. C’è stato un assestamento, soprattutto all’inizio abbiamo fatto tanta fatica. A volte il risultato non è stato sempre buono, spero che quest’anno a prescindere da chi arriverà dovrà fare un grande campionato”.
Come vivi la concorrenza? La fiducia del mister e il ruolo?
“Penso di avere un ruolo preciso solo dall’anno scorso. Anche con Inzaghi avevo giocato da regista, ma spesso ho fatto la mezzala. La concorrenza penso che faccia bene in tutti i ruoli. Abbiamo legato ancora di più con Lucas Leiva, che ci migliorava di giorno in giorno. Ci deve essere in tutti i ruoli, ben vengano i giocatori forti”.
Su Marcos Antonio…
“Se mi sento il titolare? Sì, ma non è importante. Come ho detto prima ho vissuto tanti anni di difficoltà. Difficile fare bene quando giochi solo spezzoni di partita. Il mio obiettivo personale è di giocare il più possibile. Marcos Antonio? Gli darò più di una mano per aiutarlo a capire il mister, anche se con il brasiliano non me la cavo tanto (ride, ndr)”.
Come ti senti a fare il regista dopo Sarri?
“Non trovavo molta continuità nelle partite, penso di essere stato umile perché mi sono messo in discussione. Non riuscivo a fare quel ruolo per le richieste che mi venivano fatte. Non erano le mie caratteristiche e quindi venivano fatte altre scelte. La richiesta adesso è diversa e io in questo mi ci ritrovo di più. Il mister e il suo staff mi aiutano molto, anche con i posizionamenti con e senza palla. Ogni partita può dare spunti in più”.
Convocazione con la Nazionale e i primi pensieri di inizio di ritiro?
“Obiettivo personale è giocare tutte le partite, è ovvio. Molto relativo. Quando inizio un ritiro, quando parte una stagione, penso a quello che dobbiamo fare. Non ci sono riconoscimenti personali, penso sempre a quello che dobbiamo riconoscere insieme. Le sensazioni sono molto positive, devo dire che c’è un’alchimia diversa, la ricezione è più facile, c’è una bella atmosfera.”
AURONZO DI CADORE – “Sarri lab”, un anno dopo. Parla il campo, ritiro iniziato anche all’interno dello stadio “Zandegiacomo”, dove il tecnico biancoceleste con tanto di cappellino ha iniziato ad imporre le proprie direttive intorno alle 10,30. Dopo una prima sessione di lavoro atletico in palestra, dove è rimasto per tutta la mattinata Cataldi, è andato in scena il primo addestramento difensivo, caratterizzato dalla massiccia presenza di giovani. Lazzari, Kamenovic, Radu, Ruggieri, Marinacci, Adeagbo e Floriani sono stati catechizzati sui movimenti della linea a quattro (ripiegamento sui lanci lunghi, pressione alta). Sarri domani accoglierà Patric, mentre dovrà aspettare qualche giorno per Gila e si augura Casale.
Dopo circa un’ora di lavoro, si passa alla didattica per la fase offensiva (centrocampisti ed attaccanti, recupero palla, pressing e conclusioni in porta) guidata dal vice Martuscello. Senza fratino: Immobile, Romero, Pedro, Luis Alberto, Raul Moro, Akpa Akpro. Con fratino: Zaccagni, Cancellieri, Felipe Anderson, Coulibaly, Bertini, Basic. C’è abbondanza di attaccanti esterni, penuria di prime punte: anche per questo Sarri nel corso della seconda parte di lavoro ha iniziato a testare la predisposizione di Matteo Cancellieri come riferimento offensivo in alternanza con Immobile.