Il Consiglio Federale della Figc ha deciso oggi che l’indice di liquidità sarà parametro per iscriversi al prossimo campionato (2022/23). Da stabilire – nel prossimo Consiglio – percentuali e coefficienti dell’indice per l’ammissione.
Il Consiglio Federale della Figc ha deciso oggi che l’indice di liquidità sarà parametro per iscriversi al prossimo campionato (2022/23). Da stabilire – nel prossimo Consiglio – percentuali e coefficienti dell’indice per l’ammissione.
Venerdì 11 marzo potrebbe essere il D-Day per il nuovo presidente della Lega di A, ma all’orizzonte si addensano nubi di tempesta. Non il solito bailamme sulla scelta del papabile (che c’è eccome), ma grossi problemi di ordine giuridico che pesano sulle spalle dei due nomi sui quali nelle ultime ore sembrano essersi polarizzati e coagulati gli interessi dei 20 potenti di A.
Parliamo di Lorenzo Casini e Andrea Abodi. Al di là delle competenze in materia di pallone evidentemente sbilanciate a favore di Abodi grazie ai 7 ottimi anni di presidenza di Lega di B, per entrambi ci sono problemi di eleggibilità.
Problemi ovviamente da valutare e non aprioristicamente ostativi, ma decisamente rilevanti.
L’art. 53, comma 16-ter introdotto nel Decreto Legislativo n. 165/01 ad opera della legge n. 190 del 2012 (c.d. legge anticorruzione) introduce il concetto di pantouflage nell’ordinamento italiano. In buona sostanza i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni, non possono svolgere nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri.
Andrea Abodi è presidente dell’Istituto di credito sportivo, banca di diritto pubblico di proprietà all’80% del MEF.
Lorenzo Casini è capo di gabinetto al MIBACT. Entrambi dunque lavorano per la pubblica amministrazione con incarichi di primo piano.
Se per il primo il pantouflage sarebbe evidente perché l’Ics serve proprio a finanziare società sportive come quelle di serie A, che infatti ne hanno già beneficiato, per il secondo la situazione è leggermente più sfumata, seppur critica. Critica comunque, perché è vero che tra MIBACT e serie A non c’è rapporto diretto automatico, ma ci sono molti ambiti nei quali i soggetti privati (le squadre di A) potrebbero essere destinatari positivi delle attività del MIBACT stesso.
La situazione è piuttosto ingarbugliata anche perché la norma appena analizzata presenta profili ancora dibattuti. Ad esempio essa non esplicita quale sia l’ente col potere di irrogare la sanzione in caso di violazione.
Davanti a questo scenario, chi si frega le mani in attesa del giorno del giudizio è il presidente della Figc Gravina.
Nel caso in cui dovesse essere impugnata e sospesa l’elezione di uno dei due nomi proprio per le incompatibilità succitate, o se dovesse ritirarsi dalla corsa Abodi e non essere eletto Casini proprio per gli stessi timori, il commissariamento da parte della Figc sarebbe quasi automatico, con Gravina stesso nella veste di commissario.
Qualcuno ha voglia di scommettere un centesimo?
Alessio Buzzanca
La Lega Serie A ha deciso di prendere ulteriore tempo per scegliere il nuovo presidente. I club riuniti in assemblea hanno rinviato il voto, la data concordata è quella del 24 marzo, per eleggere il nuovo presidente, 45 giorni dopo la prima assemblea elettiva. Nel caso in cui non si dovesse arrivare all’elezione, la Figc nominerà un commissario straordinario. Sono tre i candidati: Lorenzo Casini (capo di Gabinetto del Ministero della Cultura), Mauro Masi (ex DG della Rai) e Lorenzo Bini Smaghi (economista). Oggi – in sede – si è presentato il solo Casini. Nulla di fatto, la Lega resta momentaneamente senza Presidente.
La Figc ha stabilito che tutte le partite dei campionati di calcio del nostro paese di questo fine settimana (26/27 febbraio) cominceranno con 5 minuti di ritardo per protesta contro la guerra avviata dalla Russia. Il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha sottolineato che “lo sport non fa politica, ma vuole la pace”.
La prima assemblea elettiva andata in onda oggi a Milano è finita con un nulla di fatto. Ancora non maturi i tempi per l’elezione del nuovo presidente in sostituzione del dimissionario Dal Pino, emigrato negli Usa. Diciassette schede bianche su venti hanno tumulato la seduta odierna.
Ciò che emerge è che i presidenti stiano cercando un profilo più politico che manageriale per la guida della Lega (che sia d’immagine, ma senza disturbare troppo), mentre Gravina gradirebbe di più un manager che rispondesse ai suoi input. I nomi caldi sono quelli di Casini (che ha declinato), Veltroni, Alfano.
Lotito all’uscita dell’assemblea si schermisce: “Se nominiamo il nuovo presidente? Non lo so, va chiesto a chi comanda. Io non comando, non decido niente”.
Il secondo round non andrà in scena prima di sette giorni.
L’unica cosa certa è che i ritardi stanno facendo alzare i battiti del presidente della Figc Gabriele Gravina che già con Dal Pino ancora in sella, aveva dato l’ultimatum alla Lega di A per l’adeguamento dello statuto (osteggiato e respinto dalla Lega stessa). “O si allineano o si va al commissariamento” aveva tuonato. Con all’orizzonte la data della preconvocazione del Consiglio federale del 16 febbraio come linea di confine prima della decapitazione.
Ora, senza una guida, la Lega appare indebolita e facile preda per le faide esterne e interne.
Alessio Buzzanca
Velenosa risposta di Gravina alla missiva dell’Ad della Lega di A De Siervo che certifica lo stato di guerra fredda tra la Federazione e la Lega: “Devo evidenziare l’imbarazzo e lo sconcerto – tuona Gravina – con la quale questa Federazione è venuta a conoscenza che nella giornata di sabato 29 gennaio 2022 è stata inviata dalla Lega Serie A alla sottosegretaria allo sport e al presidente del Coni una nota avente ad oggetto ‘Modifica dei principi informatori degli statuti e delle Leghe’ che riportava in calce i nomi delle venti società appartenenti alla Lega di A ma non la sottoscrizione dei relativi rappresentanti delle stesse”.
Gravina continua lamentando che così facendo è stata data “alle massime autorità governative e sportive l’immagine di un’evidente lacerazione nel nostro sistema. Lacerazione che non giova alle iniziative della Federazione nell’interesse del sistema calcio e della Lega”.
Nella missiva inviata dalla Lega di A al sottosegretario allo sport Valentina Vezzali e al presidente del Coni Malagò, la proposta della Figc viene definitiva come “non conforme al diritto”.
La Lega inoltre asserisce di non poter ricevere limitazioni alla propria autonomia “se non in presenza di motivi d’interesse pubblico”.
Alessio Buzzanca
Posticipata causa Covid, la riforma dei prestiti a livello internazionale decisa dalla Fifa è in rampa di lancio.
Questi i punti principali:
Andando nello specifico, dal 1 luglio 2022 al 30 giugno 2023 un club potrà avere al massimo otto giocatori presi in prestito e otto ceduti in prestito durante una stagione.
Dal 1 luglio 2023 al 30 giugno 2024 il numero di giocatori presi o ceduti in prestito per stagione scende a sette.
Dal 1 luglio 2024 si arriva a sei.
I calciatori under 21 anche se professionisti saranno esentati da queste limitazioni.
A livello nazionale, le federazioni affiliate alla FIFA (e dunque anche alla Figc) avranno tre anni per attuare regole per un sistema di prestiti in linea con i principi stabiliti dalla Fifa.
Alessio Buzzanca
L’errore dell’arbitro Serra in Milan-Spezia è un «prezzo del rinnovamento». C’è qualcosa di novecentesco nel racconto di Gabriele Gravina, che ne fa un superstite del riformismo democristiano nell’era dei petrodollari e degli azzardi finanziari. Nessun giudizio è una condanna, e niente è dato una volta per tutte, perché le riforme si fanno con un compromesso virtuoso, o piuttosto non si fanno. E si realizzano a piccoli passi. La transizione che il calcio attraversa richiede realismo e misura. Per questo i ristori ai club sono «una responsabilità», la cattiva gestione «un vizio», il governo «un faro», i playoff «un’opportunità», la Nazionale «un progetto che non si ferma, comunque vada». E la pandemia che cos’è, dopo due anni di slalom tra contagi, divieti e conflitti? «Una montagna che iniziamo a scalare – risponde il presidente della Figc -. Il protocollo sanitario è una vittoria. La soglia del 35 per cento di contagiati ci pone al riparo da divieti difformi delle singole Asl. Non accadrà più che si giochi con undici positivi e si resti bloccati per tre. È una garanzia che il virus non intaccherà d’ora in poi la regolarità della competizione».
Ma dal governo avete qualche garanzia sulla riapertura degli stadi?
«La garanzia è il dialogo istituzionale. Il limite dei cinquemila spettatori è stato un atto di responsabilità. L’auspicio è che, usciti tutti vaccinati dal picco, si torni a una capienza del cento per cento. Il calcio si confermerebbe apripista della sicurezza e della normalità».
Non tutto è andato per il meglio. I contagi di Natale dimostrano che la serie A ha dimenticato troppo presto le bolle e le cautele, non le pare?
«No, al 20 dicembre avevamo un numero di casi inferiore ad altri settori. Il rompete le righe delle vacanze li ha fatti crescere, ma è anche vero che i ragazzi coinvolti si sono negativizzati in pochi giorni».
Il campionato ha perso partite e pubblico. Se i ristori non arrivano?
«Non può accadere. Il calcio traina l’economia, coinvolge dodici settori merceologici diversi, vale una percentuale importante del pil e produce un gettito fiscale di oltre un miliardo. Merita almeno la stessa dignità di settori come cinema e teatro».
Malagò chiede che si valuti l’entità esatta del danno. Condivide?
«I conti li ha già fatti una società di revisione. Manca un miliardo. Si tratta di accordarsi sulle modalità».
Ma il calcio è entrato nella pandemia con quattro miliardi di debiti, e in questi due anni ha continuato a farli. Il Genoa ha licenziato il quinto allenatore in due anni, dopo avergli concesso un triennale da due milioni e mezzo a stagione.
«Il Covid ci ha colto nel pieno di una tensione finanziaria. Ma quei debiti sono stati sempre coperti da finanziamenti infruttiferi e postergati, cioè forme di ricapitalizzazione delle proprietà. Il Genoa a Natale ha versato decine di milioni di capitali freschi. Questo per dire che il calcio ha messo il suo. Però è vero che far crescere i costi mentre i ricavi calano vuol dire mettere a repentaglio il sistema. Questo mi preoccupa quanto lei».
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Con nove giocatori positivi al Covid, la squadra verrà bloccata e non potrà disputare la partita. Fino a otto giocatori positivi, si deve giocare.
La Figc di concerto con il Cts (Comitato tecnico scientifico) ha infatti stabilito che la rosa va considerata per tutti di 25 calciatori e su quel numero va calcolato il 35% di positivi.
Le ASL non potranno più arbitrariamente bloccare le squadre, ma lo potranno fare esclusivamente alla nona positività contemporanea accertata.
L’accordo è stato ufficializzato dalla circolare del Ministero della salute.
Alessio Buzzanca